Armi biologiche
Kennedy parla di bioarmi etniche. Lo accusano di antisemitismo
Robert Kennedy era ad una cena nell’Upper East Side di Nuova York in compagnia di tante persone, presumibilmente all’interno degli eventi della sua campagna elettorale.
La serata al ristorante Tony’s Di Napoli, è stato riportato, è stata piena di domande al candidato presidenziale democratico, il quale, come sempre, non si è tirato indietro.
Vi sarebbero stati momenti di polemica tra ospiti vegliardi un po’ avvinazzati, durante i quali «il candidato ha mantenuto una compostezza costante di fronte alla crisi».
Il New York Post scrive che ad un certo punto la cena sarebbe stata interrotta da un forte e squassante peto: ci sembra giusto trasmettere ai lettori anche questo particolare. L’autore della ventosità, secondo quanto riportato, sarebbe l’ex editorialista Doug Dechert, l’organizzatore della serata, il quale, visibilmente ubriaco, avrebbe emesso la «sonora e prolungata» flatulenza nel mentre urlava, forse per sottolineare la comunicazione non verbale, «sto scoreggiando!»
Dechert, l’ospite dell’evento, si era infuriato con un critico d’arte ottuagenario, Anthony Haden-Guest (il quale sembrava in realtà assopito per lunghe porzioni della serata) durante una discussione e aveva gridato a squarciagola: «La bufala climatica!» Il Dechert, insomma, ce l’aveva con la storia del cambiamento climatico.
«La stanza, che comprendeva una manciata di giornalisti e il responsabile della campagna di Kennedy, l’ex deputato Dennis Kucinich, era sbalordita, apparentemente incerta sul fatto che Dechert stesse scoreggiando personalmente contro Haden-Guest o all’idea stessa del riscaldamento globale» scrive Page Six, il sito di gossip gestito dal New York Post. «Purtroppo, possiamo assicurare ai lettori che non c’era spazio per dubitare che il clima fosse cambiato nelle immediate vicinanze del tavolo da pranzo».
Fin qui tutto bene, diciamo. Nel senso: mai si era visto un pezzo del genere per un candidato presidenziale – e nota bene che alle cene dei donatori di qualsiasi candidato, perfino per fare il sindaco del paesino, in America se ne possono vedere di ogni, specialmente se i vecchietti (che sono spesso quelli che hanno i soldi da donare) alzano il gomito.
In realtà la notizia della serata non è questo irresistibile teatrino tutto newyorkese.
Il giorno dopo il mondo della stampa è esploso quando, in un articolo separato sul New York Post, è stato scritto che a quella cena Kennedy aveva parlato di bioarmi, in particolare di armi in grado di colpire solo determinati ceppi etnici.
«Dobbiamo parlare di bioarmi» dice Kennedy seduto al tavolo. «Ne so abbastanza di bioarmi perché ho scritto un libro negli ultimi due anni e mezzo».
«La tecnologia che abbiamo ora… abbiamo messo centinaia di milioni di dollari nel targeting etnico dei microbi. I cinesi hanno fatto la stessa cosa». I commensali ascoltano in silenzio.
VIDEO:
Robert F. Kennedy Jr. claims coronavirus was an "ethnically targeted" bioweapon designed to be more deadly for caucasians and blacks — and spare Jews and Chinese https://t.co/xfAdovs0sY pic.twitter.com/og4xHdKs7x
— Jon Levine (@LevineJonathan) July 15, 2023
«Di fatto, c’è una questione sul fatto che il COVID-19 sia etnicamente mirato. Il COVID-19 attacca certe razze in modo sproporzionato. Le razze che sono più immuni al COVID-19, a causa delle differenze genetiche dei recettori ACE2… Il COVID-19 è mirato per attaccare i caucasici [cioè i bianchi europei, ndr] e i neri».
«Le persone che sono più immuni sono gli ebrei askenaziti e i cinesi». A questo punto la donna a fianco del candidato beve un sorso dal suo bicchiere.
