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HIV, ciò che nessuno vuol dirvi: intervista al Dr. Paolo Gulisano

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Il 1º dicembre scorso si è celebrata la giornata mondiale contro l’AIDS, indetta ogni anno per sensibilizzare la popolazione alla gravità della trasmissione del virus HIV.

 

Tanti sono stati gli avvenimenti che, non in modo causale, hanno accompagnato questo evento. È di pochi giorni prima la notizia dello scienziato genetista cinese che ha annunciato, attraverso il suo canale YouTube, la nascita di due sorelle gemelle geneticamente modificate con una tecnica di «taglia e cuci” genetico (il CRISPR-CAS9) attraverso il quale Jiankui He ha «silenziato» il gene che controlla il recettore chiamato CCR5. Il CCR5 si trova sulla superficie delle cellule immunitarie, i linfociti T, porta di ingresso per la quale entra il virus HIV.

 

A questo esperimento diabolico, fatto a danno di numerosi embrioni per creare i vaccini umanizzati – o potremmo dire uomini geneticamente e artificialmente vaccinati – si è aggiunto l’annuncio di nuovi finanziamenti mondiali per avanzare la ricerca al fine di inventare i vaccini contro il virus HIV, da iniettare già in età pediatrica. Basti pensare che in Italia i fondi sono stati stanziati all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma: l’ospedale della Santa Sede.

 

Un esperimento diabolico, fatto a danno di numerosi embrioni per creare i vaccini umanizzati – o potremmo dire uomini geneticamente e artificialmente vaccinati

Mutazioni genetiche, vaccini: queste le grandi prospettiva della scienza ufficiale per contrastare l’AIDS. L’altra grande sfida lanciata, di anno in anno, dalla «medicina della prevenzione», è quella del sesso protetto. Tante, dicono, sarebbero le trasmissioni del virus attraverso l’atto sessuale cosiddetto «non protetto».

 

Se il sesso protetto dovrebbe essere la soluzione, dicono, nessuno parla però di un fenomeno largamente diffuso: il bugchasing, un fenomeno che riguarda persone che cercano consapevolmente e volontariamente di contrarre il virus dell’HIV. Il metodo viene utilizzato principalmente dalla comunità gay, è nato negli Stati Uniti e oramai è diffuso in tutto il mondo, compresa, largamente, l’Italia.

Il bugchasing, un fenomeno che riguarda persone che cercano consapevolmente e volontariamente di contrarre il virus dell’HIV

 

Il bugchasing è composto da due parti complementari: da una parte c’è il bug-chaser, cioè colui che «cerca il parassita», cioè che vuole materialmente contrarre il virus; dall’altra abbiamo il cosiddetto «donatore», il gift-giver, cioè colui che, già consapevole della sieropositività, è disposto ad aver rapporti sessuali non protetti per trasmettere attivamente il virus.

 

È un fenomeno su cui non esistono dati certi, precisi, giacché chi lo pratica non è solitamente disposto a renderlo pubblico seppur esistano siti in cui si creano gli appuntamenti per lo «scambio».

 

Vi sono poi gli untori, ovvero quelle persone affette da AIDS che non comunicano la loro sieropositività al proprio partner, continuando ad avere rapporti sessuali non protetti. Un caso eclatante, a questo proposito, è quello di Claudio Pinti, arrestato quest’anno per l’accusa di lesioni aggravate alla ex compagna morta per complicanze causate dall’AIDS. Pinti, sieropositivo consapevole, ha avuto rapporti sessuali non protetti con 228 persone diverse, fra cui molti uomini e transessuali.

Il cosiddetto «donatore», il gift-giver, è colui che, già consapevole della sieropositività, è disposto ad aver rapporti sessuali non protetti per trasmettere attivamente il virus

 

Tutto tace anche sulla promiscuità sessuale connessa al fenomeno immigratorio, in aumento particolarmente in Itala. L’Africa – e a dirlo è il Ministero della Salute e ogni ente internazionale – è il continente più sieropositivo del mondo.

 

Di tutte queste cose di cui nessuno vuole raccontarvi, ne abbiamo parlato con il Dott. Paolo Gulisano, medico infettivologo ed epidemiologo.

 

Dr. Gulisano, anche quest’anno si sono spese tante parole durante la Giornata Mondiale contro l’AIDS, celebrata il 1º dicembre. Oltre alle chiacchiere, quali sono i veri dati epidemiologici, quantomeno in Italia, rispetto a questa malattia?

