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Misteri

Omicidi e massacri: la costante della «figura incongrua»

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È difficile per chiunque tenere a mente la quantità di cronaca nera inflittaci nel corso della nostra vita. Omicidi, massacri, fatti di sangue caricati e rilanciati costantemente da giornali e TV sulla psiche del cittadino indifeso, cui in pochissimi casi (la percentuale dei morbosi) interessa davvero l’accaduto, ma che è comunque tenuto a sottomettere la mente a continue storie di morte e violenza.

 

Se il lettore tenta di fare una piccola anamnesi, scoprirà che la quantità di omicidi a cui è stato ossessivamente esposto è imbarazzante, al punto che c’è da sospettare che ciò non sia parte di un piano di gestione della popolazione tramite traumi e microtraumi psicologici.

 

Dalle misteriose morti in famiglia, ai delitti passionali, ai serial killer, agli enigmi assassini irrisolti è possibile tuttavia estrarre dei pattern, non solo per la dinamica dell’accaduto (quello dovrebbe essere il lavoro dei cosiddetti profiler, gli esperti delle menti criminali che nonostante film e serie TV sembrano sempre più fallibili ed impotenti) ma soprattutto riguardo al modo in cui queste storie vengono presentate al pubblico – in una parola, la narrazione intorno all’omicidio.

 

In questo breve scritto non intendiamo in alcun modo mettere in discussione la verità giuridica stabilita nei tribunali, cosa che non sappiamo nemmeno se sia legale fare. Vogliamo invece cercare delle costanti nello sviluppo pubblico, narrativo, dei grandi casi di cronaca nera che hanno segnato il panorama cognitivo del Paese.

 

Innanzitutto, la cosiddetta «pista satanica». In una quantità di omicidi senza immediata spiegazione, subito partono speculazioni – non si sa dei giornalisti o delle loro fonti delle Forze dell’Ordine, o di tutt’e due – sulla possibilità che una setta diabolica abbia commesso l’atrocità, sottintendendo, senza tuttavia mai esprimere veramente il pensiero e spiegarlo, il sacrificio umano.

 

Tuttavia, la «pista satanica» viene in genere mollata dopo pochi giorni (esattamente come abbiamo visto nel caso dei feti in barattolo disseminati per le campagne italiane, storia di cui si occupa con persistenza praticamente solo Renovatio 21), per poi non apparire più per il resto del caso, che di solito prosegue con un estenuante gioco del «chi è stato?» tra famigli e conoscenti, con altarini di ogni sorta che vengono portati alla luce per la gioia di pettegole e morbosi vari.

 

Un secondo pattern che in tanti casi emerge è quello dei complici. Anche qui, se ne parla nei primi articoli sulla vicenda, con l’interesse riguardo al mistero che cresce nel lettore (quanti erano? Perché lo hanno fatto?) dopodiché anche qui il discorso tende a sparire. Oltre un certo punto, le autorità dello Stato, e i giornalisti che da esse dipendono per le imbeccate, non accetteranno mai più di mettere in dubbio la versione per cui hanno preso il colpevole che ha agito da solo, e stop.

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Un esempio lampante di quanto scriviamo è il caso di Son of Sam, l’assassino seriale che sconvolse Nuova York negli anni Settanta. Fu catturato, e condannato – tra encomi solenni a tutti i poliziotti possibili – un ragazzo sovrappeso, un tizio strano dall’aspetto ingenuo, David Berkowitz, che si dichiarò colpevole. Un giornalista indipendente che viveva in uno dei quartieri interessati dagli apparentemente casuali massacri di Son of Sam (così si era definito l’assassino in una lettera ad un giornale prima di essere preso), Terry Maury (1946-2015), cominciò a studiare il caso trovando prove sempre più consistenti che non si trattava del solo Berkowitz, ma di un gruppo di persone – sì, una setta satanica – con probabili agganci con altre sette e perfino con l’esercito degli Stati Uniti (da cui forse veniva il nome Son of Sam: erano gli anni appena dopo il Vietnam, dove quantità di soldati americani tornavano dall’Indocina psicopatici).

 

Maury, che scrisse il libro Ultimate Evil (il primo dove viene enunciato con una certa chiarezza che i serial killer dispongono di una sorta di network in cui si parlano e si interfacciano con altri soggetti), arrivò a far confessare Berkowitz in carcere il fatto che aveva dei complici e si trattava di un gruppo esoterico uso a sacrificare cani ed esseri umani.

 

Quel che rileva è la guerra che gli fece il Dipartimento di Polizia di Nuova York, che mai e poi mai avrebbe voluto riaprire il caso, e di fatto non ciò non è avvenuto. Detective e agenti arrivavano perfino a chiamare nelle trasmissioni dove era ospite il Maury per insultarlo in diretta, il tutto mentre perfino alcuni sopravvissuti agli omicidi di Son of Sam cominciavano a dubitare del fatto che Berkowitz fosse davvero il killer. (Questa storia è magistralmente raccontata nella serie documentaria Sons of Sam, su Netflix)

 

Quindi: oltre un certo punto, nei grandi massacri della nostra vita, spariscono i complici.

 

La terza costante, più centrale nel discorso che vogliamo qui fare, è quello dell’accusato principale che inizialmente poteva sembrare al pubblico come una «figura incongrua» , con personalità non immediatamente collocabile, nel pensiero del cittadino, nel quadro di violenza del fatto in oggetto.

