Misteri
Omicidi e massacri: la costante della «figura incongrua»
È difficile per chiunque tenere a mente la quantità di cronaca nera inflittaci nel corso della nostra vita. Omicidi, massacri, fatti di sangue caricati e rilanciati costantemente da giornali e TV sulla psiche del cittadino indifeso, cui in pochissimi casi (la percentuale dei morbosi) interessa davvero l’accaduto, ma che è comunque tenuto a sottomettere la mente a continue storie di morte e violenza.
Se il lettore tenta di fare una piccola anamnesi, scoprirà che la quantità di omicidi a cui è stato ossessivamente esposto è imbarazzante, al punto che c’è da sospettare che ciò non sia parte di un piano di gestione della popolazione tramite traumi e microtraumi psicologici.
Dalle misteriose morti in famiglia, ai delitti passionali, ai serial killer, agli enigmi assassini irrisolti è possibile tuttavia estrarre dei pattern, non solo per la dinamica dell’accaduto (quello dovrebbe essere il lavoro dei cosiddetti profiler, gli esperti delle menti criminali che nonostante film e serie TV sembrano sempre più fallibili ed impotenti) ma soprattutto riguardo al modo in cui queste storie vengono presentate al pubblico – in una parola, la narrazione intorno all’omicidio.
In questo breve scritto non intendiamo in alcun modo mettere in discussione la verità giuridica stabilita nei tribunali, cosa che non sappiamo nemmeno se sia legale fare. Vogliamo invece cercare delle costanti nello sviluppo pubblico, narrativo, dei grandi casi di cronaca nera che hanno segnato il panorama cognitivo del Paese.
Innanzitutto, la cosiddetta «pista satanica». In una quantità di omicidi senza immediata spiegazione, subito partono speculazioni – non si sa dei giornalisti o delle loro fonti delle Forze dell’Ordine, o di tutt’e due – sulla possibilità che una setta diabolica abbia commesso l’atrocità, sottintendendo, senza tuttavia mai esprimere veramente il pensiero e spiegarlo, il sacrificio umano.
Tuttavia, la «pista satanica» viene in genere mollata dopo pochi giorni (esattamente come abbiamo visto nel caso dei feti in barattolo disseminati per le campagne italiane, storia di cui si occupa con persistenza praticamente solo Renovatio 21), per poi non apparire più per il resto del caso, che di solito prosegue con un estenuante gioco del «chi è stato?» tra famigli e conoscenti, con altarini di ogni sorta che vengono portati alla luce per la gioia di pettegole e morbosi vari.
Un secondo pattern che in tanti casi emerge è quello dei complici. Anche qui, se ne parla nei primi articoli sulla vicenda, con l’interesse riguardo al mistero che cresce nel lettore (quanti erano? Perché lo hanno fatto?) dopodiché anche qui il discorso tende a sparire. Oltre un certo punto, le autorità dello Stato, e i giornalisti che da esse dipendono per le imbeccate, non accetteranno mai più di mettere in dubbio la versione per cui hanno preso il colpevole che ha agito da solo, e stop.
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Un esempio lampante di quanto scriviamo è il caso di Son of Sam, l’assassino seriale che sconvolse Nuova York negli anni Settanta. Fu catturato, e condannato – tra encomi solenni a tutti i poliziotti possibili – un ragazzo sovrappeso, un tizio strano dall’aspetto ingenuo, David Berkowitz, che si dichiarò colpevole. Un giornalista indipendente che viveva in uno dei quartieri interessati dagli apparentemente casuali massacri di Son of Sam (così si era definito l’assassino in una lettera ad un giornale prima di essere preso), Terry Maury (1946-2015), cominciò a studiare il caso trovando prove sempre più consistenti che non si trattava del solo Berkowitz, ma di un gruppo di persone – sì, una setta satanica – con probabili agganci con altre sette e perfino con l’esercito degli Stati Uniti (da cui forse veniva il nome Son of Sam: erano gli anni appena dopo il Vietnam, dove quantità di soldati americani tornavano dall’Indocina psicopatici).
