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Creazione di ventuno cardinali in un’atmosfera pre-conclave

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Renovatio 21 pubblica una somma di due articoli previamente apparsi di FSSPX.news.

 

 

Il 29 maggio 2022 il Papa ha annunciato che avrebbe creato ventuno cardinali durante il concistoro che si terrà il 27 agosto. Sedici saranno elettori e cinque non votanti, perché hanno più di 80 anni.

 

 

Oltre a tre prelati che lavorano in Vaticano (un britannico, un sudcoreano, uno spagnolo), ci sono due europei (un francese, un italiano), due africani (un nigeriano, un ghanese), quattro americani (due brasiliani, uno statunitense, un paraguaiano) e cinque dall’Asia (due indiani, un singaporiano, un timorese orientale). Il Collegio cardinalizio continua quindi a internazionalizzarsi.

 

 

Cardinali secondo il cuore del Papa

Molti di questi futuri cardinali sono considerati dai vaticanisti come prelati «bergogliani». Ad esempio, il francese Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, 63 anni, in cui il Papa vede un difensore di un «mediterraneo felice» dove la migrazione è soprattutto un arricchimento.

 

Su questo punto, mons. Aveline è senza dubbio il più «bergoggliano» dei vescovi francesi. Nell’aprile 2021 aveva incontrato Francesco per quasi un’ora faccia a faccia, evocando una «teologia mediterranea», secondo la quale il dialogo e gli scambi tra i popoli delle sponde mediterranee dovrebbero consentire di dispiegare «una grande tenda della pace».

 

Secondo l’agenzia svizzera cath.ch del 29 maggio, «Papa Francesco e il futuro cardinale condividono una certa visione della missione della Chiesa cattolica nel Mediterraneo: tra dialogo pacifico con l’Islam, fraternità e solidarietà con l’altra riva. “Marsiglia è più di una città: è un messaggio! Un messaggio in cui l’angoscia si mescola alla speranza”, ha detto mons. Aveline al presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, durante una visita nella sua città nell’agosto 2021».

 

Un altro prelato caro a papa Francesco è il britannico Arthur Roche, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 72 anni. Nel 2012 Benedetto XVI lo ha chiamato a Roma e lo ha nominato segretario della Congregazione per il Culto Divino. Divenne poi il «numero 2» del dicastero con il cardinale Antonio Cañizares Llovera fino al 2014, poi al fianco del suo successore, il cardinale Robert Sarah, nominato da papa Francesco il 23 novembre 2014.

 

Dopo essere lui stesso succeduto al cardinale guineano nel maggio 2021, i primi mesi di monsignor Roche alla guida del dicastero per la liturgia sono stati caratterizzati dalla pubblicazione del Motu proprio Traditionis custodes, che limita le possibilità di celebrare la messa tridentina. Ha mostrato un tale zelo nell’applicazione di questo Motu proprio da meritare certamente la berretta cardinalizia.

 

Anche lui è considerato un «bergogliano» di «stretta osservanza» (…).

 

Negli Stati Uniti, Robert Walter McElroy, vescovo di San Diego, California, 68 anni, è – a differenza di alcuni suoi colleghi – contrario al principio di vietare la comunione ai leader politici favorevoli alla legalizzazione dell’aborto. È noto anche per essersi opposto a Donald Trump, di cui ha definito il progetto per un muro anti-migranti al confine messicano come «grottesco e inefficace».

 

La sua creazione a cardinale sembra essere un modo per controbilanciare l’influenza di due prelati conservatori californiani: l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, e l’arcivescovo di Los Angeles, mons. José Gomez, che attualmente ricopre la presidenza della Conferenza episcopale americana.

 

Per il Brasile, è Leonardo Ulrich Steiner, 71 anni, arcivescovo di Manaus, la città più popolosa dell’Amazzonia, importante punto di contatto con la grande foresta. Nell’aprile 2022 è stato nominato presidente della Commissione episcopale speciale per l’Amazzonia, succedendo al cardinale progressista Claudio Hummes.

 

Il suo ingresso nel Sacro Collegio è la continuazione del sinodo sull’Amazzonia svoltosi nel 2019 in Vaticano, al fine di garantire a questa regione visibilità nei futuri dibattiti ecclesiali, con l’idea di «amazzonizzare» la Chiesa attraverso l’ordinazione di uomini sposati e la scoperta del rito pagano di Pachamama, la dea della Madre Terra, che è stata celebrata a Roma il 4 ottobre 2019, durante il sinodo sull’Amazzonia.

