Storia
La grande tradizione americana di sparare ai candidati presidenziali. E ai presidenti
Il tentato assassinio di Donald J. Trump non costituisce una grande novità negli Stati Uniti d’America.
In tre cicli elettorali consecutivi durante gli anni Sessanta e i primi anni Settanta, i candidati alla presidenza furono bersaglio di assassini, ricorda il New York Times in una breve nota. Due, tra cui un presidente in carica, furono uccisi. Uno fu gravemente ferito.
L’ultimo episodio del genere risale al 1972, quando il governatore dell’Alabama George C. Wallace fu colpito a morte mentre era in campagna elettorale in un centro commerciale fuori Washington, DC. Il Wallace rimase parzialmente paralizzato a causa della sparatoria e dovette usare una sedia a rotelle fino alla sua morte, avvenuta nel 1998.
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Quattro anni prima, Robert F. Kennedy, senatore ed ex procuratore generale degli Stati Uniti, aveva appena vinto le primarie democratiche in California nel 1968 quando fu colpito a morte dopo aver pronunciato un discorso di vittoria all’Ambassador Hotel di Los Angeles. Suo figlio Robert F. Kennedy Jr. è attualmente in corsa per la presidenza come candidato indipendente e ha cercato senza successo la protezione del Secret Service, l’agenzia americana preposta alla sicurezza dei presidenti.
Il presidente John F. Kennedy, fratello maggiore di Robert F. Kennedy, fu colpito a morte da Lee Harvey Oswald durante una visita a Dallas nel novembre 1963 per rafforzare il sostegno alla sua candidatura alla rielezione nel 1964. Non tutti sanno che il termine «conspiracy theory» – cioè teorico del complotto, o «complottista» – fu coniata dalla CIA proprio per sviare l’attenzione da chi notava che molti particolari nella ricostruzione del presidenticidio non collimavano.
Meno noto è un altro tentativo di uccidere JFK: l’11 dicembre 1960, durante una vacanza a Palm Beach, in Florida, il Kennedy, allora presidente eletto, fu minacciato da Richard Paul Pavlick, un ex impiegato delle poste di 73 anni spinto dall’odio verso i cattolici. Il Pavlick intendeva far schiantare la sua Buick del 1950 carica di dinamite contro il veicolo di Kennedy, ma cambiò idea dopo aver visto la moglie e la figlia di Kennedy salutarlo. L’uomo anticattolico fu arrestato tre giorni dopo dai servizi segreti dopo essere stato fermato per infrazione alla guida; la polizia trovò la dinamite nella sua macchina e lo rinchiuse.
Secondo il Congressional Research Service, prima di sabato si erano verificati almeno 15 attacchi diretti a presidenti, presidenti eletti e candidati alla presidenza, cinque dei quali avevano causato vittime.
Nel 1975, ci furono due tentativi di assassinio del presidente Gerald R. Ford in meno di tre settimane. Nel primo, Lynette A. Fromme, un’accolita della setta di Charles Manson, cercò di sparare con una pistola al Ford mentre camminava dal suo hotel al Campidoglio di Sacramento, ma la camera non aveva proiettili.
Diciassette giorni dopo, Sara Jane Moore, che era stata coinvolta in diversi gruppi di sinistra, cercò di sparare al presidente fuori da un hotel a San Francisco, ma mancò il bersaglio quando un marine che era in piedi accanto a lei le fece alzare il braccio mentre sparava.
Nel marzo 1981, circa due mesi dopo il suo insediamento, il presidente Ronald Reagan fu colpito e gravemente ferito fuori da un hotel di Washington, DC, da John W. Hinckley Jr., che sosteneva di voler attirare l’attenzione dell’attrice Jodie Foster dopo averla vista nel film Taxi Driver. Il ragazzo aveva seguito la Foster iscrivendosi all’università di Yale, quella dove, peraltro, è attiva la società segreta studentesca Skull and Bones, dalla quale, secondo una vulgata storica finita in film come The Good Shepherd, sarebbe nata la CIA. Degli Skull and Bones sono membri riconosciuti i Bush.
