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La Sony dice che gli utenti PlayStation non hanno mai posseduto i giochi digitali che hanno acquistato

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Sony chiede l’archiviazione di una class action sulla proprietà reale dei videogiochi acquistati dagli utenti, puntando sull’arbitrato individuale e sulla sospensione del giudizio oppure sull’archiviazione definitiva del caso. Lo riporta Reclaim The Net.

 

La causa è stata promossa a giugno da quattro querelanti dinanzi al Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California e riguarda quella che i ricorrenti definiscono una pratica ingannevole di Sony: la vendita di giochi digitali con un linguaggio che evoca la proprietà, mentre i termini di servizio del gruppo precisano che gli acquirenti ottengono soltanto una licenza limitata.

 

I querelanti, quattro giocatori californiani, accusano Sony di violare la sezione 17500.6 del Codice delle Attività Commerciali e Professionali della California, che vieta di pubblicizzare beni digitali con espressioni come «compra», «acquista» o analoghe, salvo che il venditore ottenga la «conferma esplicita» del cliente che non sta acquistando il prodotto ma una licenza, oppure fornisca una dichiarazione «chiara ed evidente» prima della transazione, specificando che il prodotto è concesso in licenza e non venduto.

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La mozione depositata da Sony il 21 agosto chiede al giudice di accogliere tali richieste e richiama i termini di servizio che, secondo l’azienda, i querelanti avrebbero accettato, compresa una clausola vincolante di arbitrato individuale e di rinuncia all’azione collettiva.

 

Secondo Sony, Andrew Garcia, Edward Heycock, Jason Mendoza e John Salinas hanno riconosciuto che un avviso di licenza compariva sopra il pulsante «Conferma acquisto» sul PlayStation Store, il sistema informatico di distribuzione dei giochi Sony. L’avviso recitava che «l’acquisto di questo prodotto digitale equivale a una licenza soggetta al Contratto di licenza del prodotto software».

 

Sony ha inoltre evidenziato che i termini e le condizioni di PlayStation e il contratto di licenza erano disponibili come collegamenti ipertestuali blu su sfondo nero.

 

In base ai termini del gruppo, quando un prodotto viene ordinato o acquistato dal negozio l’acquirente ottiene «una licenza personale per utilizzare tale prodotto per uso privato e non commerciale». La licenza non è trasferibile, salvo diversa previsione della legge locale, e «ciò significa che è possibile utilizzare un prodotto nei modi descritti nella licenza, ma non se ne diventa proprietari», si legge nel documento depositato da Sony.

 

Un’altra sezione dei termini precisa che parole come «possedere», «proprietà», «acquisto», «vendita» e «comprare» non implicano alcun trasferimento di titolarità. Il contratto di licenza del software afferma che il software è «concesso in licenza, non venduto».

 

Sony sostiene inoltre che nell’«era digitale» non è credibile che consumatori ragionevoli ritenessero di acquistare la proprietà di un gioco digitale anziché una licenza. Lo illustra osservando che i due querelanti che hanno comprato il videogiuoco Resident Evil Requiem non avrebbero potuto farlo se il primo acquirente fosse divenuto proprietario esclusivo del titolo. I consumatori ragionevoli sanno che molte persone giocano allo stesso gioco contemporaneamente e quindi non possono esserne tutti i proprietari esclusivi.

 

La società aggiunge che tutti e quattro i querelanti hanno accettato l’ultima versione dei termini nell’aprile 2024, che contiene la clausola arbitrale e la rinuncia all’azione collettiva, e che non hanno esercitato il diritto di recesso entro i 30 giorni previsti per farlo per iscritto.

 

La richiesta di Sony sarà esaminata il 1° ottobre. La controversia è emersa dopo che PlayStation aveva già revocato l’accesso a film e serie TV a pagamento nel 2022 e annunciato un’ulteriore rimozione dei contenuti Discovery nel 2023. Nel 2026 Sony avrebbe dovuto togliere 551 film di StudioCanal dalle librerie dei clienti.

 

Ad aprile Sony ha inoltre introdotto un controllo della licenza per i giochi digitali appena acquistati per PlayStation 4 e PlayStation 5. «Dopo l’acquisto è richiesto un controllo online una tantum per confermare la licenza del gioco, dopodiché non saranno necessari ulteriori controlli», ha dichiarato un rappresentante di PlayStation a Game File.

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Una decisione distinta di Sony è destinata a incidere sull’autenticazione dei dischi PlayStation nel gennaio 2028. Nel frattempo, nel documento depositato in tribunale ad agosto, il negozio online invita il cliente a «Confermare l’acquisto», mentre i termini che Sony intende far valere affermano che il cliente non è proprietario del prodotto.

