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Storia
Nazisti in Ucraina: la guerra, la propaganda, la cecità
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La propaganda rende ottusi. Sappiamo che i nazionalisti integralisti hanno commesso massacri abominevoli, in particolare durante la seconda guerra mondiale. Però ignoriamo quello che da trent’anni fanno alle nostre porte, in particolare la guerra civile che alimentano da otto anni. La nostra stupidità ci permette di tollerare le grida battagliere dei nostri responsabili politici schierati con questi criminali.
Quando sopraggiunge la guerra, sempre i governi ritengono necessario supportare il morale della popolazione inondandola di propaganda
La posta in gioco – la vita e la morte – è talmente elevata che il dibattito s’inasprisce e le posizioni estremiste mietono consensi. È esattamente ciò cui assistiamo in questo momento, o meglio è come stiamo cambiando. In questa partita le idee difese dagli uni e dagli altri non hanno alcun rapporto con i loro presupposti ideologici, ma con la contiguità al potere.
In senso etimologico la propaganda è l’arte di convincere, di diffondere delle idee. Nell’epoca moderna invece è un’arte che ricostruisce la realtà al fine di denigrare l’avversario ed esaltare le proprie schiere.
In Occidente si crede siano stati i nazisti o i sovietici a inventarla. Non è così: l’hanno inventata i britannici e gli statunitensi durante la prima guerra mondiale. (1)
Oggi le operazioni dal Centro di comunicazione strategica di Riga (Lettonia) (2) sono coordinate dalla nato , che individua i punti su cui agire e organizza programmi internazionali per condurre in porto i progetti.
Un esempio: la NATO ha individuato Israele come punto vulnerabile. L’ex primo ministro Benjamin Netanyahu era amico personale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky; il successore Naftali Bennett riconosce invece la fondatezza della politica della Russia. Ha persino consigliato agli ucraini di restituire Crimea e Donbass alla Russia e, soprattutto, di denazificare il Paese. L’attuale primo ministro, Yair Lapid, è più irresoluto: non vuole sostenere i nazionalisti integralisti, che durante la seconda guerra mondiale massacrarono un milione di ebrei, ma al tempo stesso vuole mantenere buoni rapporti con l’Occidente.
Per riportarlo sulla buona strada, la NATO cerca di convincere Israele che, se i russi vincessero, Tel Aviv perderebbe la propria posizione in Medio Oriente (3). A questo scopo diffonde il più estesamente possibile la menzogna che l’Iran sarebbe un alleato militare della Russia. La stampa internazionale continua a sostenere che i droni usati in Ucraina dai russi sono iraniani, e presto lo sarebbero anche i missili a media gittata. Eppure Mosca è in grado di fabbricare da sé queste armi e non le ha mai chieste all’Iran. Iran e Russia continuano a smentire le false affermazioni degli Occidentali, ma questi, appoggiandosi alla stampa invece che alla semplice riflessione, già hanno adottato sanzioni contro i commercianti di armi iraniani. Presto Yair Lapid, figlio del presidente del Memoriale Yad Vashem, sarà assediato e costretto a schierarsi con i criminali.
I britannici dal canto loro primeggiano tradizionalmente nella mobilitazione di media in rete e nel reclutamento di artisti. L’MI6 si appoggia a 150 agenzie di stampa che operano all’interno del PR Network (4). I britannici riescono così a convincere tutte queste agenzie a diffondere le proprie accuse e i propri slogan.
Sono i britannici ad aver convinto tutti dapprima che il presidente Vladimir Putin era moribondo, poi in preda alla follia, infine messo al muro da una forte opposizione interna che presto lo avrebbe rovesciato con un colpo di Stato.
