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Necrocultura

Halloween, la festa di sangue è di nuovo qui

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Siamo arrivati anche quest’anno alla notte maledetta, che oramai è divenuta – nel mondo moderno invertito – una festa irrinunziabile.

 

Non crediamo che Halloween sia più disinstallabile dalla società. Lo ho capito poco fa quando ho sentito il maestro di judo di mio figlio, dopo il formalissimo saluto rei al termine della lezione, congedarsi dai ragazzi dicendo «buona festa». Ho pensato: oramai è tardi. L’halloweenizzazione è avvenuta sotto i nostri occhi – da bambini, appena pochi decenni fa, non v’era nulla di simile – e i motivi sappiamo bene quali sono.

 

Nella società post-cristiana non si rispettano più i santi e i morti, ma i vampiri e gli zombi. Essenzialmente, come sempre, i mostri, i demoni, si prendono lo spazio vuoto lasciato dalla fine del cristianesimo. È giocoforza un atto di ripaganizzazione, di ridemonizzazione.

Come notissimo, Halloween ha origini religiose, cioè pagane: affonda le radici nel Samhain (il capodanno celtico – la parola, si creda, possa significare «fine dell’estate» in gaelico irlandese) e nella vigilia di Ognissanti (in inglese, All Hallows’ Eve). Nel neopaganesimo e nella Wicca, Samhain è il più importante dei Sabbat, spesso chiamato «capodanno delle streghe». Si onorano gli antenati, si accendono candele, si preparano altari e tavole per i defunti. Nelle tradizioni popolari la notte era anche propizia alla divinazione: specchi, mele sbucciate e noci servivano a ricevere presagi su amori e destino. L’Ottocento spiritista, con sedute e tavolini parlanti, ha rafforzato l’idea di Halloween come notte dei contatti con l’aldilà.

 

La sua trasformazione in spettacolo, intrattenimento e consumo è però chiaramente americana e novecentesca.

 

Nell’Ottocento la festa arriva negli Stati Uniti con gli immigrati irlandesi e scozzesi, in fuga anche dalla Grande Carestia, ma resta una ricorrenza di comunità, fatta di giochi e scherzi. Il primo salto commerciale è nei primi anni del Novecento: aziende come la Dennison Manufacturing vendono addobbi e carta crespa a tema, e cartoline e decorazioni fanno della festa un prodotto da catalogo.

 

Negli anni Venti e Trenta, con la Grande Depressione, gli scherzi di Halloween degenerano spesso in vandalismo. Secondo molti storici, comuni e associazioni rispondono incanalando i ragazzi nel «dolcetto o scherzetto»: dolci in cambio di tranquillità, una spiegazione che, più che minacce esoteriche, fa capire che dietro potrebbe esserci un controllo sociopolitico della violenza (esattamente come avviene, secondo il pensiero di René Girard, per le feste antiche, come il Carnevale).

 

Il rito si fissa e l’industria dei dolciumi trova un nuovo mercato. Dopo il razionamento dello zucchero in tempo di guerra, nel dopoguerra la pratica esplode nei nuovi quartieri residenziali del baby boom, insieme ai costumi industriali, venduti in scatola con maschera di plastica e spesso ispirati a personaggi di cinema e fumetti.

 

Da allora Halloween è tra le ricorrenze più redditizie dell’anno: costumi, zucche, dolciumi e decorazioni valgono oltre dieci miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti. Dagli anni Novanta il modello, spinto da cinema, televisione e grande distribuzione, si è esportato in Europa e in Italia.

 

E quindi: mostri e commercio. Demoni e sterco del demonio. Fa poca differenza, perché alla fine, sì, in questa notte la gente muore per davvero, e siamo qui a scriverlo, per ricordarlo a tutti. Forse non è il caso di ignorare Halloween e, lontani da zucche e cioccolatini, il suo lato ctonio e assassino.

 

Questa è la classica, immancabile, lista del sangue di Halloween che ogni anno manda in stampa Renovatio 21 – epperò arricchita ed aggiornata.

 

Notte del 31 ottobre 1957, Los Angeles, California: il veterano della Seconda Guerra Mondiale Peter Fabiano, ex marine, apre la porta convinto di trovare un bambino in cerca di dolcetti. Viene invece colpito a morte da un proiettile sparato a bruciapelo. Le indagini porteranno all’ex amante lesbica della moglie e a una sua complice.

 

Notte del 31 ottobre 1967, Van Nuys, Los Angeles: Kenneth Lindstrand, 32 anni, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco a una festa di Halloween davanti a quasi cento testimoni. Era uno dei pochi senza costume, e all’inizio gli invitati pensarono a uno scherzo. Jack Gentry Stearns fu condannato all’ergastolo: aveva avuto da ridire sul fatto che Lindstrand ballasse con la moglie.

 

Notte del 30 ottobre 1973, Fond du Lac, Wisconsin: la bimba di nove anni Lisa French bussa alla porta del vicino Gerald Turner per il classico «dolcetto o scherzetto». Turner la violenta, l’uccide, la infila in un sacco di plastica e la abbandona in una discarica.

 

Notte del 31 ottobre 1974, Deer Park, Texas: l’ottoenne Timothy O’Bryan mangia una caramella Pixy Stick raccolta durante il giro dei dolcetti. Si accascia, ha convulsioni e muore un’ora dopo in ospedale. Ad avvelenarlo era stato il padre, per incassare l’assicurazione sulla vita del figlio. L’uomo verrà giustiziato nove anni più tardi.

 

Notte del 31 ottobre 1975 (un Halloween particolarmente cupo), Greenwich, Connecticut: la quindicenne Martha Moxley viene ritrovata picchiata e accoltellata sotto l’albero di casa. Accanto al corpo, una mazza da golf ferro 6 spezzata in quattro pezzi.

