Connettiti con Renovato 21

Gender

La marcia Drag canta: «stiamo a venendo a prendere i vostri figli»

Pubblicato

il

A New York, capitale dell’orgoglio LGBT – la città dove è partita la rivendicazione omosessualista dopo la rivolta violenta dello Stonewall Inn – stanno andando in scena gli ultimi eventi del giugno del Pride, 30 giorni di festa LGBT: perché non si sono accontentati di una festività di un giorno, ma si sono presi un intero mese.

 

I partecipanti di un evento dello scorso sabato hanno sfilato attraverso il Tompkins Square Park nell’East Village.

 

Qui, secondo il New York Post e alcuni video circolanti online, l’usuale folla variopinta (tra cui, una donna, non bellissima, in topless) ha scandito un canto piuttosto inquietante: «We’re here, we’re queer, we’re coming for your children».
«Siamo qui, siamo queer, stiamo venendo a prendere i vostri figli».

 

 

«Queer» è un termine ombrello caro agli LGBT con cui in inglese si può tradurre, secondo il dizionario online Wordreference, «omosessuale», «frocio», «finocchio», «culattone», «gay», «non eterosessuale». È un termine offensivo, pare di capire, o forse no.

 

Di fatto, al di là dell’autodefinizione che dà di se stessa, l’orda arcobaleno ha irritato varie figure conservatrici per questa cosa dell’andare a prendere i figli della gente.

 

«Questo movimento spinge i minori a sottoporsi a mastectomie e castrazione e alimenta un’industria di abusi sui minori medici da molti miliardi di dollari», ha twittato l’indomita deputata ultratrumpiana della Georgia Marjorie Taylor Greene.

 

 

«Ricordate quella cosa che hanno detto che non stanno assolutamente facendo?» ha twittato Jenna Ellis, che per breve tempo è stata membro del team legale dell’ex presidente Donald Trump.

 

«Questo è l’aspetto del MALE…» ha scritto il podcaster conservatore Graham Allen.

 

 

Tra la folla dei partecipanti, era poi visibile un cartello: «Groom Cissies».

 

«Groom» è un verbo difficile da tradurre in italiano: significa «preparare», «curare» qualcuno per qualcosa, o anche «adescare». È un termine usato dalle persone critiche della deriva LGBT, che accusano i grandi media e la cultura moderna di essere «child groomer», «preparatori di bambini».

 

«Cissies» sta invece per cisgender, è la parola che definisce, forse un po’ spregiativamente, gli eterosessuali (Elon Musk la vuole bandire da Twitter).

 

Avete quindi capito cosa può voler dire: «Groom cissies». Così come il cartello a fianco: «Drag is’t for Cissies», «il drag non è per gli etero»

 

 

Non si trattava di un evento qualsiasi, ma di una ricorrenza che va avanti da diversi anni, che riguarda la comunità «drag», termine che nel gergo LGBT si riferisce all’esibizione di esagerata femminilità, mascolinità o altre forme di espressione di genere, solitamente per scopi di intrattenimento. Una drag queen è un uomo che si esibisce fingendo di essere femmina fino al parossismo; un drag king è una donna che si esibisce fingendo di essere una figura mascolina.

 

Come noto, le drag queen sono al centro di battaglie scolastiche negli USA, in quanto i loro show, spesso di volgarità immane, sono impartiti a bambini, perfino piccoli, perfino a scuola.

 

L’evento in questione è chiamato «New York City Drag March», una marcia annuale di protesta e visibilità per il drag che si svolge a giugno, il tradizionale mese dell’orgoglio LGBTQ nella Grande Mela. L’evento prevede «musica ad alto volume, tanti balli, canti sfacciati… e centinaia di abiti fantastici» scrive l’enciclopedia online, che ha già aggiornato la sua voce ai fatti dell’altro giorno, mettendo un’ultima riga secondo cui «alcuni canti sfacciati durante la marcia del 2023 hanno suscitato critiche da parte dei conservatori».

«Molti utenti online hanno sottolineato che il canto era molto probabilmente uno scherzo in risposta alle accuse di pedofilia che da destra arrivano alla comunità drag» scrive il New York Post.

 

Sarà, ma non è la prima volta che succede – nel senso, è un concetto messo in musica e in versi varie altre volte.

 

Qualcuno ricorderà, due anni fa – e sempre a giugno – lo scandalo intorno al San Francisco Gay Men’s Chorus, un coro di omosessuali della città californiana capitale morale dell’universo LGBT.

 

Il pezzo, che è uscito come un video-mosaico con decine di persone che si aggiungevano nel canto, si intitolava «Message From the Gay Community» («messaggio dalla comunità gay»).