Oggi l’attività prosegue con interviste incrociate di soldati in Ucraina. Si ascoltano soldati ucraini affermare di essere nazionalisti e soldati russi dire di aver paura ma di dover difendere la Russia. Si sente affermare che gli ucraini non sono nazisti e che i russi sono conculcati da una dittatura e costretti a combattere. I soldati ucraini non sono maggioritariamente nazionalisti, nel senso di difensori della patria: sono nazionalisti integralisti, nel senso attribuito al termine dai due poeti Charles Maurras e Dmytro Dontsov (6). Non è affatto la stessa cosa.
Fu solo nel 1925 che papa Pio XI condannò il nazionalismo integralista. All’epoca Dontsov aveva già scritto Націоналізм (Nazionalismo) (1921). Maurras e Dontsov definiscono la nazione come tradizione e concepiscono il proprio nazionalismo in contrapposizione ad altri (Maurras contro i tedeschi, Dontsov contro i russi). Entrambi detestano la Rivoluzione francese e i principi di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza e denunciano instancabilmente ebrei e massoni. Ritengono la religione utile alla società, ma personalmente sembrano agnostici. Posizioni che portarono Maurras a diventare sostenitore di Pétain e Dontsov di Hitler. Quest’ultimo sprofonderà in un delirio mistico variago (variaghi, vichinghi svedesi). Il papa successivo, Pio XII, abrogherà la condanna del predecessore appena prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Alla Liberazione, Maurras sarà condannato per complicità con i nemici (proprio lui che era germanofobo); Dontsov invece sarà recuperato dagli anglosassoni e mandato in esilio prima in Canada, poi negli Stati Uniti.
Quanto ai soldati russi che vediamo intervistati ai telegiornali, non ci stanno dicendo di essere obbligati a combattere, ma che, a differenza dei nazionalisti integralisti, non sono fanatici. La guerra per loro è sempre un orrore, anche quando difendono i compatrioti. Ne travisiamo il senso perché ci ripetono in modo martellante che la Russia è una dittatura. Non accettiamo che la Russia sia una democrazia perché siamo convinti che un regime autoritario non possa essere una democrazia. Eppure, per citare un esempio, la Seconda Repubblica francese (1848-1852) fu una democrazia e al tempo stesso un regime autoritario.
Ci lasciamo facilmente convincere perché non conosciamo la cultura e la storia ucraine. Al più sappiamo che la Novorossia fu governata da un aristocratico francese, Armand-Emmanuel du Plessis de Richelieu, amico personale dello zar Alessandro I, che amministrò nel solco del principe Grigori Potemkin, che voleva foggiare questa regione sul modello di Atene e Roma. Una vicenda storica che spiega perché ancora oggi la Novorossia è di cultura russa (non ucraina) senza tuttavia aver mai conosciuto la servitù della gleba.
Ignoriamo le atrocità commesse in Ucraina nel periodo fra le due guerre e durante la seconda guerra mondiale e abbiamo una vaga idea delle violenze dell’Unione Sovietica.
Ignoriamo che il teorico Dontsov e il discepolo Bandera non esitarono a massacrare chi non rispondeva ai canoni del loro nazionalismo integralista, innanzitutto, in questo Paese khazaro, gli ebrei, poi i russi e i comunisti, gli anarchici di Nestor Makhno e molti altri ancora. I nazionalisti integralisti, diventati ammiratori del Führer e profondamente razzisti, sono saliti sul proscenio con il crollo dell’URSS. (6)
Il 6 maggio 1995 il presidente Leonid Kuchma andò a Monaco, nei locali della CIA, per incontrare la donna a capo dei nazionalisti integralisti, Slava Stetsko, vedova del primo ministro nazista Yaroslav Stetsko. Eletta alla Verkhovna Rada (parlamento), senza poter sedervi perché decaduta dalla nazionalità ucraina. Un mese dopo l’Ucraina adottò la Costituzione ancora oggi in vigore, che all’art. 6 dispone che «è responsabilità dello Stato preservare il patrimonio genetico del popolo ucraino» (sic).
