Gender
Chiesa omotransessualizzata: Bergoglio afferma che Dio ama «così come sono» nel nuovo libro di memorie
Nel suo recente libro di memoria Spera, uscito in questi giorni, Bergoglio è tornato sul tema dell’omosessualità difendendo il documento di benedizione delle «coppie» omosessuali Fiducia Supplicans.
«Sono le persone ad essere benedette, non le relazioni», scrive Bergoglio riguardo quelle che chiama molto pudicamente «coppie irregolari», un nuovo eufemismo orwelliano con cui ora pontificare.
«È l’accoglienza, non certo il relativismo né un mutamento della dottrina, lo spirito e il cuore di Fiducia supplicans, la dichiarazione del Dicastero per la dottrina della fede sulle benedizioni alle coppie irregolari, che ho firmato nel dicembre 2023».
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Come noto, Fiducia supplicans, fatto uscire a firma di Bergoglio e del cardinale Victor Emanuel «Tucho» Fernandez (già noto per i suoi libri su bacio e orgasmo), aveva provocato la reazione di vescovi in tutto il mondo, compresi quelli africani, accusati recentemente dal neocardinale britannico Timoteo Radcliffe – di cui sono note le posizione filo-omotransessualiste – di essere sotto l’influenza anche economica della Russia.
«Si benedicono le persone, non le relazioni» insiste Bergoglio nel testo appena uscito. «È la volontà di non racchiudere in una situazione o in una condizione l’intera vita di coloro che chiedono di essere illuminati e accompagnati con una benedizione».
«Tutti nella Chiesa sono invitati, anche le persone divorziate, anche le persone omosessuali, anche le persone transessuali» continua il gesuita, sottolineando la questione trans, che il lettore di Renovatio 21 sa essere fondamentale, forse più di quella dei gay, per il papato dell’argentino.
Infatti, il Bergoglio avanza raccontando con sentimento un episodio a base di persone transgender.
La prima volta che un gruppo di transessuali è venuto in Vaticano, se ne sono andate piangendo, commosse perché avevo dato loro la mano, un bacio…» scrive il papa, stando attendo ad usare gli aggettivi in modo politicamente corretto: «andate», non andate, per cui immaginiamo dica «le transessuali» invece che «i transessuali».
«Come se avessi fatto qualcosa di eccezionale per loro» ricorda ancora il gesuita. «Ma sono figlie di Dio! Possono riceve re il battesimo alle medesime condizioni degli altri fedeli, e alle stesse condizioni degli altri possono essere ammesse al compito di padrino o madrina, così come a essere testimoni di un matrimonio. Nessuna legge del diritto canonico lo vieta».
Notiamo anche qui: «figlie», al femminile. Bergoglio vuole far sembrare che un uomo che si veste da donna, o che arriva a tagliarsi le pudenda e impiantarsi protesi al silicone sotto i capezzoli, sia «una donna». Abbiamo già visto che questa è forse la strada «iraniana» scelta dalla neochiesa dell’argentino: Khomeini emanò una fatwa sulla liceità del transessualismo, facendo diventare l‘Iran il luogo che alcuni critici chiamano «inferno per gli omosessuali, paradiso per i transessuali».
Colpisce, ad ogni modo, il tono irenistico, paternalistico dell’occupante del Soglio.
Come riportato da Renovatio 21, dietro le solite parole melense e superficiali – come parlasse sempre ad una massa di idioti, pardon, ad una massa vaccina – vi è una realtà più complessa: lo stesso papato bergogliano aveva rifiutato i trans come padrini pochi anni fa, per poi fare un cambiamento di rotta di 180° con Tucho Fernandez, con la possibilità di transessualizzare anche i battesimi.
