Spirito
I cuori preparano il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale: omelia di mons. Viganò
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la domenica di Pentecoste 2026.

Beata gens
Omelia nella Domenica di Pentecoste
Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus.
Ps 32, 12
La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo.
Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio.
Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco.
Spiritus ubi vult spirat (Gv 3, 8), lo Spirito soffia dove vuole: sono parole del Vangelo, che Nostro Signore ha rivolto a Nicodemo, che acquisiscono il giusto significato solo se lette dopo la frase che le precede: Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito (ibid., 5-6). Eppure vi è chi — in una “chiesa” che si vuole ispirata da una “nuova Pentecoste” — vorrebbe costringere lo Spirito Santo a soffiare non dove Egli vuole, ma dove vogliono ribelli ed eretici, per ratificare ciò che è nato dalla carne.
Costoro spacciano per opera del Paraclito le loro frodi, i loro errori dottrinali, la primavera conciliare, il cammino sinodale, le diaconesse e le vescovesse, le nozze sodomitiche, il pantheon ecumenico, il culto della Madre Terra. Ma come potrebbe lo Spirito Santo promuovere ciò che contraddice quanto Egli ha detto per mezzo dei Profeti e attraverso la voce infallibile del perenne Magistero cattolico? Come potrebbe lo Spirito di Verità insegnare la menzogna? Come potrebbe il Consolatore seminare confusione e divisione tra i Suoi fedeli?
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La chiesa conciliare e sinodale — grottesca contraffazione della vera Chiesa di Cristo — giunge a plasmarsi un dio a proprio uso e consumo, un dio ecumenico e inclusivo, un dio che non chiede conversione né penitenza, un dio che non Si è incarnato per redimerci con la propria Passione, ma che «abdica» per così dire alla propria divinità per lasciarsi sostituire dall’uomo che si fa dio e che deifica con sé una Magnifica humanitas ribelle, una dignitas infinita fatta di orgoglio e di rifiuto della Croce.
Dinanzi all’apostasia dei vertici della Gerarchia lo Spirito Santo continua a soffiare dove vuole, ossia dove sempre ha voluto e dove sempre vorrà, perpetuando mediante l’effusione dei Suoi doni l’opera di creazione, di redenzione e di santificazione della Santissima Trinità. Un’opera che la Santa Chiesa è chiamata a compiere principalmente mediante i Sacramenti. A ciò sono chiamati gli Apostoli che nel Cenacolo hanno ricevuto lo Spirito Santo, e a ciò sono chiamati i loro Successori. Essi hanno ricevuto la pienezza del Sacerdozio che perpetua l’Ordine Sacro e la Santa Messa, cuore palpitante della Chiesa, nella linea ininterrotta della Successione Apostolica.
È a loro che Nostro Signore ha affidato il compito di effondere lo Spirito Santo, anche quando la crisi colpisce i vertici del corpo ecclesiale, anche quando sul Soglio del Principe degli Apostoli siede un usurpatore che, abusando di un’autorità sovvertita, favorisce attivamente la dissoluzione e impedisce ai buoni Pastori di compiere il proprio Ministero. Lo Spirito Santo soffia dove vuole, dove sempre ha voluto, dove sempre vorrà: perché agisce con sovranità assoluta, in modo invisibile ma inequivocabile, e senza seguire i tortuosi percorsi dettati da chi agisce secondo la carne.
I frutti del Paraclito — pentimento, conversione, pace, carità e santità — non si pianificano in assemblee sinodali, in gruppi di discussione, né adulterando la Verità o corrompendo la Morale, né con maneggi e menzogne. Egli è Spiritus sapientiae, et intellectus. Spiritus consilii, et fortitudinis. Spiritus scientiae, et pietatis. L’esatto opposto di come agiscono il Principe di questo mondo e i suoi servi, dentro e fuori la Chiesa.
Come nell’antichità si benediceva il Fonte anche a Pentecoste, così oggi abbiamo amministrato il Santo Battesimo e la Santa Cresima alla carissima Mary Isabella Rhye, proprio nel giorno in cui il Paraclito scende sui discepoli.