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Poco noto il fatto che Hinkely fosse il figlio di John Hinckley Sr., politico e sostenitore finanziario della campagna elettorale di George H. W. Bush – che a quel tempo ricopriva la carica di vicepresidente – nelle primarie contro Ronaldo Reagan, fu riportato anche il loro legame d’affari nel settore petrolifero. Il fratello maggiore di Hinckley, Scott, era amico di Neil Bush, uno dei figli di George H. W. Bush; i due avevano in programma di pranzare insieme il giorno della sparatoria. Inoltre, Neil Bush ha vissuto per un periodo a Lubbock, in Texas, la stessa città dove John Hinckley risiedette verso la fine degli anni settanta.
Se Reagan fosse morto nell’attentato, il vicepresidente dell’epoca, George H. W. Bush, sarebbe diventato presidente. Lo Hinckley, dopo anni di manicomio criminale, è stato rilasciato senza condizioni nel 2022.
È noto che Reagan, attore hollywoodiano con un debole per le barzellette (era eccezionale a raccontare quelle societiche), fece una battuta ai chirurghi una volta entrato in sala operatoria per l’intervento di urgenza: «spero siate tutti repubblicani».
Andando indietro nel tempo, troviamo altri esempi di attentati ed omicidi politici di rilievo.
Il 14 ottobre 1912, l’ex gestore di tavera John Schrank (1876-1943) tentò di assassinare l’ex presidente degli Stati Uniti Teodoro (1858-1919) mentre faceva campagna per la presidenza a Milwaukee, nel Wisconsin. Il proiettile di Schrank conficcò nel petto di Roosevelt dopo essere penetrato nella custodia in acciaio degli occhiali di Roosevelt e aver attraversato una copia spessa 50 pagine (piegata una sola) del suo discorso intitolato La causa progressista più grande di qualsiasi individuo, che portava nella tasca della giacca.
Lo Schrank fu immediatamente disarmato e catturato; avrebbe potuto essere linciato se Roosevelt non avesse gridato a Schrank di rimanere illeso. Roosevelt ha assicurato alla folla che stava bene, quindi ha ordinato alla polizia di prendersi cura di Schrank e di assicurarsi che non gli fosse stata fatta violenza.
In quanto esperto cacciatore e anatomista, Roosevelt concluse correttamente che, poiché non stava tossendo sangue, il proiettile non aveva raggiunto il suo polmone. Quindi rifiutò il suggerimento di recarsi immediatamente in ospedale per pronunziare il suo discorso esattamente programmato.
L’assassinio presidenziale più storico rimane quelli di Abramo Lincoln (1809-1865), ucciso mentre si trovava a teatro dall’attore John Wikes Booth (1838-1865). Il Booth al momento di premere il grilletto sulla nuca del presidente avrebbe proferito la formula latina «sic semper tyrannis» («così sempre per i tiranni», che è il motto dello Stato della Virginia. Curiosamente, si era detto che la moglie di Tony Blair, Cherie Booth, fosse sua discendente, ma la cosa sembra smentita.
Il Lincoln aveva subito tentativi di assassinio anche il 23 febbraio 1861 e nell’agosto 1864.
Un altro assassinio presidenziale riuscito fu quello del presidente James A. Garfield (1831-1881), il ventesimo presidente degli Stati Uniti, presso alla stazione ferroviaria di Baltimora e Potomac a Washington, alle 9:20 di sabato 2 luglio 1881, meno di quattro mesi dopo il suo insediamento. Tale Charles J. Guiteau fu condannato per l’omicidio di Garfield e giustiziato per impiccagione un anno dopo la sparatoria. Il Guiteau credeva di aver svolto un ruolo precipuo nell’elezione del Garfield, per il quale sentiva di dover essere premiato con l’assegnazione di un consolato a Parigi o Vienna.
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Venti anni dopo, fu assassinato il presidente William McKinley (18403-1901) venerdì 6 settembre 1901 al Temple of Music di Buffalo, New York. McKinley, mentre partecipava all’Esposizione Panamericana, è stato colpito due volte all’addome a distanza ravvicinata da Leon Czolgosz, un anarchico, armato con un revolver calibro 32 nascosto sotto un fazzoletto. Il primo proiettile rimbalzò su un bottone o su una medaglia premio sulla giacca di McKinley e si conficcò nella sua manica; il secondo colpo gli ha trapassato lo stomaco. Sebbene inizialmente McKinley sembrasse in fase di ripresa, le sue condizioni peggiorarono rapidamente a causa della cancrena attorno alle ferite e morì il 14 settembre 1901 alle 2:15.