 

 

E se si dovesse tenere un conclave prima del concistoro…

L’annuncio del 29 maggio del concistoro che si terrà tre mesi dopo, il 27 agosto, ha fatto interrogare diversi osservatori romani su quali sarebbero i diritti di questi futuri cardinali se si tenesse un conclave prima del concistoro. In pratica, potranno eleggere il prossimo papa o no? Questa domanda mostra il clima pre-conclave che il preoccupante stato di salute del Papa crea a Roma.

 

Interrogato dall’agenzia i.media il 31 maggio, mons. Patrick Valdrini, professore emerito di diritto canonico all’Università Lateranense, risponde: «In caso di morte o di dimissioni di papa Francesco prima del 27 agosto, l’annuncio di questo concistoro, la cui convocazione è strettamente legata al pontefice regnante, sarebbe nullo. Solo i cardinali elettori già costituiti, attualmente in numero di 117, sarebbero quindi convocati in conclave. Lo status di cardinale è legato allo svolgimento del concistoro e non al semplice annuncio della sua convocazione».

 

E aggiunge che l’annuncio di un concistoro impegna solo il papa regnante. Se l’attuale pontificato dovesse interrompersi, essendo la scelta dei futuri cardinali legata a una decisione personale di papa Francesco, «il suo successore potrebbe non crearli», stima mons. Valdrini. Essendo tuttavia consuetudine di dare pegni di continuità, almeno all’inizio del pontificato, il nuovo papa potrebbe però convocare un altro concistoro con la stessa lista, o integrandola.

 

 

Cardinalis, una rivista per i cardinali in vista del conclave

Da qualche mese circola tra i cardinali una nuova rivista creata appositamente per loro, con lo scopo dichiarato di aiutarli «a conoscersi per prendere le decisioni giuste nei momenti importanti della vita della Chiesa». In altre parole: in previsione del futuro conclave, come scrive Sandro Magister sul suo blog Settimo Cielo del 12 maggio 2022.

 

La rivista Cardinalis viene inviata a tutti i membri del Sacro Collegio e può essere letta in quattro lingue, in formato cartaceo o online. È pubblicata a Versailles, in Francia. La scrittura è assicurata da «una équipe di vaticanisti di tutti i Paesi e di diverse tendenze». Il primo numero è uscito a novembre 2021, il secondo ad aprile, con in copertina il cardinale Camillo Ruini che aveva rilasciato un’intervista alla giornalista americana Diane Montagna.

 

L’alto prelato italiano, citato da Sandro Magister, sottolinea che «non deve cadere in ombra la verità di Gesù Cristo unico salvatore di tutti, affermata dal Nuovo Testamento e riaffermata dalla dichiarazione “Dominus Iesus” del 2000, un “documento fondamentale” contro il relativismo presente anche nella Chiesa».

 

Il vaticanista romano commenta: «Ruini non lo dice, ma che questa verità capitale debba tornare al centro dell’attenzione dei cardinali chiamati ad eleggere il prossimo papa è sottolineato con forza alcune pagine più avanti in questo stesso numero di Cardinalis, in un testo dal titolo inequivocabile di “Memorandum per un futuro conclave”».

 

«Firmato dal professor Pietro De Marco ma frutto di un “think tank” più allargato, il “Memorandum” mette in guardia dal parificare la rivelazione cristiana ad altre religioni e dallo spogliare la morte in croce di Gesù da ogni valenza redentrice, riducendola a un messaggio etico di trasformazione dei cuori e della società».

 

Il vaticanista italiano aggiunge: «L’affermazione del carattere unico e universale della mediazione salvifica di Cristo è, invece, parte centrale della buona novella che la Chiesa proclama ininterrottamente fin dall’epoca apostolica. “Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (Atti 4, 11-12)”».

 

«Se si offusca questa verità primordiale “ci si avvia, come purtroppo avviene, alla dissoluzione del soggetto cristiano”. E dunque anche in un conclave – avverte il “Memorandum” – dovrà tornare al centro della riflessione “la fedeltà al compito di Pietro di confermare i fratelli“ su questo caposaldo del Credo cristiano. Senza più quei cedimenti prodotti da certe letture ireniche e banalizzanti di un’enciclica come la “Fratelli tutti” di papa Francesco.».