Maury, che scrisse il libro Ultimate Evil (il primo dove viene enunciato con una certa chiarezza che i serial killer dispongono di una sorta di network in cui si parlano e si interfacciano con altri soggetti), arrivò a far confessare Berkowitz in carcere il fatto che aveva dei complici e si trattava di un gruppo esoterico uso a sacrificare cani ed esseri umani.
Quel che rileva è la guerra che gli fece il Dipartimento di Polizia di Nuova York, che mai e poi mai avrebbe voluto riaprire il caso, e di fatto non ciò non è avvenuto. Detective e agenti arrivavano perfino a chiamare nelle trasmissioni dove era ospite il Maury per insultarlo in diretta, il tutto mentre perfino alcuni sopravvissuti agli omicidi di Son of Sam cominciavano a dubitare del fatto che Berkowitz fosse davvero il killer. (Questa storia è magistralmente raccontata nella serie documentaria Sons of Sam, su Netflix)
Quindi: oltre un certo punto, nei grandi massacri della nostra vita, spariscono i complici.
La terza costante, più centrale nel discorso che vogliamo qui fare, è quello dell’accusato principale che inizialmente poteva sembrare al pubblico come una «figura incongrua» , con personalità non immediatamente collocabile, nel pensiero del cittadino, nel quadro di violenza del fatto in oggetto.
Usiamo l’espressione figura «incongrua», ma si potrebbero usare altre parole. Sono quei personaggi sul cui candore avresti giurato, magari percependo dei modi sempliciotti; oppure sono quegli individui dapprima estranei alle dinamiche dell’episodio di sangue, oppure che sono strani, strani e basta, e si pensava che nella storia di morte fossero solo di contorno.
Sono quelli di cui all’inizio non ti facevano dubitare, perché non sembravano maliziosi, né sembravano dei geni del male, o dei geni in generale.
Esistono parole, nella lingua comune, per definire le persone così, ma qui non le useremo, per rispetto di tutti: nei bar d’Italia siamo sicuri che qualcuno, quantomeno nel primo momento, invece esprimesse il concetto.
Prendiamo l’omicidio di Garlasco (luglio 2007), la morte di una giovane ragazza in casa sua. Dopo poco l’attenzione di indagini e media (il connubio è indissolubile, facile capire perché) si concentra su l’ex fidanzato della ragazza, 24enne studente di economia. Non discutiamo la sentenza finale del 2015, che condannava a 16 anni il ragazzo pur senza fornire un chiaro movente. Quel che ci interessa sottolineare è quanto la figura dell’accusato non collimasse subito con la percezione popolare: ma come, pensavano i benpensanti, un ragazzo così, uno che sembra per bene, un universitario? Fiumi di inchiostro e infinite trasmissioni TV – con Vespa che portò in studio una copia della famosa bicicletta che doveva provare la colpevolezza – convinsero la popolazione, ma non tutta: anni fa discorsi (al bar, ovviamente) di conoscenti pavesi mi fecero capire che sul territorio circolano teorie assai diverse.
Un anno prima, ci fu il clamore per la cosiddetta «strage di Erba» (dicembre 2006). Morirono una madre con il figlio piccolo, la nonna, una vicina, mentre un altro vicino, marito di quest’ultima, si salvò grazie ad una malformazione congenita della carotide che gli impedì di morire dissanguato. Le indagini inizialmente si concentrarono sul tunisino padre del bambino. La stampa scrisse che avrebbe avuto precedenti per spaccio e sarebbe uscito dal carcere grazie all’indulto 2006, tuttavia si trovava in Tunisia, quindi qualcuno cominciò a ipotizzare di un possibile regolamento di conti contro l’uomo.
Tuttavia, a sorpresa, compaiono in scena i vicini, Rosa e Olindo. A guardarli, non sembrano spietati assassini – paiono a pelle «figure incongrue» rispetto al lavoro diabolico di una strage, sembrano, come dire, «persone semplici». In via separata, davanti ai magistrati dichiararono di essere colpevoli, però ciascuno addossandosi l’intera responsabilità dell’eccidio. Quattro anni fa, il tunisino dichiara di sapere chi è stato, dicendo quindi di ritenere innocenti i coniugi di Erba. Trasmissioni di giornalismo inchiesta in questi mesi hanno tentato di riaprire il caso, che parrebbe essersi rimesso in movimento.
