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«Aberrazioni dottrinali e latente blasfemia»: un sacerdote cattolico risponde alle parole di Josef Seifert

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A seguito dell’incredibile articolo del filosofo cattolico Joseph Seifert, pubblicato dal sito Corrispondenza Romana, dove si parlava dell’assassinio dei feti per scopi scientifico-sanitari come «pallido riflesso» del Sacrificio di Cristo, Renovatio 21 ha ricevuto questa risposta di analisi teologica da un sacerdote che desidera rimanere anonimo e che quindi chiameremo Don Anonymus.

 

 

 

Il prof. Seifert scrive:

 

Una breve e semplice analisi teologica di queste affermazioni del prof. Seifert ne metterà in luce le aberrazioni dottrinali e la latente blasfemia, che qualsiasi fedele di buon senso sente in queste righe

«Dio ha usato l’adulterio e l’omicidio del re Davide per generare il lignaggio umano di Cristo; e ha usato l’orribile peccato dell’assassinio dell’Uomo-Dio per redimerci. Non c’è crimine più grande dell’uccisione di Gesù Cristo, e non c’è beneficio più grande per l’umanità di quello che la Sua Passione e morte hanno operato per noi. La carne e il sangue del nostro Signore crocifisso traggono certamente il massimo beneficio dal più atroce di tutti i crimini. E sebbene Cristo sia morto per i nostri peccati, e lo ha fatto volontariamente, si è servito di crimini atroci per farlo. Ricevendo i sacramenti, non stiamo né partecipando al deicidio né approvando il Suo assassinio a Gerusalemme. Nel momento in cui Dio permette che i nascituri assassinati siano uno strumento per un beneficio di grado molto inferiore per l’umanità (rispetto al proprio Sacrificio ndt), essi divengono un pallido riflesso del Suo stesso Sacrificio. E chi associa la vaccinazione al cannibalismo rischia di ripetere una delle prime accuse contro i cristiani: quella di antropofagia per aver mangiato la carne del divino Agnello nella Santa Eucaristia (S. Giustino, I Apologia, 26; Eusebio, Historia ecclesiastica V, 1, Tertulliano, Apologeticum 4, 9)».

 

Una breve e semplice analisi teologica di queste affermazioni del prof. Seifert ne metterà in luce le aberrazioni dottrinali e la latente blasfemia, che qualsiasi fedele di buon senso sente in queste righe.

All’ovvia affermazione sul fatto che ricevendo i sacramenti non partecipiamo ai peccati di Caifa e di Giuda, segue l’idea che Dio voglia l’aborto dei nascituri perché noi ne traiamo la salute fisica dell’umanità

 

È tipico del sofista dire cose apparentemente vere, che rassicurano il lettore, per poi affermare come conseguenti proposizioni della cui enormità non si può tuttavia dubitare

 

In questo caso, all’ovvia affermazione sul fatto che ricevendo i sacramenti non partecipiamo ai peccati di Caifa e di Giuda, segue l’idea che Dio voglia l’aborto dei nascituri perché noi ne traiamo la salute fisica dell’umanità.

 

Addirittura, con un ribaltamento della proposizione, si dice che non ammettere che Dio permetta il sacrificio dei nascituri per la salute dei vivi sia come pensare che partecipare all’Eucaristia sia cannibalismo. In quest’ultima inversione il salto logico si fa particolarmente aberrante.

 

Andiamo con ordine.

Il cristiano è chiamato ad unirsi come vittima al Cristo, non a pensare gioiosamente di aver approfittato del crimine di Giuda e Caifa, o a rallegrarsi delle proprie colpe che hanno portato il Cristo sulla croce

 

 

1.

Certamente coloro che misero a morte Gesù Cristo compirono un grande crimine, che certamente Dio permise per un più grande bene.

 

Tuttavia non è il crimine dei giudei o di Ponzio Pilato a redimere l’umanità, ma l’atto volontario con cui Gesù Cristo vuole permettere (pur potendo impedirlo) la sua uccisione: per questo parliamo del sacrificio della Croce, di un’offerta volontaria in cui Sacerdote e Vittima si identificano.

 

Certamente il nostro Seifert afferma che il sacrificio fu volontario, ma non si capisce se noi dobbiamo unirci a questo atto di amore del Cristo o rallegrarci che abbia trovato dei persecutori capaci di ucciderlo.

 

In effetti il cristiano è chiamato ad unirsi come vittima al Cristo, non a pensare gioiosamente di aver approfittato del crimine di Giuda e Caifa, o a rallegrarsi delle proprie colpe che hanno portato il Cristo sulla croce.

