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Messaggi dal futuro trans-Conclave. Neanche tanto subliminali

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Questo articolo contiene spoiler, cioè rivelazioni di colpi di scena nella trama, sia di film che di quello che – viene da pensare – potrebbe essere il Conclave del futuro. Secondo quanto sta filtrando in questi giorni, chi unisce i puntini non può evitare di pensare che il Conclave del futuro assomiglierà ad un filmetto fantascientifico, che infatti già sta mandando a noi indietro nel tempo messaggi precisi, non esattamente sottili.

 

Realtà e finzione: partiamo da quest’ultima.

 

Abbiamo visto come, negli ultimi anni, Hollywood abbia confezionato prodotti che interessavano la narrativa globale della chiesa attuale. I due papi (2019), distribuito da Netflix, pareva fatto apposta per normalizzare l’aberrazione del papato bicefalo: come un aiutino per evitare che la gente si chiedesse «perché ho due papi» (che, di fatto, è il titolo di un libro gender per bambini di qualche anno fa). Una domanda che hanno smesso di porsi, tipo subito, anche vaticanisti, giornalisti d’inchiesta, etc. Noi siamo rimasti col dubbio: nessuno ci ha spiegato bene come sono andate le cose (beh, su Renovatio 21 abbiamo parlato di quelle strane anticipazioni cinesi…), al punto che abbiamo brancolato nel buio come quasi quanto, si parva licet, la sostituzione del premier da Letta a Renzi (se qualcuno sa perché, o conserva un articolo di giornale che lo spieghi, ci scriva in privato).

 

Qualcuno ha detto che anche il film L’uomo venuto da Kremlino (1968) di fatto preparava l’avvento di un papa dall’Est comunista, come avvenuto una decade dopo con l’elezione di Karol Wojtyla. Di nostro pensiamo che pure la serie The Young Pope, realizzata dalla rete specializzate in zozzerie HBO, avesse un suo messaggio extracinematografico latente – abbiamo pensato che servisse a preparare l’idea di un papa ateo – tuttavia il realizzatore napoletano si è perso quasi subito nel compiacimento di filmare paramenti sgargianti, suore che si denudano e manierismi autoerotici.

 

Oggi, quando comincia a tirare una certa aria da fine di Regno del papa in carrozzella, si prepara un’altra mossa cine-cattolica interessante.

 

È di prossima uscita una grande pellicola hollywoodiana che si chiama, con semplicità, Conclave. C’è un cast di stelle assolute: il premio Oscar Ralph Fiennes, il bravissimo Stanley Tucci (che, qualsiasi cosa faccia, si lascia guardare davvero), il grandissimo, sottovalutato, John Lithgow, Sergio Castellitto, tutti ad interpretare i cardinali di Santa Romana Chiesa nel momento della sede vacante.

 

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La base è l’omonimo romanzo del 2016 di Robert Harris, scrittore di romanzi storici molto popolari ed apprezzati, e uomo che ogni tanto lancia qualche raggio interessante: ci riferiamo, soprattutto, a Ghost Writer, di cui Renovatio 21 ha parlato altre volte, in pratica la rivelazione che il premier britannico Tony Blair, tramite la moglie Cherie, sarebbe stato utilizzato come una marionetta dallo Stato Profondo americano. Roman Polanski ne fece un film che ancora oggi stupisce per la brutalità dei suoi riferimenti al mondo reale.

 

E quindi, che questo Conclave contenga qualche segreto su cui vale la pena di mettere la testa?

 

L’intreccio di per sé non è inaudito: ecco la battaglia di voti e di complotti per l’elezioni di un nuovo papa, con la fazione progressista guidata dal cardinale Aldo Bellini (Stanley Tucci), segretario di Stato ed ex arcivescovo di Milano, contro il cardinale Goffredo Tedesco (Castellitto), patriarca di Venezia definito come «tradizionalista» convinto, leader di tutta l’ala conservatrice, intento primariamente ad ammassare 40 voti necessari a bloccare i candidati modernisti.

