Connettiti con Renovato 21

Economia

I sindaci della Germania settentrionale chiedono l’apertura di Nord Stream 2

Pubblicato

il

In un documento di sintesi inviato al ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck (Verdi) e al ministro di stato Presidente del Meclemburgo-Prepomerania Manuela Schwesig (SPD) – Il land  capolinea del gasdotto sottomarino Nord Stream dalla Russia – sette sindaci dell’isola baltica di Rügen nello stato chiedono il proseguimento dei flussi di gas russo verso la Germania. Lo riporta EIRN.

 

La strada scelta per le sanzioni, in particolare nei confronti del gasdotto Nord Stream 2, non è quella giusta, scrivono.

 

Tra i firmatari ci sono il sindaco Anja Ratzke di Bergen, il sindaco Frank Kracht di Sassnitz e il sindaco Karsten Schneider di Binz.

 

Tutti e tre i sindaci non sono affiliati partiti.

 

L’interruzione del gas dalla Russia significherebbe un’esplosione del costo della vita, causerebbe squilibri e discordie sociali, che potrebbero crescere in modo incontrollabile, avvertono i primi cittadini.

 

I sindaci considerano il gasdotto Nord Stream 1 e il gasdotto Nord Stream 2 importanti per la sicurezza energetica «a lungo termine», affermano.

 

Inoltre, insistono sul fatto che è urgente «un ripensamento generale per risolvere i problemi attuali nei rapporti con la Russia» e che deve essere intrapresa una via diplomatica.

 

La Germania sta subendo una inevitabile contrazione della produzione industriale, con i vertici dei colossi della manifattura a dire sempre con maggior insistenza che si potrebbe andare ad una crisi che potrebbe pure portare verso una chiusura totale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il land meridionale della Baviera si era pronunciato contro la chiusura delle forniture russe di gas, calcolando quattro mesi fa la cancellazione possibile di 220 mila posti di lavoro. Il mese passato l’Associazione Industriali di Baviera (VBW) ha pubblicato uno studio per cui senza gas russo il PIL tedesco crollerà del 12,7%.

 

Conosciamo la risposta del governo Scholz a tale disastro: debito e razionamenti, docce fredde, «sfollati energetici», e poco più in là repressione poliziesca e/o militare delle rivolte civili che già si attendono.

 

Come riportato da Renovatio 21, un gruppo di scienziati tedeschi ha firmato in queste settimana la «Dichiarazione di Stoccarda» per un pieno ritorno del Paese all’energia nucleare.

 

 

 

Continua a leggere

Economia

Manovre militari cinesi intorno Taiwan minacciano il commercio mondiale

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Decine di navi costrette a evitare lo Stretto di Taiwan, dove passa quasi il 50% del traffico container mondiale e l’88% delle imbarcazioni di maggiore stazza. Problemi anche per il trasporto aereo. Secondo Tokyo, quattro missili sparati ieri dai cinesi hanno sorvolato la capitale taiwanese.

 

 

Le esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan stanno creando problemi al traffico commerciale globale, come preventivato da molti esperti.

 

Lanciate ieri in riposta alla recente visita nella capitale taiwanese della speaker della Camera USA dei rappresentanti, Nancy Pelosi, le manovre di Pechino hanno di fatto chiuso lo Stretto di Taiwan.

 

Per evitare di incrociare le zone di operazione indicate dal governo cinese, decine di navi di diverso tipo hanno cambiato rotta e sono passate a est di Taiwan, compiendo un percorso più lungo.

 

L’aumento della distanza da coprire insieme a quello dei costi di assicurazione in una situazione di crisi fanno lievitare i prezzi di trasporto, alimentando ancor di più l’inflazione a livello globale. Lo stesso discorso vale per il traffico aereo.

 

Come calcolato da Bloomberg, nei primi sette mesi dell’anno quasi la metà del commercio container mondiale è passato attraverso lo Stretto di Taiwan; il dato per le navi di maggiore stazza è dell’88%.

