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Messaggi dal futuro trans-Conclave. Neanche tanto subliminali

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Questo articolo contiene spoiler, cioè rivelazioni di colpi di scena nella trama, sia di film che di quello che – viene da pensare – potrebbe essere il Conclave del futuro. Secondo quanto sta filtrando in questi giorni, chi unisce i puntini non può evitare di pensare che il Conclave del futuro assomiglierà ad un filmetto fantascientifico, che infatti già sta mandando a noi indietro nel tempo messaggi precisi, non esattamente sottili.

 

Realtà e finzione: partiamo da quest’ultima.

 

Abbiamo visto come, negli ultimi anni, Hollywood abbia confezionato prodotti che interessavano la narrativa globale della chiesa attuale. I due papi (2019), distribuito da Netflix, pareva fatto apposta per normalizzare l’aberrazione del papato bicefalo: come un aiutino per evitare che la gente si chiedesse «perché ho due papi» (che, di fatto, è il titolo di un libro gender per bambini di qualche anno fa). Una domanda che hanno smesso di porsi, tipo subito, anche vaticanisti, giornalisti d’inchiesta, etc. Noi siamo rimasti col dubbio: nessuno ci ha spiegato bene come sono andate le cose (beh, su Renovatio 21 abbiamo parlato di quelle strane anticipazioni cinesi…), al punto che abbiamo brancolato nel buio come quasi quanto, si parva licet, la sostituzione del premier da Letta a Renzi (se qualcuno sa perché, o conserva un articolo di giornale che lo spieghi, ci scriva in privato).

 

Qualcuno ha detto che anche il film L’uomo venuto da Kremlino (1968) di fatto preparava l’avvento di un papa dall’Est comunista, come avvenuto una decade dopo con l’elezione di Karol Wojtyla. Di nostro pensiamo che pure la serie The Young Pope, realizzata dalla rete specializzate in zozzerie HBO, avesse un suo messaggio extracinematografico latente – abbiamo pensato che servisse a preparare l’idea di un papa ateo – tuttavia il realizzatore napoletano si è perso quasi subito nel compiacimento di filmare paramenti sgargianti, suore che si denudano e manierismi autoerotici.

 

Oggi, quando comincia a tirare una certa aria da fine di Regno del papa in carrozzella, si prepara un’altra mossa cine-cattolica interessante.

 

È di prossima uscita una grande pellicola hollywoodiana che si chiama, con semplicità, Conclave. C’è un cast di stelle assolute: il premio Oscar Ralph Fiennes, il bravissimo Stanley Tucci (che, qualsiasi cosa faccia, si lascia guardare davvero), il grandissimo, sottovalutato, John Lithgow, Sergio Castellitto, tutti ad interpretare i cardinali di Santa Romana Chiesa nel momento della sede vacante.

 

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La base è l’omonimo romanzo del 2016 di Robert Harris, scrittore di romanzi storici molto popolari ed apprezzati, e uomo che ogni tanto lancia qualche raggio interessante: ci riferiamo, soprattutto, a Ghost Writer, di cui Renovatio 21 ha parlato altre volte, in pratica la rivelazione che il premier britannico Tony Blair, tramite la moglie Cherie, sarebbe stato utilizzato come una marionetta dallo Stato Profondo americano. Roman Polanski ne fece un film che ancora oggi stupisce per la brutalità dei suoi riferimenti al mondo reale.

 

E quindi, che questo Conclave contenga qualche segreto su cui vale la pena di mettere la testa?

 

L’intreccio di per sé non è inaudito: ecco la battaglia di voti e di complotti per l’elezioni di un nuovo papa, con la fazione progressista guidata dal cardinale Aldo Bellini (Stanley Tucci), segretario di Stato ed ex arcivescovo di Milano, contro il cardinale Goffredo Tedesco (Castellitto), patriarca di Venezia definito come «tradizionalista» convinto, leader di tutta l’ala conservatrice, intento primariamente ad ammassare 40 voti necessari a bloccare i candidati modernisti.

