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La polizia di Portland rassicura gli antifa: «abbiamo solo sparato ad un bianco!»

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La polizia di Portland si è mossa per rassicurare gli estremisti del gruppo antifa che un uomo a cui hanno sparato alla schiena era bianco, così da evitare una rivolta dopo che è stato erroneamente segnalato che la vittima era nera.

 

Dopo che un uomo presumibilmente armato di cacciavite è stato colpito da poliziotti fuori da un motel nel nord-est della città dell’Oregon, le autorità si sono mosse rapidamente per annunciare che il sospetto non era afroamericano.

 

«Ci sono informazioni errate circolate sui social media riguardo all’ufficiale coinvolto nella sparatoria nel distretto di Lloyd. Possiamo confermare che il soggetto coinvolto è un maschio bianco adulto. Nessun altro è rimasto ferito»

«Ci sono informazioni errate circolate sui social media riguardo all’ufficiale coinvolto nella sparatoria nel distretto di Lloyd. Possiamo confermare che il soggetto coinvolto è un maschio bianco adulto. Nessun altro è rimasto ferito», ha twittato la polizia di Portland.


Come ha sottolineato Andy Ngo, il tweet è stato pubblicato per evitare uno scontro con i rivoltosi antifa, che si stavano già radunando sul posto dopo che erano circolate voci secondo cui l’uomo ucciso dalla polizia era nero.

 

 

«Niente di cui preoccuparsi per la gente, abbiamo appena ucciso un ragazzo bianco!» ha scherzato un commentatore.

 

Probabilmente è stata la stessa polizia di Portland ha far trapelare ai media che l’ufficiale che ha sparato era nero.

 

Probabilmente è stata la stessa polizia di Portland ha far trapelare ai media che l’ufficiale che ha sparato era nero.

Secondo un testimone oculare, l’uomo ucciso dalla polizia era suicida e si è agitato mentre veniva aiutato a salire su un’ambulanza prima di lanciarsi contro i poliziotti con il cacciavite.

 

Tuttavia, l’uomo è stato colpito apparentemente mentre stava scappando dagli agenti, il che significa che una protesta sarebbe stata effettivamente giustificata in questo caso.

 

Come ricorda Summit News, la situazione rispecchia quella di un incidente simile avvenuto in Minnesota ad aprile. Dopo che un ladro d’auto ha sparato alla polizia, è stato ucciso dai poliziotti. I manifestanti di Black Lives Matter si sono immediatamente riuniti in risposta, ma subito dopo era emerso che la vittima era bianca.


La follia del nuovo razzismo non conosce né pudore né vergogna. E, in questo delirio discriminatorio assassino, sono coinvolti tutti: forze dell’ordine in testa.

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Ecco i licenziamenti «antirazzisti». Cioè razzisti

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La società tecnologica di San Francisco Twilio – che si occupa di programmi per telefonate e SMS – ha annunciato l’intenzione di licenziare molti dipendenti poiché la realtà della crescita post-pandemia non è all’altezza delle aspettative.

 

Il CEO di Twilio Jeff Lawson ha dichiarato il programma di tagliare circa l’11% della forza lavoro dell’azienda, dopo aver ammesso che l’azienda è cresciuta troppo in fretta: «Twilio è cresciuto a un ritmo sorprendente negli ultimi due anni. Ciò è avvenuto troppo velocemente e senza concentrarsi a sufficienza sulle nostre priorità aziendali più importanti. Mi assumo la responsabilità di queste decisioni, così come la difficile decisione di fare questi licenziamentoi».

 

Fin qui, non si tratta di niente di nuovo.

 

Quel che è stato aggiunto nelle righe successive del comunicato invece non si era mai visto, per lo meno con questa spudoratezza: i licenziamenti verranno fatti su base antirazzista, cioè, su base razziale.

 

«Licenziamenti come questi possono avere un impatto più pronunciato sulle comunità emarginate», ha scritto Lawson in una nota ai dipendenti. «Quindi eravamo particolarmente concentrati nel garantire che i nostri licenziamenti (…) fossero effettuati attraverso una lente antirazzista/anti-oppressione».

 

Ammettiamo che il cervello ci sta andando in cortocircuito: considerando la razza un fattore di licenziamento, non è che questo licenziamento antirazzista sia, di fatto «razzista»?

