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Economia

La Cina: le criptovalute sono il «più grande schema Ponzi della storia». Il Bitcoin scenderà a zero

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L’edizione del 26 giugno del Quotidiano del Popolo, il quotidiano del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato un articolo di due dirigenti della Blockchain-based Service Network (BSN), Shan Zhiguang e He Yifan.

 

I due esperti in cripto e hanno avvertito che l’attuale tracollo del mercato delle criptovalute dai 3 trilioni di dollari  valutazione di mercato dello scorso novembre a meno del 1 trilione di oggi, è solo l’inizio.

 

«Una volta che si verificano vendite allo scoperto dannose, nessun successore, fondi limitati o modifiche alle politiche normative che influiscono sulla fiducia dei partecipanti o sulla determinazione dei ritardatari, questo farà crollare istantaneamente questo ciclo apparentemente squisito e il valore sarà zero», affermano nello scritto del Renmin Ribao.

 

Gli autori definiscono le criptovalute «il più grande schema Ponzi nella storia umana», sostenuto da comunità che «stanno provando ogni mezzo per far andare avanti la frode».

 

«Il Bitcoin non è altro che una stringa di codici digitali, e i suoi rendimenti derivano principalmente dall’acquisto basso e dalla vendita alta», scriveva un articolo del 22 giugno sul cinese Economic Daily riportato dal quotidiano hongkonhese South China Morning Post,.

 

«In futuro, una volta che la fiducia degli investitori crollerà o quando i Paesi sovrani dichiareranno illegale il Bitcoin, tornerà al suo valore originale, che è assolutamente privo di valore».

 

Le autorità cinesi hanno anche appena pubblicato un rapporto che documenta l’uso delle criptovalute nel riciclaggio di denaro della droga, inclusa la spiegazione che «la circolazione dei capitali della droga è estesa dai trasferimenti bancari online alle valute virtuali e alle monete di gioco».

 

Gran parte dei media finanziari occidentali si sono sentiti obbligati a coprire l’avvertimento cinese del prossimo crollo delle criptovalute.

 

Forbes, ad esempio, ha intitolato il suo articolo sull’argomento «”Verso lo zero”: la Cina emette un avviso sui prezzi dei bitcoin shock in mezzo a un enorme crollo delle criptovalute da 2 trilioni di dollari».

 

La CNBC ha riferito il 27 giugno: «Il presidente del Salvador e la Banca d’Inghilterra predicono un futuro brillante per Bitcoin; la Cina afferma che il Bitcoin si sta dirigendo verso lo zero».

 

Il vice governatore della Banca d’Inghilterra Jon Cunliffe ha dichiarato a Bloomberg: «Qualunque cosa accadrà nei prossimi mesi alle risorse crittografiche, mi aspetto che la tecnologia crittografica e la finanza continuino. Ha la possibilità di enormi efficienze e cambiamenti nella struttura del mercato».

 

E il presidente salvadoregno Nayib Bukele, che l’anno scorso ha reso El Salvador il primo paese a rendere il Bitcoin a corso legale, ha twittato che le persone dovrebbero «smetterla di guardare il grafico e godersi la vita»”, perché «è fiducioso che i prezzi si riprenderanno».

 

Come riportato i Paesi BRICS sembrano negli ultimi mesi aver preso una piega totalmente contraria alle criptovalute.

 

La Russia, dopo ripetuti avvertimenti (forse anche nel vicino Kazakistan, Paese fino a ieri crypto-friendly) ha imbrigliato il Bitcoin.

 

Anche l’India, per tramite di un alto funzionario della Banca Centrale del Paese, aveva usato per le cripto le stesse parole dei cinesi: «schema Ponzi» che «minaccia la sovranità finanziaria del Paese»

 

Lo stesso Biden a inizio mandato aveva promesso che avrebbe attaccato il Bitcoin., e di fatto poco dopo il governo USA ha dichiarato illegali alcuni NFT. Tuttavia, il capo della CIA aveva ammesso che l’agenzia di spionaggio stava «lavorando» sulle criptovalute.

