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Epidemie

La Cina nega nuovamente l’accesso all’OMS per indagare sulla pandemia

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È passato ormai più di un anno dall’inizio dell’epidemia di coronavirus in Cina, e ancora una volta a un team di investigatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato negato l’accesso al paese per indagare da dove provenisse.

 

Dieci funzionari dell’OMS sarebbero dovuti entrare in Cina questa settimana per iniziare finalmente le indagini, con la promessa di esaminare l’Istituto di virologia di Wuhan come potenziale fonte della pandemia, tuttavia, al team è stato negato l’ingresso

Dieci funzionari dell’OMS sarebbero dovuti entrare in Cina questa settimana per iniziare finalmente le indagini, con la promessa di esaminare l’Istituto di virologia di Wuhan come potenziale fonte della pandemia.

 

Tuttavia, al team è stato negato l’ingresso a causa di problemi di visto, secondo il direttore delle emergenze dell’OMS Michael Ryan.

 

Tedros Adhanom Ghebreyesus, il capo dell‘Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato di essere «deluso» dal fatto che il governo cinese abbia nuovamente bloccato l’ingresso agli investigatori.

 

«Mi è stato assicurato che la Cina sta accelerando la procedura interna» ha detto Tedros. «Siamo ansiosi di avviare la missione il prima possibile».

 

«Mi è stato assicurato che la Cina sta accelerando la procedura interna» ha detto Tedros. «Siamo ansiosi di avviare la missione il prima possibile».

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha detto alla BBC «potrebbero esserci dei malintesi» e «non c’è bisogno di leggervi troppe cose», scrive Summit News.

I funzionari cinesi in precedenza si erano rifiutati di confermare qualsiasi data per l’arrivo della squadra.

 

L’OMS in precedenza si era lamentata di non  essere stata «invitata»  dalla Cina a indagare sull’epidemia ed è stata continuamente criticata per aver  sostenutogli argomenti del Partito Comunista Cinese.

 

I funzionari cinesi in precedenza si erano rifiutati di confermare qualsiasi data per l’arrivo della squadra.

Una precedente «missione di esplorazione» dell’OMS in Cina durante l’estate ha visto arrivare in Cina una squadra di investigatori, ma non è nemmeno riuscita a visitare Wuhan.

 

Dave Sharma, un parlamentare australiano, ha  dichiarato al Financial Times: «È un altro incidente preoccupante dell’OMS – incaricato di salvaguardare la salute pubblica globale – che pone le sensibilità politiche di uno stato membro al di sopra degli interessi di salute pubblica del mondo».

 

Ad agosto, l’OMS aveva annunciato  che non avrebbe visitato l’Istituto di virologia di Wuhan durante le sue indagini sulle origini del coronavirus, nonostante i ripetuti richiami degli esperti che dovrebbero essere presi seriamente in considerazione.

 

«È un altro incidente preoccupante dell’OMS – incaricato di salvaguardare la salute pubblica globale – che pone le sensibilità politiche di uno stato membro al di sopra degli interessi di salute pubblica del mondo»

Il corpo sanitario ha quindi fatto un’inversione di rotta e ha  detto che dopo tutto avrebbe effettivamente visitato il laboratorio , dopo che ne è seguita una reazione.

 

Tuttavia, l’indagine ancora  non è stata avviata , a quasi un anno dall’inizio dell’epidemia.

 

L’OMS ha notoriamente ripetuto le affermazioni cinesi secondo cui il coronavirus non veniva trasmesso tra esseri umani fino a metà gennaio dello scorso anno, poiché la pandemia si diffondeva in tutto il mondo.

 

L’OMS ha notoriamente ripetuto le affermazioni cinesi secondo cui il coronavirus non veniva trasmesso tra esseri umani fino a metà gennaio dello scorso anno, poiché la pandemia si diffondeva in tutto il mondo.

L’organismo sanitario ha invertito la sua retorica solo quando i funzionari sono riusciti a entrare in Cina e gli operatori sanitari hanno detto che il virus si stava diffondendo rapidamente.

