Misteri
Omicidi e massacri: la costante della «figura incongrua»
È difficile per chiunque tenere a mente la quantità di cronaca nera inflittaci nel corso della nostra vita. Omicidi, massacri, fatti di sangue caricati e rilanciati costantemente da giornali e TV sulla psiche del cittadino indifeso, cui in pochissimi casi (la percentuale dei morbosi) interessa davvero l’accaduto, ma che è comunque tenuto a sottomettere la mente a continue storie di morte e violenza.
Se il lettore tenta di fare una piccola anamnesi, scoprirà che la quantità di omicidi a cui è stato ossessivamente esposto è imbarazzante, al punto che c’è da sospettare che ciò non sia parte di un piano di gestione della popolazione tramite traumi e microtraumi psicologici.
Dalle misteriose morti in famiglia, ai delitti passionali, ai serial killer, agli enigmi assassini irrisolti è possibile tuttavia estrarre dei pattern, non solo per la dinamica dell’accaduto (quello dovrebbe essere il lavoro dei cosiddetti profiler, gli esperti delle menti criminali che nonostante film e serie TV sembrano sempre più fallibili ed impotenti) ma soprattutto riguardo al modo in cui queste storie vengono presentate al pubblico – in una parola, la narrazione intorno all’omicidio.
In questo breve scritto non intendiamo in alcun modo mettere in discussione la verità giuridica stabilita nei tribunali, cosa che non sappiamo nemmeno se sia legale fare. Vogliamo invece cercare delle costanti nello sviluppo pubblico, narrativo, dei grandi casi di cronaca nera che hanno segnato il panorama cognitivo del Paese.
Innanzitutto, la cosiddetta «pista satanica». In una quantità di omicidi senza immediata spiegazione, subito partono speculazioni – non si sa dei giornalisti o delle loro fonti delle Forze dell’Ordine, o di tutt’e due – sulla possibilità che una setta diabolica abbia commesso l’atrocità, sottintendendo, senza tuttavia mai esprimere veramente il pensiero e spiegarlo, il sacrificio umano.
Tuttavia, la «pista satanica» viene in genere mollata dopo pochi giorni (esattamente come abbiamo visto nel caso dei feti in barattolo disseminati per le campagne italiane, storia di cui si occupa con persistenza praticamente solo Renovatio 21), per poi non apparire più per il resto del caso, che di solito prosegue con un estenuante gioco del «chi è stato?» tra famigli e conoscenti, con altarini di ogni sorta che vengono portati alla luce per la gioia di pettegole e morbosi vari.
Un secondo pattern che in tanti casi emerge è quello dei complici. Anche qui, se ne parla nei primi articoli sulla vicenda, con l’interesse riguardo al mistero che cresce nel lettore (quanti erano? Perché lo hanno fatto?) dopodiché anche qui il discorso tende a sparire. Oltre un certo punto, le autorità dello Stato, e i giornalisti che da esse dipendono per le imbeccate, non accetteranno mai più di mettere in dubbio la versione per cui hanno preso il colpevole che ha agito da solo, e stop.
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Un esempio lampante di quanto scriviamo è il caso di Son of Sam, l’assassino seriale che sconvolse Nuova York negli anni Settanta. Fu catturato, e condannato – tra encomi solenni a tutti i poliziotti possibili – un ragazzo sovrappeso, un tizio strano dall’aspetto ingenuo, David Berkowitz, che si dichiarò colpevole. Un giornalista indipendente che viveva in uno dei quartieri interessati dagli apparentemente casuali massacri di Son of Sam (così si era definito l’assassino in una lettera ad un giornale prima di essere preso), Terry Maury (1946-2015), cominciò a studiare il caso trovando prove sempre più consistenti che non si trattava del solo Berkowitz, ma di un gruppo di persone – sì, una setta satanica – con probabili agganci con altre sette e perfino con l’esercito degli Stati Uniti (da cui forse veniva il nome Son of Sam: erano gli anni appena dopo il Vietnam, dove quantità di soldati americani tornavano dall’Indocina psicopatici).