 

Nessuno sembra essersi sconvolto per questa novità. I giornali come Fortune difendono la società è la sua scelta razzista anti-razzista, intervistando dipendendi che dicono che invece va tutto bene, e, senza avere uno straccio di prova, sostengono anche se sembra non licenzieranno solo i bianchi, ma un «un mix equo» di donne, uomini e minoranze sottorappresentate.

 

Abbiamo paura di chiederci: cosa pensa di una cosa del genere un sindacato italiano?

 

Direbbe qualcosa?

 

Del resto, la discriminazione gliela abbiamo vista fare contro i non-vaccinati, con quelle letterine a Draghi per implorare l’obbligo vaccinale, una discriminazione che non sappiamo se possiamo chiamare razzismo, ma se è vero che l’mRNA cambia geneticamente la popolazione vaccinata, forse anche sì.

 

Massì, ricordiamocelo: solo noi ci abbiamo un sindacato che annuncia il Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

 

 

Immagine di sergejf via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Razzismo

Bufala razzista in Germania, politico verde si dimette: si sarebbe inventato minacce di morte naziste

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Le presunte minacce di morte dei neonazisti contro  il  politico verde Manoj Subramaniam hanno fatto notizia in tutta la Germania e hanno portato a tensioni nel Nord Reno-Westfalia, il Land più grande della Germania per popolazione. L’assessore di Erkelenz avrebbe però inscenato le varie minacce, secondo il risultato di un’indagine pubblicata dalla procura.

 

Come riporta RMX News, il 33enne, figlio di immigrati dallo Sri Lanka, aveva presentato numerose denunce, segnalando che i finestrini della sua auto erano stati rotti e che avevano dipinto svastiche sulla carrozzeria.

 

In un’altra occasione aveva affermato che gli avevano disegnato rune delle SS e una svastica sul citofono di casa. Una croce uncinata era stata lasciata pure nel marciapiede davanti alla sua porta. Qualcuno gli aveva inoltre imbucato delle lamette nella casetta della posta.

 

Il politico avrebbe anche ricevuto minacce di morte firmate dalla NSU 2.0, riferendosi al gruppo Nationalsozialistischer Untergrund («clandestinità nazionalsocialista») nota per avere commesso negli anni una serie di omicidi in tutta la Germania.

 

 

La polizia ha adottato misure protettive per il politico e la sicurezza dello stato avrebbe avviato indagini approfondite, come ha affermato. I giornalisti hanno fatto grande il caso e la leader del gruppo parlamentare Verdi del Nord Reno-Westfalia Verena Schäffer ha espresso la sua solidarietà.

 

«Gli estremisti di destra stanno minacciando i volontari politici di farli tacere. Grazie, Manoj Subramaniam, per non essere stato in silenzio e per non aver alzato la voce», ha dichiarato Lamya Kaddor, parlamentare del Bundestag.

 

Secondo la rivista tedesca Focus vi sarebbero prove che mostrerebbero come nessuna di queste minaccia era basata sulla realtà.

 

«Nell’ambito di queste indagini, è stato confermato il sospetto che i reati denunciati non fossero avvenuti, che fossero falsi e che non vi fosse alcuna minaccia. Le misure di perquisizione e l’interrogatorio dell’imputato hanno confermato questo sospetto», ha riferito la polizia di Aquisgrana.

 

La polizia e i pubblici ministeri stanno ora indagando su Subramaniam. Il politico ha rassegnato le dimissioni nel fine settimana e ha anche rassegnato le dimissioni dal partito.

 

«La Germania è stata assalita da una serie di bufale di odio negli ultimi anni, incluso un caso che ha coinvolto il popolare cantante israeliano, Gil Ofarim, che secondo i pubblici ministeri ha mentito su un presunto incidente antisemita all’interno dell’Hotel Westin di Lipsia. Il caso ha inizialmente suscitato proteste contro l’antisemitismo in Germania  prima che venisse rilasciato un video che smentiva le sue accuse» scrive RMX News.

 

«C’è stato anche il caso Sebnitz in cui una folla di skinhead presumibilmente ha annegato un bambino solo per trasformarlo in  una delle più grandi debacle e bufale dell’odio nella storia moderna della Germania».

 

«C’è anche il caso di Mittweide, dove la polizia ha stabilito che nessuno ha effettivamente finito per farsi scolpire una svastica sulla fronte ( la polizia ha poi dimostrato che la presunta vittima nel caso l’ha fatto lei stessa )».