«Conosci il tuo stato» era lo slogan scelto per la Giornata mondiale di lotta all’Aids 2018. Uno slogan molto generico, che potrebbe andare bene per qualunque campagna di prevenzione, dal diabete ai Pap test. In questo caso invece si trattava di un invito a sottoporsi al test HIV, un esame che permette di individuare un’eventuale infezione e nel caso di positività intraprendere un percorso di cura. Poi naturalmente in occasione di tale giornata non mancano mai le iniziative più folkloristiche, come le distribuzioni pubbliche di preservativi o di materiale informativo.

 

Comunque è interessante rilevare che quest’anno l’attenzione sia stata rivolta non tanto alla prevenzione primaria (evitare il contagio) ma a quella detta secondaria, cioè la diagnosi precoce della malattia. Una scelta interessante. Ma i dati epidemiologici cosa ci dicono, relativamente all’AIDS? Ci dicono che  in Italia, nel 2016, sono state riportate 3451 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 5,7 nuovi casi per 100 mila residenti. Il numero delle nuove diagnosi è risultato in calo rispetto all’anno precedente (nel 2015 erano 3549), per tutte le modalità di trasmissione (rapporti eterosessuali; uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini – MSM, Men who have sex with men; utilizzatori di droghe per via endovenosa – IDU, Injecting drug users).

 

Lo riferisce la Relazione Aids 2017 (inviata al Parlamento il 12 settembre 2018) che illustra le attività svolte dal Ministero nell’ambito dell’informazione, della prevenzione, dell’assistenza e dell’attuazione di progetti relativi all’HIV/Aids; le attività realizzate in collaborazione con il Comitato tecnico sanitario (Sezione per la lotta contro l’Aids e Sezione del volontariato per la lotta contro l’Aids) e l’attività svolta dall’Istituto superiore di sanità (ISS), in particolare le iniziative in tema di sorveglianza dell’infezione da Hiv e dell’Aids.

 

In aumento anche la quota degli stranieri con una nuova diagnosi di HIV

Cosa ci dicono questi dati? Quello che emerge è che l’incidenza maggiore di casi  si riscontra nella fascia di età 25-29 anni e che nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi di HIV è stata tra gli MSM tra i maschi eterosessuali (dal 2010 la proporzione di diagnosi in questi gruppi è in costante crescita).

 

In aumento anche la quota degli stranieri con una nuova diagnosi di HIV. Importante sottolineare che oltre la metà (56%) delle nuove diagnosi avviene in fase clinica avanzata, quando il livello di immunodepressione è già serio. Spesso, infatti, la mancanza di sintomi negli anni che precedono la manifestazione dell’Aids non induce a fare il test per l’HIV, anche se ci si è esposti a rapporti sessuali occasionali non protetti.

 

Solo un quarto delle persone con nuova diagnosi ha effettuato il test in seguito a un comportamento a rischio: la maggior parte scopre di essere positivo all’HIV perché ha già dei sintomi che suggeriscono l’insorgenza della malattia o per un controllo fatto per motivi non legati a questa infezione. Questa è dunque la ragione che ha spinto a puntare sulla diagnosi precoce degli infetti più che sulla prevenzione  primaria.

Nell’attuale fase storica i vaccini godono di una popolarità e di un sostegno che non hanno mai conosciuto in precedenza. Si sta inducendo nella popolazione una mentalità fortemente Pro Vax, un consenso quasi acritico nei confronti delle pratiche vaccinali. Un tale contesto sembrerebbe quindi assolutamente favorevole all’introduzione sul mercato di vaccini anti-HIV

 

Per non saper né leggere né scrivere, la novità dell’anno sono i fondi disposti in tre diversi continenti per la ricerca di un vaccino che vorrebbe sconfiggere l’AIDS. Cosa ne pensa? 

Nell’attuale fase storica i vaccini godono di una popolarità e di un sostegno che non hanno mai conosciuto in precedenza. Si sta inducendo nella popolazione una mentalità fortemente pro-Vax, un consenso quasi acritico nei confronti delle pratiche vaccinali. Un tale contesto sembrerebbe quindi assolutamente favorevole all’introduzione sul mercato di vaccini anti-HIV.