In seguito Slava Stetsko aprì per due volte la sessione della Rada, concludendo i suoi interventi al grido di guerra dei nazionalisti integralisti: «Gloria all’Ucraina!».
L’Ucraina moderna ha pazientemente costruito il proprio regime nazista. Dopo aver proclamato nella Costituzione la difesa del «patrimonio genetico del popolo ucraino», sono state promulgate diverse leggi analoghe.
La prima accorda la tutela dei Diritti dell’Uomo solo agli ucraini, escludendo ogni straniero. La seconda definisce cosa è la maggioranza degli ucraini; la terza, promulgata dal presidente Zelensky, decide chi sono le minoranze. La furbizia consiste nel fatto che queste leggi non menzionano i russofoni, quindi, per difetto, i tribunali non riconoscono loro il beneficio dei diritti dell’uomo.
Dal 2014 una guerra civile oppone i nazionalisti integralisti alle popolazioni russofone, principalmente quelle della Crimea e del Donbass. Dopo 20 mila morti, la Federazione di Russia, applicando la propria «responsabilità di proteggere», ha lanciato un’operazione militare speciale per attuare la risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza (Accordi di Minsk) e mettere fine al martirio dei russofoni.
La propaganda della NATO ci inonda con le reali sofferenze degli ucraini, ma ignora i precedenti otto anni di torture, uccisioni e massacri. Ci parla «dei valori che abbiamo in comune con l’Ucraina», ma che valori possiamo condividere con nazionalisti integralisti? E dov’è la democrazia in Ucraina?
Non siamo chiamati a scegliere gli uni o gli altri, solo a difendere la pace, quindi gli Accordi di Minsk e la risoluzione 2202.
La guerra ci fa perdere la testa. Così avviene un rovesciamento di valori e trionfano i più estremisti. Alcuni nostri ministri parlano di «asfissiare la Russia» (sic). Non ci accorgiamo di sostenere le idee contro le quali siamo convinti di combattere.
Thierry Meyssan
NOTE
1) «Le tecniche della propaganda militare moderna», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 18 maggio 2016.
2) «La campagna della NATO contro la libertà di espressione», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 7 dicembre 2016.
3) «Iran, Israele e la Russia», Voltaire attualità internazionale, n° 11, 21 ottobre 2022.
4) «La rete di propaganda di guerra anti-Russia», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 marzo 2022.
4) «L’ideologia dei banderisti», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 21 giugno 2022.
6) «Ucraina: la seconda guerra mondiale non è finita», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 aprile 2022.
Fonte: «La guerra, la propaganda, la cecità», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25 ottobre 2022.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Storia
San Marco e gli innamorati. La storia dei «bócołi»
La festa di San Marco, che si celebra oggi 25 aprile, a Venezia reca seco una storia romantica e struggente, rivissuta ancora oggi con la tradizione dei bócołi.
Si tratta di una delle usanze più romantiche e antiche della Serenissima. In lingua veneziana, bócoło significa «bocciolo di rosa», e la consuetudine vuole che gli uomini regalino alle donne amate – mogli, fidanzate, madri, figlie o sorelle – un bocciolo di rosa rossa.
Le origini affondano in una leggenda medievale che risale al IX secolo, ai tempi del doge Orso I Partecipazio. La bellissima Maria, detta Vulcana per i suoi capelli rosso-fiamma, figlia del doge, si innamorò di Tancredi, un giovane di umili origini, epperò assai valoroso e coraggioso. L’amore era corrisposto, ma il padre ostacolava l’unione a causa della differenza di rango.
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Vulcana consigliò allora a Tancredi di partire per la guerra contro i Mori, al fianco dei paladini di Carlo Magno, per conquistare gloria e meritare il consenso paterno.