Vi sono altresì casi di morte di presidenti che si sospettano siano stati assassini.
Il 9 luglio 1850, il presidente Zaccaria Taylor (1784-1950) morì a causa di una malattia diagnosticata come colera morbus, che presumibilmente venne dopo aver mangiato ciliegie e latte durante una celebrazione del 4 luglio. Quasi immediatamente dopo la sua morte, iniziarono a circolare voci secondo cui Taylor era stato avvelenato dai meridionali pro-schiavitù, e teorie simili sono persistite nel 21° secolo.
Nel giugno 1923, durante un viaggio nella parte nordoccidentale degli Stati Uniti, il presidente Warren G. Harding (1865-1923) fu vittima di una intossicazione alimentare, che divenne polmonite subito dopo portandolo alla morte.
Il 30 gennaio 1835 un tentativo di uccidere il presidente Andrea Jackson (1767-1845) fu eseguito da un imbianchino del Campidoglio, ma ambo le pistole usate si incepparono. Più tardi qualcuno ha provato le due pistole ed entrambe hanno funzionato bene. Lawrence è stato arrestato dopo che Jackson lo ha picchiato duramente con il suo bastone. Lawrence fu dichiarato non colpevole per pazzia e rinchiuso in un istituto psichiatrico fino alla sua morte nel 1861.
Nel 1909 il presidente Guglielmo Taft (1857-1930) fu obbiettivo di un tentativo di assassinio mentre incontrava il presidente massone del Messico Porfirio Diaz. La sua sicurezza trovò un uomo che nascondeva una pistola lungo il percorso della processione presidenziale a El Paso, in Texas. Un’altra cospirazione per uccidere il Taft sarebbe saltata fuori nel 1919.
Anarchici argentini, guidati da Severino di Giovanni, pianificarono di far saltare il treno del presidente americano Erberto Hoover (1874-1964) mentre era in visita nel Paese il 19 novembre 1928.
Il 15 febbraio 1933, diciassette giorni prima della prima inaugurazione presidenziale di Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), Giuseppe Zangara sparò cinque colpi a Roosevelt a Miami, in Florida. I colpi di Zangara hanno mancato il presidente eletto, ma Zangara ha ferito mortalmente il sindaco di Chicago Anton Cermak e ferito altre quattro persone. Zangara si dichiarò colpevole dell’omicidio di Cermak e fu giustiziato sulla sedia elettrica il 20 marzo 1933. Non è mai stato stabilito in modo definitivo chi fosse l’obiettivo di Zangara, ma la maggior parte inizialmente presumeva che avesse sparato al presidente eletto. Un’altra teoria è che l’attentato potrebbe essere stato ordinato dall’incarcerato Al Capone e che Cermak, che aveva condotto una repressione contro il Chicago Outfit e la criminalità organizzata di Chicago più in generale, fosse il vero obiettivo.
Secondo i servizi segreti sovietici dell’NKVD – agenzia antesignana del KGB – piani di assassinio del Roosevelt sarebbero stati concepiti dalle Waffen-SS naziste, che avrebbero voluto colpire oltre al presidente USA anche Winstone Churchill e Giuseppe Stalin alla conferenza di Teheran nel 1943.
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Nel 1947 presidente Enrico Truman (1884-1972) fu invece al centro di un complotto di assassinio ordito da terroristi ebrei. Durante l’insurrezione ebraica in Palestina prima della formazione dello Stato di Israele, l’organizzazione paramilitare sionista Lehi avrebbe inviato una serie di lettere bomba indirizzate al presidente e al personale di alto rango della Casa Bianca.
Il 1 novembre 1950, due attivisti indipendentisti portoricani, Oscar Collazo e Griselio Torresola, tentarono di uccidere il presidente Truman alla Blair House, dove Truman viveva mentre la Casa Bianca era sottoposta a importanti lavori di ristrutturazione. Nell’attacco, Torresola ha ferito il poliziotto della Casa Bianca Joseph Downs e il poliziotto della Casa Bianca Leslie Coffelt ferito a morte.