 

Questo spiega le ampie sovvenzioni concesse, magari anche a scapito di altri campi di ricerca. Tuttavia, oltre a quelle che possono essere tutte le perplessità rispetto a tali vaccini, alla loro reale efficacia, ai possibili effetti collaterali e reazioni avverse, temo che la richiesta del vaccino anti HIV – del quale peraltro si parla da più di 30 anni senza che si sia arrivati a produrlo – risponda ad una esigenza culturale preoccupante.

 

Se un individuo infatti fosse vaccinato – magari già da bambino – potrebbe ritenere di essere protetto, sicuro, e questo potrebbe spingere ad una vita sessuale sregolata, disordinata, mettendo a rischio la persona anche per altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si parla meno, ma che sono in aumento e rappresentano un rischio per la salute. Un esempio per tutte le Epatiti di tipo A, per le quali le organizzazioni sanitarie hanno lanciato un allarme recentemente a seguito delle epidemie che si verificano ad esempio dopo ogni Gay Pride.

 

Solitamente, dietro a questi grandi finanziamenti, ci stanno sempre i soliti: Microsoft, Apple, e via discorrendo. Interesse per la salute o interessi personali? 

Se un individuo infatti fosse vaccinato – magari già da bambino – potrebbe ritenere di essere protetto, sicuro, e questo potrebbe spingere ad una vita sessuale sregolata, disordinata, mettendo a rischio la persona anche per altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si parla meno, ma che sono in aumento e rappresentano un rischio per la salute.

L’Organizzazione Mondiale della Salute per anni ha sostenuto che la lotta all’AIDS la si fa con l’ABC, ovvero le iniziali di Abstinence, Be Faithful, Condom. È chiaro che con i primi due metodi, l’astinenza e la fedeltà coniugale, non ci si guadagna niente, in termini economici, anche se molto in termini di salute, visto che hanno una sicurezza del 100%. Con i preservativi il business è già da tempo ben avviato, evidentemente ora tocca a qualcun altro fare profitto.

 

Non crede tuttavia che la ricerca di un vaccino per sconfiggere il virus HIV che causa l’AIDS cozzi con il fatto che, la promiscuità sessuale, sia una delle maggiori cause di infezione? 

Come dicevo in precedenza, l’illusione di una protezione potrebbe spingere ad una promiscuità sessuale e a comportamenti a rischio ancora maggiore di quella attuale. Un vero boomerang. Promuovere una cultura dell’affettività responsabile è il metodo preventivo più sicuro ed efficace, ma non lo si vuole nemmeno prendere in considerazione.

 

Così si spinge per il vaccino, anche perché è sempre più evidente il fatto che i preservativi non vengono utilizzati, e non certo perché la Chiesa Cattolica li condanna (o dovremmo dire li condannava un tempo), ma perché fa parte di uno stile «disinvolto» di sessualità pericolosa.  Nel 2017 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,8%; MSM, Men who have sex with men 38,5%).

 

Per le Epatiti di tipo A le organizzazioni sanitarie hanno lanciato un allarme recentemente a seguito delle epidemie che si verificano ad esempio dopo ogni Gay Pride

Soffermiamoci un momento su questo tema del sesso libero e cosiddetto «non protetto». L’Africa ha una percentuale altissima di persone sieropositive. L’immigrazione di massa, specie in Italia, non alza il rischio di infezione da HIV?  Per quale motivo?

Diciamo subito che in base ai dati epidemiologici in nostro possesso, risulta che in Italia il 34,3% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. Considerato che gli stranieri rappresentano circa il 10% della popolazione italiana, questo dato vuole dire che la diffusione dell’HIV tra gli stranieri è oltre il triplo che negli italiani.

 

Un dato che fa pensare. Molti immigrati provengono da Paesi dove la diffusione dell’HIV, così come quella della TBC, è molto più alta che in Europa. Basta far parlare i dati. Il numero dei decessi correlati all’AIDS nel 2016 per grandi aree è il seguente: Africa Sud-Orientale: 420 mila; Africa Centro-Orientale: 310 mila; Nord Africa e Medio Oriente: 11 mila;  America Latina: 36 mila, più il dato dei soli Caraibi che è di 9400. Europa dell’Est e Asia centrale: 40 mila; Europa Occidentale e Nord America: 18 mila; Asia e Pacifico: 170 mila. Ora, la lettura di questi numeri ci fornisce delle evidenze molto chiare.

