Pensiero
Lettera a due amici in prima linea
Pubblichiamo questa lettera del collaboratore di Renovatio 21 Alessandro Corsini, che scrive a una coppia di sanitari nostri sostenitori che ha appena perso il lavoro a causa del rifiuto di sottoporsi al vaccino.
Cari amici miei, compagni di tante battaglie,
Come va in prima linea?
Qui dalla nostra posizione, al momento più riparata, si sentono in lontananza tanti spari, sembra di sentire grida disperate che graffiano i nostri cuori, facendoci quasi sperare di essere inviati nella mischia per potervi sostenere.
Viviamo in una guerra terribile e voi la state combattendo sin dai suoi primi istanti faccia a faccia con il nemico, come dovrebbe sempre fare una prima linea che si rispetti; con voi intendo medici, infermieri, OSS che in maniera ammirevole ed eroica avete imbracciato per primi, fieramente, senza esitazioni, le armi dell’obiezione di coscienza di fronte all’obbligo satanico dell’inoculazione sperimentale; della rettitudine morale, al cospetto di una evidente cooperazione al male dalle conseguenze nefaste per le anime; e del coraggio, come reazione ad un Moloch affamato, smanioso di divenire sovrano dei corpi di miliardi di esseri umani.
Di solito, in prima linea, si mandano i combattenti più sacrificabili utili solo a preparare il campo per gli altri nelle retrovie, anche per noi che siamo qui ad ammirarvi da lontano.
Tranquilli, tra poco la seconda linea, composta dagli insegnanti, quelli bravi, verrà a darvi manforte, e poi, chissà, tra non molto potremmo rivederci e combattere di nuovo fianco a fianco, come ai tempi delle battaglie per le scuole dei nostri figli.
Purtroppo non tutti coloro che sarebbero chiamati a combattere e ad aiutarvi hanno onorato questi giorni di sacrificio: come in ogni guerra, i buoni non si devono preoccupare solo delle minacce provenienti dalle file del nemico, ma ahimè, anche dai tradimenti, dall’indifferenza e dall’inettitudine dei propri commilitoni.
Cari amici, mentre voi siete lì in trincea, sotto le bombe di un lavoro perso ingiustamente sotto un vile ricatto che mette a repentaglio la vostra vita e quella dei vostri figli, c’è chi questa guerra non la sta nemmeno combattendo, e forse neanche si è accorto sia iniziata
Ebbene sì cari amici, mentre voi siete lì in trincea, sotto le bombe di un lavoro perso ingiustamente sotto un vile ricatto che mette a repentaglio la vostra vita e quella dei vostri figli, c’è chi questa guerra non la sta nemmeno combattendo, e forse neanche si è accorto sia iniziata: ci sono i vigliacchi, coloro che per una vita, a parole, da cristiani ipocriti, hanno rivendicato una superiorità morale rispetto agli altri fratelli, riempiendosi la bocca di concetti che nemmeno comprendono, come per esempio il più inflazionato «salviamo il seme della Fede», non capendo che l’unico modo per salvarlo sarà sempre il sacrificio, anche estremo se richiesto.
«Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà» (Mt 16, 25).
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gio 12, 24).
Come padri e madri di famiglia, cosa lasceremmo in eredità ai nostri figli, se non fossimo fedeli e coerenti sino alla fine di fronte a principi morali assoluti quali l’inviolabilità della vita umana, palesemente stuprata da un’atroce filiera farmaceutica, assetata di sangue innocente sia nella sua origine che nel suo obiettivo finale?
Quale insegnamento potrà mai dare ai propri figli, un padre di famiglia, sempre dichiaratosi contro l’aborto, ed ora cedevole nel farsi inoculare con un siero macchiato di sangue innocente?