L’analogia tra gli atti dei carnefici del Cristo e i carnefici degli embrioni viene estesa ad analogia tra l’associarsi ai benefici derivanti dal sacrificio volontario e l’associarsi a quelli del crimine

 

L’espressione della liturgia «O felix culpa» è certamente valida come figura retorica paradossale, ma a nessuno (tranne forse a Lutero) è mai venuto in mente di ripetere la colpa per unirsi meglio al sacrificio che le colpe hanno causato. Perché qui si tratta di questo: se vale il parallelo con l’utilizzo del crimine dell’aborto per dei «benefici», vale con ciò che hanno fatto Caifa e Pilato, non con ciò che ha fatto il Cristo.

 

Qui sta il sofisma: l’analogia tra gli atti dei carnefici del Cristo e i carnefici degli embrioni viene estesa ad analogia tra l’associarsi ai benefici derivanti dal sacrificio volontario e l’associarsi a quelli del crimine: decisamente un paralogismo, per di più temerario, malsonante, offensivo alle orecchie pie. Scolasticamente diremmo: dobbiamo rallegrarci degli effetti della morte del Cristo: come causati da un atto d’amore volontario, concedo; come causati da un crimine, nego

 

 

2.

Detto questo, comincia ad apparire chiaramente il pericolo di mettere tale morte in parallelo con l’aborto compiuto a scopo di ottenere la salute fisica della moltitudine.

 

Manca nella morte degli embrioni ogni atto volontario di offerta cui associarsi con la gioia e la nostra adesione, diversamente dalla morte del Cristo

Certamente abbiamo un crimine, dice Seifert, ma che Dio ha permesso per la salute del genere umano, quindi possiamo godere dei frutti di ciò che Dio ha permesso, come godiamo dei frutti della Passione.

 

In primo luogo, occorre negare paritatem, in quanto manca nella morte degli embrioni ogni atto volontario di offerta cui associarsi con la gioia e la nostra adesione, diversamente dalla morte del Cristo.

 

Quanto al mero approfittare del crimine altrui, certamente non negheremo che esistano forme di cooperazione materiale e remota al male possibili: qui però si tratta di chiedere alle farmaceutiche di darci un prodotto che non può essere dato senza peccato, e senza il reiterarsi di questo peccato.

Siamo nel caso dello scandalo del richiedere ciò che l’altro non darà senza peccare

 

Siamo nel caso dello scandalo del richiedere ciò che l’altro non darà senza peccare (e che la produzione sia peccaminosa, lo dice la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, autorità magisteriale indiscussa per il De Mattei – vedi sotto). Una cosa è godere dei frutti della redenzione, o ricevere effetti buoni da un atto malvagio compiuto remotamente e cui non ci associamo; un’altra è richiedere il perpetuarsi di un atto malvagio, di un sistema peccaminoso, per goderne dei frutti.

 

Sarebbe come dire che non solo riceviamo i frutti della Redenzione, ma che chiediamo a Caifa e Pilato e Giuda di continuare eternamente la loro opera.

Una cosa è godere dei frutti della redenzione, o ricevere effetti buoni da un atto malvagio compiuto remotamente e cui non ci associamo; un’altra è richiedere il perpetuarsi di un atto malvagio, di un sistema peccaminoso, per goderne dei frutti

 

 

3.

Qui si capisce immediatamente come la strumentale messa in causa dell’Eucaristia per attaccare chi rifiuta il vaccino sia stupida: nell’Eucaristia si rinnova il sacrificio del Cristo in quanto atto di volontaria offerta, non certo in quanto crimine.

 

Il sacerdote all’altare non è un carnefice del Cristo, ma agisce in Sua persona per rinnovare e ripresentare l’offerta del Corpo e del Sangue, non i tormenti subiti allora dal Cristo, che resta glorioso.

 

Il fedele si associa all’Ostia divina sapendo che il sacrificio è rinnovato in modo incruento, senza più carnefici.

 

Sarebbe come dire che non solo riceviamo i frutti della Redenzione, ma che chiediamo a Caifa e Pilato e Giuda di continuare eternamente la loro opera

Non si capisce quindi come mettere questo in parallelo con il partecipare ai frutti del crimine dell’aborto, che si chiede alle farmaceutiche di rinnovare e perpetuare con l’accettazione massiccia di tali prodotti.

 

 

4.

Sotteso a questi errori grossolani e dialettici, ne aleggia uno più sottile e profondo.

 

Ci si dice: ma se Dio vuole permettere il male per trarne del bene, e se il caso della Passione è tipicamente esemplificativo di questo modo di procedere divino, come potremo noi non accettare il bene che deriva dai crimini dell’aborto, pur condannando il medesimo?

 

Qui si capisce immediatamente come la strumentale messa in causa dell’Eucaristia per attaccare chi rifiuta il vaccino sia stupida: nell’Eucaristia si rinnova il sacrificio del Cristo in quanto atto di volontaria offerta, non certo in quanto crimine.