Sono più di 60 i Paesi nel mondo che criminalizzano omosessuali e transessuali, una decina addirittura con la pena di morte, che alcune volte viene effettivamente applicata» dice l’argentino, che aveva ribadito la sua condanna dei Paesi africani – i cui governi sono quasi sempre sostenuti dalle conferenze episcopali nazionali – che hanno legiferato contro l’omotransessualismo durante una conferenza stampa aerea di ritorno dal Continente nero assieme all’arcivescovo di Canterbury (ora dimessosi perché travolta in uno scandalo di coperture di pedofili anglicani) e pure, per soprammercato, il tizio dei presbiteriani scozzesi.
Si va avanti: «ma l’omosessualità non è un crimine, è un fatto umano e la Chiesa e i cristiani quindi non possono rimanere ignavi di fronte a questa criminale ingiustizia, né comportarsi da pusillanimi». Il papa non riesce a dire la parola «peccato»: è un «fatto umano», come il tagliarsi le unghie, l’omicidio, l’andare a scuola, l’aborto.
Perché gli «irregolari» «non sono “figli di un dio minore”; Dio Padre li ama dello stesso amore incondizionato, li ama così come sono, e li accompagna con lo stile che riserva a ciascuno di noi: vicinanza, mi sericordia e tenerezza».
Bergoglio sta qui dicendo che Dio ama le persone nella loro condizione di omotransessuali: una distanza siderale dalle scritture, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.
Colpisce, per inciso, anche il riferimento probabile a Figli di un dio minore, pellicola drammatica del 1986 con contenuti talvolta piccanti.
«È strano che nessuno si preoccupi per la benedizione a un imprenditore che sfrutta la gente, e questo è un peccato gravissimo, o per chi inquina la casa comune, mentre pubblicamente ci si scandalizza se il papa benedice una donna divorziata o un omosessuale» scrive ancora Bergoglio, totalmente assorbito nel suo linguaggio settario catto-ecofascista, dove la parola «ambiente» è sostituita da «casa comune». Aggiungiamo che sullo sfruttamento della gente, il lavoratore vaticano che ha parlato di recente con Panorama, segnalando il dumping eseguito facendo lavorare preti e suore invece che laici, potrebbe avere qualcosa da dire sullo stesso Sacro Palazzo e sul signore di esso – lo stesso dipendente che ha descritto la potenza della lobby gay oltretevere.
Dopo queste parole, un po’ oltre la metà del libro, parte l’intemerata di Bergoglio contro i tradizionalisti e la Messa in latino, con accuse di «squilibrio mentale» e «fascino per l’occulto» segnalata da Renovatio 21.
Il programma di omotransessualizzazione della Chiesa cattolica sotto Bergoglio è oramai senza più freno alcuno.
Come scritto da Renovatio 21, la traiettoria del papato verso la devianza, in particolare il transgenderismo, è sensibile in commenti ripetuti nell’arco di diversi anni, con tanto ufficialità della Santa Sede e della sua macchina pubblicistica.
A ottobre Bergoglio ha incontrato privatamente un gruppo di «cattolici transgender, intersessuali e alleati» (sic) lo scorso sabato, in un evento organizzato dal gruppo dissidente LGBT New Ways Ministry, la cui censura ufficiale da parte del Vaticano rimane in vigore, nonostante Francesco abbia ripetutamente espresso sostegno all’organizzazione.
Settimane fa Francesco ha incontrato quattro uomini che si presentano come «donne» che avevano partecipato alla conferenza LGBT del gesuita filo-omotransessualista padre James Martin.
Come riportato da Renovatio 21, nel novembre 2023, Francesco ha accolto il gruppo e il loro parroco a un pranzo per i poveri organizzato dal Vaticano e si è «seduto di fronte a un’ex prostituta transgender». L’evento fu ripreso dalla grande agenzia stampa mondiale Associated Press, che aveva seguito il gruppo transessuale sin da quando erano saliti in pullman.
