Pensiero
Twitter, gas, economia: oramai è chiaro che non lo fanno per denaro. Lo fanno per la vostra distruzione
Bisogna essere grati a Elon Musk e Vladimir Putin, perché in pochi giorni hanno mostrato il bluff del XXI secolo.
Ambedue, a loro modo, hanno fatto vedere a tutti qualcosa di pazzesco: a chi detiene il potere, il danaro non importa.
Ma come? Siamo cresciuti con i dogmi del materialismo. I liberali dicevano che tutto si fa per profitto, ci sta poi una mano visibile che governa la storia a seconda di come procedono i mercati, che sono mossi dalla voglia di far soldi. Ci siamo dovuti sciroppare per decenni anche i marxisti, che dicevano che l’economia è il motore della storia. Tutto avviene per soldi, punto.
Apprendiamo ora che non è così. Forse era così fino al XX secolo, il XXI, come stiamo vedendo, è diverso. Abbiamo tuttavia la percezione che così non è stato mai…
Andiamo con ordine.
Elon Musk, il patron di Tesla e SpaceX, tecnicamente l’uomo più ricco della Terra, sta cercando di comprare Twitter. Prima ha messo sul piatto 3 miliardi di dollari e si è preso circa il 10% delle azioni. Lo ha fatto, ha cominciato a dire, per la questione per la libertà di espressione, che vede lesa sulla sua piattaforma preferita, per la quale si è spesso messo nei guai – è stato portato in tribunale dal tizio che ha salvato i bambini tailandesi che stavano annegando nella grotta per avergli dato del pedofilo; l’ente di controllo della borsa USA, la SEC, lo ha mazzerato varie volte per i suoi tweet, lo ha multato, ha imposto che avesse perfino una supervisione.
Nelle ultime settimane aveva detto di essere un «free speech absolutist», un assolutista della libertà di espressione, che come sappiamo in USA è protetta, in maniera sacra e mistica, dal Primo Emendamento della Costituzione: a inizio del conflitto aveva twittato che un governo (non specifica quale, dice solo che non è stata Kiev) gli aveva chiesto di bloccare tutti i canali russi dai suoi satelliti, e lui si è rifiutato.
Ora è andato oltre. Dopo essere divenuto (momentaneamente, vedi sotto) il più grande detentore di azioni di Twitter, ha rifiutato di entrare nel board, rilanciando in modo ancora più pazzesco: mette sul piatto più di 40 miliardi di dollari – per capirci: il PIL della Moldavia è 12 miliardi – per comprare ogni singola azione di Twitter in circolazione, e quindi togliere la piattaforma dalla Borsa, far cessare la censura (oggi chiamata orwellianamente «moderazione dei contenuti») e il blocco degli utenti: ricorderete, Twitter riuscì a depiattaformare un presidente USA quando ancora era in carica, e il suo nome è Donald Trump.
La risposta del board di Twitter – i cui membri, si è scoperto, non raggiungono neanche lontanamente l’1% delle azioni, è stata quella di barricarsi e inventarsi una «poison pill»: in pratica, diluire il prezzo delle azioni artificialmente per impedire la scalata.
In pratica, una scelta anti-economica: i membri del consiglio di amministrazione dovrebbero (per legge!) fare gli interessi degli azionisti, e l’offerta di Musk è più che buona per una società che di fatto ha sempre avuto un problema di stagnazione nella creazione di valore.
Niente da fare: si sono asserragliati, forti degli incredibili segnali dell’intellighentsja della sinistra americana, totalmente nel panico: CNN e CNBC mandano in onda interventi che danno a Musk del razzista, ricordando le sue origini sudafricane. Il columnist Max Boot rievoca gli ultimi giorni dei caffè di Weimar prima dell’avvento del III Reich. Sul Washington Post, la capa di Reddit Ellen Pao (nota per lo più per scandali e denunce a sfondo sessuale dove lavorava in Silicon Valley) arriva a scrivere che bisogna impedire ai miliardari di controllare i mezzi di informazione, e lo fa, appunto, sul Washington Post, che è di Jeff Bezos, l’uomo di Amazon, il secondo più ricco del mondo dopo Musk e suo antagonista diretto nella corsa privata verso lo spazio.
