Pensiero
Storia delle bandiere rosse e nere nei movimenti di liberazione dell’America Latina
Renovatio 21 pubblica questo saggio sulla storia dei colori nero e rosso nel contesto politico latinoamericano. Il cromatismo rosso e nero, come noto, è espresso ancora oggi in tutto il mondo: nere e rosse sono le bandiere dell‘insieme di casseur goscistidettiAntifa, così come, teoricamente all’opposto nello spettro ideologico, sono rossonere le bandiere dei cosiddetti «nazionalisti integralisti» ucraini (o banderisti, o ucronazisti) più vivi che mai grazie alla spinta occidentale in senso antirusso. Ricordiamo pure che, en passant, i colori rosso e nero, che già per Stendhal avevano significato storico e metastorico, sono pure quelli di Renovatio 21, sia pure scelti con altri significati ancora.
Il divario tra la nascita di nuove idee e la loro effettiva realizzazione è in crescita e direttamente proporzionale al passare del tempo e allo stabilirsi di distanze geografiche sempre maggiori. La disparità tra la società in cui un’idea è stata concepita e la società in cui viene applicata può portare a un’interpretazione completamente diversa rispetto al suo significato originale. Date queste premesse, è quindi di fondamentale importanza sforzarsi di comprendere il significato originale all’interno del panorama in continua evoluzione delle comunicazioni globali che ci lascia con meno opportunità di approfondire il nostro mondo.
Un buon esempio può essere trovato nella storia e nel significato della bandiera rossa e nera nella lotta di liberazione in America Latina.
In Occidente i tre colori maggiormente utilizzati sono sempre stati il rosso, il bianco e il nero. L’introduzione al testo di Michel Pastoureau Rosso. Storia di un colore (2016) descrive come non solo nelle immagini ma anche nei vocabolari, la loro presenza dall’antichità ad oggi è sempre stata predominante, con una fortissima preminenza del rosso.
Stefano Zuffi ne I colori nell’arte (2013) spiega come durante il medioevo questi tre colori divennero i tre poli intorno ai quali ruotavano tutti i sistemi simbolici. Nell’immaginario cristiano, in particolar modo, i colori rosso e nero vennero usati assieme per evocare le suggestioni dell’inferno e il rosso in particolare si conquistò il ruolo di riconosciuto contrario del bianco grazie al suo simboleggiare la forza, l’energia, la vittoria e il potere.
In epoca moderna durante la Rivoluzione francese il bianco dell’aristocrazia venne affiancato dai colori blu e rosso, i colori della città di Parigi, nell’atto di simboleggiare la sottomissione della nobiltà alla città borghese. In seguito, quei colori divennero rispettivamente il simbolo della Repubblica e della lotta contro le ingiustizie ma anche della libertà, uguaglianza e fraternità.

Francobollo sovietico del 1966 commemorante il Poeta Eugène Pottier (1876-1887) e le barricate della Comune di Parigi CC0 via Wikimedia
Il colore rosso diverrà successivamente il simbolo delle lotte parigine del ’48, della Comune parigina del ‘78 e quando verrà utilizzato anche per la rivoluzione bolscevica nel 1917 si approprierà del significato diventando simbolo principe della lotta comunista al capitalismo.

Hector Moloch, «La Framassoneria e La Comune». Immagine CC0 via Wikimedia
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La bandiera nera invece può essere ricondotta a Bakunin e al suo proselitismo a favore delle sue idee tendenti al caos e al nichilismo. Nella sua visione del mondo immaginava una rivolta contro lo stato costituito paragonata, a sua volta, alla rivolta di satana verso la supremazia del potere del paradiso. Attraverso le internazionali socialiste di metà 1800 si inizierà a vedere sventolare la bandiera nera inneggiante il movimento anarchico.
Il primo esempio verificato di utilizzo della bandiera rossonera simboleggiante l’unione dell’ideologia anarchica con la lotta socialista, fu quello di Malatesta assieme a Cafiero che la esposero in seguito all’assalto di Letino.
Secondo l’opera Occhiacci di legno (1998) dello storico italiano Carlo Ginzburg, nel corso della storia movimenti e personaggi politici si sono appropriati di simboli e miti per i propri scopi. Ginzburg, ad esempio, ha discusso del riutilizzo politico dei miti, evidenziando la combinazione di propaganda e manipolazione nascosta come strumenti per plasmare l’opinione pubblica: «Bakunin e i gesuiti, sebbene ideologicamente diversi, adottarono entrambi strutture gerarchiche e obbedienza assoluta nelle loro organizzazioni. Questi esempi dimostrano come gli attori politici, guidati dai propri programmi, manipolino simboli e narrazioni per portare avanti i propri obiettivi».