Maury, che scrisse il libro Ultimate Evil (il primo dove viene enunciato con una certa chiarezza che i serial killer dispongono di una sorta di network in cui si parlano e si interfacciano con altri soggetti), arrivò a far confessare Berkowitz in carcere il fatto che aveva dei complici e si trattava di un gruppo esoterico uso a sacrificare cani ed esseri umani.
Quel che rileva è la guerra che gli fece il Dipartimento di Polizia di Nuova York, che mai e poi mai avrebbe voluto riaprire il caso, e di fatto non ciò non è avvenuto. Detective e agenti arrivavano perfino a chiamare nelle trasmissioni dove era ospite il Maury per insultarlo in diretta, il tutto mentre perfino alcuni sopravvissuti agli omicidi di Son of Sam cominciavano a dubitare del fatto che Berkowitz fosse davvero il killer. (Questa storia è magistralmente raccontata nella serie documentaria Sons of Sam, su Netflix)
Quindi: oltre un certo punto, nei grandi massacri della nostra vita, spariscono i complici.
La terza costante, più centrale nel discorso che vogliamo qui fare, è quello dell’accusato principale che inizialmente poteva sembrare al pubblico come una «figura incongrua» , con personalità non immediatamente collocabile, nel pensiero del cittadino, nel quadro di violenza del fatto in oggetto.
Usiamo l’espressione figura «incongrua», ma si potrebbero usare altre parole. Sono quei personaggi sul cui candore avresti giurato, magari percependo dei modi sempliciotti; oppure sono quegli individui dapprima estranei alle dinamiche dell’episodio di sangue, oppure che sono strani, strani e basta, e si pensava che nella storia di morte fossero solo di contorno.
Sono quelli di cui all’inizio non ti facevano dubitare, perché non sembravano maliziosi, né sembravano dei geni del male, o dei geni in generale.
Esistono parole, nella lingua comune, per definire le persone così, ma qui non le useremo, per rispetto di tutti: nei bar d’Italia siamo sicuri che qualcuno, quantomeno nel primo momento, invece esprimesse il concetto.
Prendiamo l’omicidio di Garlasco (luglio 2007), la morte di una giovane ragazza in casa sua. Dopo poco l’attenzione di indagini e media (il connubio è indissolubile, facile capire perché) si concentra su l’ex fidanzato della ragazza, 24enne studente di economia. Non discutiamo la sentenza finale del 2015, che condannava a 16 anni il ragazzo pur senza fornire un chiaro movente. Quel che ci interessa sottolineare è quanto la figura dell’accusato non collimasse subito con la percezione popolare: ma come, pensavano i benpensanti, un ragazzo così, uno che sembra per bene, un universitario? Fiumi di inchiostro e infinite trasmissioni TV – con Vespa che portò in studio una copia della famosa bicicletta che doveva provare la colpevolezza – convinsero la popolazione, ma non tutta: anni fa discorsi (al bar, ovviamente) di conoscenti pavesi mi fecero capire che sul territorio circolano teorie assai diverse.
Un anno prima, ci fu il clamore per la cosiddetta «strage di Erba» (dicembre 2006). Morirono una madre con il figlio piccolo, la nonna, una vicina, mentre un altro vicino, marito di quest’ultima, si salvò grazie ad una malformazione congenita della carotide che gli impedì di morire dissanguato. Le indagini inizialmente si concentrarono sul tunisino padre del bambino. La stampa scrisse che avrebbe avuto precedenti per spaccio e sarebbe uscito dal carcere grazie all’indulto 2006, tuttavia si trovava in Tunisia, quindi qualcuno cominciò a ipotizzare di un possibile regolamento di conti contro l’uomo.
Tuttavia, a sorpresa, compaiono in scena i vicini, Rosa e Olindo. A guardarli, non sembrano spietati assassini – paiono a pelle «figure incongrue» rispetto al lavoro diabolico di una strage, sembrano, come dire, «persone semplici». In via separata, davanti ai magistrati dichiararono di essere colpevoli, però ciascuno addossandosi l’intera responsabilità dell’eccidio. Quattro anni fa, il tunisino dichiara di sapere chi è stato, dicendo quindi di ritenere innocenti i coniugi di Erba. Trasmissioni di giornalismo inchiesta in questi mesi hanno tentato di riaprire il caso, che parrebbe essersi rimesso in movimento.
