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Spirito

Il Parlamento britannico proibisce le preghiere fatte con la mente

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I membri del Parlamento britannico hanno approvato l’introduzione delle cosiddette «buffer zones» («zone cuscinetto») al di fuori delle strutture per l’aborto in Inghilterra e Galles. Lo scrive il gruppo Alliance Defending Freedom (ADF UK), un’organizzazione legale che lavora per promuovere le libertà fondamentali.

 

La clausola 11 (ex clausola 9 poi clausola 10) del progetto di legge sull’ordine pubblico potrebbe criminalizzare qualsiasi forma di «influenza» al di fuori delle strutture per l’aborto, anche sotto forma di preghiera silenziosa.

 

Un emendamento per consentire la preghiera silenziosa e le conversazioni consensuali all’interno delle zone di censura è stato proposto dal deputato Andrew Lewer, ma non è stato approvato dopo un voto di 116 contro 299.

 

«Il voto di oggi segna un momento di svolta per i diritti e le libertà fondamentali nel nostro Paese. Il Parlamento ha avuto l’opportunità di rifiutare la criminalizzazione del libero pensiero, che è un diritto assoluto, e abbracciare la libertà individuale per tutti. Invece, il Parlamento ha scelto di approvare la censura e criminalizzare attività pacifiche come la preghiera silenziosa e la conversazione consensuale», ha affermato Jeremiah Igunnubole, consulente legale di ADF UK.

 

«Oggi è l’aborto. Domani potrebbe essere un’altra questione controversa del dibattito politico. Resta il principio che il governo non dovrebbe mai essere in grado di punire nessuno per la preghiera, per non parlare della preghiera silenziosa e della conversazione pacifica e consensuale» continua Igunnubole.

 

«Per fortuna, laddove la clausola inizialmente prevedeva una pena detentiva per coloro che erano stati condannati per aver svolto queste attività pacifiche vicino a strutture per l’aborto, ora la pena è stata ridotta a una multa. Ciononostante, è estremamente deplorevole che il Parlamento, che esiste per proteggere e sostenere i diritti dell’elettorato, abbia preso una posizione chiara contro le libertà fondamentali, aprendo la porta a procedimenti penali per crimini d’opinione a livello nazionale».

 

Il voto arriva nonostante l’ultima revisione del governo (2018) abbia rilevato che tali «zone di censura» sarebbero una restrizione non necessaria e «sproporzionata» dei diritti, dato che le molestie sono già criminalizzate dalla legislazione esistente e che i casi di molestie al di fuori delle strutture per l’aborto siano «rari».

 

Più frequentemente, secondo la revisione, i volontari pregano o offrono volantini sui servizi di aiuto disponibili per le donne che sarebbero interessate ad alternative all’aborto.

 

Secondo un sondaggio della BBC dello scorso anno, quasi 1 donna su 5 che ha abortito lo fa contro la propria volontà.

 

La mossa del Parlamento arriva il giorno dopo la notizia che la volontaria Isabel Vaughan-Spruce è stata arrestata per la seconda volta per aver pregato in silenzio, nella sua mente, vicino a una struttura per aborti a Birmingham, dove le autorità locali hanno implementato una «zona cuscinetto» attraverso una protezione degli spazi pubblici Ordine.

 

 

L’arresto, a cui hanno partecipato sei agenti di polizia, arriva solo poche settimane dopo che Vaughan-Spruce è stata giudicata «non colpevole» per la stessa attività dalla Corte dei magistrati di Birmingham. Era stata accusata penalmente a dicembre sulla base del fatto che le sue preghiere silenziose e impercettibili equivalevano a «intimidazione».

 

L’accusa non è stata in grado di presentare alcuna prova alla corte per comprovare il «crimine di pensiero», e Vaughan-Spruce è stata scagionata assieme ad un sacerdote, padre Sean Gough, che è stato accusato e assolto allo stesso modo.