Sulla base del lavoro di Donald Hodges Intellectual Foundations of the Nicaraguan Revolution (2014), dopo il Congresso anarchico tenutosi a Londra nel 1881, l’anarco-comunismo emerse come l’ideologia dominante all’interno del movimento anarchico internazionale. L’anarco-sindacalismo, una fusione di anarchismo e sindacalismo che ebbe origine in Francia durante gli anni Novanta dell’Ottocento, si diffuse rapidamente in Spagna e alla fine attraversò l’oceano.
Gli ideologi spagnoli d’avanguardia associati ad organizzazioni come CNT (Confederazione Nazionale del Lavoro), IAT (Associazione Internazionale dei Lavoratori) e FAI (Federazione Anarchica Iberica) hanno svolto un ruolo cruciale nell’adattare l’anarco-comunismo al mondo industrializzato e hanno sottolineato l’importanza dei sindacati come punto focale della lotta di classe e nucleo per stabilire un nuovo ordine sociale. Giunto nelle Americhe, trovò terreno fertile nelle maggiori città industriali degli Stati Uniti e soprattutto nel Messico rivoluzionario, grazie soprattutto all’opera di Ricardo Flores Magon.
La Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT), il primo esempio istituzionalizzato di anarcosindacalismo, fu fondata nel 1910 e arrivò successivamente nel Messico rivoluzionario, dove nel 1912 fu fondata la Casa del Obrero Mundial (COM).

Battaglioni rossi della Casa del Obrero Mundial (1915). CC0 via Wikimedia
Secondo l’INEHRM, Istituto Nazionale di Studi Storici delle Rivoluzioni del Messico, le fonti indicano che la bandiera rossa e nera era sconosciuta in Messico fino al 1° maggio 1913, quando la Casa del Obrero Mundial (Casa del Lavoratore del Mondo) venne esposta una bandiera rossa con una striscia nera. L’attivista Jacinto Huitrón sostiene addirittura di aver introdotto lui stesso il simbolo al proletariato internazionale.
Nel 1921, una bandiera rossa e nera fu posta nella Cattedrale Metropolitana in occasione della commemorazione del 1° maggio. In risposta, il governo di Álvaro Obregón proibì l’esposizione di stemmi e simboli che contraddicessero «l’insegnamento nazionale» negli edifici pubblici.
Anche se l’intervento del governo non è riuscito a sradicare la bandiera rossa e nera, ha portato all’incorporazione della bandiera messicana nelle espressioni pubbliche del movimento operaio, senza causare un conflitto tra nazionalismo e internazionalismo. Nel simbolismo della Casa del Obrero Mundial messicana, la fascia rossa rappresentava la lotta economica della classe operaia contro le classi dominanti, mentre la fascia nera simboleggiava la loro lotta insurrezionale per la liberazione.
L’opera di Neill MacAulay The Sandino Affair (1998) racconta come la bandiera rossonera incontrò Augusto Cesar Sandino nel Messico post-rivoluzione a Tampico.
Figlio di un proprietario terriero fervente liberale, fuggì dal Nicaragua dopo aver manifestato le sue idee politiche antimperialiste. Dopo un lungo girovagare trovò un lavoro stabile nella zona di Tampico, importante centro petrolifero molto vicino geograficamente e culturalmente agli Stati Uniti. Lavorò in un centro di estrazione petrolifero per alcuni anni e prese parte ai grandi movimenti sindacalisti della città. Cominciò a frequentare diversi circoli culturali e sperimentò idee anche molto eterogenee tra loro: dall’anarchismo magonista alla massoneria, dalla teosofia allo yoga.

Augusto Sandino. Immagine CC0 via Wikimedia
Al suo ritorno in Nicaragua, dopo aver fomentato una rivolta di minatori in una miniera dove aveva trovato impiego, iniziò ad aggregarsi alla lotta dei liberali contro i conservatori appoggiati dagli Stati Uniti. Non aderì al compromesso tra le fazioni in guerra e cominciò una guerriglia nelle montagne utilizzando la bandiera rossonera dei lavoratori anarchici come suo vessillo. In un secondo viaggio in Messico, in cerca di fondi per la sua causa, incontrò le idee spiritiste di Joaquin Trincado e divenne un adepto della sua Escuela Magnetico-Espiritual de la Comuna Universal.
Al ritorno nelle montagne del Nicaragua cominciò a mettere in pratica la sua particolare interpretazione del mondo attraverso una disciplinatissima visione patriottica fondata sull’identità culturale indigeno-spagnola e votata alla lotta antimperialista. Quando divenne condottiero di uomini nelle giungle delle montagne nicaraguensi non si separò più dalla bandiera che per lui rappresentava la difesa dei lavoratori della classe subalterna.
