Immigrazione
Elon Musk si offre di finanziare la causa contro la polizia britannica per il ragazzo inglese ucciso dall’immigrato sikh
Elon Musk è intervenuto pubblicamente per chiedere conto alla polizia britannica di quello che appare come uno dei più inquietanti fallimenti delle forze dell’ordine emersi in Gran Bretagna negli ultimi anni. Lo riporta Modernity News.
Il magnate della tecnologia si è offerto di finanziare una causa per omicidio colposo contro gli agenti che, a suo parere, avrebbero dato priorità alle accuse di «razzismo» formulate dall’aggressore invece di salvare la vita del diciottenne Henry Nowak.
L’intervento di Musk arriva mentre le drammatiche immagini delle telecamere indossate dagli agenti vengono proiettate alla Southampton Crown Court durante il processo per omicidio a carico di Vickrum Singh Digwa, il ventitreenne di origine sikh indiana accusato di aver accoltellato Nowak quattro volte con una lama di 21 centimetri.
This poor boy was running away from someone who stabbed him & stole his phone, but the police in the UK attacked him instead of his murderer! https://t.co/SwnHHYec1d
— Elon Musk (@elonmusk) May 20, 2026
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Ha poi posto un’altra domanda diretta: «Sono stati presi provvedimenti contro gli agenti di polizia che hanno ammanettato questo ragazzo e lo hanno lasciato morire dissanguato per strada? Chi sono?»
Has any action been taken against the police officers who handcuffed this boy and made him bleed to death in the street?
Who are they?
— Elon Musk (@elonmusk) May 20, 2026
In un altro post, Musk ha scritto: «Inconcepibile. Sono felice di finanziare una causa per omicidio colposo contro queste disgustose scuse di forze dell’ordine. Devono assolutamente essere licenziati.»
Unconscionable.
I am happy to fund a wrongful death lawsuit against these disgusting excuses for law enforcement. They damn well better have been fired.
— Elon Musk (@elonmusk) May 20, 2026
Nowak, studente del primo anno di contabilità e finanza all’Università di Southampton e originario dell’Essex, stava rientrando a casa dopo una serata con i compagni della squadra di calcio universitaria quando è stato aggredito. Secondo l’accusa, Digwa lo ha colpito quattro volte dopo che Nowak aveva tentato di fuggire.
All’arrivo della polizia, le immagini della bodycam mostrano Nowak appoggiato a un muro, sorretto dal padre di Digwa. Quest’ultimo ha detto agli agenti: «Continua a cadere, quindi sto solo cercando di tenerlo su».
Nowak ripeteva continuamente «Non riesco a respirare» e affermava di essere stato accoltellato. Invece di fornire immediato soccorso medico, gli agenti hanno ammanettato il ragazzo sanguinante e lo hanno arrestato per sospetta aggressione, basandosi sulle accuse della famiglia di Digwa secondo cui Nowak li avrebbe insultati con epiteti razzisti. Un agente ha risposto alle sue disperate suppliche rispondendo: «Non credo proprio, amico».
Henry ha perso conoscenza e è morto, annegato nel suo stesso sangue. Il fratello di Digwa ha dichiarato all’operatore del servizio di emergenza: «siamo appena stati aggrediti a sfondo razziale da una persona bianca… Ha aggredito fisicamente mio fratello. Siamo Sikh, indossiamo il turbante, e lui ha aggredito mio fratello».
I video mostrati alla giuria riprendono Digwa e il fratello mentre accusano Nowak di un attacco razziale. Nowak ha negato. Si sente Digwa affermare: «Nessuno ti ha accoltellato, fratello, sei in piedi. Sei ubriaco». Il padre di Digwa ha aggiunto: «sta fingendo, un minuto fa stava parlando con voi. Ora sta cercando di alzarsi e andarsene».
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Il Digwa portava apertamente in pubblico un grande shastar da 21 cm, una lama cerimoniale sikh, insieme al kirpan più piccolo prescritto dalla religione. I pubblici ministeri hanno sollevato dubbi sul motivo per cui l’arma più grande fosse presente.
Il ragazzo sikh nega l’omicidio. Sua madre, Kiran Kaur, è accusata di favoreggiamento per aver presumibilmente rimosso il coltello dalla scena del crimine.
L’offerta di Musk ha provocato le critiche di chi denuncia un «doppio gioco» nell’applicazione della legge, in cui le accuse di razzismo contro un cittadino britannico sembrano prevalere su evidenti emergenze mediche. Nessun agente è stato nominato o sanzionato pubblicamente. Ad oggi, non risulta confermata alcuna azione disciplinare.