Ancora più interessante, tuttavia, è stata la reazione, subitanea e poco strombazzata, che si è avuta ai massimi livelli della finanza di Wall Street.
Vanguard Group, con BlackRock una delle più grandi società d’investimento del pianeta, ha in grande rapidità e silenzio acquistato 82,4 milioni di azioni di Twitter divendo azionista per il 10,3% della società – in pratica, superando Musk di una manciata di azioni.
Vanguard gestisce circa 8 trilioni di dollari in asset, con partecipazioni massicce in una quantità record di società S&P 500, cioè le prime aziende americane per valore di borsa.
Di Vanguard si è parlato nel biennio pandemico per i suoi interessi variopinti: Vanguard possiede l’8,12% di Pfizer, il 3,5% di AstraZeneca, il 7,71% di Facebook – delle aziende che quindi durante la pandemia, ha scritto il Sole 24 ore, hanno avuto qualcosa in comune, citando quindi cospicue partecipazioni azionarie nella maggior parte delle multinazionali che producono armi, tra le quali possiamo citare Lockheed Martin Corporation, Raytheon RTN, Bae Systems, Northrop Grumman Corporation & Orbital ATK e General Dinamics». Il giornale di Confindustria scrive anche che, nel contesto italiano, «Vanguard ha un’esposizione a Piazza Affari per più di 9 miliardi»
Musk quindi non deve mettere le mani su Twitter, neanche se lo fa secondo le regole, neanche se strapaga per farlo. È il sistema stesso in tutti i suoi ingranaggi, dai giornali ierofanti ai decisori occulti che spostano trilionate, ad averlo stabilito.
Quindi: esiste qualcosa che vale più del danaro. E cosa saràmai?
È il controllo. Il controllo del pensiero, il controllo del discorso. Chi ha in mano Twitter, ha in mano una certa porzione dell’opinione pubblica – almeno, quella che ancora passa per i giornalisti, che – come diceva giustamente il conduttore-comico (non sempre divertentissimo) di Fox Greg Gutfeld – sono dipendenti da Twitter come da una droga. È il social delle dichiarazioni, delle informazioni dirompenti, del flusso continuo di parole e video di rilevanza immediata.
(Era, di fatto, il social di Donald Trump, che lo usò per disintermediare il sistema dei media che doveva sabotare la sua campagna 2016. Il valore di Twitter salì con Trump, crollò quando lo buttarono fuori: se mai servisse una riprova sul fatto che ai padroni del vapore non interessano i soldi)
Ecco quindi che, pur di mantenere le redini della narrazione, azionisti e membri del board accettano di perdere danaro. Tanto danaro. La grandezza di Elon Musk è stata anche l’aver messo un cartellino con il prezzo alla censura del libero pensiero: gli offri 40 miliardi, e rifiutano.
È così: l’obbedienza della popolazione, l’adesione delle genti alle storie che ci raccontano, vale molto, molto di più. L’intero si sistema (dai vaccini alla stabilità finanziaria) si regge sulla narrazione unica. Farla crollare significherebbe perdere tutto. Perdere trilioni, certo. Perdere il potere, per sempre. Perdere il controllo, soprattutto.
Non lo fanno per i soldi, quindi, no.
E lo stesso possiamo dire per il gas naturale, il diesel, l’economia, e perfino il cibo. Per la loro carenza, che a breve si farà sentire in modo preoccupante, viene oggi accusato Putin. Questo nonostante i problemi del gas, come segnalato da questo sito, fossero anche prima dell’inizio dell’Operazione Z, con geremiadi del ministro della transizione ecologica e exploit di russofobia anche quando Mosca, è riportato, quest’anno ci ha venduto più gas del solito – e al prezzo concordato.