La propensione ad un comunismo utopico di Sandino derivava probabilmente dall’eredità culturale familiare liberale di piccoli proprietari terrieri e dall’idea di una società fondata sulla fraternizzazione e sulla comunizzazione proposta da Trincado ne Los cinco amores (1963) e vicina a Pëtr Alekseevič Kropotkin in Il mutuo appoggio: un fattore dell’evoluzione (1902).
Alla morte di Sandino i reduci del suo esercito confluirono nella Legione Caraibica dove l’istruttore Alberto Bayo, militare della Repubblica spagnola sconfitta da Franco, ne raccolse le testimonianze orali e successivamente scrisse un manuale sulla guerriglia dedicato al nicaraguense.
Attraverso le sue interazioni con i sopravvissuti dell’esercito di Sandino, che erano riusciti a fuggire in Costa Rica, Bayo diventò il custode delle loro storie ed esperienze. Tra i suoi contributi degni di nota ci fu la pubblicazione di un manuale sulla guerriglia intitolato 150 preguntas a un guerrillero (1955) tradotto in Italia come Teoria e pratica della guerra di guerriglia. 150 consigli ai guerriglieri.
Questa guida completa divenne ampiamente riconosciuta e venerata come una risorsa preziosa, fungendo da riferimento pratico per coloro che erano impegnati in attività rivoluzionarie. Il manuale di Bayo, permeato dello spirito dell’indomabile resistenza di Sandino, occupò un posto speciale nel cuore di coloro che furono coinvolti nella lotta per la liberazione. Era dedicato ai gloriosi guerriglieri emersi dalla scuola immortale di Sandino, riconoscendo a Sandino lo status di eroe venerato su scala globale.
Attraverso i suoi meticolosi sforzi per documentare e diffondere l’eredità della resistenza del leader nicaraguense, Bayo ha svolto un ruolo cruciale nel preservarne la memoria e i principi. Il suo lavoro non solo ha dotato i rivoluzionari di conoscenze tattiche, ma ha anche perpetuato lo spirito di Sandino, ispirando le generazioni future a lottare per la giustizia e la liberazione nonostante le avversità.
Fu Bayo nel ’56 in Messico ad esercitare gli esuli cubani di Castro e a trasmettere le tattiche militari e il mito del sacrificio patriottico di Sandino. Castro diventò presidente di Cuba ed incarnò il mito della rivoluzione vittoriosa del ventunesimo secolo. L’enorme esposizione mediatica che ne ricevette, in un periodo di grande contrasto globale per la guerra fredda in atto, trasformò l’esempio di Cuba in un nuovo paradigma che tenterà di venire replicato in un notevole numero di occasioni.
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La bandiera rossonera del sindacalismo anarchico diventerà attraverso il Movimiento 26 de Julio di Castro uno dei simboli dei movimenti rivoluzionari marxisti in America Latina.
In rapida successione dall’arrivo di Castro all’Avana, dal ’59 in poi, si avranno movimenti replicati in serie lungo tutto l’arco andino: Venezuela (1960), Nicaragua (1961), Perù (1962), Bolivia, (1963), Colombia, (1964), Cile (1965), Panama (1970) e nell’Angola sovvenzionato da Cuba (1975).
La rivoluzione cubana ebbe un debito fortissimo con l’operato di Sandino ma gli ideali che vennero realmente trasmessi furono l’esempio di lotta patriottica contro l’imperialismo statunitense e la ricostruzione a partire dalla dignità di razza indigeno-spagnola, una base riutilizzata in chiave marxista dai futuri movimenti rivoluzionari latino-americani. Non rimase traccia invece del pensiero spirituale di Sandino, suo vero motore ideologico. I movimenti rivoluzionari seguirono uno schema molto simile a quello proposto da Castro a Cuba, ma nessuno ebbe però altrettanta fortuna tranne, fatalità, quello dei Sandinisti in Nicaragua.
Nel 1959 Il pupillo di Bayo, Ernesto «Che» Guevara, aveva organizzato un’invasione del Nicaragua dando vita al Movimiento 21 de Setembro. L’invasione fallì ma uno dei partecipanti, il nicaraguense Daniel Fonseca, portò avanti la lotta cominciando a recuperare gli scritti di Sandino.

Murales nicaraguense che ritrae Fonseca (a sinistra con gli occhiali) CC0 via Wikimedia
Ignorò, anche lui, la parte più spiritista, mantenne l’ideale politico più vicino all’esperienza rivoluzionaria cubana e fondò nel 1961 un nuovo movimento di liberazione nazionale ispirato a Sandino, il Frente Sandinista de Liberacion Nacional (FSNL). Che Guevara era diventato il tramite tra l’eredità orale di Bayo e il lavoro testuale di Fonseca, la stessa bandiera rossonera divenne di nuovo simbolo di un movimento di liberazione nazionale ma anche in questo caso il significato aveva mutato inquadramento ideologico.