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Gli incontri con transessuali di Bergoglio, che ha visto un gruppetto anche a giugno, sono risalenti. E ancora: a fine gennaio 2015, un «uomo transgender» – nato in Ispagna come donna – dichiarò di aver avuto un’udienza privata con il papa, dove, secondo alcuni articoli di giornale, Bergoglio avrebbe «abbracciato» il 48enne transessuale. A Napoli, sempre nel 2015, il romano pontefice, fu riportato dai media globali mangiò con «carcerati gay e transessuali».
Gli incontri con transessuali di Bergoglio, che ha visto un gruppetto anche a giugno, sono risalenti. E ancora: a fine gennaio 2015, un «uomo transgender» – nato in Ispagna come donna – dichiarò di aver avuto un’udienza privata con il papa, dove, secondo alcuni articoli di giornale, Bergoglio avrebbe «abbracciato» il 48enne transessuale. A Napoli, sempre nel 2015, il romano pontefice, fu riportato dai media globali mangiò con «carcerati gay e transessuali».
Il lettore di Renovatio 21 è informato del fatto che Francesco ha appena ordinato 21 nuovi cardinali. Sono il larga parte sostenitori della Fiducia Supplicans.
Intanto, mentre il pontefice della «frociaggine» pontifica in libreria, sugli schermi di tutto il mondo, circola un film prodotto da Hollywood, Conclave, che spiega esattamente cosa succederà: al centro dell’intreccio, un futuro papa ermafrodita.
Roberto Dal Bosco
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Gender
Politica brasiliana si dipinge la faccia: «mi identifico come negra, fatemi presiedere la commissione antirazzismo»
Fabiana Bolsonaro, a Brazilian politician, protests transgenderism using blackface to prove that changing your appearance doesn’t change what you are.
“I identify as black…why can’t I preside over the anti-racism commission?.. Because I am not black.” pic.twitter.com/uMRHepuHjd — Libs of TikTok (@libsoftiktok) March 20, 2026
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Durante il discorso, trasmesso su TV Alesp, la parlamentare si è dichiarata donna bianca e ha chiesto: «Io, essendo una persona bianca, avendo vissuto tutto ciò che ho vissuto come una persona bianca, ora a 32 anni, decido di truccarmi, di travestirmi da persona nera, truccandomi e lasciando trasparire solo l’aspetto esteriore. E qui, chiedo: e adesso? Sono diventata nera?», elaborando un’analogia per sostenere che le persone trans non potevano rappresentare le cause delle donne cisgender.
Dopo la sessione, la Fabiana ha negato di aver praticato il cosiddetto blackface, descrivendo l’atto come un’«analogia» e un «esperimento sociale», e ha affermato che il suo discorso era stato «distorto». La messa in scena ha generato una reazione immediata in plenaria da parte delle forze gosciste. La deputata Mônica Seixas (PSOL) ha sollevato una questione di ordine, classificando l’episodio come razzismo e transfobia, chiedendo l’interruzione della sessione. Dopo la fine della sessione, Seixas e la consigliera comunale di San Paolo Luana Alves (PSOL) hanno presentato una denuncia alla stazione di polizia per la repressione dei crimini razziali e dei crimini di intolleranza (Decradi). La Seixas ha riferito che il delegato della Polizia Civile presente all’Assemblea Legislativa dello Stato di San Paolo(ALESP) si è rifiutata di registrare l’arresto in flagranza di reato, invocando l’immunità parlamentare. Un gruppo di 18 parlamentari di PT, PSOL, PCdoB e PSB ha presentato una denuncia al Consiglio etico dell’ALESP chiedendo la rimozione di Fabiana per violazione del decoro parlamentare, sostenendo che la condotta era «premeditata e intenzionale» e superava i limiti dell’immunità parlamentare. La deputata Ediane Maria (PSOL) ha anche annunciato una denuncia alla Procura della Repubblica per razzismo e transfobia, mentre Beth Sahão (PT) ha presentato separatamente una denuncia al Consiglio etico, sottolineando che entrambe le condotte costituiscono reati. In una dichiarazione ufficiale, l’ALESP ha informato che la Costituzione garantisce l’inviolabilità dei parlamentari per le loro opinioni, parole e voti espressi in plenaria e che il Consiglio etico è l’organo competente ad analizzare eventuali eccessi di immunità parlamentare. «Eu sou uma mulher» ha esclamato la Bolsonaro durante la performanza assembleare mentre si spalmava la cute di una sostanza marròn. «Io sono una donna». Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Brasile ha visto il caso di una femminista brasiliana che ha ottenuto asilo in Europa dopo aver rischiato 25 anni di carcere solo per aver detto che un trans è un uomo e non una donna.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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La Corte UE ordina le carte d’identità transessuali
La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha stabilito che gli Stati membri dell’UE sono tenuti a modificare i dati relativi al genere nei documenti di identità dei cittadini che hanno cambiato sesso.
