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Storia

Medioevo terrapiattista? Storia di una falsificazione

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No, la falsificazione di cui parleremo non viene dalla NASA, ma riguarda l’idea radicata e tuttavia falsa di un Medioevo «terrapiattista», e le basi ideologiche di questo mito.

 

La recente incoronazione di Carlo III ci ha regalato un’immagine che sembra uscita da un libro di storia: il nuovo re Carlo III tiene in mano le insegne del potere reale, tra cui il globo crucigero, vale a dire la sfera sormontata da una croce, che simboleggia la Terra redenta dalla Croce di Gesù Cristo. Questa sfera ha un uso molto antico.

 

Lo si ritrova in tutto il Medioevo, in particolare nelle rappresentazioni di Cristo, che tiene il globo in mano o sotto i piedi. La sfera presenta un emisfero delineato in tre parti a causa dei tre continenti conosciuti all’epoca. Spicca quindi un fatto: la Terra è rappresentata come una sfera molto prima della scoperta dell’America.

 

Ciò dovrebbe sollevare interrogativi su un mito estremamente diffuso, ovvero che «nel Medioevo si credeva che la Terra fosse piatta». Lo sentiamo dalla bocca di giornalisti, intellettuali, ex ministri come Marlène Schiappa o Claude Allègre, e perfino nei film storici, nei libri di storia e nei libri di testo scolastici, anche recenti.

 

In una trasmissione del 2022 di «C Jamy», sponsorizzata dal famoso Jamy Gourmaud, l’oratore ha detto: «nel XV secolo, ai tempi di Cristoforo Colombo, molte persone pensavano che la Terra fosse piatta. Si basavano su ciò che dice la Bibbia, ma Cristoforo Colombo non ci ha creduto nemmeno per un secondo». (1)

 

E se consultiamo il barometro del pensiero dominante, ovvero ChatGPT, ci dice questo: «Nel Medioevo si pensava generalmente che la Terra fosse piatta. (…) Teorie scientifiche sulla forma della Terra, come quelle sviluppate dagli antichi greci, erano note, ma spesso furono considerate controverse o eretiche dalla Chiesa”. (2)

 

Vediamo quindi che il presunto «terrapiattismo» medievale è associato alla fede cattolica, che avrebbe dogmatizzato questa idea ingenua basata sulla Bibbia contro la conoscenza dei greci pagani. Solo che sono passati diversi decenni da quando gli studi hanno dimostrato inequivocabilmente che si tratta di un mito. (3)

 

Innumerevoli prove

Al di là del discorso iconografico, basterebbe aprire qualche libro erudito di un sacerdote cattolico di questo vasto periodo per mettere fine al mito del «terrapiattismo» medievale. Sappiamo che Cristoforo Colombo basò la sua audace impresa su un’opera incompiuta di papa Pio II († 1458), la Historia rerum ubique gestarum, che l’esploratore aveva annotato.

 

Fin dalle prime righe di quest’opera enciclopedica, Pio II asserisce: «su pochissime cose, tutti sono d’accordo che la forma del mondo (4) sia sferica [rotundam]; si è d’accordo allo stesso modo sul tema della Terra». Nella stessa opera, il Papa tratta delle misurazioni della circonferenza terrestre compiute da Eratostene (III secolo aC) e Tolomeo (II secolo).

 

Cristoforo Colombo aveva annotato anche un’opera del cardinale Pierre d’Ailly († 1420), l’Imago mundi. Il dotto cardinale vi parlò del raggio e del volume della sfera terrestre, delle zone climatiche secondo la latitudine o dei poli. Egli vi affermava, ad esempio, per conclusione logica, che “quelli che vivrebbero al Polo avrebbero durante la metà dell’anno il sole sopra il loro orizzonte, e durante l’altra metà, una notte continua» (5), il che è straordinariamente esatto.

 

Pierre d’Ailly si ispirò al Trattato della Sfera di Nicolas Oresme († 1322), vescovo di Lisieux e consigliere di Carlo V. Il titolo dell’opera è sufficientemente evocativo. Lo stesso Oresme si ispira a un’opera eponima, il Trattato della Sfera del monaco inglese Jean de Sacrobosco († 1256) che fu un grande successo pedagogico ripubblicato, integrato e commentato per diversi secoli.

 

Allo stesso tempo, san Tommaso d’Aquino, nelle primissime pagine della Summa Theologica, volendo mostrare che alla stessa conclusione si può giungere per vie diverse, così illustra il suo punto: “Si tratta infatti della stessa conclusione dimostrata da l’astronomo e il fisico, per esempio, che la terra è rotonda». (6)

 

Si tratta quindi di un’ovvietà accettata dai vari studiosi dell’epoca. A cavallo del II millennio, Gerberto d’Aurillac († 1003), eletto papa con il nome di Silvestro II, realizzò un globo terrestre e, come molti dotti dell’epoca, commentò Macrobio (7) († 400), che asserisce la sfericità.

 

Aggiungiamo anche san Beda il Venerabile († 735) che ci dice che «la Terra è simile ad un globo», sant’Isidoro di Siviglia († 636) che parla di «globo terrestre» nelle sue famose Etimologie, Boezio († 524) che evoca la «massa rotonda della Terra» (8), san Gregorio di Nissa († 395) che ci descrive un’eclissi mediante la proiezione della «forma sferica» (9) della Terra sul Luna, etc. (10).

 

Naturalmente, la cosmologia antica asserisce anche una Terra immobile al centro di un cosmo sferico chiuso, ma questi errori sono presi dai Greci.

 

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Retroscena del mito

Potremmo dare poca importanza a tutto questo. Dopotutto, il cristiano può salvare la sua anima indipendentemente dalla forma che attribuisce alla Terra. L’essenziale non è forse questa spaventosa riduzione dell’aspettativa di vita che oggi è «di soli» 85 anni mentre nel Medioevo era la speranza della vita eterna? Certamente, ma ciò che qui ci interessa non è la forma della Terra o la scienza dei tempi antichi, ma l’origine del mito contemporaneo e ciò che esso ci racconta del nostro tempo. Questo mito è servito per lungo tempo come formula preconfezionata per ridicolizzare in un colpo solo la presunta stupidità dell’epoca cristiana condensata sotto il termine riduttivo di «Medioevo». Ma questo presunto “oscurantismo” si rivolta contro i propagatori del mito, tanto più fortemente quanto l’accesso alla conoscenza è incomparabilmente migliore oggi che all’epoca in cui la stampa non esisteva ancora. È facile sfatare il mito del «terrapiattismo» medievale, mentre nel Medioevo erano necessarie notevoli energie per preservare il sapere degli antichi.

