Connettiti con Renovato 21

Epidemie

HIV, ciò che nessuno vuol dirvi: intervista al Dr. Paolo Gulisano

Pubblicato

il

 

 

 

Il 1º dicembre scorso si è celebrata la giornata mondiale contro l’AIDS, indetta ogni anno per sensibilizzare la popolazione alla gravità della trasmissione del virus HIV.

 

Tanti sono stati gli avvenimenti che, non in modo causale, hanno accompagnato questo evento. È di pochi giorni prima la notizia dello scienziato genetista cinese che ha annunciato, attraverso il suo canale YouTube, la nascita di due sorelle gemelle geneticamente modificate con una tecnica di «taglia e cuci” genetico (il CRISPR-CAS9) attraverso il quale Jiankui He ha «silenziato» il gene che controlla il recettore chiamato CCR5. Il CCR5 si trova sulla superficie delle cellule immunitarie, i linfociti T, porta di ingresso per la quale entra il virus HIV.

 

A questo esperimento diabolico, fatto a danno di numerosi embrioni per creare i vaccini umanizzati – o potremmo dire uomini geneticamente e artificialmente vaccinati – si è aggiunto l’annuncio di nuovi finanziamenti mondiali per avanzare la ricerca al fine di inventare i vaccini contro il virus HIV, da iniettare già in età pediatrica. Basti pensare che in Italia i fondi sono stati stanziati all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma: l’ospedale della Santa Sede.

 

Un esperimento diabolico, fatto a danno di numerosi embrioni per creare i vaccini umanizzati – o potremmo dire uomini geneticamente e artificialmente vaccinati

Mutazioni genetiche, vaccini: queste le grandi prospettiva della scienza ufficiale per contrastare l’AIDS. L’altra grande sfida lanciata, di anno in anno, dalla «medicina della prevenzione», è quella del sesso protetto. Tante, dicono, sarebbero le trasmissioni del virus attraverso l’atto sessuale cosiddetto «non protetto».

 

Se il sesso protetto dovrebbe essere la soluzione, dicono, nessuno parla però di un fenomeno largamente diffuso: il bugchasing, un fenomeno che riguarda persone che cercano consapevolmente e volontariamente di contrarre il virus dell’HIV. Il metodo viene utilizzato principalmente dalla comunità gay, è nato negli Stati Uniti e oramai è diffuso in tutto il mondo, compresa, largamente, l’Italia.

Il bugchasing, un fenomeno che riguarda persone che cercano consapevolmente e volontariamente di contrarre il virus dell’HIV

 

Il bugchasing è composto da due parti complementari: da una parte c’è il bug-chaser, cioè colui che «cerca il parassita», cioè che vuole materialmente contrarre il virus; dall’altra abbiamo il cosiddetto «donatore», il gift-giver, cioè colui che, già consapevole della sieropositività, è disposto ad aver rapporti sessuali non protetti per trasmettere attivamente il virus.

 

È un fenomeno su cui non esistono dati certi, precisi, giacché chi lo pratica non è solitamente disposto a renderlo pubblico seppur esistano siti in cui si creano gli appuntamenti per lo «scambio».

 

Vi sono poi gli untori, ovvero quelle persone affette da AIDS che non comunicano la loro sieropositività al proprio partner, continuando ad avere rapporti sessuali non protetti. Un caso eclatante, a questo proposito, è quello di Claudio Pinti, arrestato quest’anno per l’accusa di lesioni aggravate alla ex compagna morta per complicanze causate dall’AIDS. Pinti, sieropositivo consapevole, ha avuto rapporti sessuali non protetti con 228 persone diverse, fra cui molti uomini e transessuali.

Il cosiddetto «donatore», il gift-giver, è colui che, già consapevole della sieropositività, è disposto ad aver rapporti sessuali non protetti per trasmettere attivamente il virus

 

Tutto tace anche sulla promiscuità sessuale connessa al fenomeno immigratorio, in aumento particolarmente in Itala. L’Africa – e a dirlo è il Ministero della Salute e ogni ente internazionale – è il continente più sieropositivo del mondo.

 

Di tutte queste cose di cui nessuno vuole raccontarvi, ne abbiamo parlato con il Dott. Paolo Gulisano, medico infettivologo ed epidemiologo.

 

Dr. Gulisano, anche quest’anno si sono spese tante parole durante la Giornata Mondiale contro l’AIDS, celebrata il 1º dicembre. Oltre alle chiacchiere, quali sono i veri dati epidemiologici, quantomeno in Italia, rispetto a questa malattia?

«Conosci il tuo stato» era lo slogan scelto per la Giornata mondiale di lotta all’Aids 2018. Uno slogan molto generico, che potrebbe andare bene per qualunque campagna di prevenzione, dal diabete ai Pap test. In questo caso invece si trattava di un invito a sottoporsi al test HIV, un esame che permette di individuare un’eventuale infezione e nel caso di positività intraprendere un percorso di cura. Poi naturalmente in occasione di tale giornata non mancano mai le iniziative più folkloristiche, come le distribuzioni pubbliche di preservativi o di materiale informativo.