 

Il video inizia con un cantante che introduce la melodia dicendo: «Mentre celebriamo l’orgoglio [«pride», ndr] e i progressi che abbiamo fatto negli ultimi anni, c’è ancora del lavoro da fare. Quindi a quelli di voi là fuori che stanno ancora lavorando contro la parità di diritti, abbiamo un messaggio per voi».

 

Il testo:

 

Per quelli di voi là fuori che ancora si oppongono a uguali diritti, abbiamo un messaggio per voi:

 

Pensate che spariremo presto, lottate contro i nostri diritti

Dite che tutti conduciamo vite che non potete rispettare, ma siete solo spaventati.

Pensi che corromperemo i tuoi figli se la nostra agenda non viene controllata.

 

Buffo, solo per questa volta, hai ragione.

 

Convertiremo i tuoi figli,

Succede a poco a poco,

In modo silenzioso e sottile e te ne accorgerai appena.

 

Stiamo venendo a prenderli.

Veniamo per i tuoi figli.

Stiamo venendo a prenderli.

Veniamo per i tuoi figli.

 

 

 

Il paroliere della canzone – oramai conosciuta universalmente come «We’ll convert your children, we’re coming for them» («Convertiremo i vostri figli, stiamo venendo a prenderli») – ha assicurato su Twitter che si trattava di una parodia, di satira.

 

Lo scandalo si aggravò quando il sito Western Journal scrisse che «alcuni dei membri di un coro di uomini gay che hanno pubblicato il  controverso video virale in cui i cantanti hanno promesso di “corrompere i tuoi figli” e “convertire i tuoi figli” sembrerebbero essere dei condannati per pedofilia».

 

«Usando la  Wayback Machine , il Western Journal ha ottenuto l’elenco apparentemente cancellato dei membri del coro e ha incrociato quei nomi con un database di autori di reati sessuali registrati in California».

 

«Mentre alcuni nomi potrebbero essere una coincidenza – alcuni trasgressori potrebbero essere omonimi dei membri del coro – il Western Journal ha portato alla luce almeno quattro partite credibili».

 

Uno di essi potrebbe essere stato condannato per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 1985, sostiene il sito. Un altro nome ha ricevuto una identica condanna per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 2001.

 

«L’elenco dei cori e il consiglio di amministrazione del San Francisco Gay Men’s Chorus sono stati apparentemente rimossi dal sito web del gruppo nel periodo in cui queste rivelazioni sono diventate pubbliche» scrive il Western Journal.

 

Tuttavia nemmeno questo episodio è il primo di questo genere.

 

Nel febbraio 1987, comparve sulla testata americana Gay Community News un testo (che non sarebbe sbagliato etichettare come un vero hate speech eterofobo, ma per quello la legge non c’è e non ci sarà mai) intitolato Gay ManifestoLo firmava un certo Michael Swift, che alcuni credono fosse solo uno pseudonimo.

 

L’incipit di tale «Manifesto omosessuale» recitava:

 

«Sodomizzeremo i vostri figli, emblema della vostra debole mascolinità, dei vostri sogni superficiali e delle bugie volgari. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nei vostri palazzetti dello sport, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nelle vostre fermate dei camion, nei vostri club per soli machi, nelle vostre Camere dei Deputati, ovunque gli uomini stiano assieme agli uomini. I vostri figli diventeranno i nostri servi e obbediranno ai nostri ordini. Saranno riplasmati a nostra immagine. Verranno a desiderarci e ad adorarci».

 

Anche qui, qualcuno ha subito detto che si trattava solo di uno scherzo, una parodia, non c’era da credere a quelle parole. Satira. Eccerto. Epperò, chissà perché, non ci viene molto da ridere.

 

Scherzi o non scherzi, è ora qualcuno che lo spieghi: si è passati dalla Cirinnà con le unioni civili omofile – cioè, il matrimonio gay: catto-conservatori, mettetevela via, è quello – dove l’argomento era «chette frega se sposo chi voglio io? Lasciami libero e fatti gli affari tuoi» alle proteste anche violente per castrare, mutilare e riempire di steroidi (trattamento di cui, come peraltro medicamenti popolari in questi anni, non si ha alcuna idea del lungo termine) e di ormoni che bloccano lo sviluppo sessuale naturale (gli stessi farmaci che danno a pedofili e stupratori per la castrazione chimica), mentre gli studenti delle elementari vanno a scuola dalle drag queen e nelle marce si canta «stiamo venendo a prendere i nostri figli», e i transgender cominciano ad armarsi e sparare pure ai bambini in classe – oltre che, chissà perché, fucilare alle vetrate delle chiese che raffigurano Adamo.

