Armi biologiche
Kennedy parla di bioarmi etniche. Lo accusano di antisemitismo
Robert Kennedy era ad una cena nell’Upper East Side di Nuova York in compagnia di tante persone, presumibilmente all’interno degli eventi della sua campagna elettorale.
La serata al ristorante Tony’s Di Napoli, è stato riportato, è stata piena di domande al candidato presidenziale democratico, il quale, come sempre, non si è tirato indietro.
Vi sarebbero stati momenti di polemica tra ospiti vegliardi un po’ avvinazzati, durante i quali «il candidato ha mantenuto una compostezza costante di fronte alla crisi».
Il New York Post scrive che ad un certo punto la cena sarebbe stata interrotta da un forte e squassante peto: ci sembra giusto trasmettere ai lettori anche questo particolare. L’autore della ventosità, secondo quanto riportato, sarebbe l’ex editorialista Doug Dechert, l’organizzatore della serata, il quale, visibilmente ubriaco, avrebbe emesso la «sonora e prolungata» flatulenza nel mentre urlava, forse per sottolineare la comunicazione non verbale, «sto scoreggiando!»
Dechert, l’ospite dell’evento, si era infuriato con un critico d’arte ottuagenario, Anthony Haden-Guest (il quale sembrava in realtà assopito per lunghe porzioni della serata) durante una discussione e aveva gridato a squarciagola: «La bufala climatica!» Il Dechert, insomma, ce l’aveva con la storia del cambiamento climatico.
«La stanza, che comprendeva una manciata di giornalisti e il responsabile della campagna di Kennedy, l’ex deputato Dennis Kucinich, era sbalordita, apparentemente incerta sul fatto che Dechert stesse scoreggiando personalmente contro Haden-Guest o all’idea stessa del riscaldamento globale» scrive Page Six, il sito di gossip gestito dal New York Post. «Purtroppo, possiamo assicurare ai lettori che non c’era spazio per dubitare che il clima fosse cambiato nelle immediate vicinanze del tavolo da pranzo».
Fin qui tutto bene, diciamo. Nel senso: mai si era visto un pezzo del genere per un candidato presidenziale – e nota bene che alle cene dei donatori di qualsiasi candidato, perfino per fare il sindaco del paesino, in America se ne possono vedere di ogni, specialmente se i vecchietti (che sono spesso quelli che hanno i soldi da donare) alzano il gomito.
In realtà la notizia della serata non è questo irresistibile teatrino tutto newyorkese.
Il giorno dopo il mondo della stampa è esploso quando, in un articolo separato sul New York Post, è stato scritto che a quella cena Kennedy aveva parlato di bioarmi, in particolare di armi in grado di colpire solo determinati ceppi etnici.
«Dobbiamo parlare di bioarmi» dice Kennedy seduto al tavolo. «Ne so abbastanza di bioarmi perché ho scritto un libro negli ultimi due anni e mezzo».
«La tecnologia che abbiamo ora… abbiamo messo centinaia di milioni di dollari nel targeting etnico dei microbi. I cinesi hanno fatto la stessa cosa». I commensali ascoltano in silenzio.
VIDEO:
Robert F. Kennedy Jr. claims coronavirus was an "ethnically targeted" bioweapon designed to be more deadly for caucasians and blacks — and spare Jews and Chinese https://t.co/xfAdovs0sY pic.twitter.com/og4xHdKs7x
— Jon Levine (@LevineJonathan) July 15, 2023
«Di fatto, c’è una questione sul fatto che il COVID-19 sia etnicamente mirato. Il COVID-19 attacca certe razze in modo sproporzionato. Le razze che sono più immuni al COVID-19, a causa delle differenze genetiche dei recettori ACE2… Il COVID-19 è mirato per attaccare i caucasici [cioè i bianchi europei, ndr] e i neri».
«Le persone che sono più immuni sono gli ebrei askenaziti e i cinesi». A questo punto la donna a fianco del candidato beve un sorso dal suo bicchiere.
«Non sappiamo se è davvero mirato in questo modo o meno, ma ci sono studi che mostrano il differenziale etnico-razziale e il suo impatto».
«Sappiamo che i cinesi stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per sviluppare bioarmi etniche. E anche noi stiamo sviluppando bioarmi etniche».