 

La querelle giudiziaria in cui è incorsa Sony illustra bene un caposaldo dell’era dell’economia elettronica: nessuno è davvero padrone di ciò che compra, ma di una sua licenza, che quindi può essere revocata dal venditore.

 

Quando acquisti un software o un videogioco – si badi, sia in formato digitale che fisico – nella stragrande maggioranza dei casi non ne diventi proprietario, ma acquisti una licenza d’uso, cioè il diritto di utilizzarlo secondo termini stabiliti dal produttore/editore. Il titolare dei diritti (sviluppatore o editore) resta proprietario del software. L’utente riceve una licenza, spesso «non esclusiva, non trasferibile, revocabile», per usare il prodotto per uso personale.

 

Se acquisti un gioco digitale (es. su piattaforme come Steam, PlayStation Store, Epic, etc.), stai comprando l’accesso, cioè una licenza legata al tuo account, non un «bene» che possiedi in senso pieno. L’editore può, in teoria, revocare l’accesso o chiudere i server, rendendo il gioco inutilizzabile, come è successo con alcuni titoli online-only.

 

La rivendita è un tema controverso: in Europa, la sentenza della Corte di Giustizia UE UsedSoft contro Oracle (2012) ha stabilito che, per il software (non specificamente i videogiochi), se hai acquistato una licenza a tempo indeterminato con pagamento univoco, hai il diritto di rivenderla, esaurendo il diritto di distribuzione del titolare. Tuttaviaquesto principio è stato applicato in modo molto più limitato ai videogiochi, specie se distribuiti tramite piattaforme con account personali (vedi caso UFC in Germania, o le policy di Steam, che vietano la rivendita degli account).

 

Per le copie fisiche (es. un DVD/cartuccia), il «supporto» fisico è tuo, ma il contenuto software resta sotto licenza: puoi rivendere il disco (principio di esaurimento del diritto sulla copia fisica), ma non hai diritti sul codice sorgente o sulla proprietà intellettuale.

 

Tale cifra dell’economia elettronica, il lettore lo capisce subito, si adatta stupendamente all’idea di una società in cui la propriet privata è abolita è tutto diviene «servizio», e cioè esattamente quella sintetizzata plasticamente dal World Economic Forum di Davos nel motto «non avrai nulla e sarai felice».

 

Sarai felice fino a che non ti toglieranno pure i videogiochi – magari perché non ti sei vaccinato, o perché hai detto, non necessariamente online, qualcosa che non va su minoranze etniche o sessuali, Vladimir Putin, procedure mediche e farmaceutiche, e via con altri tabù che piano piano verranno inseriti nel padrone del vapore. La vera importanza di istituzioni come il WEF è questa: la convergenza tra Stato e multinazionali, per cui anche aziende private vi giudicano persino moralmente – tanti lettori hanno subito tale trasformazione con censure, visibili o invisibili, sui social, mentre anche in Italia avanza la forma più incredibile della repressione del totalitarismo democratico terminale, cioè la debancarizzazione.

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Si tratta di una riformulazione del rapporto tra Stato e cittadino, in cui non più il primo è emanato dal secondo per servirlo, ma al contrario, è il cittadino che deve sottomettersi allo Stato. Il quale Stato non è più regolato da una Carta costituzionale (che, come visto in era COVID, può venire stracciata in tranquillità in ogni Paese, dall’Italia agli USA), ma da un sistema di accessi ai cittadini gestiti dal vertice – lo Stato diviene piattaforma, il cittadino utente.

 

E un utente, in una piattaforma che non ha legge fissa (è lo Stato post-costituzionale, è Stato detto), non può avere diritti. E chi non ha diritti, cosa è? Uno schiavo.

 

Con questo in mente, sappiate che il disegno dell’euro digitale – sulla cui architettura software è stato costruito, ma guarda, il sistema del green pass –è esattamente questo: faranno a mezzo miliardo di cittadini europei. Vi potranno limitare o togliere la possibilità di fare qualsiasi cosa, dal comprare carburante all’acquistare cibo (quale tipo, quale quantità), di improvi il dove e quando, di spiare e profilare il vostro comporamento a partire da ogni vostra singola transazione. In una parola, la moneta elettronica UE esisterà per controllarvi: perché non siete più cittadini, ma schiavi.

 

Il nostro futuro euro digitale, che è sempre più imminente (se non è già stato di fatto varato con l’ID digitale) è un videogioco da incubo. Anzi, non è un videogioco: è la nostra vita.

