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Geopolitica

Saif Gheddafi annuncia la sua candidatura alle presidenziali libiche

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Saif el-Islam Gheddafi, figlio del defunto presidente della Libia Muammar Gheddafi trucidato 10 anni fa a Sirte, ha annunciato ufficialmente la sua discesa in campo per le elezioni presidenziali del 24 dicembre 2021.

 

Il delfino della famiglia Gheddafi lo ha comunicato durante una conferenza stampa, alla quale si è presentato vestito con una tradizionale jalabiya e con un turbante marrone,  indumenti con i quali era apparso prima di morire il padre.

 

Poco dopo, anche il maresciallo libico-statunitense Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico con sede a Tobruk (LNA) e nemico storico di Muammar Gheddafi, ha dichiarato che si sarebbe candidato alla carica di presidente del Paese. Haftar è spalleggiato da Egitto, Russia, Emirati Arabi Uniti e, come notato di recente, Israele. Nonostante la forza militare e tecnologica accumulata da Haftar, egli non è mai riuscito a imporsi del tutto in Libia, mancando sempre l’obbiettivo di una avanzata nella capitale Tripoli.

 

Poco dopo, anche il maresciallo libico-statunitense Khalifa Haftar ha dichiarato che si sarebbe candidato alla carica di presidente del Paese

Altri candidati candidati potrebbero l’attuale primo ministro e il presidente dell’Assemblea nazionale.

 

«Si dice che anche Bashir Saleh Bashir , l’ex capo di gabinetto di Muammar  Gheddafi, sia tornato in Libia» scrive Réseau Voltaire.

 

La figura del nigerino, vero braccio destro di Gheddafi, Capo di stato maggiore, segretario particolare del defunto dittatore, puoi portare scompiglio soprattutto nella politica francese. Secondo l’agenzia AGI (controllata dall’ENI) Saleh sarebbe il «gestore dal 2006 al 2009 del fondo sovrano da 40 miliardi di dollari dal quale sarebbero provenuti i finanziamenti illeciti che hanno portato al fermo di Sarkozy, Saleh è il depositario di buona parte dei segreti che potrebbero inguaiare l’ex inquilino dell’Eliseo».

 

Saleh è sopravvissuto ad un misterioso agguato a Johannesburg, in Sud Africa, dove si era rifugiato. Nel 2020 è stato detto che viveva negli Emirati Arabi, dove sarebbe divenuto consigliere dell’uomo forte di Abu Dhabi (e di tutti EAU) Mohamed bin Zayed Al Nahyan – quello, per intenderci che ha incontrato Bergoglio.

 

Bisogna osservare attentamente quanto succede in Libia. Non siamo del tutto sicuri che la medesima prospettiva di collasso dello Stato non interesserà, nei prossimi anni, Paesi vicini

Il ritorno di Gheddafi è stato annunciato qualche mese fa da un reportage, contenente una lunga intervista, del New York Times, per lo più ignorata dai media italiani.

 

Renovatio 21 ne ha dato conto procedendo all’analisi dello scenario politico, in cui si innestava l’innegabile consenso che già in questi anni pareva registrare l’ipotesi della candidatura di Saif Gheddafi: il collasso libico, tra tribù, clan e «brigate», e corruzione dilagante.

 

Bisogna osservare attentamente quanto succede in Libia. Non siamo del tutto sicuri che la medesima prospettiva di collasso dello Stato non interesserà, nei prossimi anni, Paesi vicini.

 

 

 

 

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Geopolitica

Esplosione nella base USA di Al-Tanf

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Nella notte fra il 4 e il 5 dicembre 2021 si sono sentite forti esplosioni nella base di Al-Tanf, territorio siriano occupato illegalmente dagli Stati Uniti.

 

La base è situata alla triplice frontiera fra Siria, Giordania e Iraq, non lontano dal mega-campo di rifugiati di Rukban, controllato dai Fratelli Mussulmani.

 

A ottobre 2021 Al-Tanf era stata attaccata da una milizia sciita irachena.

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Analista strategico turco arrestato per spionaggio a favore dell’Italia. Cosa sta succedendo?

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Metin Gürcan, un ex capitano delle forze armate che oggi svolge il lavoro di analista strategico, è stato arrestato a fine Novembre con l’accusa di «spionaggio politico e militare» a favore dell’Italia.

