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Il cardinale di Nuova York contro Miss California. Che si difende alla grande

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Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo emerito di New York e membro della Commissione per la libertà religiosa del presidente Trump, ha espresso il suo accordo con la difesa, da parte del vescovo Robert Barron, della rimozione di Carrie Prejean Boller – ex Miss California ora convertitasi al cattolicesimo – dalla Commissione avvenuta il mese scorso.

 

In un post su X del 24 marzo, il cardinale Dolan ha scritto di concordare «pienamente» con il rifiuto, espresso la settimana scorsa dal confratello vescovo, della richiesta di Prejean Boller di difendere la sua posizione a sostegno della dottrina cattolica sul sionismo, definendo i suoi commenti «chiari come al solito». Il vescovo di Winona-Rochester, in Minnesota, l’aveva accusata, in un suo post su X della settimana precedente, di aver «dirottato» un’udienza della Commissione il mese scorso per «fini politici».

 

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Durante quell’audizione della Commissione sull’«antisemitismo», Prejean Boller aveva denunziato apertamente il sionismo e sottolineò che i cattolici non abbracciano l’ideologia sionista, il che ha portato infine alla sua rimozione dalla Commissione. Carrie avrebbe poi rivelato che le pressioni sarebbero arrivate già l’anno scorso, appena creata la Commissione, quando le fu chiesto – probabilmente su ordine della «pastora» protestante sionista della Casa Bianca Paula White – di moderarsi sui social media evitando di attaccare israele e la teologia dispensazionalista, una variante del fondamentalismo cristiano americano che assicura agli ebrei e al loro Stato un ruolo primario nel disegno divino.

 

La settimana scorsa la Prejean Boller si era rivolta a Barron su X, incoraggiando il vescovo a esprimersi sulla sua rimozione e contro il sionismo.

 

«Se la mia libertà religiosa non è protetta, allora non lo è quella di nessuno. Per favore, fate sentire la vostra voce. Per favore, difenda i cattolici», ha esortato. «Sia coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi».

 

«Che io faccia parte o meno di questa Commissione, la mia voce si farà sempre più forte a sostegno di coloro che vengono perseguitati per la loro fede», ha aggiunto. «Credo che questa nomina sia stata voluta da Dio e non rinuncerò alla mia fede cattolica per mantenere un incarico in una commissione che ha abbandonato la sua missione».

 

In seguito, il Barron ha replicato respingendo le sue affermazioni e insinuando che si stesse falsamente dipingendo come vittima di pregiudizi anticattolici, definendo la sua asserzione di vedersi negata la libertà religiosa «semplicemente assurda».

 

«Nelle scorse settimane, Carrie si è lamentata di essere stata rimossa dalla Commissione presidenziale sulla libertà religiosa a causa delle sue convinzioni cattoliche, e ha criticato me e altri membri cattolici della commissione per non averla difesa», ha scritto il vescovo.

 

«Questo è assurdo. La signora Prejean Boller non è stata licenziata per le sue convinzioni religiose, bensì per il suo comportamento durante una riunione della Commissione il mese scorso: ha intimidito i testimoni, ha imposto con aggressività il suo punto di vista e ha strumentalizzato la riunione per i propri fini politici», ha aggiunto.

 

Prejean Boller ha replicato affermando di essere stata inizialmente invitata a dimettersi dalla commissione lo scorso agosto, mettendo in dubbio l’idea di Barron secondo cui sarebbe stata costretta a lasciare l’incarico solo a causa del suo «comportamento» durante l’udienza di febbraio.

 

«Mi è stato chiesto di dimettermi ad agosto per le stesse ragioni per cui sono stata rimossa a febbraio. Lei lo sapeva perché mi ha chiamato subito dopo che le ho inviato questa email, ed era sotto shock. Vuole davvero insistere su questa storia, Eccellenza?» ha scritto.

 

Carrie in varie interviste ha parlato delle numerose minacce di morte ricevute da quando ha difeso la fede cattolica durante l’udienza della Commissione, sottolineando che, nonostante queste minacce, preferirebbe morire piuttosto che essere costretta a rinnegare la sua fede cattolica e che continuerà a difendere la verità.

 

«Ci sono persone che vogliono eliminarmi semplicemente perché sono cattolica e difendo ciò che è giusto, vero, buono e bello. Difendo la vita, ogni forma di vita», ha affermato. «Vogliono insultarmi, etichettarmi come antisemita, bigotta o una persona piena d’odio. È esattamente il contrario. … Difendo solo la mia fede cattolica e spero che tutti gli altri abbiano il coraggio di fare lo stesso».