 

«A Müglen, gli stranieri non sono stati cacciati per le strade nonostante la stampa nazionale abbia affermato il contrario, ea Chemnitz, la stessa accusa che ha suscitato proteste a livello nazionale non è mai stata provata».

 

«A Dresda, un richiedente asilo eritreo non è stato assassinato da estremisti di destra del movimento PEGIDA, ma da un compagno eritreo».

 

Come riportato da Renovatio 21, il razzismo, ripescato in un senso o nell’altro, è il nuovo modo di sfibrare le società occidentali.  Ciò è particolarmente visibile nell’America di Joe Biden dove un nuovo razzismo contro i bianchi è usato per fini politici in una popolazione impazzita al punto da dichiarare razzista anche chi sposa una donna di colore e ad impedire a un bianco di lavorare in un museo.

 

Abbiamo sentito, in questi anni, gruppi armati dire «uccidete tutto ciò che è bianco» e la polizia difendersi dalle accuse degli antifa dicendo «abbiamo solo sparato ad un bianco».

 

Due anni fa tutte le principali riviste scientifiche, nell’appoggiare le marce devastatrici di Black Lives Matter in USA, arrivarono a dichiarare che il COVID-19 era indotto dal razzismo.

 

Sempre nel 2020, fu proposta la «rieducazione» ai tifosi della squadra di calcio del Cambridge United per aver fischiato durante il minuto per Black Lives Matter. Chi non si sarebbe sottoposto al trattamento non avrebbe avuto accesso nuovamente allo stadio per seguire la squadra del cuore.

 

Come riportato da Renovatio 21, questo nuovo razzismo è ovviamente caldeggiato dal World Economic Forum di Davos, che sul tema ha rilasciato un video chiarissimo.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

 

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Razzismo

La tratta degli schiavi non sarebbe stata possibile senza le élite africane

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È in corso una rinascita nello studio della tratta degli schiavi transatlantica.

 

Diversi studi individuano nella tratta degli schiavi la genesi dei difetti nelle società africane. Continuando nella tradizione intellettuale di Walter Rodney, questi lavori successivi postulano che la tratta degli schiavi transatlantica abbia sottosviluppato l’Africa.

 

Tuttavia, non vi è alcun verdetto sugli effetti della tratta degli schiavi transatlantica perché gli studiosi sono ancora divisi sulle sue conseguenze.

 

Tuttavia nonostante le loro differenze, i campi opposti nella letteratura adottano una posizione sbilenca fissandosi sulle implicazioni della tratta degli schiavi invece di discutere dell’operato degli africani.

 

I ricercatori tendono a esplorare come la tratta degli schiavi abbia alterato le società africane piuttosto che mostrare che i commercianti europei si sono radicati nelle complesse reti sociopolitiche dell’Africa.

 

Gli africani stavano costruendo imperi e domini molto prima delle interazioni con gli europei, quindi quando gli europei arrivarono in Africa, si resero presto conto che le loro fortune erano legate alla benevolenza delle élite africane.

 

Senza rispettare le normative locali, i commercianti europei non avrebbero potuto impegnarsi negli  affari. Spesso viene insegnato che gli europei costruirono forti in Africa, ma raramente si nota che tali forti non avrebbero potuto essere costruiti senza il permesso delle élite africane.

 

Nell’impero di Galinhas, l’adagio Vai «Sunda ma gara, ke a sunda-fa», che significa «Uno straniero non ha potere se non quello dei suoi proprietari terrieri», descrive le relazioni dei commercianti stranieri con i governanti africani. Gli africani non erano disposti a tollerare gli occupanti, quindi gli europei dovevano pagare per i loro alloggi.

 

Nell’Africa occidentale, ad esempio, gli Akwamu riscuotevano affitti dai forti europei e assumevano un funzionario doganale per supervisionare il flusso commerciale.

 

Questo estratto da un rapporto compilato da un funzionario danese coglie l’autorità dei governanti africani: «Il re di Akwamu addebita qui dazi doganali su tutte le merci che passano lungo il fiume e per assicurarsi che queste siano pagate, ha incaricato un funzionario di prendersi cura di suo interesse».

 

Non solo gli africani trassero vantaggi finanziari addebitando agli europei la costruzione di forti sul suolo africano, ma mantennero anche i diritti di proprietà sulla terra.