 

Gürcan, che secondo Radio Radicale era pedinato dai servizi turchi dal 2020, è stato prelevato nella sua abitazione di Istanbul dalla polizia.

 

Lo hanno accusato di aver fornito analisi strategiche ai diplomatici italiani e spagnoli operanti nella capitale Ankara. Gürcan avrebbe ammesso davanti ai giudici di aver consegnato ad ambasciate estere studi a pagamento, ma utilizzando solo OS, cioè quelle che nel gergo dell’Intelligence si chiamano le open sources, cioè le «fonti aperte» come giornali, riviste, post e video pubblicati su Internet etc. Ciò quindi lo metterebbe al riparo dall’accusa di aver tradito segreti militari.

 

Secondo quanto si apprende, l’ex militare avrebbe incontrato un diplomatico del Regno di Spagna presentandogli grafici su «Turchia, Iraq, Iran, Siria, Afghanistan, Libia e occasionalmente Grecia e Ucraina». In cambio avrebbe ottenuto 400 euro mensili.

 

Il 6 gennaio 2020 Gürcan avrebbe incontrato un ufficiale dell’ambasciata d’Italia nel parcheggio di un centro commerciale della capitale turca. Sarebbe seguiti altri due incontri, stesso luogo. Avrebbe quindi ricevuto 500 euro.

 

C’è l’ombra di una purga politica che potrebbe rendere le accuse di spionaggio un mero pretesto per l’arresto: Gürcan è fondatore di Deva, un partito che si oppone al «sultano» Erdogan.

 

L’uomo sostiene quindi di aver condiviso con i diplomatici europei le sue idee sulla politica interna turca in quanto personaggio politico.

 

Si tratta di un arresto pesante, con accuse pesanti anche al nostro Paese.

 

Perché sta accadendo tutto questo? Una risposta potrebbe essere il Trattato del Quirinale.

Perché sta accadendo tutto questo? Una risposta potrebbe essere il Trattato del Quirinale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Trattato del Quirinale, firmato da pochi giorni, è un accordo che stringe enormemente le relazioni tra Francia e Italia – a discapito dell’Italia, ovviamente, che dispone di un esercito che è la metà di quello di Parigi e che non dispone di testate termonucleari.

 

Il trattato prevede una cooperazione su vari fronti, da quello economico a quello spaziale.

Tuttavia, c’è tutta una serie di questioni non propriamente espresse che sono sottointese al Trattato.

 

Uno degli effetti immediati dell’accordo franco-italiano potrebbe essere un grosso cambio di marcia in Libia, Paese ridotto al collasso proprio da un intervento francese (con contorni di politica interna parigina piuttosto speciosi, ed oscuri). E in Libia si gioca al momento una delle più grandi scommesse per il futuro della Turchia.

 

Uno degli effetti immediati dell’accordo franco-italiano potrebbe essere un grosso cambio di marcia in Libia, e in Libia si gioca al momento una delle più grandi scommesse per il futuro della Turchia

Come noto, gli italiani hanno sostenuto caparbiamente – ma senza mai chiudere la porta agli avversari – il GNA, ossia il governo di Tripoli, riconosciuto dall’ONU. I francesi hanno sempre sostenuto (ufficialmente, solo a livello politico, non militare) le forze del LNA, cioè il generale Haftar – il quale gode di un supporto che include anche russi, egiziani, emiratini e, si mormora, perfino israeliani.

 

La Turchia si frappose inserendosi con il ruolo di protettore del GNA di Tripoli: vi portò migliaia di mercenari, alcuni veterani del macello siriano, e tanta tecnologia militare, tra cui temibili droni di sua produzione. Con il suo intervento, la Turchia scalzò di fatto  l’Italia da storico partner principale di Tripoli: l’immagine plastica fu la chiusura di un ospedale italiano all’aeroporto di Misurata per farvi una base militare turca.

 

Ora, con l’accordo tra italiani e francesi, Erdogan può temere qualche sorpresa in Libia, dove ci si appresta ad andare alle elezioni.

 

L’arresto di Gürcan potrebbe quindi essere un segnale in questa direzione? Si tratta di un avvertimento?