 

Il miliardario Venture Capitalist americano, noto per le sue teorie eterodosse e i suoi investimenti azzecatissimi (Facebook, PayPal, SpaceX, Palantir) un anno fa avvertiva che il Bitcoin «potrebbe essere un’arma finanziaria cinese contro gli USA». Tuttavia, egli stesso, emerse, aveva investito cifre enormi nella criptovaluta.

 

 

 

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Economia

La Banca d’Inghilterra pubblicherà il piano per la sua moneta digitale entro fine anno

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l Regno Unito (UK) pubblicherà un rapporto consultivo contenente i prossimi passi proposti per la sua potenziale valuta digitale della banca centrale (CBDC) controllata dal governo entro la fine del 2022. Lo riporta Reclaim the Net.

 

Il rapporto sarà pubblicato dalla Bank of England, una banca centrale di proprietà del governo del Regno Unito, e dal Tesoro del Regno Unito, il ramo del governo che sviluppa e attua la politica finanziaria ed economica.

 

La pubblicazione del rapporto è stata annunciata da Sir Jon Cunliffe, vicegovernatore della stabilità finanziaria della Banca d’Inghilterra, durante un recente discorso intitolato «Riflessioni su DeFi, valute digitali e regolamentazione». «DeFi» sta per «Decentralized finance», cioè «finanza decentralizzata».

 

Il discorso non si è soffermato dettagli, ma ha indicato che la Banca d’Inghilterra e altri enti governativi del Regno Unito intendono imporre maggiori restrizioni sulle criptovalute mentre procedono con il loro lavoro su una sterlina digitale controllata dal governo.

 

Durante il discorso, Cunliffe ha osservato che la Banca d’Inghilterra sta «esplorando attivamente l’emissione di una sterlina nativa digitale» e ha citato il recente crollo dell’exchange di criptovalute FTX come una delle sue giustificazioni per l’introduzione di regole più rigide sulle criptovalute.

 

Il vicegovernatore ha affermato che il lavoro della Banca d’Inghilterra e del Tesoro per l’avvio di una sterlina digitale è stato guidato dalle «tendenze che si allontanano dal denaro fisico, che non può essere utilizzato in un’economia sempre più digitale, e, potenzialmente, verso nuove forme di denaro tokenizzato».

 

Cunliffe non ha discusso di potenziali implicazioni o limiti sulla privacy che si applicherebbero a una potenziale sterlina digitale, ma ha affermato che ci sarà un «quadro in cui i rischi sono gestiti correttamente». Ha anche indicato la caduta di FTX come «una dimostrazione convincente del motivo per cui è importante».

 

Oltre a discutere della sterlina digitale, Cunliffe ha anche parlato di come le criptovalute saranno presto soggette a normative più severe nel Regno Unito, affermando  che «le attività di servizi finanziari e le entità che ora popolano il mondo delle criptovalute» dovrebbero essere portate «all’interno del quadro normativo». Il funzioanrio ha quindi citato «la necessità di proteggere i consumatori e «la necessità di proteggere la stabilità finanziaria» per giustificare la sua spinta per regolamenti più severi sulle criptovalute.

 

 

Tuttavia  Cunliffe ha affermato che la Bank of England, il Tesoro e l’autorità di regolamentazione finanziaria del Regno Unito, la Financial Conduct Authority (FCA), stanno lavorando a un «prototipo normativo» in cui gli sviluppatori possono esplorare «se e come» i rischi che Cunliffe associa alla DeFi «possono essere gestiti al livello di sicurezza che ci aspettiamo dal sistema attuale».

 

Oltre a queste proposte normative generali, Cunliffe ha delineato come uno specifico atto legislativo che si sta attualmente facendo strada attraverso il parlamento, The Financial Services and Markets Bill, imporrà regolamenti sugli stablecoin (criptovalute che sono ancorate al valore di una valuta nazionale).

 

Secondo Cunliffe, i poteri del disegno di legge avranno un’ampia portata e si applicheranno ai «sistemi di pagamento sistemici e ai servizi, come i portafogli, che li accompagnano» e ↔all’emissione e allo stoccaggio delle monete». La Banca d’Inghilterra «si consulterà in dettaglio» su questo quadro normativo all’inizio del prossimo anno e che alcuni dei requisiti normativi includeranno requisiti affinché gli stablecoin siano «pienamente supportati da attività liquide e di alta qualità».

