Spirito
Il cardinale di Nuova York contro Miss California. Che si difende alla grande
Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo emerito di New York e membro della Commissione per la libertà religiosa del presidente Trump, ha espresso il suo accordo con la difesa, da parte del vescovo Robert Barron, della rimozione di Carrie Prejean Boller – ex Miss California ora convertitasi al cattolicesimo – dalla Commissione avvenuta il mese scorso.
In un post su X del 24 marzo, il cardinale Dolan ha scritto di concordare «pienamente» con il rifiuto, espresso la settimana scorsa dal confratello vescovo, della richiesta di Prejean Boller di difendere la sua posizione a sostegno della dottrina cattolica sul sionismo, definendo i suoi commenti «chiari come al solito». Il vescovo di Winona-Rochester, in Minnesota, l’aveva accusata, in un suo post su X della settimana precedente, di aver «dirottato» un’udienza della Commissione il mese scorso per «fini politici».
Below is a statement that my brother bishop, @BishopBarron – a colleague on the Presidential Commission on Religious Liberty –recently issued. His comments are characteristically clear, and I agree wholeheartedly. https://t.co/lvKMD2haQU
— Cardinal Dolan (@CardinalDolan) March 24, 2026
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Durante quell’audizione della Commissione sull’«antisemitismo», Prejean Boller aveva denunziato apertamente il sionismo e sottolineò che i cattolici non abbracciano l’ideologia sionista, il che ha portato infine alla sua rimozione dalla Commissione. Carrie avrebbe poi rivelato che le pressioni sarebbero arrivate già l’anno scorso, appena creata la Commissione, quando le fu chiesto – probabilmente su ordine della «pastora» protestante sionista della Casa Bianca Paula White – di moderarsi sui social media evitando di attaccare israele e la teologia dispensazionalista, una variante del fondamentalismo cristiano americano che assicura agli ebrei e al loro Stato un ruolo primario nel disegno divino.
La settimana scorsa la Prejean Boller si era rivolta a Barron su X, incoraggiando il vescovo a esprimersi sulla sua rimozione e contro il sionismo.
«Se la mia libertà religiosa non è protetta, allora non lo è quella di nessuno. Per favore, fate sentire la vostra voce. Per favore, difenda i cattolici», ha esortato. «Sia coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi».
«Che io faccia parte o meno di questa Commissione, la mia voce si farà sempre più forte a sostegno di coloro che vengono perseguitati per la loro fede», ha aggiunto. «Credo che questa nomina sia stata voluta da Dio e non rinuncerò alla mia fede cattolica per mantenere un incarico in una commissione che ha abbandonato la sua missione».
In seguito, il Barron ha replicato respingendo le sue affermazioni e insinuando che si stesse falsamente dipingendo come vittima di pregiudizi anticattolici, definendo la sua asserzione di vedersi negata la libertà religiosa «semplicemente assurda».
«Nelle scorse settimane, Carrie si è lamentata di essere stata rimossa dalla Commissione presidenziale sulla libertà religiosa a causa delle sue convinzioni cattoliche, e ha criticato me e altri membri cattolici della commissione per non averla difesa», ha scritto il vescovo.
«Questo è assurdo. La signora Prejean Boller non è stata licenziata per le sue convinzioni religiose, bensì per il suo comportamento durante una riunione della Commissione il mese scorso: ha intimidito i testimoni, ha imposto con aggressività il suo punto di vista e ha strumentalizzato la riunione per i propri fini politici», ha aggiunto.
Prejean Boller ha replicato affermando di essere stata inizialmente invitata a dimettersi dalla commissione lo scorso agosto, mettendo in dubbio l’idea di Barron secondo cui sarebbe stata costretta a lasciare l’incarico solo a causa del suo «comportamento» durante l’udienza di febbraio.
«Mi è stato chiesto di dimettermi ad agosto per le stesse ragioni per cui sono stata rimossa a febbraio. Lei lo sapeva perché mi ha chiamato subito dopo che le ho inviato questa email, ed era sotto shock. Vuole davvero insistere su questa storia, Eccellenza?» ha scritto.
