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Fertilità

Boom di vaccini, calo della popolazione: legame tra il vaccino HPV e l’incremento dell’infertilità?

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

Le giovani generazioni di America, nel Regno Unito, in Francia, Italia, Giappone, Australia – praticamente ogni paese occidentale – sono afflitte da un rapido aumento del tasso d’infertilità.

Una piaga sta dilagando in silenzio a livello globale. Le giovani generazioni di America, nel Regno Unito, in Francia, Italia, Giappone, Australia – praticamente ogni paese occidentale – sono afflitte da un rapido aumento del tasso d’infertilità.

 

Questa primavera, gli Stati Uniti hanno riportato il più basso tasso di natalità degli ultimi 30 anni, nonostante la crescita economica. Il tasso di nascite della Finlandia è precipitato a un minimo mai visto in 150 anni. Il Presidente Russo Vladimir Putin ha recentemente introdotto una serie di riforme mirate ad arginare il «profondo declino demografico». Il governo danese ha introdotto una campagna pubblicitaria per incoraggiare le coppie a «farlo per la Danimarca» e concepire in vacanza, e la Polonia ha prodotto una campagna esortando i suoi cittadini a «riprodursi come conigli».

Qualcosa  sta privando  giovani donne e uomini della loro capacità di procreare e la sanità pubblica ammette che non ha la più pallida idea da dove iniziare per rimediare all’emergente priorità.

 

La «bomba demografica» alla quale tutti noi eravamo stati avvisati dagli ambientalisti, ha mancato l’esplosione, e invece, i demografi hanno cercato di accrescere l’allarme riguardo la crisi dell’implosione demografica che si sta dispiegando in tutto l’Occidente – la società sta affrontando un invecchiamento demografico senza precedenti, e in futuro ci saranno troppo pochi giovani a dare supporto agli anziani.

 

Molto spesso, incolpano i fattori sociali: giovani donne che abbracciano la carriera piuttosto che la maternità, uomini che evitano il matrimonio o la paternità, incrementando il consumismo o le coppie che scelgono di ritardare la formazione della famiglia fino al raggiungimento di una stabilità economica.

 

Ma c’è un altro fenomeno che viene citato di rado – l’aumento del numero di giovani che non ha figli, non per scelta, ma per l’incapacità di concepirne.

I Centres for Disease Control  riferiscono che più del 12% delle donne Americane – una su otto – ha difficoltà a concepire un figlio

 

I Centres for Disease Control (Centri per la Prevenzione delle Malattie, NdT) riferiscono che più del 12% delle donne Americane – una su otto – ha difficoltà a concepire un figlio. Anche la fertilità maschile sta precipitando, e l’andamento è globale. Qualcosa – od alcune cose – stanno privando giovani donne e uomini della loro capacità di procreare e la sanità pubblica ammette di non avere la più pallida idea di dove iniziare per rimediare all’emergente priorità. Aldilà delle chiacchiere sull’estendere l’accesso alle costose e rischiose tecnologie riproduttive artificiali, è stato fatto molto poco per discernere le cause della crescente crisi dell’infertilità.

 

Così, all’inizio di questo mese, quando uno studio inedito, reso pubblico, che ha esaminato un database di più di otto milioni di donne americane e ha evidenziato un sonoro aumento del 25 per cento di sterilità associato ad una  diffusa medicina che le giovani donne hanno assunto per solo un decennio – in tandem con un marcato declino nella fecondità – avreste pensato che ci sarebbe stato un interesse significativo da parte della sanità pubblica, dei professionisti medici e dei media, no?

È stato fatto molto poco per discernere le cause della crescente crisi dell’infertilità

 

Un Denominatore Comune Dietro i Tassi di Crescita dell’Infertilità

Invece, tutti e tre questi colossi rimangono silenti come una pietra.

Il motivo? Uno studio, pubblicato nel corrente numero del Journal of Toxicology and Environmental Health, esamina la capacità di procreare da parte di donne che sono state vaccinate contro lo Human Papilloma Virus (HPV) – rispetto a coloro che non lo sono state – e i risultati sono agghiaccianti.

Uno studio esamina la capacità di procreare da parte di donne che sono state vaccinate contro l’HPV e i risultati sono agghiaccianti

 

Nessuno nella sanità pubblica, media medici o principali, i quali sono invischiati nel business lucrativo di questo vaccino, osa porre in dubbio il mantra sulla «sicurezza ed efficacia» che hanno promulgato riguardo i prodotti farmaceutici «di gran successo» della Merck e GSK che valgono miliardi.

 

Lo studio è a cura di Gayle DeLong, docente di economia e finanza al Baruch College, University of New York. La DeLong ha osservato che il declino del tasso di natalità in America è precipitato in anni recenti – dal 118 per 1.000 nel 2007, al 105 nel 2015 per il gruppo di età tra i 25 e i 29 anni.

 

Il vaccino HPV fu approvato dalla Food and Drug Administration per essere usato negli USA dal 2006 per prevenire il cancro alla cervice uterina – una malattia per la  quale le donne hanno un rischio di diagnosi dello 0,6%. Benché negli Stati Uniti venga più frequentemente diagnosticata all’età di 47 anni, è stata divulgata in massa, inizialmente mirando alle ragazze dagli 11 ai 26 anni (e da allora commercializzato ai ragazzi sin dai 9 anni per prevenire rari cancri anali e del pene – una malattia che colpisce lo 0,2% degli uomini nel corso della vita).  

Hanno sollevato domande preoccupanti sugli impatti documentati che hanno alcuni componenti contenuti nei vaccini, sulla riproduzione (qualcuno direbbe negligenza criminale) nei test preliminari sui vaccini e hanno concluso che fosse urgentemente necessaria un’ulteriore ricerca… ai fini della salute della popolazione e della sicurezza vaccinale pubblica.