La strage di Erba, notiamo, ebbe un potente effetto politico-mediatico: in reazione alla stampa che dapprima sbatté il tunisino in prima pagina, si creò la cosiddetta Carta di Roma, cioè «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» dei giornalisti italiani, che sono tenuti a scrivere degli immigrati in un determinato modo — ne abbiamo discusso in passato, come quando notammo la strana indeterminatezza degli articoli sugli studenti della Bocconi aggrediti al vicino Parco Ravizza. Ma chi assaltava i bocconiani? Perché? Ma erano bocconiani o bocconiane? Sono domande per le quali, leggendo gli articoli, non sappiamo dare risposta.
Dal 2016, i termini della Carta di Roma vengono inglobati nel «Testo unico dei doveri del giornalista», il documento deontologico dell’ordine. L’Associazione Carta di Roma, creata per diffondere il protocollo per gli immigrati, ha ricevuto il sostegno della Open Society di Soros, oltre che dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e dell’8 per mille della Chiesa Valdese.
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L’assassinio di Meredith Kercher (novembre 2007) ebbe un colpo di scena specifico che nessuno dal pubblico aveva visto arrivare. Mentre il mondo, e gli inquirenti, si concentravano sulla figura della compagna di appartamento Amanda Knox, lei fa il nome di un ragazzo nero, il padrone di un bar di Perugia, città dell’università per stranieri, che si chiama esattamente come l’università per stranieri di Mosca (dettaglio che c’entra poco, ma avevamo voglia di scriverlo). Solo che il congolese Patrick Lumumba non c’entra nulla, ha un alibi confermato. Ecco che però, ex nihilo, emerge un altro ragazzo nero, che viene trovato mentre fugge in Germania (anche lui), e quindi condannato con rito abbreviato per l’omicidio della ragazza inglese.
Questo nuovo personaggio dell’Halloween maledetto di Perugia spiazzò molti: avevamo imparato a conoscere i volti degli accusati, l’opinione pubblica si stava formando delle sue idee (che, in questo caso, spesso sono rimaste intatte, in Italia e in Gran Bretagna, anche dopo le sentenze) quando ecco che compare questo ragazzo, nero come l’innocente tirato in balla in precedenza, conosciuto in zona per la sua turbolenza ma non per violenze efferate.
Il racconto da lì si fa, quantomeno per chi scrive, confuso: più processi, più imputati, interventi da Superpotenze straniere (Hillary Clinton che interviene pro-Amanda), folle che si radunano in piazza per la condanna della ragazza, poi liberata.
Il giovane condannato, chiamato per un certo periodo «il quarto uomo» sui giornali per poi divenire «terzo uomo», veniva da una famiglia ivoriana con padre poligamo, e secondo quanto si legge in rete sarebbe sonnambulo. In precedenza era stato condannato per due furti ed era stato sorpreso pochi giorni prima della morte di Meredith dentro una scuola materna a Milano. Non è una figura esattamente definibile come candida: le cronache riportano che sta avendo problemi ora perché una fidanzata, che non si era accorta di chi si stava innamorando, lo ha denunziato. Tuttavia alcuni si impressionarono all’epoca per come la sua figura negli sviluppi del caso fosse saltata fuori dal nulla, eliminando, o modificando, altre piste.
Il delitto di Avetrana (agosto 2010), dove morì una 15enne, è un’altra pagina mostruosa delle cronache nazionali in cui ad un certo punto una figura inconseguente si è presa, per un lasso di tempo, la scena: lo zio, agricoltore ex emigrato in Germania, dapprima confessa l’omicidio, poi ritratta, mentre montavano le accuse verso la moglie e la figlia.
