Nucleare
Il Pentagono annuncia l’adeguamento della strategia di deterrenza nucleare
Secondo un rapporto del Pentagono, gli Stati Uniti adatteranno la loro strategia di deterrenza nucleare per fronteggiare le potenziali minacce provenienti da Russia e Cina.
In una dichiarazione rilasciata giovedì, il dipartimento della Difesa USA ha affermato che «molteplici avversari nucleari mettono alla prova la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati e partner», aggiungendo che questi paesi stanno ampliando e modernizzando i loro arsenali nucleari.
Alla luce di ciò, Richard Johnson, vice assistente segretario alla difesa, ha individuato Russia e Cina e ha osservato che gli Stati Uniti potrebbero dover modificare la loro Nuclear Posture Review del 2022 per mantenere la deterrenza nucleare. Ha tuttavia osservato che l’attuale sforzo di modernizzazione nucleare potrebbe non essere sufficiente.
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Secondo Johnson, per affrontare queste preoccupazioni, il Pentagono «ha già preso misure per mettere in campo capacità per migliorare la deterrenza nucleare e la flessibilità». Gli elementi chiave includono lo sviluppo della bomba a gravità B61-13 e una maggiore prontezza dei sottomarini di classe Ohio dotati di armi e propulsione nucleare.
Il Pentagono ha annunciato lo sviluppo di una nuova variante della bomba B61 lo scorso ottobre, affermando che avrebbe sostituito alcune delle vecchie versioni e fornito agli Stati Uniti «opzioni aggiuntive contro determinati obiettivi militari più difficili e di vasta portata».
Nel frattempo, Washington ha sottolineato che schierare la B61-13 «non è una risposta a nessun evento attuale specifico» e non aumenterebbe la scorta nucleare complessiva.
I sottomarini di classe Ohio sono l’elemento chiave della triade nucleare statunitense e sono specificamente progettati per la deterrenza nucleare. Possono essere armati con missili Trident con una gittata fino a 12.000 km.
I commenti di Johnson giungono dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato un cambiamento nella dottrina nucleare della nazione a fine settembre. Il documento è stato modificato per stabilire che «un’aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati di qualsiasi stato non nucleare con la partecipazione o il supporto di uno stato nucleare sarà considerata come un loro attacco congiunto».
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Putin ha approvato le modifiche il 19 novembre, quando gli Stati Uniti e diverse nazioni occidentali hanno consentito all’Ucraina di utilizzare armi a lungo raggio di fabbricazione straniera per attacchi in profondità nella Russia, nonostante l’avvertimento di Mosca che ciò avrebbe aggravato il conflitto e portato alla partecipazione diretta della NATO alle ostilità.
All’inizio di questa settimana, la Russia ha condotto un attacco contro l’Ucraina utilizzando l’ultimo missile ipersonico a medio raggio Oreshnik, affermando che ciò era in risposta agli attacchi transfrontalieri di Kiev con i sistemi ATACMS e HIMARS di fabbricazione statunitense, nonché con i missili Storm Shadow di fabbricazione britannica.
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi mesi bombardieri con capacità nucleare USA sono stati inviati in Medio Oriente, mentre pare che le armi atomiche tornino anche nelle basi aeree americane in territorio britannico, sopra i quali, peraltro, si sono registrati voli di misteriose intrusioni di droni.
Tre mesi fa la Repubblica Popolare Cinese ha dichiarato che gli USA costituiscono la «più grande minaccia nucleare» del pianeta.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Cina
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