«Non sappiamo se è davvero mirato in questo modo o meno, ma ci sono studi che mostrano il differenziale etnico-razziale e il suo impatto».
«Sappiamo che i cinesi stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per sviluppare bioarmi etniche. E anche noi stiamo sviluppando bioarmi etniche».
«Tutti quei biolaboratori in Ucraina riguardavano la raccolta di DNA russo, DNA cinese, così da bersagliare le persone secondo la razza».
Apriti cielo. Tutta la stampa americana, con nessuna eccezione, si è scagliata contro RFK jr, e senza alcuna pietà.
Ovviamente, ça va sans dire, la prima accusa che gli è arrivata è la più infamante: «antisemita».
Innanzitutto, colpisce che a lanciare la storia, con video e contorno di particolari meteoristici di cui sopra, sia proprio il New York Post: giornale considerato acerrimo nemico dei Biden, di cui Kennedy è in questo momento il principale avversario: avrebbe alle primarie almeno il 20% dei voti dei democratici.
«L’osservazione di Kennedy fa eco alla logora letteratura antisemita che incolpa gli ebrei per l’emergere e la diffusione del coronavirus che ha iniziato a circolare online poco dopo lo scoppio della pandemia, secondo Rapporto sull’Antisemitismo mondiale 2021 del Centro per gli Studi dell’Ebraismo europeo contemporaneo dell’Università di Tel Aviv 2021» scrive il Post.
«Uno studio dell’Università di Oxford del 2020 ha rilevato che quasi 1 britannico su 5 credeva che gli ebrei avessero creato la pandemia di coronavirus per guadagno finanziario».
Subito si è fatta sentire anche l’Anti-Defamation League, organizzazione goscista di difesa della reputazione degli ebrei: «l’affermazione per cui il COVID-19 sia un’arma biologica creata dai cinesi o dagli ebrei per attaccare i caucasici e i neri è profondamente offensiva e alimenta le teorie del complotto sinofobiche e antisemite sul COVID-19 che abbiamo visto evolversi negli ultimi tre anni».
Insomma, la lettera scarlatta, la A di antisemita si è abbattuta su Kennedy.
E subito i giornali hanno ripreso l’uscita che RFK fece durante il lockdown, quando disse che ai tempi del nazismo gli ebrei potevano scappare in Svizzera attraverso i monti, e Anna Frank poteva nascondersi in soffitta: con il sistema di sorveglianza elettronica totale in caricamento non ci sarà più alcuna possibilità di fuga.
Per aver detto una cosa del genere – che riprendeva le profetiche riflessioni che all’epoca Kennedy stava facendo (e Renovatio 21 traducendo qui) sullo strapotere di Gates e dell’Industria dei Big Data unita al governo della Sorveglianza visto col COVID – fu ricoperto di veleno, a ettolitri, e da tutte le parti: perfino la moglie, l’attrice Cheryl Hines (nota per Curb your enthusiasm, una serie non nota in Italia ma popolare assai negli USA) prese le distanze. Qualche rabbino, tuttavia, scrisse parole di sostegno.
Tanto per iniziare: lo studio esiste. Si chiama «Varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e il loro potenziale impatto sull’affinità di legame SARS-CoV-2», ed è stato pubblicato da Biochem Byophys Rep del dicembre 2020.
«La suscettibilità di diverse popolazioni all’infezione da SARS-CoV-2 non è ancora stata compresa» scrive lo studio. «Abbiamo combinato l’analisi delle varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e calcoli di chimica computazionale per sondare gli effetti sull’interazione SARS-CoV-2/ACE2. ACE2-K26R; che è più frequente nella popolazione ebraica ashkenazita».
«Al contrario, [le varianti] ACE2-I468V, R219C, K341R, D206G, G211R (…) sono più frequenti rispettivamente nelle popolazioni dell’Asia orientale, dell’Asia meridionale, dell’Africa e dell’afroamericano, dell’Europa, dell’Europa e dell’Asia meridionale».
Non è una fake news: quando Kennedy accenna a studi sul diverso impatto del COVID in base all’etnia dice il vero; e se accettate, come stanno facendo tutti, che il coronavirus è uscito da un laboratorio che aveva rapporti con l’Esercito di Liberazione del Popolo… fate voi, è davvero 2+2.