 

La Prejean ha poi risposto direttamente a Dolan in un lungo post, accompagnato da una foto che la vede insieme al cardinale e a monsignor Barron, tutti e tre sorridentissimi, al debutto della Commissione.

 

«Vostra Eminenza, ho provato a chiamarla e a mandarle messaggi più volte dopo l’udienza sull’antisemitismo del 9 febbraio, alla quale lei e il vescovo Barron eravate assenti. Desideravo parlarne con lei in privato. Ma, purtroppo, ancora una volta non mi ha dato alcuna risposta. Tuttavia, oggi ha pubblicato il post a cui sto rispondendo».

 

«Lei ha dichiarato pubblicamente di condividere pienamente le recenti affermazioni del Vescovo Barron. La prego di rispondere a questa domanda: perché mi ha detto di persona l’8 settembre 2025, alle 8:26 del mattino: “Se vogliono rimuovere lei per il suo sostegno ai palestinesi di Gaza, allora cercheranno di rimuovere anche me”? Le ho spiegato in quell’occasione che la Casa Bianca mi aveva chiesto di dimettermi dalla commissione su richiesta dei nostri colleghi Paula White e Dan Patrick».

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«Lei ha espresso il suo stupore per la richiesta di dimissioni che mi è stata fatta ad agosto a causa della mia posizione cattolica sul sionismo e del mio aperto sostegno alla vita umana innocente a Gaza. Come dimostrano le sue parole, lei mi ha sempre sostenuto pienamente. Mesi prima dell’udienza di febbraio, avevo espresso sia a lei che al vescovo Barron la mia intenzione di essere rimosso da questa commissione a causa delle mie convinzioni cattoliche e del mio sostegno ai palestinesi di Gaza».

 

«Entrambi avevate affermato che ciò non sarebbe mai accaduto. Invece è successo. Potrebbe spiegarmi, e spiegare a tutti i cattolici, il significato di questa apparente contraddizione? Se non c’è alcuna contraddizione tra quanto mi ha detto ad agosto e il motivo della mia attuale rimozione, la prego di spiegarlo. Credo di essere stato rimosso dalla commissione per la libertà religiosa».

 


Un’altra foto caricata dalla già miss California mostra il trio cattolico della Commissione assieme al presidente Trump.

 


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«8 settembre 2025: questa foto è stata scattata lo stesso giorno in cui mi sono confidata con il Cardinale Dolan . Gli ho raccontato tutto quello che Dan e Paula mi stavano facendo. Gli ho parlato del tentativo di farmi rimuovere dalla commissione chiedendomi di dimettermi, cosa che mi sono rifiutata di fare. Pochi minuti dopo ho parlato con il Presidente Trump».

 

«Il presidente mi ha rassicurata sul fatto che sarei rimasta nella commissione. Mi ha detto che si era occupato della questione, intendendo il tentativo di rimuovermi. Mi ha detto: “Gliel’ho detto, conosco la vera Carrie”. Mi ha abbracciata e gli sono stata immensamente grata per il suo sostegno. È stato un sollievo sapere di avere l’appoggio del presidente, nonostante sapessi che la Casa Bianca mi aveva appena chiamata chiedendomi di dimettermi».

 

«Avevo la sensazione che il presidente stesse subendo pressioni dagli altri commissari per rimuovermi, ma ha scelto di non farlo. Il 25 agosto 2025, appena una settimana dopo la richiesta di dimissioni da parte dell’ufficio PPO della Casa Bianca, avvenuta il 18 agosto 2025, Dan Patrick e Paula White mi hanno comunicato telefonicamente che sarei rimasto nella commissione. Dan Patrick mi ha detto di smettere di pubblicare sui social media perché il mio compito in questa commissione è proteggere il presidente e la sua reputazione. Ha affermato che i miei post sui social media (riguardanti la mia teologia cattolica, il mio sostegno ai palestinesi di Gaza e le mie critiche al governo israeliano) erano “in contrasto con il Presidente, Paula White e gli altri membri della commissione”».

 

«Paula White mi ha detto di avere problemi con i miei post riguardanti la mia prospettiva teologica, che ha definito “teologia della sostituzione”. Mi ha intimato di far approvare i miei post sui social media da lei prima di pubblicarli. Ho ricevuto il sostegno di cui avevo bisogno dal cardinale Dolan e dal vescovo Barron, con i quali ho parlato telefonicamente anche di questo tentativo di rimozione il 21 agosto, appena 3 giorni dopo la telefonata dalla Casa Bianca».