 

In un buon libro pubblicato nel 2021, La Terre plate, généalogie d’une idée fausse (11), due accademici tracciano l’origine di questo tenace mito. Dovremmo stupirci di scoprire che l’autore principale del mito altri non è che Voltaire?

 

Lattanzio e Cosma

Ci sono infatti alcuni elementi che hanno contribuito a fondare il mito, in particolare l’apologista cristiano Lattanzio († 325) che rappresenta l’unica eccezione occidentale a favore della Terra piatta. Ma la sua opinione non fu seguita da nessuno e non fu mai annoverato tra i Padri della Chiesa.

 

In Oriente troviamo un certo Cosma Indicopleuste († intorno al 550) che scrisse una Topografia cristiana «terrapiattista». Questo illustre sconosciuto, il cui stesso nome è incerto, sembra essere un mercante di lingua greca dello scisma nestoriano. La prima traduzione latina della sua Topografia risale al 1707.

 

È necessario forse specificare che egli è totalmente sconosciuto all’Occidente medievale? Voltaire, tuttavia, cita Lattanzio e Cosma come rappresentanti della posizione di tutti i Padri: «i Padri consideravano la Terra come una grande nave circondata dall’acqua; la prua era a est e la poppa a ovest».

 

Ciò significa perdere una contestualizzazione elementare che misuri la trasmissione delle idee. Con tali amalgami si potrebbe anche dire che il terzo millennio è «terrapiattista» se si giudica da certi video presenti su Internet: questo vuol dire prendere per norma una tesi marginale. Ancora oggi non è raro vedere Cosma citato come il riferimento che non è mai stato.

 

La questione degli antipodi

Nella Città di Dio, sant’Agostino dice che non bisogna credere a chi afferma l’esistenza degli antipodiani (13), cioè degli abitanti della parte opposta della Terra, perché questa teoria si basa su congetture incerte e su resoconti non conclusivi. Sant’Agostino mostra qui un’esigenza empirica che difficilmente gli si potrebbe rimproverare e che non riguarda la forma della Terra.

 

Da ciò, Voltaire tuttavia concluse che il grande dottore della Chiesa negava la sfericità della Terra! Voltaire afferma anche che «Alonso Tostado, vescovo di Avila, alla fine del XV secolo, dichiara, nel suo Commento alla Genesi, che la fede cristiana vacilla non appena si crede che la Terra sia rotonda».

 

Tuttavia, non appena apriamo il libro in questione, scopriamo subito la menzogna di Voltaire, perché questo vescovo parla della «Terra sferica», o del «nostro emisfero» (14). D’altronde Tostado pensa, come sant’Agostino, che gli antipodi non sono abitati. Pierre d’Ailly, nell’opera sopra citata, qualifica come «opinioni» le varie tesi sull’abitazione degli antipodi. Qui siamo molto lontani dal dogma.

 

È a questa questione marginale degli «antipodi» che l’esplorazione di Cristoforo Colombo fornisce una risposta. Creò poi la leggenda di un Cristoforo Colombo venuto a infrangere il dogma «terrapiattista» sullo scoglio dell’esperienza, soprattutto in una biografia prodotta da Washington Irving, che contribuì notevolmente a questo mito.

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La Bibbia è «terrapiattista»?

Al tribunale del «terrapiattismo», Voltaire chiama ovviamente al banco degli imputati le Sacre Scritture. Scrive con la sua caratteristica ironia caustica: «il giusto rispetto per la Bibbia, che ci insegna tante verità più necessarie e più sublimi, è stato la causa di questo errore universale tra noi. Abbiamo trovato nel Salmo 103 che Dio ha steso il cielo sulla Terra come una pelle» (15).

 

Certamente, se si vuole tirare fuori dalla Scrittura un’ammissione di «terrapiattismo», possiamo sempre ingabbiare questa idea preconcetta in un versetto che in qualche modo si adatti ad essa (16). È possibile anche il contrario, poiché la Vulgata designa regolarmente la Terra con la parola “orbis” che tradurremmo prontamente con «globo» (17).

 

Ma invece di condurre questi dibattiti sterili, ricordiamo questo noto principio cattolico secondo cui la Scrittura deve essere letta alla luce dell’interpretazione dei Padri. Ma Voltaire non è un Padre della Chiesa. Lasciamo invece la parola alla straordinaria saggezza di san Basilio di Cesarea († 379):

 

«I fisici che si sono occupati del mondo hanno parlato molto della forma della terra, hanno esaminato se è una sfera o un cilindro, se somiglia a un disco e se è arrotondata su tutti i lati, o se è ha la forma di un carro, e se è cava al centro; poiché tali sono le idee che hanno avuto i filosofi e con le quali si sono combattuti tra loro».

 

«Quanto a me, non arriverò a disprezzare la nostra formazione del mondo perché il servo di Dio, Mosè, non ha parlato della forma della terra, che non ha detto che ha circonferenza 180.000 stadi (18); perché non ha misurato lo spazio dell’aria in cui si stende l’ombra della terra quando il sole ha lasciato il nostro orizzonte; perché non ha spiegato come questa stessa ombra, avvicinandosi alla luna, causi le eclissi».

 

«Poiché ha taciuto su questi punti che – essendo per noi inutili – non ci interessano, dovremmo svalutare, paragonandoli alla folle sapienza [del mondo], gli insegnamenti dello Spirito Santo? O piuttosto, glorificheremmo Colui che, lungi dal divertire le nostre menti con vanità, ha voluto che tutto fosse scritto per l’edificazione e la salvezza delle nostre anime?»

 

«Non riuscendo, mi sembra, a capirlo, alcuni hanno tentato, con alterazioni di significato e interpretazioni figurate, di attribuire loro stessi alle Scritture una profondità presa in prestito. Ma questo significa essere più saggi degli oracoli dello Spirito Santo e, sotto il colore dell’interpretazione, introdurre pensieri personali nel testo. Prendiamo quindi [questi oracoli] così come sono scritti». Omelie sull’Esamerone, h. IX.