 

Notte del 31 ottobre 1979, sobborgo di Sunland-Tujunga, Los Angeles: la sedicenne Shirley Ledford sta rientrando in autostop da una festa di Halloween quando due uomini la caricano sul loro furgone. Non sa di aver incontrato i Toolbox Killers, Lawrence Bittaker e Roy Norris, noti per rapire autostoppiste, torturarle con attrezzi da lavoro e fotografarle durante gli omicidi. Dopo aver seviziato Ledford, ne gettano il corpo sul prato di una casa estranea. Sarà la quinta e ultima vittima della coppia, denunciata da un amico.

 

Notte del 31 ottobre 1981, Amarillo, Texas: il diciassettenne Johnny Lee Garrett violenta una suora di 76 anni e la uccide a coltellate.

 

Ancora notte del 31 ottobre 1981, Manhattan, New York: il fotografo Ronald Sisman e la studentessa dello Smith College Elizabeth Platzman vengono picchiati nel loro appartamento di Manhattan e poi uccisi. L’alloggio è stato messo a soqquadro, ma nulla sembra mancare. Sul duplice omicidio circolano teorie che collegano Sisman a una setta responsabile delle uccisioni seriali di Son of Sam. Il giornalista Maury Terry ipotizza persino legami con produttori di snuff movie: ne tratta il documentario Netflix Sons of Sam.

 

Sempre notte del 31 ottobre 1981, Point Pleasant, Virginia Occidentale: la diciassettenne Maria Ciallella dice al padre che uscirà e tornerà intorno a mezzanotte. Un agente la vede camminare sul ciglio della strada e sta per offrirle un passaggio. Dieci minuti dopo, la ragazza è scomparsa. Il cadavere, fatto a pezzi in tre parti, verrà ritrovato nel 1983 nel giardino della madre del serial killer Richard Biegenwald, il «Thrill Killer» del Jersey Shore.

Notte del 31 ottobre 1989, Galveston, Texas: Sylvia Salinas, 30 anni, viene uccisa mentre lavora nel suo piccolo alimentari. Il caso è irrisolto.

 

Notte del 31 ottobre 1992, New Orleans, Louisiana: lo studente giapponese in scambio Yoshihiro Hattori, diretto a una festa di Halloween, si perde e bussa a una porta. Nessuno risponde. Torna alla macchina, la porta si apre: «Siamo qui per la festa», dice il ragazzo. Riceve in risposta un colpo di revolver. Il padrone di casa viene accusato di omicidio colposo ma si appella alla Castle Doctrine, il diritto di usare la forza letale per difendere la propria abitazione. Una giuria lo dichiara non colpevole.

 

Notte del 31 ottobre 1993, Pasadena, California: tre adolescenti vengono uccisi a colpi di arma da fuoco mentre rientrano da una festa.

 

Notte del 31 ottobre 1994: il settenne Tony Bagley, vestito da scheletro, fa «dolcetto o scherzetto» con la famiglia. Un uomo incappucciato irrompe in strada e spara contro i Bagley. Tutti vengono colpiti, il bambino muore in ospedale. Caso irrisolto.

 

Notte del 31 ottobre 1995, West Allis, Wisconsin: i vigili del fuoco, intervenuti per del fumo al Windsong Village Apartments, trovano morta Terrie L. Engel, 26 anni, nel suo appartamento parzialmente bruciato. Le indagini accertarono che aveva ferite al collo. Altro caso mai risolto.

 

Notte del 31 ottobre 1998, South Bronx, New York: il programmatore Karl Jackson sta andando a prendere il figlio a una festicciola quando il parabrezza della sua auto viene centrato da un uovo. Scende per protestare con i responsabili, che lo inseguono, lo bloccano e gli sparano alla testa.

 

Notte del 31 ottobre 2002, Università del Minnesota: lo studente Carl Jenkins scompare e viene ritrovato quattro mesi dopo nel fiume Mississippi. Alcuni collegano la morte allo «Smiley Face Killer»: secondo una teoria, tra anni Novanta e Duemila un assassino del Midwest avrebbe ucciso almeno 45 giovani uomini, lasciando in una dozzina di casi graffiti di facce sorridenti vicino ai corpi.

 

Notte del 31 ottobre 2004, Napa Valley, California: Leslie Mazzara e Adriane Insogna vengono massacrate nel loro appartamento. L’assassino risulterà essere il fidanzato di una loro amica intima.

 

Notte del 31 ottobre 2005, Frederica, Delaware: la comunità osserva per ore una macabra decorazione appesa a un albero in piazza pubblica. Solo dopo ci si rende conto che non è un addobbo: è il cadavere impiccato di una donna di 42 anni.

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Notte del 31 ottobre 2008, Sumter, Carolina del Sud: il dodicenne T.J. Darrisaw bussa a una porta per «dolcetto o scherzetto» e riceve 29 colpi di kalashnikov, 11 dei quali lo uccidono sul colpo. Padre e fratellino restano feriti ma sopravvivono. L’autore era un trafficante di droga che temeva una rappresaglia di una gang rivale.

 

Notte del 31 ottobre 2010, Benton Township, Michigan: il sedicenne Devon Griffin rientra a casa dopo la messa e una notte passata fuori. Trova la casa insolitamente silenziosa, va a controllare e scopre il patrigno coperto di sangue a letto. La polizia troverà altri due cadaveri: la madre e il fratello di Griffin. L’assassino era il fratellastro William Liske.

 

Notte del 31 ottobre 2011, Armstrong, Columbia Britannica: l’18enne Taylor Van Diest manda un SMS al fidanzato: si sente seguita. Viene ritrovata in fin di vita accanto ai binari ferroviari, massacrata di botte. Morirà poco dopo in ospedale.

 

Notte del 31 ottobre 2012, Michigan: il predicatore John D. White bussa alla roulotte della sua amante, che vive col figlio in un trailer park. La strangola, ne getta il corpo nei boschi, poi torna e veste il bambino con un costume di Halloween.