 

L’OMS ha praticamente ripetuto a pappagallo le affermazioni della Cina, almeno  fino a quando non è stata in grado di inviare una squadra a Wuhan il 20 gennaio, dopodiché un operatore sanitario ha  immediatamente detto all’organizzazione  che il virus era contagioso per gli esseri umani. Anche allora, l’OMS non ha dichiarato una pandemia  fino al 12 marzo .

 

L’OMS aveva bloccato i medici dall’esortare i paesi a imporre controlli alle frontiere per fermare la diffusione del coronavirus e ha ripetutamente detto ai paesi di non chiudere i confini, nonostante questo sia un modo efficace per controllare la diffusione del virus.

 

La Cina ha mentito sull’entità dell’epidemia nel paese, tentando di nascondere ogni dettaglio e persino di trarre profitto dalla limitazione delle esportazioni di dispositivi di protezione individuale.

La Cina ha mentito sull’entità dell’epidemia nel paese, tentando di nascondere ogni dettaglio e persino di trarre profitto dalla limitazione delle esportazioni di dispositivi di protezione individuale.

 

Ora, l’OCSE ha rivelato che la Cina è destinata a godere di una ripresa economica post-COVID che supera ogni altro grande paese, la maggior parte dei quali vedrà cali debilitanti del proprio PIL.

 

Come emerso in settimana , i massimi funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti credono ancora che la teoria più credibile sull’origine del COVID-19 sia che sia fuggito dal laboratorio di Wuhan, con un informatore dell’istituto di Wuhan che ha recentemente fornito ulteriori informazioni al team statunitense.

 

Il laboratorio di Wuhan aveva tenuto un campione di coronavirus che era del 96,2% uguale a COVID-19 per quasi un decennio

In precedenza era emerso che il laboratorio di Wuhan aveva tenuto un campione di coronavirus che era del 96,2% uguale a COVID-19 per quasi un decennio. Ciò ha spinto a speculare sull’origine del virus. Diversi  importanti ricercatori  e scienziati  hanno anche notato  che il laboratorio deve essere studiato dato questo fatto.

 

Inoltre,  rapporti precedenti  hanno suggerito che l’Istituto abbia preso una spedizione di alcuni degli agenti patogeni più mortali del mondo poche settimane prima dello scoppio del coronavirus. È anche noto che il laboratorio stava manomettendo agenti patogeni naturali e li stava mutando per diventare più contagiosi.

 

Le figure dell’intelligence di  tutto il mondo  hanno anche  chiesto che il laboratorio di Wuhan venga indagato .

Virologi cinesi sono recentemente  fuggiti da Hong Kong  e hanno effettivamente  chiesto asilo in Occidente, con prove contro il Partito Comunista Cinese riguardo al suo ruolo nella pandemia COVID-19.

 

Alcuni virologi cinesi sono recentemente  fuggiti da Hong Kong  e hanno effettivamente  chiesto asilo in Occidente, con prove contro il Partito Comunista Cinese riguardo al suo ruolo nella pandemia COVID-19.

 

Il direttore del laboratorio di Wuhan si è  lamentato del fatto che gli scienziati della struttura siano diventati capri espiatori sulla scia della pandemia di coronavirus e che il laboratorio sia stato ingiustamente reso al centro di pericolose «teorie del complotto».

 

 

 

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Epidemie

Panico da zero-COVID, immagini drammatiche di cinesi che fuggono dall’IKEA

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Immagini disumane provengono dalla Cina ancora nella morsa della folle politica sanitaria dello zero-COVID.

 

Un video divenuto virale mostra clienti Ikea cinesi ​​in preda al panico mentre il personale cerca di sigillare le porte e chiudere le persone dentro al grane negozio.
Il motivo sarebbe nel fatto gli algoritmi di tracciamento dei contatti, che comandano l’incubo totalitarista bioinformatico cinese, aveva segnalato un bambino di 6 anni che era passato per il punto vendita.

 

 

L’incidente è avvenuto sabato presso la filiale Ikea di Shanghai, la città più grande della Cina con oltre 20 milioni di persone.

 

I video che circolano in rete mostrano i clienti che urlano e spingono per uscire dal negozio mentre il personale di sicurezza si avvicinava per cercare di chiudere loro le porte.

 

Alla fine i clienti sono in grado di farsi strada e fuggire verso la libertà.