 

La dottoressa DeLong aveva letto di un caso di studio nel British Medical Journal a cura di Deirdre Little, una dottoressa australiana e Harvey Ward, che descrisse di una ragazza di 16 anni alla quale si era interrotto il ciclo mestruale dopo aver ricevuto il vaccino HPV e le fu diagnosticata l’insufficienza ovarica prematura.

 

Nel 2014, i dottori pubblicarono una serie di casi di più adolescenti che erano entrate in menopausa prematura – un fenomeno descritto da Little e Ward come solitamente «così rara da essere sconosciuta». Hanno sollevato domande preoccupanti sugli impatti documentati che hanno alcuni componenti contenuti nei vaccini, sulla riproduzione (qualcuno direbbe negligenza criminale) nei test preliminari sui vaccini e hanno concluso che fosse «urgentemente necessaria un’ulteriore ricerca… ai fini della salute della popolazione e della sicurezza vaccinale pubblica».

 

Inoltre, tra il 2006 e il 2014, il Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) (Sistema di Segnalazione di Reazione Avversa da Vaccino, NdT) cita 48 casi di danno ovarico associato a reazioni autoimmuni agli ingredienti presenti nel vaccino HPV. Tra il 2006 e il Maggio 2018, VAERS ha catalogato altre questioni sulla riproduzione: aborto spontaneo (256 casi), amenorrea (172 casi), mestruazioni irregolari (172 casi), dei quali tutti rientrano probabilmente nei sintomi riportati.  

 

Tutto ciò ha intrigato DeLong, che ha seguito per anni il dibattito sui vaccini e non fa mistero del fatto che ha due figlie, 18 e 21 anni, entrambe diagnosticate con spettro autistico, delle quali ha visto il regredire del loro sviluppo e isolamento dopo essere state vaccinate nei primi anni di vita.

 

«Sono scettica riguardo la scienza dei vaccini e gli studi fatti o non fatti, sulla loro sicurezza», dice.

 

Ha iniziato ad analizzare le informazioni raccolte dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), il quale ha rappresentato 8 milioni di donne tra i 25 e i 29 anni che vivevano negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2014.

 

Utilizzando la regressione logistica, ha abbinato le donne giovani ad altre variabili, compresa l’età, e ha confrontato la gravidanza come un esito in quelle che avevano ricevuto il vaccino HPV paragonate a coloro che non avevano ricevuto nessuna iniezione.

Circa il 60% delle donne che non aveva ricevuto il vaccino HPV era stata incinta almeno una volta rispetto al solo 35% di donne che avevano avuto un’iniezione del vaccino HPV che non aveva mai concepito.

 

«Volevo solo vedere se c’era un problema», dice DeLong. «Certamente non mi aspettavo di trovare una tale forte associazione». Circa il 60% delle donne che non aveva ricevuto il vaccino HPV era stata incinta almeno una volta rispetto al solo 35% di donne che avevano avuto un’iniezione del vaccino HPV che non aveva mai concepito.

 

Anche per le donne sposate, il gap era circa del 25%: il 75% di quelle che non avevano ricevuto il vaccino HPV avevano concepito, mentre solo il 50% di quelle vaccinate erano state gravide.

 

«I risultati suggeriscono che le femmine vaccinate con HPV avevano meno probabilità di rimanere gravide di quelle che, nel gruppo con la stessa età, non erano state vaccinate», dice lo studio. Si conclude, come fanno tutti gli studi come questo, che i dati indicano  un’associazione, non una casualità, tra il nuovo vaccino e la fertilità ridotta, ma che un ulteriore studio è legittimo.

 

Se l’associazione è la causa, in ogni caso, la matematica di DeLong suggerisce che se tutte le femmine coinvolte in questo studio avevano ricevuto il vaccino HPV, il numero delle donne che ha mai concepito sarebbe sceso a due milioni.

 

Sono due  milioni di donne che non possono concepire uno, due, o più bambini

Questo non significa due milioni di bambini non nati. Sono due  milioni di donne che non possono concepire uno, due, o più bambini. Sono milioni di bambini Americani che mancano da un’unica coorte. La conseguenza, considerando la vastità della campagna sul vaccino HPV a livello globale mirata ad entrambi maschi e femmine dai nove anni in su, è sconcertante.

 

La Risposta Scettica

Gli scettici sono difensori affidabili dell’industria del vaccino. Gli scienziati «da poltrona» che spesso si nascondono dietro pseudonimi, hanno una sorta di schizofrenia riguardo ai vaccini. Insistono che i vaccini sono farmaci potentemente immunomodulanti in grado di modificare la risposta del sistema immunitario verso l’esposizione alle infezioni.

 

Ma non possono accettare che, come tutti i farmaci, i vaccini possono e causano migliaia di reazioni avverse a lungo termine documentate – in particolar modo perché sono stati concepiti per indurre una produzione ritardata di anticorpi a cura del sistema immunitario che è adattabile. Siccome queste reazioni sono mediate dal sistema immunitario, sono differenti, imprevedibili e profonde.

«I risultati suggeriscono che le femmine vaccinate con HPV avevano meno probabilità di rimanere gravide di quelle che, nel gruppo con la stessa età, non erano state vaccinate»

 

Come ci si aspettava, gli scettici hanno accolto la ricerca di DeLong con attacchi beffardi e personali (se pure non scientifici). Hanno criticato duramente la sua mancanza nell’includere informazioni sull’uso dei contraccettivi. Di conseguenza, DeLong intende aggiungere quelle informazioni in un addendum sullo studio, ma ciò che ha trovato e riportato sul sito web Age of Autism dà solo supporto alle scoperte dello studio.