Poi ci sono i «disertori», coloro cioè che sarebbero fondamentali nel sostenerci nella buona battaglia ma che nel momento del bisogno sono letteralmente spariti
Ci sono le anime belle, coloro che non si sono accorte nemmeno che una guerra decisiva sia iniziata, figuriamoci se saranno mai disposte a combatterla: costoro si sono contaminati talmente tanto con il mondo, da aver perso irrimediabilmente la percezione del bene e del male.
Essi non si indignano più per nulla, il loro spirito critico è piegato su se stesso, anestetizzato da anni di compromessi e di adattamento al «male minore».
Queste figure, apparentemente buone, sostenitrici convinte della non belligeranza col mondo, nemmeno ora, con lo svelarsi nel piano del nemico di odiose pratiche ricattatorie e delle tragiche conseguenze sulla salute delle «cavie» degli inutili sieri sperimentali, sono in grado di vedere, di interrogarsi, di mettersi in discussione lasciandosi alle spalle false certezze omologanti diventate per loro il nuovo «decalogo».
Ci sono gli inetti, persone che pur avendo parlato per anni di ciò che sarebbe accaduto, di come il Male sarebbe arrivato alla resa dei conti con il «piccolo resto» di combattenti, al presentarsi reale della prova, ne rimangono pietrificati.
Anni di convegni, di apparente controinformazione, pagine e pagine di articoli, di saggi e di conferenze, per poi accorgersi di essere incatenati alla comodità del non schierarsi mai. Dietro alla tendenza spocchiosa e da «figli di papà» del sentirsi sempre super partes, «non siamo né guelfi né ghibellini» dicono dall’alto della loro saccenza, è evidente come emerga la totale mancanza di una spinta propulsiva, assorbita da situazioni di comodo a cui non rinuncerebbero per nulla al mondo, veri e propri idoli cui sacrificare la propria libertà, la propria intelligenza e la propria coscienza: l’amicizia di comodo, il quieto vivere famigliare, il prestigio sociale, il rispetto umano, una buona posizione lavorativa.
Queste figure somigliano in modo impressionante al giovane ricco del Vangelo che chiese a Gesù:
«“Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?” Gesù gli rispose: “Perché m’interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”. “Quali?” gli chiese. E Gesù rispose: “Questi: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso”. E il giovane a lui: “Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?” Gesù gli disse: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi”. Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni». (Mt 19,16-30)
Poi ci sono i «disertori», coloro cioè che sarebbero fondamentali nel sostenerci nella buona battaglia ma che nel momento del bisogno sono letteralmente spariti: e qui duole dirlo ma l’assenza di guide spirituali forti e coraggiose, tranne in rarissimi casi, si è fatta sentire, soprattutto tra gli «intoccabili» tradizionalisti.
Com’è possibile che tante famiglie si trovino in prima fila a combattere nella difesa di ciò che è rimasto di più sacro sguarnite del sostegno morale e spirituale di santi sacerdoti, i quali, addirittura tra gli insospettabili, sono stati spesso occasione di scandalo per i fedeli stessi?
Disertori: i loro continui silenzi ci parlano di pastori completamente distaccati dalla realtà, che non esortano più a vivere con virilità e radicalità le virtù cristiane (che voi in prima linea state eroicamente testimoniando già oggi, mentre vi sto scrivendo questa lettera).
Non ci capiscono, vedete, non comprendono più la nostra radicalità, la nostra fermezza e la nostra testardaggine: non lo possono fare perché non ci hanno seguito sul campo di battaglia in questi duri anni post legge Lorenzin (2017) che ci hanno portato fino a questo punto.
Noi già da anni viviamo la «segregazione razziale» dei nostri figli, essendo stati obiettori della prima ora; già da anni conoscevamo la Necrocultura che sta alla base della follia sanitaria in atto
Noi già da anni viviamo la «segregazione razziale» dei nostri figli, essendo stati obiettori della prima ora; già da anni conoscevamo la Necrocultura che sta alla base della follia sanitaria in atto.
