Pensiero
Metafisica del «golpe gobbo» wagneriano
«Putsch dei cretini». Così ha definito il golpe Vitalij Tretjakov, direttore della Nevizimaja Gazeta – decenni fa. Tretjakov infatti non si riferiva al golpe Wagner di ieri, ma al cosiddetto golpe del comitato di emergenza del 19-21 agosto 1991.
Non è il primo colpo di Stato vissuto dalla Russia moderna, e questo è chiaro a tutti – così come è stata immediata la lettura storica e metastorica data da Putin nel suo messaggio di ieri, quando si è riferito al putsch bolscevico del 1917 – la Rivoluzione d’Ottobre – come un disastroso evento ingegnerizzato nel pieno di una guerra per indebolire la Russia zarista e spazzarne via lo Stato.
Il golpe del 1991 era temuto da anni – e annunziato da mesi. Il 1° luglio di quell’anno una rivista americana, World Monitor, aveva pubblicato l’intervista di un noto «futurologo», Alvin Toffler, a un colonnello dell’URSS, Viktor Alksnis, che dipingeva un programma in cui ai primi punti c’era la detronizzazione di Gorbachev, la creazione del comitato d’emergenza, la soppressione dei partiti – incluso quello comunista. Pochi giorni dopo, il colonnello Alksnis era presentato dalle TV di tutto il globo come portavoce del comitato di emergenza.
Alksnis, in realtà, apparteneva al gruppo Soyuz, quindi un conservatore, cosa che lo renderebbe lontano dal giro dei putchisti, la «banda dei quattro» anti-Gorbachev e anti-Eltsin: il primo ministro Valentin Pavlov,
il ministro della Difesa Dimitrij Yazov, il capo del KGB Vladimir Krujckov e il ministro degli Interni Boris Pugo.
Nelle stesse ore, Belgrado ribolle: inizia la disgregazione della Yugoslavia, e i fiumi di sangue che se seguiranno – e che ancora non sono finiti.
Il politologo Giorgio Galli mette in fila tutti gli eventi di quel breve colpo di Stato: le vacanze di Gorbachev nella sua dacia in Crimea, l’arrivo di un comitato di emergenza, i media che pubblicano sia i decreti del comitato che gli appelli di Eltsin – che rimane, stranissamamente, libero –, la sede del Parlamento che non viene occupata benché indifesa, poi il discorso, a favore di TV nazionali e internazionali, di Eltsin da in cima al carrarmato (un pezzo di storia, sì), le barricate improvvisate di migliaia cittadini davanti a due tank delle centinaia che erano stati mobilitati (due di numero…),
«Di fronte a questa serie di fatti incomprensibili, tutti i media del mondo hanno sottolineato i molti misteri del 19-21 agosto, pur accreditando in linea di massima la versione secondo la quale sarebbe stato il popolo russo (o di Mosca e San Pietroburgo, già Leningrado) a sconfiggere i golpisti, mentre un esercito diviso non avrebbe osato aprire il fuoco», scrive il compianto studioso milanese.
«In realtà vi è una ipotesi che permetterebbe di spiegare tutti i fatti: quella di aver assistito non a un putsch dei cretini, ma a una giornata degli inganni».
La «giornata degli inganni» (Journée des dupes) è il mondo in cui gli storici chiamano le ore dal 10 all’11 novembre 1630, giorno che segna la piena assunzione del potere in Francia da parte del cardinale Richelieu.
Durante la «giornata degli ingannati» Luigi XIII, re di Francia, contro ogni previsione, riconfermò il suo ministro cardinale Richelieu, eliminando i suoi avversari politici – che erano stati portati invece a pensare di avere dalla loro parte il re – e costringendo quindi la madre di Luigi, Maria de’ Medici, all’esilio. Un’operazione complicata, politicamente raffinatissima, al limite del comprensibile, che potrebbe avere tanti punti di contatto con il tentato golpe 1991 – e quello del 2023 che ci è appena passato sotto gli occhi.