 

Al di fuori dei suoi commenti sulla regolamentazione, Cunliffe ha preso di mira la DeFi e le blockchain senza autorizzazione, affermando che «deve ancora essere convinto che i rischi inerenti alla finanza possano essere gestiti efficacemente» dai protocolli del software DeFi e che «rimane per me molto dubbio se l’uso della blockchain senza autorizzazione potrebbe fornire il necessario livello di garanzia per le attività che sono parte integrante della stabilità del sistema finanziario».

 

«Non siamo preparati a vedere l’innovazione a costo di un rischio maggiore» ha insistito il funzionario della Banca del Regno.

 

Cunliffe non ha citato il fatto che se la sterlina digitale eroderà l’anonimato offerto dal contante o imporrà il controllo della spesa ai suoi utenti, i banchieri centrali e i funzionari di altri Paesi e organizzazioni sono stati più disponibili quando hanno discusso dei loro piani di emissione di CBDC.

 

«I funzionari della Banca centrale europea (BCE) e della Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti) degli Stati Uniti (USA) hanno confermato che il dollaro digitale e l’euro digitale avranno meno anonimato del contante . I funzionari della BCE hanno anche proposto limiti di spesa per l’euro digitale» scrive Reclaim the Net. «E altri potenti funzionari delle istituzioni globali hanno apertamente elogiato il modo in cui i CBDC consentono ai governi di “controllare con precisione ciò per cui le persone possono e non possono spendere i loro soldi” e hanno proposto di collegare i CBDC agli ID digitali». 

 

Come riportato da Renovatio 21, anche la Federal Reserve con colossi del credito e della finanza USA stanno lanciando un programma pilota per il dollaro digitale. La Cina è da tempo sulla strada dello yuan digitale, così come con le CBDC sta sperimentando anche l’Australia.

 

Come ripetuto da Renovatio 21, l’euro digitale, ritenuto ora «inevitabile», sarà costruito sul medesimo sistema utilizzato, e sperimentato, per il green pass.

 

Tuttavia, prima della moneta digitale, passeremo giocoforza per un sistema di identificazione digitale, tale e quale quello ordinato nei discorsi del World Economic Forum, stanno portando avanti tutti i Paesi, dal Canada alla Francia all’Ucraina – all’Italia. Alla costruzione di un programma di identificazione digitale globale la Bill & Melinda Gates Foundation ha donato negli scorsi mesi 200 milioni di dollari.

 

 

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Economia

Blackout, il funzionario tedesco per le calamità dice: «fate scorte»

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Il capo della Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK), cioè l’Ufficio federale tedesco per la protezione civile e il soccorso in caso di calamità, Ralph Tiesler, ha avvertito i cittadini di prepararsi a interruzioni di corrente a breve termine, in particolare a gennaio e febbraio, e di fare scorta in anticipo di generi alimentari.

 

 

«Dobbiamo presumere che questo inverno ci saranno dei blackout. Con ciò intendo un’interruzione regionale e temporanea della fornitura di energia elettrica. La causa non sarà solo la carenza di energia, ma anche il blocco mirato e temporaneo delle reti da parte degli operatori, con l’obiettivo di proteggere le reti e non mettere in pericolo la fornitura complessiva», ha dichiarato Tiesler al Welt am Sonntag.

 

Il Tiesler ha quindi dichiarato che le autorità locali di diversi comuni tedeschi si stanno preparando alla possibilità di blackout e hanno sviluppato “piani precisi” che includono approvvigionamento di generatori di emergenza per supportare il sistema.

 

Nonostante gli impianti di stoccaggio del gas tedeschi siano vicini alla capacità, alcuni ritengono che le scorte non saranno sufficienti per l’inverno a causa della mancanza di nuove forniture dalla Russia.

 

«Ci aspettiamo blackout a breve termine piuttosto che blackout di lunga durata e su larga scala. Ma anche per questo è importante una buona preparazione», ha aggiunto Tiesler.

 

La risposta, dice l’esperto statale in catastrofi, è «fare scorte».

 

«Principalmente acqua, diverse casse e cibo in scatola. Sarebbero sufficienti per dieci giorni. Questo è ciò che raccomanda la mia agenzia… disponibile tutto il tempo», ha affermato Tiesler, aggiungendo il classico suggerimento per cui i cittadini dovrebbero anche acquistare radio e candele alimentate a batteria.