La considerazione amara, che vale non solo per i sacerdoti bensì per gran parte dell’intellighenzia cattolica, è che il vuoto lasciato dai disertori, si è riempito con personalità provenienti da ambienti totalmente estranei alla Chiesa – davvero «i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» perché «non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21).
Sta tutto qua vedete, e voi che siete laggiù a soffrire sotto il fuoco nemico lo sapete meglio di me; la differenza sta tutta tra l’esserci e il non esserci, tra il riconoscere i segni dei tempi e percorrere la strada che Dio ci presenta, occasione, chissà, di santificazione personale, e il voler privarsi di tutto questo, nascondendosi dietro a una falsa idea di Fede, legalista, calcolatrice, in poche parole farisaica.
Cosa farebbe Gesù al nostro posto? Sarebbe in prima linea con voi cari medici, infermieri e OSS assetati di giustizia, sostenendovi davanti al sinedrio della nuova falsa religione scientista, stringendo forte le vostre mani che per anni hanno a loro volta stretto milioni di mani di anziani, bisognosi e malati a cui voi, consapevolmente o inconsapevolmente avete portato Cristo
Non dobbiamo nasconderci dietro la sterile e cinica idea di liceità di un atto morale, questo non farebbe altro che trasformare la nostra vita in un insieme di azioni meccaniche esteriori lontane anni luce dal nostro cuore, dove Dio da sempre vuole abitare e in cui vuole essere da noi adorato; bensì dobbiamo chiederci se compiendo quell’atto, quell’azione, noi rendiamo o meno servizio e gloria a Dio stesso, arrivando a pensare cosa Gesù avrebbe fatto al nostro posto.
E cosa farebbe Gesù al nostro posto? Sarebbe in prima linea con voi cari medici, infermieri e OSS assetati di giustizia, sostenendovi davanti al sinedrio della nuova falsa religione scientista, stringendo forte le vostre mani che per anni hanno a loro volta stretto milioni di mani di anziani, bisognosi e malati a cui voi, consapevolmente o inconsapevolmente avete portato Cristo.
Resistete laggiù in prima linea, cari amici, stiamo arrivando anche noi, e non vi lasceremo soli!
Dedicato a C. e M. (e ai loro splendidi bambini)
Alessandro Corsini
Pensiero
Pizzaballa incontra il privilegio israeliano. Aspettando il Golem e l’Anticristo
L’incidente del patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, dovrebbe già essere rientrato. Almeno, sulla carta.
Al cardinale Pizzaballa, che si trovava con il Custode della Terra Santa fra’ Francesco Ielpo, la polizia israeliana ha proibito l’ingresso alla chiesa di Santo Sepolcro. Non stavano in processione, erano pochi cristiani (molti meno dei 50 previsti dalla legge) che dovevano celebrare e partecipare ad un rito privato. Niente: in uno dei giorni più sacri dell’anno, il vertice della cristianità in Terra Santa viene respinto. Il poliziotto giudeo può più del cardinale cattolico, alla facciazza dello Status Quo gerosolomitano.
Lo shock internazionale è stato tanto, e da subito.
Ieri stesso è stato pubblicata una dura dichiarazione congiunta del Patriarcato di Gerusalemme e della Custodia della Terra Santa. «Questo episodio costituisce un grave precedente e non tiene conto della sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme» scrive la nota. I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro».
Abbiamo veduto quindi il comunicato della diocesi di Roma: «La diocesi di Roma esprime la propria fraterna vicinanza e solidarietà al cardinale Pierbattista Pizzaballa, (…) Apprendiamo con profonda amarezza che alle autorità ecclesiastiche è stato impedito di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Santa Messa della Domenica delle Palme, gesto che appare grave e ingiustificato e che rappresenta un motivo di seria preoccupazione per la libertà di culto e per il rispetto dello Status Quo nei Luoghi Santi».
Perfino la CEI si è fatta sentire: «A nome dei vescovi italiani» ha detto il segretario della Conferenza Episcopale, cardinale Mattro Zuppi «manifesto lo sdegno per una misura grave e irragionevole».