 

 

Tuttavia, si tratta di una pia illusione: essi sono stati tracciati e messi in quarantena – o peggio, portati in lager COVID – grazie al sistema di sorveglianza informatica dello Stato cinese.

 

Di fatto, domenica, il vicedirettore della Commissione sanitaria di Shanghai Zhao Dandan ha dichiarato in una conferenza stampa  che il negozio e le immediate vicinanze sarebbero ora sotto una gestione «a circuito chiuso» per due giorni. Le persone all’interno di tale «circuito», ha detto il funzionario della Repubblica Popolare, saranno messe in quarantena in una struttura governativa per due giorni e saranno anche sotto sorveglianza sanitaria per cinque giorni.

 

A Shanghai è ancora fresco il trauma del lockdown da zero-COVID che ha sconvolto i 26 milioni di persone della città, tra lager pandemici, porte di casa sigillate, genitori separati dai figli, animali domestici uccisi in strada, rivolte, droni volanti e robocani che girano per le strade impartendo ordini, urla disperate dai condomini.

 

La politica sanitaria zero-COVID, che prevede il blocco totale di un’area (anche di milioni di persone, anche di un’intera nazione, come la Nuova Zelanda, che un anno fa andò in lockdown per un singolo caso) anche per un singolo caso ha i suoi sostenitori anche in Italia, ad esempio qualche persistente figura nel sistema politico-sanitario nazionale.

 

Per qualche motivo, lo zero-COVID è adottato anche dal presidente cinese Xi Jinping, il cui potere forse traballa a causa di una fronda chiamata, appunto «fazione di Shanghai».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo speculatore internazionale George Soros, forse alla sua ultima carica di distruttore di Stati, sta ora attaccando a testa bassa Xi Jinping anche sulla questione dello zero-COVID.

 

 

 

 

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Cina

Paura COVID-19, Pechino dà un colpo alla Corea del Nord: no alla piena riapertura dei confini

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

I cinesi non si fidano delle rassicurazioni nordcoreane sul contenimento della pandemia. Rimane chiusa la ferrovia Dandong-Sinuiju, da dove passa di solito il 70% del commercio tra le due parti. I cittadini cinesi trovati a commerciare con i nordcoreani devono pagare una multa fino a 43mila euro.

 

 

 

Il governo cinese non asseconda le richieste del regime di Kim Jong-un e non riapre il confine al commercio terrestre tra le province di Jilin e Liaoning e la Corea del Nord. La Cina è ancora minacciata da focolai di Covid-19 e teme che contatti diffusi con i nordcoreani possano aggravare la situazione.

 

Pyongyang sostiene di aver messo sotto controllo l’emergenza pandemica scoppiata a maggio. Le autorità di Pechino non si fiderebbero delle rassicurazioni che arrivano dai nordcoreani, e ciò nonostante Kim abbia ordinato misure draconiane sul modello di quelle cinesi per contenere la propagazione del coronavirus.

 

La Corea del Nord è isolata a livello internazionale, tranne che dalla Cina e in parte dalla Russia, sottoposta da anni a misure punitive decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU per il suo programma nucleare e missilistico. Il Paese è alle prese con una cronica crisi economica, che la recente ondata di infezioni da COVID-19 e una serie di alluvioni hanno reso ancor più profonda.

 

Il 90% del commercio nordcoreano dipende dagli scambi con la Cina. Secondo dati delle dogane cinesi, nei primi sei mesi dell’anno l’import-export bilaterale si è fermato a 333 milioni di euro: un calo del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019 – prima della pandemia.

 

In condizioni normali il 70% degli scambi commerciali tra i due Paesi corrono lungo la ferrovia che collega Dandong in Cina e Sinuiju. Nikkei Asia rivela che Pyongyang ha chiesto la riapertura della tratta, ricevendo però il rifiuto cinese. Per prevenire la diffusione del COVID dalla Cina, il servizio era stato bloccato una prima volta nel gennaio 2020 su iniziativa nordcoreana; riattivato a gennaio di quest’anno, è stato bloccato di nuovo ad aprile.

 

Al momento l’unico passaggio aperto per il commercio sino-nordcoreano è quello di Nampo, porto della Corea del Nord sul Mar Giallo. Le navi cinesi vi attraccano di solito da Shanghai o Dalian.