 

Usiamo l’espressione figura «incongrua», ma si potrebbero usare altre parole. Sono quei personaggi sul cui candore avresti giurato, magari percependo dei modi sempliciotti; oppure sono quegli individui dapprima estranei alle dinamiche dell’episodio di sangue, oppure che sono strani, strani e basta, e si pensava che nella storia di morte fossero solo di contorno.

 

Sono quelli di cui all’inizio non ti facevano dubitare, perché non sembravano maliziosi, né sembravano dei geni del male, o dei geni in generale.

 

Esistono parole, nella lingua comune, per definire le persone così, ma qui non le useremo, per rispetto di tutti: nei bar d’Italia siamo sicuri che qualcuno, quantomeno nel primo momento, invece esprimesse il concetto.

 

Prendiamo l’omicidio di Garlasco (luglio 2007), la morte di una giovane ragazza in casa sua. Dopo poco l’attenzione di indagini e media (il connubio è indissolubile, facile capire perché) si concentra su l’ex fidanzato della ragazza, 24enne studente di economia. Non discutiamo la sentenza finale del 2015, che condannava a 16 anni il ragazzo pur senza fornire un chiaro movente. Quel che ci interessa sottolineare è quanto la figura dell’accusato non collimasse subito con la percezione popolare: ma come, pensavano i benpensanti, un ragazzo così, uno che sembra per bene, un universitario? Fiumi di inchiostro e infinite trasmissioni TV – con Vespa che portò in studio una copia della famosa bicicletta che doveva provare la colpevolezza – convinsero la popolazione, ma non tutta: anni fa discorsi (al bar, ovviamente) di conoscenti pavesi mi fecero capire che sul territorio circolano teorie assai diverse.

 

Un anno prima, ci fu il clamore per la cosiddetta «strage di Erba» (dicembre 2006). Morirono una madre con il figlio piccolo, la nonna, una vicina, mentre un altro vicino, marito di quest’ultima, si salvò grazie ad una malformazione congenita della carotide che gli impedì di morire dissanguato. Le indagini inizialmente si concentrarono sul tunisino padre del bambino. La stampa scrisse che avrebbe avuto precedenti per spaccio e sarebbe uscito dal carcere grazie all’indulto 2006, tuttavia si trovava in Tunisia, quindi qualcuno cominciò a ipotizzare di un possibile regolamento di conti contro l’uomo.

 

Tuttavia, a sorpresa, compaiono in scena i vicini, Rosa e Olindo. A guardarli, non sembrano spietati assassini – paiono a pelle «figure incongrue» rispetto al lavoro diabolico di una strage, sembrano, come dire, «persone semplici». In via separata, davanti ai magistrati dichiararono di essere colpevoli, però ciascuno addossandosi l’intera responsabilità dell’eccidio. Quattro anni fa, il tunisino dichiara di sapere chi è stato, dicendo quindi di ritenere innocenti i coniugi di Erba. Trasmissioni di giornalismo inchiesta in questi mesi hanno tentato di riaprire il caso, che parrebbe essersi rimesso in movimento.

 

La strage di Erba, notiamo, ebbe un potente effetto politico-mediatico: in reazione alla stampa che dapprima sbatté il tunisino in prima pagina, si creò la cosiddetta Carta di Roma, cioè «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» dei giornalisti italiani, che sono tenuti a scrivere degli immigrati in un determinato modo — ne abbiamo discusso in passato, come quando notammo la strana indeterminatezza degli articoli sugli studenti della Bocconi aggrediti al vicino Parco Ravizza. Ma chi assaltava i bocconiani? Perché? Ma erano bocconiani o bocconiane? Sono domande per le quali, leggendo gli articoli, non sappiamo dare risposta.

 

Dal 2016, i termini della Carta di Roma vengono inglobati nel «Testo unico dei doveri del giornalista», il documento deontologico dell’ordine. L’Associazione Carta di Roma, creata per diffondere il protocollo per gli immigrati, ha ricevuto il sostegno della Open Society di Soros, oltre che dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e dell’8 per mille della Chiesa Valdese.

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L’assassinio di Meredith Kercher (novembre 2007) ebbe un colpo di scena specifico che nessuno dal pubblico aveva visto arrivare. Mentre il mondo, e gli inquirenti, si concentravano sulla figura della compagna di appartamento Amanda Knox, lei fa il nome di un ragazzo nero, il padrone di un bar di Perugia, città dell’università per stranieri, che si chiama esattamente come l’università per stranieri di Mosca (dettaglio che c’entra poco, ma avevamo voglia di scriverlo). Solo che il congolese Patrick Lumumba non c’entra nulla, ha un alibi confermato. Ecco che però, ex nihilo, emerge un altro ragazzo nero, che viene trovato mentre fugge in Germania (anche lui), e quindi condannato con rito abbreviato per l’omicidio della ragazza inglese.

 

Questo nuovo personaggio dell’Halloween maledetto di Perugia spiazzò molti: avevamo imparato a conoscere i volti degli accusati, l’opinione pubblica si stava formando delle sue idee (che, in questo caso, spesso sono rimaste intatte, in Italia e in Gran Bretagna, anche dopo le sentenze) quando ecco che compare questo ragazzo, nero come l’innocente tirato in balla in precedenza, conosciuto in zona per la sua turbolenza ma non per violenze efferate.