 

Comunque è interessante rilevare che quest’anno l’attenzione sia stata rivolta non tanto alla prevenzione primaria (evitare il contagio) ma a quella detta secondaria, cioè la diagnosi precoce della malattia. Una scelta interessante. Ma i dati epidemiologici cosa ci dicono, relativamente all’AIDS? Ci dicono che  in Italia, nel 2016, sono state riportate 3451 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 5,7 nuovi casi per 100 mila residenti. Il numero delle nuove diagnosi è risultato in calo rispetto all’anno precedente (nel 2015 erano 3549), per tutte le modalità di trasmissione (rapporti eterosessuali; uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini – MSM, Men who have sex with men; utilizzatori di droghe per via endovenosa – IDU, Injecting drug users).

 

Lo riferisce la Relazione Aids 2017 (inviata al Parlamento il 12 settembre 2018) che illustra le attività svolte dal Ministero nell’ambito dell’informazione, della prevenzione, dell’assistenza e dell’attuazione di progetti relativi all’HIV/Aids; le attività realizzate in collaborazione con il Comitato tecnico sanitario (Sezione per la lotta contro l’Aids e Sezione del volontariato per la lotta contro l’Aids) e l’attività svolta dall’Istituto superiore di sanità (ISS), in particolare le iniziative in tema di sorveglianza dell’infezione da Hiv e dell’Aids.

 

In aumento anche la quota degli stranieri con una nuova diagnosi di HIV

Cosa ci dicono questi dati? Quello che emerge è che l’incidenza maggiore di casi  si riscontra nella fascia di età 25-29 anni e che nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi di HIV è stata tra gli MSM tra i maschi eterosessuali (dal 2010 la proporzione di diagnosi in questi gruppi è in costante crescita).

 

In aumento anche la quota degli stranieri con una nuova diagnosi di HIV. Importante sottolineare che oltre la metà (56%) delle nuove diagnosi avviene in fase clinica avanzata, quando il livello di immunodepressione è già serio. Spesso, infatti, la mancanza di sintomi negli anni che precedono la manifestazione dell’Aids non induce a fare il test per l’HIV, anche se ci si è esposti a rapporti sessuali occasionali non protetti.

 

Solo un quarto delle persone con nuova diagnosi ha effettuato il test in seguito a un comportamento a rischio: la maggior parte scopre di essere positivo all’HIV perché ha già dei sintomi che suggeriscono l’insorgenza della malattia o per un controllo fatto per motivi non legati a questa infezione. Questa è dunque la ragione che ha spinto a puntare sulla diagnosi precoce degli infetti più che sulla prevenzione  primaria.

Nell’attuale fase storica i vaccini godono di una popolarità e di un sostegno che non hanno mai conosciuto in precedenza. Si sta inducendo nella popolazione una mentalità fortemente Pro Vax, un consenso quasi acritico nei confronti delle pratiche vaccinali. Un tale contesto sembrerebbe quindi assolutamente favorevole all’introduzione sul mercato di vaccini anti-HIV

 

Per non saper né leggere né scrivere, la novità dell’anno sono i fondi disposti in tre diversi continenti per la ricerca di un vaccino che vorrebbe sconfiggere l’AIDS. Cosa ne pensa? 

Nell’attuale fase storica i vaccini godono di una popolarità e di un sostegno che non hanno mai conosciuto in precedenza. Si sta inducendo nella popolazione una mentalità fortemente pro-Vax, un consenso quasi acritico nei confronti delle pratiche vaccinali. Un tale contesto sembrerebbe quindi assolutamente favorevole all’introduzione sul mercato di vaccini anti-HIV.

 

Questo spiega le ampie sovvenzioni concesse, magari anche a scapito di altri campi di ricerca. Tuttavia, oltre a quelle che possono essere tutte le perplessità rispetto a tali vaccini, alla loro reale efficacia, ai possibili effetti collaterali e reazioni avverse, temo che la richiesta del vaccino anti HIV – del quale peraltro si parla da più di 30 anni senza che si sia arrivati a produrlo – risponda ad una esigenza culturale preoccupante.

 

Se un individuo infatti fosse vaccinato – magari già da bambino – potrebbe ritenere di essere protetto, sicuro, e questo potrebbe spingere ad una vita sessuale sregolata, disordinata, mettendo a rischio la persona anche per altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si parla meno, ma che sono in aumento e rappresentano un rischio per la salute. Un esempio per tutte le Epatiti di tipo A, per le quali le organizzazioni sanitarie hanno lanciato un allarme recentemente a seguito delle epidemie che si verificano ad esempio dopo ogni Gay Pride.

 

Solitamente, dietro a questi grandi finanziamenti, ci stanno sempre i soliti: Microsoft, Apple, e via discorrendo. Interesse per la salute o interessi personali? 

Se un individuo infatti fosse vaccinato – magari già da bambino – potrebbe ritenere di essere protetto, sicuro, e questo potrebbe spingere ad una vita sessuale sregolata, disordinata, mettendo a rischio la persona anche per altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si parla meno, ma che sono in aumento e rappresentano un rischio per la salute.

