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Spazio

La Cina contro gli USA «massima minaccia alla sicurezza nello spazio»

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Gli Stati Uniti stanno conducendo una pericolosa campagna di militarizzazione dello spazio, hanno affermato le forze armate cinesi, sostenendo che il Pentagono rappresenta la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza sull’ultima frontiera.

 

Alla richiesta di rispondere ai recenti avvertimenti dei funzionari statunitensi sul crescente arsenale di “armi anti-satellite” di Pechino, il portavoce del ministero della Difesa cinese Zhang Xiaogang ha detto ai giornalisti che è Washington, non la Repubblica popolare, che sta cercando di trasformare lo spazio in un futuro campo di battaglia.

 

«Gli Stati Uniti usano le cosiddette minacce provenienti da altri Paesi come scusa per espandere la propria potenza militare, e la Cina si oppone fermamente a questo. Come tutti sappiamo, gli Stati Uniti definiscono lo spazio come un “territorio di combattimento”, sviluppano e dispiegano armi spaziali offensive… e persino tracciano maliziosamente e si avvicinano pericolosamente ai veicoli spaziali di altri paesi, creando il rischio di collisioni con oggetti spaziali», ha affermato durante una conferenza stampa l’altro ieri.

 

«Questo è diventato il più grande motore della militarizzazione e della messa in campo di battaglia dello spazio, nonché la più grande minaccia alla sicurezza spaziale».

 

Apparentemente Zhang stava rispondendo ai commenti del segretario dell’aeronautica americana Frank Kendall, che ha ripetutamente sottolineato la presunta minaccia rappresentata da Pechino mentre le sue forze armate continuano a svilupparsi e modernizzarsi. All’inizio di questo mese, il funzionario aveva avvertito che Washington era «fuori tempo» per tenere il passo con le forze cinesi, ritenendo una guerra futura quasi inevitabile.

 

«Non possiamo più considerare il conflitto come una possibilità lontana o un problema futuro che potremmo dover affrontare. Il rischio di conflitto è qui ora e tale rischio aumenterà con il tempo», ha affermato Kendall.

 

In una nota inviata lo scorso settembre alla US Space Force – il ramo più recente del Pentagono – il Kendall ha anche lanciato l’allarme su potenziali incursioni cinesi nello spazio, affermando che Pechino «sta espandendo drasticamente la sua forza nucleare e le sue capacità militari spaziali. Non possiamo sostenere la deterrenza restando fermi».

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All’inizio dell’anno scorso, l’amministratore della NASA Bill Nelson ha descritto Washington e Pechino come entrate in una «corsa allo spazio» dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di riportare gli astronauti americani sulla Luna nel 2025.

 

Nelson ha riconosciuto che il programma spaziale di Pechino ha ottenuto «un enorme successo» negli ultimi anni, ma ha avvertito che la Cina potrebbe rivendicare parti della Luna. In un’intervista dell’anno scorso al tabloid tedesco Bild, l’amministratore della NASA aveva accusato la Cina di voler addirittura conquistare la Luna. L’intervista è stata ampiamente ripresa dalla stampa internazionale.

 

A quel tempo il ministero degli Esteri cinese aveva respinto tali accuse, affermando di essere impegnato in «normali e ragionevoli sforzi nello spazio». Pechino ha accusato gli Stati Uniti di condurre una «campagna diffamatoria» contro le aspirazioni spaziali della Cina.

 

La corsa internazionale verso la Luna si sta intensificando in grande stile e la Cina si pone tra i paesi più avvantaggiati nella sfida cosmonautica che poche potenze al mondo sono in grado di portare avanti. Essa non ha dubbi riguardo l’idea di sfruttare le risorse minerarie della Luna.

 

Come riportato da Renovatio 21la Cina sta investendo in armi progettate per bloccare o distruggere i satelliti statunitensi, cioè armi antisatellite (ASAT): «dal laser abbagliante al jamming, all’abbattimento cinetico da terra o dallo spazio – in tutte queste cose, sono in marcia», avrebbe rivelato una fonte del Pentagono a Natural News 11 mesi fa.

 

Di fatto, la Cina ha già schierato missili terrestri per distruggere i satelliti in orbita terrestre bassa (LEO).

 

Come riportato da Renovatio 21, vi sarebbe un piano di Pechino per colonizzare pianeti oltre il sistema solare.

 

A inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.

 

La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.

 

Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.

