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Animali

A Fukushima compaiono gli ibridi radioattivi di cinghiale e maiale

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Un decennio fa  un enorme terremoto di magnitudo 9.0 ha innescato uno tsunami che ha causato la fusione di un reattore nucleare nella regione giapponese di Fukushima.

 

La conseguente evacuazione dei cittadini ha permesso alle specie vegetali e animali locali di prosperare, reclamando la natura in assenza di esseri umani. Inclusi tra la florida fauna: maiali domestici che si sono accoppiati con cinghiali per creare nuovi ibridi, come riporta Inverse .

L’evacuazione dei cittadini dalla zona di Fukushima ha permesso alle specie vegetali e animali locali di prosperare, reclamando la natura in assenza di esseri umani. Inclusi tra la florida fauna: maiali domestici che si sono accoppiati con cinghiali per creare nuovi ibridi

 

Ancora più strano è che alcuni dei cinghiali presenti nell’area potrebbero essere «relativamente« radioattivi, secondo uno studio del giugno 2020 , e ora vengono cacciati per consentire ai residenti di tornare a casa.

 

«È una vivida illustrazione di ciò che accade quando gli umani sono costretti a fuggire a seguito di un disastro naturale, consentendo agli animali di adattarsi al loro ambiente appena ospitale» scrive Futurism.

 

«Anche se gli esseri umani non possono tornare, la fauna selvatica è tornata e ha persino prosperato in questo paesaggio umano abbandonato», ha detto a Inverse Donovan Anderson, studente di dottorato presso l’Università di Fukushima e coautore di un nuovo studio sull’emergere di ibridi cinghiale-maiale nella regione di Fukushima.

Ancora più strano è che alcuni dei cinghiali presenti nell’area potrebbero essere «relativamente« radioattivi

 

Secondo l’analisi di Anderson e dei suoi colleghi – un team che ha studiato campioni muscolari di 243 cinghiali, maiali e ibridi cinghiale-maiale –  il 16% dei cinghiali locali della zona evacuata erano ibridi dopo che le popolazioni locali si erano incrociate con maiali domestici abbandonati.

 

«Il maggior numero di ibridi rilevati, o relativamente il 75% di tutti gli ibridi, si trovava all’interno della zona di evacuazione del raggio iniziale di 20 km», si legge nel documento.

 

È improbabile che gli ibridi rimangano ibridi a lungo termine. Gli ibridi avevano in media solo l’otto percento di DNA di maiale, il che indica che i geni suini non durano per generazioni.

Qualche mese fa Renovatio 21 aveva riportato la notizia dei misteriosi cani blu rinvenuti in un impianto chimico abbandonato in Russia.

 

«Nel caso delle specie invasive – i maiali che sono stati liberati dall’evento [Fukushima] – pensiamo che avessero scarse caratteristiche di adattamento o sopravvivenza in natura», ha detto Anderson a Inverse .

 

«Non ci aspettiamo che questi cambiamenti di adattamento nei verri, probabilmente causati dall’assenza di persone, si mantengano nelle popolazioni, specialmente quando i disturbi [umani] ritornano».

 

Qualche mese fa Renovatio 21 aveva riportato la notizia dei misteriosi cani blu rinvenuti in un impianto chimico abbandonato in Russia.

Sugli animali attualmente presenti a Chernobyl esistono un nutrito numero di storie che sconfinano nella leggenda: ad esempio pare che le mucche della zona siano tornate selvatiche, organizzandosi in mandrie «spontanee»

 

Sugli animali attualmente presenti a Chernobyl esistono un nutrito numero di storie che sconfinano nella leggenda: ad esempio pare che le mucche della zona siano tornate selvatiche, organizzandosi in mandrie «spontanee».

 

Ciclicamente compaiono in rete storie riguardo agli animali abbandonati di Chernobyl, le loro mutazioni (spesso solo presunte…), lo stato selvaggio in cui si trovano.

 

Tuttavia, ricordiamo, che anche in alcune zone industriali di Detroit, dove la manifattura dell’auto è praticamente scomparsa, sono tornati cervi e orsi.

 

Si tratta di capire che la globalizzazione è più antiumana di un’esplosione atomica.