Tuttavia, non è il COVID il vero tabù, e nemmeno – udite udite – gli ebrei.
Il tabù, che la società lo comprenda o no, è sulle armi biologiche, sulle quali c’è un trattato che nessuna Nazione rispetta – in primis gli USA.
Per le armi atomiche ci sono stati decenni di discussione, con manifestazioni, convegni, film, incontri diplomatici internazionali. Sulle armi biologiche c’è invece il silenzio assoluto: nessuno sa cosa facciano davvero, dove stiano, quante ce ne siano.
Ogni tanto emerge qualche dato che non quadra: i cadaveri degli africani morti di Ebola spediti negli USA, o i biolaboratori ucraini, sui quali anche noi apponevamo il bollino «complottismo» fino a quando Victoria Nuland non lo ammise ad un’audizione della Commissione Esteri del Senato USA – e qui Kennedy, in quella cena turbolenta, ha fatto benissimo a ricordarlo.
E quindi, veniamo al dunque, alla questione – più taciuta che mai – delle «bombe etniche», le bioarmi che uccidono solo una certa parte della popolazione, salvandone l’altra.
Nel novembre 1998, il giornale britannico Sunday Times riferì che Israele stava tentando di costruire una «etno-bomba» contenente un agente biologico che potesse mirare specificamente ai tratti genetici presenti tra le popolazioni arabe – cioè i cosiddetti palestinesi. La storia fu riportata anche da Wired e da Foreign Report.
A contrastare questa voce, paragonandola all’«accusa del sangue» contro gli ebrei dei tempi antichi (quelli di San Simonino, per essere chiari) fu anche allora, coincidenza, il New York Post, che disse che forse si trattava di un lavoro di fantascienza di un accademico israeliano.
La possibilità di una «bomba genetica» è stata presentata nel 2004 all’interno libro di Vincent Sarich e Frank Miele, Race: The Reality of Human Differences. Nello stesso anno, il Guardian pubblicava un articolo in cui diceva che la British Medical Association (BMA) considerava le armi biologiche progettate per colpire determinati gruppi etnici come una possibilità, ed evidenziava i problemi che i progressi della scienza per cose come «il trattamento dell’Alzheimer e di altre malattie debilitanti potrebbero essere utilizzate anche per scopi malvagi».
In un rapporto intitolato «Rebuilding Amercan Defenses» scritto nel 2000 dai neoconservatori – quelli della guerra in Iraq, e ora della guerra in Ucraina – del Project for a New American Century (Progetto per un nuovo secolo americano, o PNAC), si affermava che «la proliferazione di missili balistici, da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare l’energia militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse diventeranno sempre più accurate, mentre i nuovi metodi di attacco – elettronico, “non letale£, biologico – saranno più ampiamente disponibili».
«Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si svolga, nel tempo, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa da quella attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: nello spazio, nel “cyber-spazio” e forse il mondo dei microbi» dettagliavano i neocon.
Con più precisione: «Forme avanzate di guerra biologica che possono “indirizzare” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal regno del terrore in uno strumento politicamente utile».
Non si tratta nemmeno dei soli USA: qualcuno ricorda il Sud Africa dell’apartheid, che avrebbe cercato di utilizzare il suo programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera – un po’ quello di cui medici e vescovi kenyoti hanno accusato le campagne di vaccinazione degli organismi sovranazionali.
Nel maggio 2007, il governo russo ha vietato tutte le esportazioni di campioni biologici umani: un rapporto del capo del servizio segreto FSB Nikolaj Patrushev presentato a Putin affermava dello sviluppo in corso di «armi biologiche genetiche» mirate alla popolazione russa da parte delle istituzioni occidentali, di cui faceva i nomi.
Qualche anno fa sarebbe arrivata una sorta di conferma dal dipartimento della biologia molecolare dell’ala medica 59esima brigata dell’aviazione degli USA, che avrebbe rivelato di aver raccolto specificamente campioni di DNA russo, suscitando forti timori in Russia per lo stato avanzato del possibile programma di armi biologiche diretto dagli Stati Uniti.