L’estrema destra messicana e il complotto giudeo-massonico emergono nelle opere di Traian Romanescu, come La Gran Conspiración Judía pubblicata a Città del Messico nel 1961, e Traición a Occidente. Entrambe le copertine del libro, Traición a Occidente e un’altra opera intitolata Amos y esclavos del siglo XX, presentano un disegno grafico distinto: una divisione dei colori rosso e nero in due fasce, con il titolo del libro in bianco al centro.
Questa scelta grafica deliberata non può essere liquidata come casuale, poiché racchiude in sé il concetto di lotta di liberazione nazionale, unendo uno spirito combattivo che trascende le affiliazioni politiche che possono essere percepite come contrastanti con quelle viste finora. Si ritiene che Traian Romanescu, una figura spesso menzionata nei resoconti storici, non sia mai esistito e fosse semplicemente uno pseudonimo.
Scavando più a fondo in questa intrigante narrazione, ci imbattiamo nel nome Carlos Cuesta Gallardo, che non solo ha svolto un ruolo significativo come uno dei fondatori dell’Università Autonoma di Guadalajara, ma aveva anche legami con un’organizzazione clandestina di estrema destra nota come Tecos.
Tuttavia, non è solo il suo coinvolgimento in queste imprese a suscitare curiosità, ma piuttosto un fatto storico che fa luce sulle sue attività in quel periodo. È noto che Carlos Cuesta Gallardo intraprese un viaggio nella Germania nazista, dove cercò di stabilire legami con il movimento nazionalsocialista tedesco. Questa mossa solleva domande e speculazioni sulla natura della sua visita e sull’accoglienza che ha ricevuto. È ragionevole supporre che gli siano state riservate attenzioni e considerazioni particolari, vista l’importanza che Adolf Hitler attribuiva al Messico per la sua immediata vicinanza agli Stati Uniti d’America.
L’intreccio tra la presenza di Carlos Cuesta Gallardo nella fondazione dell’università, il suo coinvolgimento con la società segreta Tecos e le sue interazioni con il regime nazionalsocialista in Germania aggiungono strati alla storia enigmatica che circonda la presunta inesistenza di Traian Romanescu. Questi collegamenti storici e le loro implicazioni alimentano il dibattito e gli intrighi in corso che circondano questo argomento a Guadalajara.

Ricostruzione della Bandiera delle forze sandiniste di Muago CC BY-SA 4.0 via Wikimedia
La corrente cristiana di sinistra chiamata teologia della Liberazione, sviluppatasi in seguito al Concilio Vaticano II, si schierò a favore della rivoluzione. La vittoria finale si ottenne solamente con la popolazione cristiana che aderì in massa all’organizzazione rivoluzionaria allo scopo di mettere fine alla dittatura della famiglia Somoza. Ma Sandino, quando era ancora in vita, voleva diventare, invece, il riassunto del pensiero proposto da Trincado: «l’uomo completo […] il comunista-spiritista».
L’immagine che verrà riproposta di Sandino durante la Rivoluzione sandinista non terrà mai conto di questo aspetto che invece fu sempre una delle variabili scatenanti della sua volontà di azione. A maggior ragione non venne mai diffuso il feroce anticlericalismo che aveva assorbito e fatto suo dalla lettura dei testi di Trincado. La trasmissione della storia di Sandino divenne, per omissione, una menzogna politica orchestrata con l’obiettivo di creare un mito fondatore che potesse legittimare l’operato dei rivoluzionari.
Tomás Borge, fondatore dell’FSLN, poeta e guerrigliero, scrive in uno dei suoi libri: «i cristiani autentici credono che l’uscita dalla tomba non si riduca al semplice ritorno alla vita, ma comprenda un processo di rinascita e trasformazione. Ed è per questo motivo che si realizza l’integrazione del cristianesimo liberazionista con la rivoluzione all’interno della nostra rivoluzione nazionale: «Per lottare per la pace, Compagni cristiani, dobbiamo essere pronti a impegnare la nostra stessa vita. Dobbiamo essere pronti a dichiarare senza esitazione: Patria libera o morte».
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Borge, un appassionato comunista e devoto seguace di Castro, abbracciò con tutto il cuore la crescente ondata di fervore religioso, rendendosi conto del ruolo fondamentale che le masse cristiane giocavano nella realizzazione degli obiettivi della rivoluzione. Nella sua astuta comprensione, riconobbe che la fusione della rivoluzione comunista e della teologia della liberazione non solo era compatibile ma si rafforzava anche a vicenda.