 

«Solo tre settimane fa, la Corte ha chiarito che le mie preghiere silenziose non erano un crimine. Eppure, ancora una volta, sono stato arrestata e trattata come un criminale per avere gli stessi identici pensieri in testa, nello stesso luogo. L’ambiguità delle leggi che limitano la libertà di espressione e di pensiero – anche nel colloquio pacifico e consensuale o nella silenziosa preghiera interiore – porta a una confusione abietta, a scapito dei nostri essenziali diritti fondamentali. Nessuno dovrebbe essere criminalizzato per i suoi pensieri», ha detto la Vaughan-Spruce.

 

«L’introduzione da parte del Parlamento di zone di censura in tutto il paese oggi significherà che molte più persone innocenti come Isabel Vaughan-Spruce saranno ingiustamente criminalizzate per i loro pensieri silenziosi o per aver offerto pacificamente volantini sull’aiuto di beneficenza a disposizione delle donne che potrebbero voler conoscere altre opzioni. In nome della scelta, queste zone di fatto eliminano le opzioni a disposizione delle donne. Una società libera non dovrebbe mai proibire lo scambio pacifico di informazioni», ha commentato l’avvocato Igunnubole.

 

Sir Edward Leigh, deputato di Gainsborough, ha espresso le sue opinioni sull’arresto di Vaughan-Spruce prima di fare un paragone con 1984 di George Orwell: «ovviamente non c’era nulla che [Vaughan-Spruce] stesse facendo che fosse molestia o in qualche modo discutibile. L’ufficiale di polizia doveva davvero entrare nella sua mente… questo è sicuramente molto pericoloso».

 

Siamo, in realtà, ben oltre Orwell e i suoi psicoreati. Un mondo che proibisce le preghiere con la mente di fatto proibisce il pensiero, avocandosi la facoltà di entrare nel foro interiore del cittadino e punirlo per i suoi contenuti intimi.

 

La tecnologia sta venendo incontro a questo appetito del mondo moderno. Renovatio 21 tante volte ha scritto delle società che stanno lavorando alla creazione di interfacce cervello-computer.

 

Al contempo, a Davos lo stesso Klaus Schwab, accompagnato per l’occasione dall’oligarca Sergej Brin, cofondatore di Google, si entusiasmava pubblicamente all’idea di poter a breve controllare il pensiero del pubblico in sala.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, più volte Schwab ha insistito, nel suo concetto di «Quarta Rivoluzione Industriale», una «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Schwab è arrivato a suggerire scansioni cerebrali, rese possibile dagli impianti biocibernetici, anche solo per viaggiare: «anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo (…) I dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello»

 

«I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», ha sostenuto Schwab.

 

Questa «Quarta Rivoluzione Industriale» promossa da Schwab, cioè l’unione cibernetica (cioè, etimologicamente, del controllo) dell’uomo con macchina, è già qui, per le strade d’Inghilterra, senza bisogno in realtà di computer e microchip: perché il suo fine è il controllo dell’anima.

 

E l’anima, quando vive, prega. Non vogliono che preghiate, neanche con la mente, perché vogliono la vostra anima, sorvegliata, diretta, pervertita e spenta a piacere.

 

Chi può essere davvero dietro a tutto questo?

 

 

 

 

 

 

Immagine di UK Parliament via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)

 

 

 

 

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Spirito

Écône 2026, film delle consacrazioni episcopali

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Uno sguardo alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 a Écône.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Cina

Leone approva il nuovo vescovo della chiesa «cattolica» cinese contraffatta, mentre scomunica i vescovi FSSPX