 

Tra le donne sposate del sondaggio, il 36,6% di quelle che aveva fatto il vaccino HPV disse al NHANES che stavano usando la contraccezione (almeno la metà delle volte il preservativo, contraccettivi o in alternativa iniettabili), paragonate a più della metà (51,5%) di quelle che non avevano fatto il vaccino – una differenza quasi del 15%.

 

Un minor utilizzo di contraccettivi dovrebbe tradursi in una maggiore nascita di bambini tra le vaccinate. Ma, in questo studio, pare che le donne vaccinate in realtà stavano cercando più seriamente di concepire (o almeno non troppo preoccupate a riguardo) ma comunque avendo meno fortuna – cosa a sfavore della disputa degli Scettici.

 

DeLong «non è nemmeno un’epidemiologa» ribattevano gli scettici (in altre parole, spara al messaggero se non ti piace il messaggio). Ai quali lei risponde «No. Non lo sono. Sono una statista, comunque. Sarei grata se gli epidemiologi facessero il loro lavoro e conducessero questa ricerca pienamente». Questo è esattamente ciò che il suo studio ha richiesto. Se l’avessero fatto, le madri dei bambini danneggiati dal vaccino non sarebbero state necessarie.

 

Donne Sterili Escluse dallo Studio sulla Sterilità

DeLong cita un altro studio, dalla Scuola della Sanità Pubblica dell’Università di Boston e dall’Institute Research Triangle (RTI) nel Nord Carolina, il quale non ha trovato un’associazione tra la vaccinazione HPV e la fertilità danneggiata. Curiosamente, l’Università di Boston è stata il contenitore di decine di milioni di promotori a livello globale della Fondazione Bill and Melinda Gates, così come per RTI, un’organizzazione che ha ricevuto più di 47 milioni di dollari in sovvenzioni in anni recenti.

 

RTI ha pubblicato un numero di studi recenti sul vaccino HPV, includendone uno fondato dall’unione con GlaxoSmithKline (un produttore di vaccini) sulla sicurezza del vaccino HPV della compagnia stessa, e un altro, mettendo in guardia le agenzie della sanità pubblica di «prendere misure speciali per assicurare che il loro messaggio non fosse percepito come sponsorizzato dalle compagnie farmaceutiche» per timore che incitasse «ridotta approvazione e fiducia» da parte dei genitori che saranno meno inclini a far somministrare il vaccino HPV ai loro figli.

«Queste potrebbero essere le donne con “seri” problemi di fecondità – dice DeLong –ma sono proprio quelle che dovrebbero essere incluse».

 

Lo studio dell’RTI riguardo gli impatti del vaccino HPV sulla fecondità era basato su ciò che le pazienti ricordavano riguardo l’essere state vaccinate (ricordate prima quanto gli scettici avessero da ridire sulle informazioni date da se stessi?). Ma lo studio non controllò un ulteriore fattore importante sulla fertilità – l’età. In questo contesto l’età non riguarda solo i possibili effetti del vaccino stesso sulla fertilità, ma la fertilità è drammaticamente alterata in favore dei giovani e lo studio mette insieme le diciottenni con le trentenni.

 

Inoltre, all’inizio, escludeva 881 donne su un gruppo di 5.020 perché stavano già tentando – senza fortuna – di concepire un bambino da più di sei mesi. Questo ha l’effetto di ridurre nel complesso le scoperte sulla sterilità. «Queste potrebbero essere le donne con “seri” problemi di fecondità – dice DeLong –ma sono proprio quelle che dovrebbero essere incluse».

 

Il numero degli spermatozoi maschili, nelle ultime decadi è sceso rapidamente – l’anno scorso gli scienziati hanno pubblicato dei dati che mostrano che globalmente, sono scesi del 50 percento solo negli ultimi 40 anni

Problemi ambientali

Certamente, molti fattori ambientali potrebbero influire sulla fertilità femminile. Il crollo della fertilità maschile è uno di questi. Il numero degli spermatozoi maschili, nelle ultime decadi è sceso rapidamente – l’anno scorso gli scienziati hanno pubblicato dei dati che mostrano che globalmente, sono scesi del 50 percento solo negli ultimi 40 anni – indicando seri rischi ambientali non identificati.

 

Gli scienziati ambientali hanno indicato tutto, dagli OGM e alluminio tossico (di più su questo argomento più avanti) al Wi-Fi, ai contraccettivi espulsi dalle donne nell’acqua potabile, come cause possibili di scomparsa degli spermatozoi e abbassamento della fertilità in generale.

 

Ma negli studi della DeLong, questi fattori ambientali influenzano in ugual modo l’intero gruppo di donne. Non c’è motivo per cui le donne che si vaccinano sceglierebbero uomini con un basso numero di spermatozoi, per esempio.

Gli scienziati ambientali hanno indicato tutto, dagli OGM all’alluminio tossico al Wi-Fi, ai contraccettivi espulsi dalle donne nell’acqua potabile, come cause possibili di scomparsa degli spermatozoi e abbassamento della fertilità in generale.

 

Che cosa c’è nel vaccino HPV?

Dunque, che cos’è che potrebbe non funzionare in un vaccino che ha come bersaglio un virus associato al cancro del tratto riproduttivo? DeLong nota che entrambi i vaccini HPV contengono l’alluminio, un metallo tossico con documentato potenziale di indurre un attacco immunitario verso sé stessi, inclusi gli organi riproduttivi.

 

I vaccini HPV sono carichi di alluminio: l’originale vaccino Gardasil della Merck conteneva 225 microgrammi di nanoparticelle di alluminio in ognuna delle tre iniezioni, per un totale di 675 microgrammi; il «nuovo migliorato» Gardasil da 9 inienzioni contiene un totale di 1500 microgrammi – un colpo pesante di stimolanti per il sistema immunitario che DeLong pensa potrebbe proprio essere «un punto critico» per i giovani che precedentemente hanno avuto così tante iniezioni di alluminio nel programma delle 50 vaccinazioni prima dell’età scolare.