L’omicidio di Yara Gambirasio (novembre 2010) – risoltosi con una condanna definitiva all’ergastolo, che non vogliamo mettere in dubbio in nessun modo – pure vide sorgere, un po’ d’improvviso, la figura di un muratore, che lì per lì non sembrava al pubblico il classico mostro (ma è quello il segreto, sembra che ci dicano: i mostri sono normalissimi, sono i normali ad essere mostri, magari quindi lo siete anche voi).
Anche qui, non tutta la popolazione si convinse della colpevolezza dell’arrestato, neanche dopo le condanne. Chi scrive ricorda anni fa che circolavano in rete video incredibili dove, con forte accento lombardo, venivano indicate altre piste che scagionavano l’arrestato. Non siamo stati in grado di ritrovarli, forse sono stati rimossi.
Il caso Gambirasio, aggiungiamo, fu importante perché comportò il primo caso di screening genetico massivo stile Gattaca per trovare l’assassino: schedate biologicamente 25.700 persone con test del DNA, è così che si arrivò all’uomo, peraltro rivelando al mondo nel processo alcuni segreti di famiglia – si tratta, lo sappiamo, del presente e del futuro delle indagini criminali, che in America ora si svolgono grazie alla genomica di consumo tipo 23andMe che rende possibile, ma non sappiamo quanto legale, risalire a sospetti per delitti vecchi anche di 50 anni.
Rimane il fatto che il sospetto assassino stupiva alcuni: sembrava, davvero, solo un muratore, un padre di famiglia che con i vicini parlava della Prima Comunione delle figlie… Anche qui, la figura apparentemente incongruente appare facendo sparire sincronicamente ogni altra pista, complici etc.
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Osiamo andare oltre, avventurandoci, con paura, nella storia più mostruosa della cronaca nera italiana, cioè appunto il Mostro di Firenze. Trattiamo il tema con delicatezza, perché sappiamo che, da persone curiose, potremmo venirne risucchiati: ti morde la tarantola e poi non pensi ad altro per il resto della tua vita – è successo a tanti, come al summenzionato Terry Maury o al vignettista del film Zodiac, e le orde di mostrologi in Italia non si contano.
Ebbene, nel caso più eclatante di assassinii seriali della storia nazionale – un caso, ricordiamo, tutt’ora irrisolto, al punto che qui la «pista satanica» ad una certa è pure tornata in circolo su giornali e carte legali – quello che ad un certo punto ci offrirono, con tanto di telecamere della TV in tribunale, furono una collezioni di personaggi che più «incongrui» era impossibile: i mitici «compagni di merende».
È difficile, anche se in fondo neanche qui impossibile, mettere insieme nel proprio pensiero sacrifici e squartamenti di coppie perpetrati nelle notti di novilunio con quei personaggi, le cui deposizioni sono divenute, nel tempo, quasi delle clip comiche, che la gente si riguarda per generare qualche momento di ilarità.
Pensiamo soprattutto al mitico spezzone del Vanni in tribunale. «Non posso parlare? Voglio la libertà per andare alla banca e alla posta» dice al giudice il portalettere in pensione. «Voglio dire un’ultima parola… viva i’dduce, il lavoro e la libertà. Ritorneremo!»
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Il principale indiziato, Pietro Pacciani poco dopo la sentenza che lo assolveva fu trovato morto nella sua casa di Mercatale nel 1998, poco prima che cominciasse il secondo processo di appello. Inizialmente si disse che era stato ucciso, ma l’autopsia comunicò invece che era spirato per cause naturali.
La compagine degli accusati era talmente incongrua che per farla rientrare nella scia di sangue del mostro si doveva fare lo sforzo di credere ad un complotto, una storia con di mezzo una setta, un livello superiore di mandanti, i quali ordinavano alla manovalanza omicidi su commissione. Inutile dire che non si arrivò mai a nulla in questo senso, lasciando al pubblico solo l’assurdità della compagine delle merende.
Non è che c’è solo l’Italia.