Sembrerebbe quindi che noi possiamo imitare Dio nel trarre il bene dal male, o quantomeno per godere dei frutti del male, senza tante distinzioni.

 

In fondo, dice il ragionamento di Seifert, se Dio può farlo e restare buono, perché non noi?

 

Purtroppo per Seifert, quod licet Jovi non licet bovi. E questo non perché l’ordine delle cose non rispecchi l’ordine divino e la legge eterna, ma semplicemente perché, come insegna san Tommaso proprio su questo punto, aliter est de causa universali, et de causa particulari. Non si può ragionare allo stesso modo per colui che è causa universale e per colui che è causa solo particolare, la creatura.

 

Se noi fossimo stati presenti alla Passione con un esercito, come diceva Clodoveo con i suoi Franchi (che tanto piacerebbe alla mitologia cavalleresca di certi gruppi), non avremmo avuto il dovere di impedire il crimine? Evidentemente sì (al di là del fatto che Dio non lo avrebbe – e di fatto non lo ha – permesso, ut implerentur Scripturae); ma perché allora Dio, che poteva mandare dodici legioni di angeli a liberare Gesù Cristo, non è colpevole?

 

Ecco perché se Dio può voler permettere, senza colpa, la morte degli embrioni per un bene a lui noto (che dubito essere brutalmente la nostra presunta salute, come vampiristicamemte afferma Seifert), questo non vale per noi, che non possiamo associarci a tali atti o godere tout court dei frutti di qualsiasi azione malvagia

Perché Dio non è colpevole per coloro che muoiono senza mezzi (che lui potrebbe certamente fornire loro) e noi invece lo saremmo, qualora potessimo impedirlo e non lo facessimo? Appunto perché non si ragiona per Dio, causa universale, come per noi, che siamo causa solo del nostro piccolo particolare.

 

Ecco perché se Dio può voler permettere, senza colpa, la morte degli embrioni per un bene a lui noto (che dubito essere brutalmente la nostra presunta salute, come vampiristicamemte afferma Seifert), questo non vale per noi, che non possiamo associarci a tali atti o godere tout court dei frutti di qualsiasi azione malvagia.

 

San Tommaso ci dice che il provisor particularis, cioè la creatura cui Dio affida qualcosa, ha il dovere di evitare per quanto possibile ogni difetto in ciò di cui ha cura; mentre il provisor universalis, cioè Dio, può voler permettere alcuni difetti particolari per non impedire il bene del tutto. Pensare di equiparare i due discorsi porterebbe a conseguenze tali da sconvolgere tutta la teologia morale, ma forse il «Tacito di Santa Balbina» ed i suoi accoliti non sono arrivati a queste pur semplici distinzioni.

 

Va bene cercare soluzioni a questioni complesse come questa, dove ci può stare un errore come quello commesso da loro sulla questione della cooperazione, ma sarebbe bene almeno evitare di rasentare la blasfemia o di sovvertire tutto l’ordine delle cose, come fanno queste affermazioni di Seifert.

 

Consigliamo la lettura quindi di semplici passaggi di san Tommaso, per capire come evitare queste enormità: in particolare la risposta alla seconda obiezione nell’articolo 2 della questione 22, I pars; il commento al IX capitolo della lettera ai Romani, n. 20 della lectio IV; e naturalmente l’art. 9 della questione 19, I pars

Quando Dio vuole permettere il male per trarne del bene, non coopera con il male, nemmeno remotamente o materialmente. Siamo in tutt’altro ordine di cose

 

 

5.

Ribadiamo il concetto: nessuno qui è così sciocco da negare che esista una cooperazione materiale remota al male lecita in certi casi, si nega che sia questo l’approccio giusto per la questione della bontà morale di questi prodotti «vaccinali». Ma soprattutto si nega che una dottrina sulla liceità della cooperazione materiale possa fondarsi sul modo in cui Dio governa il mondo e vuole permettere il male, perché non c’è analogia possibile in questo senso.

 

Quando Dio vuole permettere il male per trarne del bene, non coopera con il male, nemmeno remotamente o materialmente. Siamo in tutt’altro ordine di cose. Visto che Corrispondenza Romana vuole un dibattito teologicamente raffinato e accusa di rozzezza tutti i detrattori delle tesi del Professore, farebbe bene a non pubblicare macelleria teologica come questa di Seifert.

Il Seifert afferma a due riprese che lo Stato ha il diritto di imporre la vaccinazione: come si concilia questo con il rispetto del «magistero» della CDF che, perfino nel documento del 21 dicembre scorso, ha affermato al punto 5 che la vaccinazione non è mai un obbligo morale e che è possibile rifiutare, «per motivi di coscienza», i vaccini provenienti da linee cellulari abortive?

