Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Il papa bacia la bandiera ucraina della centuria del golpe di Maidan

Pubblicato

il

Come riportato dai giornali, papa Francesco durante l’udienza del mercoledì ha dedicato la sua attenzione alla questione Ucraina.

 

Ad un certo punto dell’incontro, il pontefice ha srotolato una bandiera ucraina, dicendo con tono grave e solenne:

 

«Ieri, proprio da Bucha, mi hanno portato questa bandiera… Questa bandiera viene dalla guerra. Proprio da quella città martoriata, Bucha».

 

Il Vaticano, quindi, sembrerebbe sposare la tesi ucraino-americana del massacro ad opera dei russi.

 

«Le recenti notizie sulla guerra in Ucraina  anziché portare sollievo e speranza, attestano invece nuove atrocità, come il massacro di Bucha» ha detto il papa regnante, che ha continuato parlando di «crudeltà sempre più orrende compiute anche contro civili, donne e bambini inermi… Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al cielo e implora: si metta fine a questa guerra, si facciano tacere le armi, si smetta di seminare morte e distruzione».

 

«Anche qui – ha detto Bergoglio – ci sono alcuni bambini ucraini che ci accompagnano. Salutiamoli e preghiamo insieme con loro… Questi bambini sono dovuti fuggire e arrivare a una terra strana… Questo è uno dei frutti della guerra, non dimentichiamolo. E non dimentichiamo il popolo ucraino… È duro essere sradicato dalla propria terra per una guerra».

 

Tuttavia, vogliamo concentrarci su un dettaglio. La bandiera mostrata in mondovisione dal pontefice, che egli diceva di provenire da Bucha, era segnata con delle scritte. Un simbolo cruciforme più delle parole in cirillico: «Kosats’ka Sotnja Maidanu».

 

Cioè, la «Centuria Cosacca di Maidan». Maidan, come noto, è il nome della piazza di Kiev dove tra, scontri e morti ammazzati (con l’opera di misteriosi cecchini che spararono dai tetti), fu l’epicentro della «Rivoluzione della Dignità», ossia il golpe contro il governo del presidente Janukovic, considerato filorusso.

 

La «centuria» («sotnja») corrisponde ad un termine che nelle lingue slave corrisponde a unità combattenti da cento uomini.  In piazza Maidan, le forze di opposizioni vollero definirsi «centurie».

 

A quanto ci dice un esperto, la «Centuria Cosacca del Maidan è una unità che ha preso parte agli scontri a Kiev nel 2013-2014». La bandiera di Bucha esposta in sacra mondovisione dal papa sembra essere la loro.

 


Incredibilmente, nessuno dei giornali milionari, con i loro vaticanisti, si è chiesto cosa vi fosse scritto su quel drappo.

 

La cosa non è di poco conto: perché, per aggiungere al simbolismo, il papa quella bandiera la ha baciata.

 

Bergoglio baciava una bandiera consegnata da un’unità paramilitare che inneggia al colpo di Stato del 2014? Un golpe che peraltro, ricordiamolo, ebbe le sue violenze e i suoi morti, e da cui è scaturito, tra nazisti e oligarchi sempre più corrotti, il caso che ha portato la situazione attuale…

 

 

Il Bergoglio si rende conto di quanto questo possa rappresentare un sacro endorsement di una delle due parti in campo, sin nella sua base più violenta e controversa?

 

Sapeva quel che faceva?

 

Ce lo siamo chiesti anche dinanzi alla bizzarra consacrazione alla Madonna di qualche settimana fa, che comprendeva la Russia più l’Ucraina più l’umanità: insomma tutto meno che ciò che era stato demandato da Nostra Signora a Fatima, peraltro mai citata – nonostante le voci per cui a volerne parlare con il romano pontefice, una diecina anni fa, sarebbe stato lo stesso Putin…

 

A questo punto, è lecito aspettarsi dalla Santa Sede una visita a Zelenskyj, in chiara funzione antirussa: un gesto di rischio da Bergoglio, che gli genererebbe l’attenzione che cerca, non diversamente dalla pericolosa visita in Iraq di dicembre 2021, quella con il primo volo al mondo totalmente vaccinato.

 

In questo caso, ci sarebbe da temere moltissimo: un attacco al papa in terra ucraina, non sarebbe per caso l’innesco più definitivo della Terza Guerra Mondiale, verso cui Zelenskyj e i falchi USA ci stanno trascinando senza pietà?

