Connettiti con Renovato 21

Senza categoria

L’Austria chiude tutto e promette l’obbligo vaccinale universale

Pubblicato

il

 

 

Dopo pochi giorni di lockdown selettivo – cioè apartheid biotica dei non-vaccinati, l’Austria ci ripensa e chiude tutto: lockdown totale.

 

Da lunedì 19 il Paese torna in lockdown totale. La Germania, di riflesso, potrebbe seguire, dicono i giornali locali. L’Italia, regina della costrizione draconiana, quanto attenderà?

 

In Austria inoltre si vuole arrivare alla vaccinazione dell’intera popolazione a partire dal 1 febbraio. Il neocancelliere austriaco Alexander Schallenberg, messo al potere da uno scandalo che ha disintegrato il giovane Sebastian Kurz, ha annunciato il piano ieri in conferenza stampa.

 

L’apartheid biotica dei soli vaccinati, si è capito, non ha funzionato: non è riuscito a fermare l’impennata del numero di casi.

 

Da lunedì 19 il Paese torna in lockdown totale. La Germania, di riflesso, potrebbe seguire, dicono i giornali locali. L’Italia, regina della costrizione draconiana, quanto attenderà?

Si ricorrerà quindi al blocco totale, per una durata di almeno 10 giorni – da qualche parte raccontano ancora la favola del «salvare il Natale».

 

Sarà quindi implementato un vero obbligo vaccinale universale: a partire dal 1 febbraio, tutti i cittadini austriaci saranno legalmente obbligati a sottoporsi all’inoculo mRNA. Sono state promesse «pene» e punizioni, per il momento non  specificate, per coloro che continuano a resistere.

 

«Non siamo stati in grado di convincere abbastanza persone a vaccinare. Per troppo tempo io e altri abbiamo pensato che si potesse convincere le persone a farsi vaccinare», ha affermato il nuovo cancelliere Alexander Schallenberg. «Fa male che tali misure debbano ancora essere prese».

 

In sostanza, succederà che

 

  • Da lunedì 22 novembre, l’Austria entrerà in un blocco di tre settimane, che terminerà il 12 dicembre.

 

  • Negozi e ristoranti saranno costretti a chiudere.

 

  • Il lavoro da casa sarà obbligatorio in qualsiasi lavoro in cui sia possibile farlo.

 

  • Le mascherine FFP2 sono obbligatorie in tutti i locali chiusi.

 

  • Le scuole non saranno ufficialmente chiuse ma rimarranno aperte per «chi ne ha bisogno», anche se non si svolgeranno lezioni frontali. Ciò rispecchia le regole dei blocchi nel 2020, in cui le scuole sono passate all’apprendimento a distanza ma hanno comunque fornito assistenza agli studenti i cui genitori non erano in grado di farlo, ad esempio i figli piccoli di genitori che svolgono lavori essenziali o quelli con esigenze di apprendimento extra.

 

  • Il governo ha invitato i genitori a tornare all’apprendimento da casa, se possibile.

 

  • La suite di misure sarà valutata dopo dieci giorni.

 

L’Austria non ha ancora, a differenza dell’Italia, un obbligo vaccinale mascherato da green pass per il lavoro, ma potrebbe presto seguire.

 

Con la minaccia di obbligo totale di vaccino Vienna potrebbe diventare un nuovo laboratorio di avanguardia della dittatura biologica globale. Gli occhi dei potenti saranno puntati sull’Austria per capire come risponderà la popolazione.

 

L’Italia, che è il Paese al mondo in cui la restrizione pandemica più avanzata (il ricatto del taglio dei viveri senza sottomissione ai diktat biotici del potere), si farà superare dal piccolo Paese limitrofo?

 

 

 

Senza categoria

Partito Comunista Cinese, si apre il 6° Plenum: cementerà il potere di Xi Jinping

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

Attesa l’approvazione della terza «risoluzione storica» del PCC. Il documento esalterà il futuro del Paese sotto la guida di Xi e potrebbe criticare gli eccessi delle aperture di Deng Xiaoping. Rimangono poco chiari gli equilibri interni al regime; un indizio chiave sarà chi sostituirà il premier Li Keqiang.