«Tutti quei biolaboratori in Ucraina riguardavano la raccolta di DNA russo, DNA cinese, così da bersagliare le persone secondo la razza».
Apriti cielo. Tutta la stampa americana, con nessuna eccezione, si è scagliata contro RFK jr, e senza alcuna pietà.
Ovviamente, ça va sans dire, la prima accusa che gli è arrivata è la più infamante: «antisemita».
Innanzitutto, colpisce che a lanciare la storia, con video e contorno di particolari meteoristici di cui sopra, sia proprio il New York Post: giornale considerato acerrimo nemico dei Biden, di cui Kennedy è in questo momento il principale avversario: avrebbe alle primarie almeno il 20% dei voti dei democratici.
«L’osservazione di Kennedy fa eco alla logora letteratura antisemita che incolpa gli ebrei per l’emergere e la diffusione del coronavirus che ha iniziato a circolare online poco dopo lo scoppio della pandemia, secondo Rapporto sull’Antisemitismo mondiale 2021 del Centro per gli Studi dell’Ebraismo europeo contemporaneo dell’Università di Tel Aviv 2021» scrive il Post.
«Uno studio dell’Università di Oxford del 2020 ha rilevato che quasi 1 britannico su 5 credeva che gli ebrei avessero creato la pandemia di coronavirus per guadagno finanziario».
Subito si è fatta sentire anche l’Anti-Defamation League, organizzazione goscista di difesa della reputazione degli ebrei: «l’affermazione per cui il COVID-19 sia un’arma biologica creata dai cinesi o dagli ebrei per attaccare i caucasici e i neri è profondamente offensiva e alimenta le teorie del complotto sinofobiche e antisemite sul COVID-19 che abbiamo visto evolversi negli ultimi tre anni».
Insomma, la lettera scarlatta, la A di antisemita si è abbattuta su Kennedy.
E subito i giornali hanno ripreso l’uscita che RFK fece durante il lockdown, quando disse che ai tempi del nazismo gli ebrei potevano scappare in Svizzera attraverso i monti, e Anna Frank poteva nascondersi in soffitta: con il sistema di sorveglianza elettronica totale in caricamento non ci sarà più alcuna possibilità di fuga.
Per aver detto una cosa del genere – che riprendeva le profetiche riflessioni che all’epoca Kennedy stava facendo (e Renovatio 21 traducendo qui) sullo strapotere di Gates e dell’Industria dei Big Data unita al governo della Sorveglianza visto col COVID – fu ricoperto di veleno, a ettolitri, e da tutte le parti: perfino la moglie, l’attrice Cheryl Hines (nota per Curb your enthusiasm, una serie non nota in Italia ma popolare assai negli USA) prese le distanze. Qualche rabbino, tuttavia, scrisse parole di sostegno.
Tanto per iniziare: lo studio esiste. Si chiama «Varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e il loro potenziale impatto sull’affinità di legame SARS-CoV-2», ed è stato pubblicato da Biochem Byophys Rep del dicembre 2020.
«La suscettibilità di diverse popolazioni all’infezione da SARS-CoV-2 non è ancora stata compresa» scrive lo studio. «Abbiamo combinato l’analisi delle varianti di codifica ACE2 in diverse popolazioni e calcoli di chimica computazionale per sondare gli effetti sull’interazione SARS-CoV-2/ACE2. ACE2-K26R; che è più frequente nella popolazione ebraica ashkenazita».
«Al contrario, [le varianti] ACE2-I468V, R219C, K341R, D206G, G211R (…) sono più frequenti rispettivamente nelle popolazioni dell’Asia orientale, dell’Asia meridionale, dell’Africa e dell’afroamericano, dell’Europa, dell’Europa e dell’Asia meridionale».
Non è una fake news: quando Kennedy accenna a studi sul diverso impatto del COVID in base all’etnia dice il vero; e se accettate, come stanno facendo tutti, che il coronavirus è uscito da un laboratorio che aveva rapporti con l’Esercito di Liberazione del Popolo… fate voi, è davvero 2+2.
Tuttavia, non è il COVID il vero tabù, e nemmeno – udite udite – gli ebrei.