Poi il balletto dello Stato Ebraico, con l’ambasciatore presso la Santa Sede (che, pensate, esiste dal 1994: si tratta pur sempre della Chiesa di Pio X) che prima giustifica la proibizione, poi cambia idea quando arrivano anche le scuse del l presidente israeliano Isacco Herzog : «ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina (…) ho ribadito l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme».
Si muove tecnicamente con la coda fra le gambe (ma le apparenze ingannano…) anche il premier dello Stato Giudaico: «oggi, per particolare preoccupazione per la sua incolumità, al Cardinale Pizzaballa è stato chiesto di astenersi dal celebrare la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Pur comprendendo tale preoccupazione, non appena ho appreso dell’accaduto, ho dato istruzioni alle autorità affinché il Patriarca potesse celebrare le funzioni religiose secondo le sue volontà.».
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three…
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) March 29, 2026
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Perfino l’ambasciatore USA a Gerusalemme, il cristiano ultrasionista Mike Huckabee, appena reduce da un’intervista devastante con Tucker Carlson che ha creato un incidente diplomatico con i Paesi della regione (secondo Huckabee, Israele potrebbe prendersi tutto il Medio Oriente, e lui ne sarebbe felice), si è precipitato a condannare l’accaduto.
«L’azione odierna della Polizia Nazionale israeliana, volta a impedire al Patriarca latino Cardinale Pierbattista Pizzaballa e ad altri tre sacerdoti di entrare in chiesa per impartire la benedizione la Domenica delle Palme, rappresenta un’ingerenza eccessiva che sta già avendo gravi ripercussioni in tutto il mondo» avverte nel suo comunicato ufficiale l’inviato di Washington. «È difficile comprendere o giustificare il fatto che al Patriarca sia impedito l’accesso alla Chiesa la Domenica delle Palme per una cerimonia privata. Israele ha fatto sapere che collaborerà con il Patriarca per trovare un modo sicuro per svolgere le attività della Settimana Santa».
My statement re Prohibiting the Latin Patriarch of entering Church of Holy Sepulcher on Palm Sunday:
While all Holy sites in the Old City are closed due to safety concerns for mass gatherings including the Western Wall, Church of the Holy Sepulcher and Al Aqsa Mosque, the action…— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) March 29, 2026
A livello più microscopico, abbiamo registrato alcune reazioni inaspettate, come quella di Erik Prince, miliardario ex Navy Seal fondatore del gruppo mercenario Blackwater, convertitosi al cattolicesimo ancora decenni fa. «Per la prima volta in secoli, dai tempi del dominio ottomano, ai cristiani è negata la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Un evento davvero senza precedenti (…) Non esiste una ragione legittima per vietare alle persone di partecipare alla messa… un orribile affronto al cristianesimo. Ogni cattolico, evangelico, ogni ortodosso in America dovrebbe essere indignato». Il Prince, che immaginiamo nel corso della sua carriera possa aver avuto rapporti diretti con la sicurezza israeliana, pare avere avuto alienata ogni simpatia filo-israeliana, pure lui.
PRINCE: This is a really bad look. Israeli police blocking Cardinal Pizzaballa from entering the Church of the Holy Sepulcher for Palm Sunday mass only adds to the anger of Muslims over access to Al Aqsa Mosque. A completely unforced, stupid error by Israeli security forces. pic.twitter.com/0E7MH7DnjB
— Bannon’s WarRoom (@Bannons_WarRoom) March 29, 2026
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La questione è che lo stesso Pizzaballa ora minimizza: «ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto». Insomma non è successo nulla, anzi forse è un po’ colpa nostra.
«Non ci sono stati scontri » ha spiegato il porporato già papabile a Tg2000, il telegiornale della TV dei vescovi. «Tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera».
Non c’è rabbia, ma tanta amarezza: «i fatti di stamattina sono importanti ma dobbiamo pensare al contesto generale. C’è gente che sta molto peggio di noi che non può celebrare per motivi molto diversi. Celebriamo ancora una volta una Pasqua sottotono».