 

I problemi energetici della Germania derivano da un calo delle forniture di gas dalla Russia, dopo un piano sconsiderato di economia verde lanciato dalla Merkel, che ha innalzato pale eoliche in un Paese senza vento e chilometri quadrati di pannelli solari in un Paese senza sole.

 

A tutto questo si è aggiunta la chiusura programmata delle centrali nucleari, nonostante esistano nel Paese varie forze (scienziati, politici, industriali, la popolazione stessa) che premono per un pieno ritorno all’atomo per scongiurare la crisi energetica che potrebbe mettere in ginocchio la Germania, la sua economia e la sua popolazione.

 

Quanto al gas russo, esso era interrotto da prima delle sanzioni antirusse per il conflitto ucraino. Già a gennaio 2022 la Germania aveva sfiorato un blackout del gas, mentre poco dopo la mancanza di energia ha provocato una paralisi parziale del sistema ferroviario nazionale.

 

Ad ogni modo, il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream ha tolto a Berlino ogni possibilità di tornare ad interfacciarsi con Mosca. Curiosamente, si è appreso che la CIA aveva informato Berlino di possibili attacchi al Nord Stream 2 settimane prima che questi si materializzassero.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Germania sta preparando «hub di riscaldamento» (palestre, scuole, palazzetti dello sport) per «sfollati energetici», ossia coloro che si troveranno le loro case gelide per mancanza di gas – trasformando le abitazioni in strumenti di morte soprattutto per la popolazione più debole.

 

Il governo Scholz si attende rivolte in gran numero e si prepara da mesi alla loro repressione, con una concezione assai elastica degli «estremisti» da reprimere: è estremista, oramai, chiunque non sia d’accordo con la narrativa di Stato.

 

In una rivelazione della scorsa settimana, si è appreso che in Germania sarebbero allo studio consegne domestiche di contante in caso di blackout, per evitare assalti a bancomat e banche e caso sociale conseguente.

 

L’ufficio catastrofi BKK aveva scioccato l’Europa l’anno passato con una pubblicità progresso che dava consigli su come sopravvivere ad una mancanza prolungata di riscaldamento. Renovatio 21 cita spesso questo indimenticabile video, tuttavia stavolta vogliamo fissare l’attenzione del lettore su una cosa. Chi manca nel quadretto presentato?

 

 

Massì, il cittadino tedesco maschio, giovane, adulto o vecchio che sia, proprio non esiste. C’è però il marcantonio immigrato…

 

Sono segni che a qualcuno possono dir qualcosa.

 

 

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Economia

Come BlackRock ha creato la crisi energetica globale

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Renovatio 21 traduce questo articolo di William F. Engdahl. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La maggior parte delle persone è sconcertata da quella che è una crisi energetica globale, con i prezzi del petrolio, del gas e del carbone che salgono simultaneamente e costringono persino alla chiusura di importanti impianti industriali come prodotti chimici o alluminio o acciaio. L’amministrazione Biden e l’UE hanno insistito sul fatto che tutto è dovuto alle azioni militari di Putin e della Russia in Ucraina. Questo non è il caso. La crisi energetica è una strategia a lungo pianificata dei circoli aziendali e politici occidentali per smantellare le economie industriali in nome di un’agenda verde distopica. Ciò ha le sue radici nel periodo ben prima del febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato la sua azione militare in Ucraina.

 

 

Blackrock spinge gli ESG

Nel gennaio 2020, alla vigilia dei devastanti lockdown COVID economicamente e socialmente, il CEO del più grande fondo di investimento mondiale, Larry Fink di Blackrock, ha inviato una lettera ai colleghi di Wall Street e ai CEO aziendali sul futuro dei flussi di investimento.

 

Nel documento, modestamente intitolato «A Fundamental Reshaping of Finance» («un fondamentale rimodellamento della finanza»), Fink, che gestisce il più grande fondo di investimento del mondo con circa 7 trilioni di dollari allora in gestione, ha annunciato una svolta radicale per gli investimenti aziendali.