Il tabù, che la società lo comprenda o no, è sulle armi biologiche, sulle quali c’è un trattato che nessuna Nazione rispetta – in primis gli USA.
Per le armi atomiche ci sono stati decenni di discussione, con manifestazioni, convegni, film, incontri diplomatici internazionali. Sulle armi biologiche c’è invece il silenzio assoluto: nessuno sa cosa facciano davvero, dove stiano, quante ce ne siano.
Ogni tanto emerge qualche dato che non quadra: i cadaveri degli africani morti di Ebola spediti negli USA, o i biolaboratori ucraini, sui quali anche noi apponevamo il bollino «complottismo» fino a quando Victoria Nuland non lo ammise ad un’audizione della Commissione Esteri del Senato USA – e qui Kennedy, in quella cena turbolenta, ha fatto benissimo a ricordarlo.
E quindi, veniamo al dunque, alla questione – più taciuta che mai – delle «bombe etniche», le bioarmi che uccidono solo una certa parte della popolazione, salvandone l’altra.
Nel novembre 1998, il giornale britannico Sunday Times riferì che Israele stava tentando di costruire una «etno-bomba» contenente un agente biologico che potesse mirare specificamente ai tratti genetici presenti tra le popolazioni arabe – cioè i cosiddetti palestinesi. La storia fu riportata anche da Wired e da Foreign Report.
A contrastare questa voce, paragonandola all’«accusa del sangue» contro gli ebrei dei tempi antichi (quelli di San Simonino, per essere chiari) fu anche allora, coincidenza, il New York Post, che disse che forse si trattava di un lavoro di fantascienza di un accademico israeliano.
La possibilità di una «bomba genetica» è stata presentata nel 2004 all’interno libro di Vincent Sarich e Frank Miele, Race: The Reality of Human Differences. Nello stesso anno, il Guardian pubblicava un articolo in cui diceva che la British Medical Association (BMA) considerava le armi biologiche progettate per colpire determinati gruppi etnici come una possibilità, ed evidenziava i problemi che i progressi della scienza per cose come «il trattamento dell’Alzheimer e di altre malattie debilitanti potrebbero essere utilizzate anche per scopi malvagi».
In un rapporto intitolato «Rebuilding Amercan Defenses» scritto nel 2000 dai neoconservatori – quelli della guerra in Iraq, e ora della guerra in Ucraina – del Project for a New American Century (Progetto per un nuovo secolo americano, o PNAC), si affermava che «la proliferazione di missili balistici, da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare l’energia militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse diventeranno sempre più accurate, mentre i nuovi metodi di attacco – elettronico, “non letale£, biologico – saranno più ampiamente disponibili».
«Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si svolga, nel tempo, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa da quella attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: nello spazio, nel “cyber-spazio” e forse il mondo dei microbi» dettagliavano i neocon.
Con più precisione: «Forme avanzate di guerra biologica che possono “indirizzare” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal regno del terrore in uno strumento politicamente utile».
Non si tratta nemmeno dei soli USA: qualcuno ricorda il Sud Africa dell’apartheid, che avrebbe cercato di utilizzare il suo programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera – un po’ quello di cui medici e vescovi kenyoti hanno accusato le campagne di vaccinazione degli organismi sovranazionali.
Nel maggio 2007, il governo russo ha vietato tutte le esportazioni di campioni biologici umani: un rapporto del capo del servizio segreto FSB Nikolaj Patrushev presentato a Putin affermava dello sviluppo in corso di «armi biologiche genetiche» mirate alla popolazione russa da parte delle istituzioni occidentali, di cui faceva i nomi.
Qualche anno fa sarebbe arrivata una sorta di conferma dal dipartimento della biologia molecolare dell’ala medica 59esima brigata dell’aviazione degli USA, che avrebbe rivelato di aver raccolto specificamente campioni di DNA russo, suscitando forti timori in Russia per lo stato avanzato del possibile programma di armi biologiche diretto dagli Stati Uniti.
Nel 2010 l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato «Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati», elencava diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate:
«Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, è stato consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il loro studio ha generato sei vaste classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono – pur non limitandosi solo a queste – armi biologiche, geni, terapia genica come arma, virus furtivi, malattie scambiabili e altre malattie progettate su misura».