Durante gli anni del Sandinismo al potere, Daniel Ortega fu prima rappresentante nella Junta de Gobierno de Reconstrucción Nacional, organo di governo transitorio, e in seguito vinse le elezioni del 1984 diventando Presidente del Nicaragua. Nel 1990 vennero indette nuovamente le elezioni e ne uscì sconfitto dalla coalizione UNO, capitanata da Violeta Chamorro, sostenuta dagli ambienti favorevoli al ritorno di una politica vicina al mondo statunitense. Dopo la sconfitta, Ortega rimase all’opposizione fino al 2006 quando riuscì ad ottenere una importante vittoria elettorale e a riportare la sua bandiera rosso nera al governo.

Daniel Ortega. Immagine di Cancilleria Ecuador CC BY-SA 2.0 via Wikimedia
La visione politica di Ortega si dimostrò decisamente differente rispetto a quella del suo primo mandato negli anni rivoluzionari. Assieme alla sua compagna Rosario Murillo, avversaria politica del prete e poeta Ernesto Cardenal, Ministro della cultura all’epoca della rivoluzione e principale esponente della teologia della liberazione in Nicaragaua, cominciò un avvicinamento ai rappresentanti della destra cristiana e agli interessi della classe imprenditoriale nicaraguense. Il cardinale Miguel Obando y Bravo, uno dei maggiori avversari dei Sandinisti all’epoca della rivoluzione, officiò il loro matrimonio nel 2005, l’anno delle elezioni vinte. Da molti osservatori quell’occasione venne vista come l’accordo di Ortega con i poteri filostatunitensi.
Nel giorno 22 dicembre 2014, Ortega aprì la cerimonia dell’inizio del cantiere che avrebbe portato alla costruzione di un canale interoceanico grazie alla concessione dell’appalto ad un fondo di investimenti cinese. Questa operazione diede il via a una enorme ondata di proteste antigovernative indirizzate, paradossalmente, a liberare il Nicaragua dal Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale.
Il nuovo canale interoceanico non vide mai l’inizio dei lavori e il miliardario cinese Wang Jing, a capo del Hong Kong Nicaragua Development Corporation (HKNDC) finì per chiudere la compagnia per bancarotta.
Come descritto nell’opera di Russell White Nicaragua Grand Canal (2015), la famiglia Ortega è stata accusata di utilizzare il progetto del Canale come mezzo per consolidare il proprio potere politico. Similmente alla dinastia Somoza, la famiglia Ortega ha acquisito un controllo significativo sulle infrastrutture commerciali del Nicaragua e ha ricevuto aiuti dal Venezuela per acquistare aziende locali.
L’approfondimento della parabola della bandiera rosso nera vuole mostrare come il significato, insito nel simbolo utilizzato come schema aggregante nelle diverse situazioni descritte, cambi ad ogni passaggio. L’appropriazione di Sandino della bandiera del sindacalismo anarchico come suo vessillo porterà alla trasmissione della stessa con significati sempre differenti.
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La morte di Sandino nel ’34 creò un martire e in seguito i suoi reduci riunitesi nelle Legione caraibica consentirono a Bayo di apprendere le storie di Sandino direttamente dai loro racconti orali. La distanza venutasi a creare con la morte di Sandino venne in aiuto a Castro nel costruire il mito fondativo della bandiera rosso nera inneggiante al M 26 7, il movimento dal quale la Rivoluzione cubana ebbe inizio. Il ritorno della figura di Sandino in Nicaragua avvenne soprattutto attraverso l’influenza culturale del movimento cubano.
Il lavoro sui testi fatto da Fonseca, infine, lo cristallizzò spogliato della sua profondità più spirituale ma in una forma più utile politicamente a coagulare al suo interno le correnti presenti nella popolazione. L’ulteriore sconvolgimento del significato della bandiera è in atto ancora oggi con il governo di Ortega che dimostra di aver riportato il Nicaragua vicino al punto contro il quale aveva combattuto da giovane.
Il mito fondativo di Sandino campeggia presente ovunque in Nicaragua anche se ormai il suo significato è stravolto.
Scriveva Tacito: «Fingunt, simul creduntque». Fingono, «hanno immaginato o hanno costruito?», ma al tempo stesso ci credono. L’importanza del saper mantenere il controllo sul popolo dopo aver vinto una rivoluzione passa attraverso anche i simboli aggregatori che lo fanno diventare il più possibile coeso verso un obiettivo comune.
Maggiore sarà la distanza dall’origine del significato utilizzato come mito, più difficile sarà riuscire a verificarne la veridicità. In questo modo il racconto politico che ne deriverà potrà sempre utilizzare il mito fondatore, la bandiera rosso nera o Sandino stesso, nel modo che si dimostrerà più utile e adatto alla situazione.