 

Riuscite a vedere il possibile disegno? Chiedetevi: cui prodest

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

Geopolitica

Israele attacca la città biblica di Tiro

Pubblicato

il

Da

Israele ha colpito la storica città di Tiro, in Libano, prendendo di mira per la prima volta il quartiere cristiano dopo averne ordinato l’evacuazione parziale. L’attacco ha acuito le preoccupazioni locali per il destino dei venerati siti biblici della città.

 

Secondo l’agenzia Reuters, otto persone sono rimaste uccise in un singolo attacco avvenuto martedì nella periferia orientale di Tiro.

 

Il quartiere cristiano, situato nella zona Nord-Ovest della città, era stato finora escluso dai precedenti avvertimenti israeliani e aveva dato rifugio a persone sfollate provenienti da altre zone.

 

L’esercito israeliano ha emesso l’ordine di evacuazione generale sostenendo che militanti di Hezbollah si nascondessero nel quartiere, un’affermazione contestata dai residenti, dai funzionari locali e dall’esercito libanese.

Sostieni Renovatio 21

Tiro, una delle città abitate ininterrottamente più antiche del mondo e sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è menzionata ripetutamente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Fu un importante centro dell’antico regno fenicio, che fornì i materiali per la costruzione del Tempio di Salomone, che si ritiene sorgesse sul Monte del Tempio di Gerusalemme, sede del complesso di Al-Aqsa, uno dei luoghi più sacri dell’Islam.

 

Questo sviluppo si inserisce in un contesto di crescenti tensioni relative ai siti religiosi e storici in tutta la regione, con i critici che accusano Israele di espandere il proprio controllo su luoghi sacri sia per i musulmani che per i cristiani.

 

Il mese scorso, Israele ha emesso un ordine di espropriazione riguardante il villaggio di Nabi Samwil nella Cisgiordania occupata, dove si ritiene si trovi la tomba del profeta Samuele, figura venerata nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam.

 

Funzionari e leader religiosi palestinesi hanno condannato la mossa, definendola un tentativo di cancellare il patrimonio musulmano e rafforzare il controllo israeliano sui luoghi sacri contesi.

 

Fondata dai Fenici intorno al 2750 a.C., TIro divenne un potente centro commerciale e marittimo. I suoi abitanti inventarono l’alfabeto e diffusero la porpora di Tiro, un prezioso colorante estratto dai molluschi, simbolo di ricchezza e potere nell’antichità.

 

Famosa per la resistenza all’assedio di Alessandro Magno nel 332 a.C., che costruì un istmo per raggiungerla, Tiro conserva oggi un magnifico patrimonio UNESCO: le rovine romane, il famoso arco di trionfo, le terme, il teatro e il porto fenicio. La città vecchia, su un’isola collegata alla terraferma, è un affascinante mix di storia e vita quotidiana.

 

Oggi Tiro è un importante centro culturale e turistico, nonostante le sfide della regione. Le sue spiagge, il souk animato e l’atmosfera mediterranea ne fanno una meta unica nel Medio Oriente.

 

Nella Bibbia Ricciotti, Tiro è citata circa 35-38 volte (il numero esatto varia leggermente a seconda di come si contano i riferimenti espliciti al nome della città). Nell’antico Testamento la maggior parte delle occorrenze (soprattutto in Isaia 23, Ezechiele 26-28, 1 Re, 2 Cronache, Amos, Zaccaria, etc.). Nel Nuovo Testamento i  riferimenti nei Vangeli (es. confini di Tiro e Sidone) e Atti degli Apostoli.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Heretiq via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic

 