 

Si noti che questo memorandum è il secondo indirizzato ai cardinali in vista del conclave. Il primo è stato pubblicato il 15 marzo da Sandro Magister che lo ha presentato in questi termini: «Dall’inizio della Quaresima, i cardinali che eleggeranno il prossimo papa si sono trasmessi questo memorandum. Il suo autore, che usa lo pseudonimo di Demos – il popolo in greco – è sconosciuto, ma mostra grande padronanza della sua materia. Non è escluso che sia lui stesso un cardinale».

 

– Questo documento, di cui DICI n°419, aprile 2022, ha dato gli estratti più significativi, è stato presentato sotto forma di dittico: «Il Vaticano oggi» e «Il prossimo conclave».

 

Sempre in Cardinalis n° 2 si può leggere un interessante articolo del cardinale Walter Brandmüller, eloquentemente intitolato Prolegomena sulle interviste [dei cardinali] prima dei conclavi. L’ex presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche dichiara che si tratta «del rapporto reciproco tra il Papa e la Chiesa», precisando che il Papa è un membro della Chiesa che ha le funzioni di Servus servorum, Servo dei servi.

 

Quindi «il Papa non deve, o non può, regnare come monarca assoluto», poiché non è al di sopra della legge canonica. «La sua azione incontra un limite quando si tratta del nucleo fondamentale della dottrina e della costituzione della Chiesa», insiste il prelato tedesco, aggiungendo senza mezzi termini:

 

«Insomma, il Papa può commettere un reato quando non rispetta la legge», anche se è impossibile citarlo in giudizio, secondo l’adagio del IV secolo: prima sedes a nemine judicatur, la sede apostolica non può essere giudicata. Ciò ha un’implicazione significativa: «un dovere di obbedienza graduata da parte dei membri della Chiesa».

 

E insiste: «L’aumento del numero delle dimissioni di vescovi per ordine del Muftì nel recente passato va analizzato da questa prospettiva», quella del mistero della Chiesa e dei limiti del potere pontificio. L’articolo conclude con fermezza: «Spetterà al conclave eleggere un papa consapevole del suo mandato apostolico, compresi i suoi limiti».

 

 

Continuità o discontinuità rispetto al Concilio

Nella sua intervista a Diane Montagna, già citata, il cardinale Ruini afferma: «l’ermeneutica della continuità o meglio del rinnovamento nella continuità, proposta da Benedetto XVI, esprime nel migliore dei modi questi bisogni che tante persone come me hanno sentito», mostrando così le carenze di un’analisi che denuncia gli effetti della crisi, senza arrischiarsi a risalire alle loro cause conciliari.

 

Per questo è utile mettere in prospettiva le dichiarazioni dei conservatori «ratzingeriani», confrontandole con affermazioni precedenti, che sono più forti perché più lucide.

 

Il 1° luglio 2020 lo studioso Roberto de Mattei ha pubblicato sul sito Corrispondenza romana uno studio in cui mostrava l’inadeguatezza di una critica conservatrice basata sull’ermeneutica della continuità: «Pur convinti degli errori di papa Francesco, questi conservatori non hanno voluto seguire la strada aperta dalla Correctio filialis consegnata a papa Francesco l’11 agosto 2016».

 

«La vera ragione della loro riluttanza sta probabilmente nel fatto che la Correctio mette in rilievo come la radice delle deviazioni bergogliane risale ai pontificati di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II e, prima ancora, al Concilio Vaticano II […] Occorre convincersi che l’ermeneutica della continuità è fallita, perché attraversiamo una crisi in cui ci si deve misurare sui fatti, e non sulle loro interpretazioni».

 

«L’inaccettabilità di questo approccio – osserva giustamente Peter Kwasniewski [dal sito americano OnePeterFive, 29 giugno 2020. NdR] – è dimostrata, tra l’altro, dal successo infinitesimale che i conservatori hanno avuto nel rovesciare le “riforme” disastrose, le tendenze, le abitudini e le istituzioni stabilite sulla scia e nel nome dell’ultimo Concilio, con l’approvazione o la tolleranza papale.».