 

Il racconto da lì si fa, quantomeno per chi scrive, confuso: più processi, più imputati, interventi da Superpotenze straniere (Hillary Clinton che interviene pro-Amanda), folle che si radunano in piazza per la condanna della ragazza, poi liberata.

 

Il giovane condannato, chiamato per un certo periodo «il quarto uomo» sui giornali per poi divenire «terzo uomo», veniva da una famiglia ivoriana con padre poligamo, e secondo quanto si legge in rete sarebbe sonnambulo. In precedenza era stato condannato per due furti ed era stato sorpreso pochi giorni prima della morte di Meredith dentro una scuola materna a Milano. Non è una figura esattamente definibile come candida: le cronache riportano che sta avendo problemi ora perché una fidanzata, che non si era accorta di chi si stava innamorando, lo ha denunziato. Tuttavia alcuni si impressionarono all’epoca per come la sua figura negli sviluppi del caso fosse saltata fuori dal nulla, eliminando, o modificando, altre piste.

 

Il delitto di Avetrana (agosto 2010), dove morì una 15enne, è un’altra pagina mostruosa delle cronache nazionali in cui ad un certo punto una figura inconseguente si è presa, per un lasso di tempo, la scena: lo zio, agricoltore ex emigrato in Germania, dapprima confessa l’omicidio, poi ritratta, mentre montavano le accuse verso la moglie e la figlia.

 

L’omicidio di Yara Gambirasio (novembre 2010) – risoltosi con una condanna definitiva all’ergastolo, che non vogliamo mettere in dubbio in nessun modo – pure vide sorgere, un po’ d’improvviso, la figura di un muratore, che lì per lì non sembrava al pubblico il classico mostro (ma è quello il segreto, sembra che ci dicano: i mostri sono normalissimi, sono i normali ad essere mostri, magari quindi lo siete anche voi).

 

Anche qui, non tutta la popolazione si convinse della colpevolezza dell’arrestato, neanche dopo le condanne. Chi scrive ricorda anni fa che circolavano in rete video incredibili dove, con forte accento lombardo, venivano indicate altre piste che scagionavano l’arrestato. Non siamo stati in grado di ritrovarli, forse sono stati rimossi.

 

Il caso Gambirasio, aggiungiamo, fu importante perché comportò il primo caso di screening genetico massivo stile Gattaca per trovare l’assassino: schedate biologicamente 25.700 persone con test del DNA, è così che si arrivò all’uomo, peraltro rivelando al mondo nel processo alcuni segreti di famiglia – si tratta, lo sappiamo, del presente e del futuro delle indagini criminali, che in America ora si svolgono grazie alla genomica di consumo tipo 23andMe che rende possibile, ma non sappiamo quanto legale, risalire a sospetti per delitti vecchi anche di 50 anni.

 

Rimane il fatto che il sospetto assassino stupiva alcuni: sembrava, davvero, solo un muratore, un padre di famiglia che con i vicini parlava della Prima Comunione delle figlie… Anche qui, la figura apparentemente incongruente appare facendo sparire sincronicamente ogni altra pista, complici etc.

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Osiamo andare oltre, avventurandoci, con paura, nella storia più mostruosa della cronaca nera italiana, cioè appunto il Mostro di Firenze. Trattiamo il tema con delicatezza, perché sappiamo che, da persone curiose, potremmo venirne risucchiati: ti morde la tarantola e poi non pensi ad altro per il resto della tua vita – è successo a tanti, come al summenzionato Terry Maury o al vignettista del film Zodiac, e le orde di mostrologi in Italia non si contano.

 

Ebbene, nel caso più eclatante di assassinii seriali della storia nazionale – un caso, ricordiamo, tutt’ora irrisolto, al punto che qui la «pista satanica» ad una certa è pure tornata in circolo su giornali e carte legali – quello che ad un certo punto ci offrirono, con tanto di telecamere della TV in tribunale, furono una collezioni di personaggi che più «incongrui» era impossibile: i mitici «compagni di merende».

 

È difficile, anche se in fondo neanche qui impossibile, mettere insieme nel proprio pensiero sacrifici e squartamenti di coppie perpetrati nelle notti di novilunio con quei personaggi, le cui deposizioni sono divenute, nel tempo, quasi delle clip comiche, che la gente si riguarda per generare qualche momento di ilarità.

 

Pensiamo soprattutto al mitico spezzone del Vanni in tribunale. «Non posso parlare? Voglio la libertà per andare alla banca e alla posta» dice al giudice il portalettere in pensione. «Voglio dire un’ultima parola… viva i’dduce, il lavoro e la libertà. Ritorneremo!»

 

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Il principale indiziato, Pietro Pacciani poco dopo la sentenza che lo assolveva fu trovato morto nella sua casa di Mercatale nel 1998, poco prima che cominciasse il secondo processo di appello. Inizialmente si disse che era stato ucciso, ma l’autopsia comunicò invece che era spirato per cause naturali.

