Connettiti con Renovato 21

Economia

Blackout, ne parla il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica

Pubblicato

il

Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – l’organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani – il 13 gennaio ha trasmesso alle presidenze una Relazione sulla sicurezza energetica nell’attuale fase di transizione ecologica».

 

Il documento fa apertamente riferimento alla possibilità di blackout sul territorio nazionale.

 

«L’Italia potrebbe, comunque, subire indirettamente gli effetti di razionamenti energetici condotti a livello europeo ovvero di fenomeni di blackout in uno dei Paesi dell’Unione che inciderebbero sugli scambi commerciali intra UE e quindi sulla tenuta del sistema produttivo nazionale».

 

Poi sono elencati fenomeni ed episodi preoccupanti in tutto il mondo (per lo più tutti riportati in questi mesi da Renovatio 21).

 

«L’impennata dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale espone l’Europa al rischio di blackout energetici. Il timore è che in un sistema di approvvigionamento energetico estremamente interconnesso come quello europeo, lo spegnimento di una singola centrale – ad esempio per mancanza di carburante – possa generare una reazione a catena in vari Stati membri. Il timore di un possibile blackout si starebbe diffondendo in tutta Europa. A partire dall’Austria dove la ministra della Difesa Klaudia Tanner ha paventato il rischio di un possibile “grande blackout”, sino alla Spagna dove i consumatori iberici, nonostante le rassicurazioni delle Istituzioni nazionali, hanno dato il via ad acquisti compulsivi di bombole di butano, fornelli da campeggio, torce e batterie, esaurendo le scorte disponibili. In tale contesto, poi, la nota chiusura di 2 reattori di EDF (il parco elettronucleare francese è costituito da 56 reattori a fissione nucleare di uranio, tutti gestiti dalla società citata) ha provocato un aumento record dei prezzi europei dell’energia elettrica in considerazione del previsto calo delle temperature e, soprattutto, del fatto che i reattori in questione costituiscono il 10% della capacità nucleare francese, che esporta la propria elettricità in tutti i Paesi limitrofi (Italia compresa)».

 

«L’Italia potrebbe, comunque, subire indirettamente gli effetti di razionamenti energetici condotti a livello europeo ovvero di fenomeni di blackout in uno dei Paesi dell’Unione che inciderebbero sugli scambi commerciali intra UE e quindi sulla tenuta del sistema produttivo nazionale».

È tuttavia specificato che «il rischio sembrerebbe più basso per lo specifico mercato italiano, che possiede un livello di scorte più solido rispetto a Germania e Paesi del nord Europa».

 

«Il documento ha anche l’occasione di attaccare Mosca: dell’energia può essere fatto un suo utilizzo come arma di contrattazione e di ricatto e al possibile utilizzo del commercio del gas come arma di potenza (nell’inverno 2021-22 da parte della Russia in particolare)»

 

Viene accennata alla possibilità di cercare quindi gas in casa: «A tal proposito è anche opportuno osservare come già la Croazia abbia autorizzato nuove esplorazioni nel Mare Adriatico, in aree in cui sono presenti giacimenti il cui sfruttamento è condiviso con il nostro Paese. Quanto all’ipotesi di concedere nuove trivellazioni sul territorio nazionale, la decisione resta subordinata a valutazioni di carattere politico».

 

Tali «valutazioni di carattere politico» in un Parlamento dove al momento regnano i M5S nemici delle trivelle (almeno, fino a ieri…) e il PD sono facili da immaginare.

 

È rilevante considerare le prime parole del documento, contenute nella premessa  «La lotta al cambiamento climatico che, declinata in vario modo, è ormai riconosciuta come un’emergenza a tutti gli effetti, pone il mondo di fronte ad una sfida cruciale che, in forte connessione con la transizione energetica, rappresenta uno degli obiettivi del XXI secolo».

 

Di fatto una presa di posizione eco-centrica, come da tendenza transnazionale (dall’ONU in giù) che issa sopra ogni cosa il dogma del Climate Change e la relativa religione e progettualità annessa – tanto per tenere alla mente quella che sarà la prossima emergenza  che si abbatterà sulla popolazione.

 

Poi un rilievo pandemico sempre interessante, che è, come in il classico schema hegeliano tesi-antitesi-sintesi:

 

«Su questo binomio si innesta con ambivalenza la crisi pandemica: da una parte si impone un’auspicata e necessaria ripresa economica globale, dall’altra le misure per la ripresa post-pandemica rappresentano un’occasione imperdibile di percorrere la via delle riforme e di promuovere interventi volti al contenimento del riscaldamento globale. Si tratterà di una trasformazione profonda ma inevitabile che sarà sostenuta da innovazione tecnologica, energie rinnovabili, investimenti verdi, infrastrutture sostenibili e tecnologie pulite con il fine di conciliare crescita economica, tutela dell’ambiente e lotta al riscaldamento globale».