 

Troviamo un’osservazione simile in sant’Agostino, a proposito del movimento degli astri: «mai il Vangelo mette sulle labbra del Signore parole come queste: “vi mando il Paraclito per insegnarvi il corso della luna e del sole”. Gesù Cristo ha voluto fare dei cristiani e non dei matematici. Su questi argomenti gli uomini hanno bisogno soltanto delle lezioni impartitegli nelle scuole». Contro Felice il Manicheo, l. I.

 

La Chiesa è «terrasferista»?

La Chiesa non ha quindi affermato né la piattezza né la rotondità perché non afferma nulla su questo argomento. Tutti i Padri, teologi e papi che affermano che la Terra è sferica non basano il loro pensiero sulla fede, perché la ritengono silenziosa su questo argomento. Sistematicamente si riferiscono a «filosofi», «fisici», «matematici».

 

Forniscono argomenti tratti dalla ragione e dall’osservazione: l’ombra della Terra sulla Luna durante le eclissi, l’albero della nave che scompare dopo lo scafo o anche le nuove stelle che appaiono all’orizzonte durante i viaggi. Questo è un punto importante, perché il mito cercava di insinuare che la fede sarebbe stata detentrice della scienza.

 

Il credente sarebbe stato portato a cercare la verità nella sola fede senza lasciare alcuno spazio alla ragione. Ma questo non è il pensiero della Chiesa. I Padri della Chiesa avevano solo a cuore di respingere l’idea dell’eternità del mondo trasmessa dalla cosmologia antica. La cosmologia moderna non li rimprovererà per questo.

 

L’inerzia di una falsificazione

Tutti questi elementi potrebbero fuorviare i non iniziati, ma non possono impressionare uno storico quantomeno serio. I primi propagatori del mito furono i più colpevoli. Ma una volta passate le prime falsificazioni, i successivi ripeterono il catechismo volteriano, mossi da una fede cieca nel progresso, senza occhio critico, e nel tempo, la falsificazione ripetuta migliaia di volte ha assunto il valore di una verità storica consolidata.

 

Michelet, che merita più il titolo di romanziere che di storico, ha ovviamente ripreso questa favola, tra molte altre. Viene ampliato anche da Antoine-Jean Letronne, titolare della cattedra di storia al prestigioso Collège de France nel XIX secolo [1]. Il tempo ha fatto errare un autore come Arthur Koestler, anche se questi ha contribuito a demistificare il caso Galileo. (21)

 

Esiste persino un libro del 2015 che pretende di «sfatare i miti» e ne trasmette una versione leggermente mitigata (22). Inizialmente, questo mito fu diffuso principalmente da circoli anticattolici, ma col tempo finì rapidamente per ingannare i cattolici.

 

Altri elementi furono aggiunti successivamente, come le antiche mappe, talvolta esposte come prova del «terrapiattismo» medievale. Ma prendere dei planisferi come prova del «terrapiattismo» è un argomento di una stupidità sorprendente che ci farebbe classificare i creatori delle mappe Michelino i progettisti di Google Maps come «terrapiattisti», con il pretesto che rappresentano la superficie della Terra piatta.

 

Per quanto riguarda le rappresentazioni sezionali, che potrebbero costituire una prova reale, non sono tratte da manoscritti medievali ma sono produzioni contemporanee destinate a illustrare il mito! Il mito diventa così artefice delle proprie «prove». Si autosostiene.

 

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Le origini del «terrapiattismo» contemporaneo

Per ironia della sorte, la nascita dell’attuale fenomeno «terrapiattista» va ricercata nel XIX secolo, poco dopo l’«illuminismo», nell’ascesa del razionalismo, all’interno di una comunità socialista utopica.

 

Infatti, intorno al 1839, Samuel Rowbotham, segretario dell’effimera comunità utopica Manea Fen, di ispirazione owenista (23), effettuò esperimenti sul fiume Bedford, dai quali concluse che la Terra era piatta. Scrisse un opuscolo dal titolo Astronomia zetetica (1849) per difendere la sua strana conclusione facendo appello al suo metodo «zetetico» (24) basato sulla sola ragione.

 

Realizzò poi un’opera più importante (1881) aggiungendo alcuni brani biblici interpretati in modo molto personale, senza fare appello né ai Padri, né a Cosma, né al Medioevo, e certamente non al Magistero, perché è un protestante che non sembra appartenere a nessuna denominazione.

 

Le sue idee furono poi riprese da una setta protestante, la Christian Catholic Apostolic Church, che evidentemente non ha nulla di cattolico malgrado il nome, poi dalla famosa Flat-Earth Society, che persiste ancora oggi.

 

Conclusione

È inquietante e significativo che un errore così grave sia ancora così diffuso. Se un mito del genere può aver ingombrato i libri di testo scolastici per due secoli, quanti altri sono ancora nascosti nelle rappresentazioni contemporanee del cristianesimo medievale? Ad esempio il presunto divieto della dissezione (25), la storia assurda della discussione sull’anima delle donne (26), il mito dello ius primae noctis che Voltaire non si fa problemi ad attribuire ai vescovi (27), etc.

 

La realtà è ancora più difficile da trovare quando si tratta di fatti reali che si mescolano in parte al mito, come la caccia alle streghe, l’inquisizione o il caso Galileo.

 

Tutti questi miti si radicarono tanto più durevolmente quanto arrivarono a rafforzare le idee preconcette degli anticlericali di tutte le convinzioni, rivoluzionarie o protestanti, anche se avevano costantemente in bocca la «lotta contro i pregiudizi».

 

È in questo stato d’animo che dobbiamo trovare la causa principale di questi miti: giudichiamo irrazionale il periodo medievale perché lo guardiamo con uno sguardo irrazionale. Proiettiamo la nostra irrazionalità sul passato per rafforzare meglio l’orgoglio di un presente ritenuto «illuminato» dalla ragione: il passato è «oscurantista» e noi siamo finalmente «illuminati», si dice con orgoglioso manicheismo.