 

SPOILER: Tra i due litiganti, la spunterà un terzo, il filippino Vincent Benitez, arcivescovo di Baghdad, nominato dal papa morente come cardinale in pectore poco prima di morire. Un prelato le cui opere pie sono leggenda: ha creato rifugi per donne e bambini vittime di abusi nelle Filippine e in Congo.

 

Quando il collegio è informato di attacchi islamisti contro le istituzioni cattoliche, il patriarca veneziano, il conservatore cardinale Tedesco tiene un discorso che indica la necessità di una rappresaglia, mentre il cardinale Benitez dice che mai si può opporre violenza a violenza.

 

Passando direttamente al voto, il cardinale Benitez viene eletto papa con 92 preferenze, due terzi della maggioranza richiesta. Il nuovo papa prende il nome di Innocenzo XIV.

 

È a questo punto che il protagonista, il decano del collegio cardinalizio Thomas Lawrence interpretato da Ralph Fiennes (nel libro era invece il vescovo di Ostia Jacopo Baldassare Lomeli) riceve una notizia sconvolgente, il coup de theatre, tanto significativo per il film e per la realtà dell’ora presente. SPOILER Benitez aveva prenotato e poi disdetto mesi prima un appuntamento in una clinica di cambio di sesso a Ginevra.

 

Il nuovo papa rivela quindi di essere nato intersexual «intersessuale»: una volta si diceva «ermafrodita», ma ora si dice così, ed è quella «I» che talvolta vedete apparire nel sempre cangiante acronimo arcobalenato: LGBTQI. Il papa dice di essere stato cresciuto dai genitori come maschio, e di non aver sospettato mai nulla perché non ha mai avuto contezza dell’anatomia maschile sino a che in Iraq non era stato ferito, con il medico che gli ha detto quale fosse la sua condizione genetica.

 

Il nuovo papa racconta che il papa morto aveva rifiutato la sua lettera di dimissioni addirittura promuovendolo, creandolo cardinale in pectore. Il decano del collegio, appreso il segreto, decide di coprire tutto, confidando nel disegno di Dio, ma al contempo ammette la bomba ad orologeria: la verità inevitabilmente verrà a galla quando, dopo la sua morte, vi potrebbe essere un’analisi medica sul corpo del papa…

 

Insomma, per farla breve: ecco il papa transessuale.

 

Se credete sia uno stretch di immaginazione troppo grande, vi sbagliate: il messaggio qui è chiarissimo, e lo strumento di persuasione pure. Non abbiamo qui un papa travestito, ma la forma resa accettabile dalla Finestra di Overton: è un ermafrodita, che colpa ne ha, anzi lo ha voluto così Dio. Born this way, nato così, cantava Lady Gaga a Roma davanti ad una folla di gay estasiati al concerto spinto dagli USA in faccia agli ultimi tempi del Vaticano ratzingheriano.

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Bisogna ammettere che il disegno è più complesso del previsto: ma quale «frociaggine», ma quale Fiducia Supplicans – la vera rivoluzione sessuale in Vaticano la stanno facendo passando direttamente per il transessualismo, la regione più ostica di tutto l’impero arcobaleno.

 

Quante volte questo sito ne ha parlato? Tante. Talmente tante che un grande giornale americano, ad un certo punto, ci ha chiesto un commento sul tema: papa Francesco e i transessuali. Gli episodi sono pressoché senza sosta. Transessuali di Ostia a pranzo dal papa (con tanto di filmino delle agenzie di stampa internazionale). Transessuali in udienza (già dai primi anni di pontificato). Transessuali a cui l’elemosiniere del papa fa la carità (Krajewski, sempre lui). Transessuali fatti vaccinare in Vaticano (sì, eccezionale). Transessuali dichiarati idonei a fare i padrini (madrini) alle cresime (primo colpetto sparato da Tucho Fernandez). Transessuali detti come da «integrare nella società» (lettera di Bergoglio a Suor Gramick, pochi mesi fa).

 

L’ultima solo pochi giorni fa, gruppo attivista omotransessualista viene incontrato privatamente dal papa, che viene esortato ad accettare i «cambi di sesso». L’incontro è stato segnalato, fotografato, pubblicato. Il messaggio non è subliminale: è bello chiaro, direi.