 

Già. Come si è passati da «Love is Love» a queste storie allucinanti?

 

Adesso non abbiamo voglia di scriverne. Epperò una vocina, maliziosa ed inaccettabile – ma qui come lì, è satira, è detto per ischerzo – ci sussurra che bisognerebbe unire certi puntini, ad esempio nell’Africa di questi giorni.

 

A poche ore dal varo della legge anti-LGBT in Uganda, 54 soldati ugandesi di una forza di pace di stanza in Somalia vengono trucidati dai terroristi jihadisti al Shabaab.

 

Passa forse una settimana, e in Uganda si fa vivo un gruppo terrorista, l’ADF, che non aveva mosso attacchi dal 1998. Ora l’ADF spunta dal niente e, sedicente affiliato all’ISIS, massacra un’altra quarantina di persone, con il dormitorio di una scuola che viene dato alle fiamme.

 

Sono curiose coincidenze, che ci colpiscono solo perché in questi giorni, per la storia dell’omosessualità illegalizzata definitivamente, tanto si è parlato dell’Uganda.

 

Nel frattempo, gli USA avevano già fatto sapere che la posizione dell’Uganda era da condannare, perché, dice il portavoce del Pentagono ammiraglio Kirby in un briefing alla Casa Bianca i diritti LGBT sono «una parte fondamentale della politica estera americana».

 

Si tratta di quello stesso Pentagono, quella stessa Casa Bianca che una diecina di anni fa già aveva in qualche modo collegato il terrorismo islamico con l’imposizione agli africani delle leggi omosessualiste.

 

Nel 2015 l’amministrazione Obama ritirò aiuti finanziari e militari alla Nigeria quando questa si rifiutò di legalizzare contraccezione e omosessualità. Lo riportarono una serie di testate del giro cattolico americano.

 

La Nigeria, all’epoca, si trovava a combattere i terroristi di Boko Haram, che avevano rapito e ammazzato decine di migliaia di persone. Si disse che gli USA obamiani disponessero di immagini satellitari con gli accampamenti di Boko Haram, ma non le condivisero con i nigeriani restii a implementare la deregulation sessuale nella società africana.

 

È una faccenda globale, diciamo. In Africa, come a Nuova York o San Francisco, risuona un unico grande canto: «stiamo venendo a prendere i vostri figli».

 

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

Gender

Transessualismo e adolescenti suicidi, uno studio finnico è scettico

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

L’argomentazione più potente per avviare un adolescente verso un percorso di affermazione di genere è questa: vuoi una figlia morta o un figlio vivo? I giovani con disforia di genere utilizzano la minaccia di suicidio per convincere i genitori a sostenerli nel cambiare il proprio genere.

 

Questo messaggio viene trasmesso ai genitori timorosi dalle più alte sfere dell’establishment medico negli Stati Uniti. Secondo il dottor Rachel Levine, vicesegretario trans alla Sanità degli Stati Uniti, una persona transgender nominata dal presidente Biden, «le cure che affermano il genere sono cure mediche. È assistenza sanitaria mentale. In alcuni casi si tratta di cure per la prevenzione del suicidio».

 

Tuttavia, è vero che impedire agli adolescenti di vivere come sessi diversi porta a più suicidi?

 

Secondo uno studio finlandese appena pubblicato su BMJ Mental Health, ciò non sembra essere vero se si tiene conto della salute mentale degli adolescenti. Scrivono che «il principale predittore di mortalità in questa popolazione è la morbilità psichiatrica, e la riassegnazione medica del genere non ha un impatto sul rischio di suicidio»

Sostieni Renovatio 21

È vero, dicono che «tra gli adolescenti con riferimenti al genere, pensieri autolesionistici, comportamenti autolesionistici e tentativi di suicidio sono comuni, con una prevalenza fino al 50% dei pazienti». Ma una grande percentuale di adolescenti con disforia di genere aveva già seri problemi psichiatrici quando bussano alle porte di una clinica di genere.

 

I ricercatori finlandesi sottolineano inoltre che la medicina affermativa di genere potrebbe essere dannosa, ma ci sono pochissimi dati sui suoi effetti a lungo termine.

 

«Esistono prove limitate e parzialmente contrastanti riguardo alla sicurezza somatica a lungo termine della GR (riassegnazione di genere)… Considerando la giovane età della nostra popolazione campione, non possiamo concludere sulla sicurezza somatica del GR perché qualsiasi potenziale impatto sulla mortalità richiederebbe probabilmente periodi di follow-up fino a diversi decenni».

