Cina
Enigmi femminili cinesi alle Olimpiadi
Le Olimpiadi che si sono concluse non solo ci hanno regalato la solita dose di prurigini e stranezze (la schettinatrice neerlandese che si spoglia, i saltatori che, per questioni di doping aerodinamico, ingannano con le dimensioni del proprio pene) ma ci hanno fornito, ça va sans dire, la solita dose di realtà geopolitica annessa: i russi esclusi persino dalle paralimpiadi, l’Ucraina che pretende di fare a meno delle regole, la finale di hockey tra Canada e USA (partita che pochi mesi fa era finita, ricorderete, con tre risse nei primi nove secondi: gli americani reagivano ai fischi all’inno del Paese che, a detta del presidente Trump, potrebbe annettere, cioè invadere, il resto del Nordamerica).
Tuttavia, nemmeno tanto sottotraccia, un rilievo mi è parso più significativo degli altri. Si è consumato, alla luce del sole, un episodio dell’enantiodromia per il dominio globale tra USA e Cina, una guerra di soft power che è passata attraverso due atlete medaglia d’oro: la sciatrice freestyle Eileen Gu e la pattinatrice artistica Alysa Liu. Due figure diversissime, per certi versi antipodiche, però alla fin fine simili, e con enigmi dentro enigmi dietro di loro.
Eileen Gu, nota oramai con il nome cinese Ailing, è un caso da diverso tempo. Si tratta con estrema probabilità della più grande sciatrice freestylista di tutti i tempi – e ha appena 22 anni. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino sia nella disciplina del big air sia dell’halfpipe, a Milano-Cortina ha preso un argento e un oro, di fatto difendendo il suo trono indiscusso.
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La Gu ha il vantaggio, eccezionale, di essere bellissima: testimonial ideale di moda e di qualsiasi altra cosa, la pelle diafana come una donna delle nevi della manciuria, l’occhio appena mandorlato, sorriso irresistibile. La madre, che l’abbraccia a fine pista, è una cinese immigrata a San Francisco. Si tinge i capelli di biondo, rendendo la sua figura ancora più californiana: avvenente e scatenata, lo spirito del surf incontra le evoluzioni aeree dello sci freestyle. Nemmeno maggiorenne, già era un’icona.
La sua run in halfpipe di ieri è stata considerata da alcuni come quasi perfetta – anche se personalmente non la troviamo così emozionante.
La gente è pure impazzita dinanzi alla sua rispostaccia ad un giornalista che in conferenza stampa, giorni prima, le aveva chiesto se l’argento che aveva preso lo considerava come un oro perso. «Sono la sciatrice freestyle più decorata della storia: questa è in se stessa una risposta» aveva risposto a muso duro, dopo una breve insopportabile risata isterica. «Due medaglie perse, per essere franca con lei, è una prospettiva ridicola da considerare». Stampato sul volto un crudele, americanissimo sorriso volto ad umiliare l’interlocutore. La boria, per quanto ci riguarda, è rivoltante.
Il problema è che, ancora prima dell’Olimpiade pechinense, su di lei si era concentrato un fuoco intenso, e per quanto ci riguarda giustificato: americana de facto, per nascita, crescita e cultura, nonché anni di allenamento cui hanno provveduto le strutture dello sport nazionali USA che l’allevano sin da quando era una bambina piccolissima, Eileen decide di correre sotto la bandiera della Repubblica Popolare Cinese. Eileen diviene Ailing, venendo naturalizzata dalla Cina comunista. Il ministero della Giustizia Cinese nel 2020 aveva iniziato un programma per consentire alle persone che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali nello sport, nella scienza, nella cultura e in altri campi di ottenere la residenza permanente.