 

Cosa c’è dietro questa strategia? Qualcuno potrebbe dire: forse il Vaticano modernista crede che l’omosessualità – che affligge programmaticamente una gigantesca parte della gerarchia e del clero tutto – sarà più facilmente sdoganabile attraverso i transessuali, che sono fatti così, irreversibilmente, da Dio o dal chirurgo, e quindi almeno in apparenza rispettano la dicotomia tipica della società umana.

 

Magari la Santa Sede ha il modello dell’Iran: inferno per i gay e paradiso per i transessuali, le cui operazioni di cambio di sesso in terra sciita sono fiorenti, grazie ad una fatwa dell’ayatollah Khomeini del 1987, dove si dichiarava che non vi erano restrizioni religiose al cambio di sesso.

 

Quindi: i preti vogliono arrivare alla chiesa arcobalenata, dove potranno fare open air quello che ora fanno di nascosto in seminari, monasteri e stanze del Sacro Palazzo (ma poi perché? Si rendono conto che perderanno completamente il piacere di farlo, in segreto, contro la morale verso cui giurano, oltre che contro natura?) e per farlo passano per i «casi umani», le «eccezioni scientifiche», che come sappiamo abbondano nelle prime due fasi di Overton, una volta avviato il processo.

 

È così? O forse c’è qualcosa di più oscuro?

 

Qui finiamo in un girone diverso, con film differenti. C’è un cult-movie di una vita fa, La casa dalle finestre che ridono (1976), un «horror padano» che aveva come rivelazione finale (SPOILER) il fatto che l’assassino seriale era il prete, e che per di più esso… era in realtà una donna. Il climax è di fatto identico a quello di Conclave: con la differenza che allora esprimeva orrore assoluto, mentre ora invece è un segno positivo, quasi divino.

 

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Ricordo come, un quarto di secolo fa, a Milano andai alla presentazione della versione in DVD (allora esistevano) della Casa dalle finestre che ridono: il regista Pupi Avati raccontava come l’idea gli fosse venuta da storie che sentiva da piccolo, raccontate dagli adulti per terrorizzare i bambini: guarda che se non ti comporti bene arriva il prete-donna. Avati aveva aggiunto anche vi era una leggenda, nell’Emilia di una volta, che diceva che alla morte di un sacerdote si scoprì che non era un uomo – proprio come nel futuro immaginato dal cardinale che decide di insabbiare l’ermafroditismo del nuovo papa di Conclave.

 

L’orrore si appresta a divenire accettato, a divenire realtà?

 

Dobbiamo ricordare che, come sempre nelle cose di Chiesa, non si tratta di una novità – neanche quando si parla di transessualismo teologico e di altri mostri.

 

Nell’aprile 1979, sulla rivista Seminari e teologia, apparve l’articolo di una suora che parlava di «stranissima anomalia» e di «madornale equivoco» nella teologia trinitaria cattolica: lo Spirito Santo è in verità una Spirita santa. Già Romano Amerio commentava che non si può in alcun modo «trovare nuova la stravaganza della Spirita Santa. Essa trovasi notata già in Agobardo e d’altronde gli eretici nominati Osceni facevano femmina la terza persona e la adoravano incarnata nella Guglielmina Boema» (Iota Unum, Fede&Cultura, Verona 2009; p.184).

 

Già, Guglielmina la Boema, guaritrice-strega del XIII secolo il cui culto fu condannato da Bonifacio VIII. Una biografia tedesca la chiama, appunto, Die Päpstin von Mailand, la Papessa di Milano. Se al lettore è suonato un campanello, diciamo che sì, è esattamente lei: quella presso la cui tomba, all’Abbazia di Chiaravalle, si volle far seppellire Raffaele Mattioli, signore del sistema bancario italiano, i cui rapporti con i poteri occulti nazionali non sono chiarissimi, che avrebbe fatto parte del tavoli di spartizione dell’Italia ad una fantomatica cena con De Gasperi e Togliatti: al PCI la cultura e due regioni, alla DC il potere politico, e le banche invece andavano alla…

 

Parliamo di una papessa vera, come quella che appare nelle carte dei tarocchi. E che forse ha, ancora oggi degli estimatori.