Nel 2010 l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato «Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati», elencava diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate:
«Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, è stato consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il loro studio ha generato sei vaste classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono – pur non limitandosi solo a queste – armi biologiche, geni, terapia genica come arma, virus furtivi, malattie scambiabili e altre malattie progettate su misura».
Il documento scriveva precisamente riguardo la possibilità di ideare una «malattia che potrebbe spazzare via un’intera popolazione o un determinato gruppo etnico».
Nel 2016, la rivista Foreign Policy ha suggerito la possibilità di un virus utilizzato come arma biologica etnica che potrebbe sterilizzare una «popolazione etnica geneticamente correlata».
Nel 2017, un libro di testo pubblicato dall’Università di Difesa Nazionale dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese chiamato Scienza della strategia militare presentava il potenziale per la guerra biologica per includere «specifici attacchi genetici etnici»: «lo sviluppo della moderna biotecnologia sta gradualmente mostrando forti segni caratteristici di una capacità offensiva», inclusi «specifici attacchi genetici etnici» scrive il libro.
Anni dopo, avremmo avuto eco di tali discorsi negli interventi del professor Joseph Tritto, praticamente una delle uniche voci a parlare di bioarmi e della corsa della Cina per ottenerle.
La lista è ancora lunga, noi però ci fermiamo, perché speriamo lo si sia capito: le bioarmi etniche sono realtà.
Sta accadendo, ora: qualcuno sta costruendo la tecnologia per far fuori solo la vostra razza, la vostra etnia, la vostra famiglia.
Potete dare dell’antisemita a Kennedy, e pure raccontare delle puzzette alle sue cene: ma la minaccia immane di queste armi dal potere indicibile è su tutti noi.
Prima o poi bisognerà iniziare a parlarne davvero: e non solo alle cene elettorali di Manhattan.
Questo sia di promemoria anche per i lettori italiani: un politico che dice di volervi proteggere, ma che mai nomina il tema delle armi biologiche non merita il vostro voto, né il vostro rispetto.
Roberto Dal Bosco
Armi biologiche
Gli attacchi all’antrace hanno spianato la strada ai «farmaci spazzatura e ai vaccini» dell’era COVID
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
La dottoressa Meryl Nass ha affermato che gli attacchi all’antrace del 2001 hanno innescato cambiamenti legali e normativi che in seguito hanno permesso al governo di attuare la risposta al COVID-19. «Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali per questi ultimi», ha dichiarato Nass durante il suo intervento alla conferenza Turning the Tide a Nuova York.
Secondo la dottoressa Meryl Nass, gli attacchi all’antrace successivi all’11 settembre non si limitarono a spaventare gli americani, ma contribuirono a creare il quadro giuridico, normativo e di biosicurezza che in seguito permise al governo di rispondere al COVID-19.
Intervenendo alla conferenza «Turning the Tide: 9/11 25 Years Later» tenutasi la scorsa settimana a Nuova York, Nass ha tracciato un collegamento diretto tra le lettere contenenti antrace del 2001 e la pandemia di coronavirus.
«Vale la pena riflettere sulle somiglianze tra l’ esperienza del COVID e le lettere all’antrace, perché sembra che entrambe siano state azioni interne pianificate dalla stessa cricca per lo stesso scopo», ha affermato Nass.
Nass, medico internista che ha condotto ricerche approfondite sulla guerra biologica e sull’antrace, ha illustrato quelle che a suo avviso sono sorprendenti analogie tra i due eventi.
«Ognuna di queste esercitazioni è stata preceduta da una simulazione inquietante e predefinita», ha affermato, riferendosi all’esercitazione da tavolo Dark Winter del 2001 e all’Evento 201, una simulazione di pandemia, del 2019.
«In entrambi i casi, la colpa è stata attribuita a Paesi che il governo statunitense aveva già preso di mira», ha affermato Nass. Gli attacchi all’antrace sono stati inizialmente attribuiti all’Iraq, mentre la responsabilità del COVID-19 è stata attribuita alla Cina.