Secondo quanto affermato giovedì dall’organo con sede in Lussemburgo, i documenti delle persone transgender residenti nell’Unione Europea devono riflettere il loro «genere vissuto» anziché il loro sesso biologico.
La Corte di giustizia dell’Unione Europea si è espressa su un caso del 2017 rimessole dalla Corte di cassazione bulgara. La Corte bulgara intendeva chiarire se il Paese fosse obbligato a modificare l’atto di nascita di un uomo bulgaro che, dopo essersi trasferito in Italia, aveva intrapreso una terapia ormonale per vivere come donna.
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Le autorità di Sofia avevano in precedenza respinto la richiesta, motivando tale rifiuto con il fatto che le leggi bulgare interpretano il termine «sesso» in senso strettamente biologico.
I giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea hanno concluso che il rifiuto di uno Stato di aggiornare il documento d’identità di un cittadino transgender, dopo che questi ha esercitato il diritto di vivere in un altro Paese dell’UE, può ostacolare la libertà di circolazione e violare il diritto alla vita privata.
La Carta dei diritti fondamentali dell’euroblocco «tutela l’identità di genere e obbliga gli Stati membri a prevedere procedure chiare, accessibili ed efficaci per il suo riconoscimento giuridico», si legge nella sentenza.
«La legislazione di uno Stato membro che non consente la modifica dei dati relativi al genere di un suo cittadino che abbia esercitato il diritto alla libera circolazione è contraria al diritto dell’UE», ha precisato la Corte.
La decisione è stata accolta positivamente dagli attivisti LGBT, e l’avvocata Denitsa Lyubenova, presidente dell’associazione Deystvie, ha dichiarato che «apre una porta alla nostra comunità, consentendoci di citare proprio questa sentenza e di avvalerci del diritto dell’UE, potendo così viaggiare liberamente all’interno dell’Unione».
Il gruppo di difesa dei diritti ILGA-Europe ha invitato la Commissione europea a servirsi della sentenza per intervenire contro Ungheria e Slovacchia, Paesi che riconoscono anch’essi esclusivamente due generi: maschile e femminile.
Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa la CGUE ha stabilito che la Polonia è obbligata a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Paesi membri, pur se tali unioni sono vietate dalla legge nazionale.
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Come riportato da Renovatio 21, la strada verso il matrimonio omofilo in Polonia è stata battuta persistentemente negli ultimi anni.
La Polonia è tra i cinque Stati UE che non riconoscono legalmente le relazioni omosessuate, unitamente a Bulgaria, Lituania, Romania e Slovacchia. Nel frattempo, un altro Paese che era dietro la Cortina di ferro sovietica, il Kazakistan, due settimane fa ha votato per vietare la «propaganda LGBT».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la CGUE aveva stabilito che la Romania doveva accettare la nuova identità di genere di una donna che ha fatto la «transizione» e ora si considera un uomo.
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Gender
Il Senegallo inasprisce la legge anti-LGBT
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