 

 

Si è aperto oggi nella capitale il 6° Plenum del 19° Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC). L’incontro a porte chiuse, che si concluderà l’11 novembre, è destinato a cementare il potere di Xi Jinping, presidente della nazione e segretario generale del Partito.

 

Il clou del meeting sarà l’approvazione di una «risoluzione storica» che rivedrà i successi del PCC nei suoi 100 anni e fornirà elementi per delineare la direzione futura del regime. Si tratta del terzo documento di questo tipo dalla fondazione del Partito. Il primo, nel 1945, ha rafforzato il potere di Mao Zedong. Con quello del 1981 Deng Xiaoping ha condannato invece gli eccessi della Rivoluzione culturale e lanciato le riforme di mercato.

 

Alla vigilia del Plenum, i media cinesi di Stato hanno celebrato i «successi» di Xi Jinping, soprattutto l’aver eliminato la povertà estrema nel Paese – un’affermazione contestata da molti osservatori – e traghettato la Cina verso la modernità.

 

Con l’abolizione nel 2018 del limite dei due mandati presidenziali, Xi si avvia a governare almeno fino al 2027. Egli non ha mai designato un successore

Secondo diversi analisti, dalla sua entrata in carica nel 2012 Xi ha raggiunto uno status che in passato ha avuto solo Mao. Ciò ha però allarmato buona parte della comunità internazionale, preoccupata per la repressione interna nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong. La Cina di Xi è anche più attiva e aggressiva in politica estera, con la crescente ostilità nei confronti di Taiwan e le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese meridionale e in quello orientale.

 

Il risultato è che gli USA di Joe Biden hanno spazio per tentare di creare un fronte unito «anti-cinese» con alleati e partner. L’obiettivo di Washington e quello di  contenere la potenziale minaccia militare di Pechino e contrastare le sue pratiche commerciali, ritenute contrarie alle regole internazionali.

 

I commentatori sono divisi su quale sarà il contenuto effettivo della terza risoluzione sulla storia del PCC. Alcuni sostengono che essa sarà meno importante delle precedenti, concentrandosi più sulle prospettive future sotto la leadership di Xi. Altri si aspettano che l’attuale leader supremo riservi a Deng lo stesso trattamento che il «piccolo timoniere» ha avuto per Mao; in questo scenario il documento finale approvato dal Plenum includerebbe critiche agli eccessi delle «riforme e aperture» volute da Deng.

 

Un indizio indiretto su quale sia il reale peso di Xi e dei suoi sostenitori nel Partito lo potrebbe dare la scelta del futuro primo ministro, sulla carta il numero due del regime

L’aspetto più importante del Plenum in corso è però con quale equilibrio di potere il Partito si presenterà al Congresso del prossimo anno. Con l’abolizione nel 2018 del limite dei due mandati presidenziali, Xi si avvia a governare almeno fino al 2027. Egli non ha mai designato un successore: l’attuale vice presidente, il potente Wang Qishan, ha 73 anni e avrebbe contrasti con il suo capo. Wang farebbe parte di quell’ala del Partito che mal tollera i controlli governativi imposti nell’ultimo anno al settore privato (soprattutto ai giganti dell’hi-tech) e la “prosperità comune” invocata da Xi.

 

Un indizio indiretto su quale sia il reale peso di Xi e dei suoi sostenitori nel Partito lo potrebbe dare la scelta del futuro primo ministro, sulla carta il numero due del regime. L’indicazione di una figura appartenente alla fazione del premier in carica Li Keqiang  (la Gioventù comunista) segnalerebbe che Xi è dovuto scendere a patti con i suoi avversari per perpetuare il proprio potere.

 

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Continua a leggere

Militaria

Gli americani annunciano di avere batterie di missili ipersonici

Pubblicato

il

Da

 

Dopo che Russia, Cina e Corea del Nord hanno annunciato l’implementazione della tecnologia missilistica ipersonica, anche gli USA dichiarano di avere pronta una prima batteria di missili ipersonici superficie-superficie.