 

Come riportato da Renovatio 21 in vari articoli, la Turchia erdoganiana si trova in una immane crisi economica e in un vicolo cieco diplomatico, attivo su fronti – curdo, libico, ucraino, armeno – in grado di far saltare i nervi a tante potenze regionali e non solo.

 

L’Interpol ha arrestato in Turchia un dirigente ISIS questa primavera.

 

Gli scontri in Nagorno-Karabakh, dove Erdogan supporta apertamente e materialmente l’Azerbaigian contro il armeni, stanno riprendendo in queste settimane.

 

Avendo visto l’attivismo turco di questi ultimi mesi, perfino in Afghanistan, Uuna reazione ancora più violenta da parte di Ankara, di modo anche da distrarre la popolazione sempre più frustrata, non ci pare completamente da escludere.

 

 

 

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Sciami di micro-droni autonomi esplosivi in produzione in Australia

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L’incubo degli Slaughterbots – sciami di micro-droni esplosivi che colpiscono il bersaglio in autonomia – è realtà.

 

Una delle aziende che sta già producendo un simile tipo di micro-drone militare – in grado di volare sino all’obbiettivo ed esplodere – è l’Australia, impegnata in una corsa anche tecnologica alle armi in previsione di un possibile scontro con la Cina.

 

In un reportage della trasmissione di giornalismo d’inchiesta 60 Minutes, la tecnologia dei droni autoesplodenti è stata recentemente rivelata al pubblico.

 

La tecnologia dei droni autoesplodenti è stata recentemente rivelata al pubblico

Il programma TV ha mostrato un poligono per questo nuovo tipo di tecnologia militare situato fuori Melbourne.

 

 

 

L’arma è costituita da squadroni di piccoli droni tubulari che portano una carica esplosiva.

 

Li produce un’azienda dello Stato australiano del Vittoria, la Defentex. Secondo il CEO della società i droni autonomi esplosivi potrebbero rappresentare una parte critica dell’arsenale di Canberra nel caso di scontro con Pechino.

 

«È economico, è spendibile, e si può raggruppare in una massa, o sciame, così da avere un grande impatto sul campo di battaglia»

«È economico, è spendibile, e si può raggruppare in una massa, o sciame, così da avere un grande impatto sul campo di battaglia».

 

Il dirigente conferma al giornalista che l’idea è esattamente quella di sopperire alla sproporzione tra un piccolo esercito come quello australiano contro un titano militare come la Cina: «in ultima analisi, è il motivo per cui esistiamo».

 

Il drone può portare cariche diverse: una munizione anti-uomo, anti-carro, o anche solo fumo.

 

«Se arriviamo ad avere centinaia o migliaia di questi droni che lavorano all’unisono, cosa possiamo aspettarci?» chiede il giornalista di 60 Minutes.

 

«Possono avere un effetto devastante» risponde il responsabile di DefenTex. «Noi siamo una Nazione molto piccola, abbiamo una forza di difesa molto piccola, dobbiamo massimizzare l’impatto che ogni soldato individuale può avere…»

 

Come riportato da Renovatio 21, oramai da diverso tempo che anche  , pubblicando, l’anno scorso, un video di dimostrazione.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, i droni autonomi killer – detti anche «slaughterbots» – stanno già effettuando attacchi aerei senza che nessun essere umano sia coinvolto nel processo decisionale.

 

Il rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a marzo ha delineato l’uso di droni STM Kargu-2 di fabbricazione turca che hanno condotto attacchi aerei in Libia senza alcun intervento umano

 

Gli sciami di Slaughterbots – già visti su videogiuochi come Call of Duty – divennero un tema da dibattito quando nel 2017 il Future of Life Institute, un’organizzazione no-profit focalizzata sull’educazione del mondo sui rischi dell’Intelligenza Artificiale letale, pubblicò un video piuttosto sconvolgente.

 

 

 

C’è da chiedersi sul serio: la Turchia, regina di droni (usati in Libia e ora anche in Ucraina) e avversaria dell’Italia (e della Grecia, e della Francia, e della Russia…) per tanti interessi, sta sviluppando anche la tecnologia dei mini-droni autoesplodenti autonomi?

 

È una domanda che la nostra Intelligence e il nostro Ministero della Difesa dovrebbe porsi seriamente.

 

 

 

 

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