 

Entrambi i vaccini HPV contengono l’alluminio, un metallo tossico con documentato potenziale di indurre un attacco immunitario verso sé stessi, inclusi gli organi riproduttivi

Forse è per questo che le iniezioni HPV hanno un numero così alto di denunce di reazioni avverse: 45.277 dalla sua introduzione nel 2006 al maggio 2018 (e queste sono considerate essere ampiamente non denunciate).

La certezza della CDC è basata su informazioni incomplete.

 

«Alcuni effetti avversi del vaccino contro l’HPV non sono stati ben studiati poiché non sono ben definiti» aggiungono i ricercatori che descrivono un mucchio di malattie, documentate, varie autoimmuni, neurologiche e cardiovascolari subito dopo aver ricevuto il vaccino.

Il CDC dichiara che tutte queste reazioni sono normali e che i vaccini HPV sono sicuri senza impatto avverso sulla maternità o formazione fetale durante la gravidanza.

 

I sintomi riportati più frequentemente dopo essersi vaccinati sono mal comprese – svenimento, dolore cronico con formicolio o sensazioni di bruciore, mal di testa, fatica, capogiro, nausea e altri sintomi che peggiorano quando si sta in piedi, per esempio.

 

Il vaccino HPV – così come quello del tetano – in letteratura medica è stato collegato a una condizione chiamata sindrome da anticorpi antifosfolipidi che è una malattia mal definita che si manifesta quando il sistema immunitario produce erroneamente anticorpi contro certe proteine lipidiche che si trovano nelle membrane di un sacco di tessuti – occhi, cuore, cervello, nervi, pelle – e nel sistema riproduttivo.

 

Uno studio del 2012 a cura di ricercatori serbi all’Institute for Virology, Vaccines and Ser «Torlak», ha trovato che l’«iperimmunizzazione» del sistema immunitario con diversi adiuvanti, incluso l’alluminio, nei topi, è risultato indurre la sindrome da anticorpi antifosfolipidi ed anche l’abbassamento della fertilità.

 

Vennero trovate alte concentrazioni del metallo, «prova inequivocabile», specialmente nel seme di uomini con basso numero di spermatozoi.

Un’altra ricerca trova implicato l’alluminio nei problemi di concepimento. Un ricercatore sull’infertilità, il francese Jean Philippe Klein e i suoi colleghi all’University of Lyon hanno pubblicato gli esiti del loro studio, svolto nel 2014, sullo sperma di uomini in cerca di assistenza in una clinica francese.

 

Hanno inviato al laboratorio di ricerca di alluminio di Christopher Exley, alla Keele University in Inghilterra,  campioni di liquido seminale di 62 uomini che stavano incontrando problemi d’infertilità, che sono stati macchiati con una sostanza fluorescente di un luminescente blu per mostrare la presenza di alluminio. Vennero trovate alte concentrazioni del metallo, «prova inequivocabile», specialmente nello sperma di uomini con basso numero di spermatozoi.

Vennero trovate alte concentrazioni di alluminio, «prova inequivocabile», specialmente nello sperma di uomini con basso numero di spermatozoi

 

Evidente fluorescenza e alluminio concentrato nelle teste ricche di DNA dello spermatozoo, ha condotto i ricercatori a riflettere su quale impatto ciò potrebbe avere sull’abilità di procreare e sullo sviluppo di embrioni appena formati.

 

Deidre Little, il medico di base australiano che ha documentato l’insufficienza ovarica prematura a seguito della vaccinazione HPV, ha criticato anche il fatto che il prodotto della Merck era ingannevole circa il tipo di placebo «salino» usato durante i test del vaccino Gardasil – ha mancato  di dire che i «placebo» contenevano sia alte dosi di alluminio che un altro ingrediente terrificante, il polisorbato 80.

 

Questo ingrediente chimico ha mostrato una tossicità ovarica differita nelle ovaie dei topi su tutte le dosi iniettate testate su una gamma decupla.

 

Nessuno degli esperimenti valutava accuratamente l’impatto a lungo termine del vaccino sulla salute riproduttiva delle ragazze, dissero Deidre e Ward, aggiungendo che il danno da farmaco alla salute riproduttiva potrebbe richiedere anni o decenni per manifestarsi.

Quale genere di agenzia per la sanità pubblica ignora 45.277 rapporti su eventi avversi – inclusi sintomi neurologici e riproduttivi – tra giovani donne in età fertile?

Domande Urgenti e Senza Risposta

Il problema che tutti vedono ma di cui non vogliono parlare, è, tanto per cominciare, perché il vaccino HPV è così fortemente commercializzato?

Perché produrre un vaccino contro una malattia che colpisce meno dello 0,3% delle persone in tutta la vita?

E perché aggiungere componenti che sono tossici, specialmente alte dosi di componenti che gli scienziati hanno disapprovato, con tossicità documentata, verso gli organi della riproduzione?

Perché non usare un vero controllo negli test sperimentali? Quale tipo di scienziato opererebbe quella tale scienza?

Quale genere di agenzia per la sanità pubblica ignora 45.277 rapporti su eventi avversi – inclusi sintomi neurologici e riproduttivi – tra giovani donne in età fertile?

 

Rispondere a queste domande risulta molto più arduo di quello che appare. Esistono dei fatti agghiaccianti che sono difficili da mettere da parte. In tempi recenti, nel 2015, vescovi cattolici e attivisti dei diritti umani, hanno accusato le agenzie della sanità pubblica di aver contaminato deliberatamente i vaccini antitetanici somministrati solo alle donne in età riproduttiva in Kenya.