 

Già molto era emerso una diecina anni fa, quando sui giornali prese a girare l’ipotesi che il nuovo papa fresco di nomina, già apertamente rivoluzionario (ricordate le telefonate a gente a caso? Ricordate il «chi sono io per giudicare» in replica alla domanda sul monsignore che dava scandalo?) poteva volendo eleggere a cardinale una donna. Cardinala. Cardinalessa. Cardinal*.

 

Il sommovimento fu tale che anche il canale TV La7, che apparecchia furbamente palinsesti in tempo reale sperando di incidere sulla realtà del Paese, in quei giorni mandò in onda Die Päpstin (2009), un oscuro film tedesco sulla mitologica donna-Papa dove la Chiesa è dipinta come un postribolo di machisti lussoriosi e violenti, uomini insensibili all’amore e alla bellezza, del quale invece sono ovviamente esperte le donne, che – ça va sans dire – sono più adatte a guidare la Chiesa.

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Vedete: è una vecchia storia, è solo una piccola, innocente tradizione gnostica che può essere riattivata a piacimento.

 

Ora, il lettore è informato del fatto che Francesco ha appena ordinato 21 nuovi cardinali. Sono il larga parte sostenitori della Fiducia Supplicans, il documento sulle benedizioni gay che, viene da pensare, con probabilità era solo una trappoletta per i vescovi di tutta la Terra, una cartina tornasole per capire chi è dentro e chi è fuori: di fatto, gli africani, oppostisi in blocco, sono praticamente assenti dalle nuove nomine.

 

Quindi, su quello che può succedere, possiamo avere una mezza idea. O forse no: la realtà, lo abbiamo veduto tante volte, supera la finzione, mentre i segni apocalittici abbondano senza pudore.

 

Il papa-donna è dietro l’angolo. Il papato definitivamente omotrasessualizzato pure.

 

Segni più mostruosi della fine dei tempi, ne abbiamo? No, perché a questo punto, davvero, stanno spoilerando alla stragrande.

 

Roberto Dal Bosco

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Lesbiche accusate di aver torturato e lasciato morire di fame un dodicenne affidato loro

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Due lesbiche canadesi rischiano la condanna da parte di un giudice dopo aver presumibilmente lasciato morire di fame e di freddo un ragazzo di 12 anni affidato alle loro cure, e averne poi vantato l’accaduto con messaggi di testo spregevoli. Lo riporta LifeSite.   Secondo quanto emerge dagli atti processuali, le due donne, entrambe sulla quarantina, avrebbero riso insieme all’idea di torturare la loro «odiata» bambina in affidamento.   Il caso riguarda un ragazzo di 12 anni, noto come «LL», trovato privo di sensi e ricoperto del proprio vomito in uno scantinato in Ontario nel dicembre 2022. Poco dopo il ritrovamento, il ragazzo è stato dichiarato morto.   Uno dei messaggi di testo, inviato nei giorni precedenti al ritrovamento del ragazzo, recitava: «trema trema stupido stronzo». Si ritiene che il ragazzo sia morto per ipotermia e arresto cardiaco, a causa della malnutrizione.