«Dopo ognuno di questi eventi, si è innescato un enorme e costoso giro d’affari legato alla biodifesa», ha affermato.
Entrambi gli eventi sono stati inoltre accompagnati da «un’enorme quantità di costruzione di narrazioni false e dal controllo dei media per diffondere tali narrazioni false». E, secondo Nass, nessuno dei due è stato oggetto di un’indagine seria per accertare chi avesse perpetrato l’evento.
Inoltre, entrambe le crisi «hanno portato a una proliferazione dello stato di sorveglianza», ha affermato Nass.
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«Siamo costantemente bombardati da propaganda che alimenta la paura»
Le lettere contenenti antrace iniziarono ad arrivare nelle settimane successive all’11 settembre, quando gli americani erano già in uno stato di tensione. Lettere contenenti spore di antrace furono spedite a organi di stampa e uffici governativi, uccidendo cinque persone e infettandone altre 17.
Nass ha affermato che gli attacchi hanno aperto una nuova strada in ambito di salute pubblica che ha condotto, in ultima analisi, verso «uno stato di sorveglianza, totalitario e tecnocratico».
«Mentre l’isteria successiva all’11 settembre si attenuava, sono comparse le lettere contenenti antrace e siamo stati investiti da una propaganda basata sulla paura 24 ore su 24, 7 giorni su 7», ha affermato Nass.
Ha evidenziato diverse conseguenze seguite alla crisi dell’antrace, tra cui la persistente paura del contagio, i ripetuti timori di pandemie, miliardi di dollari spesi per la biodifesa, una crescente enfasi sui vaccini e una regolamentazione meno rigida dei prodotti medicali.
Lo schema si ripete di continuo, ha affermato. «Quante pandemie create ad arte possono ancora orchestrare?»
Nass ha elencato 11 minacce sanitarie con cui, a suo dire, i principali media «hanno cercato di spaventarci» nei 25 anni successivi all’11 settembre: SARS-1, influenza aviaria H5N1, Zika, influenza suina, tre tipi di Ebola, Marburg, SARS-2, vaiolo delle scimmie e hantavirus.
Ha inoltre sottolineato la crescita vertiginosa della spesa pubblica per la biodifesa.
«Prima delle lettere all’antrace, spendevamo meno di un miliardo di dollari per la biodifesa», ha affermato. «Nel decennio successivo, siamo passati a 6-7 miliardi di dollari all’anno. E poi, nel decennio successivo ancora, siamo arrivati a 10-11 miliardi di dollari all’anno».
Durante l’amministrazione Biden, i funzionari chiedevano quasi 20 miliardi di dollari all’anno per la biodifesa, ha affermato.
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Il Congresso è impazzito… ampliando le tutele legali per le aziende farmaceutiche.
Nass ha affermato che uno dei cambiamenti più significativi è arrivato attraverso le leggi federali che hanno semplificato la distribuzione di prodotti medici durante le emergenze nazionali, proteggendo al contempo i produttori da eventuali responsabilità.
«Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali a questi prodotti», ha affermato.
Il BioShield Act del 2004 ha creato il quadro normativo per le autorizzazioni all’uso di emergenza e ha stanziato miliardi di dollari per vaccini e farmaci destinati a pandemie e alla guerra biologica.
Nass ha affermato che un farmaco o un vaccino non autorizzato potrebbero essere utilizzati durante un’emergenza di sicurezza nazionale se i funzionari della sanità pubblica ritenessero «più probabile che non che sarebbero utili».
«Quindi, la soglia per iniziare a utilizzare farmaci e vaccini non autorizzati è davvero bassa», ha affermato.
Il Public Readiness and Emergency Preparedness Act del 2005, o PREP Act, ha previsto tutele legali per determinate contromisure mediche utilizzate durante le emergenze dichiarate.
Secondo Nass, questi cambiamenti sono stati cruciali durante la pandemia di COVID-19 perché hanno creato un sistema per la rapida distribuzione di prodotti medicali, eliminando al contempo i rischi legali per i produttori.