Tancredi si distinse in battaglia, ma fu ferito mortalmente in un roseto. Prima di spirare, colse un bocciolo di rosa e lo bagnò con il proprio sangue, affidandolo all’amico Orlando perché lo consegnasse a Vulcana come estremo pegno d’amore. Il 25 aprile, giorno di San Marco, Orlando portò il fiore alla fanciulla. Vulcana, straziata dal dolore, strinse il bòcolo insanguinato al cuore e morì quella stessa notte.
Da allora, il bocciolo di rosa rossa divenne simbolo dell’amore puro, eterno e che «si apre alla vita come un fiore al sole», capace di sfidare anche la morte.
Tale tradizione non riguarda solo le coppie: nella Venezia antica si estendeva a tutte le donne della famiglia, simbolo di affetto e rispetto. Ancora oggi, nonostante la modernità, molti veneziani mantengono viva l’usanza, trasformando le calli e i campielli in un tripudio di rose rosse il 25 aprile. Il bócoło rappresenta la passione, la fedeltà e la resilienza della Serenissima, ma dovrebbe essere un simbolo di amore e sacrificio globale.
Se poi qualcuno oggi vuole sorbirsi le fiabe della Repubblica, prego. Ammille ce n’è….
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Politica
Uomo replica il cancello di Auschwitz: arrestato
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Intelligence
La banca vaticana, Gladio e la lotta al comunismo: dalla CIA al traffico di droga
L’Istituto per le Opere di Religione (o IOR, acronimo con cui è divenuto notissimo), venne creato il 27 giugno del 1942 da Papa Pio XII (1876-1958) e Bernardino Nogara (1870-1958), con lo scopo di salvaguardare e amministrare le proprietà della Santa Sede utili al lavoro religioso e di carità. La banca del Vaticano, avendo sede in una nazione sovrana non ha modo di essere obbligata a porre rimedio ad alcuna violazione di legge internazionale né a dover presentare alcuna fonte dei suoi depositi.
Costituendo una entità a sé stante all’interno del Vaticano e non avendo legami con nessun altro organo della Chiesa è stata ritenuta «la più segreta banca del mondo». Lo IOR è al centro delle speculazioni di un fortunato saggio storico sul sistema Stay Behind americano in Europa, Operation Gladio di Paul L. Williams.
Secondo Williams, Nogara che ne divenne il primo presidente, l’avrebbe diretta con l’abitudine di distruggere regolarmente i documenti riguardanti le transazioni senza lasciare alcuna traccia. Anche nei report annuali, composti da lunghissimi ed esaustivi elenchi di dare ed avere non sarebbe stato menzionato in nessun caso alcuna posta referente allo IOR, portando costantemente gli eventuali investigatori ad un inevitabile punto morto.
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Grazie a questa sua peculiare organizzazione il Vaticano divenne luogo perfetto per assurgere a collegamento discreto tra gli obiettivi americani e quelli della Santa Sede. Il cardinale Francis Spellman (1889-1967) dagli Stati Uniti, ebbe a commentare che il destino italiano sarebbe dipeso dalle imminenti elezioni del 1948 e dal conflitto tra comunismo e cristianesimo, tra libertà e schiavitù. Lo stesso cardinale si prodigò a far giungere in Italia una cascata di messaggi radio dalle celebrità americane come Frank Sinatra, Bing Crosby e Gary Cooper esortando il popolo italiano a supportare la Democrazia Cristiana contro l’ascesa del comunismo.
Sempre secondo Williams nei mesi precedenti l’epocale elezione italiana, la CIA indirizzò ben sessantacinque milioni di dollari neri verso la banca vaticana. Il denaro sarebbe stato recapitato ain contanti a mano dentro delle grosse valigie dai membri dell’organizzazione di Lucky Luciano (1897-1962). Operation Gladio scrive che la fonte del denaro sarebbe rimasta l’eroina fornita da una nota industria farmaceutica torinese. Smerciata in seguito attraverso espedienti come cioccolatini o frutta ripieni dell’oppiaceo raffinato, sarebbe stata spedita negli States attraverso lo sdoganamento negli accondiscendenti porti cubani gestiti dalla malavita italoamericana di Santo Trafficante.