La strage di Erba, notiamo, ebbe un potente effetto politico-mediatico: in reazione alla stampa che dapprima sbatté il tunisino in prima pagina, si creò la cosiddetta Carta di Roma, cioè «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» dei giornalisti italiani, che sono tenuti a scrivere degli immigrati in un determinato modo — ne abbiamo discusso in passato, come quando notammo la strana indeterminatezza degli articoli sugli studenti della Bocconi aggrediti al vicino Parco Ravizza. Ma chi assaltava i bocconiani? Perché? Ma erano bocconiani o bocconiane? Sono domande per le quali, leggendo gli articoli, non sappiamo dare risposta.
Dal 2016, i termini della Carta di Roma vengono inglobati nel «Testo unico dei doveri del giornalista», il documento deontologico dell’ordine. L’Associazione Carta di Roma, creata per diffondere il protocollo per gli immigrati, ha ricevuto il sostegno della Open Society di Soros, oltre che dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e dell’8 per mille della Chiesa Valdese.
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L’assassinio di Meredith Kercher (novembre 2007) ebbe un colpo di scena specifico che nessuno dal pubblico aveva visto arrivare. Mentre il mondo, e gli inquirenti, si concentravano sulla figura della compagna di appartamento Amanda Knox, lei fa il nome di un ragazzo nero, il padrone di un bar di Perugia, città dell’università per stranieri, che si chiama esattamente come l’università per stranieri di Mosca (dettaglio che c’entra poco, ma avevamo voglia di scriverlo). Solo che il congolese Patrick Lumumba non c’entra nulla, ha un alibi confermato. Ecco che però, ex nihilo, emerge un altro ragazzo nero, che viene trovato mentre fugge in Germania (anche lui), e quindi condannato con rito abbreviato per l’omicidio della ragazza inglese.
Questo nuovo personaggio dell’Halloween maledetto di Perugia spiazzò molti: avevamo imparato a conoscere i volti degli accusati, l’opinione pubblica si stava formando delle sue idee (che, in questo caso, spesso sono rimaste intatte, in Italia e in Gran Bretagna, anche dopo le sentenze) quando ecco che compare questo ragazzo, nero come l’innocente tirato in balla in precedenza, conosciuto in zona per la sua turbolenza ma non per violenze efferate.
Il racconto da lì si fa, quantomeno per chi scrive, confuso: più processi, più imputati, interventi da Superpotenze straniere (Hillary Clinton che interviene pro-Amanda), folle che si radunano in piazza per la condanna della ragazza, poi liberata.
Il giovane condannato, chiamato per un certo periodo «il quarto uomo» sui giornali per poi divenire «terzo uomo», veniva da una famiglia ivoriana con padre poligamo, e secondo quanto si legge in rete sarebbe sonnambulo. In precedenza era stato condannato per due furti ed era stato sorpreso pochi giorni prima della morte di Meredith dentro una scuola materna a Milano. Non è una figura esattamente definibile come candida: le cronache riportano che sta avendo problemi ora perché una fidanzata, che non si era accorta di chi si stava innamorando, lo ha denunziato. Tuttavia alcuni si impressionarono all’epoca per come la sua figura negli sviluppi del caso fosse saltata fuori dal nulla, eliminando, o modificando, altre piste.
Il delitto di Avetrana (agosto 2010), dove morì una 15enne, è un’altra pagina mostruosa delle cronache nazionali in cui ad un certo punto una figura inconseguente si è presa, per un lasso di tempo, la scena: lo zio, agricoltore ex emigrato in Germania, dapprima confessa l’omicidio, poi ritratta, mentre montavano le accuse verso la moglie e la figlia.