Carrie in varie interviste ha parlato delle numerose minacce di morte ricevute da quando ha difeso la fede cattolica durante l’udienza della Commissione, sottolineando che, nonostante queste minacce, preferirebbe morire piuttosto che essere costretta a rinnegare la sua fede cattolica e che continuerà a difendere la verità.
«Ci sono persone che vogliono eliminarmi semplicemente perché sono cattolica e difendo ciò che è giusto, vero, buono e bello. Difendo la vita, ogni forma di vita», ha affermato. «Vogliono insultarmi, etichettarmi come antisemita, bigotta o una persona piena d’odio. È esattamente il contrario. … Difendo solo la mia fede cattolica e spero che tutti gli altri abbiano il coraggio di fare lo stesso».
La Prejean ha poi risposto direttamente a Dolan in un lungo post, accompagnato da una foto che la vede insieme al cardinale e a monsignor Barron, tutti e tre sorridentissimi, al debutto della Commissione.
«Vostra Eminenza, ho provato a chiamarla e a mandarle messaggi più volte dopo l’udienza sull’antisemitismo del 9 febbraio, alla quale lei e il vescovo Barron eravate assenti. Desideravo parlarne con lei in privato. Ma, purtroppo, ancora una volta non mi ha dato alcuna risposta. Tuttavia, oggi ha pubblicato il post a cui sto rispondendo».
«Lei ha dichiarato pubblicamente di condividere pienamente le recenti affermazioni del Vescovo Barron. La prego di rispondere a questa domanda: perché mi ha detto di persona l’8 settembre 2025, alle 8:26 del mattino: “Se vogliono rimuovere lei per il suo sostegno ai palestinesi di Gaza, allora cercheranno di rimuovere anche me”? Le ho spiegato in quell’occasione che la Casa Bianca mi aveva chiesto di dimettermi dalla commissione su richiesta dei nostri colleghi Paula White e Dan Patrick».
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«Lei ha espresso il suo stupore per la richiesta di dimissioni che mi è stata fatta ad agosto a causa della mia posizione cattolica sul sionismo e del mio aperto sostegno alla vita umana innocente a Gaza. Come dimostrano le sue parole, lei mi ha sempre sostenuto pienamente. Mesi prima dell’udienza di febbraio, avevo espresso sia a lei che al vescovo Barron la mia intenzione di essere rimosso da questa commissione a causa delle mie convinzioni cattoliche e del mio sostegno ai palestinesi di Gaza».
«Entrambi avevate affermato che ciò non sarebbe mai accaduto. Invece è successo. Potrebbe spiegarmi, e spiegare a tutti i cattolici, il significato di questa apparente contraddizione? Se non c’è alcuna contraddizione tra quanto mi ha detto ad agosto e il motivo della mia attuale rimozione, la prego di spiegarlo. Credo di essere stato rimosso dalla commissione per la libertà religiosa».
Your Eminence,
I’ve tried calling you and texting you multiple times since the February 9th hearing on antisemitism which you and Bishop Barron were absent from. I wished to discuss this with you privately. But again, unfortunately, you’ve provided zero response to me.… https://t.co/XTMWmuWBGu pic.twitter.com/bS1P34VTVl
— Carrie Prejean Boller (@CarriePrejean1) March 25, 2026
Un’altra foto caricata dalla già miss California mostra il trio cattolico della Commissione assieme al presidente Trump.
September 8th 2025—This photo was taken the same day I confided in Cardinal Dolan. I told him everything Dan, and Paula were doing to me. I told him about the attempt to get me removed from the commission by having me resign, which I refused to.
Just a few minutes later I had a… pic.twitter.com/OzBHuuRhxT
— Carrie Prejean Boller (@CarriePrejean1) March 25, 2026
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«8 settembre 2025: questa foto è stata scattata lo stesso giorno in cui mi sono confidata con il Cardinale Dolan . Gli ho raccontato tutto quello che Dan e Paula mi stavano facendo. Gli ho parlato del tentativo di farmi rimuovere dalla commissione chiedendomi di dimettermi, cosa che mi sono rifiutata di fare. Pochi minuti dopo ho parlato con il Presidente Trump».