 

E lo storico italiano giustamente aggiunge: «Papa Francesco non ha mai teorizzato l ‘ermeneutica della “discontinuità”, ma ha voluto realizzare il Vaticano II nella prassi e l’unica risposta vincente a questa prassi sta nella realtà concreta dei fatti teologici, liturgici, canonici e morali, e non in uno sterile dibattito ermeneutico. Sotto questo aspetto, il vero problema non sarà la continuità o la discontinuità del prossimo Pontefice con Papa Francesco, ma il suo rapporto con il nodo storico del Concilio Vaticano II».

 

Per la cronaca, la Correctio filialis de hæresis propagatis citata da Roberto de Mattei è una lettera aperta del 16 luglio 2017, e indirizzata a papa Francesco il mese successivo da oltre 60 chierici e studiosi laici. Vi si affermava senza mezzi termini: «È stato dato scandalo alla Chiesa e al mondo, in materia di fede e di morale, mediante la pubblicazione di Amoris laetitia e mediante altri atti attraverso i quali Vostra Santità ha reso sufficientemente chiari la portata e il fine di questo documento.»

 

«Di conseguenza, si sono diffusi eresie e altri errori nella Chiesa; mentre alcuni vescovi e cardinali hanno continuato a difendere le verità divinamente rivelate circa il matrimonio, la legge morale e la recezione dei sacramenti, altri hanno negato queste verità e da Vostra Santità non hanno ricevuto un rimprovero ma un favore».

 

«Per contro, quei cardinali che hanno presentato i dubia a Vostra Santità, affinché attraverso questo metodo radicato nel tempo la verità del vangelo potesse essere facilmente affermata, non hanno ricevuto una risposta ma il silenzio».

 

Indicava poi l’intenzione dei suoi autori: «Desideriamo ora mostrare come alcuni passaggi di Amoris laetitia, insieme ad atti, parole e omissioni di Vostra Santità, servono a propagare sette proposizione eretiche».

 

Infine, la Correctio filialis torna alle cause generali di questi grandi errori dottrinali: il modernismo e il protestantesimo: «Al fine di delucidare la nostra Correctio e di redigere una difesa contro la diffusione degli errori, desideriamo ora attirare l’attenzione su due fonti generali di errori che ci appaiono quale veicolo delle eresie che abbiamo elencato. Parliamo per primo di una falsa comprensione della Divina Rivelazione che generalmente riceve il nome di Modernismo e poi degli insegnamenti di Martin Lutero».

 

 

Neomodernismo e Neoprotestantismo

Il 26 settembre 2017, monsignor Bernard Fellay, allora superiore generale della Fraternità San Pio X, e firmatario della Correctio filialis, accostava questo documento alla dichiarazione di mons. Marcel Lefebvre del 21 novembre 1974: «Questo atteggiamento [degli autori della Correctio] è stato quello di mons. Lefebvre e della Fraternità San Pio X fin dall’inizio. Nella sua dichiarazione del 21 novembre 1974, il nostro fondatore disse»:

 

«Aderiamo con tutto il cuore, con tutta la nostra anima, alla Roma cattolica, custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie per mantenere questa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e verità. D’altra parte rifiutiamo e ci siamo sempre rifiutati di seguire la Roma di tendenze neomoderniste e neoprotestanti».

 

E monsignor Fellay ha aggiunto: «È proprio questo neomodernismo e questo neoprotestantesimo che giustamente denunciano gli autori della Correctio filialis come le cause dei cambiamenti operati da Amoris laetitia nella dottrina e nella morale del matrimonio. Con ogni fibra del nostro essere siamo attaccati a Roma, Mater et Magistra».

 

«Non saremmo più romani se rinunciassimo alla sua dottrina bimillenaria; al contrario, diventeremmo gli artefici della sua demolizione, con una morale di circostanza pericolosamente fondata su una dottrina debole. La nostra fedeltà alla Tradizione non è un ritiro nel passato, ma una garanzia di sostenibilità per il futuro. Solo a questa condizione possiamo servire utilmente la Chiesa».

 

Questi sono i principi che dovrebbero illuminare un futuro papa, veramente desideroso di servire la Chiesa, attaccando risolutamente la radice dei mali che la stanno consumando.

 

 

 

Somma di articoli previamente apparsi su FSSPX.news

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Cheb143 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

 

 

 

 

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«La Fraternità non vi abbandonerà mai»: lettera del Superiore Generale a tutti i fedeli FSSPX

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Menzingen, 19 luglio 2026

 

Carissimi fedeli,

 

A pochi giorni dalla cerimonia del 1° luglio, desidero rivolgervi queste poche parole.