 

Ma l’«illuminazione» del III millennio non è così chiara: non vediamo forse persone ai vertici riflettere seriamente sull’opportunità di collocare uomini nelle carceri femminili o nelle competizioni sportive femminili, semplicemente perché questi uomini hanno dichiarato di sentirsi donna?

 

Davvero, il nostro mondo non gira per il verso giusto. La perdita della fede non avrebbe qualcosa a che fare con questa perdita della ragione? Dimenticando questa verticalità religiosa che fa tendere l’uomo verso Dio, la Terra di oggi ha perso una delle sue dimensioni: è diventata spiritualmente piatta.

 

 

Don Frederic Weil

 

NOTE

1) Evan Adelinet, C Jamy del 22 aprile 2022. Troviamo lo stesso errore da parte di Jamy Gourmaud in un altro episodio dello show.

2) La risposta di ChatGPT alla domanda «Che forma aveva la terra secondo gli abitanti del Medioevo?». Bisogna tenere presente che se poniamo la domanda più specifica: «Cosa dicono gli studi recenti sull’idea che nel Medioevo credevamo che la terra fosse piatta?», otteniamo una risposta diametralmente opposta che smonta il mito. Da dove vediamo come questa IA sia stata «addestrata» con dati contraddittori, la maggior parte dei quali ha ripreso il mito. La prima questione, più ampia, ottiene così la risposta che corrisponde alla maggioranza dei testi, e quindi all’opinione dominante. La seconda domanda mira a indirizzare la risposta verso studi specifici su questa idea ricevuta.

3) Vedi Inventing the Flat Earth, Jeffrey Burton Russel, 1991.

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4) Il «mondo» non è la Terra, ma si riferisce all’antica cosmologia di un universo chiuso e sferico. La confusione tra i due è frequente, anche nelle opere degli storici. Abbiamo cercato di rimuovere questa ambiguità in tutto il nostro articolo.

5) Imago mundi di Pierre d’Ailly, tradotto e commentato da Edmond Buron, volume 1, Maisonneuve frères, 1930.

6) Summa Theologica, I pars, q. 1, a. 1, ad 2um.

7) Commento al sogno di Scipione.

8) La consolazione della filosofia, II, 13.

9) «Secondo gli astronomi, in questo mondo pieno di luce, l’ombra [sulla Luna] è causata dall’interposizione del corpo della Terra. Ma l’ombra, secondo la sua forma sferica, è racchiusa posteriormente dai raggi del sole e assume la forma di un cono. Il sole, parecchie volte più grande della Terra, la circonda da tutti i lati con i suoi raggi e, al limite del cono, unisce tra loro i punti di attacco della luce». La creazione dell’uomo, Sources Chrétiennes n° 6, cap. 21, pag. 181.

10) Sant’Ambrogio afferma la sfericità del «mondo» così come del sole e della Luna, ma è difficile trovare una menzione esatta per la Terra, perché non è questo il tipo di questione che interessa ai Padri. Tuttavia la sua cosmologia presuppone fortemente la sfericità della Terra (cfr. P. L. XIV, col. 133). Lo stesso vale per Eusebio di Cesarea (Collectio Nova Patrum et Scriptorum, ed. Montfaucon, t. 1, p. 460) o san Girolamo (Commento alla Lettera agli Efesini, trad. Abbé Bareille).

11) Violaine Giacomotto-Charra e Sylvie Nony, Ed. Les Belles Lettres, 2021. Ci siamo basati molto su questo libro.

12) Dictionnaire philosophique (1764), articolo Figure. Vedi anche gli articoli «Il Cielo Materiale» e «Il Cielo degli Antichi».

13) La Città di Dio, l. XVI, sec. IX.

14) Alphonsi Tostati Episcopi Abulensis, Opera omnia, Commentaria in Genesim, Venezia, 1728, p.

15) Voltaire aggiunse le parole «sulla Terra» che non si trovano nel versetto citato.

16) Alcuni si rifanno a Isaia (40, 22) parlando del Signore «seduto sul cerchio [gyrum] della Terra», ma, essendo il fatto di porre Dio in posizione seduta chiaramente un antropomorfismo da intendersi in senso metaforico, non ci si può ovviamente affidare a tale versetto per attingere ha un significato letterale corretto. Abbiamo anche questo passo di un salmo: «Ho stabilito le sue colonne» (Sal 74,4), ma sant’Ambrogio dice chiaramente di questo passo «non possiamo considerare che siano vere e proprie colonne, ma di quella virtù per cui [Dio] rafforza e sostiene la sostanza della Terra» (P. L. XIV, col. 133).

17) Cfr. l’introito di Pentecoste: «Lo Spirito del Signore ha riempito il globo delle terre [orbem terrarum]» (Sap 1,7). Il latino orbis è ambiguo in quanto può significare «cerchio» o «sfera». È la stessa ambiguità della parola «rotondo»: parliamo di «Terra rotonda» per designare una sfera, ma parliamo anche di una «tavola rotonda» che tuttavia è piatta. Il dizionario latino di F. Gaffiot traduce così l’espressione «orbis terræ»: «disco della terra secondo le idee antiche, per noi globo terrestreK. Ma è chiaro che Gaffiot è influenzato dal mito. Se guardiamo i testi dei Padri, vediamo ad esempio sant’Ambrogio parlare indiscriminatamente di orbis lunæ e globus lunæ, il che indica che l’orbis è proprio un globo (P. L., t. XIV, col. 127 e 200 ). Nel XVI secolo, lo studioso e poeta Jean-Pierre de Mesmes non esita a fare questa applicazione: «Bisogna dunque concludere che la massa terrestre è rotonda, poiché la sua ombra è rotonda: cosa che confessano i Santi Profeti, chiamando la Terra in diverse occasioni Orbis terræ» (Institutions astronomiques, cap. 18, p. 54–55).

18) San Basilio evoca qui le opinioni dei filosofi greci, perché non tutte sostengono la sfericità. Citiamo il canonico Copernico che ci informa sugli autori di queste diverse opinioni: «La terra non è piatta, come dicevano Empedocle e Anassimene, né a forma di tamburello come diceva Leucippo, né a forma di barca, come diceva Eraclito, né cava in altro modo, come diceva Democrito. Né ancora cilindrica, come diceva Anassimandro, né radicata nello spessore infinito della parte inferiore, come diceva Senofane, ma assolutamente sferica, come pensano i Filosofi». (Copernico, De revolutionibus orbium cœlestium) Questi ultimi filosofi sono essenzialmente Pitagora, Platone e Aristotele. Da notare che l’immaginazione umana va ben oltre la dualità riduttiva tra disco e sfera.