L’omicidio di Yara Gambirasio (novembre 2010) – risoltosi con una condanna definitiva all’ergastolo, che non vogliamo mettere in dubbio in nessun modo – pure vide sorgere, un po’ d’improvviso, la figura di un muratore, che lì per lì non sembrava al pubblico il classico mostro (ma è quello il segreto, sembra che ci dicano: i mostri sono normalissimi, sono i normali ad essere mostri, magari quindi lo siete anche voi).
Anche qui, non tutta la popolazione si convinse della colpevolezza dell’arrestato, neanche dopo le condanne. Chi scrive ricorda anni fa che circolavano in rete video incredibili dove, con forte accento lombardo, venivano indicate altre piste che scagionavano l’arrestato. Non siamo stati in grado di ritrovarli, forse sono stati rimossi.
Il caso Gambirasio, aggiungiamo, fu importante perché comportò il primo caso di screening genetico massivo stile Gattaca per trovare l’assassino: schedate biologicamente 25.700 persone con test del DNA, è così che si arrivò all’uomo, peraltro rivelando al mondo nel processo alcuni segreti di famiglia – si tratta, lo sappiamo, del presente e del futuro delle indagini criminali, che in America ora si svolgono grazie alla genomica di consumo tipo 23andMe che rende possibile, ma non sappiamo quanto legale, risalire a sospetti per delitti vecchi anche di 50 anni.
Rimane il fatto che il sospetto assassino stupiva alcuni: sembrava, davvero, solo un muratore, un padre di famiglia che con i vicini parlava della Prima Comunione delle figlie… Anche qui, la figura apparentemente incongruente appare facendo sparire sincronicamente ogni altra pista, complici etc.
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Osiamo andare oltre, avventurandoci, con paura, nella storia più mostruosa della cronaca nera italiana, cioè appunto il Mostro di Firenze. Trattiamo il tema con delicatezza, perché sappiamo che, da persone curiose, potremmo venirne risucchiati: ti morde la tarantola e poi non pensi ad altro per il resto della tua vita – è successo a tanti, come al summenzionato Terry Maury o al vignettista del film Zodiac, e le orde di mostrologi in Italia non si contano.
Ebbene, nel caso più eclatante di assassinii seriali della storia nazionale – un caso, ricordiamo, tutt’ora irrisolto, al punto che qui la «pista satanica» ad una certa è pure tornata in circolo su giornali e carte legali – quello che ad un certo punto ci offrirono, con tanto di telecamere della TV in tribunale, furono una collezioni di personaggi che più «incongrui» era impossibile: i mitici «compagni di merende».
È difficile, anche se in fondo neanche qui impossibile, mettere insieme nel proprio pensiero sacrifici e squartamenti di coppie perpetrati nelle notti di novilunio con quei personaggi, le cui deposizioni sono divenute, nel tempo, quasi delle clip comiche, che la gente si riguarda per generare qualche momento di ilarità.
Pensiamo soprattutto al mitico spezzone del Vanni in tribunale. «Non posso parlare? Voglio la libertà per andare alla banca e alla posta» dice al giudice il portalettere in pensione. «Voglio dire un’ultima parola… viva i’dduce, il lavoro e la libertà. Ritorneremo!»
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Il principale indiziato, Pietro Pacciani poco dopo la sentenza che lo assolveva fu trovato morto nella sua casa di Mercatale nel 1998, poco prima che cominciasse il secondo processo di appello. Inizialmente si disse che era stato ucciso, ma l’autopsia comunicò invece che era spirato per cause naturali.
La compagine degli accusati era talmente incongrua che per farla rientrare nella scia di sangue del mostro si doveva fare lo sforzo di credere ad un complotto, una storia con di mezzo una setta, un livello superiore di mandanti, i quali ordinavano alla manovalanza omicidi su commissione. Inutile dire che non si arrivò mai a nulla in questo senso, lasciando al pubblico solo l’assurdità della compagine delle merende.
Non è che c’è solo l’Italia.