 

«Ho espresso al vescovo Barron il mio timore di essere costretta a dimettermi a causa dei miei post sui social media e delle mie convinzioni teologiche sul sionismo e sulla difesa della vita umana innocente a Gaza. Sembrava sostenermi e appoggiare il mio diritto di pubblicare liberamente sui social media le mie convinzioni cattoliche, senza timore di essere rimossa. Mi ha detto di ignorare gli attacchi contro di me, ed è stato un sollievo sapere che mi sosteneva. Non avrei mai pensato di dovermi difendere in questo modo, ma dopo tutti gli attacchi subiti, semplicemente per aver difeso le mie convinzioni cattoliche e la vita umana innocente, sento di avere il diritto di difendermi» scrive Carrie.

 

Il cardinale Dolan, appena sostituito da Leone come arcivescovo di Nuova York con un alleato del cardinale progressista Biagio Cupich, è una figura nota ed eminentissima nella scena americana, con tracimazioni anche nella politica (era attaccato dalla sinistra per il suo appoggio a Trump e per aver definito Charlie Kirk un «San Paolo dei giorni nostri»), e molte controversie sul piano religioso.

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Il porporato di Nuova York ha permesso che nell’arcidiocesi venissero celebrate diverse «messe dell’orgoglio» sacrileghe e pro-LGBT, come gli osceni funerali di un attivista transessuale, arricchita di elementi blasfemi al punto da chiedere subito una messa di riparazione. Cosa tristemente nota, è stato il gran maresciallo della parata di San Patrizio del 2015, la prima a cui ha permesso la partecipazione di un gruppo di attivisti omosessuali.

 

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Dolano aveva solennemente dichiarato che il Ramadan è come il Mercoledì delle Ceneri.

 

Il vescovo Barron ha ottenuto grande notorietà negli ultimi anni grazia ad un podcasto da lui condotto.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017) monsignor Barron, intervistato dal regista de L’esorcista (1973) sostiene con genuinità e forse solo una punta di vergogna di aver paura del diavolo e di non osare quindi adoperarsi negli esorcismi, lasciando il lavoro ad altri.

 

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Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas

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Dal 30 luglio al 2 agosto 2026, il Priorato di Dickinson ha ospitato mons. Marc Hanappier per diverse cerimonie eccezionali: il cinquantesimo anniversario della parrocchia Queen of Angels, la consacrazione della chiesa e l’amministrazione del Sacramento della Cresima.   Il momento culminante di questi giorni è stata la consacrazione della chiesa, sabato 1 agosto.  

Una chiesa consacrata a Dio

Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe.   Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.

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Cinquant’anni di vita parrocchiale

La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa.   Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale.   Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio!  
Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Eventi ludici «escape box» all’interno di una storica basilica

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I cattolici di San Quintinon nel dipartimento dell’Aisne nella regione dell’Alta Francia, hanno inviato una lettera chiedendo la cancellazione di diversi «escape room» in programma all’interno della Basilica di Saint-Quentin, risalente al XII secolo e che custodisce le reliquie dell’omonimo martire del III secolo. Lo riporta LifeSite.

 

La lettera, indirizzata a padre Matthieu Saur, parroco della basilica di Saint-Quentin, esortava il sacerdote a non permettere che questa «profanazione» avesse luogo all’interno della basilica gotica. La missiva è stata inoltre inviata a padre Bernard Proffit, amministratore diocesano della diocesi di Soissons, Laon e Saint-Quentin, e al quotidiano francese Tribune Chrétienne.

 

Un gioco «escape room» è un’esperienza ludica d’avventura in cui un gruppo di giocatori viene chiuso in una stanza a tema. L’obiettivo principale è riuscire a uscire dalla stanza o completare una specifica missione entro un limite di tempo prestabilito, che di solito è di sessanta minuti.

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L’escape room di San Quintino, pensata per ragazzi dai 12 anni in su, offre ai partecipanti un’ora di tempo per risolvere enigmi e aprire una misteriosa scatola situata nella Cappella di Saint-Fursy, al fine di «svelare il segreto della Basilica». Diverse sessioni si sono già svolte nella basilica a luglio, e altre, già esaurite, sono in programma per il 19, 21, 28 e 29 agosto.

 

«Facciamo fatica a credere che le nostre autorità ecclesiastiche responsabili del luogo abbiano autorizzato questo “spettacolo”», hanno scritto i fedeli nella lettera.

 

La lettera denuncia il fatto che l’evento porterà a «un’esplorazione indiscreta dei luoghi sacri, vagabondaggi disordinati, forti sfoghi verbali, risate e grida».

 

«Durante questi quattro giorni, il carattere sacro del luogo sarà seriamente compromesso, il che è la definizione stessa della parola “profanazione”», hanno proseguito i fedeli preoccupati.

 

La Chiesa cattolica ha sempre insegnato che le sue chiese, in quanto luoghi sacri di culto divino, non devono essere utilizzate per scopi profani.

