Persecuzioni
Anziano vescovo arrestato in Nicaragua dopo aver offerto preghiere per la «Chiesa perseguitata»
La polizia del Nicaragua ha arrestato un vescovo cattolico di 80 anni dopo che questi aveva invitato pubblicamente a pregare per la Chiesa perseguitata nel Paese.
Abelardo Mata, vescovo emerito di Estelí, è stato fermato e trattenuto per diverse ore il 29 giugno dalle forze dell’ordine, il giorno successivo alla celebrazione di una messa in cui aveva invocato preghiere per la «Chiesa perseguitata» in Nicaragua.
L’arresto è avvenuto lunedì a mezzogiorno mentre il prelato si trovava in una clinica di Estelí per un controllo medico, dato che è portatore di un pacemaker. È stato quindi condotto al Centro Investigativo del Commissariato di Polizia Evaristo Vásquez Sánchez, dove è rimasto detenuto per alcune ore.
Il giorno prima, domenica 28 giugno, Mata aveva pronunciato un’omelia durante la Santa Messa nella chiesa della Croce del Calvario. In quell’occasione il vescovo «aveva chiesto preghiere per la Chiesa perseguitata e aveva pregato per i sacerdoti in esilio, tra cui il vescovo Rolando Alvarez e padre Frutos Constantino Valle Salmerón».
Secondo alcune fonti, a Mata sarebbe stato ora imposto il divieto di recarsi a Estelí e di celebrare messa in quel luogo.
Il vescovo Alvarez, citato da Mata nell’omelia, è amministratore apostolico di Estelí da quando Mata si è dimesso nel 2021 e attualmente risiede a Roma. È stato esiliato nel 2024 dopo aver scontato 11 mesi di una condanna a 26 anni di carcere, inflittagli per le sue continue critiche al dittatore Daniel Ortega e alla moglie e vicepresidente Rosario Murillo.
Padre Valle, che ha ormai più di 80 anni, ricopre il ruolo di «amministratore ad omnia» di Estelí e attualmente si trova agli arresti domiciliari presso il Seminario di Nostra Signora di Fatima.
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La ricercatrice Martha Patricia Molina, autrice del rapporto «Nicaragua: una Chiesa perseguitata», che documenta gli attacchi del governo Ortega contro i cattolici a partire dal 2018, ha dichiarato che «in Nicaragua, chiunque osi esprimere un’opinione, per quanto ovvia possa sembrare, finisce per offendere la dittatura ed è per questo che tengono i prelati sotto sorveglianza».
«Sono costantemente minacciati di prigione o esilio e, sebbene non tutti i casi diventino pubblici, diversi sacerdoti subiscono queste continue vessazioni senza denunciarle pubblicamente, perché la dittatura reagisce con maggiore durezza quando lo fanno», ha affermato Molina.
«Il vescovo Mata è stato una voce forte e coraggiosa che ha sempre detto la verità al potere, e questa verità e questa luce sono destabilizzanti. È una voce amata e credibile in Nicaragua», ha affermato Arturo McFields, ex ambasciatore del Nicaragua presso l’Organizzazione degli Stati Americani, in un’intervista con ACI Prensa.
«La dittatura tende a voler normalizzare ciò che accade nel Paese, e quanto accaduto al vescovo Mata ci dimostra che in Nicaragua non c’è nulla di normale», ha affermato McFields. «C’è una dittatura vendicativa, pericolosa, criminale e satanica, e questa deve essere denunciata perché è l’unico modo per porre fine a queste azioni, soprattutto contro qualsiasi voce che osi mettere in discussione il regime».
Il vescovo Silvio Baez, vescovo ausiliare di Managua attualmente in esilio a Miami, ha scritto su X: «Sono profondamente indignato e condanno senza riserve l’atto di aggressione commesso dalla polizia del regime contro mio fratello Juan Abelardo Mata, vescovo emerito di EstelíÐ.
«Queste azioni codarde dimostrano solo la debolezza e l’irrazionalità di una dittatura criminale», ha affermato Baez.
Come riportato da Renovatio 21, a marzo il regime aveva vietato le ordinazioni, mentre centinaia di preti, monaci e suore erano messi a tacere, con il clero confinato nelle chiese e arresti di preti. Ortega e la moglie sono arrivati quattro anni fa a vietare le processioni in onore dell’Immacolata Concezione.
