Persecuzioni
Una proposta di legge canadese potrebbe condannare la Bibbia come «discorso d’odio»
I vescovi canadesi hanno reagito con forza a un emendamento al disegno di legge C-9, o «legge sull’odio», che potrebbe criminalizzare la diffusione di passi della Sacra Scrittura.
In una lettera indirizzata al primo ministro liberale Mark Carney il 4 dicembre, la Conferenza Episcopale Canadese (CCCB) si è espressa contro gli emendamenti proposti al disegno di legge C-9, la «legge sull’odio», che consentirebbe ai canadesi di essere puniti per aver citato la Sacra Scrittura. La lettera è stata firmata dal Presidente della CCCB, Pierre Goudreault, Vescovo della Diocesi di Sainte-Anne-de-la- Pocatière.
Il vescovo ha spiegato: «La proposta di rimuovere la protezione dei testi religiosi in “buona fede” solleva serie preoccupazioni». Questa esenzione, che ha una portata limitata, è servita per molti anni come garanzia cruciale per garantire che i canadesi non vengano perseguiti per l’espressione sincera e veritiera delle loro convinzioni, fatta senza animosità e radicata in tradizioni religiose di lunga data.
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Il vescovo Goudreault aggiunge che «la rimozione di questa disposizione rischia di creare incertezza per le comunità religiose, il clero, gli educatori e altri soggetti che potrebbero temere che l’espressione di insegnamenti morali o dottrinali tradizionali possa essere erroneamente interpretata come incitamento all’odio ed esporre chi la esprime a procedimenti giudiziari con una pena fino a due anni di carcere».
La lettera prosegue: «Come hanno sottolineato gli esperti legali, la comprensione pubblica dell’incitamento all’odio e delle sue implicazioni legali è spesso molto più ampia di quanto effettivamente previsto dal Codice penale. L’eliminazione di una chiara tutela legale avrà quindi probabilmente un effetto paralizzante sull’espressione religiosa, anche se, nella pratica, l’azione penale rimane improbabile».
In conclusione, il vescovo Goudreault ha raccomandato ai liberali di ritirare l’emendamento proposto o di rilasciare una dichiarazione in cui chiarisca che «l’espressione religiosa, l’insegnamento e la predicazione in buona fede non saranno soggetti a procedimenti penali ai sensi delle disposizioni relative alla propaganda d’odio».
Come riportato da LifeSiteNews, fonti governative hanno rivelato che i liberali hanno accettato di rimuovere le esenzioni religiose dalle leggi canadesi sull’incitamento all’odio come parte di un accordo con il Bloc Québécois volto a mantenere i liberali al potere.
Secondo lo stesso sito web, il «Bill C-9» è stato duramente criticato dagli esperti costituzionali perché conferisce alle forze dell’ordine e al governo il potere di agire contro coloro che, a loro avviso, hanno ferito i sentimenti di qualcuno in modo «odioso».
«L’emendamento proposto dal Bloc Québécois mira a limitare ulteriormente la libertà di espressione, poiché eliminerebbe la cosiddetta difesa dell’«esenzione religiosa», che ha protetto gli individui dalle condanne per incitamento deliberato all’odio quando le dichiarazioni sono fatte «in buona fede» e basate su un «tema religioso» o su un’interpretazione «sinceramente sostenuta» di testi religiosi.
Di conseguenza, citare la Bibbia, il Corano o la Torah per condannare l’aborto, l’omosessualità o la propaganda LGBT potrebbe essere considerato un’attività criminale.
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Un odio per la Bibbia
A ottobre, il deputato liberale Marc Miller ha dichiarato che alcuni passaggi della Bibbia erano «odiosi» per ciò che dicevano sull’omosessualità e che coloro che li recitavano avrebbero dovuto essere imprigionati.
«Ci sono chiaramente situazioni in questi testi in cui queste affermazioni sono odiose», ha affermato Miller. «Non dovrebbero essere usate per invocare o fungere da difesa», ha aggiunto, scatenando immediatamente un’ondata di proteste da parte dei conservatori in tutto il Canada.