 

A quanto riporta Daily NK, che cita una propria fonte sul versante cinese del confine, le autorità cinesi impongono multe fino a 300mila yuan (circa 43 mila euro) ai propri cittadini trovati a commerciare con i nordcoreani.

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine da AsiaNews

 

 

 

 

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Big Pharma

Il quadridosato capo di Pfizer positivo al COVID-19

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Il CEO di Pfizer Albert Bourla è risultato positivo al test per il COVID-19. Lo ha annunciato lui stesso in un tweet del 15 agosto.

 

«Vorrei informarvi che sono risultato positivo al test per il COVID-19» scrive l’amministratore delegato del colosso farmaceutico.

 

«Sono grato di aver ricevuto quattro dosi del vaccino Pfizer-BioNTech e mi sento bene mentre avverto sintomi molto lievi. Mi sto isolando e ho iniziato un corso di Paxlovid».

 

Il Bourla sostiene  di avere sintomi lievi e dice di sentirsi bene.

 

 


 

«Siamo arrivati ​​così lontano nei nostri sforzi per combattere questa malattia che sono fiducioso che avrò una pronta guarigione. Sono incredibilmente grato per gli instancabili sforzi dei miei colleghi Pfizer che hanno lavorato per rendere disponibili vaccini e trattamenti per me e per le persone in tutto il mondo”, ha affermato Bourla».

 

Il Bourla quindi si è messo in quarantena e ha iniziato a prendere il Paxlovid, la sempre più controversa pillola COVID-19 sviluppata proprio da Pfizer, presa anche da altri due quadridosati finiti positivi al COVID: il presidente americano Joe Biden e il suo «plenipotenziario pandemico» Anthony Fauci.

 

Sia Biden che Fauci hanno sperimentato quello che chiamano «Paxlovid rebound», un «rimbalzo» (recrudescenza) da Paxlovid: dopo essere risultati negativi, i consumatori di Paxlovid tornano positivi e sintomatici.

 

Malgrado questi casi siano evidenti, nessuno sembra preoccuparsi della cosa: non ci è notizia di un ritiro del costoso farmaco, né di studi sulla questione del Paxlovid Rebound.

 

Vogliamo qui ricordare che il Bourla è tra coloro che in precedenza avevano promosso i vaccini COVID-19 come efficaci al 100% contro le infezioni.

 

In un vecchio tweet dell’1 aprile 2021 – possibilmente non un pesce d’aprile – il veterinario americano di origine greco-ebraica gioiva per i risultati di uno studio che avrebbe dimostrato che il vaccino di Pfizer era efficace al 100% nella prevenzione dei casi di COVID-19 in Sud Africa.

 


 

Come riportato da Renovatio 21, il Bourla ha spesso accusato i critici del vaccino con insulti minacciosi («criminali»), mentre si lasciava scappare il fatto che riceve – per motivi che non comprendiamo bene – briefing da CIA e FBI riguardo alla «diffusione della disinformazione».

 

Habitué del World Economic Forum, anni fa aveva dichiarato sul palco di Davos la prospettiva di piazzare «microchip biologici dentro i farmaci».

 

Bizzarramente, cinque mesi fa il Bourla ha dichiarato che scegliere la strada dell’mRNA per i vaccini COVID fu «controintuitiva».

 

«L’mRNA era una tecnologia, ma avevamo meno esperienza, solo due anni di lavoro su questo, e in realtà, l’mRNA era una tecnologia che non ha mai fornito un singolo prodotto fino a quel giorno, né un vaccino, né nessun altro medicinale», ha ammesso il Bourla durante un’intervista del Washington Post.

 

«Quindi è stato molto controintuitivo e sono rimasto sorpreso quando mi hanno suggerito che questa è la strada da percorrere, e l’ho messo in dubbio», ha continuato il vertice Pfizer. «E ho chiesto loro di giustificare come si può dire una cosa del genere, ma erano molto, molto convinti che questa fosse la strada giusta da percorrere».

 

È emerso negli scorsi mesi che il Bourla ha incontrato privatamente Bergoglio almeno due volte, rafforzando l’idea di un legame solido tra il Vaticano e la Pfizer, fornitore del vaccino in uso nel Sacro Palazzo.

 

 

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

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