Il re degli incongrui, nella storia internazionale dei misteri di sangue, è Lee Harvey Oswald. Strano personaggio: militare USA di stanza in Giappone, poi rifugiato in Unione Sovietica, da cui torna con moglie russa (cosa che era proibita anche ai diplomatici americani più innamorati), poi a Dallas uccide il presidente Kennedy – quello che, come sta ripetendo suo nipote ora pure lui candidato presidenziale, dopo la Baia dei Porci voleva fare la CIA in mille pezzi da offrire al vento. Come realizza l’omicidio dell’uomo più potente e scortato dal mondo libero? Con un fucile di fabbricazione italiana, sparando da un deposito di libri, con colpi che entrano nella nuca di JFK ed escono dalla mano, la famosa teoria della «magic bullet», la pallottola magica.
I teorici del complotto statunitensi – l’espressione «conspiracy theory» fu coniata dalla CIA proprio allora per screditare chi non si beveva la versione ufficiale del regicidio del Kennedy – usano per il caso una parola presa dal gergo americano dell’Ottocento, patsy, che indica un ingenuo che è facile gabbare per affibbiargli tutta la colpa di un misfatto. Il patsy è una forma di manipolazione massiva, sia dell’opinione pubblica che delle istituzioni: sistemato il capro espiatorio, il caso si chiude, le forze dell’ordine cantono vittoria, la dissonanza cognitiva nel corpo sociale si azzera, le cose nella mente del popolo e nelle strutture collettive prendono una piega precisa.
Ora resta al lettore farci un pensiero: avete visto per caso, in episodi sanguinari recenti, la possibile emersione del pattern della «figura incongrua»? Avete visto per caso i giornali, lo Stato, convergere verso una certa pista – una certa narrazione – invece che verso un’altra?
Riuscite a vedere in che modo sono strutturati i traumi che infliggono alla vostra povera mente di cittadino sincero-democratico?
Riuscite a capire cosa ci stanno facendo?
Riuscite a realizzare perché lo stanno facendo?
Roberto Dal Bosco
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Misteri
I 5 punti salienti dei dossier UFO appena desecretati
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1. Avvistamenti UFO sulla Luna
I documenti recentemente desecretati rivelano che gli astronauti della NASA si sono imbattuti in una serie di fenomeni inspiegabili durante diverse missioni Apollo. Secondo un resoconto riservato dell’equipaggio dell’Apollo 11, risalente al 31 luglio 1969, l’astronauta Buzz Aldrin riferì di aver avvistato una «fonte di luce piuttosto brillante» che descrisse come un «possibile laser» mentre si trovava in orbita lunare. Nel novembre del 1969, l’equipaggio della missione Apollo 12 osservò due episodi distinti di un «fenomeno non identificato». L’astronauta dell’Apollo 12 Alan L. Bean descrisse l’osservazione di particelle di luce che «navigavano nello spazio», come se stessero «sfuggendo alla Luna». Charles «Pete» Conrad fece un’osservazione separata, notando detriti fluttuanti all’esterno del modulo lunare. Gli astronauti dell’Apollo 17 hanno segnalato tre diversi eventi inspiegabili in tre giorni distinti della loro missione del 1972. Harrison «Jack» Schmitt ha affermato di aver osservato un lampo sulla superficie lunare a nord del cratere Grimaldi. Lo ha descritto come una «sottile striscia di luce». Schmitt, insieme al pilota del modulo di comando Ronald Evans, ha vissuto un altro evento inspiegabile: hanno osservato «particelle o frammenti molto luminosi» che si muovevano e «rotolavano» vicino alla sonda spaziale. «C’è un sacco di stelle cadenti enormi sulla mia finestra laggiù, proprio luminose», ha detto Schmitt. «Sembra il 4 luglio dalla finestra di Ron.» In un altro episodio avvenuto durante la stessa missione Apollo 17, il comandante della missione Eugene A. Cernan raccontò di aver avvertito una luce intensa e «imponente» che gli lampeggiava tra gli occhi, come il faro di un treno. Tra questi avvistamenti, gli astronauti hanno scattato una foto di quella che sembrava essere una formazione triangolare di tre punti nel cielo sopra la Luna. La NASA ha fatto notare che, sebbene l’immagine fosse già stata pubblicata in precedenza, «non c’è consenso sulla natura dell’anomalia».Aiuta Renovatio 21