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Le due sono state processate a settembre e si sono dichiarate non colpevoli di omicidio, sequestro di persona, mancata fornitura dei beni di prima necessità e aggressione con arma.   LL e suo fratello minore erano affidati alle cure delle due donne dal 2017 e, incredibilmente, le lesbiche erano sul punto di adottarli nonostante i maltrattamenti subiti.   I ragazzi vivevano in condizioni squallide e dormivano nel proprio vomito, e LL era magrissimo per la sua età. Un assistente sociale ha testimoniato: «Hanno ammesso che (LL) pesava 48 libbre», aggiungendo: «Ma hanno affermato che ciò era dovuto al fatto che vomitava il cibo, lo masticava di nuovo e lo leccava dal pavimento».   Le due lesbiche responsabili dei ragazzi hanno tolto loro le coperte e li hanno costretti a indossare mute da sub e caschi da hockey. La coppia ha affermato che i servizi di assistenza all’infanzia e gli operatori sanitari avevano visitato i ragazzi senza destare preoccupazione. Un giudice della provincia canadese dell’Ontario emetterà presto una sentenza per decidere il destino della coppia.   Dal 2016, anno in cui il cosiddetto «matrimonio omosessuale» è stato legalizzato dall’ex primo ministro Giustino Trudeau, molti omosessuali canadesi hanno adottato bambini, mentre altri si sono avvalsi di donatori di sperma o di uteri in affitto tramite fecondazione in vitro per avere figli.   Negli ultimi anni si sono verificati diversi altri casi di omosessuali arrestati per aver abusato di minori, per aver tentato di procurare minori a scopo di abuso o per aver commesso altri reati di abuso su minori.

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Come riportato da Renovatio 21, a dicembre 2024 era emerso il caso di due uomini omosessuali «sposati» che per anni si sono videoregistrati mentre abusavano sessualmente dei due ragazzi che avevano adottato sono stati condannati a 100 anni di prigione senza possibilità di libertà vigilata.   L’anno passato si era parlato della vicenda di un insegnante di scuola secondaria britannica che è stato accusato di omicidio e violenza sessuale ai danni di un bambino di 13 mesi che lui e il suo compagno stavano per adottare.   In un caso che destò scalpore l’anno passato un pedofilo omosessuale previamente condannato per «abuso sessuale su minori» aveva ottenuto un bambino tramite maternità surrogata.   Il mondo lesbico non è estraneo a questo tipo di tragedie. Viene in mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata.

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L’app per incontri gay Grindr ospiterà una cena-festa per i corrispondenti della Casa Bianca

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L’app Grindr, che permette agli uomini gay di trovare altri uomini gay con cui fare sesso, ospiterà la festa del fine settimana dei corrispondenti della Casa Bianca il 25 aprile, prima dell’evento principale.

 

Secondo la testata di Washington The Hill, l’evento che precede la cena era precedentemente soprannominato «il ballo dei nerd». Il nuovo organizzatore potrebbe riuscire ad aggiungere un tocco di omosessualità a un evento che si propone di «riunire politici, giornalisti e leader della comunità omotransessualista per brindare al Primo Emendamento».

 

Diverse persone favorevoli ai diritti degli omosessuali hanno esposto il loro programma politico:

 

«Grindr rappresenta una comunità globale con interessi concreti a Washington. Le questioni dibattute qui – finanziamenti per la lotta all’HIV, privacy e sicurezza online, diritti delle famiglie LGBTQ+ – sono la quotidianità della nostra comunità», ha dichiarato Joe Hack, responsabile degli affari governativi globali di Grindr, a ITK in un comunicato, rispondendo a una domanda su cosa avesse spinto l’azienda a partecipare agli eventi legati alla cena dei corrispondenti.

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«Nessuno crea contatti come Grindr, e il weekend del WHCD è il luogo più iconico del paese per farlo. Abbiamo pensato che fosse giunto il momento di ospitarlo», ha detto Hack.

 

In un’intervista dello scorso anno, il CEO di Grindr, George Arison, ha affermato che l’app di incontri puntava a essere un «luogo accogliente per tutti», indipendentemente dall’affiliazione politica.

 

«A prescindere dalle loro opinioni politiche, le persone gay dovrebbero essere benvenute su Grindr e vogliamo che abbiano un’esperienza davvero positiva», ha dichiarato Arison all’epoca, confermando le notizie relative a un «significativo aumento dell’utilizzo» dell’app a Milwaukee durante la Convention Nazionale Repubblicana del 2024.

 

Sebbene sia improbabile che il presidente Donald Trump partecipi all’evento preliminare organizzato dall’app per incontri gay, ha confermato che quest’anno sarà presente alla cena principale, dopo averla saltata negli anni precedenti. Ha affermato che sarà «la cena più hot e spettacolare».