 

L’interruzione della via di comunicazione marittima minaccia gli stessi interessi cinesi, considerato che gli esportatori in Cina usano in larga parte questo braccio di mare per far arrivare le proprie merci negli Usa e in Europa.

 

Osservatori fanno notare che quanto sta accadendo in questi giorni è solo un assaggio dei problemi che le catene globali di approvvigionamento avranno in caso di una invasione cinese di Taiwan: uno scenario potenzialmente peggiore di quello che si ha con gli effetti della guerra in Ucraina e dei ripetuti lockdown in Cina per il COVID-19.

 

Oggi le operazioni militari cinesi vicino a Taiwan rimangono intense. Decine di navi e aerei da guerra di Pechino hanno oltrepassato la «linea mediana» che informalmente divide lo stretto tra il territorio taiwanese e la Cina.

 

Con ogni probabilità il regime cinese vuole modificare lo status quo degli ultimi decenni: un modo per affermare che lo Stretto di Taiwan è territorio sovrano della Cina e non uno spazio internazionale.

 

Intanto Tokyo sostiene che quattro dei cinque missili balistici sparati ieri dalle Forze armate di Pechino sulla zona economica esclusiva giapponese hanno sorvolato prima Taipei.

 

Sarebbe la prima volta che accade, anche se il ministero cinese degli Esteri non conferma quanto dichiarato dalle autorità nipponiche.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Continua a leggere

Economia

I G7 vogliono fermare la produzione petrolifera russa

Pubblicato

il

Da

Un’altra folle mossa suicida nella guerra economica contro Mosca

 

In una dichiarazione, i ministri degli Esteri del G7 hanno affermato che stavano valutando «un divieto totale di tutti i servizi che consentono il trasporto di petrolio greggio marittimo russo e prodotti petroliferi a livello globale, a meno che il petrolio non sia acquistato a un prezzo pari o inferiore da concordare in consultazione con i partner internazionali».

 

Questo è l’ultimo sforzo del G7 per attuare la politica proposta per la prima volta dal segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen, per limitare il prezzo pagato alla Russia per il suo petrolio.

 

La risposta di Mosca è chiara. Secondo RT, i funzionari russi hanno affermato che avrebbero semplicemente smesso di rifornire i Paesi che aderiscono all’iniziativa. I russi avrebbero anche indicato che se le esportazioni di petrolio diventano non redditizie, il Paese interromperà del tutto la produzione.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Yellen è nel gruppo di vertice che con la Von der Leyen e Mario Draghi ha deciso per l’incredibile blocco delle riserve russe presso le Banche Centrali straniere – si tratterebbe di 300 miliardi di dollari, un atto che il Financial Times, che ha fatto lo scoop tempo dopo, è considerabile come il primo vero atto di guerra economica della storia.

 

La Russia quindi si dice disposta a cessare la produzione di petrolio: sembra incredibile, ma la classe dirigente occidentale che vuol combattere la Russia non ha mai sentito parlare della campagna orientale di Napoleone, che nell’avanzata trovò che il nemico bruciava le sue stesse città per impedire l’invasione dell’imperatore illuminista (cioè, massone) europeo.

 

Nel frattempo, fuori dall’Occidente NATO, gli affari con Mosca prosperano.

 

Secondo Bloomberg, le esportazioni della Svizzera verso la Russia sono aumentate dell’83% nei primi sei mesi dell’anno; soprattutto i componenti dei jet e le turbine a gas sono saliti alle stelle.

 

Le indicazioni indicano che i fornitori di Paesi terzi hanno utilizzato la Svizzera per sfuggire alle sanzioni dell’UE.

 

«Le esportazioni svizzere verso la Russia di turbojet, pompe ad aria e altri macchinari sono aumentate negli ultimi due mesi mentre i produttori si sono dati da fare per evadere gli ordini firmati prima che le sanzioni sull’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca rendessero illegali alcune vendite», riferisce la testata economica americana.