«Il presidente mi ha rassicurata sul fatto che sarei rimasta nella commissione. Mi ha detto che si era occupato della questione, intendendo il tentativo di rimuovermi. Mi ha detto: “Gliel’ho detto, conosco la vera Carrie”. Mi ha abbracciata e gli sono stata immensamente grata per il suo sostegno. È stato un sollievo sapere di avere l’appoggio del presidente, nonostante sapessi che la Casa Bianca mi aveva appena chiamata chiedendomi di dimettermi».
«Avevo la sensazione che il presidente stesse subendo pressioni dagli altri commissari per rimuovermi, ma ha scelto di non farlo. Il 25 agosto 2025, appena una settimana dopo la richiesta di dimissioni da parte dell’ufficio PPO della Casa Bianca, avvenuta il 18 agosto 2025, Dan Patrick e Paula White mi hanno comunicato telefonicamente che sarei rimasto nella commissione. Dan Patrick mi ha detto di smettere di pubblicare sui social media perché il mio compito in questa commissione è proteggere il presidente e la sua reputazione. Ha affermato che i miei post sui social media (riguardanti la mia teologia cattolica, il mio sostegno ai palestinesi di Gaza e le mie critiche al governo israeliano) erano “in contrasto con il Presidente, Paula White e gli altri membri della commissione”».
«Paula White mi ha detto di avere problemi con i miei post riguardanti la mia prospettiva teologica, che ha definito “teologia della sostituzione”. Mi ha intimato di far approvare i miei post sui social media da lei prima di pubblicarli. Ho ricevuto il sostegno di cui avevo bisogno dal cardinale Dolan e dal vescovo Barron, con i quali ho parlato telefonicamente anche di questo tentativo di rimozione il 21 agosto, appena 3 giorni dopo la telefonata dalla Casa Bianca».
«Ho espresso al vescovo Barron il mio timore di essere costretta a dimettermi a causa dei miei post sui social media e delle mie convinzioni teologiche sul sionismo e sulla difesa della vita umana innocente a Gaza. Sembrava sostenermi e appoggiare il mio diritto di pubblicare liberamente sui social media le mie convinzioni cattoliche, senza timore di essere rimossa. Mi ha detto di ignorare gli attacchi contro di me, ed è stato un sollievo sapere che mi sosteneva. Non avrei mai pensato di dovermi difendere in questo modo, ma dopo tutti gli attacchi subiti, semplicemente per aver difeso le mie convinzioni cattoliche e la vita umana innocente, sento di avere il diritto di difendermi» scrive Carrie.
Il cardinale Dolan, appena sostituito da Leone come arcivescovo di Nuova York con un alleato del cardinale progressista Biagio Cupich, è una figura nota ed eminentissima nella scena americana, con tracimazioni anche nella politica (era attaccato dalla sinistra per il suo appoggio a Trump e per aver definito Charlie Kirk un «San Paolo dei giorni nostri»), e molte controversie sul piano religioso.
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Il porporato di Nuova York ha permesso che nell’arcidiocesi venissero celebrate diverse «messe dell’orgoglio» sacrileghe e pro-LGBT, come gli osceni funerali di un attivista transessuale, arricchita di elementi blasfemi al punto da chiedere subito una messa di riparazione. Cosa tristemente nota, è stato il gran maresciallo della parata di San Patrizio del 2015, la prima a cui ha permesso la partecipazione di un gruppo di attivisti omosessuali.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Dolano aveva solennemente dichiarato che il Ramadan è come il Mercoledì delle Ceneri.
Il vescovo Barron ha ottenuto grande notorietà negli ultimi anni grazia ad un podcasto da lui condotto.
Come riportato da Renovatio 21, nel documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017) monsignor Barron, intervistato dal regista de L’esorcista (1973) sostiene con genuinità e forse solo una punta di vergogna di aver paura del diavolo e di non osare quindi adoperarsi negli esorcismi, lasciando il lavoro ad altri.
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Bioetica
Pegoraro vescovo, FSSPX scomunicata: ecco la chiesa moderna
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Spirito
Un saggio del cardinale Fernandez, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati
Il futuro cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez appoggiò apertamente l’universalismo, ovvero l’idea che tutti siano salvati, in un documento recentemente ritrovato, scritto più di 30 anni fa.