«Si può pensare a un accordo tra Gorbaciov e il “comitato d’emergenza” (sospetto avanzato da molti, a partire da Shevardnadze) per una stretta di freni, ma con l’intento di ciascuno dei due contraenti di giocare in qualche modo l’altro» scrive Galli parlando del colpo di Stato del 1991 «e si può ritenere che Eltsin, perfettamente informato, abbia preparato il vero “golpe bianco” (come qualche media l’ha definito), avendo già dalla sua il nerbo delle forze armate e del KGB, forse lasciando credere al “comitato” che si sarebbe limitato a una protesta verbale, attendendo lo svolgersi degli eventi».
Una partita articolatissima, che più che i golpisti, riguarda Eltsin e Gorbachev, che vengono considerati entrambi degli agenti della liberalizzazione della Russia, ma avevano differenze ideologiche e di agenda sostanziali.
«L’inganno reciproco o il gioco delle parti è tale che Gorbaciov il 22 agosto nomina ministro della Difesa, al posto del golpista Yazov, il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Michail Moiseevic, senza gli ordini del quale è difficile pensare che i carri armati potessero muoversi e che appena il giorno prima era stato dato come nuovo membro del comitato d’emergenza al posto dello stesso Yazov, supposto malato (come altri componenti del suddetto comitato). Subito dopo Moiseevic viene sostituito dal generale Evgenij Shaposhnikov, legato a Eltsin».
Inganni, giochi di specchi, manovre occulte coperte da sceneggiate immense, più o meno concordate. È la Russia – che, come diceva Winston Churchill, «è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma».
Quindi diciamo subito che anche il golpe wagneriano del 24 giugno 2023 noi lo affrontiamo con lo stesso senso di stupore misterico che merita la grande storia della Russia e dell’Europa.
Se qualcuno ci ha capito qualcosa, alzi la mano – ma gliela mozzeremo al volo.
Che cosa è successo davvero?
Quali motivazioni avevano i golpisti? Chi c’era dietro di loro?
Cosa volevano fare arrivati a Mosca? Come pensavano di sopravvivere con 25.000 combattenti dichiarati dal boss (cifra che secondo alcuni andava dimezzata) quando sarebbe intervenuta una mobilitazione militare da milioni di uomini?
Perché Prigozhin ha cambiato idea? Cosa gli è stato offerto?
Ne stiamo sentendo di ogni tipo. Dietro Prigozhin, come no, ci sarebbero gli oligarchi russi che hanno perso soldi con le sanzioni. Ma davvero? E Prigozhin, che di suo è l’oligarca adibito direttamente dal Cremlino a portare a casa, per dirne una, l’oro del Sudan, prenderebbe ordini da loro.
Aspetta, aspetta: ecco i soloni, magari quelli propinatici dall’establishment dell’editoria: eddai, Prigozhin lo ha fatto per soldi, perché Shoigu non lo pagava. Eccallà, il complotto del danaro, dietro ad ogni grande avvenimento storico ci stanno i soldi. Insomma: il golpe in realtà un recupero crediti: eccerto.
Un attimo, non è finita: ecco che gira il messaggio Telegram: il Pentagono cinque giorni fa ammette di aver fatto un errore nei conti, in realtà a budget gli crescono 6,2 miliardi di dollari, e poco dopo, taac, scatta il golpazzo del Prigozhin. Ovvio: quei 6,2 miliardi sono stati bonificati direttamente al boss Wagner, magari via PayPal. Ed è bello sapere che lo stesso spericolato «cuoco di Putin» avrebbe messo un prezzo sulla sua vita e quella dei suoi uomini. Come se 6, 10, 100, 1000 miliardi potessero pagare la sua sicurezza in caso di ritorsione di Mosca.
No, davvero: da spiegare, e ancora prima da capire, è difficile. Prigozhin vivrà in esilio in Bielorussia – e si sprecano le battute sul fatto che sia più una condanna peggiore del carcere.
Non abbiamo gli strumenti per capire cosa è successo, tuttavia ricordiamo un paio di cose, che buttiamo lì.
Per esempio, il fatto che il canovaccio del tizio che si stacca dal padrone, magari ubriacandosi, è tipico del mondo dei servizi, da cui, come sappiamo tutti, deriva Putin.