 

Anzitutto desidero ringraziarvi. Da diversi anni pregavo la Santissima Vergine affinché preparasse i cuori a questo evento storico. Confesso di essere stato profondamente commosso nel vedere come tutti voi abbiate accompagnato le consacrazioni episcopali con la preghiera e con gratitudine verso la Divina Provvidenza.

 

Il 1° luglio numerosi fedeli provenienti da tutto il mondo erano presenti a Écône e rappresentavano tutti voi. È stata una gioia immensa vederli così numerosi e così fervorosi. Come certamente sapete, durante la cerimonia è scoppiato un temporale: «Al fulgore della sua presenza si dispersero le nubi… Il Signore tuonò dal cielo e l’Altissimo fece udire la sua voce» (Sal 17 [18], 13-14).

 

In quel momento la mia gioia si è raddoppiata. Da una parte ero il testimone privilegiato di una liturgia di eccezionale bellezza; dall’altra avevo davanti agli occhi un’altra bellezza, altrettanto commovente: quella di una folla immensa di fedeli rimasti al proprio posto durante tutta la tempesta, intenti a pregare la Madonna per i nuovi Vescovi, per la Chiesa e per il papa. Tra loro vi erano anziane signore in ginocchio e giovani mamme che stringevano tra le braccia i loro neonati. Era l’immagine più bella che si potesse offrire della Fraternità: fedeli animati da una fede incrollabile, che nulla poteva turbare; anime per le quali il Santo Sacrificio della Messa è veramente il centro della vita.

 

Non potete immaginare la consolazione che ho provato in quell’istante. Questa scena si è impressa profondamente nella mia memoria e non potrò mai dimenticarla.

 

Fino all’ultimo giorno ho sperato in un gesto di benevolenza, o almeno di semplice comprensione, da parte della Santa Sede. Ma le consacrazioni sono state condannate e la severità delle sanzioni adottate non ha precedenti. Esse colpiscono anzitutto i Vescovi, ma anche i membri della Fraternità. Perfino i fedeli sono coinvolti. Questa condanna, profondamente ingiusta, rappresenta un’umiliazione immensa per persone che non hanno altro scopo se non quello di difendere la vera fede e di lavorare alla salvezza delle anime.

 

Tuttavia desidero che sappiate che questa profonda umiliazione, che colpisce anzitutto i membri della Fraternità, ha un significato agli occhi di Dio che non deve sfuggirvi. In ultima analisi, queste consacrazioni sono state compiute per ciascuno di voi, cari fedeli. Le vostre anime sono il vero tesoro affidato alla Fraternità, ciò che essa custodisce più gelosamente.

 

Una sola anima possiede un valore infinito. Se, per assicurarle l’insegnamento della vera fede e l’amministrazione dei veri sacramenti, occorre pagare il prezzo di una tale umiliazione, allora ne vale la pena, perché un’anima non ha prezzo. La festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, prezzo della nostra salvezza, ce lo ricordava con forza proprio il 1° luglio.

 

Le sanzioni intendono colpire con durezza anche voi. Questo fatto è certamente doloroso, ma non siate troppo sorpresi. In definitiva, è la Tradizione stessa, che noi amiamo al di sopra di ogni cosa, ad essere scomunicata in tutti coloro che la incarnano. È evidente che, davanti a Dio, una tale condanna non può essere valida, poiché condannerebbe ciò che rappresenta il cuore pulsante della vita della Chiesa.

 

Ma allora, in mezzo a questa nuova tempesta, una domanda si pone: che cosa Nostro Signore si aspetta ora da voi? È nell’anima di ciascuno di voi che la fede deve rimanere integra e viva. Se la Provvidenza permette una crisi tale per cui l’insegnamento della fede viene misteriosamente oscurato, questa stessa fede deve continuare a vivere nelle anime, nonostante tutti i venti contrari che cercano di spegnerla.

 

Se lo splendore esteriore della professione ufficiale della fede viene meno, la piccola candela che ciascuno di voi ha ricevuto nel giorno del proprio Battesimo deve rimanere accesa nel suo cuore e nella sua mente fino all’ultimo giorno. In definitiva, è questa l’unica cosa che conta. Questa piccola fiamma è il primo dono ricevuto all’inizio della nostra vita cristiana, ed è anche l’unico che conserveremo fino alla fine.