Il documento scriveva precisamente riguardo la possibilità di ideare una «malattia che potrebbe spazzare via un’intera popolazione o un determinato gruppo etnico».
Nel 2016, la rivista Foreign Policy ha suggerito la possibilità di un virus utilizzato come arma biologica etnica che potrebbe sterilizzare una «popolazione etnica geneticamente correlata».
Nel 2017, un libro di testo pubblicato dall’Università di Difesa Nazionale dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese chiamato Scienza della strategia militare presentava il potenziale per la guerra biologica per includere «specifici attacchi genetici etnici»: «lo sviluppo della moderna biotecnologia sta gradualmente mostrando forti segni caratteristici di una capacità offensiva», inclusi «specifici attacchi genetici etnici» scrive il libro.
Anni dopo, avremmo avuto eco di tali discorsi negli interventi del professor Joseph Tritto, praticamente una delle uniche voci a parlare di bioarmi e della corsa della Cina per ottenerle.
La lista è ancora lunga, noi però ci fermiamo, perché speriamo lo si sia capito: le bioarmi etniche sono realtà.
Sta accadendo, ora: qualcuno sta costruendo la tecnologia per far fuori solo la vostra razza, la vostra etnia, la vostra famiglia.
Potete dare dell’antisemita a Kennedy, e pure raccontare delle puzzette alle sue cene: ma la minaccia immane di queste armi dal potere indicibile è su tutti noi.
Prima o poi bisognerà iniziare a parlarne davvero: e non solo alle cene elettorali di Manhattan.
Questo sia di promemoria anche per i lettori italiani: un politico che dice di volervi proteggere, ma che mai nomina il tema delle armi biologiche non merita il vostro voto, né il vostro rispetto.
Roberto Dal Bosco
Armi biologiche
Il dottore delle armi biologiche sudafricane perde l’appello. Ricordiamo i progetti segreti per i vaccini sterilizzanti
Il cardiologo di Città del Capo, il dottor Wouter Basson, divenuto famoso per essere stato a capo di un programma segreto di guerra chimica e biologica durante l’apartheid, non è riuscito nel suo ultimo tentativo di evitare un procedimento disciplinare.
All’inizio di quest’anno l’Alta Corte del Gauteng, a Pretoria, ha respinto la richiesta del settantacinquenne Basson di sospendere definitivamente il procedimento dinanzi al Consiglio delle professioni sanitarie del Sudafrica (HPCSA). Basson ha quindi presentato ricorso in appello, che è stato anch’esso respinto. La corte ha ritenuto che le quattro accuse a suo carico siano talmente gravi da richiedere un processo immediato e che un eventuale appello in tal senso non avrebbe avuto successo.
Nel dicembre 2013 Basson è stato giudicato colpevole di condotta non professionale a seguito di un procedimento disciplinare avviato per esaminare le denunce relative alle sue azioni nei primi anni ’80, quando guidava l’iniziativa del governo dell’apartheid per la guerra chimica e biologica, nota come Project Coast («Progetto Costa»).
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Il procedimento di condanna a suo carico è iniziato nel gennaio 2015, ma è stato sospeso a causa di una serie di fattori, tra cui procedimenti legali per la ricusazione dei membri della commissione. Il procedimento nei suoi confronti non si è concluso fino ad oggi.
Basson, ora cardiologo che esercita nella provincia del Capo Occidentale, ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Sudafricane (SADF) dal 1980 al 1995. Tra il 2000 e il 2001 sono state presentate denunce contro Basson all’HPCSA in merito a presunta condotta non professionale. Le denunce si riferiscono al suo coinvolgimento nelle SADF durante gli anni Ottanta, in qualità di responsabile del Progetto Coast.
Nei primi anni 2000 Basson dovette affrontare 67 capi d’accusa, ma fu assolto da tutti nel 2005. Estratti delle prove presentate da Basson durante il suo processo penale sono stati presentati al tribunale dall’HPCSA durante la sua richiesta di sospensione del procedimento. Ha inoltre presentato la dichiarazione giurata del professor Steven Miles, che fungerà da perito nel procedimento disciplinare.