Pizzaballa, che ricordiamo essere traduttore del rito della messa modernain lingua ebraica moderna (un tradizionista può rabbrividire di più?), in realtà negli ultimi tempi potrebbe aver detto o fatto qualcosa che potrebbe, diciamo così, aver infastidito lo Stato degli ebrei. Quattro settimane fa aveva parlato della differenza nella percezione tra la condotta bellica dei Russi in Ucraina e quella di Israele e Gaza e dintorni. Due mesi fa si era scagliato contro il «Board of Peace» di Trump, definito «operazione colonialista». La scorsa estate aveva subito visitato la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza distrutta dall’esercito israeliano.
Ancora pochi mesi fa il cardinale aveva detto nemmeno tanto cripticamente che «Satana cerca il controllo della Terra Santa». Poi, con i vescovi, aveva esortato i cristiani di tutto il mondo ad aiutare i fedeli attaccati dai coloni israeliani, un’escalation che sta montando ancora proprio in questi giorni.
Qui forse c’è una prima lettura possibile del retroscena dell’accaduto: è la repressione verso chi non accetta la colonizzazione della Cisgiordania e, tra non molto, di Gaza (e poi ancora il Sud del Libano, il Golan, quello che verrà conquistato dalle stragi militari).
Essendo che non sarà mai possibile far accettare alle autorità cristiane la presa colonica della West Bank – anche per la presenza di fedeli cristiani, come nei villaggi ora attaccati senza requie dai coloni – iniziano le molestie. O meglio, continuano.
Chi legge Renovatio 21 sa che disturbo e repressione nei confronti dei cristiani durante la Pasqua (per non parlare del resto dell’anno…) durano da molto tempo, ad esempio nel caso degli ortodossi e della cerimonia del Fuoco Sacro, proibita a più riprese dalle forze dello Stato Giudaico.
Il lettore sa altresì che la «gang messianica» al potere ora in Israele fiancheggia, difende, sprona i coloni: il ministro sionista della sicurezza Itamar Ben Gvir (che controlla la polizia) e il ministro sionista–religioso delle finanze Bezalel Smotrich (nato da famiglia di coloni messianici nelle alture del Golan occupate, in settimana ha chiesto l’annessione del Libano meridionale) non fanno mistero del loro appoggio ai coloni e ai loro insediamenti.
La violenza colonica si è manifestata in questi giorni persino sull’inviato della CNN, che non è che si possa dire sia un canale TV anti-israeliano: il giornalista e il suo cameraman vengono attaccati da un gruppo di soldati in un insediamento che, dice, perfino Israele considera illegale. È chiaro, dice il giornalista ancora scosso (fucili puntati, telefono sequestrato, collaboratore strangolato), che «questi soldati sono qui al servizio del movimento dei coloni».
🇮🇱 Israeli soldiers point rifles at CNN journalists… then choke one on camera
All while documenting an illegal settler outpost in the West Bank, where a 75-year-old man was reportedly beaten inside his home.
Source: CNN https://t.co/C9BxBBrd9e pic.twitter.com/sXBtgW05j0
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) March 28, 2026
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Nel documentario Bibi Files, praticamente censurato per mesi prima che lo distribuisse Tucker Carlson, si capisce meglio quello che sta accadendo. Netanyahu fino a tre anni fa non avrebbe mai nemmeno posato in foto con i suoi ministri estremisti. Con la giustizia israeliana che preme sulla sua famiglia con accuse di corruzione, Bibi ha riconsiderato la sua posizione: ecco quindi imbarcati gli impresentabili nel gabinetto più estremista della storia d’Israele. Il documentario è particolarmente interessante anche perché racconta come lo Smotrich fosse stato arrestato dallo Shin Bet che voleva sapere di più su possibili piani del terrorismo ebraico.