Risulta che in Italia il 34,3% delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. Considerato che gli stranieri rappresentano circa il 10% della popolazione italiana, questo dato vuole dire che la diffusione dell’HIV tra gli stranieri è oltre il triplo che negli italiani

 

L’AIDS è una malattia ormai collegata ad un uso disordinato della sessualità. I casi di infezioni da trasfusioni o da uso di sostanze stupefacenti iniettive sono decisamente rari. È una malattia che nelle zone ricche del pianeta dove c’è accessibilità a farmaci costosi è affrontabile e dove la letalità è scesa molto nel corso degli anni. L’analisi geografica dei casi di morte ci dice che là dove ci sono i cosiddetti «paradisi sessuali» come nei Caraibi o in Oriente, il tasso di morbilità e mortalità è molto più alto.

 

C’è poi il dramma dell’Africa, che presenta numeri ancora impressionanti. È quindi chiaro quali siano i rischi di una immigrazione di massa, incontrollata anche dal punto di vista sanitario, e i rischi legati al fatto che un numero impressionante di immigrate africane viene gettato nel calderone infernale della prostituzione, che diventa veicolo di diffusione di malattie veneree.

 

Cosa ci dice del fenomeno del bugchasing? Dove è perché è così diffuso? 

C’è il dramma dell’Africa, che presenta numeri ancora impressionanti. È quindi chiaro quali siano i rischi di una immigrazione di massa, incontrollata anche dal punto di vista sanitario, e i rischi legati al fatto che un numero impressionante di immigrate africane viene gettato nel calderone infernale della prostituzione, che diventa veicolo di diffusione di malattie veneree.

Il bugchasing è una pratica sessuale che non si deve avere paura a definire una grave forma di perversione. Si tratta di pratiche sessuali con sconosciuti, con soggetti HIV positivi, fatte senza l’uso di preservativi, nella massima promiscuità. I praticanti di questa sorta di sesso estremo, i cosiddetti bugchasers, dichiarano diverse motivazioni relative alla loro scelta: per alcuni il rischio relativo a contrarre il virus dell’HIV aumenterebbe il desiderio durante l’atto sessuale, anche se questi soggetti dichiarano di non avere necessariamente un vero e proprio desiderio di contrarre il virus.

 

Alcuni considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo limite da infrangere, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere.

 

Cosa spinge secondo lei a questa folle ricerca del rischio?

In primo luogo la noia. L’ipersessualizzazione della società porta ad anticipare sempre più l’inizio dell’attività sessuale, a sperimentare ogni tipo di rapporto, e se non basta la realtà c’è anche il sesso virtuale, le cyber relazioni, la pornografia e così via. Una persona può arrivare a 30 anni in una situazione di saturazione delle emozioni erotiche.

Alcuni considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo limite da infrangere, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere.

 

A quel punto si deve andare oltre. È come nelle dipendenze da sostanze: si comincia con le droghe leggere, e poi si finisce per non avere mai abbastanza dalle sostanze psicotrope di cui si diventa schiavi. Oltre a questo, mi sembra che questo tipo di comportamento manifesti un disagio di tipo psichico: una sorta di cupio dissolvi, una tendenza all’autodistruzione. Una specie di emozione estrema, come la roulette russa, che nasce da un disprezzo inconscio per la vita: me la gioco tirando un grilletto, o accoppiandomi al buio con un portatore di HIV. Tanto ne sono il padrone e la posso bruciare come voglio. È il culmine dell’ irresponsabilità.

 

Perché non esistono dati certi circa questo fenomeno, e perché si tratta di un tema così poco affrontato anche quando si parla di AIDS a livello mondiale? 

Perché questo fenomeno smaschera molte falsità diffuse sull’AIDS nel corso degli anni, come quella che sarebbe bastato l’uso del preservativo, osteggiato dagli ambienti religiosi oscurantisti, a sconfiggere la malattia. E smaschera anche le conseguenze dell’edonismo folle della modernità liquida per cui ciò che conta è il divertimento e la ricerca del piacere ad ogni costo.

 

Smaschera, infine, la pretesa di essere i padroni assoluti della propria vita: basta infatti un piccolo virus cui si consente di agire indisturbato a distruggere una vita. Ogni nostra azione porta a delle conseguenze. È bene averlo sempre presente.