L’Organizzazione Mondiale della Salute per anni ha sostenuto che la lotta all’AIDS la si fa con l’ABC, ovvero le iniziali di Abstinence, Be Faithful, Condom. È chiaro che con i primi due metodi, l’astinenza e la fedeltà coniugale, non ci si guadagna niente, in termini economici, anche se molto in termini di salute, visto che hanno una sicurezza del 100%. Con i preservativi il business è già da tempo ben avviato, evidentemente ora tocca a qualcun altro fare profitto.

 

Non crede tuttavia che la ricerca di un vaccino per sconfiggere il virus HIV che causa l’AIDS cozzi con il fatto che, la promiscuità sessuale, sia una delle maggiori cause di infezione? 

Come dicevo in precedenza, l’illusione di una protezione potrebbe spingere ad una promiscuità sessuale e a comportamenti a rischio ancora maggiore di quella attuale. Un vero boomerang. Promuovere una cultura dell’affettività responsabile è il metodo preventivo più sicuro ed efficace, ma non lo si vuole nemmeno prendere in considerazione.

 

Così si spinge per il vaccino, anche perché è sempre più evidente il fatto che i preservativi non vengono utilizzati, e non certo perché la Chiesa Cattolica li condanna (o dovremmo dire li condannava un tempo), ma perché fa parte di uno stile «disinvolto» di sessualità pericolosa.  Nel 2017 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,8%; MSM, Men who have sex with men 38,5%).

 

Per le Epatiti di tipo A le organizzazioni sanitarie hanno lanciato un allarme recentemente a seguito delle epidemie che si verificano ad esempio dopo ogni Gay Pride

Soffermiamoci un momento su questo tema del sesso libero e cosiddetto «non protetto». L’Africa ha una percentuale altissima di persone sieropositive. L’immigrazione di massa, specie in Italia, non alza il rischio di infezione da HIV?  Per quale motivo?

Diciamo subito che in base ai dati epidemiologici in nostro possesso, risulta che in Italia il 34,3% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. Considerato che gli stranieri rappresentano circa il 10% della popolazione italiana, questo dato vuole dire che la diffusione dell’HIV tra gli stranieri è oltre il triplo che negli italiani.

 

Un dato che fa pensare. Molti immigrati provengono da Paesi dove la diffusione dell’HIV, così come quella della TBC, è molto più alta che in Europa. Basta far parlare i dati. Il numero dei decessi correlati all’AIDS nel 2016 per grandi aree è il seguente: Africa Sud-Orientale: 420 mila; Africa Centro-Orientale: 310 mila; Nord Africa e Medio Oriente: 11 mila;  America Latina: 36 mila, più il dato dei soli Caraibi che è di 9400. Europa dell’Est e Asia centrale: 40 mila; Europa Occidentale e Nord America: 18 mila; Asia e Pacifico: 170 mila. Ora, la lettura di questi numeri ci fornisce delle evidenze molto chiare.

Risulta che in Italia il 34,3% delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. Considerato che gli stranieri rappresentano circa il 10% della popolazione italiana, questo dato vuole dire che la diffusione dell’HIV tra gli stranieri è oltre il triplo che negli italiani

 

L’AIDS è una malattia ormai collegata ad un uso disordinato della sessualità. I casi di infezioni da trasfusioni o da uso di sostanze stupefacenti iniettive sono decisamente rari. È una malattia che nelle zone ricche del pianeta dove c’è accessibilità a farmaci costosi è affrontabile e dove la letalità è scesa molto nel corso degli anni. L’analisi geografica dei casi di morte ci dice che là dove ci sono i cosiddetti «paradisi sessuali» come nei Caraibi o in Oriente, il tasso di morbilità e mortalità è molto più alto.

 

C’è poi il dramma dell’Africa, che presenta numeri ancora impressionanti. È quindi chiaro quali siano i rischi di una immigrazione di massa, incontrollata anche dal punto di vista sanitario, e i rischi legati al fatto che un numero impressionante di immigrate africane viene gettato nel calderone infernale della prostituzione, che diventa veicolo di diffusione di malattie veneree.

 

Cosa ci dice del fenomeno del bugchasing? Dove è perché è così diffuso? 

C’è il dramma dell’Africa, che presenta numeri ancora impressionanti. È quindi chiaro quali siano i rischi di una immigrazione di massa, incontrollata anche dal punto di vista sanitario, e i rischi legati al fatto che un numero impressionante di immigrate africane viene gettato nel calderone infernale della prostituzione, che diventa veicolo di diffusione di malattie veneree.

Il bugchasing è una pratica sessuale che non si deve avere paura a definire una grave forma di perversione. Si tratta di pratiche sessuali con sconosciuti, con soggetti HIV positivi, fatte senza l’uso di preservativi, nella massima promiscuità. I praticanti di questa sorta di sesso estremo, i cosiddetti bugchasers, dichiarano diverse motivazioni relative alla loro scelta: per alcuni il rischio relativo a contrarre il virus dell’HIV aumenterebbe il desiderio durante l’atto sessuale, anche se questi soggetti dichiarano di non avere necessariamente un vero e proprio desiderio di contrarre il virus.

 

Alcuni considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo limite da infrangere, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere.

 

Cosa spinge secondo lei a questa folle ricerca del rischio?

