Il Fondo Monetario Internazionale propone di basare il credito bancario sui siti che vedete in Internet

 

 

 

In un nuovo documento di lavoro intitolato «Intermediazione finanziaria e tecnologia», il Fondo monetario internazionale (FMI) ha suggerito che «l’uso di dati non finanziari avrà grandi effetti sulla fornitura di servizi», in base al quale le persone vedranno i dettagli della cronologia di Internet scansionati dalle banche per discernere un punteggio che dia loro accesso al credito.

 

Invece di utilizzare metodi tradizionali per valutare il rischio di credito di un cliente, come beni, reddito e stato civile, le banche per effettuare valutazioni del rischio stanno ora cercando di attingere alla vasta gamma di dati – i cosiddetti Big Data – raccolti da società Big Tech come Facebook, Google e YouTube per scopi di marketing.

Invece di utilizzare metodi tradizionali per valutare il rischio di credito di un cliente, come beni, reddito e stato civile, le banche per effettuare valutazioni del rischio stanno ora cercando di attingere ai Big Data – raccolti da società Big Tech come Facebook, Google e YouTube

 

«Le grandi aziende tecnologiche raccolgono enormi quantità di dati non finanziari attraverso le loro piattaforme rivolte ai consumatori nelle aree del commercio elettronico, dei social network e della ricerca online», si legge nel documento. Continuando, gli autori affermano che «l’enorme quantità di dati consente l’uso di strumenti di analisi dei» Big Data «come l’intelligenza artificiale e il machine learning», che ha dimostrato la loro «utilità nella finanza».

 

«L’ascesa di Internet consente l’uso di nuovi tipi di dati dei clienti non finanziari, come le cronologie di navigazione e il comportamento di acquisto online delle persone o le valutazioni dei clienti per i fornitori online, (…) tali dati non finanziari sono preziosi per il processo decisionale finanziario».

 

Gli autori sostengono che tali dati sono «informazioni facili da raccogliere», specificatamente nominando «l’impronta digitale (provider di posta elettronica, operatore di telefonia mobile, sistema operativo, etc.)» come una di queste fonti di informazioni accessibili. Secondo la loro valutazione, le nuove fonti di dati si comportano «così come i punteggi di credito tradizionali nella valutazione del rischio del mutuatario».

 

«L’ascesa di Internet consente l’uso di nuovi tipi di dati dei clienti non finanziari, come le cronologie di navigazione e il comportamento di acquisto online delle persone o le valutazioni dei clienti per i fornitori online, (…) tali dati non finanziari sono preziosi per il processo decisionale finanziario».

In un post sul blog scritto dagli autori del documento di lavoro, il gruppo afferma che una nuova ricerca mostra che «una volta alimentate dall’Intelligenza Artificiale e dal machine learning, queste fonti di dati alternative sono spesso superiori ai metodi tradizionali di valutazione del credito», consigliando che le banche dovrebbero iniziare basando i propri prestiti sui dati raccolti dalle macchine che classificano le abitudini di spesa.

 

Si tratta di un evidente gioco economico per le banche, dal momento che «grandi quantità di dati possono essere acquisite a basso costo tramite web-scraping» (una tecnica informatica di estrazione di dati da un sito web per mezzo di programmi software) che aumenta «la contendibilità dei servizi finanziari».

 

Come nota Lifesitenews, secondo gli autori del documento, lo scenario COVID-19 sta mettendo il turbo alla necessità di rivedere l’attuale sistema bancario, facendo eco alle parole di membri delle élite globaliste come George Soros e Klaus Schwab, che hanno chiesto un «Grande Reset» che dovrebbe «rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società ed economie».

Lo scenario COVID-19 sta mettendo il turbo alla necessità di rivedere l’attuale sistema bancario, facendo eco alle parole di membri delle élite globaliste come George Soros e Klaus Schwab, che hanno chiesto un «Grande Reset»

 

«Ogni paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare e ogni settore, dal petrolio e gas alla tecnologia, deve essere trasformato», ha detto Schwab riguardo al Grande Reset.

 

Come raccontato più volte da Renovatio 21, l’uso dei Big Data nella determinazione della vita dell’individuo è già cosa reale, da anni, in Cina, con il programma di sorveglianza digitale totale chiamato «Punteggio di credito sociale». Il governo del Partito Comunista Cinese ha già combinato i dati del «credito sociale» con i sistemi di tracciamento COVID. I due elementi, del resto, ci sono fatti sembrare ora come inseparabili.

 

Renovatio 21 ha altresì pubblicato alcuni brani di capitale importanza del pensiero della professoressa Shoshana Zuboff, docente harvardiana cui si deve la definizione del cosiddetto «Capitalismo di sorveglianza» che oggi informa, volenti o nolenti, le nostre esistenze.

 

“Capitalismo di sorveglianza”. Ora sei controllato a distanza

Elementi di Capitalismo di sorveglianza

Imperativi del Capitalismo di sorveglianza

Maschera e volto del Capitalismo di sorveglianza