Il cambiamento di nazionalità, richiesto dal regolamento CIO per competere per un Paese diverso dal proprio, fu spiegato da lei stessa sulla piattaforma Weibo, il social media più diffuso in Cina: la ragazza dice che lo fa per ispirare milioni di ragazzi cinesi ad avvicinarsi agli sport invernali. Molte voci nella stampa americana, oltraggiata come vasta parte dell’opinione pubblica, la pensano altrimenti: il Dragone ha tirato milioni di dollari alla Gu, con sponsores grassi e munifici (alcuni, dissero, legati a dinamiche di sfruttamento in Xinjiang), e lei ha, semplicemente, tradito. Con la Gu, hanno notato altri, hanno tradito anche altri sponsores occidentali, che tuttavia in Cina fanno grandi affari e quindi averci la Gu come testimonial non è male. Diventa, secondo Forbes, la seconda atleta più pagata del mondo.
La ragazza è quindi chiamata apertis verbis «traditrice».
Più dei contratti con i grandi marchi del lusso e dello sport, secondo noi vale la pena di dare un’occhiata al suo background. La madre, soprattutto: già pattinatrice short-track della squadra della prestigiosa Università di Pechino negli anni Ottanta, vola negli USA per studiare biochimica e biologia molecolare, prima in Alabama, poi alla Rockefeller University – istituzione di quella famiglia che, ricordiamo, oltre che all’eugenetica è stata spesso interessata anche alla Cina, con programmi in loco ad inizio Novecento e grandi lodi dei rampolli alla politica del figlio unico di Deng.
Yan Gu, la madre di Eileen, finisce quindi all’Università di Stanford, il cuore della Silicon Valley, appena fuori da San Francisco – l’università che ci ha dato Googgle e il DNA ricombinante. Apprendiamo quindi che il nonno materno di Eileen non era un quivis de populo sinico ma un pezzo grosso della nomenklatura sino-comunista: era l’ingegnere elettrico capo del ministero dell’edilizia abitativa e dello sviluppo urbano-rurale della Cina comunista.
E il padre? Qui la cosa interessante: del padre non si sa nulla. L’argomento non è discusso in alcun modo. Qualche giornale cinese ha scritto che si tratterebbe di un laureato ad Harvard, ma non c’è traccia di lui in nessun documento, e possiamo solo speculare che si tratti di un bianco.
La Gu pare quindi essere nata senza papà. Dettaglio interessante.
Ci risuona nella mente un altro caso di superatleta cinese che, ad un certo punto, passò per gli USA: l’altissimo cestista shanghaiense Yao Ming. Come scrive il libro Operation Yao Ming, Ming nacque dall’accoppiamento, caldamente incoraggiato dal Politburo, dell’uomo più alto della città con una campionessa di pallacanestro. Il risultato fu eccellente: 2,29 metri di altezza, e carriera nell’NBA.
Una sorta di eugenetica sportiva riuscita, fatta con mezzi, come dire, «analogici».
Sappiamo tuttavia che riguardo l’eugenetica, parola che in Cina – yousheng, lemma formato dal carattere 优 (yōu) che significa «eccellente, superiore» e da 生 (shēng) che significa «nascere, far nascere, vivere»: in breve, «supernascita» – non ha uno stigma negativo come nell’Occidente post-bellico, la Cina si sta impegnando anche al di fuori dello sport. Come riportato da Renovatio 21, la Cina – hanno accusato apertamente i funzionari dell’Intelligence americana – starebbe lavorando alacremente da anni alla produzione di supersoldati geneticamente modificati.
È noto pure ai nostri lettori come, la Cina, per lo meno pubblicamente, costituisca il primo Paese ad aver impiegato la tecnica di ingegneria genetica CRISPR per il potenziamento degli esseri umani – le famose gemelline eugenetiche del biofisico He Jiankui, le quali sono state prodotte agendo su un gene che le rende immuni all’AIDS e, cosa meno conosciuta, fornisce loro capacità cerebrali superiori.
Non stiamo, ovviamente, puntando il dito su nessuno. Cerchiamo solo qualche puntino da unire, un giorno, quando qualcosa verrà rivelato: del resto questo giornale aveva riportato quattro anni fa i timori internazionali di «furti di DNA» per gli atleti stranieri alle Olimpiadi di Pechino 2022.
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La cosa sarebbe già enigmatica così, se non si aggiungesse, speculare, il caso dell’altra grande medaglia d’oro semicinese (semiamericana) di Milano-Cortina: la pattinatrice Alysa Liu.