 

Vi affido tutti alla Santissima Vergine Maria, alla quale la Fraternità Sacerdotale San Pio X è consacrata in modo del tutto particolare. Ella vi protegga sempre in mezzo a tutte le tempeste e a tutte le difficoltà, e mantenga viva quella piccola fiamma accesa nelle vostre anime quando si scatenano tutti i venti contrari. Tutte le grazie ci vengono dalle sue mani.

 

È Lei che dobbiamo ringraziare per la grazia delle consacrazioni episcopali, ed è Lei che dobbiamo pregare affinché i nuovi Vescovi siano strumenti sempre più docili alle sue ispirazioni e perseverino fino alla fine in questa fedeltà.

 

La Fraternità non vi abbandonerà mai. Mai le vostre anime perderanno il loro valore e il loro prezzo agli occhi dei suoi sacerdoti.

 

Dio vi benedica!

 

Don Davide Pagliarani

 

Lettera apparsa su FSSPX.News

 

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Cardinale Burke: la sinodalità «deve essere fermata» e riesaminata a fondo

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In un’ampia intervista rilasciata dopo il secondo concistoro straordinario dei cardinali indetto da papa Leone XIV il 26 e 27 giugno, il cardinale Raymond Burke ha espresso una forte critica all’enfasi che il Vaticano continua a porre sulla sinodalità, chiedendo che venga interrotta e sottoposta a uno studio rigoroso. Lo riporta LifeSite.   «Dobbiamo insistere affinché tutta questa storia della sinodalità si fermi», ha dichiarato il cardinale. «E che venga condotto uno studio molto serio sull’intera questione, perché stiamo parlando della vita stessa della Chiesa e della salvezza delle anime».   In un’intervista rilasciata al College of Cardinals Report il 28 giugno, ma pubblicata mercoledì, Burke ha esordito esprimendo apprezzamento per l’incontro convocato dal nuovo pontefice. «Tutti i cardinali sono certamente grati al papa per averci riuniti di nuovo, cosa che non accadeva da tanti anni, durante il pontificato di papa Francesco», ha affermato. «I cardinali stanno parlando di più tra di loro. Ci stiamo conoscendo meglio e questo è un frutto molto importante».

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Tuttavia, si è subito concentrato sulle preoccupazioni fondamentali relative alla struttura del concistoro. Ai partecipanti è stato comunicato che la riunione «deve ora conformarsi alla sinodalità». Ciò significava abbandonare il tradizionale dibattito aperto tra cardinali a favore di piccoli tavoli che seguivano domande predefinite. «Ognuno commenta e, a mio avviso, non si arriva al cuore delle questioni in modo approfondito».   I resoconti riflettevano solo i punti di consenso, ha spiegato Burke. «I resoconti riportano solo… ciò su cui ogni cardinale era d’accordo. Quindi, un cardinale solleva una questione su cui magari gli altri non erano d’accordo, ma che potrebbe essere molto vera e importante da far sapere al Papa. Questo non gli viene riferito».   Nessuna definizione di «sinodalità» e «nessuna traccia storica di essa nella Chiesa».   La sessione finale è tornata al formato classico con interventi liberi alla presenza del papa. «Per me, quella è stata la sessione più produttiva del concistoro», ha osservato Burke. Ha descritto il processo complessivo come «molto controllato», con presidenti e segretari di ciascun piccolo gruppo apparentemente preselezionati piuttosto che scelti dai gruppi stessi.   Al centro dell’obiezione di Burke c’è la mancanza di fondamento teologico per la sinodalità. «Non esiste una definizione di sinodalità. Non c’è una sua storia nella Chiesa», ha affermato con enfasi.   Un cardinale ha sottolineato la focalizzazione contemporanea sulla dimensione «sincrona» in contrapposizione alla dimensione storica «diacronica» che manca. Burke ha messo in guardia dal pericolo: «Una cosa è che la Chiesa si rivolga al mondo, un’altra è che si conformi al mondo, a un modo di pensare mondano. E c’è tutto questo discorso sul “cambiamento di paradigma”. Continuano a invocarlo, dicendo che c’è stato un cambio di paradigma. Beh, la Chiesa non ha cambi di paradigma. La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica».   Nel suo intervento, il porporato americano ha preso di mira il rapporto del Gruppo di studio sinodale 9 su dottrina e morale, in particolare il suo trattamento della «condizione omosessuale». Ha sostenuto che esso «mette in discussione ciò che la Chiesa ha sempre insegnato in materia di moralità sessuale».