 

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Animali

Bufalo imbufalito scaglia in cielo un povero turista

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Un turista è rimasto gravemente ferito dopo essere stato scaraventato in aria da un bisonte a circa due metri e mezzo di altezza nel Parco Nazionale di Yellowstone. L’attacco è stato ripreso in video dal fotografo Mike Macleod.

 

Le scioccanti immagini stanno facendo il giro della rete.

 

Vi si vede, in chiarezza, come il crimine sia premeditato: l’ungulato, che poco prima sembrava annoiarsi in disparte, si mette alla caccia del povero bipede bartbuto, facendolo volare per aria.

 

 

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Si tratta, con ogni evidenza, di un caso di bufalo imbufalito.

 

I bufali (specialmente il bufalo nero africano) sono animali territoriali molto aggressivi se minacciati, feriti o durante la stagione degli accoppiamenti. Causano circa 200 morti all’anno. Gli attacchi avvengono spesso durante battute di caccia o quando i turisti si avvicinano troppo alle mandrie.

 

Casi di violenza bufalina si sono registrati in ispecie in Sudafrica. Ad esempio, il caso del 2025 dove un cacciatore texano di 52 anni è stato incornato e ucciso da un enorme bufalo di 1.300 kg durante una battuta di caccia nel Limpopo. L’animale ha caricato dopo essere stato inseguito.

 

Si registrano spesso casi nei villaggi vicini alle riserve naturali. Ad esempio, a Nongoma (KwaZulu-Natal), un bufalo solitario ha terrorizzato la comunità locale attaccando e uccidendo una persona e ferendone altre.

 

Questi animali possono superare i 900 kg di peso e correre fino a 56 km/h. Grazie alla loro corporatura massiccia e alle corna affilate, sono considerati tra gli erbivori più pericolosi al mondo

 

Come noto al lettore di Renovatio 21, il titolo di belva vegetariana più violenta è da giocarsi con un’altra fiera assassina, l’ippopotamo, prima causa di morte per animale in Africa.

 

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Immagine screenshot da Twitter

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Animali

Nuova teoria giustificazionista sulle orche teppiste di Gibilterra: «sono adolescenti abbandonati dai genitori»

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Una nuova teoria sul comportamento teppistico delle orche di Gibilterra – che hanno affondato almeno 8 barche dal 2020, danneggiandone più di 250 in oltre 670 interazioni registrate – è emersa sui giornali, ovviamente per bocca degli «esperti».   Secondo la nuova spiegazione dei sapienti biologi marini, le orche devastatrici sarebbero «giovani annoiati che sono stati lasciati senza supervisione da parenti più anziani». Insomma, un classico caso di deboscio, ma in ambito cetaceo.   Secondo quanto scritto dal quotidiano britanno Times, che ha raccolto il parare dei genii accademici, le orche potrebbero essere giovani curiose ma trascurate, che non hanno ricevuto un’istruzione sufficiente secondo gli elevati standard della specie. Ma attenzione: come il cambiamento climatico, c’è anche qui un fattore antropico per ogni disgrazia: gli scienziatoni credono che la pesca eccessiva degli ultimi dieci anni possa aver causato cambiamenti nella rete alimentare, con conseguente calo dei tassi di riproduzione e una diminuzione del numero di esemplari. Quando le condizioni sono migliorate, i nuovi cuccioli si sono ritrovati senza orche adolescenti a guidarli.   «Abbiamo interrotto la tradizione secondo cui l’adolescente si prende cura dei più piccoli», afferma un tizio intervistato, che lavora, ma guarda, per una fondazione. «Avrebbero dovuto essere sotto la supervisione dei loro parenti adolescenti, ma non c’erano più adolescenti. Così questi cuccioli hanno iniziato a fare sciocchezze, non avevano paura di niente». Eccerto. Poverini. Non è colpa loro se delinquono: è la società che li ha resi così. Dov’è che abbiamo già sentito questa storia?   Insomma, orfani criminali a causa dei pescatori. Colpa nostra che mangiamo il sushi: il sottotesto è questo. L’antiumanismo, ecologista o animalaro che sia, è sempre il medesimo. Consumate meno, fate meno figli, altrimenti le orche si incazzano, con i figli finiti nel degrado come in un ghetto della suburbia milanese.