La Liu rappresenta un talento ancora più puro, ancora più precoce della Gu: campionessa del pattinaggio artistico a 13 anni, sembrava una forza invincibile della disciplina, battendo il record come campionessa più giovane di sempre. Troppo giovane per i mondiali: andò ad allenarsi a Roma con Carolina Kostner – si allenerà ancora in Italia, a Egna, provincia autonoma di Bolzano, nel 2021-2022.
Dopo aver vinto i mondiali 2022 a Montpellier decide di ritirarsi dalle scene: ha appena 16 anni, l’annuncio è dato su Instagram. Poi, tre anni dopo, ci ripensa e torna, 20 centimetri più alta, sul ghiaccio: i suoi allenatori rimangono scioccati come lo stop di anni non abbia influito in nulla nelle sue prestazioni, che rimangono eccellenti. Nel frattempo, dice, ha pensato di liberarsi di certe costrizioni: si fa i capelli a strisce bizzarre, si fa un piercing alle gengive (che pare relegarla in uno stato di apparecchio perenne) dice di voler provare nel pattinaggio la libertà che ha provato sciando negli ultimi anni.
Il suo ritorno coincide con la stagione delle Olimpiadi: ed eccola a Milano-Cortina a vincere due ori, tra cui il più ambito del singolo, con una performance che anche i non addetti ai lavori come noi non possono non trovare straordinaria: la simpatia, la dominanza del mezzo, lo slancio vitale, la cifra atletica altissima, la fantasia sprizzano da ogni poro di questa atleta.
Non è più una bambina costretta: è una donna matura con una libertà che sembra infinita, al riparo da tensioni distruttive e amarezze crudeli tipiche di discipline teatrali come questa. Quando scende sulle ginocchia e ruota, il palazzetto intero esplode.
Più che perfetto, è qualcosa di vero, autentico, e una figura di pienezza vitale raramente veduta. Il suo corpo forse non è bellissimo: il suo sorriso lo è davvero. Tutto il suo corpo, tutto il suo movimento, tutto il suo essere trasmette gioia in vampate inevitabili.
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È toccante anche vedere come abbraccia la collega giapponese Ami Nakai, la quale non capisce di aver preso il bronzo, e quando lo realizza scioglie la flemma nipponica tra le braccia della campionessa: stringere con affetto un cittadino giapponese non è una cosa che certamente sarebbe stata permessa o perdonata alla Gu.
È a questo punto che diventa interessante capire meglio il suo caso. La Liu viene brandita dalla stampa conservatrice americana come l’anti-Gu: di origine cinese, non ha ceduto alle lusinghe – alle decine di milioni di dollari – offerti da Pechino. Alle Olimpiadi della capitale cinese, nel 2022, si dice che il dipartimento di Stato le avesse messo addosso un paio di persone che controllassero che agenti cinesi la trasformassero in un’altra Eileen Gu.
E quindi, anche qui, campionesse, medaglie d’oro, tra USA e Cina. Ma esattamente, da quale Cina viene Alysa?
La risposta è politicamente, biopoliticamente, ancora una volta interessante. Nata a Clovis, in California (pure lei), è figlia di due dissidenti cinesi fuggiti nel 1989 dal massacro di Tian’anmen – alcuni dei quali, come noto, rimasti attivi negli USA come attivisti anticomunisti, magari con qualche aderenza con i servizi. La famiglia Liu viene quindi esattamente dalla lotta politica tra USA e Cina, incarnata nel suo trauma più visibile, quello della repressione di Deng (sempre lui…) contro gli studenti.
I genitori divorziano presto, la madre esce un po’ di scena, i giornali, quando iniziano i titoli della campionessa, parlano del padre come di un «uomo single». Il signor Liu, divenuto negli USA avvocato, cresce quindi cinque figli, dove Alysa è la più grande: sono tutti, questa la parte che noi troviamo più interessante, nati tramite madri surrogate. In particolare, si parla di due anonime «donatrici» di ovuli, altro non è dato sapere. Già questo, dobbiamo dire, è piuttosto enigmatico.