 

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Immagine di Mayuki Sawatari via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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I fratelli Tate incriminati in Romania per reati sessuali contro minori

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Le autorità della Romania hanno formalizzato, in contumacia, l’incriminazione degli influencer Andrew e Tristan Tate, contestando loro reati che vanno dalla tratta di esseri umani ai crimini sessuali su minori, fino al riciclaggio di denaro e all’intralcio alla giustizia. Dalla metà di luglio i due fratelli si trovano detenuti in un istituto penitenziario statunitense, in attesa dell’esito della procedura di estradizione avviata dalla Gran Bretagna. Entrambi respingono con decisione ogni accusa mossa nei loro confronti.   Andrew Tate, ex campione mondiale di kickboxing con cittadinanza sia britannica sia statunitense, ha costruito nel tempo un ampio seguito internazionale facendo leva su temi come il successo economico e la mascolinità. I suoi contenuti pubblicati online gli hanno garantito milioni di follower, ma gli hanno anche attirato numerose critiche per le posizioni espresse nei confronti delle donne.   Venerdì la Direzione rumena per le indagini sulla criminalità organizzata e il terrorismo (DIICOT) ha reso noto che Andrew deve rispondere delle accuse di tratta di esseri umani, rapporti sessuali con una persona minorenne, riciclaggio di denaro e intimidazione di testimoni, mentre a Tristan viene contestato il concorso nei medesimi reati attraverso attività di favoreggiamento.

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Stando alla ricostruzione accusatoria, nel 2012 Andrew avrebbe adescato nel Regno Unito una ragazza quindicenne, illudendola circa l’avvio di una relazione sentimentale, per poi condurla in Romania. Qui la giovane sarebbe stata costretta a realizzare materiale pornografico destinato a un’attività di webcam, mentre i due fratelli ne avrebbero mantenuto il controllo ricorrendo a minacce, pressioni psicologiche e violenza fisica.   L’accusa sostiene inoltre che Tristan abbia amministrato proventi derivanti da questa attività per una cifra complessiva pari a circa 1,25 milioni di dollari. La DIICOT punta ora a ottenere la confisca di quattro veicoli di lusso, che sarebbero stati acquistati con tale denaro e intestati a persone vicine ai due fratelli.   In un procedimento distinto, i pubblici ministeri hanno inoltre accusato Andrew di aver intrattenuto rapporti sessuali con un’altra minorenne quindicenne.   Il fascicolo è ora nelle mani del Tribunale di Bucarest, dove la fase preliminare del procedimento dovrebbe protrarsi per un periodo di almeno due mesi.   Il legale rumeno dei due fratelli, Eugen Vidineac, ha reso noto che la difesa intende impugnare l’atto d’accusa. Andrew e Tristan, stabilitisi in Romania nel 2016, erano già stati arrestati nel Paese nel dicembre 2022 nell’ambito di un procedimento separato basato su accuse analoghe; in quell’occasione una corte d’appello aveva successivamente rinviato il caso alla procura dopo aver dichiarato inammissibili alcune prove. Sebbene le accuse non siano mai state formalmente ritirate, nel febbraio 2025 le restrizioni agli spostamenti dei due sono state revocate, permettendo loro di volare in Florida.   Nel mese di luglio, la Procura della Corona britannica ha reso pubbliche ulteriori accuse a carico dei Tate, portando a sette il numero complessivo delle presunte vittime individuate nell’ambito del procedimento britannico e a 59 quello dei capi d’imputazione, che comprendono stupro, violenza sessuale e reati connessi alla tratta di esseri umani.   I due fratelli sono stati in seguito arrestati a Miami a seguito della richiesta di estradizione presentata da Londra. Il loro avvocato, Joseph McBride, ha dichiarato che Andrew e Tristan opporranno una resistenza decisa alla procedura di estradizione, sostenendo che il procedimento avviato nel Regno Unito abbia una matrice politica, dal momento che i suoi assistiti si sono più volte espressi in modo critico nei confronti delle autorità britanniche e dell’establishment politico del Paese.   Nel caso della persecuzione dei Tate era stato persino ipotizzato che fondi dell’ente di aiuto internazionale USAID, chiuso da Trump in un blitz appena reinsediatosi alla Casa Bianca, fossero stati utilizzati per spingere la persecuzione giudiziaria romena dei due fratelli.   I Tate si erano mossi spesso negli ultimi mesi, andando a soggiornare a Dubai nel momento in cui la città veniva bombardate dall’Iran e facendo una capatina in Russia solo poche settimane fa. Quando i fratelli l’anno scorso arrivarono in Florida, il governatore Ron DeSantis prese subito le distanze, dichiarando pubblicamente che non erano i benvenuti nello Stato.   Andrew Tate, chiamato dai fan «Top G», è stato quattro volte campione mondiale di kickboxing, arte marziale competitiva molto impegnativa e non troppo retribuita, dove era conosciuto con il nome di «King Cobra». È figlio di Emory Tate, il primo grande campione di scacchi di origini afroamericane; Andrew, che era divenuto un fenomeno della scacchiera già da bambino, sostiene oggi che il padre avesse lavorato anche per la CIA.   Inseparabile dal fratello Tristan, Andrew ha raccontato la sua versione dei fatti in una lunga intervista con Tucker Carlson, che ha poi sentito anche Tristan Tate. Andrew, dopo anni di ateismo manifesto, si è convertito all’islam a Dubai lo scorso anno, mentre Tristan avrebbe riscoperto la religione cristiana grazie al padre della madre di sua figlia, un religioso ortodosso romeno.   Andrew Tate è divenuto una figura di spicco sui social media dopo essere apparso nella versione britannica del reality «Grande Fratello» nel 2016, mantenendo nei suoi post un atteggiamento sfacciato per molti irritante, vantandosi della sua grande ricchezza e incoraggiando i suoi giovani seguaci maschi a frequentare e pagare corsi in cui promette di aiutarli a superare il loro insuccesso con il denaro e le donne.   I critici hanno accusato Tate di diffondere misoginia e di avere una cattiva influenza sui giovani. Lui ha sempre negato con forza tali accuse.