Questo attacco non è di poco conto, perché un’analisi delle biblioteche storiche rivela numerosi testi che potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione di questo emendamento, eppure solo la Bibbia è presa di mira, a dimostrazione di un chiaro «incitamento all’odio» da parte del signor Miller. Logicamente, dovrebbe quindi essere il primo a soccombere a questa proposta di legge.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Cristianofobia: il Parlamento Europeo infrange il tabù
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Un testo sostenuto da una coalizione di centro-destra
Mentre la relazione annuale sui diritti umani è tradizionalmente coordinata da un relatore principale – quest’anno, l’eurodeputato portoghese Francisco Assis (Gruppo S&D, Socialisti e Democratici) – la sezione specifica sulla cristianofobia è stata il risultato di un’intensa battaglia sugli emendamenti. Queste disposizioni sono state sostenute principalmente dal Partito Popolare Europeo (PPE) e dai gruppi Conservatori e Riformisti Europei (ECR). Tra i principali esponenti di questa iniziativa c’erano l’eurodeputato olandese Bert-Jan Ruissen (ECR) e l’eurodeputato croato Davor Stier (PPE), che lavoravano da mesi con organizzazioni come Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) per sancire questo riconoscimento nel diritto europeo. A loro si è unito il gruppo Patrioti per l’Europa (PfE), i cui membri francesi hanno ampiamente sostenuto il testo. Nella votazione finale, è emersa un’ampia maggioranza. Oltre alla destra e ai conservatori, una parte significativa del gruppo Renew Europe (liberali) ha aderito al testo, ritenendo che la difesa della libertà religiosa sia un pilastro indivisibile dei diritti umani. Al contrario, i gruppi della sinistra radicale e alcuni Verdi hanno espresso riserve, temendo che questa specifica menzione avrebbe creato una «gerarchia» tra le vittime dell’odio religioso.Aiuta Renovatio 21
Verso la nomina di un coordinatore europeo
L’articolo 83 della risoluzione è inequivocabile: chiede che alla lotta contro la cristianofobia siano concesse le stesse risorse istituzionali della lotta contro l’antisemitismo. Il Parlamento deplora un’«asimmetria istituzionale» e invita la Commissione europea a nominare con urgenza un coordinatore dedicato alla lotta contro la cristianofobia. Il testo pone particolare enfasi sulla difficile situazione dei «cristiani orientali». Il considerando «N» specifica che queste comunità, tra le più antiche del mondo, subiscono «gravi persecuzioni, sfollamenti forzati e restrizioni alla loro libertà di credo». Per gli osservatori, questo chiarimento costringe l’Unione Europea ad adottare una posizione più dura nelle sue relazioni bilaterali con alcuni paesi del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, dove la pratica del cristianesimo può portare alla prigione o alla morte.Un segnale forte per il futuro
Questo voto segna la fine di un tabù. Secondo l’indice 2026 pubblicato dalla ONG Open Doors, un cristiano su sette è attualmente perseguitato in tutto il mondo. Riconoscendo la cristianofobia, il Parlamento europeo non si basa più semplicemente sulle statistiche, ma fornisce un quadro giuridico e politico per l’azione. Questa risoluzione servirà ora da base per l’azione esterna dell’UE per il 2026. Resta da vedere se la Commissione Europea seguirà queste raccomandazioni e se oserà finalmente fare della protezione dei cristiani una priorità della sua diplomazia. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Persecuzioni
Palestina, coloni israeliani attaccano una famiglia cristiana: donna ferita gravemente
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Gli estremisti hanno portato i loro capi di bestiame nei pressi della casa, poi hanno devastato i raccolti e lanciato pietre contro l’abitazione. I figli hanno cercato di difendersi, ma le forze di sicurezza li hanno arrestati proteggendo gli assalitori. Nel 2025 aumentate le violenze dei coloni. Nei giorni scorsi inaugurato nuovo insediamento a Beit Sahour.
Una donna cristiana palestinese è rimasta gravemente ferita in seguito ad un nuovo attacco sferrato da coloni israeliani contro la sua abitazione in Cisgiordania. Le violenze, ultime in un crescendo di assalti che hanno fatto registrare un numero record lo scorso anno, sono avvenute il 24 gennaio scorso alla periferia di Birzeit, cittadina a nord di Ramallah, poco distante dalla barriera militare di Atara. Gli estremisti ebraici hanno prima portato il loro bestiame al pascolo nei pressi della casa, poi hanno devastato di proposto i raccolti della famiglia e, infine, lanciato pietre verso le mura e le finestre.
A raccontare l’attacco ai media locali è Nafiz Emeid, figlio della 62enne Najat Jadallah Emeid che nell’assalto ha riportato gravi ferite alla testa e si trova ora ricoverata in una struttura per cure mediche. «Mia madre – spiega l’uomo al Middle East Eye (MME) – è stata portata in ospedale e ricoverata nel reparto di terapia intensiva, dove è stata diagnosticata una frattura al cranio». Lui stesso ha riportato ferite alle mani e diverse contusioni, mentre suo fratello Eid Emeid ha subito la frattura di una mano e di un dito cercando di allontanare i coloni dopo aver visto la madre a terra sanguinante e quasi priva di sensi.
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I coloni lo hanno aggredito lanciandogli pietre, per questo ha reagito scagliando a sua volta sassi contro gli assalitori e ferendone uno alla testa. Sorpresi dalla reazione di difesa, gli estremisti hanno chiamato l’esercito che è intervenuto arrestando i membri della famiglia cristiana. I soldati hanno fatto irruzione nella casa e hanno arrestato Eid, Nafiz e i loro cugini Saeb e Basem. In seguito hanno rilasciato solo Nafiz. «Non abbiamo attaccato i coloni, non li abbiamo aggrediti. Abbiamo difeso noi stessi, la nostra casa e la nostra terra – conclude Nafiz – dal loro barbaro attacco».