 

La compagine degli accusati era talmente incongrua che per farla rientrare nella scia di sangue del mostro si doveva fare lo sforzo di credere ad un complotto, una storia con di mezzo una setta, un livello superiore di mandanti, i quali ordinavano alla manovalanza omicidi su commissione. Inutile dire che non si arrivò mai a nulla in questo senso, lasciando al pubblico solo l’assurdità della compagine delle merende.

 

Non è che c’è solo l’Italia.

 

Il re degli incongrui, nella storia internazionale dei misteri di sangue, è Lee Harvey Oswald. Strano personaggio: militare USA di stanza in Giappone, poi rifugiato in Unione Sovietica, da cui torna con moglie russa (cosa che era proibita anche ai diplomatici americani più innamorati), poi a Dallas uccide il presidente Kennedy – quello che, come sta ripetendo suo nipote ora pure lui candidato presidenziale, dopo la Baia dei Porci voleva fare la CIA in mille pezzi da offrire al vento. Come realizza l’omicidio dell’uomo più potente e scortato dal mondo libero? Con un fucile di fabbricazione italiana, sparando da un deposito di libri, con colpi che entrano nella nuca di JFK ed escono dalla mano, la famosa teoria della «magic bullet», la pallottola magica.

 

I teorici del complotto statunitensi – l’espressione «conspiracy theory» fu coniata dalla CIA proprio allora per screditare chi non si beveva la versione ufficiale del regicidio del Kennedy – usano per il caso una parola presa dal gergo americano dell’Ottocento, patsy, che indica un ingenuo che è facile gabbare per affibbiargli tutta la colpa di un misfatto. Il patsy è una forma di manipolazione massiva, sia dell’opinione pubblica che delle istituzioni: sistemato il capro espiatorio, il caso si chiude, le forze dell’ordine cantono vittoria, la dissonanza cognitiva nel corpo sociale si azzera, le cose nella mente del popolo e nelle strutture collettive prendono una piega precisa.

 

Ora resta al lettore farci un pensiero: avete visto per caso, in episodi sanguinari recenti, la possibile emersione del pattern della «figura incongrua»? Avete visto per caso i giornali, lo Stato, convergere verso una certa pista – una certa narrazione – invece che verso un’altra?

 

Riuscite a vedere in che modo sono strutturati i traumi che infliggono alla vostra povera mente di cittadino sincero-democratico?

 

Riuscite a capire cosa ci stanno facendo?

 

Riuscite a realizzare perché lo stanno facendo?

 

Roberto Dal Bosco

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Misteri

Il Congresso USA discute del progetto MK Ultra

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La deputata repubblicana floridiana Anna Paulina Luna ha tenuto martedì un’audizione per fare luce sul progetto MKULTRA lanciato dalla CIA e volto a sviluppare metodi di controllo mentale.   Martedì scorso , presiedendo la task force della Commissione di vigilanza della Camera sulla declassificazione dei segreti federali, Luna ha ascoltato le testimonianze di persone che hanno descritto dettagliatamente come la CIA, negli anni Cinquanta, conducesse segretamente esperimenti illegali su soggetti umani ignari, inducendo stati mentali alterati attraverso la tortura psicologica e somministrando droghe come l’LSD, che permettevano di impiantare falsi ricordi e, in ultima analisi, di programmare le loro menti, anche per commettere omicidi.     «Il Progetto MKULTRA non è stato un fallimento politico o un programma eccessivamente zelante sfuggito di mano», ha dichiarato Luna. «Si è trattato di un’operazione governativa deliberata e sistematica che ha sottoposto cittadini americani, prigionieri, pazienti ospedalieri, veterani e persone comuni a LSD, elettroshock, ipnosi, privazione sensoriale e tortura psicologica a loro insaputa e senza il loro consenso».  

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L’avvenente deputata ha sottolineato il coinvolgimento del dottor Sidney Gottlieb, che un testimone ha definito il «Mago Nero», e ha evidenziato come la CIA avesse in seguito ordinato la distruzione della documentazione relativa al progetto MKULTRA. Questo fino a quando, nel 1977, un archivista non si imbatté in sette scatole contenenti i documenti finanziari del programma, sopravvissuti a un incendio ma archiviati in modo errato.   «Quelle sette caselle contenevano i nomi delle istituzioni, i nomi dei sottoprogetti, i ricercatori che vi avevano partecipato, l’operazione specifica che la CIA aveva finanziato e, senza di esse, la stragrande maggioranza del progetto MKULTRA sarebbe rimasta solo una voce», ha affermato la Luna.   «Vorrei essere chiara su ciò con cui credo che abbiamo a che fare qui», ha continuato. «Somministrare farmaci alle persone a loro insaputa e senza il loro consenso, sottoporre gli esseri umani a torture psicologiche e utilizzare prigionieri e pazienti ospedalieri come soggetti di ricerca senza il loro consenso. Questi sono crimini contro l’umanità».   Testimoniando davanti alla Commissione, Stephen Kinzer, autore del libro sul Gottlieb Poisoner In Chief, ha osservato che la CIA gli aveva sostanzialmente concesso una licenza di uccidere, aggiungendo che il numero di americani sacrificati al progetto MKULTRA potrebbe non essere mai noto.   «Nel 1951 la CIA assunse Gottlieb e gli affidò il compito di avviare quello che sarebbe diventato il progetto MK-ULTRA. Gottlieb era convinto che, per trovare un modo per impiantare una nuova mente nel cervello di una persona, fosse prima necessario distruggere la mente già presente. Nella sua ricerca di metodi per distruggere la mente e il corpo umano, MKULTRA condusse gli esperimenti più estremi mai effettuati su esseri umani da un’agenzia governativa statunitense. A tutti gli effetti, si tratta di torture mediche. Questi esperimenti ebbero luogo in prigioni, cliniche e rifugi sicuri negli Stati Uniti, in Europa e in Asia».  