Con il Battesimo e la Cresima di Mary Isabella Rhye, Marcello e Rhye— che sono già legittimamente sposati — perfezionano la loro unione nuziale che Cristo eleva a segno visibile del Suo amore per la Chiesa. La Grazia santificante, mediante i Sacramenti, è dono dello Spirito Santo: è l’aiuto soprannaturale con il quale la Santissima Trinità ci permette di compiere il bene e di evitare il male, compiacendoSi di moltiplicare le Sue Benedizioni se solo siamo docili ai Suoi consigli. Quale insondabile abisso di magnificenza nei nostri riguardi! Il Padre ci riconosce quali Suoi figli, Suoi eredi e coeredi in Cristo (Rm 8, 17), nello Spirito Santo.
E noi, nel nostro nulla, possiamo rispondere a questa magnificenza non con i nostri mezzi, ma con i Doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio. È grazie a questi Doni soprannaturali che la Maestà divina Si degna di armarci nel combattimento di questo terreno pellegrinaggio. E queste difese potenti ci sono impetrate dalla Santissima Vergine, Sposa del Paraclito, Mediatrice di tutte le Grazie, che ebbe il privilegio di ricevere lo Spirito Santo insieme agli Apostoli. Vieni, o Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in essi il fuoco del tuo amore. È la preghiera del Corpo Mistico, la preghiera della Chiesa militante, la preghiera di chi si prepara nell’ascesi e nel digiuno al combattimento con il nemico dell’anima.
Beata la nazione di cui Dio è il Signore – canta il Salmista (Sal 32, 12). Veramente beata, questa nazione: fatta di cittadini del Cielo, in pellegrinaggio in terra ostile, resi forti dalla Grazia santificante, alimentati dal cibo soprannaturale della Santissima Eucaristia. Questa nazione, la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, è oggi sotto assedio e eclissata da usurpatori. Ma saranno i cuori divinamente infiammati di Fede, di Speranza e di Carità che prepareranno il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale.
Fratelli carissimi, facciamo nostra la preghiera del Postcommunio di questa Messa: Sancti Spiritus, Domine, corda nostra mundet infusio: et sui roris intima aspersione fœcundet. L’infusione dello Spirito Santo, o Signore, purifichi i nostri cuori e li fecondi con l’intima aspersione della sua rugiada.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 24 maggio MMXXVI
Dominica Pentecostes
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Immagine: Juan Bautista Maíno (1581–1649), Pentecoste (tra il 1615 e il 1620), Museo del Prado, Madrid; particolare
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
Spirito
Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»
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Spirito
Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede
Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.
Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.
«La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.
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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.
Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».
Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».
La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.
Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.
Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.
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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
Spirito
La costituzione della Chiesa viene da Cristo, non da un’opinione
IX. Il Romano Pontefice, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa
73. Riconosco nel Romano Pontefice il successore di San Pietro, Vicario di Gesù Cristo, Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per divina istituzione, una vera e propria suprema, plenaria, immediata e universale giurisdizione su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa. 74. Credo che tale autorità non gli venga conferita da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, che ha istituito questo ufficio per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa. 75. Riconosco che, in virtù di questo potere intrinseco e autentico, pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutte le questioni inerenti al legittimo esercizio del suo ufficio. Così, salvaguardata l’unità di comunione con il Romano Pontefice e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un solo gregge sotto un solo pastore supremo. 76. Riconosco inoltre che i vescovi sono i successori degli Apostoli, il che li rende veri pastori per diritto divino, possedendo nella Chiesa, per volontà di Cristo, una giurisdizione particolare e subordinata, che ricevono direttamente dal Romano Pontefice. Uniti a quest’ultimo nella sottomissione alla sua suprema autorità, esercitano legittimamente la propria autorità nelle rispettive diocesi, come stabilito dallo Spirito Santo nell’ordine gerarchico voluto da Cristo.Aiuta Renovatio 21
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