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I suoi discorsi, che spesso colpiscono per profondità ed articolazione, hanno molti estimatori ben al di fuori della cosiddetta «manosphere», ossia la sottocultura che rivendica il ruolo dei maschi nella società.   Tate fu uno delle prime figure pubbliche a rifiutare la narrazione pandemica, trasferendosi, allo scoppio del COVID, in Svezia, Paese che definiva «noioso» ma dove non c’era restrizioni, come mostravano i suoi tanti video con ragazze nei locali, pubblicati mentre il resto del mondo era chiuso in casa dai lockdown.   Poco dopo, d’improvviso, i suoi canali social furono chiusi, mentre partirono quantità di articoli e servizi che contenevano contro di lui e il fratello accuse sessuali e criminali.   Alcuni ritengono che l’origine dei problemi di Tate potrebbero essere proprio in meccaniche profonde del Dipartimento di Stato USA, o forse ancora più in alto, dove l’ideologia gender de-mascolinizzante è penetrata al punto da divenire una policy precisa, come peraltro dimostrerebbe l’avversione materiale per i Paesi africani che hanno istituito leggi anti-sodomia – lo stesso portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) di Biden, l’ammiraglio John Kirby, ha di fatto definito pubblicamente i diritti LGBT come «il fondamento della politica estera americana».
Andrew ha più volte preconizzato pubblicamente il ritorno di una persecuzione giudiziaria da parte della Gran Bretagna, che considera il suo vero Paese.   Le istituzioni britanniche sembrano infatti davvero preoccupate di come il messaggio di Tate si stia diffondendo tra i giovani maschi delle scuole britanniche. Ciò è provato dall’interesse che lo stesso governo britannico ha dimostrato per la serie Netflix Adolescence, dove ad usare violenza non sono i maranza d’Albione ma i seguaci della «manosfera» di Tate.
 

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Tiktoker accoltella tre persone durante una diretta streaming ad Amsterdam

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Uno streamer di TikTok avrebbe accoltellato tre uomini dopo un alterco che aveva trasmesso in diretta nei pressi della stazione ferroviaria centrale di Amsterdam. Lo riporta la stampa neerlandese.

 

L’episodio si è verificato intorno alle 19:30 di sabato in De Ruijterkade, una strada sul lungomare situata alle spalle della stazione centrale di Amsterdam. La polizia ritiene che una discussione o una lite abbiano preceduto l’accoltellamento.

 

Tre uomini hanno riportato ferite da arma da taglio non letali. Due di loro e il sospettato ferito sono stati trasferiti in ospedale, mentre la terza vittima è stata medicata sul posto.

 

 

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Quattro ambulanze, un’équipe medica mobile e un’unità specializzata dei vigili del fuoco sono state inviate sul luogo in seguito alle segnalazioni di violenza, secondo quanto riferito dall’emittente olandese 112 Nieuws Nederland. La strada è stata temporaneamente interdetta al traffico mentre i servizi di emergenza esaminavano la scena.

 

Un video che circola in rete mostra un uomo intento a trasmettere in diretta streaming mentre scoppia una discussione. Lo si sente dire in olandese: «Fratello, ascolta. Sto facendo le mie cose», prima di ripetere più volte ai membri del gruppo di non toccarlo.