 

 

6.

Un’ultima osservazione. Il prof. De Mattei ci ha spiegato quanto lui ossequi i documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, e recentemente Virginia Coda Nunziante ci ha detto che la Marcia per la Vita non si metterà mai «in aperto contrasto» (sic) con la Congregazione.

 

Ne prendiamo atto, ma evidentemente tale ossequio vale solo per le affermazioni pro-vax della Santa Sede.

 

Infatti il Seifert afferma a due riprese che lo Stato ha il diritto di imporre la vaccinazione: come si concilia questo con il rispetto del «magistero» della CDF che, perfino nel documento del 21 dicembre scorso, ha affermato al punto 5 che la vaccinazione non è mai un obbligo morale e che è possibile rifiutare, «per motivi di coscienza», i vaccini provenienti da linee cellulari abortive?

 

Qui poi si aprirebbe un discorso su come possa esistere una norma «di coscienza» valida solo per alcuni, ma non vogliamo mettere troppa carne al fuoco. Non sarebbe buona didattica, dato che il testo di Seifert dimostra che abbiamo a che fare con argomentazioni da principianti in morale e in teologia.

 

 

Don Anonymus

 

 

NOTE

1)  San Tommaso, Summa Theologiae, III q. 47 a. 1; q. 48 a. 3.

2)  Fingiamo qui di accettare l’idea che questi «vaccini» siano in qualche modo un bene per la salute generale, e non un pericolo anche per la medesima, onde rilevare meglio l’assurdità del ragionamento di Seifert.

 

 

 

 

 

 

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Bioetica

Kennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti

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All’improvviso, dopo un sopimento di anni, riaffiora nel discorso pubblico la verità più agghiacciante: i vaccini sono fatti con gli aborti. Come dire: un pezzo di aborto finisce nella siringa a cui obbligano voi e – soprattutto – i vostri bambini.

 

L’occasione è uno scontro pubblico tra vertici dell’amministrazione americana.

 

Il segretario alla Salute USA Robert F. Kennedy Jr. ha attaccato il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro per il rifiuto delle esenzioni religiose dai vaccini e ha confermato l’impiego di tessuti di feti abortiti nella realizzazione del vaccino MMR, chiamato in Italia vaccino MPR, il siero trivalente morbillo-parotite-rosolia, contenuto da noi ora nel quadrivalente MPRV (più varicella), somministrato in prima dose a 12-15 mesi e poi richiamato a 5-6 anni.

 

«Nella sua conferenza stampa di oggi, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro mi ha accusato di promuovere teorie del complotto perché gli avevo detto, durante una precedente conversazione telefonica, che alcuni americani avevano obiezioni religiose al vaccino MMR perché conteneva tessuto fetale. “Non c’è tessuto fetale nel vaccino MMR”, mi ha detto», ha raccontato Kennedy in un lungo post su X.

 

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«Il virus della rosolia utilizzato nel vaccino MMR-II viene coltivato su una linea cellulare composta da tessuto polmonare di un embrione femminile abortito di tre mesi, e indicata come ‘fibroblasti polmonari diploidi umani WI-38’ tra gli ingredienti del vaccino MMR-II, poiché porzioni di queste cellule finiscono in ogni fiala di MMR-II», ha specificato Kennedy.

 

Kennedy ha inserito una clip tratta da una deposizione videoregistrata di Stanley Plotkin, ideatore del vaccino MMR, datata 2018. L’audizione è stata condotta dall’avvocato Aaron Siri, noto per la sua battaglia sul tema dell’obbligo vaccinale.

 

Nel corso della testimonianza, Plotkin ha ammesso di aver «massacrato» 76 feti abortiti, tutti di età superiore ai tre mesi, «in uno solo dei tanti studi che hanno portato allo sviluppo del suo vaccino», ha dichiarato il segretario dell’HHS.

 

Kennedy ha inoltre evidenziato che in ogni fiala del vaccino MMR-II sono presenti «circa 646 miliardi di frammenti» di DNA provenienti da una linea cellulare di un feto abortito. «Oltre al DNA umano, ogni dose di MMR-II contiene anche una quantità imprecisata di detriti cellulari umani», ha affermato.

 

Interrogato al riguardo, Plotkin ha dichiarato di essere consapevole delle obiezioni all’inclusione di tessuti di feti abortiti nello sviluppo dei vaccini e del fatto che tali tessuti facciano effettivamente parte degli ingredienti dei vaccini stessi.