2. La «Stella a otto punte»
Secondo alcuni il video potenzialmente più eclatante proviene dal Comando Centrale degli Stati Uniti e risale al 2013, e mostra un oggetto aereo descritto come «una stella a otto punte con bracci di lunghezza alternata». Nel video di un minuto e quarantasei secondi, l’oggetto sembra essere sospeso in aria.Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha segnalato un altro potenziale UFO, ripreso da un sensore a infrarossi a bordo di una piattaforma militare statunitense nel 2022. Il rapporto descriveva l’oggetto come un «possibile missile» che si muoveva rapidamente attraverso il campo visivo. In un terzo video, un altro sensore a infrarossi dell’esercito statunitense riprende due oggetti luminosi che sembrano attraversare il cielo in formazione. Gli oggetti appaiono con un forte contrasto rispetto allo sfondo del cielo. Il Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti ha inviato al Pentagono un video del 2024, girato anch’esso con un sensore a infrarossi, che traccia un potenziale UFO attraverso un’area contenente numerose pale eoliche.One of the UFO files released shows an object shaped like an eight-pointed star suspended in the sky. pic.twitter.com/tOBj5OpAXP
— Open Source Intel (@Osint613) May 8, 2026
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L’FBI indaga su un avvistamento con più testimoni
Il file trapelato includeva numerosi verbali di interrogatorio dell’FBI, pesantemente censurati, relativi a un avvistamento con più testimoni avvenuto nel settembre 2023 presso una struttura di test statunitense non identificata. In un rapporto, una donna descrive una strana serie di eventi accaduti una mattina mentre lei e diversi appaltatori governativi stavano lavorando a un progetto speciale in uno spazio aereo ristretto. Nel tentativo di entrare in un cancello telecomandato presso la struttura di collaudo statunitense, la cui ubicazione non è stata rivelata, il cancello «si è aperto solo leggermente e poi si è richiuso per tre volte consecutive», prima di aprirsi finalmente al quarto tentativo. Il rapporto affermava che il cancello non aveva presentato alcun problema di funzionamento né prima né dopo l’incidente. Mentre il veicolo della donna attraversava il cancello d’ingresso, lei «alzò lo sguardo e vide un oggetto a forma di sigaro con una luce estremamente brillante» a un’altezza compresa tra 500 e 3000 piedi sopra la linea degli alberi più vicina. Lo ha descritto come «di colore bronzo metallico» e lungo quanto due o tre elicotteri Black Hawk «allineati muso a coda». La donna e un altro lavoratore, di cui non ha rivelato il nome, hanno osservato l’oggetto per cinque o dieci secondi prima che scomparisse, senza lasciare scie di condensazione. L’FBI ha incluso un identikit dell’oggetto segnalato, ora visibile sul sito del dipartimento della Guerra USA.
Questi non furono gli unici testimoni. L’FBI interrogò un pilota di droni che operava vicino allo stesso impianto di collaudo e che affermò di aver visto l’oggetto, e altri testimoni, i cui nomi sono stati oscurati, che quel giorno si stavano dirigendo verso l’impianto e che lo videro a loro volta.