Nariman Koura, un’altra figlia di Najat, conferma che «questo non è il primo attacco» nei confronti della famiglia, ma è solo l’ultimo di una serie di episodi di intolleranza e prevaricazione, spesso compiuti con l’avallo di militari e autorità. «I coloni – prosegue la donna – portano regolarmente qui le loro pecore per molestarci e cercare di costringerci ad andarcene». Koura ha poi ammesso che la famiglia teme ulteriori attacchi, ciononostante è determinata a restare. «Non importa cosa faranno, non lasceremo – assicura – la nostra terra».
Dopo l’incidente, i coloni hanno iniziato a incitare alla violenza online, chiedendo la demolizione della casa e invocando attacchi contro Birzeit e Atara, omettendo qualsiasi riferimento all’aggressione alla madre anziana. Wadie Abunassar, coordinatore del Forum Cristiano della Terra Santa, ha condannato l’attacco e l’arresto dei membri della famiglia da parte dell’esercito che lascia «senza parole» in un contesto di crescente impotenza di fronte alla violenza dei coloni e alla protezione di cui beneficiano.
Secondo l’Alto Comitato Presidenziale per gli Affari Ecclesiastici, nel primo trimestre del 2025 si sono verificati 41 attacchi contro i cristiani, tra cui insulti verbali, sputi, lancio di pietre e aggressioni fisiche. Nel secondo trimestre si sono verificati 69 attacchi, tra cui profanazione di luoghi sacri, atti di vandalismo, sputi e insulti. Un caso emblematico è la cittadina palestinese di Taybeh, diventata lo scorso anno simbolo delle violenze degli estremisti ebraici.
Inoltre, fra il 23 dicembre 2025 e il 5 gennaio 2026 l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha documentato 44 attacchi dei coloni in Cisgiordania, che hanno causato danni alla proprietà e almeno 33 feriti fra i palestinesi, tra cui bambini. La violenza ha anche contribuito allo sfollamento di circa 100 famiglie palestinesi, fuggite sotto minacce e intimidazioni. Attivisti locali parlano di un «piano di pulizia etnica» contro i villaggi e le cittadine palestinesi.
Secondo la Commissione per la resistenza alla colonizzazione e al muro, la popolazione dei coloni in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, ha raggiunto i 770.420 abitanti alla fine del 2024, distribuiti in 180 insediamenti e 256 avamposti, 138 dei quali agricoli o pastorali. Tutti gli insediamenti nei territori palestinesi sono da considerarsi illegali secondo il diritto internazionale, mentre vengono sostenuti e alimentati dal governo israeliano del premier Benjamin Netanyahu sostenuto da movimenti dell’ultra-destra e pro-occupazione. L’escalation delle violenze è confermato anche dai dati dell’esercito e dalle forze di sicurezza israeliane (Shin Bet), secondo cui i raid e gli assalti sono aumentati del 27% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Anche il numero di «gravi episodi» di matrice criminale «nazionalista» da parte di coloni estremisti, classificati dagli organismi di sicurezza israeliani come atti di terrorismo, è aumentato di oltre il 50%. Inoltre, gli attacchi, che si verificano con cadenza quasi quotidiana, rimangono in gran parte impuniti.
I funzionari del Comando Centrale Idf (le forze di sicurezza israeliane), responsabile della Cisgiordania e della Valle del Giordano, hanno dichiarato di provare un senso di «fallimento» per la loro incapacità di mitigare la crescente violenza. Nel corso del 2025, l’Idf e lo Shin Bet hanno registrato 867 episodi di «criminalità nazionalista», rispetto ai 682 dell’anno precedente, con un aumento del 27%. Oltre all’aumento generale degli attacchi dei coloni, nel 2025 si è registrato anche un aumento del numero di incidenti gravi, tra cui sparatorie, incendi dolosi e altri crimini violenti: 128 nell’ultimo anno, rispetto agli 83 del 2024 e ai 54 del 2023.
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Ad attacchi e violenze, si lega a doppio filo la politica espansionista del governo israeliano scandita da un riconoscimento crescente di insediamenti e avamposti illegali in territorio palestinese: la scorsa settimana, infatti, i coloni israeliani hanno inaugurato un nuovo insediamento sulla cima di una collina che si affaccia sulla città palestinese di Beit Sahour, in Cisgiordania, segnando il riconoscimento formale di quello che fino a poco tempo fa era un avamposto non autorizzato. Il nome ufficiale «Yatziv», che significa «stabile» in ebraico, ed è stato istituito con case prefabbricate a novembre ricevendo l’approvazione ufficiale il mese scorso. Imponenti le misure di sicurezza adottate dal governo, con soldati israeliani schierati intorno al sito mentre i coloni si riunivano per la cerimonia.
Beit Sahour, una comunità prevalentemente cristiana situata vicino a Betlemme e conosciuta in tutto il mondo come il biblico Shepherds’ Field, il Campo dei pastori, è famosa per essere il luogo dell’annuncio della nascita di Gesù.
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Uomo profana l’altare e il Santissimo Sacramento all’interno della Basilica di San Pietro
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