 

«Sono a conoscenza di queste obiezioni», ha affermato Plotkin, che si definisce ateo. «La Chiesa cattolica ha infatti pubblicato un documento in merito, in cui si afferma che le persone che necessitano di vaccini dovrebbero riceverli a prescindere da tutto».

 

«Credo che implichi che io sia la persona destinata all’inferno a causa dell’utilizzo di tessuti abortiti, cosa che mi fa piacere», ha dichiarato lo scienziato.

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Plotkin ha prestato per decenni consulenza alle grandi aziende farmaceutiche, indicando come realizzare i loro prodotti. Nella deposizione del 2018 ha ammesso a Siri di aver impiegato vaccini sperimentali su orfani e malati di mente a scopo di test.

 

In un’intervista del dicembre 2024 con Tucker Carlson, Siri ha rivelato al conduttore sbalordito che alcuni vaccini pediatrici contengono «letteralmente milioni di frammenti della linea cellulare coltivata di un feto abortito in ogni singola iniezione» e che i vaccini vengono coltivati su «tessuto fetale abortito» che è «vivo».

 

 

Mercoledì Siri è intervenuto anche sui social per sostenere la replica di Kennedy al governatore Shapiro.

 

«RFK Jr. ha ragione», ha affermato Siri. «Il fatto è che in ogni dose iniettata di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR), varicella ed epatite A sono presenti miliardi di frammenti di detriti cellulari umani e di DNA proveniente dalla linea cellulare coltivata di un feto abortito.»

 

Siri ha poi condiviso link ad articoli che illustrano l’impiego di tessuto cellulare fetale proveniente da aborti nello sviluppo dei vaccini.

 

 

«Poiché i virus si moltiplicano nelle cellule, per la produzione di vaccini si utilizzano cellule viventi, comprese le linee cellulari coltivate di feti abortiti. Due di queste linee cellulari sono la MRC-5 e la WI-38, descritte da un’azienda che le commercializza come segue: “La linea cellulare MRC-5 è stata derivata da tessuto polmonare normale di un embrione maschio di 14 settimane” e “la linea cellulare WI-38 è la prima linea cellulare diploide umana utilizzata nella preparazione di vaccini umani (…) è stata isolata dal tessuto polmonare di un embrione femmina di 3 mesi» spiega l’avvocato.

 

«Gli ingredienti dei vaccini contro la varicella, la rosolia e l’epatite A includono ciascuno frammenti cellulari e di DNA derivati ​​da queste linee cellulari fetali. L’elenco degli ingredienti di Varivax (varicella) include “cellule diploidi umane MRC-5 contenenti DNA e proteine”, quello di MMR-II (che include la rosolia) include “fibroblasti polmonari diploidi umani WI-38” e quello di Havrix (epatite A) include “proteine ​​cellulari MRC-5″».

 

«Per quanto riguarda la quantità di DNA umano in ogni fiala, per Varivax, come spiega la FDA: “le cellule umane MRC-5 sono il substrato su cui viene coltivato il ceppo Oka della varicella. Nel processo di isolamento del virus da queste cellule, si ottengono anche proteine ​​e DNA derivati ​​dalle MRC-5. I quasi 2 µg [2.000 nanogrammi] di DNA mammifero non modificato presenti in ogni dose di VARIVAX…» .

 

«Per quanto riguarda l’MMR-II, come ha fatto notare RFK Jr. qui sotto, durante la deposizione del dottor Plotkin, ho chiesto: “Non è vero che l’MMR-II contiene circa 150 nanogrammi di cellule substrato di DNA a doppio filamento e DNA a singolo filamento per dose, frammentate appositamente in frammenti di circa 215 paia di basi di lunghezza?” Il Dr. Plotkin ha risposto: “Sì, probabilmente è corretto, sì” (Vedi Tabella 3, che riflette una media di 142 nanogrammi di DNA a singolo filamento e 35 nanogrammi di DNA a doppio filamento nel componente del vaccino contro la rosolia di ciascuna dose di MMR-II; e una media di 276 nanogrammi di DNA a singolo filamento e 35,74 nanogrammi di DNA a doppio filamento in ciascuna dose di Havrix)».

 

«Per il DNA rimanente nella formulazione finale, supponendo che le aziende farmaceutiche seguano le linee guida della FDA, esse frammenterebbero “la dimensione del DNA a meno di circa 200 paia di basi”. (….) Facendo i calcoli, supponendo che rimangano solo 100 nanogrammi di DNA a doppio filamento, e che questi vengano scomposti in frammenti di 200 paia di basi, ciò equivale a circa 463 miliardi di frammenti di DNA umano provenienti da una linea cellulare fetale abortita in ogni dose di vaccino; il doppio per il DNA a singolo».