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Telegramma «Raggio Cobalto»
Uno dei documenti apparentemente più strani della prima pubblicazione del dossier sugli UFO del Pentagono è ritenuto essere un promemoria interno dell’FBI del 1967, inviato dall’addetto legale dell’FBI a Città del Messico al direttore dell’FBI J. Edgar Hoover. Contrassegnato come «riservato SEGRETO», il promemoria riproduce un telegramma inviato alla Polizia Federale di Sicurezza messicana da un certo WR Hanawalt, che a quanto pare lo spedì da Harlingen, in Texas, nel dicembre del 1966. Hanawalt parla di uno strano oggetto tecnologico che descrive come un «raggio laser, o raggio di cobalto», «autoavvolgente» e «simile nell’uso al bozzolo che avvolge un baco da seta». Afferma che il raggio può racchiudere l’intero sistema nervoso di una persona, consentendo all’operatore di produrre «visioni di oggetti volanti». «La respirazione e il battito cardiaco possono essere assolutamente manipolati: i test del poligrafo possono essere controllati a vostra insaputa», scrive Hanawalt, aggiungendo che il raggio può manipolare i cinque sensi di una persona. «Si sono infiltrati praticamente a ogni livello aziendale», afferma, riferendosi a coloro che gestiscono la presunta tecnologia. «Ho ipotizzato la possibilità di omicidio premeditato dal punto di vista dell’autista e del suo veicolo, aggiungendo le stesse condizioni per gli altri veicoli coinvolti. Questi vengono manipolati dalle “mele marce” all’interno di qualsiasi organo di sicurezza federale, intoccabili per aver tradito i segreti di Stato che avevano giurato di difendere», aggiunge Hanawalt. A parte i timbri «SEGRETO» sul documento e alcune annotazioni manoscritte a malapena leggibili, l’unica indicazione dell’FBI è che l’ufficio non possedeva alcuna informazione su Hanawalt nei suoi archivi.Aiuta Renovatio 21
«Luce brillante di enorme intensità»
La raccolta di documenti comprendeva anche numerosi cablogrammi e documenti del dipartimento di Stato. In un cablogramma datato 31 gennaio 1994, si segnalava l’avvistamento di un oggetto sopra il Kazakistan da parte di piloti dell’aviazione tagika, che lo descrivevano come una «luce brillante di enorme intensità» che si avvicinava da oltre l’orizzonte. «Hanno osservato l’oggetto per circa quaranta minuti mentre si muoveva in cerchio, a spirale e compiva virate di 90 gradi ad altissima velocità e sotto fortissime [forze G]», si legge nel cablogramma. «Dopo un po’ di tempo, l’oggetto ha assunto una traiettoria orizzontale ad alta velocità ed è scomparso all’orizzonte.» Il capitano scattò delle foto dell’oggetto con una fotocamera tascabile Olympus. Tali foto non furono incluse nel rapporto. In un altro cablogramma del Dipartimento di Stato, datato 28 gennaio 1985, l’ambasciata statunitense a Port Moresby avvistò un «velivolo ad alta quota e ad alta velocità» sopra la Papua Nuova Guinea. Secondo quanto riferito, i residenti locali si sono spaventati a causa di oggetti aerei non identificati che sorvolavano la zona. Le segnalazioni descrivevano «oggetti in rapido movimento con luci, scie di condensazione e rumore». Un pilota ha riferito di aver visto sul radar un aereo «che volava da Sud a Nord ad alta quota e ad alta velocità». Il dipartimento di Stato ha comunicato all’Organizzazione Nazionale di Intelligence della Papua Nuova Guinea di non essere a conoscenza di alcun sorvolo di bombardieri B-52 statunitensi, né della presenza di altri velivoli americani nella zona la notte degli incidenti segnalati.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Misteri
Il Pentagono desecrata i documenti sugli UFO: ecco i video
Il Pentagono ha desecretato e reso pubblici una serie di documenti governativi sugli oggetti volanti non identificati (UFO), descrivendo la mossa come uno «sforzo storico di trasparenza».
Il documento, pubblicato su una pagina dedicata del sito web del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, contiene centinaia di documenti, video, rapporti di intelligence e testimonianze che abbracciano decenni, tra cui interviste dell’FBI, trascrizioni di missioni NASA, testimonianze di piloti militari, cablogrammi del Dipartimento di Stato americano e immagini d’archivio relative a incidenti aerei inspiegabili.
Tra i materiali recentemente resi pubblici figurano resoconti che descrivono «oggetti metallici», «luci rosse» inspiegabili nel cielo e incontri aerei che hanno coinvolto personale militare statunitense. Un caso in particolare fa riferimento all’avvistamento, avvenuto nel 2024 nell’Indo-Pacifico, di un oggetto a forma di pallone da calcio vicino alle acque giapponesi, mentre un altro riprende i documenti della missione Apollo 17 del 1972 che attestano misteriose luci fluttuanti osservate sopra la superficie lunare.