L’anno scorso, in quella che è con evidenza una persecuzione sistematica, il regime di Ortega aveva sequestrato il seminario maggiore di Matagalpa, diocesi dove la polizia è arrivata a sequestrare il vescovo. I gesuiti sono stati classificati «personae non gratae» con la confisca dei beni e la revoca dello status giuridico. Il Vaticano, tuttavia, in questi anni ha giuocato la carta dell’appeasement, se non quella del silenzio più pilatesco.
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Immagine di Lee Cohen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Persecuzioni
Predicatore espulso dal Burning Man: diffondeva il Vangelo di Gesù Cristo
Un predicatore di strada ed evangelista attivo sui social media, di nome Joshua McCormick, stava prendendo parte al festival Burning Man in Nevada quando il suo gruppo è stato allontanato con la forza dall’evento mentre tentava di diffondere il Vangelo tra i partecipanti.
In un video diventato virale in rete, il McCormick ha raccontato che gli organizzatori del raduno avevano concesso loro tre ore per lasciare il posto, pena lo sgombero forzato e l’arresto. Le immagini mostrano i ranger del parco confrontarsi con i 25 cristiani che formavano l’accampamento.
Il McCormick ha accusato Burning Man di venir meno ai propri stessi principi, tra cui quello della «inclusione radicale». Prima che il gruppo religioso venisse fatto allontanare, diversi frequentatori del festival si erano fatti battezzare, e un membro del campo ha dichiarato che circa 600 persone avevano abbracciato la fede in Gesù.
Have you seen this story. Joshua McCormick and his friends had been baptizing ppl at burning man, before he kicked out by rangers.
So you can watch satanic rituals at burning man but not be washed clean. Got it pic.twitter.com/EUs9z0NRiM— Rolltiderissa78 (@rolltiderissa) September 2, 2026
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Il McCormick ha inoltre ripreso con la telecamera la celebre effigie del «Burning Man», bruciata come da tradizione al termine di ogni edizione del festival, affermando di aver potuto «percepire l’energia demoniaca» sprigionata dalla scultura di legno.
Diffondere il messaggio evangelico al Burning Man rappresenta un’esperienza fuori dal comune, poiché l’evento è notoriamente intriso di depravazione sessuale e drogastiche e pratiche dichiaratamente di stampo pagano e neopagano.
Il McCormick ha osservato infine che alcuni funzionari del festival e gli stessi ranger che avevano intimato loro di andarsene apparivano a disagio per quanto stava accadendo, mostrando perplessità per il fatto che ai cristiani non fosse stato consentito di proseguire la loro predicazione durante il raduno.
Dietro l’immagine patinata di comunità radicale, arte e libertà che il Burning Man proietta all’esterno, si nasconde un lato molto più problematico, denunciato negli anni da giornalisti, ex partecipanti e persino da alcuni dei suoi organizzatori storici.
Il primo paradosso riguarda i costi: nato come esperimento anti-consumista basato sul dono e sul rifiuto del denaro all’interno del perimetro del festival, il Burning Man è diventato negli anni un evento per privilegiati. I biglietti costano centinaia di dollari, mentre i «campi» più esclusivi — spesso finanziati da miliardari della Silicon Valley — offrono servizi di lusso, staff pagato e persino aria condizionata, tradendo patentemente lo spirito egualitario originario e trasformando il deserto del Nevada in un terreno di networking per l’élite tecnologica.
Poi c’è il problema ambientale: nonostante la retorica del «Leave No Trace», ogni edizione lascia dietro di sé tonnellate di rifiuti, polvere tossica dispersa dai generatori diesel, e un impatto ecologico crescente su un ecosistema fragile, aggravato dalle enormi installazioni artistiche che finiscono bruciate.
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Non mancano poi le criticità legate alla sicurezza: nel corso degli anni si sono verificati decessi, overdose, abusi sessuali e casi di violenza mai adeguatamente affrontati da un’organizzazione che fatica a garantire tutela in un contesto dove regole sociali e legali sembrano sospese.