 

«Dopo aver variato da 1 milione di franchi svizzeri (1,04 milioni di dollari) a 2,5 milioni di franchi al mese da gennaio ad aprile, le esportazioni di turbojet, turboeliche e altre turbine a gas sono balzate a 11,2 milioni di franchi a maggio e 5,9 milioni di franchi a giugno».

 

«Le esportazioni totali svizzere verso la Russia, per un valore di 492 milioni di franchi, sono aumentate di circa l’83% a giugno rispetto a gennaio, il mese prima dell’inizio della guerra, il 24 febbraio, trainate principalmente dalle vendite di prodotti farmaceutici, medicinali, diagnostici e sangue».

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Ambiente

Stato americano boicotta banche anti-combustibili fossili tra cui BlackRock, Goldman Sachs, JP Morgan

Pubblicato

il

Da

L’Agenda Verde comincia a trovare ostacoli. Realtà statali cominciano a rivoltarsi contro le imposizioni dell’Agenda verde nella vita dei cittadini.

 

Secondo una notizia andata in onda sulla WBOY-TV del West Virginia, lo Stato americano ha nominato cinque banche nella sua prima «lista di istituti finanziari con restrizioni» a causa di un «conflitto di interessi» sulla politica del carbone.

 

Il 29 luglio il tesoriere di stato Riley Moore ha annunciato che BlackRock Inc., Goldman Sachs Group Inc., JPMorgan Chase & Co., Morgan Stanley e Wells Fargo & Co. non sono idonei ai contratti bancari statali perché sono «impegnati nel boicottaggio delle società di combustibili fossili».

 

Il tesoriere ha inoltre affermato che «qualsiasi istituzione con politiche volte a indebolire le nostre industrie energetiche, la base imponibile e il mercato del lavoro ha un chiaro conflitto di interessi nel gestire i dollari dei contribuenti».

 

«Ogni istituto finanziario inserito nell’elenco degli istituti finanziari con restrizioni oggi ha pubblicato politiche ambientali o sociali scritte che limitano categoricamente le relazioni commerciali con le società energetiche impegnate in determinate attività di estrazione, estrazione o utilizzo del carbone, piuttosto che considerare il profilo finanziario o di rischio di ciascuna società», ha detto Moore.

 

Si tratta di un caso unico, il primo di quella che potrebbe essere una serie di ribellioni delle autorità locali contro il Grande Reset ecologico e i suoi agenti.

 

La notizia è stata ripresa dai media con copertura nazionale

 

Sebbene all’inizio di quest’anno siano stati approvati progetti di legge simili in Kentucky e Texas, il New York Times afferma che questa «è la prima volta che uno stato si è mosso per interrompere i rapporti bancari con le principali società di Wall Street a causa delle obiezioni ai loro sforzi per ridurre le pericolose emissioni di riscaldamento del pianeta».

 

Una delle banche coinvolta , JPMorgan, lavora con il sistema universitario pubblico del West Virginia.

 

Moore ha affermato che quei contratti sarebbero stati liquidati entro la fine dell’anno e che lo stato cercherà nuovi fornitori di servizi non ostili all’industria del carbone.

 

Il carbone rappresenta più di 11.000 posti di lavoro in West Virginia.

 

I piani di finanziarizzazione del mondo naturale, con l’imposizione dell’Agenda Verde dove convergono ONU, DAVOS e grande capitale, sono stati descritti su Renovatio 21 da articolo di William Engdahl come  «Wall Street, il piano diabolico per finanziarizzare tutta la natura».

 

Si tratta del «piano più radicale e potenzialmente più distruttivo finora per fare letteralmente trilioni di dollari su qualcosa che è il diritto naturale e l’eredità dell’intera razza umana: la natura stessa, tutta la natura, dall’aria, dall’acqua dolce alle foreste pluviali fino ai terreni agricoli».

 

Agenda Verde vuol dire deindustrializzazione; deindustrializzazione vuol dire riduzione della popolazione – attraverso la povertà, la fame, la sterilizzazione.

 

L’Agenda Verde è una maschera colorata della Cultura della Morte.

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari