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Storie, misteri ed orrori dal Mostro di Firenze ad Amanda Knox. Renovatio 21 intervista il giudice Mignini

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Perugia, pomeriggio del 1° settembre 2025. Renovatio 21 intervista un uomo che è passato attraverso, cercando di mettervi ordine, a due delle storie più oscure dell’Italia repubblicana: il mostro di Firenze e l’omicidio di Meredith Kercher. Due immani buchi neri nella coscienza pubblica italiana, dove misteri, orrori, false piste, processi si sono assommati in un turbine inarrestabile, sorprendente, disperante. La figura che unisce questi due episodi tremendi è l’uomo che, come funzionario dello Stato italiano, ha provato a riportare ordine nel caos fatto di enigmi e di morte: il giudice Giuliano Mignini.

 

Cattolico praticante, il magistrato, ora in pensione, era entrato nella storia del Mostro nel 2001, quando aprì il cold case sulla morte di Francesco Narducci, trovato morto nel Lago Trasimeno nel 1985, sospettando che il dottore fosse stato vittima di un omicidio, una morte che lettere anonime all’epoca reputavano legata al serial killer fiorentino.

 

A Mignini, perugino radicato nella sua città al punto di scrivere un libro sulla sua origine etrusca (Indagine su Perugia. Le origini della città, 2023), poi toccò il caso di Meredith Kercher, assassinata la notte del 1 novembre 2007, un caso che seguì sin dal primo giorno. Come noto, il caso Meredith pian piano si trasformò nel caso Amanda Knox, la ragazza americana che divenne al centro dell’attenzione della stampa internazionale, con almeno tre Paesi – Italia, USA, Gran Bretagna – focalizzati ostinatamente, e su posizioni diverse, sulla soluzione del terribile fatto di sangue.

 

Il giudice Mignini in questi giorni è suo malgrado protagonista – dovrebbe essere l’antagonista, ma il suo personaggio, ci sentiamo di dire, risalta più di quello della protagonista – di una serie trasmessa in streaming su Disney+, The Twisted Tale of Amanda Knox, la cui sceneggiatura è totalmente appoggiata alla versione di Amanda, che è sceneggiatrice, e produttrice, assieme a – dettaglio un po’ sorprendente – Monica Lewinsky.

 

Negli ultimi anni, finiti i processi, Amanda ha cominciato a cercare il giudice Mignini: durante un episodio del 2021 di The Joe Rogan Experience, il podcast più visto al mondo, la ragazza aveva annunciato di aver scritto al suo pubblico ministero, e di avere ricevuto risposta. Con l’uscita del libro Caso Meredith Kercher. Una vicenda giudiziaria tra due continenti (2022) è emerso che i due si sono visti, e che lei, addirittura, gli manda le foto della figlia piccola.

 

Un comportamento, quello di Amanda, che fa pensare che la ragazzina dai tanti amori, figlia di un divorzio, sia rimasta alla ricerca di una figura paterna, che avrebbe trovato nel magistrato che l’aveva arrestata, con cui sarebbe riuscita incredibilmente a riconciliarsi. Questo, sì, è un film incredibile, che, tra le pieghe di una storia dell’orrore, racconta molto del valore della paternità, del senso della famiglia, dei bisogni umani che possono volare oltre ogni dolore. È un’ipotesi che abbiamo fatto. Abbiamo chiesto questo e altro al giudice, che ha cortesemente concesso a Renovatio 21 tanto tempo – e tanta sincerità.

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A fine ottobre 2001 lei inizia le indagini sul medico perugino Francesco Narducci.

È stata una casualità, perché io stavo lavorando su un caso stranissimo che era quello delle famose telefonate di tipo satanico ad un’estetista che iniziano nell’estate del 2001. Non si capisce bene cosa volevano, ma la minacciano e la insultano. Probabilmente questa donna non ha detto tutto, tanto che a un certo punto cominciano a far riferimento dicendo: «tu hai tradito Satana come lo ha tradito Pacciani». A Pacciani segue la storia del lago e così viene fuori il nome di Narducci. Io il 25 ottobre 2001 apro il procedimento perché era venuto fuori anche il discorso omicidiario. È stata fatta l’autopsia. 

 

Le prove concrete che supportano il collegamento tra il caso del Narducci e il Mostro di Firenze, quali sono?

È lunga la cosa. In questa vicenda c’è qualcosa che sfugge, però tutta l’impostazione dell’indagine è stata confermata anche a livello di Commissione Parlamentare Antimafia. Questo personaggio frequentava l’ambiente di San Casciano e lo stesso processo a carico di Francesco Calamandrei [il farmacista, ndr] – se lei legge la sentenza – il GIP De Luca lo assolve con formula dubitativa. Non aveva tutti gli atti. Hanno poi fatto un procedimento a me e a Michele Giuttari [il poliziotto, ndr], per poi essere assolti. Adesso Giuttari fa i capricci, è un tipo particolare.

 

In passato lei ha sottolineato più volte che il rapporto tra lei e il Giuttari si è deteriorato. 

Eravamo amici. C’è stata questa vicenda, che il GIP non ha avuto disposizione tutti gli atti che avevamo noi e così ha assolto con formula dubitativa, come le ho appena detto. Anche nella vicenda Meredith gli imputati vengono assolti con formula dubitativa. Lui dice che il dubbio sulla vicenda Calamandrei deriva dal fatto che ha negato di conoscere il Narducci. E lui la chiama «l’ombra nera del caso Calamandrei».

 

Io le dico una cosa, che a mio avviso è molto importante: quando iniziai le indagini potei lavorare con molto riserbo e non mi rompevano le scatole da nessuna parte e lavorai benissimo. A un certo punto, si presentò, per altri motivi, la famosa Gabriella Carlizzi [la giornalista, ndr] e il mio capo mi disse: «sentila tu questa». Io la sentii e le chiesi se conosceva la vicenda Narducci – secondo me non sapeva nulla – e lei, molto intelligentemente, ha capito che stavamo indagando su quello e si è buttata su questa pista dando la notizia al Corriere della Sera, e la Sarzanini la pubblicò.

 

Che il Narducci fosse coinvolto e a che titolo in questa vicenda non è facile stabilirlo. Dobbiamo semplicemente attenerci a questi fatti, ma io ritengo che ci sia un coinvolgimento forte.

 

Poi, più di questo… C’è anche un altro fatto. Con l’attività della Commissione Parlamentare Antimafia si è aperto un settore di ricerca che riguarda possibili coinvolgimenti eversivi. Quando feci le indagini questo aspetto di tipo politico non era emerso, ma era venuto fuori un ambiente eversivo tipo «Avanguardia Nazionale». Emergeva anche la sigla di un ufficio che si occupava di questa vicenda Narducci, oltre che di vicende «eversive». 

 

Chi avrebbe avuto il potere di sostituire il cadavere?

È stato organizzato a vari livelli. Io non ho mai visto delle enormità come in quella situazione e mi domando a cosa servisse tutto ciò. Dovevano coprire qualcosa.

 

Su YouTube c’è un filmato del 15 luglio 2025 che mostra che lei è stato audito dalla «Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità Il Forteto».

Sono stato audito come testimone dalla «Commissione Forteto», che probabilmente è legata a questa vicenda. Avevo sentito un secondo testimone legato a questa vicenda e adesso questa cosa probabilmente andrà avanti. Vediamo un po’. 

 

Dalle sue indagini precedenti aveva avuto contezza di questo possibile collegamento tra queste due inchieste?

Col Forteto sì. Venne fuori all’inizio e alla fine. Lei dovrebbe rendersi conto che io ero solo, anche se il capo – che mi voleva bene – mi appoggiava, ma subiva pressioni da tutte le parti. In questa vicenda c’è un coinvolgimento massonico certo. Viene fuori dalle intercettazioni e questo discorso massonico indubbiamente ha ostacolato le indagini, perché lei capisce che in quell’ambiente l’atteggiamento è di non collaborazione in genere. Anche se ce n’erano alcuni che hanno collaborato, devo dargliene atto. 

 

Perugia è crocevia importante per la massoneria. Lo ha ribadito anche lei in qualche occasione.

A Perugia era forte Ordine Nuovo, e legato ad Arezzo. C’è questo rapporto che ha una sua incidenza che però andrebbe approfondita per quanto riguarda la vicenda Narducci. È una vicenda che a un certo punto è venuta fuori dalla testimonianza di un’impiegata dell’anagrafe, la famosa Cataluffi, che le avevano chiesto di fare rapporto sulla vicenda Narducci e lei lo fece. Era pronta a darlo sia ai Carabinieri che alla polizia e invece le dissero: «Fermi tutti, le indagini sono bloccate per ordini superiori». Gli ordini superiori per la polizia giudiziaria sono della magistratura, e non ero io ovviamente, era qualcun altro. [ride]

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Durante queste sue indagini ha subìto minacce?

Minacce molto velate che sulle prime non colsi come tali, ma ripensandoci, anche confrontandomi con un amico avvocato, le ho notate. I rischi li abbiamo corsi poco prima della riesumazione, perché quello era il momento dove io e Giuttari abbiamo rischiato di più. Anche Giuttari ha ricevuto minacce. Questa è una storia incredibile che, secondo me, solo a Perugia poteva succedere. E anche a Firenze ovviamente. 

 

Come spiega che la magistratura fiorentina non abbia condiviso la sua lettura dei fatti?

C’è un libro, dove tra l’altro partecipo pure io alla stesura, che nell’intervista a Paolo Canessa lui dice che, per quanto riguarda Narducci, lui venne con Piero Luigi Vigna, o solo lui, non ricordo con esattezza, e dice che Vigna era quello che più credeva al discorso Narducci. Lui all’inizio non era d’accordo, ma poi fa un commento finale su questa intervista che dice: «dopo le indagini del collega, mi sono reso conto che c’era molto materiale». Vigna aveva capito. 

 

Cosa pensa che manchi per trovare la verità definitiva in questo caso così complesso? 

Eeehhh… Ci vorrebbe qualcuno che parlasse, che dicesse quello che è. Tanti hanno parlato, ma poi succedeva che quando li chiamavi confermavano e dicevano: «Ma io l’ho saputo da quell’altro». Poi chiamavi quell’altro e diceva: «Non mi ricordo». Non era facile lavorare in quelle condizioni, anche perché mentre io indagavo su questa vicenda, è arrivato il delitto Meredith, dove si sono scaricate, anche lì, le pressioni precedenti. Mario Spezi e Douglas Preston, un giallista americano, soprattutto questi due. Io sono rimasto molto, molto colpito – senza generalizzare, ci mancherebbe altro – ma gli ho sentito fare delle affermazioni incredibili. 

 

Prima di passare al delitto Meredith Kercher, vorrei farle un’ultima domanda sul caso Narducci. Quando faceva le indagini, l’avvertiva la pressione di indagare su una questione molto importante? Come l’affrontava? 

Io sono perugino e conoscevo il personaggio Francesco Narducci, perché ha frequentato il liceo classico Annibale Mariotti di Perugia. Lo vidi pochi giorni prima della scomparsa in condizioni impressionanti, sembrava stesse per morire di lì a pochi giorni. Lo vidi che stava armeggiando intorno alla sua moto in piazza Partigiani. «Ma questo cosa ha fatto?», pensai. Era magro, emaciato e si vedeva che era psicologicamente provato e aveva – me lo ricordo benissimo, ce l’ho stampata bene in mente questa immagine – una ferita profonda sotto l’occhio destro che scendeva fino alla guancia e aveva un paio di occhiali scurissimi che gli coprivano gli occhi cercando di mascherare in parte anche la ferita. E questo tipo di ferita ce l’aveva anche Calamandrei.

 

Strane coincidenze.

Capito?! Erano pochi giorni prima che scomparisse. Vedendolo in quel modo pensavo che stesse male. Ho poi saputo della scomparsa da un collega che mi disse – pensando che fosse proprio il Narducci – «Guarda che hanno ripescato il cadavere del Narducci al lago». «Ma che sarebbe successo?», gli dissi io. «Mah, non si sa. Comunque la cosa strana è che non hanno fatto l’autopsia». Per scoprire se uno è annegato devi fare l’autopsia, non c’è verso.

 

Se non ricordo male le sole foto di quel cadavere sono del fotografo Crocchioni, che lavorava per il quotidiano La Nazione al tempo.

Sono tutte le sue, perché le foto ufficiali non le fecero. Le fece lui per il giornale. Era una brava persona.

 

Secondo lei, ci sono delle forze occulte, diciamo così, che hanno smosso questa vicenda macabra, efferata?

Io mi ricordo questo. All’inizio delle indagini si scatenarono contro di me, ma non potendo opinare sulla mia vita privata, perché non c’è nulla di anomalo, cercarono di delegittimarmi dicendomi: «ah, ma quello è un cattolico!». Io ho sempre dichiarato quanto segue: «Guardate che io sono cattolico, ma sono riservato, non ostento». Invece era come se questa cosa li toccasse. Sul discorso satanico non si poteva parlare perché mi tacciavano di essere cattolico, quindi secondo loro ero di parte, diciamo così. 

 

Nel successivo processo Meredith Kercher ha avuto problematiche con la stampa americana, e non solo con la stampa.

Col tempo ho capito come sono e come ragionano gli americani, forte delle tante esperienze vissute. Loro tendono a dire che qualsiasi cosa facciano sia giusta – al contrario di noi italiani che siamo autolesionisti — e pretendendo di insegnare agli altri. Se avessero tanta cultura al pari della loro potenza economico/militare sarebbero veramente i migliori, ma in realtà culturalmente sono un disastro.

 

Sulla vicenda Meredith ho visto il divario che c’è con gli inglesi, che è vero che sono anglosassoni, ma sono pur sempre europei. Con gli inglesi ci si ragiona. Gli americani hanno questa caratteristica: i loro difetti, di cui non si rendono conto, li riversano sugli altri. Mi ricordo che nei giorni del processo Kercher, in via Mazzini, incontro una giornalista americana che mi fa qualche domanda e a un certo punto mi chiede: «lei cosa pensa delle streghe?». «Le streghe? Ma cosa sta dicendo?».

 

A Perugia, storicamente, questa figura non era affatto sentita. Noi abbiamo questo retroterra etrusco e nel caso di Meredith si manifestò, perché noi abbiamo un culto dei defunti molto forte. Abbiamo una devozione nei loro confronti, perché li commemoriamo il 2 novembre. [Meredith è stata uccisa la notte del primo novembre, e non come si pensa la notte di Halloween, che è il 31 di ottobre, ndr]. Lei mi rispose: «In America mi hanno detto così». «In America possono dirle quello che vogliono, ma qui siamo a Perugia e non in una città del Massachusetts!». Si offese perché la colsi nel punto.

 

Forse ha fatto bene a ribadire certi concetti.

Ma certo! L’americano ha bisogno di essere umiliato, in maniera benevola, o anche educato, perché non si rende conto. 

 

A proposito di questo, lei parla anche della non perfetta comprensione degli americani del nostro ordinamento giuridico, che è diverso dal loro, e fanno fatica a intenderlo in pieno. Lei se ne è ben accorto proprio durante il processo Meredith. Lo spiega bene anche nel suo libro Caso Meredith Kercher. Una vicenda giudiziaria tra due continenti, edito da Morlacchi.

Secondo me loro speravano – ma non c’era nessuna possibilità – che il processo venisse trasferito in America. Solo che non vi erano motivazioni legali per farlo e allora cercavano di attaccare, di demolire e di delegittimare tutto l’ordinamento italiano. Hanno fatto veramente una cosa indegna. E poi quel processo, è un processo… mah! Ci siamo capiti? Io non aggiungo altro.

 

È un processo dove ci sono state diverse anomalie. Gliene dico una, tanto per farle un esempio: la perizia non era ancora stata depositata e venne da me un giornalista irlandese – bisognava stare attenti per gli irlandesi erano nemici degli inglesi, quindi contro le indagini, e amici degli americani – e mi registrò di nascosto. Ma quando uno registra, registra anche sé stesso e gli scappò detto che la perizia dava ragione all’impostazione della difesa. Al ché io gli dissi: «mi scusi, ma come ha fatto a saperlo? Io non ne so niente. Non è stata depositata». Allora lui mi rispose che erano voci che aveva sentito in giro. «No, lei non mi sta dicendo la verità». Poi quella cosa l’han tolta perché speravano di mettermi in difficoltà pensando che mi scappasse detto qualcosa. Poi ci sono altri errori che rasentano l’incredibile.

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Mi consenta una battuta, ma il suo è stato quasi un doppio lavoro: il primo da pubblico ministero e il secondo dal difendersi da tutto quel castello mediatico che vi hanno costruito intorno al caso Meredith.

È così. Devo poi dire che nessuno si aspettava la sentenza della Quinta Sezione dove si possono riscontrare alcuni errori. Potrei citarne alcuni come quello del clochard Antonio Curatolo. Il barbone viene liquidato dicendo che non è attendibile. Ma solo perché è un barbone e un poveraccio?

 

Lei ha ribadito questa cosa più volte.

Ecco la mentalità calvinista, perché per i calvinisti il poveraccio va all’inferno e il ricco va in paradiso. Ma non è così!

 

Tornando all’inizio di questa vicenda. Lei arriva sul luogo del delitto intorno alle 14:00.

Arrivai con il dottor Marco Chiacchiera [il commissario di polizia, ndr].

 

Oggi, a distanza di quasi vent’anni, che ricordi ha di quella giornata?

Mi ricordo di un episodio, di cui si parla in questa nuova fiction non correttamente. Appena arrivato mi dissero che c’era questa pietra buttata lì sotto una finestra. Quella simulazione di reato era attribuita ai due ragazzi bianchi e non al nero e invece è passata come se fosse attribuita al ragazzo di colore. 

 

La simulazione di effrazione. 

Sì! Io feci i calcoli. C’erano le due ante delle persiane che forzavano sullo stipite a causa dei cambiamenti di temperatura ed erano a meno di venti centimetri l’una dall’altra. Come avrebbe fatto questo tizio dal cortiletto che stava di fronte alla finestra più alta, a centrare con una pietra, quello spazio così stretto? Ordinai alla polizia di controllare se ci fossero tracce di scarrocciamento sul muro. Non trovarono nulla. Allora iniziai a pensare che la cosa fosse simulata e chi la simula vuol dire che è uno che ha paura di essere coinvolto, perché frequenta o abita la casa. 

 

Le indagini furono prese in carico dalla Polizia e non dai Carabinieri, giusto?

Eh già! Nel libro lo dico. Venne una squadra da Roma organizzata dal questore e venne la capa del settore genetico del Dipartimento di pubblica sicurezza della Polizia. Io ordinai al medico legale di misurare la temperatura cadaverica. Questa venne da me dicendo: «No dottore, per carità!». «Ma come per carità?!». «Perché c’è il rischio che possano verificarsi contaminazioni». A quel punto gli dissi: «Faccia lei gli accertamenti, ma avvertitemi subito perché lui deve andare a controllare». Ho aspettato, ma poi ho dato l’ordine.

 

Per fortuna feci anche una perizia sull’orario della morte e ho fatto perizie anche durante le indagini. Le indagini non sono durate tanto. Ci fu il discorso genetico in cui c’era la traccia di aplotipo maschile di Sollecito sul gancetto del reggiseno di Meredith piegato dalla violenza. C’era traccia anche di quello di Rudy. Si inventarono che poteva esserci contaminazione. Questa prova è rimasta all’interno della casa sequestrata e Sollecito era in galera. Come fa a finire l’aplotipo di Sollecito nel gancetto del reggiseno? Spiegamelo tu.

 

Quello che è impressionante su questa storia è che arrivavano questi americani e buttavano là delle stupidaggini incredibili come la falsa confessione di Amanda. Amanda non ha mai confessato. Amanda ha calunniato, altroché. Ed è stata condannata per quello. Se ripenso a questa vicenda, ancor più dell’altra… Non le dico che mi hanno detto in procura, perché dovrò fare indagini su quel processo. Non dico altro.

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In questi giorni va in onda la miniserie tv su Disney+ The Twisted Tale of Amanda Knox.

Non ne sono uscito male, pensavo peggio onestamente. C’è una mia sfuriata contro il questore – è vero che mi arrabbiai fortemente – perché la mattina del fermo ha detto che il caso è risolto e non chiedi il permesso a noi della procura? Ma come ti permetti?

 

Nel film la voce di Amanda dice che non furono indagate le tracce di sangue al piano di sotto.

Era il gatto! Il simpaticissimo gattino nero! [ride]

 

Da perugino ricordo benissimo quei giorni. Quella triste vicenda scoperchiò il vaso di pandora di quella che era tutta la situazione di microcriminalità sottaciuta nel centro storico. Evidenziò una problematica di non poco conto arrecando un danno di immagine alla città se vogliamo.

Perugia è stato il terreno su cui si è svolta la vicenda. Amanda è americana, Sollecito è pugliese, Rudy è della Costa d’Avorio. 

 

Qualcuno sostiene che un movente plausibile a questo delitto, può essere una faccenda legata alla droga. Lei cosa ne pensa?

La droga sicuro. Probabilmente lì c’era qualcuno che si incaricava di reperire la droga.

 

Cosa ha capito dei tre ragazzi?

Dei tre quella che conosco meglio è Amanda. Rudy è un personaggio che mi raccontava, durante gli interrogatori, che a lui piaceva Amanda, non Meredith. Questa cosa a me è sempre rimasta. Non le dico nel dettaglio, ma ci sono delle novità. Non le dico altro. 

 

A questo punto aspettiamo e vediamo.

Io ho fatto la mia parte.

 

Alcuni hanno ipotizzato che sulla scena del delitto ci possa essere stata un’altra persona se non due, oltre ai tre ragazzi incriminati. È un’ipotesi plausibile questa?

Sulla base di queste ultime notizie, qualcosa di simile ci può essere. Non posso dirle altro.

 

Credo sia poi difficile stabilire in quella stanza chi ha fatto cosa nello specifico.

Questo sì. Devo dire, in tutta onestà, che Amanda si è rivelata come mai mi sarei aspettato: più matura, è diventata madre e si è sposata. Guardando il film lei mi tratta bene e per me non è proprio una sorpresa, in fondo me lo immaginavo. Io penso una cosa a questo punto, che lei quella sera era nel tinello. Mi rimane difficile immaginarmela in quella stanza. Io penso questo. Però era coinvolta anche lei. 

 

Amanda ha vissuto una situazione familiare particolare. È figlia di genitori divorziati. È possibile che Amanda veda in lei una figura di pater familias?. 

A questo io c’ho pensato, ma non lo so. Lei ha parlato anche – non so con quanta convinzione – della sindrome di Stoccolma. Non saprei. Io ho chiesto la condanna per lei e l’ho fatta arrestare. Finito il processo lei è stata assolta con formula dubitativa. Mi viene a cercare e parla di me con Don Saulo, il cappellano del carcere, di cui io sono stato parrocchiano. Forse, chissà, il buon Don Saulo ha giocato un ruolo in questo suo atteggiamento. È una situazione che mi ha lasciato sorpreso. Non mi era mai successo prima una situazione simile. 

 

Anche Sollecito ha avuto i genitori divorziati. Che differenze di atteggiamento ha notato nei due ragazzi?

Quello che ho notato e che mi ha colpito di questa ragazza è che tende a perdonare tutti, mentre da Sollecito ho sentito rancore, astio.

 

È piuttosto strano. Non è di certo una consuetudine. 

Viceversa il comportamento di Sollecito è stato quello di uno che è stato condannato, molto rancoroso. Lui ha ancora un atteggiamento ostile nei miei confronti. E credo che lui non abbia capito che gli è andata bene alla fine. A tutti e due è andata bene. Non l’hanno capito. Le dico una cosa. Il giudizio abbreviato di Rudy li ha salvati. 

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Questa mossa degli avvocati di Guede ha sparigliato le carte.

Si, perché ha tolto di mezzo il collegio giudicante che ha condannato Rudy, sennò sarebbe stato quello di tutti e tre. E non so come sarebbe finita. Forse me l’immagino anche troppo. 

 

È stata una mossa che ha cambiato l’equilibrio del processo. Mi viene in mente una curiosa coincidenza: l’uomo accusato falsamente da Amanda, Patrick Lumumba, era di colore e poi, uscito di scena lui, subentra l’ivoriano Rudy Guede.

Io mi sono chiesto infatti se Amanda, quando ha dovuto inventare la risposta – perché giustamente la polizia la pressava – lei chissà che non abbia ripetuto la vicenda veramente come si svolse, ma mettendo Patrick al posto di Rudy. Questo non lo sapremo mai. Lei ha un’ostilità profonda contro Rudy. Ci sono tante cose di quella notte. Magari in futuro avremo un’altra occasione per raccontare altro alla luce di possibili sviluppi.

 

Questo suo ritratto di Amanda può risultare strano, vista come fu dipinta fin dall’inizio di questa triste storia. 

Era molto giovane all’epoca e forse voleva divertirsi come tutte quelle della sua età.

 

Ricordo un articolo apparso su Il Messaggero a firma del giovane cronista Michele Milletti, uscito pochi giorni dopo il delitto, che aveva trovato un racconto scritto da Amanda in un suo social dell’epoca, Myspace, con temi di violenza, che al tempo poteva risuonare come una premonizione di quello che poi è effettivamente successo nell’appartamento di via della Pergola. 

Mi ricordo. Quello che uno è stato quindici anni prima, è diverso da quello che è oggi. Nella vita si cambia. E lei devo dire che un po’ è cambiata. Il ragazzo pugliese non è cambiato per niente, tanto che lui è convinto che io li abbia arrestati e chiesto la condanna, pur sapendoli innocenti.

 

Amanda oramai la conosco, il marito è una bravissima persona, i due bimbi sono meravigliosi, e oggi mi fiderei di questa ragazza. Di Sollecito no. È quello che mi ha colpito di più in negativo. Rudy l’ho conosciuto appena e non mi dice niente. 

 

Raffaele Sollecito è sempre apparso molto freddo nei suoi confronti.

La Knox nelle interviste ha detto di me che ho fatto tutto in perfetta buonafede. Sentirselo dire dall’imputata fa un certo effetto. C’è una differenza enorme tra i due. Questo per giustizia lo devo dire.

 

Tornando un attimo al documentario Disney+. Che ruolo ebbe il segretario di Stato Hillary Clinton nella vicenda Knox? Dobbiamo dire che è curioso il fatto che tra i produttori della fiction appare Monica Lewinsky. Quantomeno fa sorridere questo accostamento tra la moglie e la stagista amante di Bill Clinton.

Io non faccio commenti su questo, però…

 

La città di Perugia con questa vicenda ha subìto un danno economico e di immagine. Lei è d’accordo?

Un grosso danno economico. I perugini hanno reagito e hanno capito. C’è questa cosa curiosa di Perugia, che è l’anglofilia. Si ricorda il film Fumo di Londra girato in parte a Perugia?

 

Certo che lo ricordo.

Alberto Sordi aveva intuito questa simpatia che aveva Perugia verso l’Inghilterra. In parte questo è stato confermato dalla famiglia di Meredith che è stata meravigliosa. 

 

Lei ha sottolineato più volte la compostezza dei familiari della vittima.

Mi dispiace che questa ragazza non è stata ricordata adeguatamente. Io avevo chiesto che venisse intitolata la via a Meredith, la famosa via della Pergola. La proposta l’ho fatta, vediamo.

 

La famiglia Kercher è sempre stata molto composta, mai fuori dalle righe.

Mai assolutamente! Loro aspettavano che la Corte entrasse e si sistemasse, per poi entrare loro. Non si facevano notare. Ricordo anche che le amiche inglesi di Meredith non sopportavano Amanda. Non che Amanda fosse cattiva, ma incarnava la tipica estroversione americana. 

 

Poi è facile che a quell’età fossero subentrate anche delle ovvie gelosie tra ragazze.

Ma come no.

 

Lei è un uomo di fede, come abbiamo detto prima. Questo lo aiuta nel suo lavoro o a volte può essere un ostacolo?

Io vorrei sottolineare che sono cattolico, ma fortemente laicale e soprattutto non ostento, come le ho già detto. Lei pensi che in questo film, a un certo punto, si vede un volo di uccelli e un uccello che cade e muore e io che guardo la scena dal palazzo e mi faccio il segno di croce.

 

Confondono alcune cose sulla storia della nostra città. Perugia ha una grande attenzione per i defunti, che deriva dalla nostra discendenza etrusca. Ci sono i tipici dolci chiamati le fave dei morti e c’è la fiera dei morti. Questo continuo richiamo ai morti a Perugia non è visto con paura, ma con serenità e questo aspetto deriva dalla cultura etrusca. Dopo quella vi è quella cattolica. Mettere una scena con un volo di uccelli e io che faccio il segno di croce, ma cosa starebbe a significare?

 

È stato etichettato come cattolico durante il suo lavoro, nell’accezione non troppo benevola del termine? Un cattolico poi non scende mai a compromessi.

Certo! Fin dalle indagini di Narducci ho avuto questo tipo di attacchi, perché l’attacco mi veniva da settori non propriamente cattolici. È chiaro, no? Io sono cattolico, non guardo in faccia a nessuno. Ho trattato, tanto per fare un esempio, il processo a un sacerdote implicato in un traffico di droga, con assoluta imparzialità. Tutti lo sanno, questo.

 

Quello che vorrei che fosse chiaro, io quando vado per strada e la gente mi incontra – ed è difficile che lo faccia con un pubblico ministero – mi chiede se può stringermi la mano. Gente che io non conosco nemmeno. Questo vuol dire che la gente sa che io non guardo in faccio a nessuno, forse anche perché cattolico. Io comunque sono un magistrato della Repubblica Italiana. 

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Quando hanno girato alcune scene della fiction a Perugia, si sono levate voci di indignazione.

Non ho letto nulla e non ho voluto prendere parte a questa produzione. Mi è stato chiesto, ma ho detto no.

 

Amanda, perlomeno all’inizio, pareva fosse il capro espiatorio di tutta la faccenda.

Lei da principio fu attaccata soprattutto dai tabloid britannici. C’è stato un avvocato – di cui non faccio il nome – che in una sua arringa, parlando di Amanda, disse: «Questa strega!» Finita l’udienza gli dissi: «io non te lo dovrei dire, però stacci attento a dire certe cose in aula». In America poi attribuirono a me quella esternazione. La moglie di un agente dell’FBI, che seguiva il processo, venne da me poco dopo esclamando: «You are evil!». Sei il male. Senza pensare che io in quel momento avevo indosso la toga. Andiamoci piano. 

 

Lei come se la spiega questa disparità a livello massmediatico tra gli Stati Uniti che hanno enfatizzato oltremodo questa storia, mentre in Gran Bretagna si è tenuto un profilo un po’ più basso?

In Inghilterra gli inglesi sono incazzati, non creda che non lo siano. Questa cosa non gli è andata giù, però sono rispettosi. A onor del vero debbo aggiungere che anche tra i giornalisti americani ci sono state persone molto corrette con cui ho avuto un buon rapporto, tanto che con una di esse siamo diventati amici ed è entrata nella nostra mentalità.

 

Il capo della procura mi diceva: «dato che questi non sanno niente, spiegagli cosa è Perugia». Io ci provavo e finché rimanevo nel Medioevo andava bene, perché ci sono le streghe, c’è l’inquisizione. Quando poi gli spiegavo che Perugia è molto più antica e gli narravo degli Etruschi, li vedevo completamente imbambolati e spaesati. Non si rendono conto perché nella loro cultura non hanno testimonianze di civiltà così antiche. 

 

Ci posso credere. Probabilmente a molti gli manca quella profondità storico culturale che magari noi europei abbiamo.

Ho cercato di spiegare, ma loro hanno questa mentalità calvinista che li sovrasta.

 

Noi italiani invece dovremmo fare tesoro delle nostre tradizioni, della nostra cultura e della nostra religione.

Concordo. 

 

Prima di lasciarla vorrei farle un’altra domanda. Tornando all’inizio, c’è quel filmato della sua audizione riguardo l’inchiesta sul Forteto. È un argomento molto complesso. 

Eravamo a Palazzo San Macuto. È un’indagine molto complessa. Molti, anche tra i magistrati, non se ne rendevano conto, pensando che fosse un organismo di tutela di questi minori abbandonati e invece c’era qualcosa di più.

 

Chissà se la verità salterà fuori un giorno su tutti questi fatti.

Io non dispero, però quanta fatica. È stata un’indagine in salita. 

 

Grazie dottor Mignini per la sua cortese disponibilità.

Grazie a lei.

 

Francesco Rondolini

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Il capo esorcista dell’Arcidiocesi di Washington ha dichiarato di ritenere che almeno «molti» degli avvistamenti UFO siano in realtà demoni camuffati. Poco dopo, il cardinale Robert McElroy, arcivescovo della capitale americana, ha rimosso monsignor Rossetti dall’incarico di esorcista dell’arcidiocesi di Washington.   Monsignor Stephen Rossetti, responsabile del Saint Michael Center for Spiritual Renewal (SMC), ha affrontato l’argomento in un video pubblicato lunedì, rispondendo al crescente interesse suscitato dalla recente diffusione di documenti sugli UFO da parte dell’amministrazione Trump.   «Personalmente non ho alcun dubbio… credo fermamente che molti, se non la maggior parte, di questi avvistamenti UFO siano in realtà opera di demoni», ha affermato Rossetti. Ha aggiunto che i demoni sono capaci di compiere azioni impossibili per gli umani, come i cambiamenti di traiettoria a velocità apparentemente impossibili osservati negli avvistamenti UFO.

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All’inizio del suo intervento, ha precisato che, pur considerando teoricamente possibile l’esistenza degli alieni, personalmente non crede che esistano. Ha evidenziato il «pericolo» di prendere in considerazione questa ipotesi, poiché «i demoni amano nascondersi», suggerendo che travestirsi da UFO o da alieni sia uno dei loro metodi preferiti.   «Non vogliono che sappiamo chi sono» o cosa stiano facendo, ha detto Rossetti, «perché sono più efficaci quando non ce ne rendiamo conto». Il travestimento consentirebbe ai demoni di «manipolare le cose del mondo per influenzarci a compiere il male», ha sottolineato il monsignore .   «Le Scritture sono molto chiare: “La nostra lotta infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete l’armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio”», ha recitato Rossetti, citando la lettera agli Efesini, capitolo 6, versetti 12-13.   «La lotta che combattiamo in questo mondo, la battaglia spirituale, è contro il maligno», ha ribadito l’esorcista. «I demoni possono effettivamente irrompere nel mondo fisico e a volte possono essere visti», ha affermato Rossetti, ricordando l’esistenza di documenti e fotografie di manifestazioni demoniache.   «Molte persone possedute vedranno ombre scure indistinte, case infestate, globi di luce, ogni sorta di cose e manifestazioni più dirette di mani maligne… e persino immagini di creature bestiali», ha proseguito.   «Non molto tempo fa mi è capitato un episodio in cui una persona dotata di un dono particolare – che abbiamo documentato – a cui è stata mostrata la foto di un “UFO”, ha detto: “È un demone” (…) Il motivo per cui tutto questo è importante è che cercheranno di manipolarci dietro le quinte», ha detto Rossetti.   A titolo di esempio, ha raccontato la vicenda di una donna che tentava di comunicare con la nonna defunta tramite scrittura automatica. All’inizio i messaggi erano affettuosi e positivi, ma in seguito sono diventati «brutti». Solo allora la donna ha compreso che non si trattava della nonna, bensì di un demone.   Le affermazioni dell’esorcista hanno fatto il giro della rete, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.   Un comunicato stampa dell’arcidiocesi aggiunge che McElroy, antitrumpiano uomo di Bergoglio non certo conosciuto per la sua ortodossia riguardo all’omosessualità e altre questioni morali come la comunione agli abortisti, ha «interrotto ogni rapporto» tra l’arcidiocesi e il Centro San Michele di monsignor Rossetti.   Monsignor Rossetti ha risposto all’azione del cardinale McElroy scusandosi per «qualsiasi modo in cui non sono stato fedele agli insegnamenti del Magistero della Chiesa», ma non si è pentito esplicitamente di nulla di specifico menzionato nel video. Ha inoltre precisato che il SMC «intende continuare il suo ministero altrove».   «Sono rattristato dalla decisione dell’Arcidiocesi di Washington di interrompere la sua affiliazione con il St. Michael Center for Spiritual Renewal (SMC). Chiedo perdono per qualsiasi modo in cui non sia stato fedele agli insegnamenti del Magistero della Chiesa, in particolare nel video citato su “alieni e demoniaci”» scrive il messaggio circolante come immagine su X.   «Credo che sia di fondamentale importanza essere obbedienti alla Chiesa e continuerò a impegnarmi affinché tutto ciò che faccio e il Centro siano improntati a tale obbedienza. Inoltre, continuerò a incoraggiare tutti a fare altrettanto. Come dico spesso: “Rimanete nella barca!”, cioè, rimanete nella barca di Pietro, vi condurrà sani e salvi a casa».   «Sono grato per i 19 anni di ministero prestati nell’arcidiocesi di Washington come esorcista e ringrazio l’arcidiocesi per il sostegno e la benedizione ricevuti in tutti questi anni. Ricorderemo il Cardinale e tutti i membri dell’Arcidiocesi di Washington nelle nostre preghiere per il loro importante ministero. L’Arcidiocesi di San Michele (SMC) intende proseguire il suo ministero altrove».

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Il video a cui McElroy faceva riferimento, pubblicato su YouTube lunedì, è stato ora rimosso, scrive LifeSite. Era stato realizzato in risposta al crescente interesse per l’argomento dopo la recente pubblicazione, da parte dell’amministrazione Trump, di documenti che attestavano presunti avvistamenti di UFO.   Tali sviluppi ecclesiastici arrivano quando Trump continua a sottolineare la progressiva pubblicazione di documenti sugli UFO, fors’anche in vista delle elezioni di medio termine. Alla fine di aprile il presidente aveva affermato che parte del materiale era «molto interessante».   Nel 2024, il Pentagono ha pubblicato un rapporto che descriveva decenni di avvistamenti UFO, affermando che non contenevano alcuna prova di vita extraterrestre. Nel 2023 il capo uscente dell’«ufficio UFO» del Pentagono parlò dell’esistenza di extraterrestri su Marte e oltre. Al Pentagono sarebbero stati segnalati in questi anni centinaia di nuovi avvistamenti.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che scoprirà insieme al pubblico americano se il suo dipartimento possiede documenti che dimostrano l’esistenza degli alieni. Nel frattempo Trump ha ripetutamente dichiarato che avrebbe desecretato i file UFO, l’ultima volta questa settimana.   A febbraio, l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato di credere che gli alieni siano «reali», pur aggiungendo di non averli mai visti e che non ci sono prove della loro esistenza. Tuttavia, di recente il vicepresidente JD Vance ha dichiarato di credere che gli UFO siano in realtà demoni, una teoria che si sta facendo largo nella destra americana.   Nel frattempo, una serie di scienziati ed esperti di tecnologia nucleare e UFO sono spariti e l’FBI starebbe indagando. Due settimane fa era stato trovato morto suicida l’esperto di UFODavid Wilcock, che aveva varie volte dichiarato che non si sarebbe mai suicidato.   Secondo un’analisi ricorrente, tutta la popolarizzazione del fenomeno UFO, sin dai suoi principi negli anni Cinquanta, potrebbe avere come fine la distruzione delle credenze bibliche nella popolazione – se si crede agli alieni, si finisce con lo sminuire l’importanza di Dio e sostituirlo, evidentemente, con «la scienza».   Il ruolo attivo di operatori politici del Deep State americano come C.D. Jackson (190 –1964) – assistente speciale del presidente Eisenhower ed esperto di guerra psicologica nella Seconda Guerra Mondiale nonché dirigente del gruppo mediatico Time Inc. – in film di fantascienza hollywoodiane può essere ascritto a tale programma.   Il film Ultimatum alla Terra (1951), prodotto da Darryl Zanuck, considerato un «amico» da Jackson, esemplifica bene l’idea di inserire nella cultura popolare elementi di «acclimatazione» ad una futura «religione UFO» di carattere antibiblico: un gigantesco robot distruttore chiamato Gort arriva sulla Terra, ma un alieno di fattezze umane, tale Klaatu, lo implora di desistere.

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L’alieno, a cui le autorità non credono quando parla del rischio che corre la terra se continua con le sue divisioni politiche e militari, finisce per lavorare come falegname. Un blackout globale di tutti i sistemi elettrici spinge a considerare la minaccia evocata da Klaatu, che viene però ucciso in una sparatoria con l’esercito, ma resuscita una volta portato nella sua astronave, dove però rivela alla donna coprotagonista che la sua resurrezione è temporanea.   La soluzione ai mali del mondo, dice infine Klaatu, sta nel disarmo totale e nella desovranizzazione di ogni potere umano: egli infatti dichiara infine ad un consesso di scienziati che un’organizzazione interplanetaria ha creato una forza di polizia di robot invincibili come Gort.   «In materia di aggressione, abbiamo dato loro un potere assoluto su di noi» dice Klaatu. «La vostra scelta è semplice: unitevi a noi e vivete in ​​pace, oppure proseguite il vostro corso attuale e affronterete l’annientamento. Aspetteremo la vostra risposta». Klaatu e Gort quindi ascendono al cielo con il loro disco volante.   Il lettore può da sé leggendo questa breve sinossi capire di cosa si tratta: parodia del cristianesimo, che va eliminato conservandone i tratti necessari alla credenza popolare, instaurazione di una tecnocrazia totale – un Nuovo Ordine Mondiale – alla quale tutti gli uomini devono sottomettersi. Si tratta di Predictive Programming al suo meglio, già più settanta anni fa.    

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Misteri

Il mistero degli scienziati morti continua: ritrovati nella foresta i resti di una dipendente scomparsa del laboratorio nucleare di Los Alamos

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Il corpo di Melissa Casias è stato rinvenuto in una zona isolata della Carson National Forest, nel Nuovo Messico, quasi 11 mesi dopo che la dipendente del Los Alamos National Laboratory era uscita di casa ed era scomparsa.

 

Questa scoperta apre un nuovo capitolo nell’allarmante serie di decessi e sparizioni che riguardano persone collegate a programmi governativi americani di massima sensibilità, con ricercatori che avevano a che fare con la tecnologia atomica o, suppostamente, la retroingegneria di velivoli alieni. Il caso arriva dopo che il presidente Trump ha disposto la completa divulgazione di informazioni sugli UFO e dopo la pubblicazione di due serie di documenti classificati.

 

La Casias, di 54 anni, lavorava come assistente amministrativa presso il Los Alamos National Laboratory, luogo storico del Progetto Manhattan e importante centro di ricerca sulle armi nucleari. È stata vista viva per l’ultima volta il 26 giugno 2025 a Ranchos de Taos.

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La polizia statale del New Mexico ha confermato l’identificazione dei resti della donna, trovati da un escursionista nella zona di McGaffey Ridge. Accanto al corpo è stata rinvenuta una pistola. La causa e l’ora del decesso restano da determinare in attesa degli accertamenti dell’ufficio del medico legale.

 

Le circostanze della scomparsa hanno subito sollevato sospetti. Casias aveva lasciato sul posto i suoi telefoni e i documenti d’identità dopo aver ripristinato le impostazioni di fabbrica di entrambi i dispositivi, cancellando così tutti i dati su contatti e attività.

 

Quel giorno, intorno alle 14:20, le telecamere di sorveglianza l’hanno ripresa mentre camminava da sola verso est sulla State Road 518. Il marito, anch’egli dipendente del LANL, e la figlia hanno riferito un comportamento insolito quella mattina, legato a un presunto badge di sicurezza dimenticato.

 

I familiari e gli investigatori privati hanno sostenuto che Casias avesse perso l’autorizzazione di sicurezza a causa di problemi finanziari e che la sua scomparsa fosse dovuta a stress personale piuttosto che a un atto criminoso.

 

La polizia statale del Nuovo Messico ha indicato che sembra che la donna si sia allontanata volontariamente. Tuttavia, il ritrovamento dei suoi resti in una zona di riforestazione molto frequentata, dove i lavori erano iniziati nel dicembre 2025, ha ulteriormente intensificato l’attenzione dell’opinione pubblica.

 

L’ex vicedirettore dell’FBI Chris Swecker aveva già espresso preoccupazione per il caso, osservando: «In un laboratorio classificato, o anche solo in un laboratorio ad alto livello di sicurezza, sarebbero al corrente di tutto ciò che accade. E non sarebbe la prima volta che la loro assistente amministrativa viene presa di mira».

 

Casias era una delle numerose persone legate al Nuovo Messico, con connessioni nel settore della difesa e dei programmi nucleari, scomparse in circostanze analoghe. Questo schema ha attirato l’attenzione nazionale sin dalla sparizione, nel febbraio 2026, del generale di brigata in pensione dell’aeronautica William Neil McCasland, ampiamente descritto come un esperto di UFO. La sua scomparsa è avvenuta pochi giorni dopo che il presidente Trump aveva emesso l’ordine di piena divulgazione.

 

Alcuni collegano la scomparsa del McCasland a quella, avvenuta nel giugno 2025, di Monica Reza, scienziata dei materiali della NASA e co-inventrice di una rivoluzionaria superlega a base di nichel per motori a razzo di nuova generazione, sviluppata proprio nel laboratorio che un tempo era stato diretto da McCasland. La Reza è svanita nel nulla durante un’escursione, a circa 9 metri dal suo gruppo.

 

Al quadro si aggiunge l’assassinio, avvenuto nel dicembre 2025, del fisico della fusione nucleare del MIT Nuno Loureiro, ucciso sulla soglia di casa sua, e l’omicidio, nel febbraio 2026, dell’astronomo del Caltech Carl Grillmair, che lavorava al potente Osservatorio Vera Rubin, capace di individuare oggetti anomali in orbita terrestre.

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Si tratta quindi perdite ripetute tra personale con competenze sovrapposte in progetti NASA, propulsione nucleare, ingegneria aerospaziale, tecnologia missilistica del JPL e potenziali programmi relativi agli UFO.

 

Da uno scienziato della NASA trovato carbonizzato in un incidente con una Tesla a un ingegnere aerospaziale e alla sua famiglia morti in un incidente aereo, i casi si sono accumulati. Le speculazioni sulle sparizioni del JPL e sugli esperti legati a «segreti di progetti oscuri» hanno aggiunto ulteriori elementi, evidenziando le vulnerabilità in settori cruciali per la superiorità degli Stati Uniti.

 

Nonostante il crescente numero di casi, il presidente Trump ha affermato che gli episodi non sono collegati tra loro. In dichiarazioni ai giornalisti, ha detto che non c’è «molto collegamento» e ha espresso la speranza che si tratti di una coincidenza che coinvolge «molti scienziati».

 

Due importanti tranche di documenti relativi alla divulgazione di informazioni sugli UFO sono state rese pubbliche durante l’amministrazione Trump, offrendo agli americani un accesso senza precedenti a documenti e video precedentemente nascosti, sebbene non sia chiaro cosa mostrino molti di questi filmati.

 

Le narrazioni ufficiali continuano a trattare ogni caso isolatamente, attribuendolo a stress, problemi personali o incidenti non correlati. Tuttavia, il raggruppamento di dipendenti di laboratori nucleari, ingegneri aerospaziali, scienziati missilistici del JPL e figure con accesso documentato a programmi classificati di propulsione e tecnologie avanzate ha sollevato molti dubbi sul fatto che l’apparato del «deep state» stia lavorando senza sosta per proteggere i suoi segreti, anche se la divulgazione sta procedendo.

 

Los Alamos rimane un punto centrale dell’infrastruttura di sicurezza nucleare americana. Il personale amministrativo in tali ambienti gestisce abitualmente informazioni sensibili. Il fenomeno si estende ora a diversi stati e strutture, con numerosi casi che coinvolgono dispositivi cancellati, oggetti personali abbandonati e uscite improvvise e inspiegabili: elementi che alimentano una legittima preoccupazione piuttosto che vane teorie del complotto.

 

Il ritrovamento dei resti di Casias non chiude il capitolo. Apre nuovi interrogativi su tempistiche, accesso e potenziali motivazioni, in un momento in cui l’opinione pubblica americana sta finalmente ricevendo informazioni a lungo soppresse su fenomeni aerei non identificati e tecnologie correlate.

 

Come riportato da Renovatio 21, giorni fa è morto, in quello che è stato dichiarato come un bizzarro suicidio, l’esperto di UFO David Wilcock.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Genetica

Gola profonda dice che la CIA ha utilizzato dati privati di DNA per la ricerca degli alieni

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Ua gola profonda ha accusato la CIA di tentare di utilizzare siti come 23andMe e Ancestry.com per individuare persone con DNA extraterrestre nel loro patrimonio genetico.   «La CIA vuole dar loro la caccia», ha affermato il filosofo e romanziere Jason Reza Jorjani, Ph.D., parlando del cosiddetto programma governativo top secret in un episodio del podcast American Alchemy.   Il Jorjani ha affermato di essere stato informato di questa iniziativa di caccia alle microspie dal veterano dell’esercito Lyn Buchanan, il quale sostiene di essere stato una «spia psichica» all’interno del programma di visione a distanza della CIA, che indagava sulla possibilità che gli individui potessero utilizzare la percezione extrasensoriale per condurre ricognizioni su oggetti, eventi o persone distanti.

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Jorjani ha affermato che Buchanan lo aveva informato che l’ex analista della CIA e specialista di UAP, Christopher «Kit» Green, aveva ideato un metodo non ufficiale per accedere a 23andMe e Ancestry, siti estremamente popolari che ricostruiscono gli alberi genealogici degli utenti, al fine di individuare una specifica «variante genetica» associata agli esseri non umani.   Negli anni Settanta Green fece parte del programma di remote viewing (visione a distanza extrasensoriale), ma lasciò l’agenzia di Intelligence molto prima della fondazione dei siti web di analisi del DNA.   Secondo quanto riferito, il Buchanan venne a conoscenza di questa cosiddetta campagna dopo essere stato avvicinato in una tavola calda da tre individui che affermavano di essere «nordici», cioè una ben conosciuta tipologia di alieni alti, biondi e con gli occhi azzurri, che si dice vivano segretamente tra noi.   «Vivono in piccole città nelle Montagne Rocciose e vengono scambiati per scandinavi perché hanno l’aspetto di persone alte», ha commentato Jorjani a proposito della teoria di Buchanan.   Nonostante il presidente Donald Trump abbia reso pubbliche centinaia di documenti precedentemente classificati sugli UFO e sulla ricerca di vita extraterrestre, il Pentagono ha insistito sul fatto che non vi siano prove dell’esistenza di forme di vita extraterrestri, secondo quanto riportato dal Daily Mail.   Il Buchanan ha aggiunto che il trio gli aveva chiesto aiuto per evitare di essere scoperti dalla CIA. Tale razza aliena sarebbe giunta sul nostro pianeta per sfuggire al proprio governo «tirannico». Questi esseri alieni si sarebbero accoppiati con gli umani, dando alla luce una stirpe di figli intergalattici di razza mista, con l’obiettivo di far crescere le generazioni future in una società libera.   «Hanno detto: “Guardate, i nostri figli, soprattutto i nostri nipoti, non hanno idea di dove vengano”», ha raccontato Jorjani descrivendo il cosiddetto incontro ravvicinato delle sue fonti. «Raccontiamo loro storie su come, ad esempio, i loro nonni provenissero dalla Svezia o da chissà dove, e loro non ne sanno nulla (…) Vogliamo solo che possano vivere una vita di pace e libertà qui in America».   Buchanan ha dichiarato che non avrebbe mai fornito il suo DNA a 23andMe a causa di ciò che aveva appreso.   Nel 2023, durante un’apparizione al podcast Through A Glass Darkly, il sergente dell’esercito in pensione ha affermato che nel grafico a torta che elenca tutte le etnie (afroamericani, tedeschi, ecc.) c’è uno spicchio chiamato «altro», che significa «sconosciuto non identificabile».

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«Da quanto ho appreso, ci sono funzionari governativi che stanno indagando su questa questione», ha avvertito Buchanan, il quale non è la prima persona a mettere in guardia contro questi cosiddetti ibridi umano-alieni.   In uno studio controverso pubblicato lo scorso autunno, il genetista Max Rempel ha affermato che gli alieni potrebbero averci rapito e inserito geni nel DNA umano, con conseguenze che potrebbero potenzialmente colpire milioni di persone.   Sebbene abbia affermato che questa infusione di DNA intergalattico non sia necessariamente una cosa negativa.   «Dobbiamo valutare quanta ibridazione aliena sia salutare per il pianeta e a quali razze aliene potremmo dare la priorità», ha affermato Rempel.   La storia getta un’ombra ulteriore nei programmi di genetica di consumo. 23andMe è fallita nel 2025, dichiarando bancarotta a causa di calo delle vendite, breach di dati del 2023 e difficoltà economiche. È stata poi venduta all’asta e acquisita per circa 305 milioni di dollari da TTAM Research Institute, un’organizzazione non profit fondata dalla stessa co-fondatrice Anne Wojcicki.   Oggi 23andMe continua a operare come ente non profit, con il sito attivo, nuovi test, ricerche genetiche e aggiornamenti. Ha perso molti clienti durante la crisi, ma il servizio esiste ancora.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2018, 23andMe aveva annunciato una partnership con GlaxoSmithKline, consentendo al colosso farmaceutico di utilizzare i risultati dei test di cinque milioni di clienti per sviluppare nuovi farmaci in cambio di un investimento di 300 milioni di dollari. L’accordo è stato prorogato fino a luglio 2023 per ulteriori 50 milioni di dollari.   La CEO di 23andMe era Anne E. Wojcicki, l’ex moglie del cofondatore di Google Sergej Brin. Nel 2007, Google ha investito 3,9 milioni di dollari nella società, insieme a Genentech, che è considerata la prima società biotecnologica al mondo grazie allo sfruttamento del DNA ricombinante e la creazione dell’insulina sintetica nel 1978.   Come riportato da Renovatio 21, la Commisione di Intelligence USA ha dichiarato che i test DNA commerciali potrebbero essere utilizzati nella produzione di bioarmi personalizzate, cioè la creazione di sistemi di offesa in grado di colpire una singola persona o un particolare gruppo famigliare, etnico etc.
Nell’ottobre 2023 23andMe ha subito un furto di dati genetici immenso e confermato l’autenticità delle informazioni personali relative ai suoi clienti, che sono state offerte in vendita sul mercato nero.
L’uso di tali servizi genetici è stato utilizzato, non si sa quanto legalmente o eticamente, per rintracciare dapprima serial killer e poi autori di reati minori a partire delle loro tracce genetiche, in una chiara indicazione della deriva della società moderna verso la polizia genetica.

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