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Il post dell’avvocato Siri contiene link a tutto ciò che sostiene, collegamenti a quei paper con cui si esprimono «gli esperti» su grandi pubblicazioni mediche ufficiali, insomma «la scienza», o, come si diceva qualche anno fa, lascienzah.

 

Eppure, scommettiamo che, ancora oggi, dopo averlo visto e subito innumeri volte negli anni passati, vi sono giornalisti, fact-checker e saputelli vari (prezzolati o solo idioti) che stanno urlando: «bufala! Fake news! I vaccini non sono fatti con gli aborti!».

 

Mettiamocela via: tutte queste voci esistono per negare quella che, almeno a noi, pare una delle verità più terrificanti della nostra epoca: sì, molti vaccini sono fatti con gli aborti. E quindi, qualsiasi sia la vostra posizione rispetto al feticidio legalizzato – vetta necroculturale del XX secolo – un po’ di aborto ve lo siete iniettati, materialmente, sottopelle. Non solo: avete inoculato l’aborto pure dentro la vostra progenie, e per legem.

 

Il lettore sa che si tratta di una battaglia che Renovatio 21 porta avanti da un decennio. Cioè, da ben prima del COVID – anzi è possibile dire che si tratta di un tema centrale per la genesi stessa di Renovatio 21.

 

Tanto per capire il contesto: compreso il legame materiale e morale tra vaccino e aborto, avevamo cominciato, praticamente unici sulla scena, a pubblicare materiale a riguardo, e ad organizzare conferenze sulla questione. L’operazione, per la quale si scatenò per anni l’inarrestabile, insostituibile Cristiano Lugli, culminò nel marzo 2019 con un grande convegno a Roma su vaccini e feti abortiti, «Fede, Scienza e Coscienza».

 

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Erano presenti esperti italiani ma pure due grandi nomi sulla ricerca, storica e medica, sulla questione degli aborti nei vaccini: Debi Winedge, fondatrice del seminale gruppo Children of God for Life, e la dottoressa Theresa Deisher, scienziata che ha effettuato ricerche uniche sui possibili effetti avversi nelle cellule di aborto nei vaccini. Al convegno è intervenuto pure un principe di Santa Romana Chiesa, sua eminenza il cardinale Raimondo Leone Burke.

 

Negli anni del COVID, YouTube ha cancellato il video e gli altri video ad essi legati, significando pure la sanzione di ulteriori restrizioni che Renovatio 21 deve subire per un filmato che stava lì da anni e rappresentava un evento di discussione pubblica.

 

La maggior parte dei lettori forse non lo può ricordare, ma si era nel periodo prepandemico in cui la battaglia antivaccinista era divenuta inevitabile per tanti genitori a cui, d’un colpo, veniva imposto di sottomettere i propri bambini alla siringa di Stato, cioè indirettamente all’aborto e alle sue linee cellulari, pena il non poterli mettere a scuola.

 

L’idea di Renovatio 21 era semplice: visto lo status di vacca sacra di cui gode l’obiezione di coscienza in Italia – il grande, ipocrita, paravento genocida dietro al quale i democristiani si nascondono mentre vengono trucidate centinaia di migliaia di piccoli esseri umani – lo avremmo utilizzato per disinnescare la legge, creando un tetto di libertà religiosa sotto cui poterci riparare. La presenza del cardinale Burke fu, in questo, un segnale fortissimo.

 

Fummo, ovviamente, travolti dagli eventi. Già avevamo capito, in quegli anni, che la gerarchia cattolica venduta aveva accettato l’obbligo vaccinale, pure nella consapevolezza del sacrificio umano soggiacente, con comunicati diramati da tutti i suoi enti, dove alle stupidaggini (come quella secondo cui le cellule per i vaccini vengono da un aborto lontano, quindi un peccato «scaduto», tipo yogurt, con buona pace di quelli che ancora credono al peccato originale, quello fatto ancora più anticamente, è il caso di dire) si aggiungevano quel tipo di menzogne palesemente manipolatorie che oggi chiamano gaslighting, come un editorialista del celeberrimo settimanale cattolico che aveva scritto che solo le cellule umane vanno bene per i sieri, quindi va ben così (se non lo sapete: i vaccini vengono fatti anche con ogni sorta di cellula: cane, criceto, verme, uovo, o tumore, come nel caso mostruoso delle cellule immortali della cervice di Henrietta Lacks, per cui si parla di una nuova forma di via vera e propria).

 

L’arrivo della pandemia, e della vaccinocrazia conseguente, ci diede ragione, mostrando che la nostra idea – creare l’obiezione cattolica ai vaccini – era giusta, ma al contempo distrusse ogni speranza. L’amministrazione Biden cominciò a negare l’esenzione religiosa persino ai soldati USA (un tempo coperti pienamente dall’obiezione) forte della posizione del Vaticano bergogliano, che al suo interno istituì un obbligo di siero (Pfizer: i rapporti erano radicati quanto misteriosi) davvero draconiano, con il pontefice che parlava a vanvera della vaccinazione obbligatoria come «atto d’amore» – cioè, per chi non vuole, sarebbe il caso di dire, «stupro». Il mondo si adeguò.