In primo luogo la noia. L’ipersessualizzazione della società porta ad anticipare sempre più l’inizio dell’attività sessuale, a sperimentare ogni tipo di rapporto, e se non basta la realtà c’è anche il sesso virtuale, le cyber relazioni, la pornografia e così via. Una persona può arrivare a 30 anni in una situazione di saturazione delle emozioni erotiche.

Alcuni considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo limite da infrangere, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere.

 

A quel punto si deve andare oltre. È come nelle dipendenze da sostanze: si comincia con le droghe leggere, e poi si finisce per non avere mai abbastanza dalle sostanze psicotrope di cui si diventa schiavi. Oltre a questo, mi sembra che questo tipo di comportamento manifesti un disagio di tipo psichico: una sorta di cupio dissolvi, una tendenza all’autodistruzione. Una specie di emozione estrema, come la roulette russa, che nasce da un disprezzo inconscio per la vita: me la gioco tirando un grilletto, o accoppiandomi al buio con un portatore di HIV. Tanto ne sono il padrone e la posso bruciare come voglio. È il culmine dell’ irresponsabilità.

 

Perché non esistono dati certi circa questo fenomeno, e perché si tratta di un tema così poco affrontato anche quando si parla di AIDS a livello mondiale? 

Perché questo fenomeno smaschera molte falsità diffuse sull’AIDS nel corso degli anni, come quella che sarebbe bastato l’uso del preservativo, osteggiato dagli ambienti religiosi oscurantisti, a sconfiggere la malattia. E smaschera anche le conseguenze dell’edonismo folle della modernità liquida per cui ciò che conta è il divertimento e la ricerca del piacere ad ogni costo.

 

Smaschera, infine, la pretesa di essere i padroni assoluti della propria vita: basta infatti un piccolo virus cui si consente di agire indisturbato a distruggere una vita. Ogni nostra azione porta a delle conseguenze. È bene averlo sempre presente.

 

 

Cristiano Lugli

Continua a leggere

Epidemie

Ebola, il numero di morti si avvicina a quota 3.000

Pubblicato

il

Da

Secondo i dati governativi pubblicati lunedì, più di 6.000 persone sono state contagiate dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) dall’inizio dell’ultima epidemia, e quasi la metà dei pazienti confermati è deceduta a causa della malattia.

 

L’epidemia si è diffusa in 60 zone sanitarie distribuite in sei province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uele, Bas-Uele e Tshopo. L’Ituri rimane la regione più colpita, con 28 delle sue 36 zone sanitarie che segnalano casi, seguita dal Nord Kivu con 15. Il Paese ha registrato 6.041 casi confermati e 2.911 decessi, con un tasso di mortalità del 48,2%.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito venerdì che l’epidemia continua a peggiorare. «Sebbene la sorveglianza sia stata ampliata, il numero di casi e di decessi continua ad aumentare a causa della trasmissione sostenuta e dell’espansione geografica», ha affermato l’agenzia in un post su X.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica, un totale di 1.366 pazienti sono guariti, mentre 619 rimangono in isolamento o ricoverati in ospedale. Il ministero ha affermato che le squadre di intervento restano attive in tutte le province colpite, con particolare attenzione alle regioni di Ituri, Nord Kivu e Haut-Uele.

 

L’epidemia, dichiarata a maggio, è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola ed è diventata la più grande mai registrata nella storia della Repubblica Democratica del Congo, superando l’epidemia del 2018-2020. Attualmente non esistono vaccini approvati o trattamenti specifici per il ceppo Bundibugyo.

 

Anche le organizzazioni internazionali hanno intensificato il loro supporto nella risposta all’epidemia. Lunedì, a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, sono stati consegnati veicoli alle autorità sanitarie e alle squadre della Croce Rossa per contribuire al contenimento dell’epidemia. «L’attenzione e le risorse costanti per la risposta all’Ebola nella RDC rimangono essenziali», ha dichiarato Ariel Kestens, capo della delegazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), il giorno X.

 

La scorsa settimana, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito l’epidemia di Ebola una «tragedia umana che colpisce famiglie e comunità su una scala straordinaria».

 

Anche l’OMS e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avevano precedentemente richiesto un maggiore sostegno internazionale per contenere l’epidemia.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

Gli USA due mesi fa hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di UNMEER via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

 

 

Continua a leggere

Epidemie

Due ricercatori NIH incriminati per aver introdotto campioni di DNA del vaiolo delle scimmie negli USA

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Vincent Munster e Claude Kwe Yinda sono stati incriminati con un atto d’accusa depositato il 20 agosto presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale del Michigan. Entrambi sono accusati di cospirazione per aver contrabbandato materiale biologico, inclusi campioni inattivati ​​del virus mpoplo, dall’Africa agli Stati Uniti. Sono inoltre accusati di aver rilasciato false dichiarazioni agli agenti della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi.   Secondo quanto emerge dai documenti del tribunale, due ricercatori dei National Institutes of Health (NIH), accusati di aver trasportato negli Stati Uniti 113 campioni biologici, tra cui DNA di virus MPOS, dalla Repubblica del Congo, sono stati incriminati a livello federale.   Vincent Munster, dottore di ricerca, cittadino olandese e capo della sezione di ecologia virale presso i Rocky Mountain Laboratories del NIH a Hamilton, nel Montana, e Claude Kwe Yinda, dottore di ricerca, ricercatore camerunense, sono accusati di cospirazione per contrabbando di merci negli Stati Uniti in violazione di legge.