Il re degli incongrui, nella storia internazionale dei misteri di sangue, è Lee Harvey Oswald. Strano personaggio: militare USA di stanza in Giappone, poi rifugiato in Unione Sovietica, da cui torna con moglie russa (cosa che era proibita anche ai diplomatici americani più innamorati), poi a Dallas uccide il presidente Kennedy – quello che, come sta ripetendo suo nipote ora pure lui candidato presidenziale, dopo la Baia dei Porci voleva fare la CIA in mille pezzi da offrire al vento. Come realizza l’omicidio dell’uomo più potente e scortato dal mondo libero? Con un fucile di fabbricazione italiana, sparando da un deposito di libri, con colpi che entrano nella nuca di JFK ed escono dalla mano, la famosa teoria della «magic bullet», la pallottola magica.
I teorici del complotto statunitensi – l’espressione «conspiracy theory» fu coniata dalla CIA proprio allora per screditare chi non si beveva la versione ufficiale del regicidio del Kennedy – usano per il caso una parola presa dal gergo americano dell’Ottocento, patsy, che indica un ingenuo che è facile gabbare per affibbiargli tutta la colpa di un misfatto. Il patsy è una forma di manipolazione massiva, sia dell’opinione pubblica che delle istituzioni: sistemato il capro espiatorio, il caso si chiude, le forze dell’ordine cantono vittoria, la dissonanza cognitiva nel corpo sociale si azzera, le cose nella mente del popolo e nelle strutture collettive prendono una piega precisa.
Ora resta al lettore farci un pensiero: avete visto per caso, in episodi sanguinari recenti, la possibile emersione del pattern della «figura incongrua»? Avete visto per caso i giornali, lo Stato, convergere verso una certa pista – una certa narrazione – invece che verso un’altra?
Riuscite a vedere in che modo sono strutturati i traumi che infliggono alla vostra povera mente di cittadino sincero-democratico?
Riuscite a capire cosa ci stanno facendo?
Riuscite a realizzare perché lo stanno facendo?
Roberto Dal Bosco
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Misteri
Il Congresso USA discute del progetto MK Ultra
🚨Rep. Luna MKUltra Opening Statement: “This hearing is about the crimes committed by the Central Intelligence Agency.”
“Administering drugs to people without their knowledge or consent, subjecting humans to psychological torture, and using prisoners and hospital patients as… pic.twitter.com/oxRQGyrK9I — High Strangeness (@HighlyStrange) June 30, 2026
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WATCH journalist and author Dr. @stephenkinzer’s opening statement at today’s explosive MK Ultra hearing regarding the over classification of secret government programs and the CIA’s quest to weaponize mind control against Americans. pic.twitter.com/UwsSJXWBce
— Rep. Anna Paulina Luna (@RepLuna) June 30, 2026
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For decades, questions about MKUltra were dismissed or ignored. Today, investigative journalist Tom O’Neill lays out why those questions still deserve answers. @chaosmansonbook
WATCH his compelling opening statement below👇 pic.twitter.com/aWJl8CYdKR — Rep. Anna Paulina Luna (@RepLuna) June 30, 2026
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Misteri
L’esorcista: l’ossessione per gli alieni è un tentativo di «sostituire il cristianesimo»
Il noto esorcista statunitense padre Chad Ripperger ha affermato durante un recente podcast che l’obiettivo della narrativa sugli alieni è «soppiantare il cristianesimo». Lo riporta LifeSite.
Durante una discussione su alieni e demoni con il podcaster cattolico Timothy Gordon e l’ospite del podcast Quite Frankly, padre Ripperger – ad oggi il più ascoltato esorcista d’America – ha confermato una correlazione tra l’occulto e le segnalazioni di alieni, quando Frank glielo ha suggerito.
Uno dei segnali del legame tra «alieni» e demoni è la presunta storia di questi esseri extraterrestri, che offre una «spiegazione alternativa» della creazione dell’universo, secondo la quale gli alieni sarebbero venuti sulla Terra e ci avrebbero «generati» come prole. Questa idea esclude la comprensione biblica del peccato originale e di Adamo ed Eva, ha osservato padre Ripperger.