Le quattro accuse che Basson dovrà affrontare includono il coordinamento, tra il 1986 e il 1988 e nel 1992, della produzione su larga scala di diverse droghe e gas lacrimogeni in qualità di responsabile di progetto presso la Delta G. Tra queste, la produzione di metaqualone, noto anche come Mandrax, un sedativo. Gli effetti tipici includono rilassamento, euforia e sonnolenza, oltre a una riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria. Dosi più elevate possono causare depressione, mancanza di coordinazione muscolare e difficoltà di eloquio. Un sovradosaggio può provocare delirio, convulsioni, ipertonia e morte per arresto respiratorio, ha osservato la corte.
Durante il processo penale Basson testimoniò che queste sostanze, compresi i gas, erano state create per il controllo della folla. All’epoca dichiarò: «Bisogna spezzare la coesione della folla». Spiegò che i manifestanti che inalavano i gas «volevano solo tornare a casa, sdraiarsi e morire».
Tuttavia in sua difesa si sostenne che l’intenzione non era quella di ferire o uccidere persone; al contrario, le sue intenzioni erano opposte. Si affermò che, in presenza di una folla violenta, si sarebbe potuto disperderla con la forza o tentare di sviluppare una sostanza in grado di neutralizzare l’aggressività. Miles, tuttavia, riassunse le prove presentate alla corte, sostenendo che le azioni di Basson erano immorali in quanto aveva prodotto grandi quantità di tossine potenzialmente letali.
La conclusione principale di Miles fu che Basson, in quanto medico in attività, aveva violato l’etica della professione medica partecipando alla produzione di droghe e gas lacrimogeni, utilizzando queste sostanze chimiche nei mortai e fornendo tranquillanti alle vittime.
Basson, nella sua richiesta di autorizzazione a ricorrere in appello, contestò il fatto che la corte avesse preso in considerazione il parere di Miles nel ritenere che dovesse essere sottoposto al procedimento disciplinare, affermando che questi fatti non erano contenuti in una dichiarazione giurata, ma la corte ha respinto tale argomentazione, ritenendo che le accuse rimanessero gravi.
La corte ha inoltre respinto la sua tesi secondo cui avrebbe subito un pregiudizio se l’udienza si fosse svolta dopo tutti questi anni.
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Come riportato da Renovatio 21, ul «Progetto Costa» sudafricano esiste un rapporto ONU intitolato Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid, che conteneva scenari ben più inquietanti di quelli scritti qui sopra. Ad esempio, la creazione di un vaccino anti-fertilità.
«C’era qualche interazione tra Roodeplaat Research Laboratories (RRL) e Delta G [laboratori di armi biologiche e chimiche], con Delta G che ha preso parte ad alcuni dei progetti di biochimica RRL RRL, facendo test su animali di alcuni prodotti targati proprio Delta G. Un esempio di questa interazione ha riguardato il lavoro di anti-fertilità. Secondo i documenti di RRL [Roodeplaat Research Laboratories], la struttura aveva un certo numero di progetti registrati volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità» scrive il documento delle Nazioni Unite.
«Questo è stato un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, il dott. Daniel Goosen. Goosen, che aveva fatto ricerche sui trapianti di embrioni, disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che possa essere somministrato in modo selettivo, senza la conoscenza del ricevente. L’intenzione, disse, era di somministrarla a donne sudafricane, a loro insaputa».
A quel tempo, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Oggi l’eugenetica vaccinale di massa potrebbe essere divenuta realtà globale con il COVID, dove i problemi alla fertilità dei vaccinati (inclusi sintomi evidenti come le disfunzioni mestruali e aborti spontanei) sono stati discussi sin dal lancio dell’operazione di immunizzazione mondiale e, ancora prima, nelle campagne per altri sieri come quello per ‘HPV.
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Immagine di Cvanrooyen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Armi biologiche
«Giochi dei germi»: Gates, la Banca Mondiale e il NIH hanno modellato la risposta alla pandemia ispirandosi alle esercitazioni militari statunitensi.