La filiera globale era già in crisi totale causa follia dei lockdown mondiali durati due anni. Un amico industriale mi dice che lui sta pagando anche il blocco temporaneo che si ebbe a Suez.
L’inflazione già correva in USA, con prezzi della benzina al gallone che raggiungevano cifre distopiche, ben prima che i tank russi entrassero in Ucraina.
Tuttavia è la reazione successiva ad essere interessante: i governanti d’Occidente, da Draghi a Johnson a Scholz a Biden o chi per lui, pur sapendo da mesi dello tsunami inflattivo in arrivo, pur sapendo della crisi dell’approvvigionamento di combustibile, grano, fertilizzante, hanno deciso, con una mossa talmente immediata da far pensare che fosse studiata da tempo, di porre sulla Russia sanzioni totalizzanti, autoescludendosi di fatto da ogni materia prima russa, di cui c’era già carenza, e da cui si era dipendenti.
Pensateci: è semplicemente folle. Hai male ad un piede perché hai pestato un chiodo: prendi il fucile e ti spari sul piede, pensando pure di fare bella figura.
Cioè, esattamente come i tizi nel board di Twitter, i nostri politici, i nostri grand- commis, non stanno pensando nemmeno lontanamente agli interessi dei loro azionisti, cioè il popolo italiano, le aziende del territorio, etc.
Le aziende hanno bisogno di gas, di argilla, di grano, hanno bisogno non solo di comprare la marea di materie russe, ma anche (questo non dovremmo dimenticarlo mai) di esportare in Russia i nostri sempre apprezzati prodotti.
E il popolo ha bisogno di essere nutrito: a quanto sappiamo, stiamo per rischiare invece una crisi alimentare, seguita da un’ulteriore crisi migratoria di africani che fuggiranno dalle loro carestie per immettersi nelle nostre.
Lo vedete da voi: tutto questo non ha niente di economico. Nulla davvero: non c’è una decisione che sia una qui che abbia a che fare con lo sviluppo, con la protezione dell’economia, con il danaro.
Possono farci vedere mille volte in TV Draghi, Di Maio e l’amministratore ENI Descalzi che vanno con il cappello in mano in Algeria, in Azerbaigian, in Qatar, in Congo (!) per vedere se riescono a sostituire la quota di gas russo: sappiamo tutti che è impossibile, forse nemmeno solo nel breve periodo, è impossibile e basta. Impossibile e, soprattutto, antieconomico.
E allora, perché lo fanno? Perché operare scelte che vanno contro la popolazione?
Come possono prendere decisione che porteranno alla fame e alla morte?
La risposta è semplicissima, e chi legge Renovatio 21 già la conosce: perché è esattamente quello il programma.
Il programma è la decrescita. La decrescita dell’economia giocoforza è decrescita della popolazione.
La decrescita economica è sotto gli occhi di tutti noi. Questo sito cerca di elencarne i sintomi più visibili.
Le aziende stanno chiudendo, la filiera è distrutta. Quando chiude una fabbrica, il danno non è solo ai suoi proprietari, ai suoi operai, al suo territorio: è a tutto un sistema esteso. Amici agricoltori mi dicono di aver problemi a trovare le bottiglie per il vino o l’olio – i vetrai stanno chiudendo, perché il gas è troppo costoso.
I supermercati in vari Paesi d’Europa sono partiti con aumenti immani e razionamenti.
La fine del diesel, altra sostanza che prendevamo dalla Russia, non bloccherà solo i possessori di Volskswagen Golf, ma tutto il trasporto su gomma: i camion vanno a diesel, e senza camion in circolo non puoi spostare le merci o anche banalmente portare agli scaffali i prodotti alimentari (potete leggere, sull’argomento, l’articolo di William Engdahl appena pubblicato da Renovatio 21).