 

Notte del 31 ottobre 2013, New York: il 19enne Anthony Seaberry viene ucciso da uno sconosciuto con la maschera di Scream. Caso irrisolto, ma potrebbe essere opera di un uomo responsabile di altre sparatorie, abbattuto dalla polizia quella stessa sera.

 

Notte del 31 ottobre 2017, Manhattan, Nuova York: un uomo noleggia un pick-up in un Home Depot del Nuovo Jersey e investe pedoni e ciclisti lungo la pista ciclabile vicino al World Trade Center. Il bilancio è di otto morti e undici feriti. Cinque delle vittime erano un gruppo di amici argentini in viaggio per i 30 anni dal diploma. L’autore, Sayfullo Saipov, aveva nei telefoni migliaia di immagini e video collegati all’ISIS. La parata di Halloween si svolse comunque la sera stessa.

 

Notte del 31 ottobre 2019, Orinda, California: durante una festa di Halloween in una villa affittata per una notte su Airbnb, vengono uccise cinque persone e altre quattro restano ferite. Due giorni dopo Airbnb vietò gli affitti brevi per feste di Halloween. Alla festa c’erano almeno cento persone. Più persone armate spararono a distanza ravvicinata, dopo aver fatto entrare le armi superando un addetto alla sicurezza che beveva.

 

Notte del 29 ottobre 2022, Itaewon, Seul (non è un fatto criminale, ma è la più grave tragedia legata a Halloween): una calca nelle strette vie del quartiere provoca 159 morti e 197 feriti. I primi bilanci parlavano di 153 morti, poi saliti. Le vittime erano in maggioranza adolescenti e ventenni. Secondo le ricostruzioni, la polizia aveva ricevuto 11 chiamate d’emergenza sulla folla già quattro ore prima, senza intervenire. Il capo della polizia di Seul è stato poi incriminato.

 

Notte del 31 ottobre 2022, Chicago (Garfield Park): un drive-by contro la folla a un angolo di strada ferisce fino a 15 persone, tra cui tre minori di 3, 11 e 13 anni.

 

Halloween 2023: il weekend registra vittime in varie città. A Tampa, Florida, due morti; a Texarkana, Texas, tre; due ciascuna a Dodge City (Kansas), San Antonio (Texas) e Mansfield (Ohio). Molti decessi derivano da liti scoppiate durante i festeggiamenti, inclusa la strage di Ybor City a Tampa, domenica mattina all’uscita dei bar con decine di persone in costume per strada. A Indianapolis, una sparatoria in una grande festa di Halloween uccide un adolescente e ferisce altri nove tra i 16 e i 21 anni, tutti in condizioni stabili. A Chicago, almeno 15 feriti (due gravi) in una sparatoria contro la folla a una festa. Il responsabile è stato fermato, ma lunedì mattina non erano ancora state formulate accuse.

 

In Texas, cinque morti e sei feriti in due sparatorie distinte sabato sera. A San Antonio, una 13enne resta ferita e i genitori uccisi durante una festa in casa. Un 20enne arriva, scoppia una lite, inizia a sparare; un 40enne risponde al fuoco. A Texarkana – 724 km più a nord, al confine con l’Arkansas – tre morti e tre feriti in una festa nel retro di un’azienda. Due uomini litigano, estraggono le armi. Nessun arresto. A Cumberland, Maryland, un 17enne ucciso e tre feriti (20-24 anni) in una sparatoria sabato mattina presto.

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Halloweeno 2024: Orlando, Florida (1° novembre 2024, prime ore del mattino), due persone sono state uccise e altre otto ferite in una sparatoria di massa nel centro di Orlando, durante i festeggiamenti notturni di Halloween. Un adolescente di 17 anni, Jaylen Edgar, è stato arrestato sul posto e accusato degli omicidi. Denver, Colorado: La polizia ha riferito che una sparatoria in una festa in casa nell’area di Denver ha provocato la morte di tre persone. Vancouver Mall, Stato di Washington: Le autorità hanno riferito che un individuo che indossava una maschera tipo Halloween ha sparato mortalmente a una persona in un centro commerciale.

 

Akron, Ohio (28 ottobre 2024): un adolescente è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti in una sparatoria a una festa di Halloween. Un uomo di 18 anni è stato arrestato, ma i detective stavano ancora lavorando per determinare chi avesse sparato. Aggiungiamo i due ragazzi di 12 anni i quali sono morti in incidenti separati che hanno coinvolto trattori durante attrazioni di «haunted hayride» (giostre spaventose su carri trainati da trattori) nelle settimane precedenti Halloween nel Tennessee e nel Minnesota. Entrambi gli incidenti sono stati fatali, uno il 12 ottobre e l’altro l’11 ottobre.

 

L’anno scorso ha pure offerto la sua scia di sangue halloweenista.

 

Maxton, Carolina del Nord, 25 ottobre 2025, circa l’1 di notte: spari a una festa in una casa uccidono Jessie Locklear Jr., 49 anni, e Nehemiah Locklear, 16. In tutto i colpiti sono 13.

 

West Valley City, Utah, 26 ottobre 2025, circa le 00:40: un 18enne muore e un 16enne resta ferito in una sparatoria fuori da una festa.

 

Chula Vista, California, venerdì 31 ottobre 2025: due adolescenti di 15 e 17 anni vengono uccisi a una festa di Halloween dopo una lite.

 

Newhall, California, 31 ottobre 2025: una sparatoria nata da una rissa a una festa uccide un uomo. La vittima è stata identificata come Elijah Harts, 29 anni. Un articolo successivo parla di due morti e dell’arresto di un 19enne.

 

Empire, California, 1° novembre 2025, 00:27: gli agenti intervengono per spari a una festa di Halloween, con un omicidio.

 

Sacramento, 31 ottobre 2025: quattro feriti in una sparatoria a una festa illegale con oltre cento persone.