19) Questa è la misura data da Tolomeo nella sua Geografia. Utilizzò lo stadio filetario del valore di 210 metri che dà una circonferenza di 37.800 km. Il valore effettivo è di 40.070 km. Cfr. Pierre Duhem, Le Système du monde, t. II, pag. 7.

20) Des opinions cosmographiques des Pères de l’Eglise, in Revue des deux Mondes, t. 1, 1834.

21) Les Somnambules, 1955. Koestler non è uno storico, ma ha il merito di ricercare spesso nelle fonti… tranne che nel periodo precopernicano dove considera Cosma un’autorità indiscussa.

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22) «Agli inizi del Medioevo, l’oscurantismo imposto dalla Chiesa cattolica fece prevalere l’idea che la Terra fosse piatta. Ma i contemporanei di Cristoforo Colombo sapevano che la Terra non era piatta». Lydia Mammar, C’est vrai ou c’est faux? 300 mythes fracassés, Parigi, L’Opportun, 2015, sezione: Prima di Cristoforo Colombo, tutti pensavano che la Terra fosse piatta.

23) Prende il nome da Robert Owen, fondatore del socialismo utopico britannico. Owen vide in queste comunità l’unico modo per condurre una vita «razionale» e fondò la Rational Society per promuovere la loro ideologia, sostenendo tra le altre cose il controllo delle nascite e visioni molto liberali sul matrimonio. Rowbotham cercò l’approvazione della Rational Society per la sua comunità, ma non ebbe successo, sebbene ci fosse sostegno. La comunità fece notizia e durò appena due anni (1839-1841), dopodiché lo stesso Rowbotham le giudicò “riprovevoli e impraticabili”. Cfr. «A Monument of Union»: Social Change and Personal Experience at the Manea Fen Community, 1839–1841, John Langdon, 2012.

24) Dal greco zeteo, «cerco». Come la maggior parte di coloro che usano ancora oggi il termine zetetico, Rowbotham afferma di basarsi principalmente sull’esperienza, mentre è più un teorico. Non è lui l’inventore di questo uso del termine zetetico. Infatti, si trova nella Società Zetetica dei Liberi Pensatori di Edimburgo, fondata nel 1820 da liberi pensatori atei appartenenti al popolino.

25) Articolo di don Knittel: La Chiesa ha proibito la dissezione?

26) Si veda l’articolo sulla Légende du concile de Mâcon su Wikipedia.

27 La leggenda è stata ripresa da Michelet. Ovviamente non ha basi storiche. Cfr. Dizionario filosofico, Voltaire, articolo Cuissage: «È sorprendente che nell’Europa cristiana sia stato istituito per molto tempo una sorta di diritto feudale, e che almeno fosse considerato un diritto consuetudinario avere la verginità della propria suddita. La prima notte di nozze della ragazza del contadino spettava indiscutibilmente al signore… Non c’è dubbio che gli abati, i vescovi, si attribuissero questa prerogativa in quanto signori temporali».

 

Somma di articoli previamente apparsi su FSSPX.news.

 

 

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Storia

«L’Europa ha perso l’anima»: parla l’ex ministro degli Esteri austriaco

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L’ex ministro degli Esteri austriaco Karin Kneissl, oggi direttrice del Centro dell’Osservatorio geopolitico per le questioni chiave della Russia dell’Università statale di San Pietroburgo (G.O.R.K.I.), si è rivolta la settimana scorsa alla Società Storica Russa invocando il libro del filosofo Oswald Spengler Il tramonto dell’Occidente per sostenere che l’Europa sta degenerando da 20 anni.   «Purtroppo l’Europa di oggi è un’Europa di guerra. Questa è l’attuale agenda europea» ha detto alla testata governativa russa Sputnik. «Non posso nascondere la mia tristezza (…) Ho sempre sognato un’Europa del pluralismo, un’Europa della libertà, della Costituzione, dell’arte».   «Ha perso la sua anima, è morta» ha dichiarato la Kneissl.   A ridosso dello scoppio della guerra, l’ex ministro aveva fatto dichiarazioni riguardo la questione dell’escalation in Ucraina e della situazione di grave crisi in cui versa l’Occidente.   «Abbiamo assistito a una crisi energetica e a un’inflazione galoppante al più tardi dal 2021. Ora, si attribuisce molto di ciò alla guerra, alla Russia… Non è vero… ma sfortunatamente è quello che si sente dalle banche centrali europee. L’intera composizione della crisi era qui molto tempo prima», ha dichiarato l’ex capo della diplomazia di Vienna alla testata governativa russa RT, ora bandita in Italia e non solo.

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Come riportato da Renovatio 21, la Kneissl prima del conflitto aveva denunciato il ruolo dei britannici nell’escalation ucraina.   La Kneissl è accusata da sempre di avere posizioni filorusse per via della sua amicizia personale con Vladimir Putin.   Nell’agosto 2018 ha sposato l’imprenditore Wolfgang Meilinger, 54 anni. Al suo matrimonio presso la cittadina di Gamlitz, vicino al confine con la Slovenia, partecipò il presidente russo Vladimir Putin. Il quale, perfettamente germanofono, alla festa era talmente a suo agio che si lanciò, sorridente, in un ballo con la sposa.   Stampa e politica occidentale non hanno mai perdonato alla Kneissl la danza con lo zar.   Come noto, nel 2019 la Kneissl cadde assieme a tutto il governo di Sebastian Kurz, finito a causa di un piccolo scandalo che ha permesso l’installazione a Vienna di uno dei governi più feroci in tema di lockdownapartheid e vaccinazione in tutto il mondo, con leggi grottesche su lotterie vaccinalikapò biotici municipali e carcere speciale per i renitenti all’iniezione mRNA.   L’ex diplomatica si era trasferita in Libano nel giugno 2022 dopo aver lasciato l’Austria nel settembre 2020 e risieduto in Francia a causa delle persistenti minacce di morte e del divieto di fatto di lavorare nel suo paese d’origine.   Nell’agosto 2023 si è saputo che Kneissl si era trasferita in Russia.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)modificata
 
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Geopolitica

Risoluzione ONU di Srebrenica, «genocidio» e doppi standard in attesa della nuova balcanizzazione

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La recente risoluzione dell’ONU sul «Genocidio di Srebrenica» ha raccolto 84 voti a favore, 19 contrari e 68 astensioni, attribuendo ingiustamente la colpa dei tragici eventi del 1995 all’insieme serbo, mentre l’Occidente ignora la verità. Come previsto dai funzionari serbi, questa mossa non fa altro che approfondire le spaccature esistenti e aumentare le tensioni in Europa. Un articolo della testata governativa russa Sputnik fa il punto sulla situazione.