 

Il denaro «diventerebbe verde». Nella sua lettera del 2020, seguita da vicino, Fink ha dichiarato: «nel prossimo futuro – e prima di quanto la maggior parte si aspetti – ci sarà una significativa riallocazione del capitale… Il rischio climatico è un rischio di investimento». Inoltre ha affermato: «ogni governo, azienda e azionista deve affrontare il cambiamento climatico».

 

In una lettera separata ai clienti investitori di Blackrock, Fink ha presentato la nuova agenda per gli investimenti di capitale. Ha dichiarato che Blackrock uscirà da alcuni investimenti ad alto contenuto di carbonio come il carbone, la più grande fonte di elettricità per gli Stati Uniti e molti altri paesi. Ha aggiunto che Blackrock esaminerà i nuovi investimenti in petrolio, gas e carbone per determinare la loro adesione alla «sostenibilità» dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 

Fink ha chiarito che il fondo più grande del mondo inizierà a disinvestire in petrolio, gas e carbone. «Nel tempo – ha scritto Fink –le aziende e i governi che non rispondono alle parti interessate e affrontano i rischi per la sostenibilità incontreranno un crescente scetticismo da parte dei mercati e, a loro volta, un costo del capitale più elevato».

 

Ha aggiunto che «il cambiamento climatico è diventato un fattore determinante nelle prospettive a lungo termine delle aziende… siamo sull’orlo di un fondamentale rimodellamento della finanza».

 

Da quel momento in poi i cosiddetti investimenti ESG, penalizzando le aziende che emettono CO2 come ExxonMobil, sono diventati di gran moda tra gli hedge fund e le banche di Wall Street e i fondi di investimento tra cui State Street e Vanguard. Tale è il potere di Blackrock. Fink è stato anche in grado di convincere quattro nuovi membri del consiglio di amministrazione di ExxonMobil a porre fine alle attività di petrolio e gas della società.

 

La lettera di Fink del gennaio 2020 era una dichiarazione di guerra della grande finanza contro l’industria energetica convenzionale. BlackRock è stato uno dei membri fondatori della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) ed è uno dei firmatari dell’UN PRI— Principles for Responsible Investing, una rete di investitori supportata dalle Nazioni Unite che promuove investimenti a zero emissioni di carbonio utilizzando i criteri ESG altamente corrotti criteri: fattori ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento. Non esiste alcun controllo oggettivo sui dati falsi per l’ESG di un’azienda.

 

Inoltre Blackrock ha firmato la dichiarazione del Vaticano del 2019 che sostiene i regimi di tariffazione del carbonio. BlackRock nel 2020 è anche entrata a far parte di Climate Action 100, una coalizione di quasi 400 gestori di investimenti che gestiscono 40 trilioni di dollari.

 

Con quella fatidica lettera del CEO del gennaio 2020, Larry Fink ha avviato un colossale disinvestimento nel settore globale del petrolio e del gas da trilioni di dollari. In particolare, quello stesso anno Fink di BlackRock è stato nominato membro del Board of Trustees del distopico World Economic Forum di Klaus Schwab, il nesso politico e aziendale dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite Zero Carbon.

 

Nel giugno 2019, il World Economic Forum e le Nazioni Unite hanno firmato un accordo strategico quadro di partenariato per accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030. Il WEF dispone di una piattaforma di intelligence strategica che include i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

 

Nella sua lettera al CEO del 2021, Fink ha raddoppiato l’attacco a petrolio, gas e carbone. «Dato quanto sarà centrale la transizione energetica per le prospettive di crescita di ogni azienda, chiediamo alle aziende di divulgare un piano su come il loro modello di business sarà compatibile con un’economia net zero», ha scritto Fink.

 

Un altro ufficiale di BlackRock ha detto a una recente conferenza sull’energia, «dove va BlackRock, altri seguiranno».

 

In soli due anni, entro il 2022, circa 1 trilione di dollari è uscito dagli investimenti nell’esplorazione e nello sviluppo di petrolio e gas a livello globale. L’estrazione del petrolio è un’attività costosa e l’interruzione degli investimenti esterni da parte di BlackRock e di altri investitori di Wall Street segna la lenta morte del settore.

 

 

Biden: un presidente di BlackRock?