Questo caso presenta parallelismi con altri episodi in cui le autorità sembrano più attente a presunti torti che alla protezione della vita. Nowak era un giovane studente britannico che stava semplicemente tornando a casa. Il team legale di Digwa sostiene che si sia trattato di legittima difesa, avvenuta «nell’impeto del momento» in seguito al presunto scambio verbale.
Tuttavia, le prove delle telecamere indossate dagli agenti, ora rese pubbliche grazie al processo, dipingono il quadro di un adolescente morente ignorato, mentre la versione dell’aggressore ha avuto la precedenza.
La disponibilità di Musk a finanziare una causa civile evidenzia la crescente frustrazione per l’inazione istituzionale. Il processo prosegue alla Southampton Crown Court. Digwa nega le accuse.
La morte di Henry Nowak dovrebbe spingere a una profonda riflessione. Quando la polizia tratta un adolescente britannico accoltellato come l’aggressore sulla base di affermazioni non verificate della famiglia dell’aggressore, mentre lui muore dissanguato dicendo di non riuscire a respirare, significa che qualcosa non funziona nelle priorità delle forze dell’ordine.
Le esenzioni religiose che permettono il porto di lame di grandi dimensioni in pubblico, unite a una cultura delle forze dell’ordine che sembra anteporre determinate accuse ai doveri immediati di salvataggio di vite umane, rendono i cittadini comuni vulnerabili.
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In Italia i sikh non possono portare in giro il loro tradizionale pugnale sacro (kirpan). La Corte di Cassazione ha stabilito che l’esigenza religiosa non costituisce un «giustificato motivo» per derogare alle leggi nazionali sulla sicurezza. Il porto di qualsiasi coltello o lama atta ad offendere resta severamente vietato.
La Corte di Cassazione ha stabilito che l’esigenza religiosa non costituisce un «giustificato motivo» per derogare alle leggi nazionali sulla sicurezza. Il porto di qualsiasi coltello o lama atta ad offendere resta severamente vietato.
Nel 2017 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino Sikh, stabilendo che le esigenze di culto non giustificano la violazione delle leggi a tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. Per conciliare la fede religiosa con la legge italiana, sono stati creati dei kirpan simbolici modificati, fabbricati in modo da non poter essere affilati e del tutto inidonei a offendere o tagliare.
Secondo una credenza popolare diffusa (ma per taluni priva di fondamento), il sikh dovrebbe bagnare di sangue il coltello una volta estratto – al punto che, se la situazione si calma, dovrebbe incidersi leggermente la mano per fargli «bere» almeno il proprio sangue.
Il coltello kirpan è uno dei «Cinque K» (Kakars), ovvero i cinque simboli sacri che ogni sikh battezzato (Khalsa) deve indossare sempre. Oltre al il pugnale gli altri quattro simboli sono: kesh (i capelli e la barba lasciati incontaminati e mai tagliati. Rappresentano l’accettazione del corpo così come Dio lo ha creato e la santità della vita. I capelli vengono raccolti e protetti dal tipico turbante chiamato Dastar); kangha (un piccolo pettine di legno custodito all’interno dei capelli, sotto il turbante. Simboleggia la pulizia, l’ordine mentale e la disciplina quotidiana del corpo e dello spirito); kara (un braccialetto di ferro o acciaio indossato al polso destro. La sua forma circolare, senza inizio né fine, rappresenta l’eternità di Dio e l’unità della comunità); kachera (dei calzoncini o mutande di cotone, simili a un paio di boxer, allacciati con un cordone. Simboleggiano la castità, l’autocontrollo morale e la prontezza nel difendere il prossimo in caso di necessità).
In Italia la legge non concede alcuna esenzione ai sikh nemmeno per quanto riguarda il turbante e il casco. Essi hanno l’obbligo assoluto di indossare il casco quando viaggiano in moto o in scooter: a differenza di altri Paesi (come il Regno Unito o l’India), il Codice della Strada italiano non prevede deroghe per motivi religiosi legati all’uso del dastar.
Come riportato da Renovatio 21, la diaspora sikh in tutto il mondo sta attraversando gravi tensioni ricche di violenza a causa di una spaccatura interna tra i separatisti che desiderano staccarsi dall’India e formare un vero e proprio Stato sikh (il Khalistan) e i moderati. Per un sikh battezzato, togliere il turbante in pubblico per indossare il casco è un atto fortemente contrario alla propria disciplina morale. Di conseguenza, molti Sikh in Italia scelgono semplicemente di spostarsi in auto o con i mezzi pubblici per non violare né la propria fede né la legge dello Stato.