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La Cina ha consacrato oggi un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV, nel quadro del controverso accordo tra Vaticano e Cina. Joseph Chang Yanfeng è stato consacrato durante una cerimonia guidata dal vescovo Meng Qinglu, vicepresidente dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, organismo vicino al Partito Comunista Cinese (PCC) che controlla la Chiesa «cattolica» di Stato in Cina.   «Oggi, mercoledì 22 luglio 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Giuseppe Chang Yanfeng, che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, ha nominato Vescovo di Chifeng (Provincia della Mongolia Interna, Cina), avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.», ha comunicato mercoledì  la Santa Sede.   «Il Rev. Giuseppe Chang Yanfeng è nato il 4 aprile 1984 a Beizhen (Provincia del Liaoning). Dal 2000 al 2006 ha frequentato il Seminario Teologico di Shenyang, svolgendo poi un periodo di tirocinio pastorale, dal luglio 2006 al febbraio 2007, presso la Parrocchia di Lindong. Dal 2007 al 2010 ha condotto studi presso l’Università Cattolica di Daejeon, in Corea del Sud, conseguendovi una Laurea in Teologia biblica» continua la nota vaticana.   «È stato ordinato presbitero il 18 novembre 2010 per la Diocesi di Chifeng. Dal 2010 al 2013 ha lavorato nella curia diocesana e, contemporaneamente, in diverse parrocchie della circoscrizione. Dal mese di ottobre 2013 al settembre 2019 è stato parroco della Cattedrale di Chifeng e successivamente, dal 2019 al 2021 è stato parroco di Lindong. Dal 15 ottobre 2021 ha ricoperto l’incarico di Amministratore diocesano di Chifeng».

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L’accordo sino-vaticano, ufficialmente segreta e sottoscritta nel 2018, si ritiene riconosca la Chiesa di Stato in Cina e permetta al Partito Comunista Cinese  di designare i vescovi. Il papa manterrebbe formalmente il potere di veto, ma nella pratica il controllo resterebbe al PCC. Si presume inoltre che l’accordo contempli la rimozione dei vescovi legittimi e la loro sostituzione con prelati graditi al PCC.   L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.   Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcunivescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.   Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.   Negli anni trascorsi dall’attuazione dell’accordo, la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.   L’accordo ha portato ad un aumento della persecuzione religiosa, che la Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina ha descritto come una conseguenza diretta dell’accordo. Nel suo rapporto del 2020, la Commissione ha scritto che la persecuzione testimoniata è «di un’intensità che non si vedeva dai tempi della Rivoluzione Culturale».
I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».

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Come ipotizzato da Renovatio 21, dietro all’accordo sino-vaticano potrebbero esserci ricatti a vari membri del clero: la Cina per un periodo ha disposto dei dati di Grindr, l’app degli incontri omosessuali, dove si dice vi siano immense quantità di consacrati. Da considerare, inoltre, che per lungo tempo il messo per l’accordo con Pechino fu il cardinale Theodore McCarrick, forse la più potente figura cattolica degli USA, noto per lo scandalo relativo non solo ai suoi appetiti omofili (anche con ragazzini) ma alla struttura che vi aveva costruito intorno. McCarrick quando andava in Cina a trattare per la normalizzazione dei rapporti tra Repubblica Popolare e Santa Sede, dormiva in un seminario della Chiesa Patriottica Cinese…   Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.   Il controverso miliardario cinese Guo Wengui, ora rifugiato negli USA, sostiene che il Vaticano sarebbe corrotto con «1,6 miliardi di dollari l’anno per fermare le critiche alla politica religiosa di Pechino».   La scelta del PCC di nominare due vescovi in quel frangente dimostra che Pechino non attribuisce particolare peso al ruolo della Santa Sede o del papa. Evidenzia inoltre come, nell’ambito dell’accordo sino-vaticano estremamente riservato, appaia essere la Cina – e non la Santa Sede – a detenere il controllo.   Joseph Chang Yanfeng è il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordianto» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.   Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.   Come riportato da Renovatio 21, una conferenza stampa aerea, di ritorno da Budapest, Bergoglio aveva di fatto mollato il cardinale cinese, ex arcivescovo di Hong Kong che ha passato la vita a combattere le persecuzioni della Cina comunista e a difendere quei cattolici cinesi «sotterranei» che da quando è in corso l’accordo sino-vaticano, hanno il tremendo timore di essere stati abbandonati dal Vaticano.   Si tratta, oggi, di uno schiaffo che indirettamente (o direttamente), coinvolge anche la Fraternità San Pio X, che è stata scomunicata in toto – vescovi e pure, incredibilmente, illecitamente, anche sacerdoti e fedeli – per aver scelto e consacrato i suoi vescovi senza mandato di Roma.