 

«È colpa dell’alcol», aggiunge mentre la tensione cresce. La registrazione mostra spintoni e pugni, con almeno una persona che cade a terra. Lo streamer poi posiziona il telefono nelle vicinanze con la fotocamera rivolta verso il gruppo e si avvicina agli uomini. La trasmissione si interrompe poco dopo.

 

Altri filmati successivi all’incidente mostrano diverse persone ferite distese sul marciapiede mentre i passanti cercano di prestare soccorso. In seguito si vedono arrivare agenti di polizia, ambulanze e altro personale di emergenza.

 

Il sito olandese VKMAG ha identificato lo streamer e ha riferito che il gruppo coinvolto era composto da circa sei o sette uomini. L’uomo sarebbe nato a Sint Maarten negli anni Ottanta e si è trasferito a Curaçao all’età di sette anni. A 22 anni si sarebbe trasferito nei Paesi Bassi, dove sarebbe diventato personal trainer e powerlifter agonista.

 

I dati ufficiali demografici e sulla criminalità nei Paesi Bassi evidenziano da tempo una sovrarappresentazione di persone di origine caraibica olandese nei registri della polizia relativi a sospetti e condanne.

 

La polizia, nel frattempo, non ha ancora reso nota ufficialmente l’identità del detenuto né ha comunicato chi abbia inflitto le coltellate. Non è ancora chiaro, inoltre, se le persone coinvolte si conoscessero o cosa abbia innescato la lite iniziale.

 

Gli inquirenti hanno rivolto un appello a testimoni e a chiunque disponga di filmati o informazioni rilevanti affinché si faccia avanti.

 

La violenza programmata in streaming sta divenendo un tema caratteristico dell’ultima generazione.

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Come riportato da Renovatio 21, il fenomeno degli atti di violenza mostrati in diretta sui social risalgono di anni e precedono, nonostante quella che può essere la percezione pubblica, l’attacco alla Moschea di Christchurch in Nuova Zelanda del 15 marzo 2019 (51 morti, 40 feriti), trasmesso su Facebook Live per 17 minuti.

 

L’8 giugno 2008, un uomo trasmette in diretta streaming il massacro di Akihabara (7 morti, 11 feriti) su Ustream, attirando un pubblico di 2.000 spettatori. Un altro utente ha utilizzato Ustream per trasmettere in diretta streaming le conseguenze del massacro, inclusa la risposta della polizia e del pubblico.

 

14 giugno 2016 : Antonio Perkins, 27 anni, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco durante uno streaming su Facebook Live nel quartiere North Lawndale di Chicago.

 

Il 1° agosto 2016, Korryn Gaines di Randallstown, Maryland trasmette in diretta su Facebook e Instagram le sue azioni mentre opponeva resistenza all’arresto e iniziava uno scontro a fuoco con la polizia, che si conclude con Gaines uccisa a colpi di arma da fuoco e con il figlio di 5 anni che riporta ferite al viso e al braccio dopo essere stato colpito da proiettili vaganti.

 

1 gennaio 2017: una donna di Reynoldsburg, Ohio, trasmette in diretta streaming su Facebook Live se stessa mentre legava il suo bambino a un muro. In seguito carica un video in cui prendeva in giro gli spettatori che avevano chiamato i servizi di protezione dell’infanzia per denunciarla.

 

3 gennaio 2017: un episodio di tortura a Chicago , in cui un ragazzo bianco di 18 anni con disabilità mentale viene filmato mentre veniva abusato fisicamente e verbalmente da quattro individui neri (due uomini e due donne); l’episodio biene trasmesso in diretta streaming da una delle donne su Facebook.

21 gennaio 2017: A Uppsala , in Svezia, due immigrati afghani e un cittadino svedese trasmettono in diretta su Facebook lo stupro di gruppo di una donna.

 

10 aprile 2017: un uomo di Los Angeles spara alle auto di passaggio e agli agenti di polizia durante uno streaming live su Facebook Live.

 

24 aprile 2017: un uomo di Phuket trasmette in diretta streaming su Facebook l’uccisione della figlia neonata. Poco dopo si suicida.

 

22 febbraio 2018: un uomo di Middletown, Connecticut, tramsette in diretta streaming su Facebook Live la propria immagine mentre guidava attraverso le porte di un ospedale, prima di darsi fuoco. L’uomo è stato curato per ustioni e arrestato.

 

4 aprile 2018: un adolescente di Detroit spara accidentalmente al suo amico mentre giocava con una pistola su Instagram Live.