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Un altro indicatore del loro legame con il demoniaco è l’idea che gli alieni siano «venuti a salvarci da noi stessi» e a illuminarci con nuove conoscenze affinché possiamo «rimetterci in riga».
«L’obiettivo finale è quello di soppiantare il cristianesimo e il modo in cui comprendiamo… il rapporto tra l’uomo e Dio», ha affermato don Ripperger, che ha sottolineato come un numero significativo di persone che riferiscano di aver vissuto esperienze di rapimento alieno o di aver avvistato UFO affermano che, non appena invocano il nome di Cristo, Gesù, gli alieni scompaiono, evaporando nel nulla.
«Questo ci indica che c’è qualcosa di collegato all’occulto in qualche modo in relazione a tutto ciò», ha commentato l’esorcista, affermando che durante gli esorcismi i volti delle persone possedute spesso si trasformano in forme diverse, assumendo ad esempio l’aspetto di un animale. Numerosi esorcisti hanno riferito di aver visto i volti delle persone possedute trasformarsi in forme aliene, con una fronte e occhi enormi, mentre il demone che abitava la persona si riferiva a se stesso come un «Grigio». Questo è significativo perché coloro che affermano di aver incontrato esseri extraterrestri spesso li descrivono come «Grigi», esseri umanoidi con teste grandi che comunicano telepaticamente.
Tendono a dire all’esorcista che assiste all’incontro di essere un essere a metà tra gli angeli e gli uomini, né buono né cattivo, ha affermato padre Rippergerro, il quale ha insinuato che si tratti di una menzogna e di un tentativo di copertura per il demone.
Più avanti nella discussione, Gordon ha menzionato la rimozione di monsignor Stephen Rossetti dall’incarico di esorcista nell’arcidiocesi di Washington da parte del Cardinale Robert McElroy, per aver affermato che i demoni possono camuffarsi da alieni o UFO.
Don Ripperger ha fatto notare che lui stesso aveva espresso la stessa opinione a monsignor Rossetti più di un anno prima, così come avevano fatto almeno altri sei esorcisti in tutto il mondo, in una credenza che sembra diffusa e persistente tra gli operatori dell’esorcistato, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.
«Dal punto di vista ecclesiastico, sembrava solo una scusa per sbarazzarsi di Monsignor Rossetti», ha detto don Ripperger. «La mia impressione è che fosse stato condannato per qualcosa che era l’opinione comune della maggior parte degli esorcisti, cosa che mi ha piuttosto sorpreso».
Non è raro che coloro che credono negli alieni percepiscano la loro esistenza come una minaccia alla religione cristiana. Il regista Steven Spielberg ha avvertito che il suo recente film Disclosure Day avrebbe «scosso la fede» dei cristiani perché racconta di otto decenni in cui il governo statunitense ha nascosto le prove di visite aliene.
Si tratta di un’operazione portata innanzi per decadi dallo Stato Profondo USA e dal suo braccio propagandistico principale, Hollywood.
Il ruolo attivo di operatori politici del Deep State americano come C.D. Jackson (190 –1964) – assistente speciale del presidente Eisenhower ed esperto di guerra psicologica nella Seconda Guerra Mondiale nonché dirigente del gruppo mediatico Time Inc. – in film di fantascienza hollywoodiane può essere ascritto a tale programma di decristianizzazione delle masse.
Il film Ultimatum alla Terra (1951), prodotto da Darryl Zanuck, considerato un «amico» da Jackson, esemplifica bene l’idea di inserire nella cultura popolare elementi di «acclimatazione» ad una futura «religione UFO» di carattere antibiblico: un gigantesco robot distruttore chiamato Gort arriva sulla Terra, ma un alieno di fattezze umane, tale Klaatu, lo implora di desistere.
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L’alieno, a cui le autorità non credono quando parla del rischio che corre la terra se continua con le sue divisioni politiche e militari, finisce per lavorare come falegname. Un blackout globale di tutti i sistemi elettrici spinge a considerare la minaccia evocata da Klaatu, che viene però ucciso in una sparatoria con l’esercito, ma resuscita una volta portato nella sua astronave, dove però rivela alla donna coprotagonista che la sua resurrezione è temporanea.