 

SPOILER: Tra i due litiganti, la spunterà un terzo, il filippino Vincent Benitez, arcivescovo di Baghdad, nominato dal papa morente come cardinale in pectore poco prima di morire. Un prelato le cui opere pie sono leggenda: ha creato rifugi per donne e bambini vittime di abusi nelle Filippine e in Congo.

 

Quando il collegio è informato di attacchi islamisti contro le istituzioni cattoliche, il patriarca veneziano, il conservatore cardinale Tedesco tiene un discorso che indica la necessità di una rappresaglia, mentre il cardinale Benitez dice che mai si può opporre violenza a violenza.

 

Passando direttamente al voto, il cardinale Benitez viene eletto papa con 92 preferenze, due terzi della maggioranza richiesta. Il nuovo papa prende il nome di Innocenzo XIV.

 

È a questo punto che il protagonista, il decano del collegio cardinalizio Thomas Lawrence interpretato da Ralph Fiennes (nel libro era invece il vescovo di Ostia Jacopo Baldassare Lomeli) riceve una notizia sconvolgente, il coup de theatre, tanto significativo per il film e per la realtà dell’ora presente. SPOILER Benitez aveva prenotato e poi disdetto mesi prima un appuntamento in una clinica di cambio di sesso a Ginevra.

 

Il nuovo papa rivela quindi di essere nato intersexual «intersessuale»: una volta si diceva «ermafrodita», ma ora si dice così, ed è quella «I» che talvolta vedete apparire nel sempre cangiante acronimo arcobalenato: LGBTQI. Il papa dice di essere stato cresciuto dai genitori come maschio, e di non aver sospettato mai nulla perché non ha mai avuto contezza dell’anatomia maschile sino a che in Iraq non era stato ferito, con il medico che gli ha detto quale fosse la sua condizione genetica.

 

Il nuovo papa racconta che il papa morto aveva rifiutato la sua lettera di dimissioni addirittura promuovendolo, creandolo cardinale in pectore. Il decano del collegio, appreso il segreto, decide di coprire tutto, confidando nel disegno di Dio, ma al contempo ammette la bomba ad orologeria: la verità inevitabilmente verrà a galla quando, dopo la sua morte, vi potrebbe essere un’analisi medica sul corpo del papa…

 

Insomma, per farla breve: ecco il papa transessuale.

 

Se credete sia uno stretch di immaginazione troppo grande, vi sbagliate: il messaggio qui è chiarissimo, e lo strumento di persuasione pure. Non abbiamo qui un papa travestito, ma la forma resa accettabile dalla Finestra di Overton: è un ermafrodita, che colpa ne ha, anzi lo ha voluto così Dio. Born this way, nato così, cantava Lady Gaga a Roma davanti ad una folla di gay estasiati al concerto spinto dagli USA in faccia agli ultimi tempi del Vaticano ratzingheriano.

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Bisogna ammettere che il disegno è più complesso del previsto: ma quale «frociaggine», ma quale Fiducia Supplicans – la vera rivoluzione sessuale in Vaticano la stanno facendo passando direttamente per il transessualismo, la regione più ostica di tutto l’impero arcobaleno.

 

Quante volte questo sito ne ha parlato? Tante. Talmente tante che un grande giornale americano, ad un certo punto, ci ha chiesto un commento sul tema: papa Francesco e i transessuali. Gli episodi sono pressoché senza sosta. Transessuali di Ostia a pranzo dal papa (con tanto di filmino delle agenzie di stampa internazionale). Transessuali in udienza (già dai primi anni di pontificato). Transessuali a cui l’elemosiniere del papa fa la carità (Krajewski, sempre lui). Transessuali fatti vaccinare in Vaticano (sì, eccezionale). Transessuali dichiarati idonei a fare i padrini (madrini) alle cresime (primo colpetto sparato da Tucho Fernandez). Transessuali detti come da «integrare nella società» (lettera di Bergoglio a Suor Gramick, pochi mesi fa).

 

L’ultima solo pochi giorni fa, gruppo attivista omotransessualista viene incontrato privatamente dal papa, che viene esortato ad accettare i «cambi di sesso». L’incontro è stato segnalato, fotografato, pubblicato. Il messaggio non è subliminale: è bello chiaro, direi.