 

La batteria dell’Esercito USA sarebbe in preparazione nella base di Lewis-McChord nello stato di Washington. La avrebbe in consegna una Brigata di artiglieria, la 17th Field Artillery Brigade, schierata dal 2019 nel teatro Asia-Pacifico.

 

«I veicoli lanciatori sono stati consegnati fra il 14 e il 15 settembre, mentre una cerimonia ufficiale si è tenuta il 7 ottobre ed il missile, noto come Long Range Hypersonic Weapon, è stato da poco ribattezzato DARK EAGLE» scrive RID.

 

Il missile DARK EAGLE è detto poter viaggiare Mach 17 (20.825, 75 km/h)

«Il DARK EAGLE impiega il glider ipersonico Common Hypersonic Glide Body (C-HGB), frutto di una cooperazione con l’US Navy e destinato dunque ad equipaggiare anche i primi missili ipersonici lanciati da navi e sottomarini».

 

Il missile DARK EAGLE è detto poter viaggiare Mach 17 (20.825, 75 km/h), dopo cui esso comincia la picchiata sull’obbiettivo. La velocità terminale del glider ipersonico sarebbe invece di Mach 5 (6.125,22). Per la gittata si ipotizzano almeno 2.700 km.

 

«Oltre alla elevata velocità terminale, la pericolosità dei glider ipersonici viene dalla loro capacità di manovrare, rendendosi bersagli sfuggenti e meno prevedibili» scrive RID.

 

I lanciatori dovrebbero consentire l’addestramento del personale per il primo lancio, previsto per l’anno prossimo.

 

Gli USA avevano dichiarato due mesi fa di aver fallito per la seconda volta un test per un prototipo di arma ipersonica.

 

«Nell’ultimo anno, la Cina ha testato più armi ipersoniche di quante ne abbiamo fatte in un decennio. Dobbiamo aggiustare questa cosa» aveva detto nel 2018  Michael Griffin, Sottosegretario della Difesa USA per la Ricerca & Sviluppo.

 

Sia gli Stati Uniti che la Russia si sono ritirati dal Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF) nel febbraio 2019. Ciò non può che stimolare lo sviluppo delle armi balistiche, comprese le armi ipersoniche.

 

Le armi ipersoniche, considerate non-difendibili, mettono a rischio l’equilibrio di deterrenza stabilito con fatica riguardo alle armi nucleari

Come riportato da Renovatio 21, nella competizione ipersonica si è aggiunta, imperiosamente la Cina (che sta ingegnerizzando anche droni ipersonici in grado di atterrare). La Nord Corea, da qualche settimana, ha fatto sapere di essere nel club ipersonico.

 

Le armi ipersoniche, considerate non-difendibili, mettono a rischio l’equilibrio di deterrenza stabilito con fatica riguardo alle armi nucleari.

 

Sono, a tutti gli effetti, una vera minaccia alla pace del pianeta.

 

 

 

Continua a leggere

Senza categoria

Green pass, lavoratori che pagano i danni alle aziende: sul serio?

Pubblicato

il

Da

 

 

Un piano per vaccinarli tutti. Appurato per stessa ammissione del Governo; il green pass serve a forzare le persone al vaccino. Si profilano all’orizzonte scenari di pura follia.


In questi giorni sta emergendo anche sui giornali mainstream come il 15 ottobre porterà verso il caos.

 

Il motivo è semplice, comprensibile con un calcolo da seconda elementare: ad oggi ci sono 3-4 milioni di lavoratori che hanno scelto di non vaccinarsi. Assumendo che costoro dal 15 ottobre per lavorare progettino di fare i tamponi, sono minimo 3 tamponi a settimana.

 

Il sistema sanitario italiano non può reggere 12 milioni di tamponi settimanali; il massimo numero di tamponi settimanali sostenibili è stimato a circa 2 milioni

Ora, il sistema sanitario italiano non può reggere 12 milioni di tamponi settimanali; il massimo numero di tamponi settimanali sostenibili è stimato a circa 2 milioni.