 

In alcuni casi, gli africani hanno invitato gli europei nei loro centri commerciali. Affittare spazio agli europei divenne così redditizio che sulla Costa d’Oro, le élite africane consentirono un gruppo europeo per città commerciale.

 

Inoltre, l’intensa rivalità tra gli europei ha elevato la posizione degli africani e ha permesso loro di beneficiare di prezzi più bassi e di una più ampia gamma di beni.

 

La tratta degli schiavi transatlantica è stata un evento straziante, ma è stato comunque un affare e può essere analizzato utilizzando strumenti economici. Le vittime della tratta erano sproporzionatamente africane, ma questo non deve nascondere il fatto che per molti africani la tratta degli schiavi era un’impresa legittima collegata a accordi commerciali preesistenti.

 

Nel suo nuovo libro, Slave Traders by Invitation: West Africa’s Slave Coast in the Precolonial Era, Finn Fuglestad afferma che la tratta degli schiavi era sostenuta dagli africani che invitavano gli europei a commerciare.

 

Gli africani hanno persino formalizzato le relazioni commerciali con gli europei partecipando a trattati che regolavano l’acquisto di schiavi. Inoltre, secondo i rapporti del quindicesimo secolo dell’ufficiale portoghese Diego Gomez, alcuni monarchi erano così inclini a perseguire interessi economici da dimostrare una «prepotente volontà» di offrire i nativi come schiavi.

 

La collaborazione con gli africani è stata fondamentale per il successo della tratta degli schiavi e dei centri commerciali europei come Liverpool.

 

Secondo David Richardson, gli africani sono stati determinanti nello stabilire le reti e gli accordi istituzionali che hanno permesso alla schiavitù britannica di prosperare. «Senza l’operato e il supporto africano, la schiavitù britannica non avrebbe potuto raggiungere la scala che ha raggiunto», scrive.

 

Oltre a sminuire l’operato africana, gli storici di solito sostengono che il commercio transatlantico ha minato le economie africane. Ma questo presupposto è una mancata comprensione dell’utilità economica. Se gli articoli importati hanno soddisfatto le richieste degli africani, non possiamo sostenere che le importazioni li abbiano peggiorati.

 

Gli africani avevano il sopravvento nelle trattative commerciali e spesso determinavano la qualità ei prezzi dei prodotti che ottenevano dagli europei. Prima di decidere di importare il rame, ad esempio, Daniel Cunha spiega che gli africani avrebbero verificato «la qualità del rame valutandone le proprietà materiali di rossore, luminosità e suono, che servivano a inserirlo nei sistemi rituali e mitologici».

 

A causa degli elevati standard dei commercianti africani, le merci venivano infatti spesso rifiutate senza nemmeno una spiegazione. Né ci sono prove convincenti per indicare che le importazioni abbiano ostacolato la produzione locale. Nonostante le importazioni, l’industria siderurgica fiorì in Camerun e Bassar fino al diciannovesimo secolo.

 

Pieter Emmer in un classico articolo sfata completamente il mito che la tratta degli schiavi transatlantica abbia avuto un impatto sostanziale sulle economie africane:

 

«Il valore delle importazioni europee nell’Africa occidentale non poteva essere superiore al 5% del valore della produzione interna dell’Africa e questo presuppone che gli africani non producessero altro che la loro sussistenza (…) In sintesi, non ci sono prove che dimostrino che tra il 1500 e il 1800, quantitativamente o qualitativamente, il commercio atlantico di merci avrebbe potuto fare molta differenza per l’economia dell’Africa occidentale».

 

In effetti, la brutalità della tratta degli schiavi transatlantica evoca sentimenti di ostilità; tuttavia, l’emotività non dovrebbe dissuaderci dallo studiare l’argomento con occhio obiettivo.

 

Per secoli la schiavitù è stata considerata un commercio legittimo; quindi, gli africani, come i loro coetanei, lo sanzionarono ed erano disposti a partecipare alla vendita della loro gente per portare avanti programmi economici e politici.

 

Sbianchettare il coinvolgimento dell’Africa nel commercio transatlantico è utilesolo a infantilizzare i neri.

 

 

Lipton Matthews

 

 

 

Articolo apparso su Mises Institute, tradotto e pubblicato su gentile concessione del signor Matthews.

 

 

 

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