 

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato giovedì una controversa risoluzione che nomina l’11 luglio «Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica del 1995» e condanna «senza riserve qualsiasi negazione del genocidio di Srebrenica come evento storico».

 

I leader della Serbia e della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska) riconoscono la tragica morte di migliaia di musulmani bosniaci a Srebrenica come un crimine di guerra perpetrato da alcuni individui, ma rifiutano categoricamente la sua qualificazione come genocidio e contestano le affermazioni avanzate dalle autorità bosniache e dall’Occidente riguardo il bilancio delle vittime.

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«Questo documento non farà altro che aumentare il potenziale di conflitto dei Balcani», ha affermato Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo.

 

Prima del voto, il presidente serbo Aleksandar Vucic aveva avvertito gli Stati Uniti e l’Unione Europea delle conseguenze problematiche della risoluzione.

 


L’ambasciatore russo all’ONU, Vassilij Nebentsia, aveva previsto che la risoluzione avrebbe portato alla «distruzione degli accordi di pace di Dayton» che hanno posto fine alla guerra in Bosnia nel 1995 e stabilirono l’attuale forma della Bosnia-Erzegovina. Le previsioni del diplomatico di Mosca hanno iniziato a materializzarsi il 23 maggio, scrive Sputnik.

 

Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, che fa parte della federazione della Bosnia ed Erzegovina, ha annunciato che entro i prossimi 30 giorni la Republika Srpska presenterà una proposta ai suoi partner in Bosnia ed Erzegovina delineando un piano di separazione pacifica.

 

«In primo luogo, la nostra proposta sarà quella di chiarire le competenze politiche di ciascuna delle nostre entità [compresa la Bosnia ed Erzegovina]. Proporremo di mantenere in vigore l’attuale modello economico, adattandolo poi al processo di separazione pacifica. Il popolo serbo non può più vivere in una Bosnia-Erzegovina simile. Ciò che hanno fatto i bosniaci con la risoluzione su Srebrenica è illegale e dimostra che [gli artefici della risoluzione] non rispettavano i serbi».

 

Nella sua essenza, la Bosnia-Erzegovina è una struttura fragile, scrive l’analisi di Sputnik. Lo Stato balcanico è costituito da due entità principali, la prima parte composta da croati cattolici e bosniaci musulmani – la Federazione della Bosnia ed Erzegovina, e la seconda, Republika Srpska, la parte cristiano-ortodossa, popolata da serbi.

 

L’emigrazione dei croati dalla Bosnia-Erzegovina è stata dilagante, soprattutto dopo il 2013, quando la Croazia è diventata membro dell’UE. Da allora, la comunità croata, composta da 550.000 persone, è andata dissolvendosi, mentre i giovani croati bosniaci partono per lavori migliori nelle grandi città dell’UE. Di conseguenza, la Bosnia-Erzegovina (BiH) è diventata sempre più dominata dai musulmani, spingendo così la Republika Srpska a cercare la riunificazione con la Serbia.

 

Il semplice metodo di conteggio dei voti durante la sessione dell’Assemblea generale dell’ONU su Srebrenica ha sollevato interrogativi. Gli 87 paesi che non hanno votato a favore della risoluzione hanno infatti superato gli 84 che hanno sostenuto la bozza, formalmente proposta da Germania e Ruanda.

 

In un’intervista sempre a Sputnik Darko Mladic, figlio del leader serbo-bosniaco Ratko Mladic, che attualmente sta scontando l’ergastolo per il suo coinvolgimento negli eventi di Srebrenica, ha spiegato perché la risoluzione ha provocato tanta indignazione tra il popolo serbo.

 

Nonostante il fatto che solo poche nazioni abbiano sostenuto l’idea di etichettare gli eventi del 1995 come «genocidio», i serbi hanno la sensazione che la loro intera nazione sia stata ingiustamente stigmatizzata come genocida. Qualsiasi tentativo futuro di sfidare questa percezione potrebbe essere visto come una forma di «negazione del genocidio», rendendo di fatto illegale per i serbi esprimere qualsiasi obiezione.

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«Hanno dovuto cambiare le regole delle Nazioni Unite per far approvare» questa risoluzione, ha spiegato Mladic. «Lo scopo degli autori di questa risoluzione è quello di… impedire alla comunità di ricerca di svolgere ulteriori indagini su ciò che realmente accadde allora [durante la guerra in Bosnia del 1992-1995, ndr]. Non solo a Srebrenica, ma in tutta la Bosnia… Questa risoluzione non promuove la pace, ha un enorme potenziale distruttivo».

 

In un’intervista all’agenzia di stampa Tanjug, Efraim Zuroff, direttore del Centro Simon Wiesenthal per la caccia ai criminali di guerra nazisti, ha criticato il recente voto dell’Assemblea generale dell’ONU definendolo di natura politica. Zuroff ha continuato descrivendo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come il «posto peggiore» per un simile voto.

 

In qualità di ricercatore del genocidio nazista contro gli ebrei durante gli anni Trenta e Quaranta, Zuroff ha spiegato che la definizione di «genocidio» accettata a livello internazionale va oltre i crimini di guerra, comprendendo omicidi premeditati con l’intenzione di sradicare un intero gruppo etnico, sostenendo che questa definizione non si applicava agli eventi di Srebrenica del 1995, dove tutte le donne e i bambini musulmani furono evacuati e la maggior parte degli uomini uccisi erano combattenti morti nei campi minati o durante gli scontri a fuoco.