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Il rapporto, ha affermato, includeva testimonianze che accusavano falsamente l’apostolato Courage — che lui sostiene dagli anni Ottanta— di mancanze che Burke ha definito «semplicemente infondate».   «Come ha potuto la Chiesa, in un rapporto diffuso in tutta la Chiesa, non verificare se ciò che quel testimone… aveva detto su Courage fosse vero, e invece non l’ha fatto?», ha ammonito.   Burke ha invece sottolineato la verità oggettiva, affermando che «la verità riguarda la natura delle cose e i loro fini propri, e non le inclinazioni che ho, i desideri o i progetti che ho», che sono «molto soggettivi» e possono quindi essere influenzati dal peccato originale.   In tali condizioni si è tentati di «riconformare l’insegnamento della Chiesa» ai propri desideri o inclinazioni, ha ammonito il cardinale. Eppure tutti noi «troviamo la nostra felicità» nella comprensione «della verità su noi stessi, sul mondo e sulla nostra giusta finalità».   Il cardinale Burke ha espresso allarme per il fatto che il rapporto abbia già incoraggiato «persino vescovi e arcivescovi» a promuovere «l’agenda LGBTQ+, affermando: “guardate, la Chiesa sta cambiando il suo insegnamento”».   Burke ha definito «iniqui» i piani di diffondere i suggerimenti dei gruppi di studio alle diocesi. «Questo non dovrebbe accadere». Il processo, ha insistito, «deve essere fermato e deve essere completamente studiato e riorientato in modo che» rimanga «completamente fedele a ciò che la Chiesa insegna e alla santità della vita della Chiesa».   Le questioni interne alla Chiesa hanno ricevuto scarsa attenzione nel contesto delle discussioni sulle «ferite del mondo». Burke ha sottolineato come le imminenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X rappresentino un atto scismatico incombente, con conseguente scomunica automatica, evidenziando la necessità di provvedimenti pastorali simili a quelli di San Giovanni Paolo II nel 1988.   Il porporato del Missouri inoltre denunciato Traditionis Custodes come «una vera e propria persecuzione della Messa tradizionale in latino», confermando che «non ci possono essere dubbi nella mente di nessuno, e papa Benedetto XVI lo ha chiarito in modo inequivocabile: (il vetus ordo) è un bene eterno nella Chiesa, una forma del rito romano che è stata celebrata per più di 15 secoli. Ed è semplicemente così bello e i fedeli si nutrono spiritualmente grazie a questa forma del rito latino. Questo dovrebbe essere permesso liberamente».

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Inoltre, si adoperò per la creazione di un dicastero dedicato al sostegno di queste comunità di fedeli, note per le loro famiglie numerose e per l’impegno nella trasmissione della fede.   Il cardinale Burke ha osservato che argomenti come la situazione dei vescovi tedeschi, la crisi della Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Messa tradizionale in latino sono stati in gran parte messi da parte, e che la «lobby omosessuale nella Chiesa» non è stata affatto discussa, ricordando al pubblico che un concistoro ha lo scopo di fornire consigli sinceri al papa, a differenza di un sinodo.   Nonostante queste preoccupazioni, il cardinale Burke ha espresso fiducia nella protezione divina: «Sono fiducioso che Nostro Signore proteggerà la Chiesa, ma noi dobbiamo fare la nostra parte per dire: “No, questo concetto di sinodalità… è fondamentalmente errato”».   Il cardinale ha esortato a seguire un cammino di saggezza e coraggio, concludendo: «nostro Signore è sempre il capo della sua Chiesa. E noi restiamo con lui e non ci allontaniamo da lui perché siamo infelici di come vanno le cose nella Chiesa», comprendendo «che lui sistemerà tutto».

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Pensiero

Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»

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L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).

 

In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.

 

Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».

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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.

 

Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.

 

Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.

 

Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».

 

Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».

 

«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»

 

Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.

 


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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.

 

Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.

 

Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.

 

In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.

 

Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.

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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.

 

«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»

 

«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.

 

«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.

 

Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.

 

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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