 

Rimanemmo con un pugno di mosche. La proposta di Renovatio 21 di un’obiezione di coscienza per le linee cellulari di aborto non decollò, perché le spezzarono le ali dall’alto, e bombardarono pure la pista. La «libertà religiosa» tanto invocata dai giornali e politici degli Stati «laici» (cioè, massonici) fu resa una barzelletta dai ban continui sui social, al punto da dover portare in tribunale la società di Zuckerberg. Anche dopo, cambiò poco: la decisione di soffocare chi si opponeva con lo spirito era stata presa, e la repressione è andata avanti-

 

La nostra battaglia, tuttavia, non si è arrestata. Siamo ancora qui a raccontare la verità: pezzi di bambini sacrificati vengono proiettati nel corpo di tutta la popolazione, e se ti opponi lo Stato moderno arriva a considerarti un reietto, un criminale, un mostro da punire se non eliminare.

 

Certo, se ci pensiamo anche ora, l’orrore di questo disegno si dà come una delle cose peggiori, come la riprova di un lucido progetto del Male sulle nostre società e sulle nostre stesse esistenze quotidiane.

 

Ecco, lo sentiamo ancora: questa è una collina per la quale vale ancora la pena di morire.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata

 

 

 

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Linee cellulari

La Sanità USA pone fine a 17 progetti sui tessuti fetali denunciati da un gruppo di controllo

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I National Institutes of Health (NIH), ovvero l’Istituto di Sanità pubblica USA ora sotto l’amministrazione Trump, hanno confermato che non rinnoveranno 17 progetti di ricerca sui  «tessuti fetali umani» recentemente scoperti da un gruppo di controllo.   Il sito di informazione Breitbart News ha riferito di aver ricevuto conferma della modifica dopo aver reso pubblica la scoperta dei prodotti da parte del White Coat Waste Project (WCW), che ha ricevuto un totale di 22 milioni di dollari di entrate fiscali nell’anno fiscale 2024.   Come riportato da Renovatio 21, i progetti dell’era Biden includevano l’uso di tessuto fetale derivato da aborti e esperimenti per innestare tessuti fetali, come organi, nei topi.

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«Il NIH prende molto sul serio questa questione e rimane impegnato a rispettare i più elevati standard etici nella ricerca. I finanziamenti in questione, avviati sotto l’amministrazione Biden, non saranno rinnovati», ha risposto l’agenzia a Breitbart. «Il NIH è guidato dall’impegno a valorizzare la vita umana e a garantire che la ricerca finanziata a livello federale sia condotta in modo responsabile e trasparente. Stiamo esaminando attivamente queste questioni e adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che le nostre politiche riflettano tale impegno».   L’impegno mantiene la promessa fatta dal Direttore del NIH Jay Bhattacharya durante le sue udienze di conferma a marzo, secondo cui «nella sanità pubblica, dobbiamo garantire che i prodotti della scienza siano eticamente accettabili per tutti. Pertanto, avere alternative che non siano eticamente in conflitto con le linee cellulari fetali non è solo una questione etica, ma una questione di salute pubblica». Anche il Segretario della Salute e dei Servizi Umani (HHS) Robert F. Kennedy Jr. si è impegnato a non sostenere l’uso di tessuto fetale derivato da aborto nella ricerca.   La prima amministrazione del presidente Donald Trump aveva precedentemente respinto 13 o 14 richieste di utilizzo di tessuto fetale abortito. Sotto la presidenza pro-aborto di Joe Biden, l’Università di Pittsburgh si è addirittura rivolta all’ex direttore del NIH Francis Collins per chiedere aiuto per superare gli sforzi statali volti a limitare tali pratiche, secondo i documenti ottenuti dall’organizzazione attivistica Judicial Watch.   La vendita di resti fetali abortiti a scopo di ricerca e sperimentazione è salita alla ribalta politica per la prima volta nel 2015, quando il gruppo attivistico Center for Medical Progress (CMP) ha iniziato a diffondere video sotto copertura di incontri con personale di Planned Parenthood e della National Abortion Federation che descrivevano nei dettagli la pratica, scatenando una tempesta di polemiche e una serie di rivelazioni sull’industria dell’aborto che violava numerose leggi federali contro il profitto sui tessuti umani, alterando le procedure di aborto per ottenere campioni di tessuto migliori e potenzialmente persino commettendo aborti parziali o infanticidio; oltre a esempi video di operatori sanitari che mostravano insensibilità verso l’umanità dei bambini uccisi dal loro lavoro.   Né l’amministrazione Obama né la prima amministrazione Trump hanno preso provvedimenti per perseguire la Planned Parenthood in merito alle rivelazioni, che ora sono probabilmente ben oltre qualsiasi termine di prescrizione federale.   Come riportato da Renovatio 21, appena insediatosi quattro anni fa Biden riaccese la produzione di topi umanizzati a scopo laboratoriale. L’amministrazione Biden revocò le restrizioni sull’uso del tessuto fetale per la ricerca medica, annullando le regole imposte nel 2019 dal presidente Trump. Le nuove regole consentivano agli scienziati di utilizzare tessuti derivati ​​da aborti volontari.