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L’introduzione della scomunica immediata (latae sententiae) per le consacrazioni episcopali senza mandato del Vaticano risale al pontificato di Papa Pio XII, introdotta per rispondere alla crisi con la Cina comunista. Negli anni Cinquanta, il regime di Mao Zedong istituì l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese e iniziò a ordinare vescovi sottomessi al partito, aggirando l’autorità di Roma.   Di fronte a questa minaccia scismatica, il Sant’Uffizio emanò nel 1951 un decreto che comminava la massima pena canonica ai consacranti e ai consacrati. Pio XII formalizzò la dura linea dottrinale nel 1958 con la celebre enciclica Ad Apostolorum Principis, ribadendo l’esclusivo diritto papale nelle nomine dei pastori. La norma è stata poi recepita nel codice di diritto canonico moderno.   Nel nostro tempo di ribaltamento totale, i cinesi ordinano vescovi senza incorrere nella scomunica, e al contrario sono scomunicati di discepoli di uno dei massimi collaboratori di Pio XII, monsignor Marcel Lefebvre.   Bisogna proprio dirlo: il Vaticano è, oggi, invertito.    

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Immagine di rheins via Wikimedia pubblicata su licenza  Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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Spirito

«Vogliamo vivere secondo lo spirito di sacrificio»: omelia della prima messa pontificale del vescovo Marc Hanappier

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Donato il 5 luglio 2026 nella cappella di Saint-Michel presso La Martinerie.

 

Cari colleghi, cari fedeli, care famiglie,

 

Al quinto congresso della MCF, svoltosi sul tema «Chiesa, famiglia missionaria», permettetemi di iniziare con una citazione dell’arcivescovo Lefebvre, tratta dall’omelia pronunciata in occasione del suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio, il 23 settembre 1979, alla Porte de Versailles di Parigi.

 

Sua Grazia ci ha poi trasmesso il suo testamento, come egli stesso disse, un testamento che non doveva essere altro che una fedele eco del testamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Disse, al termine della sua omelia:

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«Per amore di Dio, per amore della Santissima Trinità, per amore della Chiesa, per amore del Papa, per amore dei vescovi, per amore dei sacerdoti, per amore dell’umanità, per la salvezza delle anime, custodite questo testamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Custodite questo sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Custodite la Messa di tutti i tempi».

 

E concluse:

 

«Allora vedrete rifiorire la civiltà cristiana, questa civiltà cristiana che non è di questo mondo, ma che è la città cattolica, la città cattolica che prepara la città cattolica del cielo».

 

Qui abbiamo il testamento dell’arcivescovo Lefebvre, che riecheggia quello di Nostro Signore Gesù Cristo. È un’eredità che ci è stata tramandata, proveniente direttamente da Nostro Signore.

 

Come possiamo preservare questo patrimonio? Come possiamo mantenerlo vivo?

 

Permettetemi inoltre di citare il reverendo padre Calmel che, nel 1975, parlò così dei cristiani fedeli alla Tradizione, che non cedono nulla allo spirito della Rivoluzione:

 

«Questi cristiani desiderano che la loro fedeltà sia permeata di fervore e umiltà. Sono cristiani che non apprezzano il settarismo né l’ostentazione».

 

Il nostro attaccamento alla Messa non è quello di una setta. Non siamo legati a una realtà che ci appartiene esclusivamente. Non c’è spazio per il settarismo, né per l’ostentazione, né per l’orgoglio arrogante.

 

Padre Calmel continua: «Questi cristiani si sforzano di preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso loro».

 

È su questo punto che vorrei richiamare la vostra attenzione. Si sforzano di preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso loro e, nel loro modesto ruolo, che accetta perché impegnativo, si sforzano soprattutto di mantenere vivo lo spirito di ciò che sostengono.

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Preservare lo spirito di ciò che manteniamo

Questo è il punto fondamentale del nostro atteggiamento odierno: manteniamo la Messa di tutti i tempi. È l’eredità che ci ha lasciato l’arcivescovo Lefebvre, perché è l’eredità stessa di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Ma, ancor più profondamente, dobbiamo preservare lo spirito di ciò che preserviamo. Sì, conserviamo la Messa di tutti i tempi, ma non semplicemente come un rito, come una cerimonia secolare. Molte di queste cerimonie risalgono a San Gregorio Magno, e per alcune addirittura agli Apostoli; questi riti furono codificati da San Pio V, ed è per questo che si parla della «Messa di San Pio V».