La soluzione ai mali del mondo, dice infine Klaatu, sta nel disarmo totale e nella desovranizzazione di ogni potere umano: egli infatti dichiara infine ad un consesso di scienziati che un’organizzazione interplanetaria ha creato una forza di polizia di robot invincibili come Gort.
«In materia di aggressione, abbiamo dato loro un potere assoluto su di noi» dice Klaatu. «La vostra scelta è semplice: unitevi a noi e vivete in pace, oppure proseguite il vostro corso attuale e affronterete l’annientamento. Aspetteremo la vostra risposta». Klaatu e Gort quindi ascendono al cielo con il loro disco volante.
Il lettore può da sé leggendo questa breve sinossi capire di cosa si tratta: parodia del cristianesimo, che va eliminato conservandone i tratti necessari alla credenza popolare, instaurazione di una tecnocrazia totale – un Nuovo Ordine Mondiale – alla quale tutti gli uomini devono sottomettersi. Si tratta di Predictive Programming al suo meglio, già più settanta anni fa.
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Misteri
La strana storia delle 70 bambine della scuola ebraica perse nei tunnelli sotterranei
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🚨Riot Unfolds as NYPD Responds to Discovery of Underground Tunnel in Brooklyn Temple
📌#CrownHeights | #Brooklyn Currently, numerous law enforcementare at the scene of a riot at the Chabad headquarters in Crown Heights, Brooklyn, where individuals tore wooden panels to… pic.twitter.com/JwttELX5ya — 🐸ƬЯЦƬΉΉΛMMΣЯ1776🐸 (@TruthHammer1776) January 10, 2024
Hasidic Jew seen crawling out of sewer after NYPD busts Chabad tunnel network under New York City.
Follow: @AFpost pic.twitter.com/hJurb2Cc4Q — AF Post (@AFpost) January 9, 2024
NEW: The tunnel operation under the Brooklyn synagogue was bigger than originally thought and included at least *50* Orthodox Jews.
When the digging became too much, the work was reportedly handed over to Mexican migrants. The reason for the tunnels? The rouge members wanted to… pic.twitter.com/uO8DkejR0z — Collin Rugg (@CollinRugg) January 13, 2024
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Da allora, i tunnel ebraici sono diventati un argomento di tendenza, quasi un meme, tra gli americani, e le settanta ragazze di Monsey scomparse sottoterra contribuiranno sicuramente ad alimentare questa leggenda. La vicenda arriva nello stesso mese in cui la stampa neoeboracena ha mostrato video di misteriosi uomini che si calano nelle fogne della città. La credenza di tunnelli utilizzati per traffici indicibili era circolante tra i gruppi QAnon con il nome di «Mole/tunnel children». L’Anti-Defamation League, ente di censura dei discorsi riguardo agli ebrei e non solo, subito cercò di contenere l’idea dilagante. «Durante i primi mesi della pandemia di COVID-19, il governo ha allestito un ospedale improvvisato nel Central Park di New York. Allo stesso tempo, la Marina degli Stati Uniti ha inviato volontariamente in città la nave ospedale USNS Mercy per aiutare gli ospedali traboccanti» scrive il sito dell’ente di censura ebraico. «QAnon ha affermato che le tende a Central Park erano lì per nascondere buchi nel terreno che sarebbero stati utilizzati per salvare i numerosi bambini presumibilmente trafficati nei tunnel sotto il parco. Questi bambini salvati sarebbero stati portati alla USNS Mercy. Questa teoria ha guadagnato ulteriore popolarità perché la linea Q della metropolitana corre sotto il parco». Le ultime enigmatiche vicende sembrano dare ragione, più che i censori ebraici, agli squinternati complottisti.Who is being forced to sleep on these child-sized soiled mattress hidden in illegal tunnels connected to a NYC Jewish temple? pic.twitter.com/pP6kXEoIOC
— We Got It (@WeGotIt2k) January 13, 2024
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