 

I ricercatori concludono:

 

«Quando si considera la storia dei trattamenti psichiatrici, la GD (disforia di genere) sufficientemente significativa da comportare il contatto con servizi specializzati in identità di genere durante l’adolescenza non sembra essere predittiva della mortalità per tutte le cause o per suicidio. In questa popolazione sono comuni anche le morbilità psichiatriche. Pertanto, il rischio di suicidio correlato all’identità transgender e/o alla GD di per sé potrebbe essere stato sovrastimato».

 

Gender Clinic News, a cura del giornalista australiano Bernard Lane, è una delle migliori fonti di informazione sul controverso campo della medicina di genere. Il sociologo dell’Università di Oxford Michael Biggs ha detto a Lane che questo è stato uno studio fondamentale: ciò «dimostra ancora una volta che il rischio di morte per suicidio per i giovani trans è fortunatamente basso in termini assoluti. Ciò conferma i risultati della mia analisi dei dati britannici della clinica Tavistock, con dati finlandesi superiori». Sebbene nello studio finlandese «il tasso di suicidio sia poco più di quattro volte più alto tra i giovani trans rispetto ai loro coetanei, ciò è spiegato dai loro problemi psichiatrici più gravi. Quando si prendono in considerazione questi problemi psichiatrici, non c’è prova che le persone transgender abbiano un tasso di suicidio più elevato».

 

Michael Cook

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

Continua a leggere

Gender

Gli scienziati chiedono di abbandonare i nomi dei dinosauri perché «sessisti»

Pubblicato

il

Da

I paleobiologi tedeschi hanno chiesto una revisione del sistema utilizzato per nominare i dinosauri, sostenendo che l’attuale nomenclatura contiene quasi 100 nomi «potenzialmente offensivi», ha riferito martedì la rivista Nature, citando l’articolo ancora inedito del team.   Un gruppo di ricercatori ha analizzato i nomi di ogni fossile di dinosauro dell’era mesozoica, definita tra 251,9 milioni e 66 milioni di anni fa, esaminando 1.500 specie alla ricerca di nomi che percepivano come «emananti razzismo, sessismo, che prendono il nome da contesti (neo)coloniali o da figure controverse».   Secondo Nature sono state trovate 89 specie «problematiche», ovvero meno del 3% dei nomi analizzati. Una specie di dinosauro potrebbe essere considerata problematica semplicemente perché il suo nome era basato sul nome coloniale dell’area in cui è stato scoperto il fossile, hanno spiegato i ricercatori, lamentando che «i nomi dei luoghi o dei ricercatori nella lingua indigena spesso non vengono utilizzati o sono tradotti male».

Sostieni Renovatio 21

«Il problema in termini di numeri è davvero insignificante. Ma è significativo in termini di importanza», ha insistito il paleontologo Evangelos Vlachos del Museo di Paleontologia Egidio Feruglio, coautore dello studio insieme al team tedesco guidato da Emma Dunne dell’Università Friedrich-Alexander.   «Non stiamo dicendo che domani bisognerà cambiare tutto. Ma dobbiamo rivedere criticamente ciò che abbiamo fatto, vedere cosa abbiamo fatto bene e cosa non abbiamo fatto bene, e cercare di correggerlo in futuro”, ha detto lo Vlachos a Nature, invitando il campo della paleontologia a cambiare il modo in cui funziona la nominazione delle nuove scoperte paleontologiche.   In particolare, gli autori dell’articolo sostengono la necessità di abbandonare gli eponimi – ovvero dare alle specie nomi di persone – che sono diventati sempre più comuni negli ultimi due decenni. Si sono anche lamentati del fatto che l’87% delle desinenze dei nomi di genere per le specie erano maschili. Invece, hanno detto, i paleontologi dovrebbero scegliere nomi che descrivano la creatura nominata, come triceratopo, il cui nome è basato su parole greche che significano «faccia con tre corna».   Tuttavia, la Commissione internazionale per la nomenclatura zoologica (ICZN), che ha stabilito linee guida vaghe per la denominazione delle specie, si oppone categoricamente al divieto degli eponimi e non prenderebbe in considerazione la possibilità di rinominare specie «offensive» «a meno che non ci siano quelle che chiameremmo ragioni nomenclaturali formali», ha dichiarato a Nature il presidente dell’organizzazione Thomas Pape del Museo di Storia Naturale della Danimarca a Copenaghen.   Il gruppo attualmente richiede solo che il nome di un nuovo dinosauro sia unico, collegato a un singolo esemplare e annunciato nella pubblicazione.