 

Zuroff ha anche affermato che la risoluzione è stata in realtà redatta da musulmani bosniaci, che hanno utilizzato gli inviati tedeschi e ruandesi presso le Nazioni Unite come delegati. I serbi bosniaci e la Serbia ne sono consapevoli, e questo li rende sempre più determinati a far sì che la Republika Srpska lasci la Bosnia-Erzegovina e si unisca alla Serbia.

 

La storia rende i serbi scettici riguardo alle promesse fatte dagli inviati tedeschi all’ONU riguardo alla responsabilità individuale o collettiva nel «genocidio». Dei sette capi di entità post-jugoslave giudicati colpevoli dall’Aia e imprigionati, la maggioranza erano serbi. Serbi bosniaci, serbi croati e persino il defunto presidente Slobodan Milosevic furono tra le persone incarcerate, mentre nessun rappresentante musulmano o croato subì lo stesso destino.

 

I leader serbo-bosniaci Radovan Karadjic, Biljana Plavsic, Momcilo Kraishnik e il primo presidente della Repubblica Serba di Krajina in Croazia, Milan Babic, sono stati tutti condannati al carcere dal tribunale dell’Aja, mentre i leader albanesi del Kosovo Hashim Taci e Ramush Haradinaj sono stati liberati, nonostante ampie prove dei loro crimini, scrive la testata russa.

 

Sia Taci che Haradinaj sono stati rilasciati, nonostante le accuse del procuratore capo delle Nazioni Unite Carla del Ponte, che nei suoi due libri ha dettagliato il loro ruolo nella tortura e nell’omicidio di massa dei serbi del Kosovo.

 

«Se si attacca ‘individualmente’ solo ai politici di una certa origine etnica, allora ovviamente si ritiene responsabile questo gruppo», ha detto a Sputnik George Szamuely, ricercatore senior del Global Policy Institute con sede a Budapest.

 

Un esempio lampante dei doppi standard dell’Occidente può essere visto nel caso di Milan Martic, l’ex presidente della Repubblica Serba di Krajina, un’entità autoproclamata dalla popolazione di etnia serba abitante nelle regioni storiche di Krajina e Slavonia.

 

Nel 1995, le truppe croate invasero la Repubblica Serba di Krajina, provocando quello che è stato descritto come un atto di «pulizia etnica». Nonostante ciò, il Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia ha attribuito la colpa esclusivamente ai leader dell’entità serba distrutta e non ai leader politici e militari croati responsabili della sua distruzione.

 

Di conseguenza, non ci sono più serbi che vivono nella regione, eppure nessun politico musulmano croato o bosniaco è stato ritenuto responsabile del proprio ruolo in questi eventi.

 

La risoluzione delle Nazioni Unite su Srebrenica si aggiunge a un numero crescente di rimostranze inflitte ai serbi, e la Bosnia-Erzegovina potrebbe essere solo la prima vittima di questa ingiustizia legittimata a Nuova York il 23 maggio 2024.

 

A Trent’anni di distanza non possiamo dire che la «balcanizzazione» sia terminata. A gennaio Belgrado ha reso nota la sua contrarietà alla decisione di Washington di vendere missili anticarro alla provincia separatista islamica del Kosovo e intende in risposta rafforzare l’esercito, ha dichiarato venerdì il ministro della difesa serbo Milos Vucevic.

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«Gli Stati Uniti sono un alleato di lunga data di Pristina, quindi non siamo sorpresi da questa mossa, ma siamo ovviamente delusi e abbiamo espresso apertamente il nostro disappunto», ha detto Vucevic al quotidiano serbo Kurir.

 

Gli albanesi hanno dichiarato l’indipendenza nel 2008 con il sostegno degli Stati Uniti, ma la Serbia non ha mai riconosciuto la mossa, nonostante le continue pressioni da parte dell’Occidente, anche recenti: è stato riportato che l’anno passato il cancelliere tedesco Scholz ha detto al presidente serbo Vucic che Belgrado non sarebbe entrata nella UE fino a che non avrebbe riconosciuto l’indipendenza del nuovo Stato albanese.

 

Come riportato da Renovatio 21, le tensioni avevano portato Belgrado a muovere le truppe verso il confine. L’anno scorso in alcuni scontri la polizia kosovara aveva sparato sulla protesta serba. In un momento di tensione i poliziotti di etnia albanese avevano strappato bandiere, mostrato le armi e occupato una diga. Negli scontri tra polizia, manifestanti serbi e truppe NATO fa furono feriti, tra gli altri, alcuni militari italiani, suscitando una reazione rabbiosa da parte del premier Meloni, che potrebbe aver fatto capire da che parte sta quando ha fatto un misterioso viaggio estivo dal premier albanese Edi Rama, uomo di Soros il cui fratello fu accusato di aver interrotto una partita di calcio della nazionale a Belgrado con un drone recante una bandiera della «grande Albania», dove il territorio serbo del Kosovo risulta parte dello Stato di Tirana.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso autunno il presidente serbo Vucic ha dichiarato che e forze di pace NATO hanno dato al Kosovo «carta bianca» per uccidere i serbi. In precedenza aveva accusato il Kosovo albanese di voler «iniziare una guerra NATO-Serbia».

 

Una nuova guerra nei Balcani mirerebbe a riportare sui binari il progetto mondialista espletatosi con la presidenza Clinton e continuato con Bush e Obama.

 

Il Kosovo è essenzialmente una creazione dei Clinton, che si appoggiavano al cosiddetto «Ulivo mondiale»: Blair a Londra e l’ex comunista Massimo D’Alema a Roma, che fornì aiuto politico, materiale, militare dal nostro Paese. Lo «Stato» kosovaro fu creato grazie a massicci bombardamenti NATO della Serbia voluti dall’amministrazione americana a fine anni Novanta, in primis il senatore Joe Biden, che, amico personale di Tito, rivendica addirittura di aver indicato ai militari le zone da colpire.

 

Secondo il New York Times il Kosovo è percentualmente il più grande fornitore di foreign fighter ISIS in rapporto alla popolazione.

 

L’ex presidente kosovaro Hashim Thaci, pupillo del segretario di Stato clintoniano Madeleine Albright a lungo al vertice del Paese, è stato accusato di crimini tra cui il traffico di organi.