 

Anni fa l’app era stata criticava per un dato di profilo speciale: la presenza dell’HIV. All’altezza del 2018, Grindr indicava perfino se l’utente fosse sieropositivo o meno: la feature venne ritirata, perché i giornali sinceri e democratici rabbrividirono per mancanza di privacy sanitaria (cosa che adesso fa ridere…), senza capire che probabilmente dietro a questa nuova spunta poteva schiudersi il mondo dei bugchasers e dei giftgivers, coloro che volontariamente contagiano o si fanno contagiare con l’HIV.

 

Da Grindr deriva Tinder, la app di incontri usata dagli eterosessuali: anche quella è sicuramente stata causa di migliaia di disastri famigliari, perché può esporre la doppia vita di «cacciatore» di appuntamenti di un coniuge. Tuttavia Tinder, nonostante la disperazione che produce la promiscuità della hook-up culture («cultura del rimorchio») che ha generato, non è stato in grado di impensierire i servizi di Intelligence USA. Grindr, invece, sì.

 

L’importanza di Grindr va molto al di là degli incontri omofiliaci. Il mondo dei servizi insegna che sono quattro le leve da utilizzare per far fare a qualcuno qualcosa – come ad esempio tradire il proprio Paese: soldi, ideologia, ego, compromesso.

 

Grindr è potenzialmente un fornitore infinito di compromessi: quante persone possiamo beccare e ricattare? Quante possiamo avvicinare con una honey trap («trappola del miele») dove avvenenti agenti organizzano un accoppiamento per poi filmare tutto o bruciare il bersaglio gay non-dichiarato?

 

La possibilità che i suoi dati fossero usati per fini di ricatto verso migliaia (milioni…) di persone con lavori sensibili per il governo spinse Trump, allora presidente al primo mandato, a chiedere ai cinesi, che l’avevano comprata, di averla indietro. I cinesi, incredibilmente, obbedirono, ma non è chiaro se possano essersi sbarazzati dei dati.

 

Ad ogni modo la cosa incredibile è che i cinesi accettarono l’ordine di Trump. Il gruppo Kunlun cercò un compratore per liberarsi dell’applicazione. Nel marzo 2020, Kunlun annunciò che avrebbe venduto la sua quota del 98,59% in Grindr alla San Vicente Acquisition LLC con sede negli Stati Uniti per 608,5 milioni di dollari. Il lead investor, Raymond Zage, viene dall’Illinois ma ha base ora a Singapore – un luogo dove gli interessi della Cina Popolare non sono sconosciuti.

 

È degno di nota, tuttavia, ricordare che vi fu un’offerta italiana per comprare Grindr. Ad offrire la non comune cifra di 206 milioni fu la software house milanese Bending Spoons, l’azienda scelta dal governo per l’app di tracciamento dei cittadini ai tempi del Coronavirus, la celeberrima «Immuni».

 

La startup risultava partecipata dalla holding H14 (che fa capo a Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi) e Nuo Capital, che è un fondo guidato da un ex top manager di Banca Imi, ma, si lesse sui giornali, «con capitale asiatico».

 

L’app Grindr è una vecchia conoscenza dei lettori di Renovatio 21.

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Oramai un lustro fa le cronache italiane riportarono che Grindr era stata usata nell’organizzazione del festino gay che incastrò in uno scandalo l’uomo internet di Matteo Salvini, che all’epoca disponeva di questa macchina social, invincibile ed invidiata, chiamata «la Bestia».

 

Come riportato da Renovatio 21. C’è uno Stato, una società che potrebbe essere stata ricattata, sputtanata, manipolata verso scelte fatali (di ampio respiro storico) proprio tramite il vizietto di chi utilizza l’app.