Aiuta Renovatio 21

Insistendo sul fatto che non stava cercando di dare più lavoro agli accademici del settore, il Dunne ha invitato l’ICZN a «fare meglio ed essere più rappresentativa della comunità».   L’anno scorso, l’American Ornithological Society aveva annunciato una radicale revisione del proprio sistema di nomenclatura, promettendo di eliminare tutti i nomi inglesi delle specie di uccelli che attualmente prendono il nome da persone, così come qualsiasi altro nome di uccello che potrebbe essere potenzialmente considerato offensivo o poco inclusivo.   Già la parola dinosauro è poco omosessualizzabile, derivando etimologicamente dal greco deinòs, «terribile», e sàuros, «lucertole». Nell’era LGBT, sarebbe il caso di sostituire terribile con un altro aggettivo che porti ad emozioni positive di apertura ed inclusività: ad esempio, gaiosauro, in effetti, non suona malissimo. Del resto, dopo la dimenticata e controversa canzone dell’Ambrogino d’oro 1984 L’elefante gay, perché non procedere, esattamente 40 anni dopo, con bambini che cantano Il dinosauro gay? I frati dello Zecchino d’oro sarebbero contenti?   Ci chiediamo, infine, come una revisione genderista delle specie dei dinosauri (cioè, delle dinosaure, o dinosauresse, o dinosaur*) possa procedere in alcuni casi: la tirannosaura può passare, così come la brontosaura, la diplodoca, la pterodattila, la struziomima.   Ma per quanto riguarda il caso della triceratopa, non si va a peggiorare la situazione?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Gender

La Chiesa ortodossa contro il Vaticano per le benedizioni gay: «drastico allontanamento dagli insegnamenti morali cristiani»

Pubblicato

il

Da

La Chiesa ortodossa russa condanna la recente decisione del Vaticano di consentire la benedizione delle coppie dello stesso sesso come una deviazione dalla fede cristiana

 

Secondo un comunicato pubblicato sul sito della Chiesa, il Patriarca di Mosca Cirillo ha chiesto alla Commissione biblica e teologica sinodale di «analizzare» la Fiducia Supplicans, il documento adottato dal Vaticano nel dicembre 2023.

 

La commissione si è riunita martedì scorso e «ha convenuto all’unanimità che questa novità rappresenta un drastico allontanamento dagli insegnamenti morali cristiani», si legge nella dichiarazione del Patriarcato.

 

Il patriarca Kirill ha affermato in passato che la Chiesa ortodossa russa «non avrebbe mai» appoggiato il matrimonio tra persone dello stesso sesso e ha condannato «la pericolosa e distruttiva ideologia LGBT». Le opinioni della Chiesa sono coerenti con la posizione delle autorità russe, che nel dicembre 2022 hanno ampliato notevolmente il divieto esistente sulla «propaganda LGBT».

Sostieni Renovatio 21

Importante notare che la Commissione è presieduta dal metropolita Hilarion, che per più di un decennio è stato il funzionario ortodosso russo più importante e visibile nei rapporti con la Chiesa cattolica come presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca.

 

Ilarione, che durante la pandemia si era speso a favore del vaccino COVID, è giudicato da alcuni, in ambito ortodosso, un filomodernista, se non persino filocattolico.

 

Il metropolita ora vede la Fiducia Supplicans come un ostacolo ad ogni relazione tra Mosca e Roma, dichiarandoo in un’intervista a Rod Dreher, intellettuale convertito da cattolico e ortodosso redattore capo di The American Conservative, che il documento vaticano che consente la benedizione delle coppie dello stesso sesso rende impossibile la discussione su una possibile unione tra le due chiese. «Se siamo realisti, non possiamo più sperare in una futura unità tra ortodossi e cattolici. Queste misure chiaramente non ci avvicineranno, ma creeranno nuove linee di separazione».

 

Hilarion aveva aggiunto di essere rimasto scioccato dal documento del duo argentino Fernandez-Bergoglio perché «abbiamo sempre considerato la Chiesa cattolica romana come un faro del cristianesimo tradizionale».

 

Come riportato da Renovatio 21, Bergoglio conosce personalmente Ilarione, ed è andato pure a trovarlo a Budapest, dove ora è metropolita (secondo voci, sarebbe stato trasferito in stile promoveatur ac amoveatur), per poi vantarsi della conversazione con i giornalisti in aereo, facendo intendere che poteva riguardare la pace tra Mosca e Kiev.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine di Russian Orthodox Cathedral of St John the Baptist via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 

 

 

Continua a leggere

Più popolari