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Una potenziale mina terrestre
Il 10 gennaio 2016, mentre l’allora direttore del NIH, Francis Collins, si preparava a partecipare alla riunione annuale del WEF a Davos, inviò via e-mail una copia anticipata del suo programma al dottor Anthony Fauci , uno dei suoi più stretti collaboratori. Una sessione, in particolare, attirò la sua attenzione. «Questa sessione di Davos sembra una potenziale mina antiuomo», ha scritto Collins. L’incontro, intitolato «Innovazione vaccinale per la preparazione alle pandemie», ha riunito dirigenti di GSK, Merck e Johnson & Johnson, insieme a rappresentanti della Fondazione Gates e del Wellcome Trust. Secondo il rapporto di Collins all’allora Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Sylvia Burwell, le case farmaceutiche furono esplicite riguardo alle condizioni per la loro partecipazione: non potevano impegnarsi a sviluppare rapidamente vaccini per ogni futura epidemia a meno che i governi non avessero prima stabilito chi avrebbe pagato e come sarebbe stata gestita la responsabilità. Le aziende hanno dichiarato di essere disposte a mettere a disposizione le proprie piattaforme vaccinali, ma si sono rifiutate di condividere la propria proprietà intellettuale a fini commerciali. Collins ha descritto la proposta emergente come «molto vaga» e ha avvertito che solleva seri interrogativi in merito a governance, finanziamenti e strategia. Ha messo in guardia contro qualsiasi piano che possa minare i programmi statunitensi esistenti.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La nascita dei «Germ Games»
Una sessione separata sulla preparazione alle future pandemie si è rivelata ancora più importante. Presieduta dal presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, alla discussione ha partecipato anche Bill Gates. Gates sostenne che il mondo era impreparato ad affrontare un virus respiratorio a rapida diffusione e che simulazioni più sofisticate avrebbero potuto migliorare la pianificazione in materia di logistica, comunicazione, misure di quarantena, messaggi al pubblico e distribuzione dei vaccini. Kim colse al volo l’idea. Secondo l’e-mail di Collins, il presidente della Banca Mondiale propose di creare i «Giochi dei Germi» – esercitazioni esplicitamente modellate su simulazioni di guerra militari – per persuadere i leader del G20 a investire nella preparazione alle pandemie ed evitare l’autocompiacimento una volta svanito il ricordo dell’Ebola. Kim ha suggerito di «sfruttare l’esperienza» del Dipartimento della Difesa statunitense, la cui attività di simulazione bellica ha messo alla prova le strutture di comando, il processo decisionale e la risposta alle crisi sotto pressione. Ha pubblicamente invitato il NIH, la Banca Mondiale, la Fondazione Gates e il Wellcome Trust a sviluppare insieme il progetto, affermando che avrebbe «trovato i fondi necessari». Scrivendo successivamente a Fauci, Collins riconobbe che la proposta aveva rapidamente ottenuto un sostegno influente. Con l’appoggio sia della Fondazione Gates che della Banca Mondiale, scrisse, sarebbe stato «difficile fermare questo sforzo ora». Collins ha ammesso che le simulazioni di pandemie su larga scala esulavano dalle sue competenze e ha chiesto a Fauci un suo parere.Aiuta Renovatio 21
La risposta di Fauci
Fauci ha risposto che il governo statunitense aveva già una notevole esperienza nella conduzione di simulazioni di «attacchi bioterroristici». Ha spiegato che il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti avevano condotto numerose esercitazioni «da tavolo», ovvero simulazioni di scenari di crisi in cui i funzionari avevano provato le risposte a minacce biologiche, tra cui l’antrace in aerosol, il vaiolo a rilascio multiplo e le pandemie influenzali. «Potrebbe non essere ‘esattamente’ ciò a cui si riferivano [Bill] Gates, [Jeremy] Farrar e [Jim Yong] Kim», ha scritto Fauci, «ma ci si avvicina molto». Ha inoltre suggerito di coinvolgere Nicole Lurie, all’epoca sottosegretaria per la preparazione e la risposta alle emergenze, sottolineando la sua precedente esperienza presso la RAND Corporation. Collins ha subito coinvolto Lurie e il direttore del BARDA, Robin Robinson, nella discussione, chiedendo se il supporto della Banca Mondiale e della Fondazione Gates potesse contribuire a migliorare i modelli e le strategie di preparazione già in uso negli Stati Uniti. Lurie ha risposto che l’HHS stava già aggiornando il suo piano per la pandemia influenzale e che un intero team si occupava di condurre regolarmente simulazioni per una serie di minacce biologiche, tra cui H7N9, MERS, Ebola e Zika.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Dai «Giochi dei Germi» all’agenda globale