Coloro che guidano il popolo e che hanno la responsabilità di traghettare un’intera nazione, come in questo particolare esempio centramericano, hanno per primi l’obbligo di credere alla costruzione della loro stessa menzogna per poterla trasmettere con sicurezza.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CCo via Wikimedia.
Pensiero
L’antico incidente dietro la Tesla volante
Turns out the future does have flying cars pic.twitter.com/6fexPp6SXI
— Elon Musk (@elonmusk) October 16, 2026
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E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia) Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato. La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile. La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?Mission S.
Authentic. Consistent. Timeless. A glimpse into the future – shaped by our heritage. Mid-engine architecture. A focus on the driver and the driving experience. Call it a love letter. https://t.co/R2BKMUzcyA — Porsche (@Porsche) October 15, 2026
Highlights of all four stunts Tesla showed off with the new Roadster today. pic.twitter.com/chP6QEuVMk
— Oli (@CARN0N) October 16, 2026
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Pensiero
La lettera di Charles Dickens contro le esecuzioni pubbliche
Si riaccende il dibattito sulla pena di morte, e più specificamente sulle sue modalità, nel momento in cui in America si ricomincia a parlare di esecuzioni pubbliche, con il segretario della guerra Pete Hegseth che dichiara di voler trasmettere in streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano maggiore Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 in una base militare in Texas costata , sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo. Lo Hasan, islamista, sarà giustiziato con plotone di esecuzione nella stessa base alla stessa ora della strage da lui perpetrata.
Quasi due secoli fa lo scrittore britannico Charles Dickens inviò al giornale londinese The Times in cui riportava il suo resoconto di un’esecuzione pubblica e auspica che la pratica di giustiziare i prigionieri avvenga a porte chiuse. Dickens assistette all’impiccagione pubblica di Frederick e Marie Manning (i coniugi condannati per il «delitto di Bermondsey», dove era stato assassinato e derubato l’amante della donna) fuori dal carcere di Horsemonger Lane a Londra, un evento a cui assistettero oltre 30.000 persone.
Renovatio 21 pubblica di seguito la traduzione della lettera che l’autore di Oliviero Twist scrisse al Times il 14 novembre 1849. Il Dickens è sconvolto non tanto dalla morte in sé, ma dal comportamento volgare, festoso e brutale della folla: risate, schiamazzi e bisticci. Dickens non affronta in modo astratto il concetto filosofico della pena capitale, ma chiede con forza che le esecuzioni fossero rimosse dalla vista del pubblico e svolte in forma privata all’interno delle mura del carcere, per evitare il degrado morale della società. Le sue denunce hanno contribuito al dibattito che portò, nel 1868, all’abolizione definitiva delle esecuzioni pubbliche nel Regno Unito.
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Al direttore del Times
Egregio signore,
Sono stato testimone dell’esecuzione a Horsemonger lane questa mattina. Mi sono recato qui con l’intenzione di osservare la folla radunatasi per assistere all’esecuzione, e ho avuto ottime opportunità di farlo, a intervalli per tutta la notte e ininterrottamente dall’alba fino a dopo la fine dello spettacolo.
Non mi rivolgo a voi con l’intenzione di discutere la questione astratta della pena capitale, né le argomentazioni dei suoi oppositori o sostenitori.
Desidero semplicemente trarre un vantaggio per il bene comune da questa terribile esperienza, ricorrendo al mezzo più immediato e pubblico per richiamare un’indicazione data da Sir G. Grey nell’ultima sessione del Parlamento, affinché il Governo fosse indotto a sostenere una misura che rendesse l’esecuzione della pena capitale una cerimonia privata all’interno delle mura carcerarie (con garanzie che l’ultima sentenza della legge venga eseguita in modo inesorabile e certo, tali da essere soddisfacenti per l’opinione pubblica), e supplicando con la massima insistenza Sir G. Grey, come solenne dovere verso la società e responsabilità che non può mai sottrarsi, di promuovere personalmente tale modifica legislativa.
Credo che uno spettacolo così inconcepibilmente orribile come la malvagità e la leggerezza dell’immensa folla radunatasi per l’esecuzione di questa mattina non possa essere immaginato da nessun uomo, né potrebbe essere presentato in nessun Paese pagano sotto il sole. Gli orrori del patibolo e del crimine che aveva condotto quei miserabili assassini su di esso, svanirono nella mia mente di fronte all’atroce comportamento, agli sguardi e al linguaggio degli spettatori riuniti.