In un saggio di 46 pagine del 1995 intitolato «Romanos 9-11: gracia y predestinación», riportato per la prima volta dal sito argentino El Wanderer, il futuro prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede scrisse ampiamente sull’insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant’Agostino e Sant’Aquino, sebbene l’allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Il Fernandez concludeva il suo lavoro sottolineando di avere «ferma fiducia» nel fatto che «tutti saranno salvati», aggiungendo che questo non è un «mero desiderio», ma si basa su ciò che «sa di Dio e dei Suoi piani specifici».
«Credo che tutto ciò su cui abbiamo riflettuto ci permetta di affermare quanto segue: “Confido fermamente che tutti saranno salvati; una fiducia che non si basa su un mero desiderio, né sulla mia compassione per l’umanità, ma su ciò che so di Dio e dei Suoi piani specifici grazie alla Sua Rivelazione”», ha scritto il futuro cardinale bergogliano. «Si tratta, dunque, di una “fiducia saldissima” fondata sulla realtà, sul modo divino di rapportarsi all’umanità in questo specifico piano di salvezza».
Sebbene la Chiesa cattolica insegni che Dio desidera la salvezza di tutti e non predestina nessuno all’inferno, i fedeli devono operare la propria salvezza cooperando con la grazia di Dio. Tuttavia, nelle Sacre Scritture, Nostro Signore ha esortato i suoi seguaci a entrare per la «porta stretta», indicando chiaramente che la maggior parte delle persone non è salva.
Al contrario, le parole di Tucho sembrano avallare la visione «universalista» della salvezza, secondo la quale tutti gli uomini sono salvati. Tale visione è stata condannata dalla Chiesa.
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È interessante notare che, nel suo saggio, Fernandez cita il canone romano «Liberaci dalla dannazione eterna e annoveraci tra i tuoi eletti» per confutare correttamente l’idea che Dio predestini le persone all’inferno. Ironicamente, tuttavia, questa preghiera confuterebbe la sua conclusione universalista finale, poiché se tutti venissero salvati, la preghiera risulterebbe irrilevante.
Nel corso di un’omelia del 2023, il prelato argentino fece analoghe osservazioni eterodosse, detestando il fatto che la Chiesa impedisca ad alcuni fedeli di ricevere la Santa Eucaristia:
«Sapete che per molti secoli la Chiesa ha preso un’altra direzione. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per classificare le persone, per etichettarle… questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la Comunione, questo no; questo può essere perdonato, questo no… è terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci aiuta a liberarci da questi schemi».
Il Fernandezzo aveva già suscitato polemiche in passato a causa dei numerosi scritti, definiti «pornografici» dai detrattori, venuti alla luce negli ultimi anni.
In particolare, nel 2023, è riemerso un libro esplicitamente sessuale scritto da Fernandez nel 1995, intitolato «Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», che trattava del bacio e delle sensazioni che esso evoca. Nel 2024, è stato riscoperto anche un altro libro erotico scritto dal futuro prefetto nel 1998, intitolato «Passione mistica: spiritualità e sensualità», che discute delle «particolarità dell’orgasmo maschile e femminile che si manifestano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio» e minimizza la natura immorale dell’omosessualità.
Alla fine del 2025, sono stati scoperti altri tre testi fernandeziani definiti dai critici come «pornografici» che descrivevano in modo esplicito il corpo umano.
Come riportato da Renovatio 21, il Fernandez – autore del documento sulla benedizione delle coppie omofile Fiducia Supplicans e della privazione alla Madonna del titolo di corredentrice – è colui che, in compagnia del papa Leone XIV, ora minaccia di scomunicare la FSSPX per la consacrazione di quattro nuovi vescovi. Si dice anzi che da mesi egli abbia già preparato l’ordine di scomunica. Al superiore della FSSPX don Davide Pagliarani il porporato argentino aveva detto che i documenti del Concilio Vaticano II «non possono essere corretti».