Il Ben Gvir, talmente estremista che da adolescente gli è stato impedito di servire nell’esercito, invece viene mostrato mentre gongola esibendo un pezzo dell’auto di Isacco Rabin, il primo ministro degli accordi con Arafat, assassinato pubblicamente da un altro estremista giudeo.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich è un “terrorista ebreo che non è in prigione”, mentre il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir è “il seguace di un gruppo terroristico ebreo”, sostenitore dell’omicidio del primo ministro israeliano Ytzak Rabin, avvenuto il… pic.twitter.com/3sLTIVytGC
— giorgio bianchi (@Giorgioaki) March 28, 2026
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In pratica, la politica israeliana è in mano a personaggi con ideologie di suprematismo ebraico e che in passato possono aver avuto simpatie per il terrorismo sic e simpliciter.
Diventa più chiaro, a questo punto, tutto quello che stiamo vedendo nella zona, dall’assassinio dell’aiatollà Khamenei (il capo, oltre che della Repubblica Islamica dell’Iran, dei musulmani sciiti, cioè una religione mondiale!) agli attacchi contro i soldati italiani (e spagnoli, e irlandesi, etc.) dell’UNIFIL in Libano.
Chi è in Terra Santa non so deve illudere: il suprematismo ebraico (chiamatelo sionismo, se volete, ma è molto di più, è un culto messianico fondamentalista) ha il fucile puntato. E vuole perfino qualcosa di più grande del genocidio dei palestine: vuole Erez Israel, il «Grande Israele», che si estende dal Nilo all’Eufrate (non è che sono le due linee blu della bandiera israeliana, con in mezzo il simbolo cabalistico della stella a sei punte?), e che comprenderebbe, quindi, la conquista di terre dell’Iraq, del Libano, della Siria, dell’Arabia Saudita, della Giordania, dell’Egitto. I soldati IDF, mentre ci scandalizziamo per Pizzaballa, già hanno le mostrine.
È un ennesimo episodio del privilegio del giudaismo moderno: fanno quello che vogliono, fanno cose tremende, immani (tipo, un genocidio a Gaza) poi ti accusano di antisemitismo se apri bocca, e il governo italiano proprio ora (adesso! In questo momento storico!) sta adoprandosi per mandarvi in galera se direte qualcosa.
Non c’è da scandalizzarsi, quindi, se bloccano un principe della Chiesa in uno dei luoghi più sacri della cristianità. Non è diverso da qualsiasi altro goy, termine dispregiativo ebraico e yiddish per i non-ebrei, per i poveri gentili che non fanno parte del popolo eletto. Anzi: preparatevi tutti ad andare in prigione prossimamente se oserete protestare per Pizzaballa.
Dovete stare zitti, e subire l’opera dei terroristi che odiano voi e Gesù Cristo – come insegna il Talmud. Potete, al massimo, usufruire di qualche replica di kolossal sull’Olocausto, i libri di storia sulle persecuzioni degli ebrei, le paginate culturali di Corriere e Repubblica.
A qualcuno può venire in mente: ma non è che tutto questo sarà per gli ebrei, alla fin fine, controproducente? Ebbene, c’è modo di pensarlo. I giudei non sembrano imparare: anche l’altra volta programmarono che uccidere il Messia – il quale aveva osato presentarsi a Gerusalemme senza un esercito in grado di distruggere Roma, ma con un messaggio di amore universale – non andò loro benissimo, e si creò qualcosa di enorme cui persero subito il controllo.
Nello stesso documentario Bibi Files viene rispiegata la storia, che parrebbe perfino ammessa dal Netanyahu in persona, secondo cui Hamas sarebbe stata nutrita con 35 milioni di dollari al mese, via Qatar, da Israele stesso, per un totale, si dice, di più di un miliardo. «Ricordate quella scena de Il Padrino» dice Netanyahu ai poliziotti che lo interrogano per le accuse di corruzione, «tieni gli amici vicino a te, i nemici ancor di più». Com’è finita, con Hamas?