 

Insomma, la gente si veste da morto vivente, poi muore veramente assassinata nei modi più atroci. O anche in quelli meno atroci. Una ricerca del Journal of the American Medical Association indica che il rischio di decessi di pedoni è del 43% più alto ad Halloween rispetto a qualsiasi altra notte, e si sono verificati incidenti stradali mortali. Che importa: teniamo a mente che è davvero una festa della morte.

 

E quindi, è ovvio che la Necrocultura l’abbia eretta al nuovo carnevale, al limite dell’obbligo scolastico. Vogliono dare ai vostri figli l’inferno sulla terra, semplicemente, stasera, lo simulano.

 

Perché l’inferno dei demoni chiede cose precise: le anime innocenti, e il sacrificio umano.

 

Di quello ce ne sarà anche quest’anno abbondanza. Lo vedrete nell’articolo dell’anno prossimo.

 

Fateci un favore, state a casa.

 

Buonanotte.

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Necrocultura

La guerra occulta oltre l’aborto

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Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervento del direttore Roberto Dal Bosco al convegno della giornata contro aborto ed eutanasia a Verona, Santuario Madonna di Lourdes, il 12 settembre 2026.   Buonasera,   Ringrazio la Confederazione, ringrazio il professor Viglione e ringrazio soprattutto Alfredo, che collabora con Renovatio 21 e che sta portando avanti con noi la battaglia sulla morte cerebrale. Stiamo capendo solo adesso quanto sia importante questo concetto, come diceva prima Alfredo.   Dirò cose terrificanti, offensive. Qualcuno di voi resterà offeso e magari vorrà lasciare la sala. È successo nel bresciano qualche mese fa: quello che dicevo non era stato accettato da una parte del pubblico. Vi chiedo la cortesia di praticare la correzione fraterna alla fine, quando ci saranno le domande. Io sono qua. Se ci sono cose particolarmente brutte, possiamo anche vederci fuori, perché questo è un luogo sacro. Per il resto, cerco di esprimere il mio pensiero e la mia analisi della situazione che osservo da decenni.   Ho intitolato questo intervento «La guerra occulta oltre l’aborto» perché sta succedendo molto di più dell’aborto. L’aborto, nel contesto attuale, è in verità uno stalking horse, una bella espressione angloide che in italiano rendiamo con «specchietto per le allodole», ma che in inglese rende molto meglio: è un bersaglio finto, un cavallo finto che ti mettono lì, così tutti tirano sul cavallo mentre la manovra viene fatta da un’altra parte. È un modo per rubare la nostra attenzione. Tra poco vi spiegherò, anche con dei numeri, che è proprio così.

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Ci sono associazioni e movimenti che si occupano di aborto a tempo pieno. Per esempio c’è una famosa associazione che, con tutto il lavoro delicato che fa, ha scelto di aprire una specie di negozio, con le vetrine sulla strada e le insegne luminose, magari anche lampeggianti. Non ho mai capito perché. Poi, ogni tanto, arriva una lesbica femminista arrabbiata che tira un uovo, finiscono sui giornali e partono le mail che chiedono soldi per combattere l’aborto, il gender e tutte queste cose. In tanti anni, non so quanti di voi hanno visto qualche risultato, magari anche mandando soldi.   In teoria, però, non siamo gli unici a occuparci di aborto. Un personaggio della stessa associazione, che nel 2022 fu anche eletta parlamentare, ma poi dovette lasciare il posto a Bossi, lavora per l’associazione Pro Vita e dice che sono le abortiste a voler modificare la 194. Quindi abbiamo i pro-vita che non vogliono modificare la 194. È un paradosso non nuovo che non so quanti di voi conoscano: è il paradosso stesso della legge 194, una legge genocida, autogenocida, assassina, che però fu fatta dai democristiani. Questo è il problema.   Voi sapete che esiste un libro che non tutti possiedono, io sì: Aborto, facciamolo da noi, curato da Eugenia Roccella negli anni Settanta, in cui si spiegava come fare l’aborto. È esattamente il manuale del boninismo, cioè di quello che faceva alla fine la Bonino, che si è vantata di aver ucciso 10.700 bambini. Lì era spiegato tutto: come funzionava l’aborto, il ruolo politico che aveva, e addirittura che si mettevano gli specchietti davanti alle donne che abortivano perché era una questione di autocoscienza. Vi erano le stupidaggini dell’idolatria marxista, dei gruppettari del tempo. Tutto questo orrore l’ha scritto questa signora, che adesso è ministro della Famiglia nel governo Meloni.   Non mi risulta, ma ditemi se sbaglio, che abbia mai detto: «Ripudio tutto, mi sono convertita, viva Maria, viva Gesù». Magari mi sbaglio io. Tuttavia, lei era stata inserita prima nel PDL, con Berlusconi, e le avevano fatto presentare il famoso Family Day, un altro grande stalking horse, un’altra grande gestione di cervelli per conto terzi. Le hanno detto: «Tu sei l’uomo di questo porporato». L’hanno messa nel PDL, poi lei ha tradito Berlusconi e ha fatto il famoso Nuovo Centrodestra, che ha fatto il governo con Renzi: lo sapete tutti, la storia con Letta, con Renzi, etc. A un certo punto, nel 2018, si era inabissata, nessuno la votava più, la Roccella era sparita. Poi, nel 2022, salta fuori con la Meloni.   Il motivo per cui risalta fuori e viene fatta direttamente ministro della Famiglia, con una prima dichiarazione del tipo «le famiglie gay non sono di mia competenza», è probabilmente che dietro c’è questo network democristiano che sta dietro alla Roccella e che la Meloni conosce, per ringraziare i cardinali di cui parlava prima il professore, quei porporati che alla fine sono d’accordo con l’aborto. Lo stesso Ruini, che gli ebeti di sinistra pensano sia il demonio tradizionalista cattivo, tante volte ha detto che la 194 non si tocca. L’ha ripetuto tantissime volte, perfino in televisione a Giuliano Ferrara, se non sbaglio nel 2008. Questa è la quota vescovile che c’è nel governo.  