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Immagine da Romanuspontifex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
La Fraternità San Pietro contro le Consacrazioni
Un’opinione teologica elevata al rango di certezza
Lo stesso relatore osserva di presentare il frutto del proprio studio teologico su una questione che il Magistero non ha mai risolto in modo definitivo. La Fraternità San Pietro si prende dunque la briga di intervenire in un dibattito irrisolto, dove sistematicamente omette di criticare le opinioni direttamente contrarie alla fede che attualmente affliggono la Chiesa. Don Vernier non nega la crisi della Chiesa, ammettendone l’esistenza e la gravità; ma non la definisce né la sviluppa mai veramente. Rimane un’astrazione, che il sacerdote riconosce rapidamente prima di escluderla abilmente dal dibattito sollevando la questione dell’atto intrinsecamente malvagio: se è intrinsecamente malvagio consacrare senza mandato, allora nemmeno la crisi può giustificare un simile atto. Il fine non giustifica i mezzi. L’intera sfida diventa quindi dimostrare questo male intrinseco. Non ci soffermeremo su un argomento ormai noto: che il vescovo è, «per natura», ordinato alla struttura gerarchica della Chiesa proprio in virtù del suo potere di impartire le ordinazioni. Pertanto, il conferimento degli ordini sacri implicherebbe il potere giurisdizionale sia in capo a chi consacra sia a chi li riceve. La nomina di un vescovo da consacrare sarebbe quindi riservata al Papa, unica fonte di ogni potere giurisdizionale per diritto divino. La distinzione operata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che afferma di celebrare una consacrazione senza giurisdizione per non usurpare una prerogativa papale, risulterebbe quindi inefficace. Questo argomento, tuttavia, è già stato confutato più volte: don Gleize, sulle pagine del Courrier de Rome, ha dimostrato quanto questa tesi sia contraria sia a Pio XII (1) sia all’opinione comune dei teologi preconciliari, quasi mai citata da don Vernier – o citata in modo errato e secondo un’interpretazione che presuppone già la tesi da dimostrare.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una teologia scollegata dai fatti
Ma al di là di queste questioni, lo svolgimento stesso del ragionamento pone un ulteriore problema. Anziché liquidare una questione di fatto – la crisi – invocando la questione di un atto intrinsecamente cattivo, sarebbe stato necessario, al contrario, integrare fatti concreti nel ragionamento teologico, poiché anche la teologia si fonda sui fatti della sua storia. Se i teologi del IV secolo si fossero basati sull’indefettibilità della Chiesa per concludere che non sarebbe mai potuta esistere un’eresia diffusa tra tutti i vescovi del mondo cattolico, la crisi ariana avrebbe dimostrato il contrario. Analogamente, se alcuni avessero affermato a priori che tutta la cristianità non si sarebbe mai trovata in una situazione in cui non sapesse chi fosse il vero papa – e certamente non sarebbero mancati loro gli argomenti a sostegno di questa tesi – si sarebbero comunque trovati piuttosto perplessi di fronte al Grande Scisma d’Occidente, che presentò loro un fatto direttamente contrario alle loro speculazioni. Non disse forse mons. Lefebvre, contrariamente a ogni ragionamento astratto e a priori: «siamo obbligati di constatare»? In una questione controversa, già fortemente sostenuta dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, la crisi nella Chiesa doveva essere considerata un fattore significativo. Infatti, Dio non poteva permettere una simile prova senza anche provvedere a mezzi concreti per affrontarla. Altrimenti, ragionando come don Vernier, si dovrebbe concludere che Dio avrebbe permesso una crisi nella Chiesa che mina gravemente la fede dei fedeli, rendendo al contempo impossibile qualsiasi azione volta a salvare quegli stessi fedeli. Una tale posizione porta quindi, in pratica, ad accettare l’abbandono dei fedeli di Quimper, ora privati di un vero catechismo e dei sacramenti, come ha fatto la Fraternità Sacerdotale San Pietro. Questa posizione appare, in realtà, come una giustificazione teologica dell’atteggiamento del mercenario che abbandona le pecore quando vede avvicinarsi il lupo.Sostieni Renovatio 21
La storia della Chiesa conferma la distinzione tra ordine e giurisdizione