Chi ha letto il capolavoro di letteratura di spionaggio La spia che venne dal freddo, il primo romanzo del compianto John Le Carré, conosce lo schema: un agente finge di non andar più d’accordo con i suoi capi, si fa vedere spesso al parco, magari arruffato, magari ubriaco. Ecco che di colpo cominciano ad apparire vari personaggi, che attaccano bottone, danno pacche sulle spalle, lo invitano da qualche parte: sono i servizi dell’altra parte, che credono così di farsi, grazie al supposto astio del personaggio verso i suoi superiori, un agente doppio. Mentre magari è tutta una finta per avere un agente triplo, uno che finge di far il doppiogioco per sondare piani e figure chiave dell’avversario.
Per alcuni è da mal di testa, per gente come Putin e i siloviki, è normale amministrazione – e ci sono le barzellette di Putin (forse, anche in questo contaminato da Silvio Berlusconi) raccontate sull’argomento: «c’è un agente della CIA che va alla Lubjanka…»
Considerate poi che Prigozhin era ritenuto essere in realtà un volto visibile del GRU, il servizio segreto militare russo, da sempre in concorrenza con il KGB. E allora? Ha agito per conto dei servizi militari, contro lo stesso ministero che li comanda? Questo rientra nella teoria secondo la quale la libertà del personaggio si spiegava con il desiderio di Putin di utilizzarlo per pungolare le forze armate?
E quindi? Un teatro immenso? Una piazzata per far uscire qualche talpa, per far piazza pulita dei nemici interni, come fece Richelieu con la sua fronda nella «giornata degli inganni»?
Le voci sul fatto che il ministro della difesa Shoigu e il capo di Stato maggiore Gerasimov, non pervenuti durante la crisi, si dimetteranno a breve corre sui canali Telegram russi.
Si trattava di proiettare debolezza, per ringalluzzire i NATO-Kiev ad affondare un colpo che si può trasformare in una trappola come lo è stato «mattatoio di Bakhmut» creato per gli ucraini dal generale russo Surovikin detto «generale Armageddon»?
Oppure è una questione, davvero russa, di uomini ed emozioni? Può darsi: e anche qui guardate la differenza con il resto del mondo, per esempio negli USA dove è oramai invocata – da tutte e due le parti! – la guerra civile, che tutti dicono inevitabile (e pare proprio lo sia) ma nessuno muove un dito. In una maschia dimostrazione del fare sul serio, eccoti un putsch con marcia sulla capitale e abbattimento di elicotteri vari: solo per una questione di rispetto personale. No?
Chi lo sa. Prigozhin conosce Putin dai tempi in cui questi era il vice del sindaco Sobchak, mentre lui era solo un ristoratore con un passato torbido: tutta l’ascesa di Prigozhin la si deve solo al contatto personale con Putin.
Prigozhin, figlio di un padre ebreo e figliastro di un patrigno ebreo, viene dai bassifondi, dal mondo degli hot dog, non può appartenere all’élite, non ha fatto le accademie militare, non può essere accettato nel giro dei diplomatici (considerato, in Russia, rivale di quello dei siloviki ex KGB, chiamati talvolta con disprezzo «cekisti»), non ha insegnato l’Università di Mosca: invece, è stato in galera dieci anni.
Ecco, la piccola dimenticanza dei giornaloni di queste ore: in pochi hanno voluto parlare dei trascorsi carcerari del boss della Wagner, a differenza di quanto è accaduto mesi fa con Vladen Tatarskij, il blogger russo assassinato con una bomba a San Pietroburgo: i giornali italiani pubblicarono la sua fedina penale già nel titolo del pezzo. Qui nessuno che abbia anche solo sottolineato la condanna per furto e poi i nove anni in gattabuia per rapina.
E quindi, si è trattato di un impulso criminale che torna a galla? Il tentativo di rapina del secolo della prima superpotenza atomica mondiale? Il golpe era in realtà una «rapa» in scala bicontinentale? Il golpe era in realtà un colpo gobbo, un «golpe gobbo» per mettersi in saccoccia Mosca e la Siberia e tutto quello che contengono?