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«Gli ufficiali del progetto MK-ULTRA erano autorizzati a recarsi all’estero, preferibilmente in Paesi sotto occupazione statunitense, formale o informale, e a chiedere alla stazione locale della CIA di fornire loro “sacrificabili”, ovvero esseri umani la cui scomparsa non avrebbe destato sospetti. Gottlieb possedeva di fatto una licenza di uccidere rilasciata dal governo statunitense. Non si conoscono né il numero delle vittime del progetto MK-ULTRA né il numero di coloro che furono sottoposti a esperimenti mortali».   Il giornalista investigativo Tom O’Neill, noto per il molto popolare libro sugli omicidi Manson Chaos, ha testimoniato in merito al coinvolgimento dello psichiatra Louis Jolyon West nel perfezionamento dei metodi di controllo mentale del progetto MKULTRA, illustrando i suoi legami con gli omicidi di Charles Manson nel 1969 e con Jack Ruby, l’assassino di JFK Lee Harvey Oswald.   «Appena tre anni dopo aver stretto un accordo con la CIA, West riferì di aver sviluppato, somministrando “LSD” e altre “nuove droghe” che “accelerano l’induzione dello stato ipnotico e approfondiscono la trance che può essere prodotta in determinati soggetti”, la capacità di sostituire i “veri ricordi” con “falsi” in una persona senza che questa ne sia consapevole».  

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«“In altre parole”, ha spiegato, “si è scoperto che è possibile prendere il ricordo di un evento specifico nella vita di un individuo e, tramite suggestione ipnotica, far sì che in seguito ricordi consapevolmente che quell’evento non è mai realmente accaduto, ma che un altro evento (fittizio) è invece avvenuto”».   O’Neill ha inoltre evidenziato una lettera del 1953 di West a Gottlieb in cui «delineava gli obiettivi, i mezzi e i metodi degli esperimenti che West intendeva condurre su soggetti umani inconsapevoli presso la base aerea di Lackland, vicino a San Antonio, in Texas, dove era primario di psichiatria presso l’ospedale della base».   Lo scrittore ha fatto notare che meno di un anno dopo la lettera, un sergente dell’aeronautica militare in servizio presso la base, senza precedenti di violenza o criminalità, rapì e uccise una bambina di tre anni nei pressi della base aerea.   «L’aviatore, un militare decorato, marito e padre di due figli di nome Jimmy Shaver, si avvicinò alla squadra di ricerca che aveva trovato la bambina e chiese loro dove si trovasse e come fosse arrivato lì. I testimoni, compresi i poliziotti militari che lo arrestarono, descrissero Shaver come stordito e apparentemente in trance. Sua moglie riferì che non l’aveva riconosciuta quando era andata a trovarlo in prigione quella sera», ha raccontato O’Neill.   Durante il processo a Shaver, venne poi rivelato che «era stato ricoverato presso l’ospedale della base, sottoposto a un trattamento sperimentale per emicranie debilitanti», e che West era stato incaricato come suo perito psichiatrico. «Quattro anni dopo, fu giustiziato, insistendo fino alla fine di non ricordare di aver commesso il crimine per cui era stato condannato», ha affermato O’Neill.   Come riportato da Renovatio 21, era stato, ancora in età adolescenziale, una vittima del progetto MK Ultra Ted Kaczynski, detto Unabomber. Ancora ragazzino, era   Appena entrato sedicenne ad Harvard, il piccolo, geniale Kaczynski fu sottoposto ad un mostruoso esperimento psicologico che durò tre anni, dal 1959 al 1962.   Della crudeltà di questo evento parla in Harvard and the Unabomber di Alston Chase e riassunto in Mind Wars: Brain Research and the Military in the 21st Century («Guerre mentali: la scienza del cervello e l’esercito nel 21° secolo») di Jonathan Moreno, filosofo e bioeticista americano figlio del padre della tecnica psicoterapica dello psicodramma Jacob Levy Moreno. Della faccenda parla anche il recente libro sui crimini medici, The Icepick Surgeon: Murder, Fraud, Sabotage, Piracy, and Other Vile Deeds Perpetered in Name of Science («Il chirurgo con il rompighiaccio: omicidio, frode, sabotaggio, pirateria e altri atti vili perpetrati in nome della scienza»).