All’inizio della sua allora poco brillante candidatura presidenziale, Biden ha avuto un incontro a porte chiuse alla fine del 2019 con Fink che, secondo quanto riferito, ha detto al candidato che «sono qui per aiutare».

 

Dopo il suo fatidico incontro con Fink di BlackRock, il candidato Biden ha annunciato: «ci sbarazzeremo dei combustibili fossili».

 

Nel dicembre 2020, anche prima che Biden fosse inaugurato nel gennaio 2021, ha nominato Brian Deese, responsabile globale degli investimenti sostenibili di BlackRock, come Assistente del Presidente e Direttore del Consiglio Economico Nazionale. Da qui, Deese, che ha svolto un ruolo chiave per Obama nella stesura dell’accordo sul clima di Parigi nel 2015, ha tranquillamente plasmato la guerra di Biden all’energia.

 

Questo è stato catastrofico per l’industria petrolifera e del gas. L’uomo di Fink, Deese, è stato attivo nel fornire al nuovo presidente Biden un elenco di misure anti-petrolio da firmare con ordine esecutivo a partire dal primo giorno nel gennaio 2021. Ciò includeva la chiusura dell’enorme oleodotto Keystone XL che avrebbe portato 830.000 barili al giorno dal Canada fino alle lontane raffinerie del Texas e interrompendo qualsiasi nuovo contratto di locazione nell’Arctic National Wildlife Refuge (ANWR).

 

Biden ha anche aderito all’accordo sul clima di Parigi che Deese aveva negoziato per Obama nel 2015 e Trump ha annullato.

 

Lo stesso giorno, Biden ha avviato una modifica del cosiddetto «costo sociale del carbonio» che impone una punizione di 51 dollari per tonnellata di CO2 all’industria petrolifera e del gas. Quest’unica mossa, stabilita sotto l’autorità del ramo puramente esecutivo senza il consenso del Congresso, sta comportando un costo devastante per gli investimenti in petrolio e gas negli Stati Uniti, un Paese che solo due anni prima era il più grande produttore mondiale di petrolio.

 

 

Uccidere la capacità di raffinazione

Ancora peggio, le regole ambientali aggressive di Biden e i mandati di investimento ESG di BlackRock stanno uccidendo la capacità di raffinazione degli Stati Uniti. Senza raffinerie non importa quanti barili di petrolio prendi dalla Strategic Petroleum Reserve.

 

Nei primi due anni della presidenza di Biden, gli Stati Uniti hanno chiuso circa 1 milione di barili al giorno di capacità di raffinazione di benzina e diesel, alcuni a causa crollo della domanda per COVID, il calo più rapido nella storia degli Stati Uniti. Gli arresti sono permanenti. Nel 2023 è prevista la chiusura di ulteriori 1,7 milioni di barili al giorno di capacità a seguito del disinvestimento ESG di BlackRock e Wall Street e delle normative Biden.

 

Citando il pesante disinvestimento petrolifero di Wall Street e le politiche anti-petrolio di Biden, l’amministratore delegato di Chevron nel giugno 2022 ha dichiarato di non credere che gli USA costruiranno mai un’altra nuova raffineria.

 

Larry Fink, membro del consiglio del World Economic Forum di Klaus Schwab, è affiancato dall’UE il cui presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha lasciato il consiglio del WEF nel 2019 per diventare capo della Commissione UE.

 

Il suo primo atto importante a Bruxelles è stato quello di portare avanti l’agenda EU Zero Carbon Fit for 55. Ciò ha imposto importanti tasse sul carbonio e altri vincoli su petrolio, gas e carbone nell’UE ben prima delle azioni russe del febbraio 2022 in Ucraina.

 

L’impatto combinato dell’agenda ESG fraudolenta di Fink nell’amministrazione Biden e della follia Zero Carbon dell’UE sta creando la peggiore crisi energetica e inflazionistica della storia.

 

 

William F. Engdahl

 

 

F. William Engdahl è consulente e docente di rischio strategico, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best seller sulle tematiche del petrolio e della geopolitica. È autore, fra gli altri titoli, di Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation («Semi della distruzione, l’agenda nascosta della manipolazione genetica»), consultabile anche sul sito globalresearch.ca.

 

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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