 

26 agosto 2018: David Katz spara a 12 persone durante un torneo di videogiochi a Jackson, in Florida, uccidendone due. La sparatoria è stata trasmessa in diretta streaming dal canale Twitch dell’evento.

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22 marzo 2019: Vlad Cristian Eremia, 26 anni, accoltella in diretta streaming un prete cattolico di 77 anni, padre Claude Grou, nell’Oratorio di San Giuseppe a Montreal, nella provincia canadese del Quebecco.

 

9 ottobre 2019: ​​Stephan Balliet trasmette in diretta Twitch una sparatoria nei pressi di una sinagoga e di un ristorante di kebab a Halle, Sassonia-Anhalt, Germania, provocando due morti e due feriti.

 

29 dicembre: 2019: Keith Thomas Kinnunen apre il fuoco alla West Freeway Church of Christ a White Settlement, Texas, USA, uccidendo due persone prima di essere colpito e ucciso da un membro armato della congregazione. La sparatoria è stata trasmessa in diretta su YouTube perché la chiesa trasmetteva in diretta le sue cerimonie.

 

8 febbraio 2020: il sergente dell’esercito thailandese Jakrapanth Thomma uccide 30 persone e ne ferisce 57 in una sparatoria di massa in Thailandia. Una parte della sparatoria al centro commerciale Terminal 21 Korat è stata trasmessa in diretta streaming dall’autore su Facebook Live.

 

20 maggio: Armando «Junior» Hernandez, un ventenne, trasmette in diretta su Snapchat il suo attacco al Westgate Entertainment District di Glendale, in Arizona , negli Stati Uniti, dove sono rimaste ferite tre persone.

 

8 novembre 2020: un uomo di Las Vegas ha ucciso la sua ragazza a casa sua durante una diretta su Facebook. Poco prima della diretta, l’uomo ha ucciso anche il nonno della donna.

 

22 marzo 2021: Ahmad Al Aliwi Al-Issa, 21 anni, spara e uccide 10 persone in una sparatoria di massa a Boulder, Colorad. Una parte della sparatoria in un supermercato King Soopers è stata trasmessa in diretta su YouTube da un passante.

 

10 aprile 2021: uno studente di Singapore che si trovava a Londra è stato aggredito con un coltello durante una rapina trasmessa in streaming da un passante su YouTube.

 

19 agosto 2021: il quindicenne Hugo Jackson ha trasmesso in diretta streaming su Twitch se stesso mentre accoltellava un membro della facoltà della sua scuola secondaria a Eslöv, in Svezia. L’aggressore ha utilizzato una telecamera montata sulla testa su un casco per trasmettere in diretta l’attacco e indossava un giubbotto antiproiettile simile a quello del perpetratore del massacro di Christchurch Brenton Tarrant, che aveva citato nel suo manifesto.

 

20 agosto 2021: il diciannovenne Aidan Ingalls spara a un uomo e ferisce gravemente la moglie sul South Haven Pier prima di puntare la pistola contro se stesso. L’intera sparatoria è durata circa un minuto ed è stata ripresa dalla telecamera da spiaggia di WWMT, trasmessa in live streaming su YouTube.

 

15 gennaio 2022: Malik Faisal Akram prende in ostaggio diverse persone alla Congregazione Beth Israel, una sinagoga ebraica a Colleyville, Texas, Stati Uniti. Una parte del crimine viene trasmessa in diretta streaming sull’account Facebook della sinagoga.

 

18 aprile 2022: un uomo di Baton Rouge, Louisiana, accoltella a morte una donna mentre era in diretta su Facebook.

 

14 maggio 2022: Payton S. Gendron uccide 10 persone lasciandone ferite altre 3 durante la trasmissione in diretta della sparatoria su Twitch, all’interno e nel parcheggio del Tops Friendly Markets di Buffalo, New York , Stati Uniti. 11 delle 13 persone colpite erano di colore.

 

15 giugno 2022: un vice di riserva della parrocchia di West Baton Rouge, Louisiana, si filma su Facebook mentre spara a un veicolo in fuga mentre lui e un vice a tempo pieno indagavano su un furto di veicolo.

 

28 giugno 2022: un uomo di Ypsilanti, nel Michigan, viene ucciso a colpi di arma da fuoco su Facebook Live a causa di una presunta discussione.

 

7 settembre 2022: Durante una sparatoria a Memphis, nel Tennessee, Ezekiel Kelly, un ragazzo di 19 anni, ha trasmesso in diretta su Facebook Live la scena in cui entrava in un negozio AutoZone e feriva gravemente un dipendente.