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Ci sono poi altre associazioni, altre realtà pro-life che qualcuno qui conosce, con contraddizioni simili sull’aborto. Questa che vedete in diapositiva è l’ultima Marcia per la vita fatta durante la catastrofe pandemica. Che cosa è successo? Un signore molto semplice, molto bravo, di buon cuore, marchigiano credo, è andato alla Marcia per la vita con un cartello dove c’è scritto: «No ai vaccini fatti con i feti abortiti». Se c’è un momento in cui l’aborto doveva diventare il pensiero fisso di tutta l’umanità, e in particolare di quella cattolica, è stato durante la pandemia.   Lasciatemelo dire, perché la battaglia sull’uso dei feti abortiti nei vaccini ho cominciato a fiutarla nel 2014. Nel 2017, con la legge Lorenzin, sono entrato proprio nel vivo, perché avevo anche il bambino da mandare all’asilo: o davo il marchio della bestia biologico a mio figlio, o non poteva andare all’asilo. Nel 2019 abbiamo organizzato, come Renovatio 21, a Roma, l’unico convegno che sia stato fatto sul tema, col cardinale Burke e ricercatori italiani e americani. Il problema lo conosco bene.   Quando poi è saltato fuori il vaccino Pfizer, e tutti gli altri vaccini, quasi tutti erano fatti con cellule di feto abortito. Vi dico anche la linea cellulare: l’MRC-5, e, se volete quello russo o l’AstraZeneca, un’altra linea di feto abortito che si chiama HEK293. Era chiaro che il tema di una manifestazione contro l’aborto fatta durante la pandemia doveva essere i vaccini. Tanto più che la stessa organizzazione, quando feci la conferenza col cardinale Burke, pubblicò un articolo complimentandosi: lo scrisse Alfredo, mi ero dimenticato di questa cosa. Ad ogni modo, è sparito dal sito dell’associazione.   Insomma, tra le varie realtà che si intestano la battaglia sull’aborto c’è qualche problema, anche perché poi non si descrive bene l’aborto stesso. Ripeto, secondo me l’aborto è retroguardia, è una fregatura. Ma se parliamo proprio dell’aborto, voi sapete che adesso c’è la RU486, la famosa pillola della morte, e sapete che la sua adozione è stata molto lenta. C’era Silvio Viale, il medico che adesso ha qualche problema a Torino, dove ha le Molinette: è successo questo e quello. Alcune delle persone che abbiamo visto prima, abbiamo scoperto anni fa, avevano votato in commissione perché la RU486 andasse negli ospedali. La storia è stata stranissima.   Ebbene, vi do un dato per capire come funziona. Noi ci immaginiamo sempre l’aborto come una cosa chirurgica, il metodo Karman, Emma Bonino eccetera. In verità il 59,4% dei 65.746 aborti del 2023, ultimo dato disponibile dal Ministero, è fatto con la pillola RU486. Nessuno dei gruppi pro life che avete visto finora vi racconterà quello che sto per dire, cioè un’immagine di verità che voglio che vi si stampi nella testa, a meno che non ci sia già. Se qualcuno vomita, non mi interessa.   La RU486 è fatta di due pastiglie: una serve a uccidere il feto, l’altra a farlo espellere. Dove viene espulso il feto? Sei in ospedale, ma anche così, siccome la pillola viene assunta a casa, e durante la pandemia –questi numeri sono finti, perché sappiamo che le pillole RU486 si possono ordinare per posta, via internet, come qualsiasi altra sostanza, e vi arrivano a casa… C’è stato un caso clamoroso nel padovano, durante la pandemia: una ragazzina prende la pastiglia e partorisce, scende il feto e lo mette, credo, in giardino. Ai feti nel giardino ci arriviamo dopo. Normalmente, se si prende da casa, il feto finisce nel water.   Già quella è un’immagine precisa, che ha una sua diabolicità molto ironica, molto plastica. Prima si parlava un po’ dell’Imago dei, no? Ma in realtà il feto non finisce nel water, nel senso che tu lo vedi lì, sperando che non ci siano anche altri residui, poi tiri l’acqua. E quando tiri l’acqua, dove finisce il feto? Voi sapete che i feti sono ricchi essenzialmente di cellule staminali, di cui vanno a caccia gli atleti, i ricconi di tutti i tipi. alcuni Paesi permettevano, di andare a farsi una bella iniezione di staminali, forse anche embrionali, per il ginocchio, se avevi dei problemi ed eri un campione di qualche sorta.   I topi, le rane, i pesci, gli insetti: secondo me i topi sicuramente sono in grado di sentire le staminali, di odorare che quella è carne di prima qualità. Quindi il nostro feto espulso con la RU486 finisce divorato dai topi di fogna, dai pesci e da tutti gli altri animali che potete pensare che stiano nelle fogne. Immaginate: da una parte Gesù bambino, il bue, l’asinello; dall’altra le fogne, con dentro un feto che viene divorato dagli animali più schifosi. Questa è la realtà della RU486. Purtroppo nessuno ve la racconterà mai.