Il concetto dei «Giochi dei Germi» non è rimasto un’idea isolata. Un anno dopo, Collins è tornato a Davos per il Forum economico mondiale del 2017. Il suo programma prevedeva una simulazione pilota di pandemia organizzata dalla Banca Mondiale e dalla Fondazione Gates. L’esercitazione era stata concepita per immergere i responsabili decisionali di alto livello in una crisi pandemica simulata, utilizzando un tipo di gioco di ruolo basato su scenari, simile a quello impiegato nelle esercitazioni militari. Lo stesso approccio si è poi riflesso nell’Evento 201 , una simulazione di alto profilo di una «pandemia fittizia di coronavirus» tenutasi nell’ottobre 2019 dal Johns Hopkins Center for Health Security in collaborazione con il WEF e la Fondazione Gates. Quell’esercitazione ha riunito leader aziendali, funzionari governativi ed esperti di sanità pubblica per simulare risposte a una pandemia «ipotetica», utilizzando lo stesso processo decisionale strutturato e basato su scenari discusso a Davos tre anni prima. All’inizio del 2018, Collins ha invitato Jim Yong Kim al NIH. Sebbene l’evento pubblico consistesse nella proiezione del documentario Bending the Arc, i documenti di pianificazione interni mostrano che i funzionari organizzarono una tavola rotonda a porte chiuse con Collins, Fauci e quasi tutti i direttori degli istituti del NIH. L’ordine del giorno ha trattato la preparazione alle pandemie, le minacce trasmesse per via aerea e una maggiore collaborazione tra il NIH e la Banca Mondiale. Nel loro insieme, questi documenti interni dimostrano come, a partire dal 2016, la preparazione alle pandemie sia stata sempre più influenzata da concetti di pianificazione militare e da una mentalità orientata alla biodifesa. Ciò che è iniziato come un dibattito a Davos si è evoluto in un impegno internazionale costante per integrare approcci basati sulla simulazione, simili a giochi di guerra, nella sicurezza sanitaria globale: approcci che sarebbero poi diventati fondamentali per la risposta al COVID-19. Maryanne Demasi Ph.D. Originariamente pubblicato sulla pagina Substack di Maryanne Demasi su MD Reports. © 1 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Armi biologiche
Fauci ha finanziato la ricerca che ha dato origine al COVID: cosa dicono i documenti secretati dalla Gabbard
Una serie di comunicazioni e documenti resi pubblici dalla direttrice uscente dell’intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, dimostrano che il dottor Anthony Fauci «ha fornito milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di tipo gain-of-function» sui coronavirus dei pipistrelli presso l’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV) e che Fauci «ha mentito al Congresso».
La Gabbard ha fatto le sue dichiarazioni in un video divenuto virale sui social media, già visto da milioni di persone.
«Oggi, nel mio ultimo giorno come Direttore dell’Intelligence Nazionale, sto rendendo pubbliche comunicazioni e documenti inediti che svelano come il Dottor Fauci abbia fornito milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di “guadagno di funzione” presso il laboratorio di Wuhan, abbia collaborato con elementi politicizzati all’interno della comunità dell’Intelligence per sopprimere la verità sulle sue azioni e nascondere le origini della fuga di laboratorio del virus, e abbia mentito al Congresso sotto giuramento nel 2024. È ora che conosciate la verità.»
Today, on my final day as Director of National Intelligence, I’m releasing never-before-seen communications and documents exposing how Dr. Fauci provided millions in US taxpayer dollars to fund dangerous gain-of-function research at the Wuhan lab, worked with politicized elements… pic.twitter.com/ZMdliW4zyS
— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) June 19, 2026
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Secondo una dichiarazione rilasciata dall’ufficio di Gabbard (ODNI), i documenti appena pubblicati «svelano il ruolo diretto di Fauci nell’influenzare e manipolare le valutazioni della comunità dell’intelligence (IC) sul COVID-19 e come Fauci abbia mentito al Congresso nel 2024, quando sotto giuramento negò di essere a conoscenza o di aver partecipato a discussioni con funzionari dell’intelligence sulla ricerca virale».