I giornali bizzarramente non lo hanno ipotizzato – hanno fatto migliaia di sedute psicanalitiche a distanza a Trump e Putin (ricordate: la mitica «rabbia di Roid»…) – ma di entrare in quella che potrebbe essere la psicologia di Prigozhin, nonostante il materiale bello ricco (con nuove cose indecenti che escono ogni ora in rete), no grazie, meglio di no: magari gliela fa pure e ci toglie Putin di torno, così come vuole chi ci paga lo stipendio, e pure il suo padrone.
Anche se, come per il 1991, non sapremo mai bene cosa è successo, dobbiamo cercare di capire che questo spettacolo – perché, come sottolineano vari meme irresistibili, compresi quelli degli ucraini che mangiano i popcorn, di questo si tratta, comunque: di un grande show che ci ha tenuti con il fiato sospeso – si inserisce in un circo più grande: quello del mutamento dell’assetto planetario, la fine del mondo unipolare, la de-dollarizzazione, l’ascesa dei Paesi BRICS contro il blocco NATO-G7 e l’arrivo magari di valute di commercio internazionale alternative, come forse verrà annunziato al summit BRICS di agosto in Sudafrica.
Un golpe riuscito in Russia non abbatterebbe solo Putin, ma cambierebbe un film ben più grande.
Si può tuttavia andare oltre, e allargare il campo.
Giorgio Galli parlava del golpe 1991 in relazione alla Journéee de Dupes di Richelieu in un vecchio libro chiamato La Russia da Fatima al riarmo atomico. Ne abbiamo già parlato, di recente, così come tante, tante volte abbiamo scritto della questione di Fatima e la Russia, e di come questa potrebbe essere stata accennata apertamente in discussioni tra Bergoglio e Putin.
«Oggi la Russia si sta rafforzando “sullo scacchiere euro-atlantico”, denuncia gli accordi per limitare gli armamenti, accresce il suo potenziale atomico» scriveva Galli nel 2009, in un periodo dove molti invece non vedevano nella Russia un attore significativo, né un pericolo. «La situazione economica è migliorata dopo il 2004, la Russia si presenta come più forte anche per il riarmo atomico; e questo assicura a Putin un consenso, sia pure manipolato…»
Quante cose sono cambiate. La Russia è divenuta Paese – più ancora che ai tempi dell’Impero zarista o sovietico – protagonista delle vicende mondiali. L’assenza del suo gas scatena crisi economiche, senza i suoi fertilizzanti si creano carestie. Resiste a round continui di sanzioni, e al congelamento (quella sì è una rapina) di un terzo di trilione di dollari di fondi di Stato depositati nelle Banche Centrali straniere. Ha un esercito pronto a combattere nella guerra vera, quella con un altro Paese avanzato. Dispone di armi mai viste, missili non intercettabili, testate sottomarine in grado di sommergere interi Paesi con tsunami radioattivi alti centinaia di metri – o almeno così dicono. Le testate atomiche, di cui ha il primato per la quantità, le sta spostando in giro, e comincia a parlarne senza più tanti tabù.
La Russia è il Paese che troviamo a fianco a noi sul precipizio della distruzione totale. Può buttarci giù, magari facendosi pure trascinare con noi nell’abisso. Oppure può non farlo, può tenderci la mano, o stringere la nostra se gliela tendiamo noi. E finisce lì.
Il lettore capisca che in Russia un golpe, un mezzo golpe, un «golpe gobbo», cambia un quadro che non riguarda solo Mosca, ma riguarda tutti noi: un quadro al di là della storia e della politica, al di là dell’esistenza, perfino: metastorico, metapolitico, metafisico.
Il golpe gobbo di Prigozhin e il suo esiziale significato metafisico: adesso che tutti sospirano e ridacchiano, fermiamoci, ancora una volta, a pensarci.
L’esistenza della civiltà è appesa ad un filo. Quanti sono gli idioti che non lo hanno ancora capito?
Roberto Dal Bosco
Immagine da Telegram
Pensiero
Il manifesto di Palantir in sintesi
La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.
Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.
L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.
Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.
La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.
Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.
Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.
In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.
8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.
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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.
12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.
14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.
19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.
20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Pensiero
La nuova religione civile dell’America è l’israelismo
Why Did Trump Alter The AI Trump-Jesus Image To Have A Luciferian/Ancient Sun God Behind Him?
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Quindi tutto questo in poco più di una settimana. Cosa significa? Perché certamente significa qualcosa. Non si tratta tanto di un paio di meme. Queste sono… Queste sono icone. Questi sono tentativi di inviare una dichiarazione sulla fede. Quale dichiarazione sta inviando il presidente? Beh, non una coerente. Non si tratta di una vera e propria teologia. È derisione. Sta deridendo Gesù. Sta prendendosi gioco del Cristianesimo. La figura centrale della religione viene sollevata. E la sua descrizione di come tutto ciò sia trapelato è di per sé una derisione. Una presa in giro dell’idea di verità. Un giorno dice: «sì, l’ho fatto». Il giorno dopo dice: «no, non l’ho fatto». Entrambe le affermazioni sono state registrate in video. Non si tratta di una bugia, è più di una bugia, è più di una semplice frase. È un attacco, non solo a una serie specifica di fatti. È un attacco all’idea stessa che esistano dei fatti. È un attacco alla verità, apertamente. Nessuno lo nasconde. La cosa è stata in qualche modo accantonata dopo un putiferio online durato qualche ora, con la gente indignata, poi placata, con la scusa di avere altre cose di cui preoccuparsi, e passata oltre. Ma per le persone sincere e religiose, per i cristiani che hanno a cuore Gesù e ciò che è vero e ciò che non lo è, molti si sono rivolti alla Bibbia per cercare di capire cosa stessero guardando, e molti hanno trovato un paio di versetti che sembravano adattarsi a ciò che stavano vedendo. Se sei un cristiano sincero o conosci qualcuno che lo è, forse hai ricevuto questi messaggi, ma li leggeremo comunque per farti sapere come molte persone di fede li interpretavano. Il primo è tratto dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Capitolo 2,Un versetto molto noto in cui descrive ciò che accadrà al ritorno di Gesù, e dice che sentirete dire che Gesù sta tornando. Non credete a ciò che sentite. Una serie di cose devono accadere prima che ritorni sulla terra, redima il mondo e la storia finisca. E saprete che sta tornando da questi eventi e tra questi ci sarà la rivolta. La figura che descrive come l’uomo dell’iniquità, a volte descritto come l’anticristo, ma l’uomo dell’iniquità è l’espressione tratta dalla sua seconda lettera ai Tessalonicesi, e dice questo: ci sarà una grande ribellione contro Dio guidata da quell’uomo dell’iniquità. Quest’uomo, cito testualmente, si opporrà e si innalzerà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, tanto da insediarsi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Si atteggerà a Dio. Si farà beffe degli altri dèi e si metterà al loro posto. Questo è tratto dalla seconda lettera ai Tessalonicesi. Ma questo non è il primo passo nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, in cui viene descritto qualcosa del genere. Varianti di ciò si trovano in numerose profezie di quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, comprese quelle contenute nel libro di Daniele. Il profeta Daniele descrive qualcosa di molto simile alla fine della storia, e descrive questo periodo, come spesso accade nei profeti, come una punizione. Una punizione per l’infedeltà e il peccato. Il popolo di Dio viene punito per non aver seguito Dio, e questa punizione, descritta in parte nel capitolo 11 del libro di Daniele, predice la venuta di un re, e stiamo citando, un re che farà ciò che gli piace. Si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni Dio e dirà cose inaudite contro il Dio degli Dei. Avrà successo finché non sarà compiuto il tempo dell’ira. Perché ciò che è stato stabilito deve accadere. È tutto ordinato, in altre parole, preordinato. Non mostrerà alcun riguardo per gli dèi dei suoi antenati, né alcun altro dio, ma si innalzerà al di sopra di tutti. Quindi, per molti cristiani o persone che conoscono bene la Bibbia e ci credono, queste profezie sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ce ne sono altre, sembrano adattarsi a ciò che stavamo osservando.Trump Posts AI Photo With Jesus—Days After He Was Slammed For ‘Blasphemy’https://t.co/1KDCpX1NXo pic.twitter.com/QZTIiik115
— Forbes (@Forbes) April 15, 2026
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Sen. Lindsey Graham:
“To the Pope: you’re a good, holy man. You don’t understand the evil of Iran, you’re miscalculating here. The Catholic Church, God bless it, in the 1930s didn’t really get Hitler. And to the Pope: you really don’t get this regime, the Ayatollah and his… pic.twitter.com/C3guM3N7IF — Open Source Intel (@Osint613) April 14, 2026
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I’ve never seen so much anti-Catholic bigotry from the Right. It’s as if Trump’s screed against the pope has given them all a green light to start attacking the Church and the Vicar of Christ.