Da Cuba l’eroina sarebbe stata tagliata con lo zucchero prima di essere trasportata ai distributori di New Orleans, Miami e New York. La CIA aveva aiutato la logistica creando delle rotte sicure assieme alla International Longshoremen’s Association, i sindacati americani rappresentanti gli scaricatori di porto. Una volta giunta in terra ferma, l’eroina, sarebbe stata gestita da Jimmy Hoffa e altri leader dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato degli autotrasportatori degli Stati Uniti e del Canada con l’aiuto delle società di trasporti di proprietà della mafia italoamericana.
L’anno successivo delle elezioni italiane del 1948, Iosif Stalin (1878-1953) creò il Consiglio di mutua assistenza economica, un organo pensato per controllare l’unione economica tra Unione Sovietica, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Romania. La CIA avrebbe scelto in risposta di estendere il suo supporto alle forze politiche anticomuniste e alla rete Stay Behind inondando il sistema clandestinamente con milioni di dollari derivanti dal narcotraffico depositati da membri della cosca mafiosa di Don Calò, Calogero Vizzini, (1887-1954) nelle banche cattoliche, incluso il Banco Ambrosiano.
Nel 1949 Pio XII emise un decreto solenne nel quale dichiarava che avrebbe scomunicato non solo i membri della chiesa che avessero partecipato o favorito il Partito Comunista ma anche qualsiasi cattolico si fosse macchiato della pena di leggere o diffondere materiale inneggiante al comunismo. Secondo Williams il Vaticano avrebbe continuato a stringere i contatti con la CIA al punto di arrivare a ricevere ogni anno 20 milioni di dollari in aiuti economici e in cambio sarebbe stato chiesto di mantenere una tavola rotonda vaticana custodita da James Jesus Angleton (1917-1987), futuro satrapo del controspionaggio americano.
Tali incontri periodici, scrive il saggio, avrebbero garantito agli statunitensi informazioni preziose provenienti dalle nazioni del blocco orientale attraverso gli ultimi canali ormai rimasti disponibili, quelli dei nunzi apostolici. Strategie per indebolire in tutto il mondo partiti e movimenti filo sovietici sarebbero stati decisi qui, tra la Santa Sede e Langley. Le talpe presenti in vaticano sarebbero statte individuate e le azioni dei preti progressisti, particolarmente quelli dell’America Latina, ostacolate in seguito a provvedimenti presi in questo esclusivo gruppo decisionale.
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Williams racconta come molti membri dell’Intelligence americana in quegli anni divennero parte del Sovrano Militare Ordine di Malta. Tra questi si sarebbero da annoverare Angleton, William Casey (1913-1987), William Colby (1920-1996) e John McCone (1902-1991) tutti futuri direttori della CIA. Il Generale Vernon Walters (1917-2002) vicedirettore della CIA sotto George H. W. Bush (1924-2018), Alexander Haig (1924-2010) generale della NATO e futuro segretario di Stato di Ronald Reagan (1911-2004), il citato padre dei servizi americani William «Wild Bill» Donovan e l’ex superspia nazista Reinhard Gehlen (1902-1979) stesso.
Di lì a poco però la succitata industria farmaceutica torinese prestatasi allo scopo come prima fornitrice di purissima eroina avrebbe dovuto fermare la produzione clandestina. Il decano della lotta alla droga americano Harry Jacob Anslinger (1892-1975) indicò per primo una quantità fuori dalla norma prodotta in Italia e con le sue indagini riportò ordine.
Lo schema messo in piedi avrebbe rischiato quindi di saltare sul più bello. Si sarebbe reso necessario trovare un nuovo fornitore e dei nuovi laboratori per far si che il Magnum Opus potesse compiersi e che nuovamente i prodigiosi flussi di narcodollari potessero tornare a scorrere verso conti bancari cattolici italiane.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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