 

Su Grindr si dice che siano presenti quantità massive di sacerdoti. Il fatto è tornato alla ribalta di recente con il caso di un sacerdote USA, noto per le posizioni intransigenti verso lo sdoganamento cattolico di Sodoma, beccato sulla piattaforma. Ma anche in Italia sarebbero stati trovati consacrati di un certo spessore. Di uno in particolare, scriveva il Giornale, che raccoglieva il sussurro di Dagospia: «nella sua seconda vita si dava alle droghe (ecstasy, ma anche crack, Ghb e chetamina) e alla conquista di amanti (rigorosamente di sesso maschile) su Grindr». Una storia con parole che sembrano riemergere anche ora. L’uso intensivo della app di incontri gay da parte perfino dei seminaristi è raccontato da un libro del sociologo Marco Marzano, La casta dei casti.

 

Renovatio 21 ha ipotizzato che parte del rapporto tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese (che, al contrario, ha definitivamente bloccato le app di incontro omofile, sbocciata negli accordi sino-vaticani, potrebbe essere dovuta al kompromat da Grindr che i comunisti cinesi detengono su tanti consacrati segretamente omosessuali.

 

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Immagine di Ivan Radic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

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L’identità digitale britannica elimina gli indicatori di sesso e genere

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Il sistema di identità digitale proposto dalal Gran Bretagna ha suscitato critiche per non registrare il sesso di una persona – un dato tradizionalmente fondamentale, insieme a nome ed età – in quanto il governo lo ha ritenuto «non necessario» ai fini dell’identificazione.   Il progetto, presentato dal premier Keir Starmer lo scorso anno, è stato proposto come una credenziale digitale sicura e gratuita, memorizzata sugli smartphone, destinata a sostituire i documenti cartacei per i controlli di identità. Inizialmente previsto come obbligatorio, è stato reso facoltativo a seguito delle proteste e di una petizione con quasi 3 milioni di firme. L’implementazione completa è prevista entro il 2029, e i documenti preliminari indicano che le carte d’identità includeranno nome, data di nascita, nazionalità o permesso di soggiorno e una foto biometrica, ma non sesso o genere.   «Le informazioni relative al sesso e al genere non sono necessarie per lo scopo previsto dell’identità digitale», si legge nei documenti, che sostengono che tali dati non migliorano la verifica, la quale si baserà su controlli «programmatici» e «autenticazione biometrica».

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Tuttavia, l’idea ha suscitato perplessità tra i legislatori e l’opinione pubblica. «Dopo aver faticato a lungo per definire cosa sia una donna, il Partito Laburista ha ora deciso che è più semplice abolire completamente il concetto», ha dichiarato giovedì a GB News Claire Coutinho, Ministro ombra per le Pari Opportunità. «Non ci possono essere scuse per non registrare correttamente il sesso biologico di una persona».   «Non so se ridere o piangere… È assurdo», ha aggiunto l’ex deputata laburista Rosie Duffield. «L’idea che uno degli elementi identificativi più fondamentali… non venga nemmeno registrato… rende ridicola l’intera questione.»   Gli utenti dei social media hanno fatto eco alle critiche, accusando il governo di agire per «paura della folla woke» e definendo l’iniziativa «una barzelletta».   Il progetto proposto si è già rivelato controverso. Mentre i sostenitori affermano che potrebbe snellire i servizi e rafforzare la sicurezza, i critici avvertono che rischia di trasformarela Gran Bretagna in uno «stato di polizia». Tra le preoccupazioni figurano la sorveglianza di massa, le vulnerabilità dei dati centralizzati e il potenziale rischio di diventare una «trappola» per gli hacker. Un sondaggio Ipsos di febbraio ha rilevato che il 40% dei britannici si oppone al progetto, mentre solo il 32% è favorevole: un netto ribaltamento rispetto a luglio 2025, quando il 57% lo sosteneva e il 19% si opponeva.   Il dibattito si sta svolgendo nel contesto di un più ampio scontro culturale nel Regno sull’identità di genere, che coinvolge sport, istruzione, sanità e spazi riservati a un solo sesso. Starmer è stato criticato per aver cercato di conciliare le due posizioni: la sua affermazione iniziale secondo cui non era «corretto» dire che solo le donne hanno la cervice ha scatenato polemiche, mentre il suo successivo cambio di posizione, che definiva la donna come «essere umano femmina adulto», è stato ampiamente interpretato dai critici come una mossa dettata da pressioni politiche.        
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