 

In pratica, trovato il problema (il cambiamento climatico, indiscutibile) si dà la soluzione (la transizione energetica «ecologica», indiscutibile), grazie alla leva della pandemia e della «ripresa post-pandemica», cioè del Reset che giocoforza seguirà il COVID.

 

Come riportato da Renovatio 21, il problema dei blackout in arrivo è stato esplicitamente espresso, e veicolato sulla popolazione con campagne di comunicazione, da Paesi come Germania, Austria, Romania, Cina, Indonesia.

 

Notizia che ha riportato praticamente solo questo sito, la Germania ha recenntemente scampato un blackout del gas.

 

In Italia è stato il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti a parlare pubblicamente di possibili blackout.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha chiuso due centrali nucleari per «danni inaspettati»; il corso dell’energia ha fatto chiudere l’ultima fabbrica di zinco del Paese.

 

I costi dell’elettricità sono tali che anche in Italia molte aziende stanno fermando la produzione, perché finanziariamente non più sostenibile.

 

 

 

 

 

Immagine di Fratello.Gracco via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata con filtro negativo

Economia

La Svizzera si prepara ai blackout

Pubblicato

il

Da

Il presidente della Commissione federale svizzera per l’elettricità, Werner Luginbühl, ha sollevato la possibilità che la Svizzera abbia interruzioni dell’elettricità quest’inverno.

 

La Svizzera è un Paese dotato di centrali nucleari. La loro elettricità viene parzialmente venduta anche all’Italia denuclearizzata. Tuttavia anche gli elvetici semprano preoccupati dinanzi crescenti carenze energetiche che colpiscono l’Europa sulla scia delle sanzioni dell’UE contro la Russia.

 

Il Luginbühl garantisce tuttavia che «una situazione del genere sarebbe gestibile».

 

Egli si sente quindi, in uno spirito preparatorio di precisione elvetica, di mettere in guardia i cittadini: «sicuramente è consigliabile avere abbastanza candele in casa. E se hai una stufa a legna, dovresti immagazzinare abbastanza legna da ardere».

 

In pratica lo svizzero dice: tutto OK, fate solo provviste come se fosse la fine del mondo.

 

Ecco che ci tocca vedere anche il survivalismo delle autorità cantonali. E sono cose belle.

 

Il Commissario Luginbühllo forse non lo sa, ma il consiglio che ha dato sulla legna da ardere è esattamente il suggerimento fornito dal governo polacco ai suoi cittadini: andare ora nei boschi per raccogliere legna per l’inverno, che senza gas russo sarà al freddo e al gelo.

 

In Germania, come noto, si preparano invece «hub di riscaldamento» per gli «sfollati energetici» incapaci di pagare la bolletta o di privati di termosifoni caldi nelle loro abitazioni.

 

Come riportato da Renovatio 21, annunci di blackout energetici si susseguono in Europa e nel mondo da un anno – con blackout effettivi capitati dappertutto.

 

Come noto, in Italia sono stati colpite Milano e Torino.

 

Lo scorso mese abbiamo riportato dei continui blackout in Texas.  Da mesi si prevedono interruzioni di corrente in tutti gli USA.

 

Blackout in Cina, dove le aziende occidentali si chiedono abbia senso quindi investire. Per paura di nuove interruzioni, la Cina sta ordinando un aumento dell’uso di carbone.

 

Due mesi fa intere zone di Sydney, in Australia, sono andate al buio.

 

Blackout anche in Pakistan, con annessa chiusura delle fabbriche – mentre la società collassa e scivola verso la guerra civile.

 

La Gran Bretagna si prepara a blackout invernali.

 

Blackout, ovviamente, anche in uno dei laboratori del Nuovo Ordine Mondiale, lo Sri Lanka, senza carburante, cibo né elettricità.

 

Blackout in Giappone.

 

Blackout a Taiwano.

 

Blackout in Kazakistan Uzbekistan, Kirghizistan.

 

Blackout in Turchia.

 

Blackout minacciati in Indonesia, dove non vogliono più quindi esportare carbone.

 

Blackout paventati in Austria e Romania, e in Germania con spot apocalittici.

 

E non parliamo dei blackout in Canada, dove però riescono simpaticamente ad incolpare i castori.

Secondo uno studio a breve un miliardo di persone nel mondo sono a rischio blackout.