I governatori leghisti e la Confindustria  a pochi giorni dal D-Day hanno realizzato che subiranno danni economici enormi, avendo milioni di lavoratori che resterebbero sospesi poiché sprovvisti di tampone.

 

Una paralisi dell’economia; è come se l’obbligo di green pass sul lavoro causasse di fatto uno sciopero generale perenne.

 

Una paralisi dell’economia; è come se l’obbligo di green pass sul lavoro causasse di fatto uno sciopero generale perenne

Si consideri che anche nelle forze armate, il 20% è attualmente sprovvisto di vaccinazione, e dovrebbe fare affidamento sulla disponibilità dei tamponi per ottenere il green pass.

 

Non solo:, la sospensione dal lavoro per mancanza di green pass è giuridicamente un autogoal; infatti rende di fatto possibile una specie di sciopero generale anche per le categorie precettabili:  l’autista di mezzi pubblici o il poliziotto sprovvisti di green passs si farebbero sospendere dal lavoro, ma non sarebbero precettabili. Né, quindi, sanzionabili.

 

La situazione non cambierebbe nemmeno se la validità dei tamponi venisse estesa da 48 a 72 ore. Con buona pace di Zaia che probabilmente necessita  di un ripassino delle proporzioni.

 

Il punto nodale è che i lavoratori sospesi non potrebbero essere nemmeno forzati a farsi il tampone, perché mancano proprio i tamponi disponibili. Quindi si profila uno scenario dove la carenza di tamponi spinge di fatto verso un aut-aut: o ti vaccini o non lavori.  Ed è solo colpa tua.

 

I lavoratori sanno che potrebbero avere il coltello dalla parte del manico: se fossero disponibili a rinunciare a 2 settimane di stipendio, potrebbero semplicemente aspettare la paralisi dell’economia del Paese. O meglio, aspetterebbero di vedere il Governo che si dà la zappa sui piedi.

 

Ed ecco la mossa «geniale» della Confindustria che arriva in supporto all’autorete del governo Draghi: far pagare i «danni  aziendali» ai lavoratori sospesi

Ed ecco la mossa «geniale» della Confindustria che arriva in supporto all’autorete del governo Draghi. Introdurre sanzioni ai lavoratori, sanzioni che non sono previste –né potrebbero esserlo– dal decreto legge.

 

Sembrerebbe uno scherzo, ma nel parla Il Messaggero del 12 ottobre in prima pagina: far pagare i «danni  aziendali» ai lavoratori sospesi.

 

«I lavoratori del settore privato che non hanno il green pass saranno assenti ingiustificati. Resteranno a casa senza stipendio, ma non potranno essere sanzionati o licenziati. Eppure potrebbero essere chiamati a risarcire i danni eventualmente causati all’impresa dal loro comportamento. L’indicazione emerge dalle circolari operative inviate dalla Confindustria a tutti gli associati in vista dell’obbligo di green pass nel mondo del lavoro che scatterà venerdì prossimo». (corsivo nostro)

 

«Nelle circolari di Confindustria vengono anche citati una serie di esempi nei quali la mancanza del Green pass potrebbe causare dei problemi all’impresa. Come per esempio l’assenza di quei lavoratori che operano nella sicurezza degli impianti, dall’antincendio alla gestione dell’emergenza, che potrebbe creare il blocco di interi reparti produttivi».

 

Non resterebbe che morire di fame e vendersi la casa o farsi vaccinare

«Dopo aver chiarito che il lavoratore non è licenziabile, viene precisato comunque che “l’azienda si riserva di valutare le eventuali conseguenze negative delle scelte personali sull’organizzazione del lavoro e sull’attività produttiva”».



Quindi, se anche un lavoratore volesse farsi il tampone, ma non ne trovasse disponibili, verrebbe sospeso e – invenzione della Confindustria – gli verrebbero addebitati i danni produttivi all’azienda.

 

In tal caso non gli resterebbe che morire di fame e vendersi la casa o farsi vaccinare.

 

 

Gian Battista Airaghi

Continua a leggere

Più popolari