 

Ma è più di questo; non ci limitiamo a mantenere una cerimonia o un insieme di riti, come ci ha appena detto padre Calmel: i cristiani fedeli alla Tradizione custodiscono ciò che la Chiesa ha tramandato loro. Sì, questa eredità del passato è la Messa di San Pio V. Ma, ancor più profondamente, essi mantengono, custodiscono e preservano lo spirito di ciò che custodiscono. Al loro posto, con generosità – perché questa missione è impegnativa – si sforzano di preservare questo spirito.

 

Spetta a noi, dunque, preservare questa Tradizione, salvaguardandone lo spirito. Non si tratta di conservare un pezzo da museo o una reliquia morta; si tratta di mantenere vivo lo spirito di ciò che sosteniamo.

 

E la vera questione, dietro la messa, dietro la crisi, dietro queste condanne, dietro tutte le questioni riguardanti gli istituti, è quella dello spirito della messa.

 

Siamo legati alla Messa, e la Messa è il nostro vessillo, perché plasma uno spirito. Non vogliamo conservare la Messa semplicemente come una cosa, ma con tutti i riti che esprimono lo spirito in cui vogliamo vivere: lo spirito di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Ma lo spirito di Nostro Signore Gesù Cristo è semplicemente lo spirito della Croce, lo spirito di sacrificio. È questo spirito che vogliamo vivere e che voi, cari genitori, carissime famiglie, desiderate trasmettere ai vostri figli.

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Lo spirito della Messa è lo spirito della Croce

Nostro Signore, entrando nel mondo, disse al Padre, secondo le parole di san Paolo: «Tu non hai voluto sacrifici né olocausti, ma un corpo mi hai preparato. Allora io ho detto: “Padre, eccomi, per fare la tua volontà”».

 

Nostro Signore è venuto a portare la salvezza; è venuto a portare la pace nel mondo, la pace che aneliamo di fronte a questa decadenza, a questo caos che regna nella società come nella Chiesa. Ma ha portato questa pace attraverso una sottomissione completa e assoluta alla volontà di Dio, attraverso questo spirito di sacrificio. Nostro Signore è entrato nel mondo come vittima e, seguendo il suo esempio, ci chiama a vivere con questo spirito di sacrificio.

 

Se ha scelto di lasciarci la Messa e l’Eucaristia come suo testamento, è perché rimane presente in mezzo a noi fino alla fine dei tempi nel suo stato di vittima. Nella Messa, Nostro Signore è presente; ci viene presentato dalla Chiesa come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, l’Agnello condotto al sacrificio, condotto al macello senza una parola, fedelmente, generosamente, con amore, perché questa è la volontà del Padre.

 

Se gli angeli cantarono nella notte di Natale: «pace agli uomini di buona volontà», è perché Colui che giaceva nella mangiatoia era già l’Agnello di Dio, l’Agnello venuto a espiare i nostri peccati.

 

In seguito, san Giovanni Battista, il primo a indicare Nostro Signore, lo mostrò ai suoi discepoli dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo». E Nostro Signore avrebbe continuato a ripetere per tutta la sua vita: «Io faccio solo la volontà di colui che mi ha mandato».

 

Questo costante, perpetuo e assoluto sacrificio di sé di Nostro Signore alla volontà del Padre si è manifestato in modo molto particolare nella sua Passione. Egli è l’Agnello che ascende al suo sacrificio, in silenzio, adorando la volontà del Padre fino al sacrificio supremo. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Poi: «Padre, nelle tue mani affido l’anima mia».

 

È qui che Nostro Signore ci dona questa pace, questa pace che nasce dall’ordine. Nostro Signore disse: «Io sono venuto per fare la tua volontà». Da allora in poi, tutto è in ordine, tutto è perfettamente conforme, in Nostro Signore Gesù Cristo, alla volontà di Dio Padre. Questo è lo spirito della Messa.