Le bollette sono alle stelle: non sono poche le persone che ci dicono che a causa dell’incapacità di far fronte a bollette irreali vogliono cambiare casa, andare a vivere, magari lasciando una casa che è della famiglia da generazioni in uno spazio più piccolo – appunto, praticare sulla propria vita una decrescita immobiliare per motivi inediti (il costo di luce e gas…)
La decrescita della popolazione è pura conseguenza. Alla devastazione economica si aggiunge il terrorismo, la diffusione nell’aria di una imbattibile disperazione di fondo, che agisce come anticoncezionale cognitivo.
Ricordate i dati della natalità durante il COVID? 22% di bambini in meno dopo nemmeno 9 mesi dal primo lockdowno.
In un mondo povero, che si prepara ad essere pervaso da masse di disoccupati e da una violenza conseguente (nella quale, statene certi, potranno dare una mano le milionate di africani importati per la bisogna, di loro abituati in partenza agli Stati al collasso), chi davvero vorrà fare figli?
È un mondo già terrorizzato dal babau del cambiamento climatico, che secondo alcune statistiche è uno dei motivi per cui le donne americane più scolarizzate (e quindi, magari, sfaccendate o intossicate dalla propaganda ecofascista) non vogliono più mettere al mondo dei bambini.
Della decrescita della popolazione i padroni del vapore parlano da anni apertis verbis.
Bill Gates, Warren Buffett, i Rockefeller, mettiamoci dentro anche George Soros, che va alle loro cene: non hanno fatto mistero di perseguire un’agenda di spopolamento del pianeta.
Di più: non solo ne parlano, ma ci investono anche i loro miliardi.
Ecco quindi, che abbiamo capito: i miliardi, a chi comanda, non interessano più. Ne hanno già tanti, forse perfino troppi.
La cosa che interessa loro, invece, è la vostra distruzione. È il collasso della Civiltà, e la consequenziale riduzione della popolazione terrestre.
È la guerra contro l’uomo, contro l’Imago Dei. Costi quello che costi: carestie, aborti e sterilizzazioni di massa, guerre etc.
Vogliono resettare il mondo, sì.
E renderlo simile alla casa del loro padrone: l’Inferno.
Roberto Dal Bosco
Immagine di JonasDeRo via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)
Pensiero
Maldini, povera Italia
Siamo un Paese vittima dell’odio e del risentimento nei confronti di chi cerca un piano culturale superiore, in qualsiasi campo, compreso quello sportivo. Una vendetta verso coloro che riescono a emergere, verso chi fa quel qualcosa in più che lo eleva dal mare di mediocrità massificata in cui gran parte del Belpaese è immerso.
Il caso Maldini, ultimamente onnipresente sulle pagine di tutti i giornali nazionali – sportivi e non – mi ha fatto tornare alla mente quell’odio atavico dell’italiano medio per chi, per cultura o capacità, riesce a spiccare. Paolo Maldini è uno dei nostri calciatori più rispettati e conosciuti a livello internazionale, e vanta un palmares e una carriera da giocatore del Milan che pochissimi altri al mondo possono solo vagamente sognare.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Si è letto di tutto in questi giorni sul toto-CT della Nazionale italiana di calcio. Pare che Maldini – affiancato dal sempreverde Leonardo – esponendo un piano per rilanciare l’esanime struttura calcistica italiota, sia stato messo tempestivamente da parte in favore di quello che di fatto è uno status quo inscalfibile: il neopresidente FIGC Malagò ha imposto il nome di Roberto Mancini, il quale fuggì dall’Italia dopo l’amara esclusione dai Mondiali attratto da dorate sirene arabeggianti. Una sorta di mossa di badogliana memoria.
Dopo aver sondato il terreno sfoggiando profili d’immagine per la piazza quali Pep Guardiola e Carletto Ancelotti, Paolino e Leo hanno annunciato di volere il «maestro» Andrea Pirlo alla guida della selezione azzurra.