 

 

Cristiano Lugli

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«Orgia in cattedrale durante il lockdown»: il Vaticano indaga

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Orgia da lockdown in una cattedrale cattolica: l’accusa ora ha fatto aprire un’indagine ufficiale.

 

Secondo la testata britannica Sunday Times, il Vaticano sta ora indagando sulle accuse di un «festino sessuale» durante il lockdown negli alloggi dei sacerdoti nella cattedrale di St. Mary a Newcastle, nel Regno Unito.

 

«Diverse denunce sono state presentate da individui all’interno della diocesi dopo che sono venute alla luce informazioni su una festa sessuale che si svolgeva negli alloggi dei sacerdoti annessi alla cattedrale di Newcastle», avrebbe detto una fonte della diocesi al giornale inglese. Una seconda fonte avrebbe dichiarato che «la cattedrale era diventata uno zimbello».

 

E in una lettera vista dal Times di Londra, l’inchiesta sarebbe stata affidata all’arcivescovo di Liverpool, al quale è stato ordinato di produrre «un rapporto approfondito sugli eventi che hanno portato alle dimissioni del vescovo Byrne».

 

Non vi è alcun suggerimento che Byrne, che ha servito sia Hexham che Newcastle, avesse contezza di quel che accadeva nella cattedrale durante il lockdowno.

 

Le chiese erano rimaste chiuse per gran parte dei blocchi della pandemia, con solo i funerali religiosi consentiti. Ma si dice che un sacerdote insediato da monsignor Byrne nel 2019, si sia avvicinato a diversi fedeli, chiedendo se volessero partecipare a «una festa» nella cattedrale, secondo una fonte vicina alle indagini.

 

Il sacerdote in questione si sarebbe suicidato nel 2021, dopo aver appreso di essere sotto inchiesta per accuse di pedofilia. In Inghilterra vi sarebbe poi un altro caso di sacerdote pregiudicato per reati sessuali accusato di avere nel PC 500 immagini di bambini e più di 5000 altre immagini proibite.

 

Anche a questo religioso pregiudicato sarebbe stata offerta l’opportunità di soggiornare nell’alloggio delle supposte orge all’interno della diocesi di Newcastle – un invito arrivato dopo la sua condanna. Tuttavia, figure di spicco all’interno della diocesi erano intervenute per bloccare questa possibilità, secondo le accuse contenute nel rapporto.

 

 

 

 

 

 

Immagine di AlixChaytor via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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La ONG che operava al laboratorio di Wuhan ha appena ricevuto 3 milioni di dollari dal ministero della Difesa USA

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Poche settimane fa il Dipartimento della Difesa (DoD) ha assegnato una sovvenzione di 3 milioni di dollari a EcoHealth Alliance, l’ONG con sede a New York che è stata utilizzata per incanalare milioni del contribuente statunitense verso l’Istituto di Virologia di Wuhan, dove si lavorava per rendere più contagiosi e trasmissibili per gli esseri umani i coronavirus dei pipistrelli utilizzando tecniche di manipolazione genetica Gain of Function. Lo riporta il sito americano Just The News.

 

 

La sovvenzione è stata assegnata come parte di un programma del ministero della Difesa americano relativo al contrasto alle armi di distruzione di massa, come notato dal celebre virologo dell’Università Rutgers Richard H. Ebright.

 

 

Quest’ultima sovvenzione del DoD è ufficialmente pensata per «ridurre la minaccia di spillover virale dalla fauna selvatica nelle Filippine».

 

Nel 2014, l’amministrazione Obama ha temporaneamente sospeso i finanziamenti federali per la ricerca sul guadagno di funzione nella manipolazione del COVID dei pipistrelli per renderli più trasmissibili agli esseri umani. Quattro mesi prima di tale decisione, il NIH (l’ente sanitario pubblico USA) ha effettivamente spostato questa ricerca dall’Istituto di Virologia di Wuhan a EcoHealth Alliance, l’ONG scientifica guidata dall’inglese di origini ucraine Peter Daszak.

 

In particolare, L’Istituto di Virologia di Wuhano «ha partecipato apertamente alla ricerca sul guadagno di funzione in collaborazione con università e istituzioni statunitensi» per anni sotto la guida del Dr. Shi Zhengli, detta «Batwoman», il Washington Post.