Sostieni Renovatio 21

Secondo l’atto d’accusa del 20 agosto, sono anche accusati di aver rilasciato false dichiarazioni agli agenti della dogana e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti (CBP).   L’atto d’accusa, depositato presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale del Michigan, afferma che i ricercatori si sono incontrati il ​​17 dicembre 2025 e hanno discusso del recupero di «100 campioni contenenti DNA di mpop (precedentemente vaiolo delle scimmie) e che avrebbero riportato i campioni negli Stati Uniti per i test di sequenziamento del DNA».   Si sono poi recati a Brazzaville a gennaio per prestare assistenza durante l’ epidemia di mpox prima di tornare negli Stati Uniti il ​​25 gennaio, atterrando al Terminal McNamara dell’aeroporto metropolitano di Detroit. Secondo l’accusa, trasportavano una grande valigetta di plastica nera contenente 113 provette da microcentrifuga con campioni biologici, tra cui gli isolati di DNA del virus mpox.   Quando gli agenti della CBP hanno chiesto informazioni sulla valigetta, Munster ha affermato che conteneva «kit di test», «analisi» e «reagenti per reazioni diagnostiche», secondo l’atto d’accusa. Kwe ha detto agli agenti che conteneva «materiale diagnostico».   Secondo i pubblici ministeri, tali dichiarazioni erano false. L’atto d’accusa afferma che gli uomini sapevano che i campioni richiedevano un’autorizzazione e una documentazione specifiche per essere trasportati su un volo commerciale e che dovevano essere dichiarati al loro ingresso negli Stati Uniti.   Secondo l’accusa, Munster avrebbe anche fornito agli agenti una descrizione scritta del contenuto, elencando i materiali di analisi anziché identificare i campioni biologici. Avrebbe inoltre dichiarato agli agenti che i numeri contrassegnati sui 113 tubi erano a scopo di «inventario».   Il caso ha avuto inizio con una denuncia penale presentata il 17 marzo. Diverse denunce e mandati di arresto sono stati depositati sotto sigillo prima che il governo decidesse di desecretare il caso a giugno.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La disonestà è «diffusa in virologia» Secondo i critici, il caso mette in luce le frodi endemiche nel campo scientifico.   Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che il caso illustra uno schema di inganno protrattosi nel tempo.   «Munster e Kwe sono l’esempio perfetto della disonestà, del disprezzo per la biosicurezza, del disdegno per la legge e del disprezzo per l’interesse pubblico che, dopo quattro decenni in cui Anthony Fauci ha trattato la virologia come un suo feudo personale e una base di potere, sono diventati pervasivi in ​​questo campo», ha affermato.   Altri esperti hanno affermato che quest’ultimo sviluppo dimostra la premeditazione dei ricercatori, anziché essere un atto casuale.   «È difficile credere che Munster si sia comportato in questo modo», ha affermato il giornalista Paul D. Thacker di The Disinformation Chronicle. «Ora sappiamo che questo contrabbando illegale di virus è stato premeditato, non una cattiva decisione dell’ultimo minuto».   Contattato in merito, l’Ufficio dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha rimandato The Defender a un precedente comunicato stampa che faceva riferimento a un’indagine in corso.   «A quanto pare, questi esperti del NIH hanno violato le nostre leggi contrabbandando agenti patogeni virali su un aereo di linea affollato, provenienti da un focolaio nella Repubblica del Congo», ha dichiarato il procuratore statunitense Jerome F. Gorgon Jr. in quel comunicato. «Pensateci bene».

Iscriviti al canale Telegram

Munster ha una storia di legami con Fauci e con la ricerca sul guadagno di funzione

Munster è da tempo impegnata nella ricerca sull’acquisizione di nuove funzioni, inclusa la ricerca che potrebbe aver contribuito alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2.   Nel 2018, Munster è stato indicato come partner in una proposta per il Progetto DEFUSE. La proposta, presentata alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) del governo federale, prevedeva la modifica dei virus dei pipistrelli mediante l’inserimento di una proteina spike con un sito di clivaggio per la furina, che avrebbe permesso al virus di infettare i polmoni umani.   Secondo Thacker, «la DARPA ha negato i finanziamenti per DEFUSE, ma l’anno successivo un nuovo virus dei pipistrelli con un sito di clivaggio della furina ha iniziato a infettare gli esseri umani a Wuhan. Nessun altro virus strettamente imparentato con il virus COVID possiede questo sito di clivaggio della furina».   Ralph Baric, Ph.D., è stato l’autore principale della proposta DEFUSE e in seguito ha svolto un «ruolo centrale» con Fauci e altri funzionari e ricercatori della sanità pubblica nel promuovere la teoria “zoonotica” sull’origine del COVID-19.   Secondo Justin Goodman, vicepresidente senior per la difesa dei diritti e le politiche pubbliche presso White Coat Waste, un gruppo di controllo che ha indagato su Munster, «le impronte digitali di Munster sono sicuramente presenti nel famigerato piano con EcoHealth e il laboratorio di sperimentazione animale di Wuhan per creare un coronavirus simile a quello che ha causato il COVID».   Baric e Fauci hanno inoltre collaborato strettamente con Peter Daszak, Ph.D., ex presidente di EcoHealth Alliance, che aveva legami finanziari con l’Istituto di Virologia di Wuhan e che ha svolto un ruolo chiave nella promozione della teoria zoonotica.   Nel corso degli anni, Munster ha mantenuto i contatti con Daszak e EcoHealth Alliance, collaborando anche a una ricerca del 2022 sulla rilevazione del virus Nipah nei rifugi dei pipistrelli. Gli scienziati di Munster e di EcoHealth sono stati entrambi citati in un articolo di Science del 2017 sulla «caccia» al virus Ebola tra le colonie di pipistrelli africani.   Un’indagine condotta da White Coat Waste ha suggerito che Munster abbia svolto un ruolo significativo nell’aiutare EcoHealth Alliance ad ottenere finanziamenti dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) per il cosiddetto laboratorio sui pipistrelli «Wuhan West» presso la Colorado State University.   Secondo quanto rivelato da White Coat Waste, Munster è stato coautore della proposta del 2016 per il progetto «Wuhan West». Nel 2020, Munster ha richiesto finanziamenti al NIAID per il progetto. All’epoca, il NIAID era guidato da Fauci.