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L’esperimento di Harvard cu fu sottoposto il minorenne Kaczynski mirava alla decostruzione psichica dei giovani, utilizzando un’intensa umiliazione, provocando loro un forte stress.   L’esperimento – ma sarebbe più corretto dire la tortura – era in gestione a Henry A. Murray, uno psichiatra proveniente dal patriziato di Nuova York, noto per i suoi interessi junghiani e per aver supervisionato nel 1960 gli esperimenti harvardiani con droghe psichedeliche del collega psichiatra Timothy Leary, poi divenuto trafficante latitante e guru della controcultura drogastica degli anni Sessanta.   Murray aveva conseguito il dottorato in biochimica presso l’Università britannica di Cambridge. Nel 1937 divenne direttore della Harvard Psychological Clinic e l’anno successivo fu consulente per il governo britannico, istituendo il loro comitato di selezione degli ufficiali. Durante la seconda guerra mondiale Murray aveva lasciato Harvard e lavorato come tenente colonnello per l’Office of Strategic Services (OSS) – l’organizzazione che sarebbe stata poi chiamata «CIA».   Il lavoro di Murray per i servizi segreti angloamericani ha lasciato il segno. James Miller, responsabile della selezione degli agenti segreti presso l’OSS durante la seconda guerra mondiale, ha affermato che il test della situazione di Murray è stato utilizzato dal British War Officer Selection Board e poi dall’OSS per valutare potenziali agenti. Varie fonti sostengono che in seguito i suoi esperimenti sarebbero stati parte del progetto MK Ultra.   Dalla fine del 1959 all’inizio del 1962, l’operazione di Murray selezionò 22 studenti universitari di Harvard e cercò di misurare le loro risposte allo stress estremo.   Murray affermava di sottoporre le sue cavie umane ad attacchi «veementi, radicali e personalmente offensivi”. La sua esperienza avrebbe specificamente adattato la decostruzione psichica all’ego, alle idee care e alle convinzioni dell’individuo. Successivamente, chiedeva ai soggetti di vedere ripetutamente il filmato di se stessi che subivano abusi.   Kaczynski aveva 17 anni quando iniziò l’esperimento triennale. Secondo quanto mostrato anche nella riuscita serie TV Manhunt: Unabomber, Murray si era prima ingraziato il ragazzino, divenendogli amico – qualcosa di assolutamente importante per un bambino prodigio nemmeno maggiorenne, e di famiglia non abbiente come quelle dei rampolli che solitamente finiscono senza meriti Harvard, che era appena arrivato nel contesto del campus, lontano dai suoi cari e con chissà quali ansie.   Murray incoraggiò il giovane Ted a scrivere le sue idee, per poi complimentarsi con lui, e stabilire un rapporto estremamente amicale. Nell’esperimento, poi, lo psichiatra capovolgeva la situazione, dava appuntamento in uno spazio chiuso al ragazzino dove lo insultava, assieme ad altre persone, dicendo che il suo pensiero non valeva niente, e arrivando a dirgli – secondo quanto riportato – che anche sua madre non aveva considerazione di lui.   Sono state fatte ipotesi anche sul coinvolgimento dell’MK Ultra nella vita di Mark Chapman, l’assassino del cantante John Lennon.

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Come riportato da Renovatio 21, sono stati portati all’opinione pubblica in questi anni esperimenti MK Ultra svolti dalla CIA che comprendevano dosare LSD a cittadini inconsapevoli ed altri esperimenti su bambini danesi, nonché altre torture al di fuori di ogni possibile etica medica.   Da notare come Robert Kennedy jr., dopo una visita in carcere, ha dichiarato di non credere nella colpevolezza dell’assassino condannato per la morte del padre, Robert Kennedy sr., già segretario alla Giustizia nel governo di John Fitzgerald Kennedy e candidato alla presidenza USA quando venne ucciso a Los Angeles nel 1969. La tesi circolante è quella secondo cui il killer condannato, il palestinese Sirhan Sirhan, abbia agito in una sorta di ipnosi, e non abbia inferto al politico americano il colpo fatale.   Da notare come due anni fa la CIA abbia negato di aver utilizzato la programmazione di controllo mentale MK-Ultra sull’attentatore di Trump al comizio di Butler, Pennsylvania, il misterioso ventenne Thomas Matthew Crooks.   «Queste affermazioni sono totalmente false, assurde e dannose», aveva detto un portavoce della CIA a Wired . «La CIA non ha avuto alcun rapporto con Thomas Crooks. Per quanto riguarda MK-Ultra, il programma della CIA è stato chiuso più di 40 anni fa e le informazioni declassificate sul programma sono disponibili al pubblico su CIA.gov».  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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L’esorcista: l’ossessione per gli alieni è un tentativo di «sostituire il cristianesimo»

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Il noto esorcista statunitense padre Chad Ripperger ha affermato durante un recente podcast che l’obiettivo della narrativa sugli alieni è «soppiantare il cristianesimo». Lo riporta LifeSite.

 

Durante una discussione su alieni e demoni con il podcaster cattolico Timothy Gordon e l’ospite del podcast Quite Frankly, padre Ripperger – ad oggi il più ascoltato esorcista d’America – ha confermato una correlazione tra l’occulto e le segnalazioni di alieni, quando Frank glielo ha suggerito.

 

Uno dei segnali del legame tra «alieni» e demoni è la presunta storia di questi esseri extraterrestri, che offre una «spiegazione alternativa» della creazione dell’universo, secondo la quale gli alieni sarebbero venuti sulla Terra e ci avrebbero «generati» come prole. Questa idea esclude la comprensione biblica del peccato originale e di Adamo ed Eva, ha osservato padre Ripperger.

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Un altro indicatore del loro legame con il demoniaco è l’idea che gli alieni siano «venuti a salvarci da noi stessi» e a illuminarci con nuove conoscenze affinché possiamo «rimetterci in riga».