 

22 dicembre 2022: un uomo di Handsworth, West Midlands, accoltella tre persone, uccidendone una, in una «furia alimentata da alcol e droga» su Facebook Live.

 

10 aprile 2023: Connor James Sturgeon, 25 anni,trasmette in diretta su Instagram la scena in cui ha aperto il fuoco contro una banca in cui aveva lavorato in precedenza a Louisville, Kentucky, uccidendo 5 persone e ferendone 8 prima di essere colpito a morte dalla polizia.

 

25 aprile 2023: due donne nella contea di Holmes, Mississippi sono state uccise a colpi d’arma da fuoco su Facebook Live dopo una rissa.

 

27 aprile 2023: un uomo di Minneapolis si barrica per diverse ore in uno scontro a fuoco con l’FBI prima di essere ucciso a colpi di arma da fuoco, il tutto trasmesso in diretta su Facebook Live.

 

23 maggio 2023: due uomini vengono aggrediti con un coltello durante una trasmissione in diretta su Douyin a Xiamen, in Cina.

16 giugno 2023: un uomo di Doda, nello Stato indiano di Kashmir, ha ucciso un parente con un’ascia durante una trasmissione in diretta su Facebook.

 

23 luglio 2023: dopo aver ucciso la sua ex fidanzata e sua sorella, un uomo di Tallahassee, Florida trasmette in diretta il suo suicidio su Facebook Live.

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11 agosto 2023: un uomo di Gradačac, in Bosnia-Erzegovina, spara e uccide la sua ex moglie e altre 2 persone in diretta su Instagram. L’uomo ferisce un agente di polizia e altre 2 persone prima di suicidarsi.

 

Il 7 ottobre 2023: d​urante l’ attacco condotto da Hamas contro Israele, i combattenti di Hamas trasmettono in diretta l’attacco tramite Facebook Live, a volte da telefoni rubati agli israeliani.

 

22 ottobre 2023: u​n uomo di San Antonio, in Texas, spara a un cane durante una trasmissione in diretta.

 

29 ottobre 2023: ​​una sparatoria è trasmessa su Instagram Live durante i festeggiamenti di Halloween a Ybor City , un quartiere di Tampa in Florida(2 morti).

 

5 novembre 2023: un conduttore radiofonico di Calamba, nelle Filippine, viene ucciso a colpi di arma da fuoco durante una trasmissione in diretta su Facebook.

 

12 dicembre 2023: un autista Uber in Messico viene colpito durante una colluttazione mentre era alla guida e stava trasmettendo in streaming su TikTok.

 

15 dicembre 2023: Serhiy Batryn, 54 anni, fa esplodere granate durante un incontro al municipio di Keretsky, uccidendo 1 persona e ferendone 26. L’incontro era trasmesso in streaming al momento dell’attacco.

 

8 gennaio 2024: una donna di San Rafael, California, accoltella a morte la madre su Facebook Live.

 

8 febbraio 2024: il politico indiano Mauris Noronha spara e uccide il suo rivale Abhishek Ghosalkaron su Facebook Live prima di suicidarsi.

 

13 aprile 2024: un uomo trasmette in diretta streaming il video di quando ha sparato diversi colpi di fucile mentre si trova sul tetto di un condominio di Marina del Rey, in California.

 

9 maggio 2024: uno YouTuber coreano accoltella a morte un altro YouTuber durante una diretta streaming.

 

23 maggio 2024: un uomo di Fort Wayne, Indiana, spara diversi colpi a una persona a caso all’interno di un supermercato Kroger durante una diretta su Facebook.

 

Agosto 2024: un aggressore vestito con un casco nero e armato di coltello e ascia ha accoltellato almeno cinque persone nella piantagione di tè di un parco pubblico a Eskisehir, in Turchia. Il 18enne aveva trasmesso in streamingo la sua opera di violenza.

 

In alcuni di questi casi si sospetta un’attività di radicalizzazione online da parte di gruppi pedosatanisti, contro cui da qualche mese si stanno muovendo anche i governi. Oltre a ricattare giovani, anche molto piccoli, dopo averli ingannati su base sessuale (sextorsion) chiedendo di compiere violenze (sugli animali di casa, sui famigliari, sugli sconosciuti) tali gruppi pongono uccisioni randomatiche come prova di valore per i propri adepti, oppure spingono i membri alla violenza massiva.

 

Questi gruppi, infatti, idolatrano gli assassini di massa di scuole, chiese etc., dagli stragisti di Columbine (1999) in giù. Ciò è particolarmente visibile nelle iscrizioni sull’equipaggiamento (fucili, pallottole, corpetti, caschi) che richiamano i nomi o gli slogan di passati massacratori.