 

Una volta scoppiata l’epidemia di SARS-CoV-2 nella stessa città in cui gli esperimenti sino-americani stavano manipolando il coronavirus del chirottero, la prestigiosa rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato una tirata di Daszak firmata da oltre due dozzine di scienziati, che insisteva sul fatto che il virus potesse provenire solo da uno spillover tra specie, quindi fosse un evento naturale, e che quindi provenisse probabilmente dal locale mercato degli animali vivi, e che gli scienziati  dovevano «unirsi per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo in seguito Lancet avrebbe notato i conflitti di interesse di Daszak.

 

Nel frattempo, come abbiamo notato alla fine dell’anno scorso, un rapporto provvisorio del Comitato del Senato USA per l’educazione sanitaria, il lavoro e le pensioni del 27 ottobre 2022 intitolato «An Analysis of the Origins of the COVID-19 Pandemic» concludeva che le origini di Covid erano più probabilmente basate su un laboratorio come parte di un «incidente correlato alla ricerca». Il virus quindi non aveva origine zoonotica, cioè non proveniva dalla fauna.

 

Il rapporto è stato il risultato di uno «sforzo di supervisione del Comitato bipartisan per la salute, l’istruzione, il lavoro e le pensioni (HELP) sulle origini della SARS-CoV-2». Forniva una lunga analisi che passa in rassegna «informazioni open source disponibili al pubblico per esaminare le due teorie prevalenti sull’origine del virus SARS-CoV-2».

 

Tra le altre conclusioni, il rapporto osservava: «prove sostanziali suggeriscono che la pandemia di COVID-19 sia stata il risultato di un incidente correlato alla ricerca associato a un laboratorio a Wuhan, in Cina», afferma il rapporto.

 

In una sezione intitolata «Problemi con l’ipotesi zoonotica naturale», il rapporto affermava:

 

«Sulla base del precedente e della genomica, lo scenario più probabile per un’origine zoonotica della pandemia di COVID-19 è che SARS-CoV-2 abbia attraversato la barriera delle specie da un ospite intermedio all’uomo. Tuttavia, le prove disponibili sono anche coerenti, forse di più, con uno spillover diretto da pipistrello a umano. Entrambi gli scenari rimangono plausibili e, in assenza di ulteriori informazioni, dovrebbero essere considerati ipotesi ugualmente valide».

 

«Tuttavia, quasi tre anni dopo l’inizio della pandemia di COVID-19, mancano prove critiche che dimostrerebbero che l’emergenza di SARS-CoV-2 e la conseguente pandemia di COVID-19 sono state causate da uno spillover zoonotico naturale».

 

«Tali lacune includono l’incapacità di identificare il serbatoio dell’ospite originale, l’incapacità di identificare una specie ospite intermedia candidata e la mancanza di prove sierologiche o epidemiologiche che mostrino la trasmissione dagli animali all’uomo, tra le altre descritte in questo rapporto», afferma il rapporto.

 

«A causa di queste lacune probatorie, è difficile trattare la teoria dello spillover zoonotico naturale come la presunta origine della pandemia di COVID-19».

 

Quindi, nella conclusione del rapporto, afferma:

 

«Sulla base dell’analisi delle informazioni pubblicamente disponibili, sembra ragionevole concludere che la pandemia di COVID-19 sia stata, molto probabilmente, il risultato di un incidente correlato alla ricerca. Nuove informazioni, rese pubblicamente disponibili e verificabili in modo indipendente, potrebbero modificare questa valutazione. Tuttavia, l’ipotesi di un’origine zoonotica naturale non merita più il beneficio del dubbio, né la presunzione di esattezza».

 

Il rapporto è stato firmato dal senatore Richard Burr della Commissione del Senato degli Stati Uniti per la salute, l’istruzione, il lavoro e le pensioni.

 

Come riportato da Renovatio 21, il capo di EcoHealth Alliance Peter Daszak fu bizzarramente anche nel team di ricerca dell’OMS che visitò la Cina nel 2020 allo scopo di capire di più sulle origini del coronavirus. Alla squadra internazionale fu permesso di entrare in territorio cinese solo dopo un lungo braccio di ferro sui nomi dei ricercatori: il nome di Daszak, con immane conflitto di interesse alle spalle, parrebbe essere stato gradito alla Cina. Il team visitò anche l’Istituto di Virologia di Wuhano, dove il Daszakko aveva già lavorato con la dottoressa Batwoman, ma stette circa tre ore, e basta.