In tempi recenti, nel 2015, vescovi cattolici e attivisti dei diritti umani, hanno accusato le agenzie della sanità pubblica di aver contaminato deliberatamente i vaccini antitetanici somministrati solo a donne in età riproduttiva in Kenya.

 

Le organizzazioni della sanità pubblica hanno negato di aver avvelenato i vaccini antitetanici con l’ormone Beta gonadotropina corionica umana (Beta-hCG), che induce l’aborto spontaneo – un componente sterilizzante descritto nell’ampia letteratura medica riguardo la ricerca di un vaccino contraccettivo per controllare l’aumento della popolazione. I vescovi kenioti hanno insistito che avevano la prova di laboratorio che era stata ignorata così come erano stati ignorati la questione e lo studio della DeLong.

 

Un’altra verità sconveniente è che coloro che hanno finanziato il devastante vaccino HPV sono gli stessi che hanno maggior interesse a ridurre i tassi di nascita. Quando Melinda Gates lanciò il suo Family Planning Summit nel 2012 con l’obiettivo di portare i contraccettivi ai poveri del mondo, era chiaro che aveva in mente un’idea su quel goal: «se vedi quello che è successo in altre nazioni ove hanno avuto a disposizione i contraccettivi, li hanno usati loro prima di tutto e i tassi di nascita sono scesi» disse allora.

«La domanda è, avrebbe potuto scendere persino più velocemente?»

Finché non ci sono risposte soddisfacenti al perché l’Occidente stia affrontando una crisi di infertilità, le domande sull’impatto a lungo termine del vaccino HPV sulla sterilità umana, non solo sono lecite e ragionevoli, ma se non rispondiamo ad esse, il futuro è molto tetro.

 

Benché Gates giurò che la sua campagna «non riguardava il controllo della popolazione», i suoi goal sono gli stessi di coloro che condussero la sterilizzazione di massa degli uomini indiani sulle banchine ferroviarie negli anni ‘70 e che oggigiorno continuano a sterilizzare in massa le donne indiane affinché i tassi di nascita diminuiscano.

 

Per Gates, il successo non si misura con l’accesso all’acqua pulita o energia o nello sviluppo delle infrastrutture o libertà politica, ma è misurato con l’accesso ai farmaci, farmaci dei quali lei e suo marito hanno delle azioni in borsa: contraccettivi e vaccini.

 

Il loro successo è misurato con l’esportazione di ciò che la maggior parte dei paesi occidentali stanno affrontando come catastrofe sociale: declino demografico.

Il successo dei Gates è misurato con l’esportazione di ciò che la maggior parte dei paesi occidentali stanno affrontando come catastrofe sociale: declino demografico.

 

Finché non ci sono risposte soddisfacenti al perché l’Occidente stia affrontando una crisi di infertilità, le domande sull’impatto a lungo termine del vaccino HPV sulla sterilità umana, non solo sono lecite e ragionevoli, ma se non rispondiamo ad esse, il futuro è molto tetro.

 

 

Celeste MCGovern

per il Children’s Medical Safety Research Institute

 

© 29 novembre 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

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Fertilità

Risarcimento ridotto al medico inseminatore. Ma il fenomeno dei diffusori di sperma è ovunque

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Un giudice del Vermont ha stabilito che un risarcimento danni di 5,25 milioni di dollari a una donna inseminata dal suo medico era eccessivo. Lo riporta BioNews.  Il caso, uno dei tanti che stanno ora affiorando grazie ai test genetici a basso costo, era stato riportato anche da Renovatio 21.

 

Il dottor Coates era stato condannato al termine di un processo tenutosi lo scorso marzo a pagare a Rousseau 5 milioni di danni punitivi e 250 dollari di risarcimento danni per aver sato il proprio sperma per inseminare la sua paziente Cheryl Rousseau nel 1977.

 

Il dottor Coates ha presentato una mozione sostenendo che i danni concessi erano eccessivi in ​​risposta alla quale un giudice federale ha ridotto la somma da pagare a «soli» 2,2 milioni, cioè meno della metà della cifra a cui era condannato..

 

Il giudice William K. Sessions III ha riconosciuto nel suo giudizio la «natura riprovevole della condotta» e il «significativo disagio emotivo» sofferto dalla paziente. Tuttavia, il giudice ha ritenuto che i danni punitivi e compensativi fossero troppo elevati.

 

Sessions ha ordinato che la somma originale di 250 mila dollari fosse ridotta a 200 mila, che sarebbe «il massimo della gamma per significativi danni da stress emotivo».

 

Il tribunale ha inoltre stabilito che il rapporto tra danni punitivi e danni compensativi era «inammissibilmente alto», osservando che un rapporto tra danni compensativi e danni punitivi di 10:1 era il «limite esterno». Pertanto, Sessions ha stabilito che i danni punitivi dovrebbero quindi essere di 2 milioni.

 

La causa originale è sorta nel 2018 in seguito ai risultati di un test genetico che ha mostrato che il dottor Coates è il padre genetico della figlia di Rousseau, nonostante il dottor Coates avesse detto a Rousseau che il donatore di sperma sarebbe stato uno studente di medicina senza nome.

 

Il dottor Coates ha testimoniato sotto giuramento nel 2019 di non aver usato il proprio sperma in nessuna procedura di inseminazione, ma successivamente lo ha ammesso in seguito alla conferma del DNA del legame genetico con la figlia di Rousseau.

 

La licenza medica del dottor Coates è stata revocata dal Vermont Board of Medical practice nel febbraio 2022.

 

Un’ulteriore causa intentata da un’altra ex paziente che faceva accuse simili secondo cui il dottor Coates aveva usato il proprio sperma per inseminarla è stata intentata nel 2021 e rimane pendente.

 

Questo tipo di processi crescono esponenzialmente grazie al fatto che con i test genetici al consumatore – che di fatto possono funzionare come un social network che mette in rete persone con affinità genetica – migliaia e migliaia di persone concepite con inseminazione artificiale o con fecondazione in vitro scoprono di avere lo stesso padre.