 

Cosa c’è dietro questa strategia? Qualcuno potrebbe dire: forse il Vaticano modernista crede che l’omosessualità – che affligge programmaticamente una gigantesca parte della gerarchia e del clero tutto – sarà più facilmente sdoganabile attraverso i transessuali, che sono fatti così, irreversibilmente, da Dio o dal chirurgo, e quindi almeno in apparenza rispettano la dicotomia tipica della società umana.

 

Magari la Santa Sede ha il modello dell’Iran: inferno per i gay e paradiso per i transessuali, le cui operazioni di cambio di sesso in terra sciita sono fiorenti, grazie ad una fatwa dell’ayatollah Khomeini del 1987, dove si dichiarava che non vi erano restrizioni religiose al cambio di sesso.

 

Quindi: i preti vogliono arrivare alla chiesa arcobalenata, dove potranno fare open air quello che ora fanno di nascosto in seminari, monasteri e stanze del Sacro Palazzo (ma poi perché? Si rendono conto che perderanno completamente il piacere di farlo, in segreto, contro la morale verso cui giurano, oltre che contro natura?) e per farlo passano per i «casi umani», le «eccezioni scientifiche», che come sappiamo abbondano nelle prime due fasi di Overton, una volta avviato il processo.

 

È così? O forse c’è qualcosa di più oscuro?

 

Qui finiamo in un girone diverso, con film differenti. C’è un cult-movie di una vita fa, La casa dalle finestre che ridono (1976), un «horror padano» che aveva come rivelazione finale (SPOILER) il fatto che l’assassino seriale era il prete, e che per di più esso… era in realtà una donna. Il climax è di fatto identico a quello di Conclave: con la differenza che allora esprimeva orrore assoluto, mentre ora invece è un segno positivo, quasi divino.

 

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Ricordo come, un quarto di secolo fa, a Milano andai alla presentazione della versione in DVD (allora esistevano) della Casa dalle finestre che ridono: il regista Pupi Avati raccontava come l’idea gli fosse venuta da storie che sentiva da piccolo, raccontate dagli adulti per terrorizzare i bambini: guarda che se non ti comporti bene arriva il prete-donna. Avati aveva aggiunto anche vi era una leggenda, nell’Emilia di una volta, che diceva che alla morte di un sacerdote si scoprì che non era un uomo – proprio come nel futuro immaginato dal cardinale che decide di insabbiare l’ermafroditismo del nuovo papa di Conclave.

 

L’orrore si appresta a divenire accettato, a divenire realtà?

 

Dobbiamo ricordare che, come sempre nelle cose di Chiesa, non si tratta di una novità – neanche quando si parla di transessualismo teologico e di altri mostri.

 

Nell’aprile 1979, sulla rivista Seminari e teologia, apparve l’articolo di una suora che parlava di «stranissima anomalia» e di «madornale equivoco» nella teologia trinitaria cattolica: lo Spirito Santo è in verità una Spirita santa. Già Romano Amerio commentava che non si può in alcun modo «trovare nuova la stravaganza della Spirita Santa. Essa trovasi notata già in Agobardo e d’altronde gli eretici nominati Osceni facevano femmina la terza persona e la adoravano incarnata nella Guglielmina Boema» (Iota Unum, Fede&Cultura, Verona 2009; p.184).

 

Già, Guglielmina la Boema, guaritrice-strega del XIII secolo il cui culto fu condannato da Bonifacio VIII. Una biografia tedesca la chiama, appunto, Die Päpstin von Mailand, la Papessa di Milano. Se al lettore è suonato un campanello, diciamo che sì, è esattamente lei: quella presso la cui tomba, all’Abbazia di Chiaravalle, si volle far seppellire Raffaele Mattioli, signore del sistema bancario italiano, i cui rapporti con i poteri occulti nazionali non sono chiarissimi, che avrebbe fatto parte del tavoli di spartizione dell’Italia ad una fantomatica cena con De Gasperi e Togliatti: al PCI la cultura e due regioni, alla DC il potere politico, e le banche invece andavano alla…

 

Parliamo di una papessa vera, come quella che appare nelle carte dei tarocchi. E che forse ha, ancora oggi degli estimatori.