 

Arresti per legami con questi gruppi sono stati effettuati anche in Alto Adige mesi fa, e pure a Bergamo, dove il giovanissimo che ha accoltellato pare avesse scritto parole («No Lives Matter») che richiamano alla sottocultura di questo network allucinante che si muove tra le piattaforme Discord, Telegram, e il Dark Web. È noto, tuttavia, che un terreno di caccia sono i giochi per bambini online Roblox e Minecraft.

 

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Meta ha raggiunto un accordo in una storica causa intentata da diversi stati americani che l’accusavano di aver progettato deliberatamente Facebook e Instagram per creare dipendenza in bambini e adolescenti.   Il colosso dei social media è stato accusato di aver incoraggiato l’uso compulsivo tra i giovani, di aver fornito informazioni fuorvianti ai consumatori sulla sicurezza delle sue piattaforme e di aver raccolto impropriamente dati personali di minori di 13 anni.   Meta aveva precedentemente stimato che le accuse avrebbero potuto esporla a sanzioni fino a 1.400 miliardi di dollari, mentre gli stati chiedevano anche modifiche radicali al funzionamento di Facebook e Instagram.   Mercoledì, il gigante dei social media ha annunciato di aver raggiunto un accordo di circa 18 miliardi di dollari con 52 procuratori generali di stati, territori e del Distretto di Columbia degli Stati Uniti, ponendo di fatto fine al caso senza un verdetto della giuria sulle accuse e senza che il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, dovesse testimoniare.

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Meta ha affermato che il denaro verrà erogato nei prossimi dieci anni e destinato a finanziare iniziative per la sicurezza online dei giovani, tra le altre priorità statali. L’accordo, che necessita ancora dell’approvazione giudiziaria, imporrà inoltre modifiche significative a Facebook e Instagram per gli utenti di età inferiore ai 18 anni.   Gli adolescenti dovranno rispettare un limite di due ore al giorno per entrambe le app, a meno che un genitore non conceda loro più tempo, mentre l’accesso sarà bloccato da mezzanotte alle 6 del mattino e la maggior parte delle notifiche saranno disattivate durante l’orario scolastico.   Meta ha dichiarato che offrirà inoltre agli adolescenti la possibilità di un feed non algoritmico, consentirà di disabilitare la riproduzione automatica, nasconderà per impostazione predefinita il conteggio dei «mi piace» e rafforzerà i controlli sull’età e i controlli parentali. La maggior parte di queste misure rimarrà in vigore per dieci anni.   Il colosso tecnologico ha inoltre richiesto che anche i giganti tecnologici rivali TikTok e YouTube siano soggetti a determinate restrizioni. Meta ha dichiarato che verserà il 30% dell’accordo, ovvero 5,3 miliardi di dollari, solo se le due società adotteranno misure di sicurezza simili ed effettueranno pagamenti equivalenti.   L’accordo è stato raggiunto durante la seconda settimana di un processo federale a Oakland, in California, che vedeva coinvolte 29 stati che avevano presentato accuse basate su ricerche e comunicazioni interne della stessa Meta.   I documenti presentati in tribunale citavano dati aziendali che dimostravano come gli adolescenti fossero esposti in modo sproporzionato a materiale dannoso, inclusi contenuti riguardanti suicidio, autolesionismo, disturbi alimentari, bullismo e violenza.   Alcuni messaggi interni hanno rivelato che alcune cifre sono state deliberatamente rimosse da una presentazione destinata ai vertici aziendali, su consiglio degli avvocati di Meta, per evitare di lasciare tracce documentali che potessero ricondurre ai vertici di Meta. Francesco Fogu, direttore del design di prodotto di Instagram, ha ammesso di aver acconsentito a eliminare le statistiche dalla presentazione perché «alla fine, non mi importava».   Meta ha negato ogni addebito nel corso del processo, insistendo sul fatto di aver lavorato per proteggere bambini e adolescenti online. Ha inoltre respinto l’idea che Facebook e Instagram siano stati volutamente resi dipendenti, sostenendo che la «dipendenza dai social media» non è nemmeno una condizione psichiatrica riconosciuta.   Nonostante l’accordo raggiunto, Meta, insieme ad altre società di social media, continua ad affrontare migliaia di cause legali separate intentate da individui, famiglie e distretti scolastici per presunti danni arrecati ai giovani utenti.   Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta , è stata condannata nello Stato del Nuovo Messico a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media.   Un altro processo di grande risonanza è quello di Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.

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Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.   Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.   Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,   Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.   L’ultima tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.   Sulla caduta del colosso social per mano dei tribunali starebbe per uscire un film hollywoodiano, The Social Reckoning.  

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