«Il PREP Act… ha legalizzato l’uso di vaccini e farmaci, autorizzati o meno, senza incorrere in responsabilità», ha affermato.
Ha inoltre criticato il 21st Century Cures Act del 2016, che proteggeva i produttori da azioni legali per i vaccini raccomandati alle donne in gravidanza.
«La cosa più orribile è stata eliminare la responsabilità per tutti i vaccini raccomandati durante la gravidanza», ha detto Nass. «Quindi, se succede qualcosa al feto o alla madre incinta, non c’è alcuna responsabilità».
«L’agenda della biosicurezza in realtà non riguarda la protezione del pubblico»
Nass ha affermato che l’espansione della biodifesa successiva all’epidemia di antrace si è infine evoluta in un’agenda globale più ampia per la biosicurezza.
Ha fatto riferimento alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), istituita per accelerare lo sviluppo di vaccini e altre contromisure contro le minacce pandemiche.
L’obiettivo del CEPI di rendere disponibili i vaccini entro 100 giorni rappresentava una svolta radicale rispetto alle tempistiche di sviluppo tradizionali, ha affermato Nass.
«Normalmente ci volevano 10 anni o più prima che un vaccino potesse essere distribuito e reso disponibile all’uso”, ha affermato. “Ma tutto questo sarebbe stato buttato nella spazzatura».
Secondo Nass, per raggiungere tale velocità, i Paesi di tutto il mondo dovrebbero allentare i requisiti normativi e istituire tutele in materia di responsabilità.
«Il CEPI si stava occupando di tutto questo», ha detto. «Cercava di coinvolgere… l’OMS [ Organizzazione Mondiale della Sanità ], che avrebbe poi prodotto le proprie garanzie o licenze per farmaci e vaccini e avrebbe utilizzato standard normativi minimi… E poi avrebbe cercato di imporre questi standard dell’OMS a tutti gli altri Paesi».
Nass ha affermato che lo stesso approccio ha contribuito a creare le condizioni per la risposta al COVID-19, che ha incluso lo sviluppo, l’autorizzazione e la distribuzione di vaccini e altri prodotti medici a una velocità senza precedenti.
Nass ha inoltre contestato il presupposto alla base del sistema di preparazione alle pandemie, ovvero che i governi debbano sviluppare in anticipo prodotti per far fronte a minacce future sconosciute.
«Cosa ci aspetta? Non lo sappiamo», ha detto Nass. «Ma dobbiamo comunque iniziare a produrre, anche se non sappiamo di cosa avremo bisogno».
Sosteneva che i farmaci riproposti per nuove indicazioni avrebbero potuto essere impiegati più rapidamente durante una pandemia respiratoria, ma affermava che i governi e l’OMS li avevano ostacolati perché offrivano minori opportunità finanziarie.
«Non c’è niente da guadagnare da queste cose», ha detto Nass. «E questo mi fa pensare che l’agenda della biosicurezza non riguardi la protezione del pubblico, ma la tutela dell’industria e del governo».
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Il caso dell’antrace ha comportato la «creazione di una narrazione macabra e la sua ripetizione continua»
Nass ha inoltre contestato la versione ufficiale su chi abbia perpetrato gli attacchi all’antrace del 2001.
Nel 2008 l’FBI concluse che il responsabile era il dottor Bruce Ivins. Ivins si suicidò tre giorni prima dell’annuncio dell’FBI, dopo che l’agenzia aveva dichiarato di volerlo perseguire come colpevole e di voler chiedere la pena di morte, secondo quanto riportato da Nass.
Nass, che conosceva Ivins, ha affermato che le prove a suo carico non sono mai state adeguatamente dimostrate. «Il caso è irrisolto, anche se l’FBI vorrebbe farvi credere il contrario».
Nass ha affermato che l’FBI si è concentrata su Ivins nonostante quelle che lei ha definito prove sostanziali che indicavano altri sospetti.