 

Già molto era emerso una diecina anni fa, quando sui giornali prese a girare l’ipotesi che il nuovo papa fresco di nomina, già apertamente rivoluzionario (ricordate le telefonate a gente a caso? Ricordate il «chi sono io per giudicare» in replica alla domanda sul monsignore che dava scandalo?) poteva volendo eleggere a cardinale una donna. Cardinala. Cardinalessa. Cardinal*.

 

Il sommovimento fu tale che anche il canale TV La7, che apparecchia furbamente palinsesti in tempo reale sperando di incidere sulla realtà del Paese, in quei giorni mandò in onda Die Päpstin (2009), un oscuro film tedesco sulla mitologica donna-Papa dove la Chiesa è dipinta come un postribolo di machisti lussoriosi e violenti, uomini insensibili all’amore e alla bellezza, del quale invece sono ovviamente esperte le donne, che – ça va sans dire – sono più adatte a guidare la Chiesa.

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Vedete: è una vecchia storia, è solo una piccola, innocente tradizione gnostica che può essere riattivata a piacimento.

 

Ora, il lettore è informato del fatto che Francesco ha appena ordinato 21 nuovi cardinali. Sono il larga parte sostenitori della Fiducia Supplicans, il documento sulle benedizioni gay che, viene da pensare, con probabilità era solo una trappoletta per i vescovi di tutta la Terra, una cartina tornasole per capire chi è dentro e chi è fuori: di fatto, gli africani, oppostisi in blocco, sono praticamente assenti dalle nuove nomine.

 

Quindi, su quello che può succedere, possiamo avere una mezza idea. O forse no: la realtà, lo abbiamo veduto tante volte, supera la finzione, mentre i segni apocalittici abbondano senza pudore.

 

Il papa-donna è dietro l’angolo. Il papato definitivamente omotrasessualizzato pure.

 

Segni più mostruosi della fine dei tempi, ne abbiamo? No, perché a questo punto, davvero, stanno spoilerando alla stragrande.

 

Roberto Dal Bosco

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Lottatrice liceale chiede alla Giustizia di poter evitare di competere con ragazzi transgenderri

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Kallie Keeler, una lottatrice di una scuola superiore dello Stato di Washington, ha chiesto il 5 ottobre alla Corte Suprema degli Stati Uniti un’ordinanza d’urgenza che le permetta di gareggiare nella squadra femminile senza dover affrontare atleti maschi, dopo essere stata presumibilmente aggredita sessualmente da uno di loro durante un incontro. Lo riporta Epoch Times.   La Keeler sostiene che la Washington Interscholastic Activities Association abbia violato il Titolo IX consentendo la partecipazione di atleti maschi agli sport femminili e chiede che sua madre venga informata della presenza di qualsiasi avversario maschio.   Il mese scorso la Corte d’Appello del Nono Circuito (la più grande corte d’appello federale degli Stati Uniti) ha respinto le sue richieste, affermando che la situazione non era di emergenza poiché la stagione di lotta non inizia prima di novembre e che la sua richiesta di notifica a tutti gli atleti transgender era troppo generica. Un investigatore del Title IX (la legge federale statunitense che vieta la discriminazione basata sul sesso in qualsiasi programma o attività educativa che riceva finanziamenti federali), dopo aver visionato due video dell’incontro, ha scritto che l’avversaria probabilmente l’ha toccata con forza e il Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti ha aperto un’indagine nel febbraio 2026, ma il procuratore distrettuale ha deciso di non procedere con l’incriminazione.