Nome che, giustamente, ha fatto storcere il naso ai più, in quanto il curriculum del bresciano come coach è poca cosa rispetto alle figure sopracitate, compreso lo stesso Mancini. Non dobbiamo dimenticarci che Luis de la Fuente, fresco campione del mondo con la Spagna, e Lionel Scaloni, vice campione del mondo con l’Argentina e campione del mondo con l’albiceleste nel 2022, al momento del loro approdo sulle panchine delle rispettive nazionali avevano un modesto curriculum da coach.
Per rimanere a casa nostra, Enzo Bearzot e Azeglio Vicini, non erano certo mister blasonati prima di dirigere la Nazionale (il primo campione del mondo nel 1982 e il secondo ci ha portato a un passo dal sogno a Italia Novanta).
Pirlo è stato fatto fuori dal palazzo e prontamente bollato come «filorusso», per suoi legami commerciali con una società di scommesse sportive che parla la lingua di Dostoevskij, Fonbet.
È bastata questa scusa per mandare in aria il piano Maldini e timbrare quello già probabilmente preconfezionato del presidente Malagò. Il marchio di «filorusso» è ancor oggi sinonimo di emarginazione da qualsivoglia dibattito. Un po’ come l’etichetta di «no-vax», tirata da sempre fuori per impallinare persone apparentemente scomode al sistema e metterle ai margini.
Vale la pena leggere l’articolo de La Gazzetta dello Sport per comprendere da dove arriva il fuoco amico.
«Fonbet è infatti una società russa e la Russia come noto è un Paese da cui l’Italia ha preso le distanze dopo l’attacco all’Ucraina. «Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali», ha commentato il leader di Azione, Carlo Calenda, scrive la Gazza.
«Dopo l’ennesima disfatta e un’altra qualificazione mondiale mancata, il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di una rivoluzione culturale, etica e gestionale. La scelta di Andrea Pirlo – ha postato su X la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno – va nella direzione opposta. Pirlo è stato un campione straordinario. Da allenatore, fin qui, ha mostrato ben poco. E c’è un tema che non può essere liquidato come irrilevante».
«Non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. Per questo la scelta di Pirlo è stata un grave errore. E la scelta della FIGC lo è ancora di più. Non il piano B di Guardiola. Il piano Z del calcio italiano».
Sostieni Renovatio 21
Arriva poi il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova: «Pirlo pochi mesi fa ha fatto una scelta per me incomprensibile e sbagliata, quella di diventare ambasciatore nel mondo di Fonbet, prima agenzia di scommesse in Russia. Il settore delle scommesse non è colpito dalle sanzioni europee, ma questo non toglie che un personaggio pubblico della levatura di Andrea Pirlo dovrebbe riflettere sul significato pubblico di scelte private e di affari».
«Personalmente mi auguro che il nuovo CTdella Nazionale senta l’esigenza di rescindere il contratto con Fonbet, anche considerando la posizione attuale dell’Italia nei confronti della Russia. Anzi, voglio pensare che lo abbia già fatto».
Arriva quindi anche Mauro Berruto, responsabile Sport nella segreteria del Partito Democratico ed ex CT della nazionale maschile di pallavolo: «i auguro con tutto il cuore che se Pirlo fosse scelto come ct la prima cosa che farà sarà quella di risolvere questo imbarazzo rinunciando a questo suo ruolo. Parla a un movimento, a un mondo, ha un ruolo istituzionale che richiede una modalità di esecuzione esemplare».
C’è da aggiungere, come sottolineato da Sky TG24, che «un eventuale incarico come commissario tecnico degli Azzurri avrebbe posto infatti un evidente problema di compatibilità con il contratto sottoscritto con un operatore di scommesse», ma sarebbe bastato semplicemente risolvere quel contratto e avrebbe potuto serenamente allenare.
