Civiltà
Mons. Williamson, Trump e il ritorno del comunismo: «Voglio un Credo e una crociata, non un salotto per il tè!»
Renovatio 21 pubblica questo scritto apparso nei Commenti Eleison di Monsignor Richard Williamson sul sito della St.Marcel Initiative. La traduzione in Italiano è di Una Vox.
Il comunismo sta tornando
Voglio un Credo e una crociata, non un salotto per il tè!
Voglio un Credo e una crociata, non un salotto per il tè! Il tuo perbenismo e «fair play» sono buoni per gli eunuchi!
Il tuo perbenismo e «fair play» sono buoni per gli eunuchi!
Le elezioni presidenziali statunitensi dello scorso novembre hanno generato un confronto politico decisivo tra la destra conservatrice e la sinistra rivoluzionaria. Questo perché da molto tempo in Occidente i conservatori, la cui forza era Dio, si sono indeboliti, mentre i rivoluzionari, la cui forza è la rivolta contro Dio, si sono rafforzati.
Anche qualora la sinistra non riuscisse ad avere la meglio, senza dubbio riprenderà il potere nel 2024, a meno che il popolo americano non tornerà seriamente a Dio da qui ad allora.
Da molto tempo in Occidente i conservatori, la cui forza era Dio, si sono indeboliti, mentre i rivoluzionari, la cui forza è la rivolta contro Dio, si sono rafforzati
Nel frattempo un editoriale del notiziario sudista Dixie Heritage Letter, dello scorso novembre, riassume in quattro paragrafi quattro punti principali dello scontro in atto.
Il testo è abbreviato, i quattro punti principali sono evidenziati in grassetto.
1) I giudici che giudicano il ricorso di Trump alla correttezza e legalità, sono liberali senza alcuna preoccupazione per la verità o la giustizia.
I giudici che giudicano il ricorso di Trump alla correttezza e legalità, sono liberali senza alcuna preoccupazione per la verità o la giustizia
Per quanto riguarda la massiccia frode elettorale, che senza dubbio ha avuto luogo nelle elezioni presidenziali del 3 novembre, il team legale di Trump ha scoperto ogni sorta di prove.
Ma non sarà facile per loro prevalere, principalmente perché molti di questi giudici, che ascoltano le loro denunce, appartengono al movimento «mai più Trump» e, francamente, non si preoccupano delle evidenze delle prove presentate.
Essi fanno parte del «Deep State» e de vono assicurarsi che Trump non venga rieletto, qualunque cosa accada.
2) Persino i «conservatori» della Corte Suprema sono deboli di fronte ai risoluti liberali
2) Persino i «conservatori» della Corte Suprema sono deboli di fronte ai risoluti liberali.
Gli avvocati di Trump dovranno andare fino alla Corte Suprema e poi pregare che i giudici «conservatori» non decidano di svendersi come fece John Roberts anni fa, quando come presunto conservatore votò liberale.
Roberts era in realtà un conservatore tranne quando era impegnato a placare i liberali, il che sembra accadere sempre più spesso negli ultimi tempi. Si potrebbe quasi dire che «con conservatori come Roberts, chi ha bisogno di liberali?»
3) Anche la forma più dignitosa di liberalismo non può resistere all’indecente comunismo, a cui inevitabilmente è destinato.
«Molti americani credono che il Comunismo sia un concetto astratto o al massimo un problema che riguarda le nazioni lontane, senza rendersi conto che in realtà incombe in casa nostra»
L’editoriale continua così:
«Molti americani credono che il Comunismo sia un concetto astratto o al massimo un problema che riguarda le nazioni lontane, senza rendersi conto che in realtà incombe in casa nostra. Il Comunismo si è diffuso negli Stati Uniti sotto le etichette di socialismo, progressismo, liberalismo, neo-marxismo e così via, in un lento e pluridecennale processo sovversivo perpetrato prima dall’Unione Sovietica e poi dal Partito Comunista Cinese (PCC). La Fede in Nostro Signore e i principi da essa derivati sono le ragioni fondamentali per cui gli Stati Uniti hanno potuto godere di libertà, democrazia e prosperità e che le hanno permesso di diventare la nazione che oggi è. Ma quest’anno il processo democratico è stato sovvertito. L’estrema sinistra, diabolica e comunista, sta usando bugie, frodi e manipolazioni nel tentativo di privare i cittadini dei loro diritti e delle loro libertà».
4) Gli USA sono sull’orlo del Comunismo ora che i suoi giudici preferiscono loro anti-religione alla realtà.
Gli USA sono sull’orlo del Comunismo ora che i suoi giudici preferiscono loro anti-religione alla realtà.
«Non ci rendiamo conto di quanto siamo davvero vicini a diventare un paese Comunista se l’élite di questo paese confermerà la sua intenzione di dare la vittoria agli avversari di Trump qualunque cosa accada. Poi, come si suol dire – Per entrare nel socialismo è sufficiente il voto, ma per uscirne è necessario sparare –. Ecco perché la sinistra vuole le tue armi: perché tu non possa liberarti. Molto dipende dall’esito di queste elezioni, per entrambe le parti».
Kyrie eleison.
Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X
2 gennaio 2021
Civiltà
Trump: l’Europa si sta autodistruggendo
Le nazioni europee devono invertire un decennio di scelte che lui stesso ha definito «orribili» per smettere di «distruggersi», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Intervenendo mercoledì al World Economic Forum di Davos, Trump ha sostenuto che, sebbene gli Stati Uniti vogliano vedere l’Europa prosperare, «non stanno andando nella giusta direzione».
Ha imputato la responsabilità alle politiche migratorie incontrollate dei Paesi europei e a quella che ha chiamato la «nuova truffa verde», espressione con cui indica le politiche energetiche verdi, sostenendo che l’enfasi sull’energia eolica ha provocato un aumento dei prezzi energetici nella regione.
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«Le conseguenze di queste politiche distruttive sono state gravissime, tra cui una crescita economica più bassa, standard di vita più bassi, tassi di natalità più bassi, migrazioni più distruttive dal punto di vista sociale e una maggiore vulnerabilità ad avversari stranieri ostili», ha affermato.
I Paesi europei devono «uscire dalla cultura che hanno creato» negli ultimi dieci anni, ha aggiunto Trump. «È orribile quello che si stanno facendo, si stanno distruggendo. Vogliamo alleati forti, non seriamente indeboliti», ha dichiarato il presidente statunitense.
Poco dopo, il Segretario di stato americano Marco Rubio ha rilanciato le parole di Trump su X, sostenendo che se gli europei non modificano la loro traiettoria culturale, «si autodistruggeranno».
The United States cares greatly about the people of Europe and the bonds we share as a civilization. But we want strong allies, not seriously weakened ones. Europe must depart from the culture they’ve created over the last ten years. Otherwise, they will destroy themselves. pic.twitter.com/rNQrd1KojK
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) January 21, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, anche l’ultima Strategia per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, pubblicata a dicembre, ha messo in guardia contro quella che definisce una «cancellazione della civiltà» in Europa. Il documento ha attribuito la colpa ai tentativi dell’UE e delle organizzazioni internazionali di minare la «libertà politica» e la libertà di espressione, oltre che di imporre politiche migratorie dannose.
Anche Mosca ha più volte evidenziato il declino dell’UE. A dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che, dopo il crollo dell’URSS, la Russia si aspettava di essere accolta nella «famiglia occidentale civilizzata», ma che «la civiltà lì è inesistente e il degrado è tutto ciò che esiste».
Come riportato da Renovatio 21, Trump a dicembre ha dichiarato che persone «deboli» guidano un’Europa «in decadenza». Il premier ungherese Vittorio Orban gli ha fatto eco dicendo che Trump comprende il «declino della civiltà» europea.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Civiltà
Orban: Trump comprende il «declino della civiltà» europea
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Civiltà
Gli Stati Uniti mettono in guardia l’Europa dalla «cancellazione della civiltà»
L’Europa rischia la «cancellazione della civiltà», in quanto i leader del continente promuovono la censura, soffocano le voci dissidenti e ignorano gli effetti dell’immigrazione incontrollata, avverte la nuova Strategia per la sicurezza nazionale diffusa dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.
Il testo, dal tono aspro e innovativo, reso pubblico venerdì, rileva che, sebbene l’Unione Europea mostri chiari segnali di stagnazione economica, è il suo deterioramento culturale e politico a costituire una minaccia ben più grave.
La strategia denuncia le scelte migratorie dell’UE, la repressione dell’opposizione, i vincoli alla libertà di espressione, il crollo della natalità e la «perdita di identità nazionali e di autostima», ammonendo che il Vecchio Continente potrebbe risultare «irriconoscibile entro 20 anni o anche meno».
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Secondo il documento, numerosi governi europei stanno «intensificando i loro sforzi lungo la traiettoria attuale», mentre Washington auspica che l’Europa «rimanga europea» e si liberi dal «soffocamento regolatorio», un’allusione evidente alle tensioni transatlantiche sulle norme digitali dell’UE, accusate di penalizzare colossi tech americani come Microsoft, Google e Meta.
Tra le priorità degli Stati Uniti figura il «coltivare la resistenza alla traiettoria odierna dell’Europa all’interno delle nazioni europee», precisa il testo.
La strategia trumpiana esalta inoltre l’emergere dei «partiti patriottici europei» come fonte di «grande ottimismo», alludendo al boom di consensi per le formazioni euroscettiche di destra che invocano restrizioni ferree ai flussi migratori in tutto il blocco.
Il documento sentenzia che «l’era delle migrazioni di massa è conclusa». Sostiene che questi flussi massicci abbiano prosciugato le risorse, alimentato la criminalità e minato la coesione sociale, con l’obiettivo americano di un ordine globale in cui gli Stati sovrani «collaborino per bloccare anziché solo gestire» i movimenti migratori.
Tale posizione si inserisce nel contesto delle spinte di Trump affinché i partner europei della NATO incrementino le spese per la difesa. In passato, il presidente aveva ventilato di non tutelare i «paesi inadempienti» in caso di aggressioni, qualora non avessero accolto le sue istanze. Durante un summit europeo all’inizio dell’anno, l’alleanza ha approvato un piano per elevare la spesa complessiva in difesa fino al 5% del PIL, superando di gran lunga la soglia del 2% a lungo stabilita dalla NATO.
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