 

Il problema che affrontano tali cause tuttavia è di tipo giuridico: non esiste propriamente ancora un reato di «frode della fertilità», quindi i medici colpevoli non sono punibili a norma di legge – perché di fatto la legge non c’è, anche si stanno facendo tentativi in questo senso.

 

Vi sono casi di dottori inseminatori in tutto il mondo occidentale: come riportato da Renovatio 21, si hanno avuto casi eclatanti anche in Francia e in Olanda. Alcuni episodi posso risalire agli anni Sessanta e Settanta. I medici in alcuni casi possono aver generato decine, se non centinaia di figli, tutti inconsapevoli del fatto di avere lo stesso padre biologico.

 

Non è escluso che questa quantità di figli, presente in genere in una zona  geografica limitata, si siano incontrati, accoppiati e perfino sposati, commettendo involontariamente un incesto genetico.

 

Quale sia la psicologia soggiacente a tali inseminatori di massa è un grande mistero: è ipotizzabile un impulso a definire, come si dice in gergo, super-spreader, dei super-diffusori del proprio materiale genetico.

 

Il fenomeno, tuttavia, non riguarda solo i medici TV. Si moltiplicano ovunque i casi di donatori di sperma, che magari ricevono anche una certa notorietà, che offrono, talvolta gratis, il proprio sperma sui social network. Talvolta pure mentendo: dicono di averlo fatto poche volte, in realtà lo hanno fatto centinaia di volte nella stessa area, con il risultato di avere figli biologici che vivono a stretto contatto ma non lo sanno.

 

È il caso, riportato dal New York Times, di due insegnanti olandesi, colleghe nella stessa scuola, che hanno scoperto di aver utilizzato lo sperma dello stesso uomo, contattato via annuncio sui social. I loro figli, quindi, sono fratelli.

 

Lo Stato australiano del Victoria un anno fa, posto davanti al problema, ha rifiutato la creazione di un registro ufficiale per i donatori di sperma.

 

Viviamo nell’era dei donatori di sperma seriali.

 

Tra trasmissioni Reality TV e pubblicità delle banche del seme, dobbiamo dire che ad alcuni va bene così.

 

Il lato oscuro della donazione di sperma, e l’enorme mercato che vi è dietro di essa, mettono a tacere tante coscienze.

 

La domanda che nessuno si pone, tuttavia, non è solo sulla psicologia dei «donatori», ma anche sulla persone delle donne riceventi.

 

Che idea hanno della propria prole le persone che accettano la riproduzione artificiale, omologa o eterologa che sia?

 

Cosa c’è dietro al desiderio del «figlio ad ogni costo»?

 

Una domanda scomoda che nessuno vuole porsi.

 

 

 

 

Immagine d’archivio

 

 

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Fertilità

Calo delle nascite in 18 Paesi d’Europa. C’entra per caso il vaccino?

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Qualche giorno fa è stata data la notizia dell’apparizione di uno documento di 90 pagine di uno studioso tedesco, Raimund Hagemann.

 

Si tratta di un lavoro di statistica fatto con un team che comprende, tra gli altri, anche dei medici. Hagemann ha preso i dati arrivati da 18 Paesi UE, Italia esclusa, perché avrebbe «dati fermi al 2020».

 

Titolo del paper: Diminuzione del numero dei bambini nati vivi in Europa.

 

Usando due variabili – il tasso di natalità e la frequenza di vaccinazione COVID – vengono confrontati i primi cinque mesi del 2022 con quella che è stata la media degli ultimi 3 anni.

 

Tutti i Paesi mostrano un calo che può arrivare al 10%.

 

La Francia ha -1,3% di bambini nati vivi; la Romania un pazzesco -18,8% – quasi un bambino su cinque in meno.

 

-7,4% la Spagna, -8,9 la Germania.

 

«In 15 Paesi questo calo ha superato il 4%, in 7 è andato oltre il 10%» riassume La Verità. Cioè, un bambino su 10 è nato morto in più rispetto a prima.

 

In totale, nei Paesi UE interessati vi sarebbero -110.059 nascite rispetto a prima, cioè -7%.

 

A latere c’è il caso della Svizzera, dove il giornale di Weltwoche, in un articolo intitolato «Dove sono i bambini?» parla di 6.000 nascite in meno, cioè il -15,1%, cifra superiore al -13,5% registrato nel 1915, quando anche nella Confederazione neutrale le condizioni di vita peggiorarono assai. Il docente di economia Konstantin Beck butta lì un dato: «la vaccinazione ha raggiunto il picco a maggio e giugno 2021 (…) e il tasso di natalità è crollato a febbraio e marzo 2022, nove mesi dopo».

 

Nel documento di Hagemann si dice che vi è correlazione tra il fenomeno e il contagio da COVID, tuttavia si trova una «significativa correlazione negativa tra il calo dei tassi di natalità è l’alto numero delle vaccinazioni nei nove mesi precedenti, nella fascia di età 18-49 anni, in 13 di 18 Paesi».

 

Di più: il documento dice che si dovrebbe studiare di più la questione delle reazioni avverse negli organi riproduttivi, sia maschili che femminili. Qualcosa, come noto, c’è già: sulle alterazioni del mestruo, dopo mesi di spirale del silenzio, ora non ci sono più dubbi.

 

Proprio così: potrebbe centrare qualcosa il fatto che le mamme si siano vaccinate. Ricordate? All’inizio le autorità mediche di tutti i Paesi erano attentissime alla questione della gravidanza: ci andarono piano, dissero che non c’erano studi, arrivarono a chiedere a chi si voleva vaccinare di prendere la pillola – che peraltro è perfino più pericolosa dei vaccini in fatto di coaguli del sangue.