Il tema delle violenze sessuali al Burning Man è emerso con forza a partire dal 2019, quando un’inchiesta di Salon condotta dalla giornalista Nicole Karlis ha raccolto testimonianze di donne che dichiaravano di essere state aggredite sessualmente durante il festival e poi ignorate o liquidate dagli organizzatori. L’inchiesta ha rivelato anche un contrasto istituzionale: il Bureau of Land Management (BLM), l’ente federale che gestisce il terreno pubblico su cui sorge l’evento, ha accusato l’organizzazione Black Rock City LLC di aver usato la privacy delle vittime come pretesto per non riportare sistematicamente ogni caso di aggressione sessuale alle autorità con data, ora e luogo — dati necessari per individuare pattern ricorrenti.
Sul piano dei numeri, la situazione appare contraddittoria. Il dipartimento interno per i reati sessuali riceve ogni anno tra le 5 e le 20 segnalazioni, ma le forze dell’ordine hanno storicamente registrato pochissimi arresti: zero o uno all’anno tra il 2007 e il 2018 (due nel solo 2017). Questo scarto enorme tra segnalazioni e arresti riflette in parte un fenomeno generale di sotto-denuncia dei reati sessuali, ma anche le difficoltà specifiche del contesto: l’oscurità del deserto, il caos della folla, l’uso diffuso di droghe e alcol, e un’estetica di nudità e provocazione che secondo alcune attiviste della comunità stessa viene talvolta scambiata per consenso implicito, che però non esiste.
Negli anni più recenti la questione non si è attenuata: nel 2025 un uomo è stato arrestato per aggressione sessuale e violazione di domicilio proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura del festival, e un altro caso di stupro con arresto si è verificato al termine dell’edizione dello stesso anno. In risposta alle critiche, l’organizzazione ha istituito un «Survivor Advocacy Center» attivo per tutta la durata dell’evento, per assistere le vittime nel dialogo con le forze dell’ordine — un tentativo di rispondere a un’accusa ricorrente: che dietro la retorica di «spazio sicuro» e comunità radicale, il Burning Man abbia per anni gestito male, se non minimizzato, le denunce di violenza sessuale.
Come riportato da Renovatio 21, in alcune edizioni vi è anche scappato il morto. Un conteggio ufficioso dice che si tratterebbe di una dozzina di decessi nei 30 anni di storia della festa nel deserto. Il caso forse più noto è quello di Aaron Joel Mitchell, 41 anni, morì dopo essere riuscito a superare le barriere di sicurezza e a lanciarsi tra le fiamme durante il rogo rituale del «Man». Venne portato in eliambulanza al centro ustionati dell’UC Davis, l’Università fuori San Francisco. dove morì il giorno successivo. Le autorità non confermarono se fosse un gesto intenzionale o legato a droghe.
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Il Burning Man nasce nel 1986 su una spiaggia di San Francisco (Baker Beach), quando Larry Harvey e Jerry James costruirono un effigie di legno alta circa due metri e mezzo e la bruciarono durante il solstizio d’estate. L’occasione era personale — pare legata a una rottura sentimentale di Harvey — e si ispirava a raduni analoghi che una loro amica scultrice, Mary Grauberger, organizzava già da anni sulla stessa spiaggia a San Francisco. Successivamente, il collettivo Cacophony Society, poi portò l’evento nel deserto del Nevada nel 1990.
Il fondatori negano nessi diretti con il paganesimo, raccontando che questi siano un caso che anzi essi volevano evitare: nel 1988, quando lo Harvey battezzò ufficialmente l’evento «Burning Man» sui volantini, lo fece proprio per allontanarsi dai riferimenti al «wicker man» — la pratica celtica attribuita ai Druidi di bruciare sacrifici in gabbie di vimini a forma umana, resa celebre dal film horror cult del 1973 The Wicker Man, che si conclude appunto con un sacrificio umano per rogo dentro l’effigie ligna antropomorfa. Lo Harvey ha dichiarato di non aver visto il film se non molti anni dopo, e che comunque non fu fonte d’ispirazione per l’evento.
Nonostante le dichiarazioni passate del fondatore, nel corso dei decenni il festival ha sviluppato una propria estetica quasi rituale attorno al rogo finale della figura umana, e alcuni critici religiosi o osservatori esterni (compresi ambienti cristiani conservatori) hanno tracciato parallelismi con celebrazioni pagane pre-cristiane legate ai solstizi e ai fuochi sacrificali.
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Immagine di Carnaval Studios via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti
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Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.
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