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Economia

Musk, maxi-pagamento da SpaceX con la prima colonia su Marte

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SpaceX ha approvato un piano che lega la remunerazione in azioni del fondatore e CEO Elon Musk alla costruzione di una colonia su Marte e alla gestione di data center su larga scala nello spazio, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, citando documenti aziendali riservati.   Secondo quanto riportato martedì, nell’ambito di questo ambizioso piano, Musk potrebbe ricevere fino a 200 milioni di azioni con diritto di voto multiplo se la società raggiungerà una valutazione di 7.500 miliardi di dollari e contribuirà a stabilire un insediamento umano permanente su Marte con almeno un milione di residenti.   Ulteriori incentivi sono legati allo sviluppo di infrastrutture di calcolo spaziali in grado di fornire almeno 100 terawatt di potenza di elaborazione, un valore grosso modo paragonabile a quello di 100.000 reattori nucleari da un gigawatt in funzione contemporaneamente.   La struttura prevede che Musk non riceva alcuna azione a meno che non vengano raggiunti gli obiettivi. Gli obiettivi non sono vincolati a una scadenza fissa, a condizione che rimanga in azienda. Musk, che ha fondato SpaceX nel 2002 ed è attualmente considerato l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio netto stimato di circa 800 miliardi di dollari, percepisce uno stipendio nominale di circa 54.000 dollari all’anno dal 2019, pur detenendo decine di milioni di stock option.

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Il pacchetto di compensi arriva mentre SpaceX si starebbe preparando per una massiccia offerta pubblica iniziale (IPO) a giugno, con una potenziale valutazione stimata intorno a 1.750 miliardi di dollari.   Secondo gli esperti di corporate governance citati da Reuters, l’accordo potrebbe sollevare interrogativi tra gli investitori, soprattutto considerando il ruolo di leadership di Musk in diverse aziende, tra cui il produttore di veicoli elettrici Tesla, dove la sua remunerazione è legata al raggiungimento di obiettivi di performance. Gli analisti ritengono che il piano potrebbe intensificare il controllo su come Musk distribuisce il suo tempo e la sua attenzione tra le diverse attività aziendali.   La scorsa settimana, un’inchiesta del New York Times ha suggerito che SpaceX avesse concesso prestiti a Musk, inclusi prestiti garantiti dalle sue partecipazioni. Il quotidiano ha affermato che Musk avrebbe preso in prestito circa 500 milioni di dollari da SpaceX tra il 2018 e il 2020 a tassi di interesse inferiori a quelli di mercato, utilizzando l’azienda come fonte di finanziamento per altre iniziative come Tesla e SolarCity.   Il giornale neoeboraceno ha descritto l’accordo come una vera e propria trasformazione dell’azienda aerospaziale in un «salvadanaio» per il più ampio impero commerciale di Musk, affermando che quest’ultimo potrebbe dover affrontare un maggiore controllo da parte di Wall Street in vista della quotazione in borsa di SpaceX.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Spazio

La NASA pubblica le prime foto del lato oscuro della Luna

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La NASA ha diffuso le prime immagini scattate dall’equipaggio di Artemis II durante il loro storico viaggio intorno al lato nascosto della Luna.

 

I quattro astronauti — il comandante della NASA Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e lo specialista di missione dell’Agenzia Spaziale Canadese Jeremy Hansen — hanno trascorso le sette ore del sorvolo lunare di lunedì scattando foto e facendo osservazioni dalla navicella spaziale Orion, che hanno chiamato Integrity.

 

Tra le straordinarie nuove immagini caricate dalla NASA martedì, c’era una foto del «tramonto della Terra», scattata attraverso il finestrino della capsula Orion alle 18:41 ET, secondo quanto riportato dalla NASA.

 

 

«Una Terra di un blu tenue, con nuvole bianche e luminose, fa da sfondo alla superficie lunare craterizzata», recita la didascalia della foto. «La parte oscura della Terra sta vivendo la notte. Sul lato diurno, si possono osservare nuvole vorticose sopra l’Australia e l’Oceania.»

 

L’equipaggio ha anche immortalato «L’alba terrestre», ricreando l’iconica foto scattata durante la missione Apollo 8 nel 1968.

 

Nella nuova serie di immagini è inclusa anche una ripresa dell’eclissi solare che l’equipaggio ha potuto osservare verso la fine del sorvolo.

 

Gli astronauti hanno indossato visori per l’eclissi per proteggere gli occhi durante l’evento celeste, durato quasi un’ora. Ciononostante, hanno faticato a descrivere a parole ciò a cui stavano assistendo.

«Probabilmente gli esseri umani non si sono evoluti per vedere ciò che stiamo vedendo», ha detto Glover al centro di controllo missione. «È davvero difficile da descrivere.»

 

Altre foto hanno immortalato primi piani della superficie lunare, inclusi crateri e bacini raramente visti, dal punto di vista dell’equipaggio, che a un certo punto si è avvicinato alla Luna fino a circa 6.400 chilometri.