Aiuta Renovatio 21

Quale sarà il futuro di Munster e Kwe?

Entrambi gli uomini sono stati rilasciati su cauzione non garantita di 10.000 dollari.   L’udienza preliminare era prevista per il 26 agosto, ma la giuria ha emesso l’atto d’accusa il 20 agosto.   Dai documenti del tribunale risulta che l’udienza preliminare di Munster è fissata per il 2 settembre davanti a un giudice istruttore. Gli avvocati di Munster non hanno risposto alle richieste di commento.   Kwe comparirà in tribunale il 26 agosto. «A nome del signor Kwe, in questa fase lo si presume innocente e attenderemo gli sviluppi futuri del procedimento prima di rilasciare ulteriori commenti», ha dichiarato il suo avvocato Benton Martin al quotidiano The Defender.   L’atto d’accusa contiene anche disposizioni relative alla confisca dei beni, il che significa che il governo potrebbe rivalersi sui beni coinvolti nei presunti reati o sui proventi derivanti da essi, qualora gli imputati venissero condannati.   Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso.   «La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato.   In caso di condanna, entrambi i ricercatori rischiano fino a cinque anni di carcere.   Henrick Karoliszyn, DSW   © 25 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
  Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Continua a leggere

Epidemie

Collaboratore di alto livello di Fauci si dichiara colpevole di accuse federali. Tradirà il suo capo?

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere informazioni relative alle origini del COVID-19. Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».

 

Un ex consigliere chiave del dottor Anthony Fauci si è dichiarato colpevole di occultamento di documenti pubblici relativi alle origini del COVID-19, nell’ambito di un patteggiamento raggiunto con i procuratori federali: uno sviluppo che, secondo alcuni esponenti politici e analisti, potrebbe coinvolgere Fauci.

 

Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere di ricerche – e di una sovvenzione federale revocata – relative alle origini del COVID-19.

 

Morens, inizialmente incriminato ad aprile con cinque capi d’accusa federali, ha dichiarato al giudice di aver intenzionalmente reindirizzato le comunicazioni al suo account di posta elettronica personale per proteggere Fauci e perché le email avrebbero potuto essere fraintese in futuro, qualora fossero state rese pubbliche.

 

Dai documenti depositati in tribunale emerge che alcune delle email sono state inoltrate informalmente a un alto funzionario del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Secondo la CBS News, il funzionario in questione è probabilmente Fauci, che ha diretto il NIAID fino a dicembre 2022. Morens ha ricoperto il ruolo di consulente senior nell’ufficio di Fauci al NIAID tra il 2006 e il 2022.

 

Morens ha dirottato i messaggi sulla sua email personale mentre si moltiplicavano le speculazioni sul fatto che il COVID-19 fosse emerso in natura, come affermavano pubblicamente all’epoca Fauci e altri funzionari dell’amministrazione Biden e virologi chiave, oppure fosse stato sviluppato presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, e si fosse poi diffuso da lì.

 

In base all’accordo raggiunto con la procura, Morens rischia fino a cinque anni di carcere e una multa massima di 250.000 dollari, sebbene la sua pena potrebbe essere inferiore. Secondo il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), «le condanne effettive per i reati federali sono in genere inferiori alle pene massime previste». La sentenza è prevista per il 12 novembre, come riportato da Politico.

 

«Dichiarandosi colpevole oggi, il dottor Morens si è assunto la responsabilità delle sue azioni e continuerà a farlo», ha affermato Tim Belevetz, avvocato di Morens, in una dichiarazione riportata dal Post.

 

James Billot, direttore di UnHerd, ha dichiarato a News24 Digital, testata australiana, che la dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta la «prima grande vittoria» nell’indagine sulle origini del COVID-19. «Vedremo presto emergere molti altri dettagli su questo argomento».

 

Secondo Politico, Fauci non è stato «accusato né incriminato per illeciti nel caso contro Morens e il suo nome non viene menzionato negli atti processuali».