 

Poi, puf, tutta la premura per le donne in età fertile sparì in un batter d’occhio. Si innestò nella società l’idea che, anzi, la madre non vaccinata stava abusando del figlio. Si arrivò a porcherie e fake news – permesse però, se si tratta di vaccinisti – con neomamme sierate che si tiravano il latte convinte che questo si trasformasse magicamente in alimento in grado di immunizzare il bambino, un latte-vaccino, lato sensu, e pure stricto sensu.

 

Qualcosa, tuttavia, si sapeva. Tra le pagine del documento di approvazione del Pfizer che l’FDA è stata costretta a pubblicare (ricordate? Voleva dilazionare la pubblicazione in 75 anni…) è possibile vedere che si registrarono 23 aborti spontanei e 5 casi di neonati morti o prima o dopo il parto. 17 di 133 bambini allattati al seno da madri vaccinate subirono reazioni avverse.

 

È orrendo vedere come tutto stia procedendo secondo quello che avevamo pensato, e detto, da subito.

 

Questo sito già nel 2020 aveva dato voce a chi, come l’ex Pfizer Yeardon, aveva cominciato a parlare dei possibili danni alla fertilità del vaccino mRNA.

 

Fummo subito fact-checkati: dai soliti noti e perfino dal sito di una importante Università. Sono bufale, dai: non ci sono prove che il vaccino faccia male alle donne incinte e ai loro bambini.

 

Abbiamo registrato i casi di danno mestruale quando ancora era un tabù spernacchiato in rete, ma discusso sottovoce da un numero infinito di donne: abbiamo ricevuto messaggi di signore piuttosto disperate. Mestruazioni copiose come mai si era visto. Oppure nessuna mestruazione. Da chi andare, per una cosa del genere? Chi ci può, non dico curare, ma ascoltare?

 

Ricordiamo bene quei mesi lenti e frenetici al contempo, dove si era bloccati in casa («zona rossa»: rimembrate?), in attesa del siero salvifico che arrivò, come il Bambin Gesù, a Natale, mentre si affastellavano nella mente di chi aveva conservato un minimo di lucidità dubbi sempre più mostruosi.

 

Infine lo scrivemmo con un articolo in cui già dal titolo lo dicevamo chiaro: «Vaccino COVID, la più grande minaccia per l’umanità».

 

Sottolineiamo che ancora oggi lo pensiamo. E non siamo i soli. Con il problema che ora il danno è stato fatto, moltiplicato per una popolazione infinita, e in più riprese – le dosi, i booster…

 

Ci era chiaro sin dal principio che si tratta di quello che in informatica è uno SPOT, single point of failure: un solo elemento centrale viene corrotto, e crolla tutto il sistema. Se il vaccino come effetto collaterale avesse avuto il mal di testa, moltiplicato per le centinaia di milioni di persone che lo hanno assunto (o forse più…) avrebbe generato un’instabilità sociosanitaria difficilmente sostenibile.

 

Tuttavia non era l’emicrania che già allora veniva in mente.

 

La faccenda, per chi aveva visto cosa era successo negli anni precedenti, era abbastanza semplice da leggere.

 

I grandi potentati miliardari internazionali un tempo ossessionati dalla riduzione della popolazione, ora dedicavano suon di miliardi, e ammassi di influenza transnazionale mai vista, ad un solo tema, quello dei vaccini.

 

Non è così arduo fare 2+2. Specie se ci si ricorda di quella strana denuncia che fecero i vescovi del Kenya anni fa. Parlavano di campagne di vaccinazione che in realtà sterilizzavano le donne.

 

Malgrado le smentite dei grandi media – pubblicavano quelle ma prima non avevano pubblicato la notizia, eccezionale – la storia c’è tutta.

 

Bisogna dire grazie al dottor Andrew Wakefield che ci ha fatto sopra un documentario assai esplicativo, intitolato Infertilità: un’agenda diabolica.

 

Ne abbiamo parlato, varie volte. A questo punto va visto per forza: perché quello che mostra potrebbe essere già successo qui. Lo diceva agli intervistatori occidentali uno dei dottori africani che avevano lottato contro l’orrore indicibile di vedere le donne del proprio Paese sterilizzate: «quando avranno finito con l’Africa, verranno da voi».

 

Potrebbe proprio essere successo così.

 

Il danno è immane, ci rendiamo conto. Ma non l’abbiamo fatto noi. Noi lo abbiamo detto subito, anzi, noi lo dicevamo anni prima del coronavirus: i vaccini – tutti – sono strumenti della Cultura della Morte. Con le vaccinazioni vogliono umiliare, sottomettere, ferire, uccidere l’essere umano. Su questo davvero non abbiamo mai avuto dubbi.

 

Ora, semmai, c’è da capire cosa fare. La prospettiva evocata nella storia de I figli degli uomini potrebbe essere dietro l’angolo.

 

Non c’è solo da prepararsi al crollo della Civiltà, c’è da capire come preservare biologicamente la propria discendenza.

 

Sapete, c’era un Tinder per i non vaccinati, una app per incontri ma esclusivamente dedicata a chi rifiutava il siero, a chi si era mantenuto, come dicono i no-vax americani, pureblood, con il sangue puro. Apple l’ha ovviamente chiusa. Strano: la censura non arriva su app come Grindr, quella per gli incontri omosessuali dove pare abbondano i preti, che ad un certo punto recava la spunta di profilo che indicava o meno la sieropositività – e il motivo capitelo da voi.

 

Ma c’è altro. In USA si dice vi sia una nuova tendenza nelle ragazze in cerca di un uomo, che potenzialmente divenga marito: mentire. Dicono di non essere vaccinate, perché questa cosa dei problemi di fertilità delle donne dopo la vaccinazione è entrata nelle testa di qualche scapolone, che se deve cercare una donna con cui mettere su famiglia vorrebbe pure che non fosse sterile, o, peggio ancora, possono avere il pensiero che la prole del siero genico possa avere qualche problema.