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Ma andiamo oltre. C’è una realtà numerica incontrovertibile, per la quale dobbiamo capire che l’aborto è uno specchietto per le allodole. Se calcoliamo il numero di embrioni uccisi in Italia (nel mondo non ne parliamo), l’aborto non è il primo modo in cui si uccidono gli embrioni. Parlo di quella cosa che non definiscono persona: la Corte Costituzionale nel ’75 diceva che non è persona perché nelle prime settimane no, ma dopo tre settimane e un giorno sì, tre settimane e tre minuti no. Ebbene, è la provetta che uccide più embrioni di tutti.   Poi parliamo della provetta, ma aggiungiamo una cosa: non sappiamo bene che cosa siano queste persone fatte in provetta. Non c’è una teologia della provetta, e ci arriviamo, ancora chiara. La riproduzione artificiale è finita nei LEA con la Lorenzin; è finita anche con Zaia come intervento sanitario pubblico, a spese nostre. Questo crea una quantità di embrioni sovrannumerari che fanno la seguente fine. Forse due di questi destini voi li conoscete; un terzo forse ve lo rivelo io per la prima volta oggi.   Il primo: gli embrioni vengono scartati, e questa è già una genetica nazista. Vengono guardati al microscopio: questo ha i metaboliti, questo non li ha, questo va via. Nota bene che gli scienziati hanno scoperto negli ultimi anni che alcuni embrioni che sembravano non promettenti poi vengono fuori come bambini normali. Gli scienziati hanno dato loro addirittura un nome, «embrioni mosaico», perché non riescono a concepire che la natura segua piani sconosciuti alla scienza. Idioti.   Altri embrioni vengono impiantati ma muoiono nell’impianto. Altri ancora, e questo è il terzo caso (in verità c’è anche un quarto), vengono impiantati e non muoiono. Qui ci sono due diramazioni: o diventano gemelli, oppure diventano chimere. Qualcuno sa cos’è una chimera? Vabbè, non vedo mani alzate. I movimenti pro life che non vi hanno mai parlato della realtà delle cose: la grande produzione di morte di embrioni in Italia, che dovrebbe interessare agli antiabortisti, crea mostri genetici. I due embrioni che sopravvivono si fondono, uno si sottomette all’altro, e viene fuori un essere umano che ha due DNA. In biologia questa si chiama chimera.   Ci sono quindi persone che hanno un codice genetico per una parte del corpo, mentre alcuni organi, per esempio l’apparato sessuale, hanno un altro codice genetico. In America ci sono vari casi di persone che non risultano genitori dei propri figli: scoprono di avere un fratello che non hanno mai avuto e mai visto quando salta fuori un test genetico, con la polizia che magari li porta via e li incrimina pure, perché dice: «tu hai rapito questo bambino, il figlio di tuo fratello». In altri casi, peggiori, nelle chimere umane abbiamo la crescita di occhi, capelli, muscoli appena sotto la pelle e sopra le persone. È una condizione che in natura esiste, in alcune scimmie di più, ma che con la fecondazione artificiale, dove butti dentro tutti questi embrioni, viene chiaramente moltiplicata. Anche questo non ce lo dicono.   Poi c’è il quarto destino dell’embrione: finire nel limbo dell’azoto liquido. Vengono crioconservati. Voglio notare che siamo in ambiente cattolico e non c’è neanche qui una teologia della crioconservazione: non sappiamo se siano vivi o morti, sono in un limbo vero. Nessuno ci ha mai messo davvero la testa, né a livello filosofico, né soprattutto a livello accademico-religioso. In Italia parliamo di 90-120.000 embrioni conservati: è l’ultima stima, fatta da una brava giornalista che si chiama Gioia Locati, che è andata in giro a prendersi un po’ di numeri. Sono 120.000 embrioni che stanno in azoto liquido in un frigo e non si capisce bene che fine faranno.   Qua andiamo veloci. Ci allontaniamo un attimo dall’aborto e arriviamo all’eutanasia, che nella regione in cui siete adesso è un fatto. Voglio farvi notare una cosa che ha un significato particolare. Zaia, che adesso non è più governatore, non è più presidente della Regione, ma è capo della giunta regionale, è stato lui a spingere, in maniera sospetta secondo qualcuno, questa legge. È una persona che viene dalla Lega, da un mondo da cui non ti aspetteresti che faccia il gioco aperto dell’Associazione Luca Coscioni. Ebbene, Zaia, quando è stato eletto nel 2010, in un momento meraviglioso di concordia con i neoeletti governatori della Lombardia, Maroni, e del Piemonte, Cota, tutti della Lega, come prima cosa hanno tolto insieme la RU486 dagli ospedali.   Uno si chiede: come riconciliamo questa cosa? Com’è che quello che ha introdotto l’eutanasia in Veneto la settimana scorsa era partito togliendo la RU486 dagli ospedali? La risposta è semplicissima. Dove non c’è un pensiero profondo, dove non c’è una fede, dove non c’è il soprannaturale nel pensiero di chi ci governa, di chi fa scelte qualsiasi, quello che si ottiene per forza è degrado, decadenza e la morte di massa che stiamo vedendo adesso.