In pratica: Alysa Liu è nata con la riproduzione artificiale. Su di lei abbiamo questa certezza.
In un’intervista alla trasmissione d’inchiesta 60 minutes il padre dice di aver pagato centinaia di migliaia di dollari per portare Alysa sul tetto del mondo. I modi dell’uomo paiono sicurissimi, il suo inglese ha poco accento, sembra saldo, convinto, determinato. Non sappiamo quali altri enigmi, oltre a Tianamen e alla provetta, possa contenere.
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In pratica, tra sci e pattini, ci passano di mezzo – persino lì – i rapporti complessi tra due superpotenze del XXI secolo. Che, sorpresa, non sono solo di antagonismo: e la cooperazione tra i due mondi potrebbe avere radici davvero oscure.
Il lettore può vedere come, sotto le Olimpiadi, si snodi una storia geopolitica biopolitica davvero intricata, che dallo sport può portare chissà dove: all’eugenetica realizzata, ai supersoldati, al tentativo prometeico di dominio biologico del futuro, che il padrone del mondo vuole che passi giocoforza tramite la provetta.
Prima o poi i puntini verranno uniti dal mainstream: nel frattempo, può provare a farlo il lettore di Renovatio 21.
Sarà anche ora, pensiamo noi, che qualcuno dica qualcosa in più sulla figura di Deng Xiaoping, il massacratore di Tian’anmen creatore della legge anti-prole che provocò centinaia di milioni di aborti, l’uomo che, al contempo, aprì la Cina al mercato, ergo distruggendo, secondo il disegno mondialista, la manifattura e la classe media occidentale.
È il caso che un giorno ci scriviamo qualcosa noi. Perché, ribadiamo, l’enigma della Cina moderna, lungi dall’essere olimpico, potrebbe essere davvero ctonio.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di YantsImages via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Cina
Xi Jinping rimane intransigente sul caso di Jimmy Lai
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Il caso Jimmy Lai: il muro della sovranità cinese
L’entusiasmo presidenziale, tuttavia, è stato infranto da una realtà ben diversa riguardante Jimmy Lai. L’attivista cattolico settantottenne ed ex magnate dei media di Hong Kong sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere, inflittagli nel febbraio 2026 in base alla draconiana legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. Interrogato in merito , Donald Trump ha ammesso con brutale franchezza che la risposta di Xi Jinping era stata gelida, definendo la questione «particolarmente difficile«. «Non sono ottimista», ha riconosciuto il presidente americano, indicando che le richieste occidentali si erano scontrate con il cuore politico del regime. Per Pechino, Jimmy Lai rimane uno dei principali artefici dei movimenti di protesta pro-democrazia del 2019, accusato di collusione criminale con potenze straniere. Nonostante questa cupa valutazione, Claire Lai, la figlia del leader dell’opposizione imprigionato, ha tenuto a ringraziare Washington per aver sfidato il tabù diplomatico, ribadendo l’estrema urgenza del suo rilascio, dato che le condizioni di salute del padre peggiorano di giorno in giorno.Aiuta Renovatio 21
Tra realpolitik e pragmatismo commerciale
Questo vertice illustra perfettamente la dottrina transazionale dell’amministrazione americana. Pur dovendo affrontare delicate questioni relative alle libertà individuali, Washington ha concluso accordi commerciali per oltre 100 miliardi di dollari, tra cui ordini record per Boeing e impegni significativi per l’acquisto di prodotti agricoli, in particolare soia. Questo approccio dimostra che, sebbene la Cina sia disposta a compiere alcuni gesti umanitari mirati e di forte valore simbolico per facilitare le proprie relazioni economiche, la leadership del Partito Comunista Cinese rifiuta qualsiasi compromesso quando vengono messi in discussione il suo controllo politico assoluto sul cattolicesimo e su Hong Kong, o la sua linea rossa su Taiwan. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Cina
La Cina limita gli spostamenti dei talenti nel campo dell’IA
La Cina sta imponendo restrizioni sui viaggi all’estero per i principali esperti di Intelligenza Artificiale di aziende come Alibaba e DeepSeek, nell’ambito della strategia di Pechino per rafforzare l’autosufficienza nei settori dell’AI, della robotica e dei semiconduttori. Lo riporta Bloomberg.