 

«L’obiettivo finale è quello di soppiantare il cristianesimo e il modo in cui comprendiamo… il rapporto tra l’uomo e Dio», ha affermato don Ripperger, che ha sottolineato come un numero significativo di persone che riferiscano di aver vissuto esperienze di rapimento alieno o di aver avvistato UFO affermano che, non appena invocano il nome di Cristo, Gesù, gli alieni scompaiono, evaporando nel nulla.

 

«Questo ci indica che c’è qualcosa di collegato all’occulto in qualche modo in relazione a tutto ciò», ha commentato l’esorcista, affermando che durante gli esorcismi i volti delle persone possedute spesso si trasformano in forme diverse, assumendo ad esempio l’aspetto di un animale. Numerosi esorcisti hanno riferito di aver visto i volti delle persone possedute trasformarsi in forme aliene, con una fronte e occhi enormi, mentre il demone che abitava la persona si riferiva a se stesso come un «Grigio». Questo è significativo perché coloro che affermano di aver incontrato esseri extraterrestri spesso li descrivono come «Grigi», esseri umanoidi con teste grandi che comunicano telepaticamente.

 

Tendono a dire all’esorcista che assiste all’incontro di essere un essere a metà tra gli angeli e gli uomini, né buono né cattivo, ha affermato padre Rippergerro, il quale ha insinuato che si tratti di una menzogna e di un tentativo di copertura per il demone.

 

Più avanti nella discussione, Gordon ha menzionato la rimozione di monsignor Stephen Rossetti dall’incarico di esorcista nell’arcidiocesi di Washington da parte del Cardinale Robert McElroy, per aver affermato che i demoni possono camuffarsi da alieni o UFO.

 

Don Ripperger ha fatto notare che lui stesso aveva espresso la stessa opinione a monsignor Rossetti più di un anno prima, così come avevano fatto almeno altri sei esorcisti in tutto il mondo, in una credenza che sembra diffusa e persistente tra gli operatori dell’esorcistato, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.

 

«Dal punto di vista ecclesiastico, sembrava solo una scusa per sbarazzarsi di Monsignor Rossetti», ha detto don Ripperger. «La mia impressione è che fosse stato condannato per qualcosa che era l’opinione comune della maggior parte degli esorcisti, cosa che mi ha piuttosto sorpreso».

 

Non è raro che coloro che credono negli alieni percepiscano la loro esistenza come una minaccia alla religione cristiana. Il regista Steven Spielberg ha avvertito che il suo recente film Disclosure Day avrebbe «scosso la fede» dei cristiani perché racconta di otto decenni in cui il governo statunitense ha nascosto le prove di visite aliene.

 

Si tratta di un’operazione portata innanzi per decadi dallo Stato Profondo USA e dal suo braccio propagandistico principale, Hollywood.

 

Il ruolo attivo di operatori politici del Deep State americano come C.D. Jackson (190 –1964) – assistente speciale del presidente Eisenhower ed esperto di guerra psicologica nella Seconda Guerra Mondiale nonché dirigente del gruppo mediatico Time Inc. – in film di fantascienza hollywoodiane può essere ascritto a tale programma di decristianizzazione delle masse.

 

Il film Ultimatum alla Terra (1951), prodotto da Darryl Zanuck, considerato un «amico» da Jackson, esemplifica bene l’idea di inserire nella cultura popolare elementi di «acclimatazione» ad una futura «religione UFO» di carattere antibiblico: un gigantesco robot distruttore chiamato Gort arriva sulla Terra, ma un alieno di fattezze umane, tale Klaatu, lo implora di desistere.

 

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L’alieno, a cui le autorità non credono quando parla del rischio che corre la terra se continua con le sue divisioni politiche e militari, finisce per lavorare come falegname. Un blackout globale di tutti i sistemi elettrici spinge a considerare la minaccia evocata da Klaatu, che viene però ucciso in una sparatoria con l’esercito, ma resuscita una volta portato nella sua astronave, dove però rivela alla donna coprotagonista che la sua resurrezione è temporanea.

 

La soluzione ai mali del mondo, dice infine Klaatu, sta nel disarmo totale e nella desovranizzazione di ogni potere umano: egli infatti dichiara infine ad un consesso di scienziati che un’organizzazione interplanetaria ha creato una forza di polizia di robot invincibili come Gort.

 

«In materia di aggressione, abbiamo dato loro un potere assoluto su di noi» dice Klaatu. «La vostra scelta è semplice: unitevi a noi e vivete in ​​pace, oppure proseguite il vostro corso attuale e affronterete l’annientamento. Aspetteremo la vostra risposta». Klaatu e Gort quindi ascendono al cielo con il loro disco volante.

 

Il lettore può da sé leggendo questa breve sinossi capire di cosa si tratta: parodia del cristianesimo, che va eliminato conservandone i tratti necessari alla credenza popolare, instaurazione di una tecnocrazia totale – un Nuovo Ordine Mondiale – alla quale tutti gli uomini devono sottomettersi. Si tratta di Predictive Programming al suo meglio, già più settanta anni fa.