Continua a leggere

Geopolitica

Trump fissa un’altra scadenza per la «vittoria totale» in Iran

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti dichiareranno la «vittoria totale» sull’Iran entro due settimane, ha affermato il presidente Donald Trump, sostenendo che Teheran era «disposta a darci tutto».   Trump ha fatto questa osservazione lunedì, poche ore dopo che Iran e Israele avevano concordato di interrompere i combattimenti più intensi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco ad aprile. In precedenza, lo stesso giorno, l’Iran aveva dichiarato la fine degli attacchi contro Israele, ma aveva avvertito che avrebbe risposto con una forza «schiacciante» se le operazioni militari israeliane in Libano fossero continuate.   Domenica le tensioni sono aumentate vertiginosamente dopo che Israele ha colpito Beirut nonostante il cessate il fuoco, provocando la reazione di Teheran con attacchi missilistici contro il Nord di Israele e una nuova ondata di raid aerei israeliani contro l’Iran.   «Siamo stati una squadra molto agguerrita e credo che stiamo vincendo questa battaglia, ma la vittoria definitiva arriverà nelle prossime due settimane, quando dichiareremo la vittoria totale», ha affermato Trump durante un comizio telefonico a sostegno del senatore repubblicano Lindsey Graham.   «Sarà una vittoria totale, accadrà molto presto e i prezzi del petrolio crolleranno», ha aggiunto.

Sostieni Renovatio 21

Secondo Trump, i funzionari iraniani stanno cercando un «ottimo accordo» e sono pronti a dare agli Stati Uniti «tutto», compresa la promessa di non dotarsi di armi nucleari.   L’ultima previsione di Trump è tutt’altro che la prima. Da quando ha annunciato un cessate il fuoco con l’Iran ad aprile e ha dichiarato che le parti erano «a buon punto» verso un accordo, il presidente degli Stati Uniti ha ripetutamente insistito sul fatto che un accordo fosse imminente. Negli ultimi due mesi, secondo le stime della CNN, Trump ha affermato o suggerito almeno 37 volte che una svolta fosse vicina o che Teheran fosse desiderosa di raggiungere un accordo, eppure nessun accordo si è concretizzato.   Secondo alcune fonti, Trump starebbe anche valutando l’invio di forze speciali statunitensi in Iran qualora la diplomazia fallisse. Washington starebbe considerando due opzioni: un nuovo intervento militare o il mantenimento del blocco navale dei porti iraniani, con il presidente statunitense che propenderebbe per quest’ultima, ritenendola più efficace.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
         
Continua a leggere

Geopolitica

Trump: Netanyahu non ha «scelta» sull’accordo con l’Iran

Pubblicato

il

Da

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non avrà altra scelta che accettare qualsiasi accordo gli Stati Uniti raggiungano con Teheran, ha dichiarato il presidente Donald Trump, affermando di essere lui a «comandare».

 

Trump ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista al Financial Times domenica, poco dopo che l’Iran aveva lanciato un attacco missilistico contro Israele in risposta ai raid aerei israeliani su Beirut. Teheran ha descritto l’attacco come un avvertimento e ha minacciato «colpi devastanti» se Israele avesse continuato i suoi attacchi in Libano o avesse reagito contro l’Iran.

 

In precedenza, Israele aveva colpito la periferia meridionale di Beirut senza diramare gli avvertimenti che solitamente fornisce prima di attacchi in aree densamente popolate. L’attacco a un edificio residenziale ha causato almeno due morti e venti feriti, secondo il ministero della Salute libanese.

Sostieni Renovatio 21

Trump ha affermato che gli attacchi missilistici iraniani non avrebbero influenzato il suo impegno per un accordo sul nucleare con Teheran. L’Iran ha dichiarato che un accordo con gli Stati Uniti deve includere un cessate il fuoco permanente per Israele, il che di fatto richiederebbe a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

 

«Non avrà scelta», ha detto Trump all’emittente, riferendosi a Netanyahu. «Sono io che comando. Sono io che comando tutto. Lui non comanda.»

 

«Non avrà alcun impatto sull’accordo», ha detto Trump in merito all’attacco iraniano, aggiungendo che il lancio di missili ha causato danni minimi. «Vedremo come andrà a finire. Ma si è trattato di attacchi che non hanno colpito nessuno.»

 

Le dichiarazioni di Trump arrivano pochi giorni dopo che Axios ha riportato i dettagli di un’accesa telefonata tra i due leader, citando un funzionario statunitense secondo il quale Trump avrebbe detto a Netanyahu: «Sei un fottuto pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo». Trump ha poi confermato che la telefonata ha avuto luogo e non ha contestato la ricostruzione dello scambio fornita da Axios.

 

Nonostante diversi cessate il fuoco tra Israele e Libano mediati dagli Stati Uniti, tra cui uno entrato in vigore la scorsa settimana, Israele ha continuato a colpire obiettivi in Libano quasi quotidianamente, a dimostrazione della limitata capacità di Washington di contenere il suo più stretto alleato in Medio Oriente.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

Continua a leggere

Più popolari