Citando fonti anonime, la testata ha riferito martedì che le autorità cinesi hanno cominciato a richiedere a ricercatori di intelligenza artificiale avanzata, dirigenti, fondatori di startup e ingegneri di ottenere un’autorizzazione preventiva prima di recarsi all’estero.
Le misure – che Pechino non ha né confermato né smentito – rifletterebbero le crescenti preoccupazioni per la tutela di tecnologie di importanza strategica. Secondo fonti di Bloomberg, il governo considera ora i migliori talenti nel campo dell’AI come una risorsa per la sicurezza nazionale, sottoponendoli a restrizioni precedentemente riservate agli scienziati nucleari e agli alti dirigenti delle aziende statali.
Il mese scorso le autorità di regolamentazione cinesi hanno bloccato l’acquisizione da 2 miliardi di dollari di Manus, una startup cinese specializzata in intelligenza artificiale che si era trasferita a Singapore nel 2025. Secondo quanto riferito, a due dirigenti di Manus è stato impedito di lasciare la Cina durante un’indagine sull’accordo, mentre Pechino ha contemporaneamente inasprito le restrizioni sugli investimenti statunitensi nel settore tecnologico del Paese.
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Secondo fonti della testata finanziaria neoeboracena, le ultime restrizioni di viaggio non sono collegate allo scontro su Manus, ma rientrano in una politica più ampia volta a limitare il flusso di tecnologie critiche verso l’Occidente.
Per Pechino, imporre controlli sull’esportazione di talenti rappresenta un passo logico successivo al rallentamento dell’esportazione di altri elementi della catena di approvvigionamento dell’IA. In due serie di restrizioni lo scorso anno, la Cina ha bloccato l’esportazione di 14 minerali delle terre rare, fondamentali per la produzione di attrezzature militari ad alta tecnologia, vietando l’esportazione dei semiconduttori che alimentano i supercomputer e i data center per l’intelligenza artificiale, nonché degli strumenti utilizzati per la loro lavorazione.
La Cina estrae almeno il 60% dei metalli delle terre rare a livello mondiale e ne lavora circa il 90%. Limitando le esportazioni, Pechino sta cercando di riequilibrare la situazione con gli Stati Uniti e i loro partner, che hanno tentato di escludere la Cina dalla catena di approvvigionamento, ottenendo al contempo un vantaggio negoziale nei confronti di Washington.
L’attuale piano quinquennale cinese, che definisce gli obiettivi di sviluppo del Paese fino al 2030, prevede l’adozione di «misure straordinarie» per raggiungere l’autosufficienza nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e della produzione avanzata.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso negli scorsi anni che caccia cinesi dotati di Intelligenza Artificiale hanno sconfitto piloti umani. La Cina inoltre utilizzerebbe l’IA per i suoi sistemi di sorveglianza e i riconoscimenti facciali, compresa la repressione di minoranze come quella uigura.
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Cina
La Cina lancia una missione orbitale di un anno con ambizioni lunari
China launched three astronauts to the Tiangong space station aboard Shenzhou-23, with one expected to stay for up to a year, marking one of its longest missions https://t.co/s6HLiJW0Dj pic.twitter.com/VBnipDTB8k
— Reuters (@Reuters) May 24, 2026
🚀 Long March 2F Y23 📷 15:08UTC May 24 📍 Jiuquan 🛰️ Shenzhou-23 👨🚀👩🚀🧑🚀 https://t.co/qZh7RwNSUk pic.twitter.com/JSmIzOv294
— CNSPACE (@CNSpaceflight) May 24, 2026
Shenzhou-21 crew opened the hatch to welcome Shenzhou-23, marking China’s 8th “space reunion” and the first time a Hong Kong astronaut joins the Tiangong family. pic.twitter.com/KlVF0tU1Mg
— Shanghai Daily (@shanghaidaily) May 25, 2026
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