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Come sottolinea Epoch Times, il ricorso di Keeler è giunto nel mezzo di numerose decisioni della Corte Suprema riguardanti lo sport femminile e i diritti dei genitori.   In particolare, a giugno la Corte Suprema ha autorizzato gli Stati a vietare la partecipazione maschile agli sport femminili, respingendo l’argomentazione secondo cui tale divieto violerebbe il Titolo IX. La Corte ha inoltre respinto le argomentazioni di Keeler secondo cui sua madre avrebbe dovuto essere informata e avere l’opportunità di escludere la figlia dalla competizione.   Questa argomentazione si basava in parte sulla sentenza della Corte Suprema del 2025 nel caso Mahmoud contro Taylor, la quale stabiliva che un distretto scolastico del Maryland dovesse informare i genitori in merito ai libri illustrati con contenuti controversi su genere e sessualità.   La Corte d’Appello del Nono Circuito ha affermato che quel caso e un altro relativo ai diritti dei genitori non erano applicabili alla situazione di Keeler.   Il manuale 2025-2026 della Washington Interscholastic Activities Association stabilisce che «gli atleti parteciperanno a programmi coerenti con la loro identità di genere o con il genere che esprimono più frequentemente».   Attualmente a Washington si sta valutando l’Iniziativa 638, che vieterebbe ai ragazzi di partecipare alle competizioni sportive femminili.   La proposta di legge, promossa da Let’s Go Washington, un comitato di azione politica, sarà sottoposta a votazione il 3 novembre. Il gruppo ha affermato che l’Iniziativa 638 ripristina l’equità nelle regole di ammissibilità, vietando agli «uomini biologici» di competere nelle discipline atletiche femminili.

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Studi scientifici hanno ripetutamente confermato che gli uomini hanno un vantaggio considerevole rispetto alle donne nello sport e nell’atletica. Una recente ricerca pubblicato su Sports Medicine ha scoperto che un anno di farmaci ormonali «transgender» provoca «cambiamenti molto modesti» nei vantaggi intrinseci della forza negli uomini.   Secondo il sito SheWon.org, i transessuali avrebbero vinto centinaia di titoli negli sport femminili. La pagine web mostra centinaia di nomi di atlete superate in gara da transessuali in ben 29 discipline sportive: ci sono ciclismo, atletica, sollevamento pesi, nuoto, canottaggio, corsa campestre, golf, sci alpino, sci nordico, skateboard, surf, biliardo, perfino il poker.   Oltre all’ovvio vantaggio che un maschio biologico ha chiaramente sulle donne in sport come il nuoto o il sollevamento pesi, i principali esperti medici concordano sul fatto che gli atleti transgender hanno un vantaggio ingiusto rispetto alle donne biologiche anche dopo essersi sottoposti a una terapia di soppressione del testosterone.   Come riportato da Renovatio 21, il transessualismo sta divenendo un problema in quantità impressionanti di discipline praticate dalle donne: abbiamo visto casi per il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket…  

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Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»

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I migranti LGBT sono stati deportati dall’amministrazione Trump verso Paesi terzi «ostili». Lo riporta l’agenzia Reuters.

 

Almeno 40 migranti LGBT sono stati rimandati in Paesi africani che criminalizzano le relazioni omosessuali o che il Dipartimento di Stato americano ha definito «ostili» a tali relazioni.

 

«Reuters ha seguito il destino di tutte e 40 le persone, provenienti da tutta l’Africa, nonché da Iraq, Giamaica e Russia, intervistando una dozzina di deportati e avvocati specializzati in immigrazione e analizzando centinaia di pagine di documenti legali», riporta l’agenzia.

 

«Sedici di loro si trovano ancora nei paesi in cui sono stati deportati e alcuni sono tuttora detenuti. Altri sedici (…) sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine contro la loro volontà. Nove si nascondono in Paesi terzi. Un uomo ghanese non è più in contatto con i suoi avvocati o parenti», hanno affermato.

 

I Paesi indicati come ostili sono la Sierra Leone, la Guinea Equatoriale, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo e l’Eswatini, in precedenza Swaziland.

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Le espulsioni verso Paesi terzi, cioè i casi in cui una persona viene rimpatriata in un Paese diverso da quello di residenza, erano rare durante la prima amministrazione Trump, ma sono diventate una delle politiche migratorie centrali della seconda. La misura, adottata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna nel marzo 2025, consente ai funzionari di espellere cittadini stranieri in sole sei ore.

 

L’amministrazione Trump ha accordi con diverse decine di Paesi per accogliere deportati che non sono loro cittadini. In Africa figurano Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea Equatoriale, Ghana, Ruanda e Uganda. In America Latina hanno accettato di accogliere migranti di Paesi terzi anche Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Honduras.