 

Quando troviamo Nostro Signore nella comunione, quando lo adoriamo nel Santissimo Sacramento, è questo spirito di sottomissione alla volontà di Dio che ritroviamo, e allora arriva la pace.

 

È interessante tornare alla citazione con cui ho iniziato. L’arcivescovo Lefebvre disse: «Preservate il sacrificio di Nostro Signore, preservate la Messa di tutti i tempi», e subito aggiunse: «Vedrete la civiltà cristiana rifiorire».

 

Conoscete queste parole di Santa Giovanna d’Arco: «Gli uomini d’arme combatteranno e Dio concederà la vittoria». Non sta a noi sapere quando arriverà la vittoria. Sta a noi dare battaglia, combattere, accogliere questo spirito della Croce. Allora, per grazia di Dio e secondo i decreti della Sua Provvidenza, arriverà la vittoria e la civiltà cristiana rifiorirà. Ma già ora, nel nostro umile e impegnativo ruolo, come ha detto Padre Calmel, desideriamo mantenere vivo lo spirito di questa Messa, che custodiamo come un tesoro.

 

Perciò, vogliamo vivere secondo lo spirito di sacrificio.

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Per far rivivere la civiltà cristiana

Quando parliamo di educazione, usiamo l’espressione «crescere i figli». Crescere i figli non significa semplicemente guidarli dall’infanzia all’età adulta. Significa elevarli al di sopra dei loro desideri naturali, al di sopra di questa natura ferita dal peccato, al di sopra dei loro desideri egoistici e carnali. Significa elevarli, attraverso il sacrificio, al di sopra di ciò che la natura umana, lasciata a se stessa, produce spontaneamente. Significa purificarli attraverso lo spirito di sacrificio, elevandoli a Dio. La Croce deve essere il fulcro della nostra vita.

 

Avete notato cosa cantiamo durante la Settimana Santa, il Venerdì Santo? Veniamo ad adorare la Croce, non solo Nostro Signore sulla Croce, ma la Croce stessa. La adoriamo, la baciamo e cantiamo: «Salve, Croce, nostra unica speranza!».

 

La nostra unica speranza. Infatti, questa pace, questo ordine a cui aneliamo di fronte alla situazione attuale, di fronte alla nostra lotta spirituale, di fronte alla nostra vita cristiana, ma anche di fronte alla situazione della società e della Chiesa, verrà solo attraverso la Croce, perché sola essa porta ordine. Dobbiamo dunque accettare i sacrifici che essa ci presenta.

 

I bambini, dunque, vengono educati e purificati dallo spirito di sacrificio, da una vera vita di sacrificio: una vita di povertà, una vita santa, una vita generosa, affinché questo amore, inizialmente naturalmente egoistico come in ognuno di noi, possa essere purificato. E questo amore può essere purificato solo dalla Croce; non c’è amore umano che non sia veramente purificato dalla Croce.

 

Chiediamo dunque alla Santissima Vergine Maria il fervore e la perseveranza necessari per mantenere, preservare e sviluppare lo spirito di ciò che sosteniamo.

 

Non limitiamoci a conservare la Messa e l’eredità che la Chiesa ci ha tramandato, questa Tradizione di cui siamo custodi, come una realtà morta e inerte; viviamola. Preserviamo lo spirito di ciò che sosteniamo.

 

Il Cuore Immacolato e Addolorato di Maria ci aiuti, lei che seguì Nostro Signore fino alla Croce e che, ai piedi della Croce, cooperò alla nostra salvezza, cooperò a tutte le grazie che si sono riversate su di noi nei secoli.

 

Allo stesso modo, anche se nel nostro caso non dovessimo mai vedere i frutti, possiamo, come disse Santa Giovanna d’Arco, lottare.

 

Possiamo accettare la nostra croce ogni giorno, accogliere lo spirito della Croce, fuggire lo spirito della comodità mondana, fuggire lo spirito del piacere, accogliere lo spirito della Croce, affinché un giorno, per grazia di Dio e secondo i decreti della divina Provvidenza, la civiltà cristiana possa rifiorire.

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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