«La pandemia di COVID-19 ha causato enormi difficoltà e sofferenze a milioni di nostri concittadini americani e a innumerevoli persone in tutto il mondo. Dopo anni di menzogne, censura e insabbiamenti, il popolo americano merita trasparenza, verità e responsabilità», ha dichiarato la Gabbarda.
«Le tattiche utilizzate per nascondere la verità provengono direttamente dal manuale del deep state: leader politicizzati e opportunisti come il dottor Fauci hanno insabbiato le proprie malefatte e gli abusi di potere, manipolato i dati dell’intelligence, mentito al Congresso e minato l’autorità di un presidente regolarmente eletto», ha aggiunto.
Nella sua dichiarazione, l’ODNI ha affermato che i documenti pubblicati sono il risultato di un processo di declassificazione durato un anno, condotto da Gabbard a sostegno del mandato di massima trasparenza del Presidente Trump. «Durante questo processo, i funzionari dell’ODNI hanno raccolto testimonianze da diversi informatori della comunità dell’intelligence (IC) che hanno denunciato ritorsioni per aver contestato la manipolazione delle informazioni sull’origine del virus da parte dell’IC. Ciò ha rivelato un chiaro schema di soppressione del dissenso, di silenziamento dei critici e di occultamento di prove che hanno minato l’integrità dell’IC e danneggiato il popolo americano.»
La dichiarazione spiega che gli stretti rapporti di Fauci con la comunità dell’Intelligence gli hanno permesso di «assumere tre ruoli chiave durante la pandemia che lo hanno protetto da controlli, consentendogli al contempo di esercitare un’influenza sproporzionata»: Fauci ha finanziato ricerche rischiose sul coronavirus legate alle grandi aziende farmaceutiche e alla ricerca di «vaccini universali» per un valore di migliaia di miliardi di dollari; Fauci era il consulente dietro le quinte che, con i suoi esperti scelti personalmente, ha spinto la comunità internazionale ad avallare un’origine naturale, animale, per nascondere la sua pericolosa ricerca.; Fauci è diventato l’«esperto» nazionale della pandemia e ha diffuso pubblicamente menzogne, disinformazione e censura.
L’ODNI ha inoltre spiegato che la corrispondenza appena resa pubblica contraddice direttamente la testimonianza resa da Fauci nel 2024 alla Sottocommissione speciale della Camera sulla pandemia di coronavirus.
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In quell’udienza, sotto giuramento, a Fauci è stato ripetutamente chiesto se avesse parlato con «FBI, CIA, DIA o qualsiasi altra agenzia di intelligence statunitense in merito alla ricerca sui virus» prima, durante o dopo la pandemia. Fauci ha ripetutamente eluso le domande, prima di affermare falsamente: «a mia conoscenza, no, riguardo al COVID».
La dichiarazione dell’ODNI afferma inoltre che «le testimonianze di numerosi informatori rivelano che gli analisti dell’intelligence che hanno contestato le conclusioni di Fauci sull’origine del COVID hanno subito minacce di ritorsioni, sono stati emarginati e spesso hanno subito battute d’arresto nella carriera. Ciò ha messo a tacere il dissenso e ha favorito una cultura in cui la verità è stata sacrificata al conformismo e le prove credibili sono state insabbiate».
Segnalazioni di informatori che la Gabbard ha riportato all’Ispettore Generale della Comunità dell’Intelligence comprendono: il caso di un appaltatore licenziato pochi giorni dopo essersi rivolto all’ODNI in qualità di informatore; i dirigenti che ricordano agli analisti che sostenevano l’ipotesi della fuga dal laboratorio che sarebbe stata la leadership a decidere quali analisti sarebbero stati promossi (il messaggio era chiaro: dissentire da un risultato manipolato avrebbe compromesso la carriera); i dirigenti di alto livello avrebbero eretto degli ostacoli per i whistleblower, eliminando l’anonimato dal processo di denuncia e insistendo sulla presenza di manager o avvocati alle riunioni dell’ODNI, creando un clima di intimidazione.
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Immagine di Christopher Michel via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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