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Le versioni «chirurgiche» dei topi umanizzati (cioè, dove la modifica non è ottenuta per via genetica con l’inserimento di codice genetico umano nei roditori) sono ottenute con il trapianto pezzi di bambino abortito dentro roditori, che poi vengono avviati agli esperimenti. La pressione di gruppi religiosi che chiedevano fossero usati solo tessuti da aborti spontanei fu respinta, in quanto questo tipo di aborti può avere anomalie genetiche, mentre l’aborto volontario in genere produce tessuti sanissimi di feti destinati ad essere bambini normali.   Fu trovato che per creare i topi umanizzati l’ente di regolazione del farmaco FDA aveva pagato 90 mila dollari per avere tessuti fetali «freschi, mai congelati».   Come noto, topi umanizzati sono alla base anche dell’esperimento gain of function avvenuto sul coronavirus SARS-CoV nel famigerato laboratorio di Wuhano, dove pure affluivano ampi fondi pubblici USA.  

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Linee cellulari

Vaccino COVID mRNA inalato ora in fase di sperimentazione in Canada. Fatto con cellule di aborto

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Una versione inalatoria finanziata dal governo canadese del vaccino mRNA contro il COVID, sviluppata con linee cellulari fetali contaminate da aborto, sta entrando nella fase 2 delle sperimentazioni cliniche. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il vaccino mRNA COVID sperimentale «a vettore adenovirale» chiamato «Serova» è stato sviluppato presso la McMaster University di Hamilton, Ontario, e i ricercatori sono ora impegnati nel reclutamento attivo di 350 volontari per gli studi randomizzati in doppio cieco.

 

Secondo i ricercatori, il progetto «AeroVax» ha ottenuto finanziamenti per 8 milioni di dollari dai Canadian Institutes of Health Research (CIHR). Nel 2023, era stata avviata la sperimentazione di Fase 1, a cui hanno partecipato 36 persone. Secondo i ricercatori, non si sono verificati effetti collaterali gravi durante la sperimentazione di Fase 1.

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In totale, il 75 percento dei partecipanti riceverà la versione reale del vaccino areale, mentre gli altri riceveranno placebo.

 

Nel 2021 sono state sviluppate due versioni del vaccino anti-COVID «da inalare», denominate «Tri:ChAd» e «Tri:HuAd», entrambe basate su una forma della proteina spike presente nel virus COVID.

 

È preoccupante che entrambe le versioni siano state realizzate con linee cellulari fetali HEK293 provenienti dall’aborto di un bambino.

 

«Tri:HuAd è stato confezionato e recuperato nelle cellule HEK293 tramite un sistema di co-transfezione a due plasmidi», si legge nel riassunto completo del vaccino.

 

Le linee cellulari fetali HEK293 sono state ricavate dal tessuto renale prelevato da un bambino abortito nei Paesi Bassi negli anni Settanta.

 

Secondo McMaster, gli studi preclinici sugli animali hanno «già» dimostrato che «il vaccino inalato tramite aerosol è molto più efficace nell’indurre risposte immunitarie protettive rispetto alle iniezioni tradizionali». McMaster sostiene che ciò è dovuto al fatto che una versione inalatoria del vaccino è mirata alle vie respiratorie superiori, dove i virus respiratori «entrano per la prima volta nel corpo».

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Come riportato da Renovatio 21, una versione di vaccino COVID nasale era stato sperimentato in Russia, con lo stesso presidente Vladimiro Putin a provarlo, ricevendo per l’occasione un richiamo del vaccino Sputnik. Anche quello era realizzato con tecnologia adenovirale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il vaccino russo Sputnik, come i vaccini occidentali in circolo, è stato preparato con l’uso di linee cellulari di feto abortito HEK-293.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa una startup tedesca legata alla Fondazione Gates riceve 5 milioni di dollari per lo sviluppo del vaccino nasale mRNA.

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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic; immagine tagliata

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