 

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Misteri

La strana storia delle 70 bambine della scuola ebraica perse nei tunnelli sotterranei

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La scorsa settimana circa settanta ragazze adolescenti della scuola ebraica Toras Emachu di Monsey, nello Stato di Nuova York, sono state avvistate da un agente di polizia locale mentre emergevano da un tunnello fognario.   L’insolito episodio non ha mancato di attirare l’attenzione dei media neoeboraceni. La versione ufficiale dei fatti sostiene che le due ragazze, durante una gita scolastica al Memorial Park di Nyack, siano entrate in un ampio canale di scolo per le acque piovane del villaggio e si siano «perse» nell’intricato labirinto di gallerie sotterranee.   Il canale News 12 Westchester ha intervistato il sindaco di Nyack, Joe Rand, il quale ha dichiarato: «atavano camminando controcorrente. A un certo punto si sono disorientate e non sono riuscite a ritrovare la strada del ritorno. Alcune di loro hanno esplorato la zona per quasi un chilometro e mezzo. Le ragazze sono state ritrovate in diversi punti nei dintorni di Nyack».

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Due delle ragazze hanno riportato ferite: una è stata medicata sul posto, mentre l’altra è stata trasportata in un ospedale locale per dolori addominali.   Le immagini mostrano le ragazze, tutte vestite con lunghe gonne nere e scarpe senza lacci, uscire da un edificio situato a circa sedici chilometri dal parco e venire scortate dalla polizia. Il proprietario di un ristorante chiamato Hudson House ha raccontato di essere nel suo ufficio quando ha «sentito delle ragazze chiacchierare» e di aver trovato decine di ragazze che uscivano da una grata di scolo nel cortile del suo locale.   Commentatori online evidenziano quanto sarebbe stato difficile per oltre settanta giovani donne in gonne lunghe attraversare le disgustose acque reflue.   Descrivendo la storia di Monsey, o «Monseyland» – dove gli abitanti sono colloquialmente chiamati «Monslandiani» – un giornalista investigativo di YouTube, Milla News, ha affermato che le acque di scolo «puzzano di merda» e si è chiesto perché la puzza non avesse impedito alle ragazze di entrare nelle fogne.   Le ragazze avrebbero anche dovuto ignorare un cartello di «Pericolo», saltare da una roccia all’altra con le loro lunghe gonne e arrampicarsi su una sporgenza rocciosa scivolosa.   Un uomo del posto che aveva precedentemente esplorato il sistema fognario ha spiegato che, dopo essere salite sulla grande piattaforma rocciosa, le ragazze avrebbero camminato in un tunnel completamente buio per circa venti minuti prima di arrivare a un’area chiusa da un cancello che conduce a una zona con acqua profonda «9 metri» che termina con «una ventina di tunnel diversi» del sistema fognario.   È stato inoltre notato che le ragazze sembravano avere scarpe e gonne pulite e asciutte quando uscivano dal ristorante dopo essere emerse dai tunnel.   Nel febbraio scorso, lo stesso Milla News ha accompagnato il popolare YouTuber Tyler Oliveira in un tour di «Monseyland» per indagare sulla controversia relativa all’assistenza sociale per gli ebrei nella zona.   La vicenda del tunnel di Monsey arriva due anni dopo la scoperta di altri tunnel sotto una sinagoga di Brooklyn, avvenuta in seguito all’arresto di dieci persone da parte della polizia dopo uno scontro scoppiato quando alcuni membri della congregazione hanno cercato di impedire che uno dei tunnel venisse interrato da un camion per il trasporto di cemento.  

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Durante un’irruzione della polizia nella sinagoga, un materasso macchiato è stato recuperato dal tunnel, scatenando speculazioni online. Un uomo che affermava di essere stato membro della sinagoga Chabad-Lubavitch, dove è stato scoperto il tunnello, ha dichiarato durante un podcast che la macchia sul materasso era probabilmente sangue di una persona già deceduta, poiché lì si svolgevano «rituali» per cercare di riportare in vita il loro messia.     Da allora, i tunnel ebraici sono diventati un argomento di tendenza, quasi un meme, tra gli americani, e le settanta ragazze di Monsey scomparse sottoterra contribuiranno sicuramente ad alimentare questa leggenda.   La vicenda arriva nello stesso mese in cui la stampa neoeboracena ha mostrato video di misteriosi uomini che si calano nelle fogne della città.     La credenza di tunnelli utilizzati per traffici indicibili era circolante tra i gruppi QAnon con il nome di «Mole/tunnel children». L’Anti-Defamation League, ente di censura dei discorsi riguardo agli ebrei e non solo, subito cercò di contenere l’idea dilagante.   «Durante i primi mesi della pandemia di COVID-19, il governo ha allestito un ospedale improvvisato nel Central Park di New York. Allo stesso tempo, la Marina degli Stati Uniti ha inviato volontariamente in città la nave ospedale USNS Mercy per aiutare gli ospedali traboccanti» scrive il sito dell’ente di censura ebraico. «QAnon ha affermato che le tende a Central Park erano lì per nascondere buchi nel terreno che sarebbero stati utilizzati per salvare i numerosi bambini presumibilmente trafficati nei tunnel sotto il parco. Questi bambini salvati sarebbero stati portati alla USNS Mercy. Questa teoria ha guadagnato ulteriore popolarità perché la linea Q della metropolitana corre sotto il parco».   Le ultime enigmatiche vicende sembrano dare ragione, più che i censori ebraici, agli squinternati complottisti.    

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