Il presidente Riccardo Nixon (1913-1994) fu oggetto di un tentato assassinio mentre si trovava in Canada il 13 aprile 1972. Un uomo armato, Arthur Bremer, si avvicinò al corteo presidenziale, ma non riuscì a sparare. Il mese dopo il Bremer sparò e ferì gravemente il governatore dell’Alabama Giorgio Wallace, che rimase paralizzato.
Il 22 febbraio 1974 tale Samuel Byck progettò di uccidere Nixon facendo schiantare un aereo di linea commerciale contro la Casa Bianca. Ha dirottato un DC-9 all’aeroporto internazionale di Baltimora-Washington dopo aver ucciso un agente di polizia della Maryland Aviation Administration e gli è stato detto che non poteva decollare con i blocchi delle ruote ancora al loro posto. Dopo aver sparato a entrambi i piloti (uno dei quali morì in seguito), un ufficiale di nome Charles “Butch” Troyer sparò a Byck attraverso il finestrino della porta dell’aereo. È sopravvissuto abbastanza a lungo da uccidersi sparandosi.
Anche Jimmy Carter, George Bush padre e figlio, Bill Clinton, Obama e lo stesso Trump hanno subito le attenzioni di attentatori.
Questa grande tradizione made in USA sembra non dare cenni di voler terminare.
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Intelligence
Le basi del pensiero dei fratelli Dulles
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Storia
Tra avvocati, spie e multinazionali
La Sullivan & Cromwell è tutt’oggi uno dei più importanti studi legali al mondo. Trentesima per fatturato ma undicesima come profitto in rapporto al numero di soci e terza come profitto per gli avvocati che ci lavorano. Studio nato negli anni in cui si formarono le grandi fortune americane dei famosi robber barons (i «baroni-rapinatori», cioè imprenditore e banchieri che a fino Ottocento accumulavano immense quantità di danaro).
Il fondatore, Algernon Syndey Sullivan (1826-1887), intravide in William Nelson Cromwell (1854-1948) un futuro luminoso e pagandogli gli studi alla Columbia University organizzò la sua ascesa per farlo diventare partner nel 1879.
Prima di loro solamente William Dameron Guthrie (1859-1935) e Paul Drennan Cravath (1861-1940), nel momento in cui unirono le forze in un unico studio legale, riuscirono a diventare un’entità indispensabile alla crescita esponenziale delle grandi corporations americane. Quell’epoca che venne chiamata Gilded-Age, altro non era che un lavoro di coppia tra lo studio legale e i loro clienti in cerca di società ben posizionate per poterle assorbire, creare un trust e accumulare potere in quello specifico settore economico puntando dritto per dritto al monopolio.
I più famosi trust industriali di quegli anni furono la Standard Oil di John D. Rockfeller (1839-1937), il settore bancario con John Pierpont Morgan Sr. (1837-1916), le ferrovie della Northern Securities di Edward Henry Harriman (1848-1909), il tabacco con l’American Tobacco di Thomas Fortune Ryan (1851-1928) e l’acciaio con la US Steel, creata da Andrew Carnegie (1835-1919) ma venduta ad un gruppo di proprietà di J.P. Morgan.
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La creazione di questi enormi conglomerati industriali con un solo proprietario ebbe un profondo impatto sugli abitanti della nazione, in particolare sui lavoratori. La crescita aziendale portò a trattamenti disumani e brutali che generarono violente lotte sindacali oltre che a fomentare una trasformazione generale del paese aumentando a dismisura il ritmo della già rapida urbanizzazione in atto.
Nel 1890 il governo federale ordinò lo Sherman Antitrust Act nel tentativo di limitare la diffusione dei cartelli ma in realtà raggiungendo il risultato opposto. Mentre in linea teorica la legge era stata pensata per bloccare l’accorpamento delle società e punirne i proprietari, in linea pratica non forniva reali strumenti per applicare la legge. Fu in questo momento che entrò in scena Cromwell.