Quando giunsi sulla scena a mezzanotte, l’acuto grido e gli ululati che si levavano di tanto in tanto, segno che provenivano da un gruppo di ragazzi e ragazze già radunati nei posti migliori, mi fecero gelare il sangue. Con il passare della notte, strilli, risate e urla in coro di parodie di melodie nere, con la sostituzione di «Mrs. Manning» a «Susannah» e simili, si aggiunsero a questi.
All’alba, ladri, prostitute di basso livello, teppisti e vagabondi di ogni genere si riversarono sul posto, dando vita a ogni sorta di comportamento offensivo e volgare. Risse, svenimenti, fischi, imitazioni di Punch, battute brutali, tumultuose dimostrazioni di indecente piacere quando donne svenevoli venivano trascinate fuori dalla folla dalla polizia con gli abiti in disordine, diedero nuovo slancio allo spettacolo generale.
Quando il sole sorse splendente – come accadde – indorava migliaia e migliaia di volti rivolti verso l’alto, così inesprimibilmente odiosi nella loro brutale allegria o insensibilità, che un uomo aveva smesso di vergognarsi del proprio aspetto e di ritrarsi da se stesso, come se fosse stato plasmato a immagine del Diavolo.
Quando le due miserabili creature che attiravano tutta quella vista orribile intorno a loro furono scagliate tremanti in aria, non c’era più emozione, non c’era più pietà, non c’era più il pensiero che le due anime immortali fossero andate al giudizio, non c’era più moderazione in nessuna delle precedenti oscenità, come se il nome di Cristo non fosse mai stato udito in questo mondo e non ci fosse tra gli uomini altra convinzione che perissero come bestie.
Ho visto, abitualmente, alcune delle peggiori fonti di contaminazione e corruzione in questo Paese, e credo che non ci siano molti aspetti della vita londinese che possano sorprendermi. Sono solennemente convinto che nulla di ciò che l’ingegno potrebbe escogitare in questa città, nello stesso arco di tempo, potrebbe causare una rovina simile a un’esecuzione pubblica, e rimango sbalordito e inorridito dalla malvagità che essa manifesta.
Non credo che una comunità possa prosperare laddove una scena di orrore e demoralizzazione come quella che si è consumata stamattina fuori dal carcere di Horsemonger lane si presenta proprio alle porte dei buoni cittadini, e passa inosservata, sconosciuta o dimenticata. E mentre, nelle nostre preghiere e nei nostri ringraziamenti per questo periodo, esprimiamo umilmente davanti a Dio il nostro desiderio di eliminare i mali morali del Paese, vorrei chiedere ai vostri lettori di considerare se non sia giunto il momento di pensare a questo e di estirparlo.
Sono, signore, il vostro fedele servitore,
Charles Dickens
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
La Nuova Destra: il paganesimo salverà l’Europa?
All’origine, il rifiuto del cristianesimo
La Nuova Destra prende forma all’indomani della guerra d’Algeria, in un clima di disillusione per una parte della gioventù nazionalista francese. Nel 1963, Dominique Venner partecipa alla creazione di Europe-Action, movimento che intende promuovere una coscienza nazionale europea, ma che si caratterizza fin dalle origini per un anticristianesimo militante e per ricorrenti riferimenti al paganesimo. Dopo il fallimento della candidatura di Jean-Louis Tixier-Vignancour alle elezioni presidenziali del 1965, diversi di questi militanti abbandonano progressivamente l’azione politica diretta a favore di un lavoro intellettuale e culturale di lunga lena. Questo orientamento sfocia, nel 1968, nella fondazione del GRECE, il Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne. L’obiettivo è ormai agire sulle mentalità per trasformare, alla fine, la società stessa. Sotto l’impulso di Alain de Benoist e di diversi collaboratori, la Nuova Destra ottiene un’audience considerevole alla fine degli anni Settanta, grazie in particolare alla sua presenza sulle colonne del Figaro Magazine, allora diretto da Louis Pauwels. Jean-Pierre Maugendre ripercorre anche i prolungamenti di questa influenza nel Club de l’Horloge e poi all’interno del Front national, in particolare tra il 1984 e il 1998. Mostra così come un movimento inizialmente marginale sia riuscito a diffondere alcuni dei suoi temi in una parte della vita politica francese.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Dietro l’identità europea, un’altra visione dell’uomo