 

Reuters afferma che almeno 40.000 persone sono state deportate in Paesi terzi, di cui circa 900 in Africa.

 

A metà settembre una corte d’appello ha bloccato la politica, sostenendo che l’amministrazione non permetteva ai migranti di esprimere le proprie preoccupazioni sui maltrattamenti prima di essere deportati.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Gli adolescenti americani stanno tornando eterosessuali: nuove statistiche

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La quota di adolescenti americani che si definiscono omosessuali o bisessuali sarebbe in diminuzione, stando agli ultimi dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Lo riporta LifeSite.   Il CDC ha diffuso l’indagine biennale nazionale sui comportamenti a rischio tra i giovani, che «fornisce un’istantanea della salute e del benessere degli studenti delle scuole superiori negli Stati Uniti nel 2025 e dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 2 e 10 anni» su alimentazione, attività fisica, sonno, comportamento online, salute mentale e rischio di suicidio.   Il rapporto evidenzia solo una parte delle questioni che il CDC giudica statisticamente significative. Jean Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, ha però esaminato i dati completi del sistema del CDC e ha rilevato che «gli adolescenti più giovani sono ora molto meno propensi a dichiararsi lesbiche, gay o bisessuali».   Il 16% dei ragazzi di 17-18 anni si è identificato come «LGB» (lesbiche, gay o bisessuali), la quota più alta tra i sottogruppi, ma in calo di due punti rispetto al 2023. Tutti i gruppi più giovani erano meno numerosi e hanno registrato flessioni più marcate: il calo maggiore riguarda i 14-15enni, passati dal 17% che si identificava come LGBT nel 2023 all’11% nel 2025.

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La Twenge, che in passato si era espressa in modo contrastante sulla validità di queste dichiarazioni, ha definito il risultato «sorprendente» e ha detto che «sembra davvero un crollo verticale», e che «apparentemente è dovuto quasi esclusivamente alle ragazze». Il cambiamento dipenderebbe in larga parte dal fatto che le ragazze hanno smesso di definirsi bisessuali: dal 26% delle ragazze del nono anno nel 2021 al 13% nel 2025.   L’aumento precedente rende il ribaltamento più netto. «Tra il 2015 e il 2021, il numero di ragazze in età scolare che si identificano come LGB è aumentato del 128%, mentre l’autoidentificazione come LGB dei ragazzi è quasi raddoppiata, con un aumento del 99% tra il 2015 e il 2023», osserva il Daily Caller. «Pertanto, le ragazze del primo anno delle superiori sono state il fattore principale nell’ultimo calo, con la percentuale di ragazze che si identificano come LGB quasi dimezzata, passando dal 30% nel 2021 al 17% nel 2025».   I dati indicano anche un calo dei sentimenti di tristezza o disperazione, dal 40% nel 2023 al 33% nel 2025, e dei problemi di salute mentale, dal 29% al 23%. Ancora più netto il ridimensionamento degli studenti che pianificavano il suicidio, dal 16% al 12%, e dei tentativi effettivi, dal 9% al 6%.   Twenge non ha indicato una possibile causa del mutamento nell’autoidentificazione sessuale. Altri vi hanno visto un’ulteriore prova che queste tendenze, tra giovani suggestionabili, dipendano almeno in parte da influenze culturali e non da un’attrazione sessuale innata e stabile. Una spiegazione possibile sarebbe il numero di ragazze adolescenti che negli ultimi anni hanno subìto le conseguenze dell’«adattamento» dei ragazzi biologici transgender negli sport, nei bagni e negli spogliatoi femminili.   Questi risultati arrivano mentre una reazione culturale diffusa alla difesa aggressiva dei diritti delle persone transgender da parte della lobby LGBT sembra essersi estesa a uno spostamento, minore ma percepibile, che si allontana sia da «LGB» sia da «T». A luglio un sondaggio Economist/YouGov ha rilevato per la seconda volta che il sostegno al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso è sceso al 54%: resta una maggioranza, ma è molto al di sotto del 65% e oltre registrato in precedenza da Gallup.

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