John Oller nel suo White Shoe descrive nella sua opera la nascita di queste nuove entità dedite all’assistenza delle più elevate classi sociali e così chiamate per via delle tipiche scarpe bianche derby usate dalla crema della società americana. Cromwell ebbe il merito di immaginare per primo un sistema per mettere in sicurezza i cartelli delle grandi famiglie americane e di conseguenza anche le loro immense fortune. Oller racconta come a Cromwell venisse attribuito l’epiteto di «colui che insegnò ai robber barons come rubare».
L’idea di Cromwell fu quella di convincere lo stato del New Jersey ad accettare le legalizzazione delle società di partecipazione con la motivazione che avrebbe portato innumerevoli benefici grazie alla conseguente tassazione. In quel momento lo Sherman Act proibiva alle società di comprare altre società nello stesso settore ed era visto come un modo per evitare gli accordi tra loro. Ma non proibiva alle società per azioni di comperare quote di altre società. Questo, grazie all’accordo con lo stato del New Jersey, evitava di infrangere la legge Sherman in quanto non si trattava più di un accordo tra società ma semplicemente di un acquisto di stocks.
Dal 1890 fino alla fine del secolo, il New Jersey divenne la rampa di lancio dei vecchi trust americani pronti per essere scagliati nel firmamento economico e rifulgere nella nuova forma di corporations. In dieci anni oltre settecento società, per la maggior parte clienti di Sullivan & Cromwell, si trasferirono in New Jersey capitalizzando da sole oltre un miliardo di dollari. Si formarono in pochi anni in tutto il resto della nazione, anche il Delaware aprì legalmente alle holding, 187 società di partecipazione, per un valore totale di 4 miliardi di dollari, il doppio dei dollari circolanti negli Stati Uniti. Giusto per fare un confronto, il budget del governo americano del 1890 era di 318 milioni di dollari.
La Sullivan & Cromwell dopo essere riuscita a modificare la realtà legale americana pur di trovare una soluzione per i suoi clienti, divenne un riferimento assoluto per chiunque volesse fare affari ai massimi livelli. Il ruolo di Cromwell come consigliere di JP Morgan, prima nella creazione della Edison General Electric nel 1882 e in seguito della US Steel nel 1901 come unione della Carnegie Steel Company e della Federal Steel, fu fondamentale.
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Tuttavia l’operazione più importante fu senza dubbio l’acquisizione del Canale di Panama in una complessissima operazione orchestrata dietro le quinte da Cromwell e portata avanti con l’attenzione di non apparire mai nei documenti ufficiali. Dopo essersi recato a Parigi per investigare sulla costruzione francese del canale venne a conoscenza del suo prossimo fallimento.
Assieme a Bunau-Varilla (1859-1940), ingegnere francese e general manager della Panama Canal Company di Ferdinand de Lesseps (1805-1894), convinsero il governo americano a scegliere Panama invece del Nicaragua. Dopo il rifiuto della Colombia di cedere la terra panamense, architettarono una rivoluzione posticcia in modo da ottenere l’istmo e con il trattato Hay–Bunau-Varilla del 1903 venne definitivamente sancito il diritto americano sulla Canal Zone. Cromwell, oltre a guadagnarne una parcella stratosferica, in seguito allo stretto contatto con John Hay (1838-1905) entrò nelle grazie del presidente Theodore Roosevelt (1858-1919) e nei piani più alti del governo americano.
Cromwell nel 1911 in cerca di sangue nuovo da integrare nella firm, assunse un giovane John Foster Dulles (1888-1959) il quale venne seguito anche dal fratello minore Allen Welsh Dulles (1893-1969) qualche anno dopo. I fratelli Dulles, futuri segretario di stato e direttore della CIA, grazie alla loro attenzione nel battere sia le strade della diplomazia che del business, portarono allo studio legale una nuova serie di clienti di livello mondiale.
Tra i vari, molti erano enormi nomi di società americane come: Ford Motor Company, General Motors, International Business Machines (IBM), Chase Bank, International Telephone and Telegraph, Brown Brothers Harriman, Standard Oil. Bank for International Settlements o la IG Farben, invece facevano parte di una serie di clienti, molti di loro tedeschi che si appoggiarono alla Sullivan & Cromwell nel primo dopoguerra in cerca di appoggi e prestiti per assistere la ripartenza economica della Germania dopo la pace di Parigi del 1919.