Tale battaglia, che ha creato incidenti diplomatici di enorme rilievo tra il Canada e l’India, ha avuto qualche episodio visibile pubblicamente anche in Italia.
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Immagine da Twitter
Immigrazione
Remigrazione, l’UE respinge il «Save Europe Act» nonostante 600.000 firme raccolte
The European Commission rejected the registration of the @SaveEuropeAct.
They claim it’s “racist” and goes against “European values” to want to keep Europe, European. We’re not accepting the madness anymore. Europe belongs to us. See you in court. pic.twitter.com/OoqE5W5xBw — Eva Vlaardingerbroek (@EvaVlaar) July 22, 2026
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Immigrazione
Islamabad ascrive i crimini del pedofilo pakistano all’educazione britannica
Shabir Ahmed, cittadino di origine pakistana a capo di una banda di stupratori, recentemente rilasciato in Gran Bretagna dopo aver scontato una pena detentiva per decine di reati sessuali contro minori, ha commesso i suoi crimini a causa della sua educazione in Inghilterra, ha dichiarato giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi.
Il settantatreenne, entrato per la prima volta nel Regno britannico da adolescente, era una figura di spicco della banda di Rochdale, che negli anni 2000 abusava sessualmente e trafficava ragazze britanniche anche di soli 12 anni nel distretto di Greater Manchester.
Ahmed è stato rilasciato dal carcere sotto sorveglianza all’inizio di giugno, dopo aver scontato 14 anni di pena. Le autorità britanniche non sono state in grado di espellerlo a causa di una disposizione che tutela alcuni cittadini del Commonwealth residenti in Gran Bretagna prima del 1973, nonostante la sua cittadinanza britannica fosse stata revocata in seguito alle condanne del 2012.
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«La questione in oggetto è una questione interamente interna al Regno Unito», ha dichiarato Andrabi durante una conferenza stampa. «A prescindere dal luogo di nascita di Ahmed, la responsabilità ricade sul luogo in cui è cresciuto, educato, formato e, purtroppo, viziato… I suoi crimini efferati richiedono una seria introspezione, piuttosto che una ricerca di cause esterne».
Il portavoce ha sottolineato che Islamabad condanna fermamente gli abusi sessuali sui minori, che dovrebbero essere «puniti con la massima severità prevista dalla legge, indipendentemente da razza, etnia o religione», ma ha insistito sul fatto che il Pakistan «non ha alcun legame con questa vicenda» e «non può essere associato» ad alcuna decisione in merito.
Lunedì, il ministro degli Interni britannico Shabana Mahmood ha annunciato l’intenzione di modificare la legge sull’immigrazione per rimuovere l’ostacolo legale che impedisce l’espulsione di Ahmed.
La banda di stupratori di Rochdale era una delle tante bande di adescatori (grooming gang), composte prevalentemente da uomini di origine pakistana, che per decenni hanno sistematicamente stuprato e sfruttato sessualmente giovani ragazze britanniche vulnerabili in tutto il Regno.
Lo scandalo delle bande di sfruttatori sessuali è tornato alla ribalta della politica britannica lo scorso anno, costringendo il governo laburista ad annunciare un’inchiesta nazionale, che ha portato alla luce «cecità, ignoranza, pregiudizi, atteggiamenti difensivi» e fallimenti sistematici da parte della polizia e degli enti pubblici nel proteggere le vittime e nell’intervenire in seguito alle segnalazioni di abusi.
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Elon Musk ha chiesto una Norimberga per le grooming gang pakistane. Secondo un rapporto pubblicato dal leader del partito Restore Britain Ropert Lowe, almeno 250.000 ragazze sono state violentate da queste bande.
Renovatio 21 ha pubblicato una sintesi di quanto contenuto nel rapporto pubblicato dal deputato Rupert Lowe, dove gli orrori perpetrati dalle ghenghe pakistane alle ragazzine britanniche sono sconvolgenti, indicibili.
Di fatto, si tratta di uno stupro sistemico con evidenti qualità politiche: il segno di un’invasione oramai consumata, e la sottomissione fisica e morale della popolazione autoctona invasa e sconfitta.
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Immigrazione
Il 53% dei sospettati di stupro di gruppo in Germania sono stranieri
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