«L’FBI aveva perseguitato pubblicamente [altri sette scienziati] alla ricerca di un capro espiatorio su cui incolpare il caso», ha affermato.
L’Accademia Nazionale delle Scienze concluse in seguito che le prove scientifiche disponibili non permettevano di stabilire l’origine delle spore di antrace contenute nelle lettere spedite. Nass affermò che tale constatazione minava la conclusione dell’FBI.
Nel 2010 Nass pubblicò un post sul suo blog con oltre 20 motivi per cui Ivins non poteva essere responsabile e in cui spiegava «come l’FBI avesse deliberatamente manipolato il caso».
«Creando una narrazione sensazionalistica su Ivins e ripetendola all’infinito, la maggior parte degli americani continua a credere erroneamente che il caso sia stato risolto e che Ivins ne sia il responsabile», ha affermato Nass.
Una strategia simile si è manifestata anche durante la pandemia di COVID-19, quando funzionari e media hanno ripetutamente promosso narrazioni sul virus, le sue origini e la risposta di sanità pubblica più appropriata, secondo Nass.
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L’iniziativa globale per la biosicurezza è «un settore molto, molto redditizio e particolare»
Nass ha affermato di considerare gli attacchi all’antrace come il punto di partenza di un sistema che, in definitiva, ha reso possibile la risposta al COVID-19.
Ha avvertito che l’espansione dei programmi internazionali di biosicurezza potrebbe comportare una maggiore sorveglianza, poteri di emergenza, obblighi vaccinali e un controllo centralizzato sulla salute pubblica.
La portata potenziale è enorme, ha affermato Nass. Ha citato stime secondo cui un’iniziativa di biosicurezza coordinata a livello globale, come il proposto sistema BioHub dell’OMS, potrebbe costare dai 30 ai 40 miliardi di dollari all’anno.
Secondo il sito web dell’OMS, il sistema proposto faciliterebbe la condivisione di materiali biologici con «potenziale epidemico o pandemico».
Ha inoltre descritto la biodifesa come un settore insolitamente redditizio perché i governi stabiliscono quali prodotti sono necessari e proteggono i produttori da eventuali responsabilità.
«Non ci sono standard o regole», ha detto Nass. «Nessuno sa di quali prodotti si ha bisogno, quali vaccini o farmaci, quali test… quante dosi… quanti camici, quante mascherine o guanti».
Nass ha affermato che i produttori si limitano a persuadere i funzionari governativi a finanziare i loro prodotti.
«Ottieni un contratto. Puoi chiedere praticamente quello che vuoi. È quasi certo che ti verrà concessa una protezione legale», ha affermato.
Quel sistema rende la biodifesa «un settore molto, molto redditizio e particolare».
Nass ha esortato il pubblico a resistere ai tentativi di conferire alle organizzazioni internazionali un maggiore controllo sulle emergenze sanitarie, a opporsi alla creazione di banche globali di agenti patogeni e a fare pressione sul Congresso affinché ponga fine alle tutele relative all’uso in situazioni di emergenza e alla responsabilità civile.
«Eliminare queste forme di protezione dalla responsabilità è la cosa più importante che possiamo fare», ha affermato.
I cambiamenti legislativi e normativi successivi agli attacchi all’antrace hanno creato strumenti che sono stati poi utilizzati durante la pandemia di COVID-19. Questi strumenti devono essere smantellati «affinché noi, il popolo, possiamo essere salvati da farmaci e vaccini spazzatura e forse anche da farmaci e vaccini deliberatamente pericolosi», ha affermato Nass.
«E non dobbiamo mai più permettere al governo o all’OMS di controllare le cure mediche che ricevete», ha affermato. «Ci siamo già passati una volta».
Jill Erzen
© 16 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.
L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.
Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.
La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.
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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.
La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.
La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.
Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.
Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».
«Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.
«Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.
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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.
«La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.
La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».
Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».
DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.
La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.
Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.
La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.
Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.
Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.
Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.
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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa
La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.
I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.
Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.
Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.
Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.
L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.
La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.
La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.
Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.
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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.
La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.
Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York Times, Vanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.
Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.
L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.
Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.
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