Il ragionamento di chi parla opera sempre a priori, distaccato dai fatti. Eppure, i fatti lo smentiscono su un punto in cui la storia della Chiesa è perfettamente chiara. In effetti, nessuno può ignorare il modo in cui la Chiesa ha giudicato le consacrazioni compiute dagli scismatici nel corso della sua storia. Tali consacrazioni, compiute contro la volontà del Papa, sono sempre state considerate illecite ma nondimeno valide. Solo la giurisdizione è ritenuta da Roma invalida per gli scismatici, poiché deriva per sua stessa natura dal potere papale. Per questo motivo Roma nomina vescovi anche laddove esistano già vescovi scismatici, vescovi privi di giurisdizione effettiva. Ma il potere dell’Ordine sacro conferito da queste consacrazioni è sempre stato considerato valido, tanto che i vescovi scismatici che si convertono non vengono riordinati. Questa differenza – che la consacrazione sia giudicata valida ma la giurisdizione invalida – illustra la distinzione fondamentale che esiste tra l’Ordine sacro e la giurisdizione, nel rapporto che rende la concessione dell’Ordine sacro agli scismatici dipendente da questi ultimi. Infatti, se tali consacrazioni episcopali sono considerate valide, ciò dimostra che non sono viziate nella loro stessa natura per il fatto di essere conferite contro la volontà del papa, a prescindere dalla gravità di tale fatto. Ciò significa che la designazione del candidato all’episcopato da parte del Papa costituisce un elemento estrinseco alla consacrazione, stabilito dal diritto umano positivo. Si tratta quindi di una decisione giuridica aggiunta all’ordine naturale delle cose: in altre parole, un diritto puramente ecclesiastico, che ammette possibili eccezioni, e che pertanto non è intrinsecamente errato contestare in circostanze gravi e proporzionate.Aiuta Renovatio 21
Quando il diritto ecclesiastico viene confuso con il diritto divino
Il conferenziere cita l’enciclica Ad apostolorum principis, in cui Pio XII ribadisce che sia la nomina dei vescovi sia il diritto di giudicarne l’idoneità appartengono alla Santa Sede. Don Vernier sottolinea questa distinzione. Ma si rende conto che ciò non supporta in alcun modo la sua tesi? Infatti, queste due prerogative sono riservate alla Santa Sede, ma secondo due formalità diverse: una in virtù del diritto divino, l’altra in virtù del diritto umano. In effetti, nello stesso paragrafo, Pio XII nega ai vescovi consacrati contro la volontà della Santa Sede qualsiasi potere di magistero e giurisdizione, ma evita accuratamente di negare loro il potere dell’Ordine sacro (2), che hanno validamente ricevuto. L’argomentazione di don Vernier, che cerca di incorporare la giurisdizione nell’ordinazione episcopale in quanto tale, non permette più di spiegare questa distinzione. Certamente, il papa, in virtù del suo primato di giurisdizione, possiede per diritto divino il potere legislativo su tutte le questioni riguardanti la Chiesa, compresa la conferimento dell’Ordine sacro. Ma ciò significa solo che possiede per diritto divino la facoltà di emanare leggi ecclesiastiche di diritto umano. Il possesso del potere legislativo deriva da diritto divino; le leggi promulgate in virtù di tale autorità non lo sono. Pertanto, il potere del papa di legiferare sul digiuno dei fedeli è di diritto divino, mentre il digiuno del Mercoledì delle Ceneri è istituito dal diritto umano ecclesiastico. Altrimenti, si dovrebbe considerare ogni legge papale come legge divina, il che è manifestamente assurdo. La differenza tra il ragionamento del conferenziere e quello della Fraternità Sacerdotale San Pio X risiede non solo nelle conclusioni a cui giungono, ma, in modo più fondamentale, nella loro stessa concezione teologica. Da un lato, un approccio astratto, quasi geometrico, matematico, distaccato dalla realtà concreta dei cattolici; dall’altro, una teologia che unisce la forza dei principi universali all’attenzione per gli eventi provvidenziali e alle necessità concrete della salvezza delle anime. Don Frédéric Weil NOTE 1) In particolare, l’enciclica Ad sinarum gentem del 7 ottobre 1954, in cui Pio XII distingue chiaramente due modalità di ricezione dei due poteri dell’Ordine sacro e della giurisdizione: il primo conferito tramite sacramento, il secondo conferito direttamente dal Papa. 2) «I vescovi che non sono stati nominati o confermati dalla Santa Sede, che sono stati anche scelti e consacrati contro le sue esplicite disposizioni, non possono godere di alcun potere di magistero o di giurisdizione; poiché la giurisdizione spetta ai vescovi solo tramite il Romano Pontefice». Lettera Enciclica Ad Apostolorum Principis, 29 giugno 1958. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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