Nel secondo dopo guerra, la United Fruit, uno dei principali clienti dello studio, cercò aiuto perché venisse tutelata dei suoi diritti in centro America. Il governo Arbenz in Guatemala era ai ferri corti con la ditta coltivatrice di banane, il più grande proprietario terriero del paese. Arbenz riuscì a ratificare la riforma della terra in Guatemala giusto sei mesi prima che Eisenhower mise i Dulles a gestire gli affari esteri americani. I due fratelli, nei loro primi otto mesi di ufficio, diedero immediata priorità all’operazione Ajax in Iran e immediatamente dopo al colpo di stato che estromettesse Arbenz in Guatemala.
Il lavoro portato avanti dalla Sullivan & Cromwell, lungo i decenni che cavalcarono l’esplosione economica, politica e militare americana, spiega molto bene il processo che portò i due mondi, prima ben separati, della politica delle grandi aziende americane e della politica estera del governo americano a congiungersi irreversibilmente. Con l’avvento del secondo dopoguerra, soprattutto, e l’assunzione di Washington a guida mondiale, gli interessi economici e messianici americani si trovarono a collimare per tutto il lungo periodo della guerra fredda.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: Nuova York nel 1930, da Günter Frost, L’idrovolante Dornier “Wal”, p. 1.
Immagine di pubblico dominio CCo via Wikimedia
Storia
Incontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
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I Calergi (si può scrivere anche con la C, come si chiama anche il palazzo veneziano dov’è morto Wagner e che ora ospita un casinò pieno di cinesi), va ricordato, era una famiglia cattolica, anche se sui generis. Riccardo scrive che uno dei ricordi di ragazzo era quando durante venerdì santo, alla preghiera per la conversione dei perfidi giudei, suo padre – che pure era praticante – lasciava la Chiesa in segno di protesta. In anticipo sui tempi… oppure, semplicemente, bisogna ammettere che le direttive rimangono sempre le stesse.
Il conte della Paneuropa, cioè dell’Europa invasa dagli immigrati, è nato a proprio Tokyo nel 1894. Il papà era l’ambasciatore dell’Impero austro-ungarico Heinrich Johann Maria di Coudenhove-Kalergi (1859-1906), del casato austro-boemo che aveva ascendenze fiamminghe e greco-veneziane. Parlando 18 lingue (tra cui, oltre che il giapponese, anche il turco, l’arabo e l’ebraico) è quello che oggi si definisce un iperglotta, cioè il gradino sopra del poliglotta. Come diplomatico aveva viaggiato a Costantinopoli, Rio de Janeiro, Buenos Aires. Arrivato in Giappone, studiò il buddismo.
Fu qui che incontrò Mitsuko Aoyama (1874-1941), figlia di un ricco magnate del petrolio con la passione dell’antiquariato. Quando incontrò il diplomatico asburgico, Mitsuko aveva 17 anni. Il Calergi senior frequentava il negozio del padre, che stava vicina all’ambasciata. Un giorno il conte scivolò col cavallo sul ghiaccio, e la ragazzina accorse ad aiutarlo. L’aristocratico chiese al signor Aoyama di poter assumere la figlia come governante all’ambasciata, e successivamente gli chiese di poterla sposare, una richiesta che fu rifiutata.
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Fotografia di matrimonio di Heinrich Coudenhove-Kalergi e Mitsuko Aoyama, 1892. Immagine CC0 via Wikimedia

Mitsuko Coudenhove-Kalergi con i figli Karl (in braccio a uno), Johannes, Richard, Gerolf, Elisabeth, Olga e Ida, 1903. Immagine CC0 via Wikimedia

Copertina dello shojo manga Lady Mitsuko in edizione indonesiana. Immagine da internet
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Il conte Richard Coudenove-Kalergi con la moglie Ida Roland e Thomas Mann, al secondo Congresso paneuropeo presso la Sing-Akademie di Berlino, 17 maggio 1930. Immagine CC0 via Wikimedia
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