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Poi abbiamo visto che la morte va avanti, c’è la predazione degli organi. Qui ha spiegato tutto Alfredo nell’intervento di prima. Non pensiate che questi demoni siano semplicemente una cosa che sta lì in aria: se faccio un incidente stradale, tornando a casa, è molto probabile che debba averci a che fare, nonostante io abbia dichiarato in tutti i modi che non voglio che mi si espiantino gli organi. Che è essenzialmente un altro aborto, di persone più o meno innocenti: forse non innocenti come effetti, ma in alcuni casi sì, anche di più, magari un santo. Può essere squartato. È il permesso di squartare una persona che non lo desidera, una persona più debole. È un altro grande capolavoro del sistema della morte.   Andiamo ancora più avanti. Non solo nel Massachusetts, come si diceva prima, c’è stata la firma della legge per l’aborto a termine, cioè fino a nove mesi. Ma c’è anche quello che sta succedendo adesso in Massachusetts, che ritengo veramente uno spartiacque, anche se non abbiamo tempo di parlarne: c’è questa signora che, sotto l’influsso degli psicofarmaci quanto volete, ha strangolato i suoi tre figli, e tutti sono d’accordo, fanno il tifo, dicono che vogliono liberarla.   Cito la Pontificia Accademia per la Vita, quella di Paglia, che in un libro dell’anno scorso dice che la procreazione assistita omologa, nelle sue forme, è di per sé una terapia, quindi di fatto è lecita. Una volta, quando si andava dal papa, si controllava che la moglie fosse la moglie, non la seconda moglie. Questi invece che vedete proiettati sono i figli di Musk, tutti fatti in provetta, con il pontefice. Attenzione: Musk vuole l’aumento della popolazione, ma tutta fatta in provetta.   Se non lo conoscete, lo conoscerete tra poco, o forse non lo conoscete più: questo è He Jiankui, il cinese che ha fatto le prime due bambine con il CRISPR, con l’ingegneria genetica. Diceva: «Così le ho salvate dall’AIDS, perché ho tolto [il recettore dell’HIV?]». In verità poi si è scoperto, e questo non l’ha detto nessuno, che lo stesso gene genera anche una memoria più forte, quindi ha creato due super bambine.   Qui avrei tante cose da dire, ma in verità parliamo essenzialmente di necrocultura. Tutto quello che abbiamo detto è necrocultura, la cultura della morte: abbiamo coniato questa parola. Se parliamo dei feti, succedono tutte queste cose: 34 bambini sepolti nel giardino di una dottoressa in Polonia; un altro caso in Pennsylvania, negli stagni; in Germania ce ne sono state una quantità. C’è tutta questa strana faccenda che riguarda i feti trovati in giro, come questo abbandonato sugli scogli.   Gli ultimi minuti li uso per spiegarvi due fenomeni che ho osservato negli anni e a cui non è stata data abbastanza attenzione. Il primo è il caso di Granarolo, a Bologna. Un ragazzo sinti va in un deposito di rifiuti, gestito da altri, si avvicina a dei barili perché probabilmente deve smaltirli, ne apre uno, e ce ne sono parecchi, e salta fuori che nel liquido galleggiano dei feti. Quanti? Non hanno detto: bisogna moltiplicare il numero di feti per i barili.   Da dove venissero, anche lì hanno tenuto il riserbo fino alla fine, fino a che non hanno spento completamente la storia, e hanno detto: «Sì, sì, vengono dal Sant’Orsola di Bologna», ospedale importante per la storia dell’aborto, perché ci stanno dei professori particolari. C’era il professor Flamigni che ha fatto anche il primo utero extracorporeo. Questa storia è sparita, eppure ci sono parecchie questioni: ci sono leggi che questa cosa infrange. C’è la legge, per esempio, sull’uso dei cadaveri.

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In verità era questa la cosa per cui probabilmente Alfredo mi aveva chiamato a parlare. Questo è il caso più sconosciuto e secondo me più interessante riguardo ai feti e all’aborto. Se uno segue un po’ le cronache locali (attenzione, non sono cose che finiscono sulle cronache nazionali), quello che accade è che ciclicamente, da quasi trent’anni, saltano fuori storie del genere: si trovano feti imbarattolati, sepolti sottoterra, dove c’è un po’ di verde, sia fuori città sia dentro città.   Terlizzi, Bari, 2006, cimitero: trovato sotterrato in modo maldestro un barattolo di vetro contenente un feto maschile di circa tre mesi, conservato in formalina. La Procura di Trani apre un fascicolo per occultamento di cadavere a carico di ignoti, e brancola nel buio ancora adesso.   2017, Benevento: rinvenimento di un barattolo di vetro con all’interno un oggetto dalle fattezze di un feto umano, vicino a un fiume, in campagna. Poi i carabinieri, mi sembra, hanno detto: «No, no, era un guanto, ci siamo sbagliati». Perché la notizia, quando esce, finisce su tutti i giornali locali, che vendono più copie così, la mettono in prima pagina, in locandina, e poi salta fuori la smentita. Qualcuno aveva seppellito un guanto dentro un barattolo e sembrava un feto: un guanto a forma di feto, di quelli che non compri neanche su Temu.   2017, cimitero di San Marco, Perugia: il custode segnala un barattolo abbandonato in un loculo, con all’interno un probabile feto umano.   Torino 2019: un passante ritrova in piazza Benefica un contenitore trasparente con un feto di 10-15 settimane conservato in liquido. I carabinieri indagano, qui, essendo al Nord, si muove anche la magistratura. Poi, come sempre, grande panico negli articoli, e poi salta fuori che il magistrato, secondo Repubblica, avrebbe trovato che il feto veniva dal Sant’Anna. Una volta capito l’ospedale da cui proviene, la storia è finita. Non ci si domanda chi sia la madre, perché sia uscito, come sia uscito dall’ospedale, se è uscito dall’ospedale, per chi sia stato messo lì e perché. Il magistrato dice che al Sant’Anna sono preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni. Questa è Repubblica, questa è la magistratura italiana più Repubblica: abbiamo trovato un feto, non sappiamo chi è, non sappiamo chi l’ha fatto, non sappiamo come sia uscito dall’ospedale, non sappiamo per chi e perché sia stato messo lì, però ci faremo un museo.   2023, Bassano: operazione antidroga tra i cespugli, i carabinieri trovano un feto sepolto. Anche lì succede un’altra cosa: spunta la pista satanica sui giornali, poi sparisce immediatamente. Continuano a saltare fuori questi feti nei barattoli.