 

È orrendo, a dirsi e anche solo a pensarsi, ma studi come quello di Hagemann, dove diviene sempre più chiaro l’effetto distruttore delle vaccinazioni, ci impongo a pensare una società divisa, quantomeno sessualmente. Chi dispone della fertilità, deve essere pronto a fare qualsiasi rinuncia, qualsiasi sacrificio per custodirla – perché su di lui ora è la responsabilità dell’intera umanità.

 

Come siamo arrivati a questo punto?

 

In realtà lo sappiamo. Il vampiro non entra in casa, a meno che non lo si inviti. Il vampiro forse non lo avete invitato voi, ma avete votato i politici che lo hanno invitato a entrare nell’intero Paese.

 

Abbiamo tollerato, per anni, che ci venisse inflitta la Necrocultura, e non abbiamo mosso un dito – e parlo anche di chi, tra i pochi, aveva capito che era una questione di vita o di morte, era la Vita contro la Morte, era la guerra del Bene contro il Male.

 

Ora pensate ai bambini, quelli che sono riusciti a salvarsi dalla mattanza – che, state certi, non è finita.

 

Teneteveli stretti, non permettete a nessuno di prenderveli, perché oramai è chiaro che il loro progetto è interrompere la vita umana sul pianeta, e per questo attaccano la riproduzione e il suo frutto, che è l’Imago Dei.

 

Il serpente quella volta aveva giurato guerra alla discendenza di Adamo.

 

Ora crediamo che lo possiate vedere tutti: è proprio così.

 

Alla fine, gli sarà schiacciata la testa. Tuttavia, nel frattempo la lotta sarà tremenda, e l’abominio di ciò che vedremo insostenibile.

 

Un mondo senza bambini, un mondo portato con l’inganno ad abortire generazioni intere di piccoli esseri umani.

 

Un’apocalisse alla quale dobbiamo giurare di sopravvivere, per il bene dei figli che siamo riusciti fin qui a proteggere.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di TulerReitan via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

 

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Fertilità

Tokyo, accelera ancora il calo delle nascite nei primi 6 mesi del 2022

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

La pandemia ha portato a un nuovo minimo storico delle gravidanze con altri 20mila nati in meno. Se la tendenza proseguirà a fine anno il fenomeno dovrebbe toccare livelli che erano previsti per il 2030. Nel 2021 la popolazione giapponese è calata di circa 726mila persone. Le politiche del governo per aiutare a coniugare genitorialità e vita lavorativa hanno dato scarsi risultati.

 

 

Questa settimana il ministero di salute, lavoro e welfare di Tokyo ha rilasciato i dati preliminari sulle nascite dei primi sei mesi dell’anno corrente e i numeri sono allarmanti. In Giappone negli ultimi due decenni non sono mai avvenute così poche nascite come nella prima metà del 2022, da gennaio a giugno. Nelle statistiche pubblicate si parla di circa 385.000 nuovi nati, con un calo di almeno 20.000 unità rispetto al dato dell’anno scorso.

 

Il tonfo demografico sotto le 400.000 nascite arriva dopo quasi tre anni di pandemia, che anno visto scendere ulteriormente in maniera molto rapida le nascite in Giappone. Le incertezze socio-economiche dovute alla diffusione del CovidCOVID19 sono considerate le principali cause dietro al calo delle gravidanze. Tuttavia, va ricordato che la diminuzione della natalità in Giappone è una tendenza che precede di molto lo scoppio della pandemia.

 

Il numero delle nuove nascite è in declino da diversi decenni e a partire dal 2016 – quando per la prima volta i nuovi nati nell’arco dei 12 mesi sono stati meno di un milione – ogni nuovo anno ha registrato un calo rispetto all’anno precedente.

 

Se la tendenza nella prima metà del 2022 dovesse continuare anche nella seconda metà, quest’anno segnerebbe il record negativo delle nascite scendendo per la prima volta sotto la soglia degli 811.000 nuovi nati registrati l’anno scorso.

 

Si tratta della cifra più bassa dal 1899, quando per la prima volta in Giappone si è iniziato a tenere traccia di questa statistica.

 

La pandemia però ha avuto un effetto dirompente sulla diminuzione della natalità. Gli studi realizzati nel 2017 dal National Institute of Population and Social Security Research riportavano che la popolazione giapponese sarebbe certamente diminuita, ma a una velocità molto più contenuta rispetto a quella che poi è stata effettivamente osservata.

 

Secondo le stime, il numero annuale di nuove nascite non avrebbe dovuto toccare le 810.000 unità prima del 2030. Eppure, secondo i dati preliminari di quest’anno, è possibile che quella cifra venga sorpassata con ben 8 anni di anticipo.

 

Questi dati poi fanno il paio con l’aumento dei decessi, dal cui incrocio emerge un quadro molto preoccupante per la demografia giapponese. Nel 2021, a fronte del record negativo di nascite, si registrava anche il record altrettanto negativo di circa 1,44 milioni di decessi.

 

In sostanza, durante l’anno scorso, la popolazione giapponese è calata di oltre 726.000 unità.

 

La crisi demografica, però, non è un fenomeno ingestibile e nell’ultimo decennio Tokyo ha iniziato a prendere misure concrete per contrastarla. Dall’ex premier Abe e dall’attuale premier Kishida sono state promosse diverse iniziative per aiutare i giapponesi a coniugare la genitorialità con la vita lavorativa.

 

I risultati – però – tardano ancora a farsi vedere, in un Giappone che ogni anno che passa diventa sempre un po’ più piccolo e più anziano.

 

 

 

 

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