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Si tratta di un salto di qualità nel fatto dell’antropizzazione, sempre a fini giustificativi, del sanguinario comportamento delle belve acquatiche. In rete spopola l’idea, presente nel pensiero animalista , per cui le aggressioni sono la vendetta vera orcina per il fatto che gli umani invadono il loro territorio: conosciamo bene l’idea del bestialismo mononeuronale per cui gli orsi hanno ragione a sbranare il runner che corre nella strada a fianco al bosco, perché questo è l’habitat del plantigrado.   In passato grandi «esperti» avevano lanciato un’altra spiegazione della violenza del mammifero bianconero pisciforme: secondo la teoria, fantasiosa sino al grottesco ma spacciata per scientifica, il gruppo sarebbe guidato da un’orca traumatizzata dagli esseri umani, per cui, anche qui, vendetta vera contro le barche a vela.   I racconti degli attacchi (arrivati in alcuni periodi ad uno al giorno), come quello ad un’imbarcazione britanniche nel 2025, sono terrificanti. Tuttavia, le grandi menti degli esperti ritengono che il colpevole sia, alla fine, la vittima. Anche questa storia ci sembra di averla già sentita…   Ora, Renovatio 21 rilancia l’appello: è ora di finirla.   Il fenomeno è oramai fuori controllo ma non si trova nessuno, nelle istituzioni, che voglia affrontarlo, forse per il pudore di infrangere il tacito «eccezionalismo cetaceo» per cui ai mammiferi pisciformi sono assegnati grande considerazione e pure «diritti» superiori a quelli dell’essere umano.   Come ripetuto da Renovatio 21, urge trovare una soluzione al più presto, sempre ricordando che, da quello che abbiamo appreso, la grande civiltà giapponese possiede ristoranti dove la malvagia creatura acquatica può essere servita come pietanza.

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Animali

Gattino nato con 28 dita ottiene il Guiness dei primati

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Il gattino di una famiglia del Michigan è ufficialmente un detentore del Guinness dei primati dopo che un veterinario ha verificato che è nato con 28 dita.

 

Il felino di 10 mesi della famiglia michiganoana degli Henderson, Toby, ha eguagliato il record per il maggior numero di dita in un gatto, precedentemente detenuto da un animale domestico canadese di nome Jake nel 2002.

 

«Quando ho visto per la prima volta le sue dita dei piedi, non potevo credere ai miei occhi», ha raccontato Delaney Henderson, proprietaria del gattaccio, al Guinness World Records. «Avendo già un altro gatto polidattilo, mi aspettavo dei “pollici” in più, ma niente avrebbe potuto prepararmi a vedere le zampe di Toby.»
Henderson ha detto che sono stati il muso di Toby e le sue frequenti fusa a farla innamorare.

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I proprietari di Toby hanno affermato che i suoi piedi insoliti non gli causano alcun fastidio o problema di mobilità. «Gode di ottima salute e, a parte una accurata spuntatura delle unghie (ne ha ben 30), è un gatto come tanti altri, senza particolari problemi di salute», han affermato gli Hendersoni.

 

I gatti in genere hanno 18 dita, 5 nelle zampe anteriori e 4 in quelle posteriori. Il primo dito anteriore, che non tocca terra, si chiama sperone ed equivale al nostro pollice, servendo ad afferrare gli oggetti. I felini con dita in più sono detti, come nei casi umani, polidattili.

 

I cuscinetti dei felidi, che per alcuni sono particolarmente belli da schiacciare a mo’ di scacciapensieri, si chiamano tampone carpale, metacarpale (anteriore), metatarsale (posteriore) e digitali. Svolgono funzioni vitali come ammortizzare i salti, percepire le vibrazioni del terreno e regolare la temperatura corporea tramite il sudore. I cuscinetti dei mici cambiano colore principalmente a causa di fluttuazioni della circolazione sanguigna, crescita e produzione di melanina, o variazioni di temperatura. Nella maggior parte dei casi si tratta di processi naturali e innocui, legati allo sviluppo o alla vita quotidiana del felino.

 

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Immagine generata artifizialmente, neanche tanto bene


 

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