OH. MY. GOD. There it is… from his mouth
🚨 Netanyahu Funded Hamas $35M a Month via Qatar, using U.S. Tax Dollars, and tells Investigators:
“This is confidential and can’t be leaked, okay? We have neighbors here, sworn enemies. I’m constantly passing them messages. I confuse… https://t.co/pROxaO7aWY pic.twitter.com/sMK8xMZmvd
— MJTruthUltra (@MJTruthUltra) March 28, 2026
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Così come c’è tutta una letteratura dietro ai finanziamenti ebraico-americani all’ascesa di Hitler… a questo punto non si può non tirar fuori la maledizione del Golem, il Frankestein della cultura giudea. Il Golem, figura mitica del folklore ebraico, è un gigante di argilla portato in vita tramite rituali cabalistici per servire o proteggere gli ebrei, nella leggenda del XVI secolo del rabbino Loew di Praga, da protettore può crescere sino a divenire un distruttore incontrollato.
Israele sembra condannato a questa coazione a ripetere golemica: le ramificazioni delle sue scelte erronee e crudeli sfuggono al loro controllo e infliggono morte e devastazione a loro stessi.
Le maledizioni, le catene generazionali di dolore e orrore, hanno in realtà una soluzione: Gesù Cristo. Colui che, per spezzare il meccanismo della violenza, dice questa cosa incredibile: porgi l’altra guancia. Non è un caso, quindi, se ad un successore degli Apostoli venga proibito l’ingresso nel Santo Sepolcro.
È proprio Gesù Cristo il tema di questa guerra e di tutte le sue grandi e piccole conseguenze. È proprio per eliminare le sue idee, e Lui stesso, che tutto questo sta accadendo.
Ribadiamo quanto già scritto da Renovatio 21: il cuore di tutte queste tensioni sulla Terra Santa, che a breve possono divenire la Terza Guerra Mondiale, è l’arrivo dell’Iniquo: è la guerra messianica, è la guerra per l’anticristo.
Tutto il resto sono chiacchiere geopolitiche, quisquiglie economiche, miserie politiche e giornalistiche.
Niente conta, se non il Dio della vita.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Mao e il «blocco storico» che ha vinto il referendum
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Pensiero
Perché votiamo Sì al referendum
Renovatio 21 voterà Sì al referendum di domenica.
Lo facciamo essenzialmente perché riteniamo che alla magistratura italiana vada dato uno scossone – anzi, la riforma Nordio forse è ancora poco rispetto a ciò che ci vorrebbe.
Nelle scorse settimane abbiamo ospitato interventi contrari alla separazione delle carriere in magistratura, e rispettiamo i dubbi leciti che si possono avere in merito alla questione. Sappiamo bene che la questione della separazione delle carriere – che interessa manciate di casi di questi anni su migliaia di magistrati – è uno stalking horse, uno specchietto per le allodole: l’obbiettivo vero della riforma è il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), indebolendo il quale – e soprattutto, auspicatamente «de-correntizzandolo» – si otterrebbe una riduzione globale del potere dei giudici sul Paese.
Il fatto è che, al di là dei numeri e della politica spiccia, non possiamo toglierci dalla testa quanto abbiamo visto in questi decenni, con casi di decisioni incredibili da parte dei magistrati – decisioni che hanno come conseguenza la rovina delle vite di tantissimi, e che, pure nelle rarissime occasioni in cui viene comprovato l’errore giudiziario, non comportano alcuna pena per il giudice stesso.
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È stato utile vedere la reazione delle forze di sinistra, comprese quelle radicali (che una volta, in teoria, odiavano i magistrati: giusto?) contro la riforma, a difesa dello status quo della magistratura italiana: la prova provata che essa è parte integrante e fondamentale dello Stato-partito, cioè della fusione del maggior partito rimasto dalla fondazione della Repubblica con ogni ganglio dello Stato, una materia talmente monolitica ed infallibile che ogni altro partito, vecchio o nuovo, che voglia contare qualcosa, deve venirne a patti, emulare o, più spesso, accettare qualche briciola che cade dal tavolo in cambio della sua stessa castrazione politica.