Sul piano etico il discorso potrebbe anche reggere, ma basta aprire un qualsivoglia sito per vedere calciatori che prestano liberamente il proprio volto ad agenzie di scommesse. C’è di più: due dei nostri big azzurri, quali Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, sono stati travolti da un giro di scommesse clandestine con pesanti sanzioni comminate ad entrambi. La moralità e l’etica vengono spesso tirate per la giacchetta a seconda delle convenienze e degli interessi del momento.
Evidenzio inoltre che l’etica e la moralità nel calcio sono da sempre patinate e a tratti fortemente ipocrite. Come ha sottolineato il giornalista Giorgio Terruzzi proprio su Renovatio 21, il calcio è l’antitesi della correttezza: «non ho interesse per uno sport che tratta i simulatori come normali, che tratta gente che protesta con l’arbitro come normale, oppure gli allenatori che fanno continuamente queste scene a bordo campo inutili. Aggiungo anche che i rapporti tra alcuni uomini di calcio e gli ultras mi fanno schifo».
«È uno sport che non si modernizza. Se un presidente fosse veramente evoluto, ogni suo giocatore che prende un’ammonizione per proteste dovrebbe pagare cinquecento mila euro di multa, vedrai poi che non succede più. Ognuno che simula, cento mila euro di multa. Ma purtroppo ciò non accade».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Questo direttivo della FIGC, che oggi vuole moralizzare oltremodo tacciando Andrea Pirlo come sgradito per un discorso d’immagine, forse un piccolo esame di coscienza dovrebbe farselo.
L’intervento del giornalista Paolo Bargiggia sui suoi canali social va più al fondo della questione. «Il progetto di Maldini e Leonardo era un progetto veramente profondo che avrebbe potuto forse con pazienza cambiare il calcio italiano. Chi lo ha visto, chi ha capito come sarebbe andato, dava fastidio. A chi dava fastidio? Dava fastidio soprattutto ai club di serie A, alle persone che muovono più le fila, De Laurentiis, Marotta e poi si è aggiunto Cairo, il presidente del Torino. Dava fastidio alla Lega e anche all’Assocalciatori, guarda caso i due grandi elettori di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio. Perché dava fastidio direte voi? Perché andava a spostare i privilegi, lo status quo, la gestione delle convocazioni, dei raduni, dei giovani… avrebbe in pratica smosso un sistema incrostato da anni, marcio, ma di potere e di finanza che contraddistingue tutto il calcio italiano e i suoi apparati».
«Il progetto era molto buono, quantomeno era un progetto abbastanza sostanzioso visto che qui non se ne fanno da oltre dieci anni. Poi esce il nome di Pirlo. Si scatenano le penne armate; cominciano a scrivere contro Pirlo un po’ tutti i giornali, ma in particolare il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. Hanno attaccato Pirlo […] per attaccare Maldini e Leonardo e attaccare quel progetto e metterli nella condizione di andarsene. Perché questo fuoco di fila si è scatenato in particolare sul Corriere della Sera e sulla Gazzetta? L’editore di questi due giornali è Urbano Cairo, […] perché essendo un presidente di un club di serie A, ha i suoi interessi o la sua volontà a fare convergenza di opinioni. Malagò per non far partire Maldini e Leonardo ha aperto all’ingaggio di Thiago Motta, perché era la seconda scelta di Maldini e Leonardo. Maldini e Leonardo bene hanno fatto, capito qual è l’aria impestata, capito che il calcio italiano non vuole cambiare, capito che è un ambiente pericolosissimo e scivoloso, se ne sono andati. Malagò […] avrebbe dovuto tenere il punto e prendere Pirlo. Malagò è ostaggio dei suoi grandi elettori».