 

Ma in un post su X, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), che sta guidando l’indagine del Congresso sulle origini del COVID-19, ha suggerito che Fauci potrebbe essere implicato: «Un alleato di lunga data di Fauci si dichiara colpevole. La sua dichiarazione di colpevolezza potrebbe implicare il coinvolgimento di Anthony Fauci?», ha scritto Paul.

Sostieni Renovatio 21

Morens si vantava di essere in grado di «far sparire le email»

Nel corso della sua testimonianza davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti nel 2024, Fauci negò di avere avuto uno stretto rapporto di lavoro con Morens, suggerendo che Morens non gli forniva consulenza su «politiche dell’istituto o altre questioni sostanziali».

 

Tuttavia, l’accordo di patteggiamento di Morens include una dichiarazione in cui ammette di essersi spesso consultato con un ricercatore esterno, Peter Daszak, Ph.D., all’epoca presidente dell’EcoHealth Alliance, per preparare briefing per Fauci che suggerivano che il COVID-19 avesse origini naturali.

 

In un’email del 2021 resa pubblica dalla Camera e citata da The Hill, Morens scrisse a Daszak: «Posso inviare materiale a Tony [Fauci] tramite la sua Gmail privata, oppure consegnarglielo di persona al lavoro o a casa. È troppo intelligente per lasciare che i colleghi gli mandino cose che potrebbero causargli problemi».

 

In un’altra email del 2021, Morens affermò di sapere come «far sparire le email dopo una richiesta FOIA», riferendosi alle richieste di accesso agli atti federali previste dal Freedom of Information Act.

 

John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore di Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha scritto su Substack che la dichiarazione di colpevolezza di Morens per un singolo capo d’accusa di cospirazione è «simile alla condanna di Al Capone per evasione fiscale». Leake ha suggerito che la dichiarazione di colpevolezza avrà un impatto minimo sull’indagine sulle origini del COVID-19.

 

«Sebbene Morens probabilmente sconterà una pena detentiva, la sua dichiarazione di colpevolezza e la sua condanna per questo particolare atto di frode mi sembrano un diversivo rispetto al problema principale», ha scritto Leake, riferendosi alla «creazione illegale e al successivo occultamento illegale di un’arma biologica in un laboratorio di biosicurezza cinese».

 

Ma per altri analisti e commentatori, l’attenzione sta tornando a concentrarsi su Fauci in seguito alla dichiarazione di colpevolezza di Morens.

 

Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha ipotizzato che Morens abbia probabilmente accettato di testimoniare contro altre persone in cambio del patteggiamento e, forse, di una pena più mite.

 

«Ora è disposto a parlare in cambio di una pena più lieve. Sicuramente parlerà e sarà affascinante sapere tutto quello che sa», ha detto Tucker.

 

Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., si è detto d’accordo. Ebright è stato un acceso critico della ricerca sul guadagno di funzione, che secondo i sostenitori della teoria della fuga dal laboratorio avrebbe probabilmente portato alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 e alla sua successiva fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan.

 

Ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».

 

«La dichiarazione di colpevolezza di Morens è un primo passo importante per assicurare alla giustizia i funzionari statunitensi che hanno finanziato la sconsiderata ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan, che ha causato il COVID-19» ha detto Ebright.

 

«Sembra possibile, persino probabile, che Morens sia stato ‘ingannato’ dai procuratori e che la sua dichiarazione di colpevolezza sia il risultato di un patteggiamento in cui Morens ha accettato di testimoniare contro Fauci, Daszak… e altri».

 

L’accordo di patteggiamento di Morens prevedeva un fascicolo sigillato, il che, secondo Ebright, indica che Morens ha accettato di testimoniare contro altri: un’opinione condivisa dal ricercatore e autore James Lyons-Weiler, Ph.D., che ha scritto su Substack:

 

«Infine, poiché l’accordo di patteggiamento include un supplemento sigillato e una separata dichiarazione di fatto, la documentazione attualmente pubblica è incompleta. Tale lacuna è particolarmente rilevante per le speculazioni secondo cui Morens starebbe collaborando contro altri. Tale collaborazione è possibile in teoria, ma non può essere ragionevolmente dedotta dalla sola esistenza del documento sigillato».

 

«… Avevamo previsto che a [Morens] sarebbe stato offerto un patteggiamento e che le accuse specifiche sarebbero state ritirate in cambio della sua testimonianza contro Fauci e altri.»

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Morens ha ricevuto regali per «marachelle dietro le quinte»

L’atto d’accusa contro Morens faceva ampio riferimento a due complici, indicati come «Co-cospiratore 1» e «Co-cospiratore 2».

 

Secondo il Post, i documenti resi pubblici nell’ambito dell’indagine del Congresso indicano che le due persone in questione sono Daszak e il dottor Gerald Keusch, ex direttore del Fogarty International Center del NIH, che finanziava scienziati stranieri.

 

Secondo quanto riportato dal Post, Morens, Daszak e Keusch «hanno discusso ripetutamente della possibilità di limitare le loro conversazioni alle email private».