La magistratura, che è arrivata a condannare in questi anni persino ministri della Repubblica opposti al diktat kalergista dell’invasione migratoria, funge di fatto come da guardia perimetrale dell’immobilità dello Stato italiano e della sua conformazione agli oscuri ordini provenienti dalle centrali mondialiste.
Che qualcosa che va al di là del potere giudiziario, nella Giustizia italiana, lo si era capito già ai tempi di tangentopoli, quando cominciarono ad esserci certi sussurri sul ruolo degli USA nel processo che spazzò via tutti (meno uno…) i partiti della Prima Repubblica. Di recente, lo studioso americano Mike Benz, parlando anche di altri casi (in Brasile, ad esempio, c’è il capo della Corte Suprema che fa uscire di galera un presidente, Lula, e ne mette dentro un altro, Bolsonaro) ha definito il fenomeno della transitional justice, «giustizia di transizione»: si tratta di un vero e proprio schema di influenza internazionale di Washington, per cui tramite i giudici si mette in prigione questa o quella figura pubblica per destabilizzare e poi «stabilizzare» (cioè, sottomettere con i propri uomini) un Paese… in effetti proprio quello che sembrerebbe essere successo al Tribunale di Milano agli inizi degli anni Novanta, e qualche cascame ci par di averlo veduto anche più ultimamente.
Ma, al di là dei grandi giochi geopolitici, quello che ci salta alla mente è lo scempio costantemente su giornali e telegiornali: ecco il caso del fidanzato che si fa decenni di processi e galere per aver ucciso la fidanzata, salvo che il processo ora viene riaperto; ecco il caso del muratore accusato di aver ammazzato una bambina, dove però le incongruenze sono tali da inquietare l’opinione pubblica; ecco il caso del serial killer toscano che, dopo decadi, non va da nessuna parte, anzi si complica ancora di più, tra la violenza e il grottesco. E poi ancora: le bombe, gli aerei esplosi, le stragi, i misteri di ogni sorta, con i relativi muri di gomma…
Ne abbiamo viste davvero troppe per far finta di niente – e parliamo anche di casi vicinissimi a noi. Al di là del nostro scetticismo rispetto alla finzione democratica, che in Italia come altrove è in via di esaurimento, è proprio la cifra umana della questione (gli innocenti condannati, o anche solo accusati e processati per anni, contro ogni evidenza) che ci preme.
E qui non entriamo nemmeno nel caso della Corte Costituzionale, che abbiamo capito essere il vero grande laboratorio nazionale per la dissoluzione bioetica, dove si fanno e si disfano le regole per la vita e la morte (eutanasia, aborto, provetta, vaccini, trapianti etc.) mentre il Parlamento zufola a poca distanza.
Insomma, è l’intero edifizio che è problematico. E confessiamo pure di non capire perché in tutti questi anni l’assetto generale della magistratura sia stato un tabù: è lecito pensare che il potere giudiziario non sia del tutto separato, soprattutto se pensiamo che già dentro alla magistratura vi siano delle correnti? È così impossibile pensare ad un meccanismo elettorale popolare per scegliere se non i giudici, le figura apicali e decisionali della magistratura? È così assurdo pensare alla possibilità, come negli Stati Uniti, di giurie popolari, che mitighino lo strapotere di giudici e procuratori (e avvocati…)?
Non abbiamo, in realtà, nessun motivo per votare contro la riforma. Sappiamo che, come in tante altre occasioni, il voto referendario potrebbe non essere rispettato. Ciò non ci esime dal tentare di partecipare ad una scossa sismica che potrebbe essere per il Paese catartica.
Per cui, noi domenica votiamo Sì.
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Immagine di Niccolò Caranti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine modificata
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