 

Mesi dopo il capo degli investigatori OMS ammise sostanzialmente che la Cina aveva ordinato cosa scrivere nel rapporto.

 

È emerso in seguito che i programmi di manipolazione genetica dei patogeni di Wuhan avevano chiesto milioni di dollari anche alla DARPA, ente di ricerca e Sviluppo del Pentagono, che declinò la richiesta.

 

Sulla possibilità che il virus possa essere un’arma biologica facente parte di un’ampia storia di armamento biologico della Repubblica Popolare Cinese, vi sono varie opinioni, anche piuttosto estreme.

 

Come ha avuto da dire recentemente Elon Musk riguardo al caso di Fauci, la tecnologia Gain of Function «dovrebbe essere chiamata ricerca sulle armi biologiche, poiché la sua funzione è la morte».

 

 

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Esenzioni per la mascherina, 2 anni di carcere a dottoressa tedesca

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Una dottoressa di Berlino, in Germania, è stata condannata a due anni di carcere per aver firmato illegalmente oltre 4.000 esenzioni per le mascherine durante la pandemia di COVID-19. Lo riporta Summit News.

 

Oltre alla pena detentiva, un tribunale regionale nella città di Weinheim (land del Baden-Württemberg) ha inflitto al medico un divieto di lavoro di tre anni e una multa di 28.000 euro, l’importo che ha ricevuto per il rilascio dei certificati. La sua assistente d’ufficio è stata multata per 2.700 euro.

 

Secondo il tribunale, la dottoressa è stata condannata per «rilascio di certificati sanitari errati» a persone in tutta la Germania, la maggior parte delle quali non aveva mai incontrato o esaminato.

 

«Il processo ricorda più una vendita di certificati che una procedura medica», ha affermato la corte in una dichiarazione, aggiungendo che non è stata incolpata per aver fornito certificati ai suoi pazienti esistenti.

 

Secondo ABC News, «durante il processo l’imputato aveva sostenuto che indossare mascherine fosse dannoso per la salute delle persone. L’avvocato del medico intende impugnare il verdetto, ha riferito l’emittente pubblica SWR».

 

Decine di sostenitori della dottoressa si sono riuniti davanti al tribunale di Weinheim, a nord di Heidelberg, per protestare contro il verdetto e le restrizioni pandemiche imposte in Germania.

 

La Germania ha terminato l’anno scorso l’obbligo di mascherina negli ambienti interni, sebbene esso sia ancora in vigore sui treni a lunga percorrenza, negli studi medici, negli ospedali, nelle case di cura e in alcuni trasporti pubblici regionali.

 

La Germania nel biennio pandemico è stata uno dei teatri della repressione più feroce contro chi protestava contro le restrizioni pandemiche.

 

Dopo le brutalità di Berlino dell’estate 2020, le violenze della repressione si sono riaffacciate anche alle manifestazioni in tutto il 2021 e nei primi mesi del 2022.

 

La violenza fu tale che del caso si interessò il relatore ONU per la tortura, Nils Melzer. «Le autorità considerano il proprio popolo come un nemico» commentò mestamente l’esperto in abusi politici.

 

La Polizei germanica produsse scene di repressione notevoli anche fuori dalle manifestazioni, con arresti di anziane signore senza mascherina e raid in casa di dottori dissidenti, come nel caso del dottor Andreas Noack, deceduto poi a fine 2021 scatenando spirali di teorie del complotto fortunatamente neutralizzate dai fact-checkers.

 

E non parliamo solo di azioni di repressione fisica: indimenticabile è stata la scena del poliziotto che dice al manifestante «Sie haben jegliche Menschlichkeit verloren», cioè «Lei ha perso ogni umanità».

 

Come riportato da Renovatio 21, il giornale tedesco Die Welt ha rivelato, citando fonti interne al potere berlinese, che il governo era seriamente preoccupato per la quantità di persone, tutte determinatissime, che si vedevano alle manifestazioni.

 

Mentre Berlino prepara hub di riscaldamento per sfollati interni privi di termosifoni funzionanti causa costo del gas, cinque mesi fa è emerso che il governo tedesco si apprestava a criminalizzare proteste anti-inflazione non ancora avvenute.

 

 

 

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