Connettiti con Renovato 21

Nucleare

Trump intende affidare il plutonio militare a privati e startup

Pubblicato

il

Il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha scelto diverse società private come potenziali destinatarie di plutonio per uso bellico, tra cui un’azienda in cui il Segretario all’Energia Chris Wright sedeva nel consiglio di amministrazione prima di entrare nell’amministrazione del Presidente Donald Trump.

 

Il governo degli Stati Uniti custodisce circa 50 tonnellate di materiale fissile recuperato da armi nucleari smantellate in siti ad alta sicurezza. L’amministrazione Trump ha annunciato lo scorso anno l’intenzione di ampliare il Programma di utilizzo del plutonio in eccedenza, permettendo alle aziende private di produrre combustibile ad alta densità energetica per reattori di piccole dimensioni avanzati, con 20 tonnellate di plutonio destinate al trasferimento.

 

Martedì il Dipartimento dell’Energia ha reso noti i nomi di cinque aziende selezionate per le «negoziazioni avanzate» previste dal piano, tra cui Oklo Inc., società californiana che sviluppa piccoli reattori nucleari e che Wright ha contribuito a gestire prima della sua nomina a segretario all’energia nel febbraio 2025.

 

Oklo ha dichiarato che utilizzerà plutonio statunitense in collaborazione con l’azienda europea Newcleo. L’amministratore delegato Jacob DeWitte ha affermato che l’iniziativa «crea un percorso per utilizzare il materiale in eccesso esistente come combustibile di transizione per i reattori avanzati, consentendo di mettere in funzione più rapidamente un maggior numero di reattori».

Aiuta Renovatio 21

Le altre società nominate dal governo sono Exodys Energy, SHINE Technologies, Standard Nuclear e Flibe Energy. Il Dipartimento dell’Energia ha sostenuto che l’accesso alle forniture di plutonio aiuterebbe i partner privati ad attrarre investimenti.

 

Il piano di affidare il plutonio per uso bellico – un materiale pericoloso che richiede rigide procedure di manipolazione e controlli di sicurezza – a privati ha suscitato l’opposizione di alcuni legislatori statunitensi, che hanno messo in guardia sui rischi per la sicurezza e la proliferazione.

 

«Trump vuole prendere abbastanza plutonio per costruire 2.000 bombe atomiche e consegnarlo all’industria privata solo per accontentare i suoi ricchi amici», ha dichiarato il senatore Edward Markey, democratico del Massachusetts. «Potrebbe anche vendere armi nucleari al Costco. Se questo materiale finisse in Iran, sapremmo di chi è la colpa».

 

I critici sostengono inoltre che il programma incoraggi altri paesi a considerare il plutonio contenuto nel combustibile nucleare esaurito come una risorsa preziosa anziché come rifiuto pericoloso, creando incentivi all’estrazione e allo stoccaggio di tale materiale.

 

Dal 2025 gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran due volte, sostenendo che Teheran non è affidabile nella gestione di un’industria nucleare civile e che non tenterà di militarizzarla. La crisi rimane irrisolta, mentre le ripercussioni economiche globali derivanti dall’interruzione del traffico marittimo nel Golfo Persico continuano ad aggravarsi.

 

Il riutilizzo pacifico del materiale fissile dell’era della Guerra Fredda è stato un tempo un elemento centrale della cooperazione tra Stati Uniti e Russia. Nell’ambito del programma HEU-LEU, l’uranio russo di grado militare, sufficiente per circa 20.000 testate nucleari, è stato convertito in combustibile per reattori prima della scadenza dell’accordo nel 2013.

Un accordo simile sul plutonio era stato firmato nel 2000, ma è stato sospeso nel 2016 dopo essere stato completato per circa il 70%, a causa del deterioramento delle relazioni bilaterali in seguito al colpo di stato armato appoggiato dagli Stati Uniti in Ucraina.

 

Nel 2024 gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di uranio a basso arricchimento dalla Russia, presentando la mossa come parte della loro politica di sanzioni e come uno sforzo per rilanciare il settore nazionale di arricchimento dell’uranio, indebolito da decenni di abbondante combustibile importato, anche nell’ambito del programma HEU-LEU. Tuttavia, sono previste deroghe fino al 2028.

 

A gennaio il dipartimento dell’Energia ha annunciato l’intenzione di investire 2,7 miliardi di dollari in dieci anni nei servizi di arricchimento dell’uranio.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio via Flickr

Continua a leggere

Cina

La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST

Pubblicato

il

Da

Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.   Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.   Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).   Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).   Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.   Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.   Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.   Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.   Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
Continua a leggere

Militaria

Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine

Pubblicato

il

Da

Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.

 

«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.

 

Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.

Sostieni Renovatio 21

Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».

 

Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».

 

Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.

 

«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».

 

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».

 

Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.

 

Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic

 

Continua a leggere

Cina

La Cina: l’Iran ha un «legittimo diritto» al programma nucleare civile

Pubblicato

il

Da

Pechino ha affermato che l’Iran ha il diritto di portare avanti un programma nucleare pacifico in quanto parte del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP).   La dichiarazione è stata resa giovedì all’Assemblea generale dalla vice rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, Sun Lei.   «In quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e privo di armi nucleari, l’Iran dovrebbe onorare il suo impegno a non sviluppare armi nucleari e il suo legittimo diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare dovrebbe essere rispettato», ha dichiarato Sun durante una riunione plenaria sull’uso del diritto di veto.   Il dibattito è seguito a una votazione di settembre in cui Cina e Russia hanno bloccato una risoluzione presentata dagli Stati Uniti per prorogare il mandato di un gruppo di controllo delle Nazioni Unite sulle sanzioni contro l’Iran.   L’organismo di monitoraggio è stato ripristinato nell’ambito del meccanismo di «ripristino automatico» invocato ad agosto da Gran Bretagna, Francia e Germania (il gruppo E3), con l’obiettivo di reintrodurre le sanzioni. Cina e Russia considerano quel meccanismo giuridicamente invalido e sostengono che le sanzioni non siano state ripristinate.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo Sun, la Cina ha usato il veto per «sostenere una corretta comprensione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», appoggiare una soluzione politica alla questione nucleare iraniana, affrontare le preoccupazioni sulla non proliferazione e favorire la pace e la stabilità a lungo termine in Medio Oriente.   Lo stallo sul programma nucleare iraniano, ha affermato la diplomatica, nasce dal ritiro unilaterale di Washington dal Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) e dal successivo fallimento dei tre Paesi europei (E3) nell’esaurire tutte le opzioni diplomatiche previste dall’accordo prima di invocare la clausola di ripristino delle sanzioni.   In base all’intesa del 2015, l’Iran aveva accettato di ridurre le attività di arricchimento dell’uranio in cambio di un allentamento delle sanzioni. Il presidente Donald Trump ritirò gli Stati Uniti dall’accordo nel 2018, durante il primo mandato, e reintrodusse le sanzioni contro l’Iran.   A febbraio Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran in quella che Trump ha descritto come un tentativo di impedire al Paese di dotarsi di un’arma nucleare.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Più popolari