Il rilascio è stato coordinato tramite l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO) del Pentagono, nell’ambito di una più ampia iniziativa interagenzie che ha coinvolto la Casa Bianca, l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale, la NASA, l’FBI, il Dipartimento dell’Energia e altre agenzie di intelligence statunitensi.
UFOs… aliens… Pentagon files… and now this is getting weird fast 👀
> leaked Pentagon docs show glowing objects moving between wind turbines
> star-shaped objects reportedly making sharp zigzag movements in the sky
> now Trump wants federal agencies to start releasing UFO… https://t.co/lOY9e2vXpo pic.twitter.com/FJh4rfXSjh
— NZ ☄️ (@CodeByNZ) May 8, 2026
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Le autorità hanno dichiarato che sono previste ulteriori pubblicazioni nelle prossime settimane, nell’ambito di un più ampio processo di declassificazione.
L’iniziativa fa seguito ad anni di pressioni da parte del Congresso e alle testimonianze di informatori militari che denunciavano l’occultamento da parte del governo di informazioni su oggetti non identificati avvistati in prossimità di installazioni militari sensibili.
🚨 WOW – Is there a resemblance between the the alleged Star UFO that leaked few months ago and newly released Pentagon UFO video that looks like a Star? pic.twitter.com/163JcrQfiV
— T R U T H P O L E (@Truthpole) May 8, 2026
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A febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che imponeva al Dipartimento della Guerra di divulgare «ogni singola informazione» relativa agli UFO e ai fenomeni anomali non identificati (UAP).
L’ordine di Trump di rendere pubbliche le informazioni sugli UFO fa seguito a precedenti tentativi di declassificazione relativi agli assassinii del presidente John F. Kennedy, del senatore Robert F. Kennedy e di Martin Luther King Jr. Tali declassificazioni hanno prodotto poche rivelazioni di rilievo, al di là di dettagli già noti al pubblico sugli omicidi.
पेंटागन ने जारी किया हेलिकॉप्टर के ठीक नीचे मंडराते UFO का इंफ्रारेड वीडियो।
162 फाइलें सार्वजनिक—ट्रंप के आदेश पर।
अमेरिकी रक्षा विभाग का कहना: “ये अनसुलझा है।”
अब जनता खुद जज करे। 👽🔓 #UFO #Pentagon #Breaking pic.twitter.com/39ILzQS8QM— PhD Waala (@PhDwaala) May 9, 2026
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L’ordine di Trump sui file relativi agli UFO è giunto dopo un podcast ampiamente condiviso dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il quale aveva discusso della possibilità di vita extraterrestre, insistendo al contempo sul fatto che il governo americano non stesse nascondendo prove di contatti alieni. Trump in seguito ha affermato che Obama aveva «commesso un grosso errore» divulgando «informazioni classificate».
Nel 2024, il Pentagono ha pubblicato un rapporto che descriveva decenni di avvistamenti UFO, affermando che tali avvistamenti non contenevano alcuna prova di vita extraterrestre.
The Pentagon released previously classified UFO footage, now aired by Fox News. pic.twitter.com/GdrnLZTMZa
— Open Source Intel (@Osint613) May 8, 2026
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L’ex capo dell’AARO, Sean Kirkpatrick, ha dichiarato la scorsa settimana all’agenzia Associated Press che molti presunti avvistamenti UFO hanno spiegazioni banali, sostenendo che i video virali derivano spesso da distorsioni delle telecamere a infrarossi, tracce termiche degli aerei o altri fenomeni di routine, piuttosto che da tecnologie extraterrestri.
I video tuttavia mostrano altro: di seguito condividiamo la compilation completa di tutti i 28 filmati UFO desecretati e pubblicati dal Pentagono.
WATCH: All 28 UFO videos released by the Pentagon today — complete collection.
Any signs of aliens?👽pic.twitter.com/JH4bHzzaBu
— Donald J Trump Posts TruthSocial (@TruthTrumpPost) May 9, 2026
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Immagine da Twitter
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