 

Sotto la guida di Daszak, l’EcoHealth Alliance ha ricevuto una sovvenzione dai National Institutes of Health (NIH), l’agenzia madre del NIAID, per uno studio intitolato «Comprendere il rischio di emergenza del coronavirus nei pipistrelli». Il laboratorio di Wuhan ha successivamente ricevuto un sub-finanziamento dall’EcoHealth Alliance, a sua volta finanziato dalla sovvenzione.

 

Nell’ambito del patteggiamento, Morens ha ammesso di aver ricevuto «gratificazioni illegali» da Daszak, tra cui pasti in ristoranti stellati Michelin e bottiglie di vino, come ringraziamento per i suoi «consigli, il suo supporto e i suoi intrighi dietro le quinte» nell’aiutare Daszak a «ripristinare la sospensione del finanziamento per la ricerca sul coronavirus dei pipistrelli e a contrastare la narrazione secondo cui il COVID-19 sarebbe fuoriuscito da un laboratorio».

 

Secondo il Dipartimento di Giustizia, «Morens avrebbe poi individuato un atto ufficiale che avrebbe potuto compiere per ‘meritarsi’ il regalo, ovvero scrivere un commento scientifico su un’importante rivista medica in cui sosteneva che il COVID-19 avesse origini naturali».

 

Ad aprile, il New York Post ha riportato che il commento è probabilmente un articolo di cui Morens è coautore, pubblicato nel luglio 2020 sull’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene.

 

Tucker ha affermato che Morens era «un intellettuale promettente» che «si è convertito al lato oscuro» agendo su «ordine di Fauci», tra cui la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche a sostegno della narrativa ufficiale sul COVID-19.

 

Tucker ha citato un articolo del settembre 2020, scritto da Morens in collaborazione con Fauci e pubblicato sulla rivista Cell, in cui si auspicava la «ricostruzione delle infrastrutture dell’esistenza umana».

 

«Era distopico all’estremo e lui lo sapeva», ha detto Tucker. «Rifletteva il suo stato d’animo: l’assurdità al servizio del potere».

Iscriviti al canale Telegram

Altri collaboratori di Fauci faranno a gara per «denunciarsi a vicenda» in cambio di patteggiamenti?

La dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta l’ultimo sviluppo nell’indagine congressuale in corso sulle origini del COVID-19. Nel 2024, quando testimoniò davanti al Congresso nell’ambito dell’indagine  Morens negò di aver tentato di eludere la legge federale instradando le comunicazioni attraverso il suo account di posta elettronica personale.

 

All’inizio di questo mese, Paul ha segnalato Fauci al Dipartimento di Giustizia per oltraggio al Congresso, per essersi rifiutato di rispondere alle domande durante l’udienza del mese scorso. Secondo il Washington Post, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando la richiesta. È la terza volta che Paul segnala Fauci al Dipartimento di Giustizia per possibili accuse penali.

 

La settimana scorsa, Fauci ha rifiutato la richiesta di comparire volontariamente davanti a un’altra commissione del Senato.

 

Negli ultimi istanti del suo mandato, lo scorso anno, l’allora presidente Joe Biden concesse preventivamente la grazia a Fauci per tutti i suoi atti ufficiali risalenti al 2014, anno in cui il NIH approvò un finanziamento per la ricerca di Daszak sul coronavirus nei pipistrelli.

 

Esperti legali avevano precedentemente dichiarato a The Defender che, sebbene la grazia protegga Fauci da procedimenti penali federali per i suoi atti ufficiali, non impedisce agli Stati di sporgere denuncia contro di lui. Inoltre, non lo protegge dalle accuse di oltraggio al Congresso o di falsa testimonianza in successive deposizioni.

 

Nel 2024, il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha sospeso tutti i finanziamenti a EcoHealth Alliance dopo aver constatato che l’organizzazione non aveva monitorato adeguatamente gli esperimenti sul coronavirus.

 

Ad aprile, il NIH avrebbe revocato tutti i finanziamenti concessi al virologo Ralph Baric, Ph.D., che aveva collaborato con Fauci e i ricercatori del laboratorio di Wuhan prima e durante la pandemia di COVID-19.

 

A giugno, l’FBI ha incriminato due ricercatori del NIH, tra cui Vincent Munster, Ph.D., legato a Fauci, con l’accusa di aver introdotto clandestinamente negli Stati Uniti, all’inizio di quest’anno, il virus del mosaico del mais (mpox) e altri agenti patogeni pericolosi.

 

Documenti resi pubblici il mese scorso suggeriscono che nel 2021 l’FBI abbia fatto pressioni sugli agenti della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi affinché non interrogassero Daszak al suo rientro negli Stati Uniti dalla Cina, dove si era recato nell’ambito di un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini del COVID-19.

 

L’anno scorso, Daszak è diventato presidente di Nature.Health.Global, un’organizzazione no-profit che svolge ricerche sulla salute pubblica e sulla prevenzione delle pandemie. Morens lavora per questa organizzazione.

 

Ebright ha suggerito che «ora è iniziata la corsa ai topi» per gli ex stretti collaboratori e alleati di Fauci, che si «denunciano a vicenda».

 

«Morens, Daszak, Keusch e gli altri probabilmente stanno già facendo a gara per essere i primi a collaborare e quindi ad accaparrarsi i migliori accordi di patteggiamento».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 19 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Più popolari