 

Nella loro lettera, i fedeli citano la lettera del 1987 della Congregazione per il Culto Divino, Concerti nelle chiese, che afferma esplicitamente che le chiese «servono innanzitutto come luoghi di aggregazione per il Popolo di Dio e per la celebrazione dei sacramenti e degli altri atti liturgici» e «non sono luoghi pubblici».

 

I fedeli hanno inoltre citato il canone 1210 del Codice di Diritto Canonico, che recita: «In un luogo sacro sono ammesse soltanto quelle cose che servono a esercitare o promuovere il culto, la pietà e la religione. Tutto ciò che è in contrasto con la santità del luogo è proibito».

 

I firmatari hanno inoltre invocato l’articolo 13 della legge francese del 1905 sulla separazione tra Chiesa e Stato, sostenendo che un luogo di culto come la basilica non può essere deviato dalla sua funzione religiosa originaria.

 

In Europa è ormai comune che le chiese cattoliche vengano utilizzate per scopi puramente laici. A giugno, la chiesa di Sant’Antonio a Madrid ha ospitato una festa per la visione dei Mondiali di calcio davanti al Santissimo Sacramento.

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Vi sono poi numerosi casi, documentati da Renovatio 21, di spazi sacri usati per eventi sacrileghi, omotransessualisti o persino pagani.

 

Una serie di eventi legati alla Nuit Blanche di Parigi che si svolgevano in chiesa sotto la direzione dell’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.

 

In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».

 

Pochi giorni fa centinaia di giovani cattolici australiani si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario fuori da un’ex chiesa cattolica a Sydney, provocando l’immediata interruzione dello spettacolo blasfemo a tema LGBT che si stava svolgendo all’interno.

 

Non vi è solo la Francia nel cahier dello scempio blasfemo.

 

Ricordiamo il caso della diocesi di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.

 

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Mons. Schneider: «Dobbiamo essere cattolici al 100%, non al 50% o all’80%»

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Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Santa Maria ad Astana, in Kazakistan, invita i fedeli a essere «cattolici al 100%» nell’epoca contemporanea.   Nel discorso pronunciato il 3 agosto alla conferenza Catholic Voice presso il convento benedettino di Cobh, in Irlanda, il vescovo Schneider ha rievocato la propria infanzia nell’Unione Sovietica e il modo in cui i fedeli dovettero trattenere con fermezza l’intera fede cattolica per resistere alla dura persecuzione comunista.   Mettendo a confronto quelle vicende con la situazione odierna della Chiesa, il vescovo ha esortato i presenti ad aderire alla fede «al 100%».   «Il dono più grande che abbiamo è la fede, la fede cattolica… la vera fede cattolica. Quindi dobbiamo essere cattolici al 100%, non al 50% o all’80%, ma al 100%. Questa è la fede divina», ha affermato Schneider. «Gesù ha detto nel Vangelo: “Anche se qualcuno ostacolerà la legge, sarà considerato il più piccolo nel regno di Dio”».

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I lettori di Renovatio 21 da anni conoscono la figura e l’opera del coraggioso prelato.   Il vescovo, proveniente da una famiglia di tedeschi del Volga deportati da Stalin nel Kirghizistan sovietico dove la comunità cattolica ha subito un’automatica e sanguinaria persecuzione, ha dichiarato che essere conformi alle limitazioni contro la Santa Messa in rito antico poste da Bergoglio rappresentano «falsa obbedienza», e che la Santa Messa vetus ordo va portata avanti anche a costo di un «esilio liturgico».   Come riportato da Renovatio 21, Schneider è noto anche per la sua opposizione alle restrizioni pandemiche («il COVID sta creando una società di schiavi», ha dichiarato tre anni fa) e ai vaccini prodotti con feti abortiti, un’operazione pubblica considerata come «ultimo passo del satanismo».   In un’accorata lettera alle persone che perdevano il lavoro a seguito del loro rifiuto alla vaccinazione obbligatoria con linee cellulari di bimbi sacrificati, il vescovo parlò del «prezzo della verità sul vaccino COVID-19».   Il 4 dicembre 2018 Mons. Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan) scrisse a Renovatio 21, che lo aveva informato della battaglia intrapresa dal gruppo contro l’uso delle cellule di feto abortito nell’industria vaccinale, sfociata poi nel convegno «Fede, Scienza, Coscienza» tenutosi a Roma nel marzo 2019.   «Volentieri appoggio la Vostra nobile e necessaria iniziativa» scrisse monsignor Schneider a Renovatio 21 «per combattere la barbarie del nuovo cannibalismo dell’uso delle linee cellulari di feti abortiti in numerosi vaccini».  

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