 

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Immagine di Michael Büker via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

 

 

 

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Storia

Carlo d’Inghilterra ha ricevuto una laurea ad honorem da un veterano nazista ucraino

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Il re Carlo d’Inghilterra ha ricevuto un premio da un veterano nazista ucraino mentre era ancora principe di Galles nel 1983, ha scoperto un’indagine condotta dal media Declassified UK.   La testata britannica ha scoperto una fotografia che mostra l’allora Principe Carlo mentre riceve una laurea ad honorem in giurisprudenza durante una cerimonia presso l’Università di Alberta in Canada da Peter Savaryn, un ex membro delle Waffen-SS, che ha servito come cancelliere dell’università dal 1982 al 1986.   Secondo l’articolo, nel suo discorso di accettazione l’allora principe Carlo aveva elogiato coloro che avevano «sacrificato la propria vita 40 anni fa» nella lotta contro Adolf Hitler, tuttavia il premio gli fu conferito da un veterano che ha combattuto per la Germania nazista.

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Originario dell’allora Polonia orientale, il Savaryn prestò servizio in un’unità Waffen-SS ucraina durante la seconda guerra mondiale, scrive il sito governativo russo RT. Milioni di ucraini prestarono servizio nell’Armata Rossa sovietica durante la guerra, ma migliaia di altri combatterono dalla parte tedesca sotto la 14a divisione Waffen Grenadier delle SS, conosciuta come Divisione Galizia. La divisione, costituita nel 1943, attirò volontari dall’attuale Ucraina occidentale. I suoi membri hanno prestato giuramento personale ad Adolf Hitler e sono stati accusati di atrocità contro gli ebrei e altri civili polacchi e sovietici.   Commentando la rivelazione, Buckingham Palace ha confermato che durante una visita reale nel 1983, Carlo ha ricevuto il premio dall’Università di Alberta, descrivendola come una «istituzione canadese molto rispettata».   «Come è consuetudine, il Rettore dell’Università ha conferito l’onorificenza», ha detto il Palazzo a Declassified UK. «Poiché i suoi ospiti avevano seguito tutte le normali procedure di valutazione, fu raccomandato che il Re accettasse l’onorificenza in quel momento».   La testata ha suggerito che il Ministero degli Esteri britannico, che organizza viaggi reali all’estero, avrebbe potuto conoscere il passato nazista di Savaryn.   Savaryn era tra le migliaia di uomini delle Waffen-SS Galizia che fuggirono in Occidente dopo il 1945, spesso con l’assistenza britannica, afferma l’articolo. Nel 1987, Savaryn ricevette un’onorificenza reale, l’Ordine del Canada. L’anno scorso il governatore generale canadese Mary Simon si è scusato ed ha espresso «rammarico» per il fatto che il suo ufficio abbia assegnato il secondo merito più alto del paese a un ex soldato nazista.     L’anno scorso, l’Università di Alberta si era trovata nel mezzo di un altro scandalo nazista dopo aver detenuto una donazione intitolata a Yaroslav Hunka, il 98enne ucraino-canadese che ha prestato servizio anche nella divisione nazista della Galizia.   Hunka ha poi ricevuto una standing ovation dai deputati durante la visita di Volodymyr Zelens’kyj al Parlamento canadese.   L’incredibile incidente divenne motivo di imbarazzo internazionale per Ottawa, portando alle dimissioni del presidente della Camera Anthony Rota, alle scuse pubbliche del primo ministro Justin Trudeau e all‘ammissione da parte della Germania che il suo ambasciatore aveva applaudito un ex membro delle Waffen SS – cosa imbarazzante ancora per Berlino, nonostante il grande risciacquo del nazi in corso, come si evince dalla recente espulsione dal Paese di soldati ucraini in addestramento che esibivano troppe rune e svastiche tra mostrine e tatuaggi.   Come riportato da Renovatio 21, è emerso che la vicepremier canadese, la dirigente del World Economic Forum Chrystia Freeland, ha anche lei origini ucronaziste.

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Vista la quantità di polacchi sterminati dai nazisti ucraini, Varsavia avrebbe chiesto l’estradizione di Hunka; Mosca ha fatto la stessa cosa.   Lo Stato di Israele proclamò che il Canada doveva affrontare il «peccato storico» di aver ospitato nazisti: stranamente, lo stesso discorso non lo fa l’ambasciatore dello Stato Ebraico a Kiev. Anzi: abbiamo visto anche interessanti viaggi di Israele del Battaglione Azov, che ritiene lo Stato degli ebrei – che è di fatto uno Stato militare su base etnica – come un modello.   L’intera vicenda fu in seguito commentata anche dal presidente russo Vladimiro Putin, che si interrogava sul come si potesse celebrare in Parlamento uno che ha combattuto contro i russi – che erano alleati delle liberaldemocrazie occidentali – durante la Seconda Guerra Mondiale..   «E chi ha combattuto esattamente i russi durante la guerra? I nazisti. Lo sanno tutti e lo sa anche il presidente ucraino. Tutto il Parlamento si è alzato in piedi e lo ha applaudito. Cos’è, se non una manifestazione del nazismo?» ha chiesto Putin, aggiungendo che gran parte delle atrocità naziste sono state commesse dai nazionalisti ucraini che collaboravano con loro.   «Non sono solo degli sciocchi, sono anche neonazisti. È un fatto ovvio. Sono pronti a collaborare con chiunque pur di tentare di danneggiare la Russia», ha osservato il presidente.

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Per quanto concerne re Carlo e i suoi contatti da principe, vogliamo ricordare i milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica.   Andrebbero tuttavia anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.   Per non parlare dell’amicizia persona con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV britannico che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore di qualcosa come 400 ragazzine.   Come dire: la scena con il vecchio veterano nazista che ti consegna una laurea non è la cosa peggiore che abbiamo visto col Carlo.   Del resto in molti si sono interrogati sull’incredibile ritratto ufficiale appena presentato al mondo, in cui il re è coperto di rosso, qualcuno dice che si tratta di un mare di sangue, altri delle fiamme dell’inferno.   Forse la questione è che di quello che pensano i sudditi, al re importa fino ad un certo punto.

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Immagine di Provincial Archives of Alberta via Wikimedia: no known copyright restrictions                  
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