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This has to be seen to be believed.
Hannity facts check the Pope’s anti-war message, says there’s conflict through975 the Bible, like the battle of David versus Goliath. pic.twitter.com/LbsSPF9uzo — Richard Hanania (@RichardHanania) April 17, 2026
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Immigrazione
La violenza immigrata contro le famiglie, il culmine di un processo
In tutta la penisola dilagano gli atti di violenza inenarrabile commessi da immigrati, rapine, stupri, accoltellamenti, uccisioni..la velocità e la foga sono tali da rendere impossibile seguirli tutti.
È un problema militare, come abbiamo scritto già diverse volte, ma ormai esistenziale, di vita. È la vostra stessa esistenza in gioco, in ogni momento della giornata.
Il recente crimine di Massa che ha visto un padre di famiglia soccombere sotto i colpi di una ghenga di giovinastri stranieri e di «seconda generazione» non è che uno dei tanti eventi che vedono papà e famiglie prese di mira all’improvviso e spesso senza motivo da soggetti che nell’attuale contesto anarcotirannico la faranno sempre e comunque franca.
Così, sempre più spesso, nelle grandi città e in quella che abbiamo definito diverse volte «provincia sonnacchiosa»aumentano gli attacchi, violenti e spudorati contro famiglie a passeggio, donne con passeggino, anziani.
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La rapina alle volte è soltanto l’ultimo degli obiettivi, il fine di questi individui è spesso divertirsi della sofferenza altrui, far del male e sancire il proprio dominio, culturale, razziale o di branco sulle persone, sul paese da cui tutto prendono ma che disprezzano, su tutti noi.
Siamo le vittime sacrificali di un sistema che già ci vuole annichilire in ogni momento della nostra esistenza, dal concepimento in avanti con tutti i mezzi possibili.
Tutto ciò non è abbastanza, siamo a rischio di essere umiliati, picchiati, torturati e financo uccisi anche quando siamo a prendere un gelato con i figli o nei momenti di cosiddetto relax. Pensateci, siete sempre le prede di qualcuno o di qualcosa, anche quando volete fuggire da città che di fatto non sono più le vostre.
Per qualcuno non dovete avere pace, in nessun momento della vostra esistenza, dovete essere gli schiavi dello stato e del sistema anarcotirannico che poi sono la stessa cosa.
È un sistema che ha truppe «regolari» per (tar)tassarvi, controllarvi e punirvi aspramente quando vi difendete dalle belve urbane che assalgono voi e i vostri cari, perché, ça va sans dire, quelle medesime belve non sono altro che le truppe «irregolari» dell’anarcotirannia, pronte a farvela pagare amaramente senza regole d’ingaggio se sgarrate, ossia se solo osate uscire di casa o passare per i loro parchi e le loro strade.
Sono truppe votate al male più completo, non arretrano davanti a nulla, non hanno remore di sorta nel commettere le violenze più efferate e sembrano non avere un’anima, sempre che l’anima non l’abbiano ceduta a potenze nemiche da sempre del genere umano.
Pensate alle implicazioni incredibili di tutto ciò per l’esistenza vostra e dei vostri figli e giudicate voi se non sia arrivato finalmente il momento di dire basta.
Victor García
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