 

Durante il sorvolo di lunedì, la capsula Artemis II ha stabilito un nuovo record per la massima distanza dalla Terra mai percorsa da un essere umano: 252.756 miglia, superando il precedente primato stabilito dall’Apollo 13 nel 1970.

 

Il lato oscuro della Luna è in realtà il lato nascosto o «faccia lontana». Grazie alla rotazione sincrona, la Luna impiega lo stesso tempo a ruotare su se stessa e a orbitare intorno alla Terra (circa 27,3 giorni), mostrando sempre la stessa faccia al nostro pianeta.

 

Non è mai buio in modo permanente: come il lato visibile, riceve luce solare per metà del tempo lunare. Anzi, è mediamente più chiaro perché manca dei grandi «mari» basaltici scuri tipici della faccia vicina. La sua superficie è molto diversa: estremamente craterizzata, montuosa e priva di vaste pianure laviche. Il bacino Polo Sud-Aitken, il più grande cratere del Sistema Solare, si trova proprio lì.

 

Fu fotografato per la prima volta nel 1959 dalla sonda sovietica Luna 3. Missioni recenti come la cinese Chang’e-6 hanno riportato campioni che rivelano differenze geologiche profonde: crosta più spessa, attività vulcanica diversa e possibili tracce di un antico oceano di magma comune a tutta la Luna.

 

Il termine «oscuro» deriva non da una materiale assenza di luce bensì dal mistero che lo ha avvolto per secoli, complice anche suggestioni come quelle dello gruppo psichedelico britannico Pink Floyd, il cui albo più noto, uscito oramai 52 anni or sono, chiamasi effettivamente The Dark Side of The Moon. Oggi, con Artemis e altre missioni, sta diventando sempre meno sconosciuto.

 

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Immagini NASA

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La Casa Bianca ordina la censura delle immagini satellitari della guerra con l’Iran

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Il governo statunitense ha fatto pressioni sulla società di immagini satellitari Planet Labs affinché smetta di pubblicare foto del Medio Oriente. Si tratta di un primo caso evidente di censura spaziale nel contesto della guerra del XXI secolo.   L’azienda ha dichiarato che avrebbe implementato un «divieto di pubblicazione a tempo indeterminato» per le immagini scattate a partire dal 9 marzo, almeno fino alla fine del conflitto tra Stati Uniti e Israele con l’Iran, citando una richiesta della Casa Bianca. I clienti di Planet Labs sono stati informati del cambio di politica tramite e-mail la scorsa settimana.   Le immagini proprietarie erano state ampiamente utilizzate da giornalisti e analisti di intelligence open-source (OSINT) per verificare gli attacchi e i danni da entrambe le parti. Tra questi siti figuravano la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, utilizzata dalle forze statunitensi, e l’aeroporto internazionale Mehrabad di Teheran.   L’azienda con sede a San Francisco gestisce una vasta rete di microsatelliti e ha contratti con diverse agenzie governative statunitensi al di fuori del settore della difesa. All’inizio del conflitto, aveva introdotto un ritardo di 96 ore prima della pubblicazione delle immagini del Medio Oriente, estendendolo successivamente a 14 giorni, presumibilmente per limitare il potenziale utilizzo militare.

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Con il nuovo sistema, l’azienda ha dichiarato che potrà comunque pubblicare immagini selezionate nei casi ritenuti di interesse pubblico. Non è ancora chiaro se altre società di satelliti commerciali, tra cui Vantor (precedentemente Maxar Technologies) e BlackSky Technology, adotteranno restrizioni simili.   Il conflitto rischia di intensificarsi ulteriormente martedì. Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito che, se Teheran non si conformerà alle richieste degli Stati Uniti e non consentirà la libera navigazione attraverso lo Stretto di Ormuzzo, saranno diretti attacchi su larga scala contro le centrali elettriche iraniane e altre infrastrutture civili.   Le autorità iraniane hanno risposto con un atteggiamento di sfida, insistendo sul fatto che qualsiasi soluzione dipende dal ritiro delle forze avversarie e dal pagamento di un risarcimento. Si prevede che Teheran intensificherà gli attacchi contro gli alleati degli Stati Uniti nella regione se gli attacchi minacciati avranno luogo.   Al di là delle violenze immediate, la guerra sta già innescando conseguenze economiche globali. Le interruzioni dei flussi di petrolio e gas naturale liquefatto dal Golfo Persico stanno facendo aumentare i prezzi dell’energia, mentre le catene di approvvigionamento di beni essenziali, tra cui fertilizzanti e microchippi, sono state sconvolte.

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Immagine di Planet Labs inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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