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Uno si chiede, e andiamo verso la conclusione, che cos’è questa cosa, e io rispondo come mi rispondo sempre. È chiaro che una società che si decristianizza è una società che si ripaganizza, e il paganesimo, come è stato detto prima, che cos’è? È qualcosa di basato sul sacrificio umano, quindi è chiaro che si torna al sacrificio umano.   Tutto quello che abbiamo visto prima è il ritorno al sacrificio umano: l’eutanasia, la morte cerebrale, le provette, tutto quello che volete. Ma perché i barattoli, perché interrarli, perché metterli in giro? Ho solo delle ipotesi.   Noi cristiani abbiamo i capitelli. Che cosa sono i capitelli? Sono delle edicole, una specie di segnaposto che irradiano: avete presente le signore che vanno a pregarci nel mese di maggio, dove si fanno le messe. Questi forse sono capitelli del male, capitelli di una realtà che io dico addirittura post satanista, non più satanista. Chi li mette? Chi li fa? Se c’è una regia, perché non sono d’accordo su questa cosa, ma sono tanti casi, sono delle antenne. Stanno dicendo, piazzandole in ogni punto: qui irradiamo l’aborto, perché quelli sono aborti, irradiamo la cultura del male.   Questo è tutto quello che avevo da dirvi, pregandovi di combattere la Necrocultura, di combattere questo che abbiamo visto e che non possiamo definire in altro modo che regno sociale di Satana, e di combattere lo Stato moderno.   Il nostro Stato vuole dare i funerali di Stato a Emma Bonino, ed è giusto che lo faccia, perché quella è la vera funzione dello Stato: è la vostra morte, è la vostra distruzione. Lo Stato moderno funziona così: è una macchina, non pensa alle persone, pensa al sistema, pensa alla macchina. È per questo che adesso abbraccerà l’intelligenza artificiale per ucciderci.   Questo è quanto avevo da dire. Vi ringrazio e mi scuso per aver tardato.   Roberto Dal Bosco

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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata
 
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Necrocultura

Serial killer a piede libero in Michigan

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La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.

 

Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.

 

«Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».

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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.

 

Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.

 

Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.

 

La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.

 

Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.

 

Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.

 

Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.

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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.

 

Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.

 

Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Eutanasia

Eutanatizzata dopo essere stata vittima di stupro di gruppo: ecco l’Europa moderna

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La 25 spagnola Noelia Castillo è morta giovedì dopo aver ricevuto farmaci letali in una struttura medica a Sant Pere de Ribes, vicino a Barcellona. Aveva chiesto di essere sola al momento del decesso, sebbene alcuni familiari fossero stati presenti poco prima. Un’amica intima, che sperava di convincerla a cambiare idea, sarebbe stata impedita dall’ospedale di vederla prima.   Noelia soffriva di disturbi psichiatrici, tra cui disturbo borderline di personalità, e aveva già tentato il suicidio. Nell’ottobre del 2022, a quanto pare in seguito ad anni di violenze sessuali e a una recente aggressione di gruppo, si gettò da una finestra del quinto piano nel tentativo di togliersi la vita, riportando una paraplegia irreversibile e un dolore cronico. In seguito, le fu riconosciuta una grave disabilità.   In un’intervista trasmessa il giorno prima della sua morte, Noelia disse di «non poterne più andare avanti», aggiungendo: «Finalmente ci sono riuscita, quindi vediamo se ora potrò finalmente riposare». Disse anche: «Nessuno della mia famiglia è d’accordo… ma che dire del dolore che ho sofferto in tutti questi anni?».   Nell’aprile del 2024, Noelia presentò domanda di eutanasia assistita a un organismo di controllo catalano, che approvò la sua richiesta, ritenendo che soddisfacesse i requisiti di legge. La decisione fu contestata dal padre, rappresentato dallo studio legale cattolico conservatore Abogados Cristianos, il quale sostenne che le condizioni di salute della madre compromettevano la sua capacità di decidere. Il caso passò attraverso diversi tribunali, con la Corte Suprema spagnola che confermò il suo diritto e il rigetto, all’inizio di questo mese, di un ultimo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.   Come riportato da Renovatio 21, non solo il Regno di Spagna ha spalancato le porte alla «dolce morte» (con anni di ampie discussioni anche sull’uccisione dei disabili), ma la regione autonoma della Catalonia – creatasi in opposizione separatista a Madrid e quindi al supposto re cattolico – è divenuto in questi anni patria del fondamentalismo eutanasico, con casi davvero grotteschi, come quello dell’assassino stragista che chiede, lamentando il dolore, di essere ucciso prima ancora di venir giudicato definitivamente.

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La stampa spagnuola descritto Noelia come una delle persone più giovani ad essersi sottoposta all’eutanasia nel Paese, che ha legalizzato la pratica nel 2021. La Spagna è uno dei diversi Stati europei che consentono il suicidio assistito per gli adulti affetti da malattie gravi e incurabili o da gravi sofferenze, a determinate condizioni. Secondo i dati del Ministero della Salute, alla fine del 2024 un totale di 1.123 persone si erano sottoposte alla procedura.   Il caso di Noelia , il primo in Spagna ad essere portato davanti a un giudice per pronunciarsi sull’eutanasia, ha attirato l’attenzione di tutto il Paese, alimentando il dibattito, anche tra esperti medici ed etici. Alcuni specialisti hanno dichiarato ad ABC che il caso soddisfaceva i criteri legali per la morte assistita, mentre altri lo hanno descritto come «un fallimento della società e della medicina», sollevando dubbi sulla sua capacità mentale e sul fatto che le opzioni terapeutiche alternative fossero state pienamente esplorate.   In un post su X, confermando la morte di Castillo, lo studio legale Abogados Cristianos ha chiesto modifiche alla legge, affermando che non tutela le persone vulnerabili. La sua presidente, Polonia Castellanos, ha scritto che «Noelia non è morta, è stata GIUSTIZIATA», criticando quella che ha definito una mancanza di cure adeguate e sostenendo che la morte non dovrebbe essere una soluzione per i giovani.   La vicenda offre un quadretto chiarissimo di cosa sta diventando l’Europa: una terra di degradazione e morte. La Necrocultura permette a chiunque di farsi uccidere dallo Stato moderno, mentre quest’ultimo importa milioni di immigrati che aumenteranno stupri e violenza. Un meccanismo perfetto di disintegrazione dell’essere umano: più attacchi alla dignità umana, più morte.   Mettiamocelo in testa: è questo quello che esattamente vuole lo Stato moderno, che altro non è che una macchina di morte programmata contro l’essere umano.

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