Dietro la difesa dell’identità europea si delinea una concezione dell’uomo, della religione e della morale che si oppone su punti essenziali alla filosofia cristiana. È quanto mette in luce Jean-Pierre Maugendre risalendo alle fonti intellettuali della Nuova Destra. L’autore studia in particolare l’influenza di Friedrich Nietzsche, Julius Evola, René Guénon e Louis Rougier. Nonostante le loro differenze, questi autori hanno contribuito a nutrire un pensiero segnato dal rifiuto dell’universalismo cristiano, dall’esaltazione della forza, dal relativismo morale e dal fascino per certe tradizioni religiose precristiane od orientali. In questa prospettiva, ogni popolo sarebbe portatore di una propria concezione del mondo e di una propria religione. Il cristianesimo, con la sua pretesa di annunciare una verità destinata a tutti gli uomini, appare allora come un elemento estraneo all’identità europea originaria, o addirittura come una causa del suo indebolimento. Una simile concezione entra direttamente in contraddizione con la fede cattolica, che riconosce in Gesù Cristo il Salvatore di tutti gli uomini e afferma l’esistenza di una legge morale naturale universale. Misconosce inoltre il ruolo decisivo della Chiesa nella formazione della civiltà europea. L’autore rileva inoltre le conseguenze morali di questa antropologia: esaltazione della volontà di potenza, concezione permissiva della sessualità, giustificazione dell’aborto per motivi eugenetici e rifiuto di una morale trascendente.Un’influenza che supera i circoli intellettuali
Lungi dal considerare la Nuova Destra un fenomeno concluso, Jean-Pierre Maugendre ne esamina i prolungamenti contemporanei. Cita in particolare i lavori dell’Institut Iliade, fondato sulla scia di Dominique Venner, le pubblicazioni della rivista Éléments, nonché l’azione di personalità provenienti da questa famiglia intellettuale nei media alternativi. L’Institut Iliade, in particolare, si è dato la missione di trasmettere la memoria della civiltà europea attraverso conferenze, convegni e corsi di formazione destinati soprattutto alle giovani generazioni. Queste iniziative incontrano interesse presso chi rifiuta l’individualismo, il materialismo e la scomparsa delle eredità nazionali. Jean-Pierre Maugendre non nega né la qualità intellettuale di alcuni rappresentanti di questa corrente né il coraggio che dimostrano nella loro opposizione alle ideologie dominanti. Riconosce diverse convergenze con le preoccupazioni dei cattolici legati alla Tradizione: difesa dallo sradicamento, rifiuto del livellamento egualitario, attaccamento al bene comune, senso dell’onore, fedeltà alla parola data e volontà di trasmettere un’eredità di civiltà. Ma questi avvicinamenti non possono nascondere le divergenze dottrinali. In un’intervista concessa a Boulevard Voltaire il 25 settembre 2026, l’autore insiste su questo punto: «l’anticristianesimo resta un marcatore forte della Nuova Destra».Sostieni Renovatio 21
Difendere la civiltà senza rinnegare Cristo
È nell’ultima parte che l’opera trova la sua portata più rilevante. Sotto il titolo «Né irrigidimento né ingenuità», Jean-Pierre Maugendre invita a non confondere l’opposizione agli errori moderni con l’adesione alla verità. La critica del materialismo, dello sradicamento o della cancellazione delle identità non basta a costituire una dottrina giusta. Il successo incontrato da queste idee presso una parte della gioventù invita inoltre a interrogarsi sull’indebolimento della trasmissione della fede e della cultura cristiana, particolarmente incisivo nei decenni successivi al Concilio Vaticano II. Questa rottura ha lasciato campo libero a correnti che pretendono di ritrovare le vere radici dell’Europa in un passato precristiano, relegando in secondo piano l’opera civilizzatrice della Chiesa. Ma al di là di questa crisi di trasmissione, la divergenza fondamentale riguarda la natura stessa dell’uomo. Dove certe filosofie della Nuova Destra esaltano l’individuo forte, creatore dei propri valori, la dottrina cattolica insegna che l’uomo è una creatura di Dio, ferita dal peccato originale e chiamata alla vita soprannaturale dalla grazia. Questa opposizione si ritrova nella concezione stessa della società. Jean-Pierre Maugendre ricorda allora una distinzione cara a Jean Madiran: se la fede è un dono di Dio, la cristianità è anche il frutto dell’azione degli uomini, quando si sforzano di stabilire un ordine sociale conforme alla legge divina. È proprio su questa nozione di cristianità che si rivela una delle opposizioni più profonde tra il pensiero cattolico tradizionale e la Nuova Destra. Il libro si conclude con una nota di speranza, con l’evocazione della conversione di Guillaume Faye, uno degli intellettuali di spicco di questo movimento. Il suo ritorno alla fede cattolica, alla fine della vita, ricorda che gli smarrimenti filosofici e morali non chiudono mai definitivamente la strada della grazia. Con La Nouvelle Droite en question, Jean-Pierre Maugendre offre un’opera breve, documentata e accessibile, particolarmente utile ai giovani cattolici attratti dai movimenti di difesa dell’identità europea. Ricorda loro che il vero risollevamento di una civiltà non può costruirsi contro i princìpi cristiani che l’hanno plasmata. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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