Si ha la netta sensazione che Paolo Maldini sia stato prontamente messo da parte perché la sua idea era troppo a lungo termine, con una visione di rifondazione del sistema orientata al dopodomani e non al domani del «tutto e subito». Mi pare abbia alzato lo sguardo a qualcosa di serio, di programmato con uno scadenzario che con molta probabilità avrebbe richiesto più tappe e più tempo; basta osservare i risultati della Nazionale e il livello del campionato di Serie A per capire che viviamo un tempo di arretratezza, di mediocrità, di crisi economica, di crisi d’identità e di consapevolezza.
Invece c’è uno sport ideologico praticato da troppe persone: quello del discredito, dell’autocommiserazione e della vacua autocritica fine a se stessa. Molti italiani pare godano nel piangersi addosso e nel sentirsi masochisticamente inferiori agli altri. Un malcostume le cui radici andrebbero ricercate a qualche decennio fa. Lascio ai sociologi volenterosi questa palla avvelenata.
Questo perenne clima svalutante si riverbera nello sport, tant’è che molti campioni nostrani sono stati, e sono, oggetto di pareri da bar che tendono a svilire e infangare l’immagine di tali fuoriclasse.
Aiuta Renovatio 21
Andando indietro di pochi anni, ricordo il campionissimo di ciclismo Marco Pantani: tutti lo hanno applaudito dopo le prodezze eterne dell’estate 1998, per poi crocifiggerlo ed etichettarlo come dopato dopo il blitz notturno al Giro d’Italia dell’anno successivo.
Penso infine alle due fazioni create da Valentino Rossi, leggenda del motociclismo: una sequela di tifosi accaniti contro uno stuolo di detrattori altrettanto feroci.
Oggi c’è il tennista Jannik Sinner che sta facendo numeri assoluti in una disciplina sportiva che per troppi anni è stata nell’ombra a livello internazionale, rinvigorendo fortemente un sistema che oggi richiama numerosissimi giovani. Sinner stesso è tacciato di non essere italiano per via delle sue origini altoatesine, della sua freddezza caratteriale, della residenza a Montecarlo per non pagare le draconiane gabelle di Stato e persino per non aver partecipato ad alcuni tornei.
Con questo non dico che tutti dobbiamo o dovremmo tifare i nostri sportivi, ma quantomeno evitare di affossarli gratuitamente, anche perché tengono alto il nome del nostro Paese con risultati e prestigio riconosciuti in tutto il mondo.
Concludo tornando a Maldini. Non c’è da stupirsi per ciò che è avvenuto, perché sembra proprio che l’elevazione culturale di questa povera Italia non esista più. La politica stessa – a cui andrebbe attribuito questo compito, di concerto con le altre istituzioni – ha svuotato il suo respiro culturale a favore di gretti clientelismi. Il calcio, che è lo sport più nazional-popolare che abbiamo, è lo specchio perfetto delle storture italiane che pervadono ogni ganglio della nostra società e della nostra quotidianità.
Francesco Rondolini
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Le bande degli stupratori pakistani e oltre. Intervista video al direttore di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Arriva la «scomunica marinata»?
Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.
Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.
La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.
Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?
Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.
L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.
La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.
Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.
Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.
Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„
Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.
Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.
Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.
Aiuta Renovatio 21
Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.
La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.
Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.
A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.
Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.
C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”
Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».
I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.
Anvedi.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Dipietroff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
-



Sport e Marzialistica2 settimane faIl disonore nella sconfitta: il comportamento indegno ed infantile dell’Argentina dopo la finale persa
-



Nucleare1 settimana faEx generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
-



Pensiero2 settimane faArriva la «scomunica marinata»?
-



Gender7 giorni faMons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
-



Stragi2 settimane faCorpi torturati ritrovati appesi a un ponte sul Messico
-



Vaccini2 settimane faNeonato muore, la grande farmaceutica interrompe la sperimentazione del vaccino RSV dicendo che non c’è correlazione
-



Spirito1 settimana faIl peccato mortale è peggiore della possessione demoniaca: parla l’esorcista
-



Animali1 settimana faLe orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?