 

Di rischio blackout, il 13 gennaio di quest’anno, ha riferito alle presidenze del Parlamento italiano il COPASIR, Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, cioè l’organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti.

 

I blackout, come vaccini e green pass, sono un ulteriore strumento di controllo della popolazione, che si piegherà a qualsiasi cosa (e rinunciare in caso a qualsiasi diritto) pur di stare al caldo con la luce elettrica.

 

I blackout, soprattutto, decimeranno l’economia, distruggendo il tessuto produttivo delle aziende: un’ulteriore catastrofe che renderà il cittadino sempre più suddito dello Stato.

 

Lo abbiamo sentito al World Economic Forum di Davos di quest’anno, quando la a manager norvegese Kjerstin Braathen ha parlato della necessità di spiegare alle masse che «dobbiamo accettare che ci sarà dolore nel processo»,  e vi saranno «carenze di energia» e «pressioni inflazionistiche».

 

 

Il Grande Reset passa da qui: dal controllo sull’energia e quindi sulle nostre vite.

 

Ce lo stanno dicendo in faccia, ma non si sa bene quanti di noi stiano ad ascoltare.

 

 

 

 

Continua a leggere

Economia

Anche la Banca Centrale Australiana sta per lanciare una valuta digitale

Pubblicato

il

Da

La Reserve Bank australiana lancerà un programma pilota nel corso del prossimo anno in collaborazione con la Bank for International Settlements (Banca dei regolamenti internazionali, o BRI – una sorta di banca centrale delle banche centrali) per testare un sistema di valuta digitale basato su blockchain.

 

La Banca Centrale degli antipodi si aggiunge a un lungo elenco di partecipanti agli sforzi della BRI per introdurre le CBDC (valute digitali delle banche centrali) con l’obiettivo di lanciarle a livello globale entro il 2025-2030.

 

È importante notare che nei prossimi anni dovrebbero verificarsi sostanziali cambiamenti economici per rendere le CBDC un’opzione praticabile per il grande pubblico.

 

Sebbene molte persone utilizzino le transazioni elettroniche per comodità, gran parte della popolazione preferisce ancora i contanti. Negli Stati Uniti, i sondaggi degli ultimi anni mostrano che almeno il 37% degli americani sceglie ancora il contante rispetto ad altri metodi di pagamento come le carte di credito e di debito. In Australia, il numero si attesta intorno al 32% .  

Le CBDC, come tutti i meccanismi valutari basati su blockchain, prevedono intrinsecamente la distruzione della privacy.

 

La stessa architettura della tecnologia blockchain richiede un registro delle transazioni che può essere tracciato dai governi, se lo desiderano. L’esatto del contrario del contante, che è anonimo, cioè «pagabile al portatore».

 

«Con l’avvento delle CBDC diffuse, la nozione stessa di privacy nel commercio scomparirebbe completamente dalla società nel giro di una generazione» scrive Zerohedge.

 

«Non solo, ma se queste valute sono legate a un sistema di credito sociale come quello utilizzato nella Cina comunista (che peraltro ha i suoi pericolosi piani di moneta digitale), allora ci sono buone probabilità che i governi siano in grado di bloccare i conti o addirittura cancellare i tuoi risparmi con la semplice pressione di un pulsante. E senza denaro fisico non ci sarebbe ricorso al commercio. Una persona considerata “problematica” potrebbe essere esclusa dall’economia per un capriccio».

 

È la meccanica di emarginazione che abbiamo visto all’opera con il green pass, la cui struttura informatica, in Europa, è esattamente la stessa sulla quale correrà l’euro digitale, programmato ben prima della pandemia e ora dichiarato inevitabile.

 

Un sistema di controllo della società dove vige una meccanica premiale: ad un determinato comportamento conforme alle regole, corrisponde un premio, o il semplice usufruire di «diritti» che al momento sarebbero in teoria garantiti al cittadino dalla Costituzioni. Ad un determinato comportamento fuori dalle regole, corrisponde invece una punizione – anche se questo va contro le questioni costituzionali.

 

Su tutto, tasse e multe prelevate direttamente alla fonte., un vantaggio netto del «denaro programmabile» – oltre alla possibilità di decidere cosa può comprare l’utente, dove e quando, in che quantità.

    

Il fatto che anche la BRI sia così pesantemente coinvolta nei programmi nazionali di valuta digitale suggerisce che l’obiettivo finale delle CBDC sarà un’eventuale valuta digitale globale: un meccanismo di valuta mondiale in cui verranno infine assorbite tutte le altre valute digitali. Questa collaborazione si estende anche al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca mondiale. Abbiamo visto come le banche canadesi, citando esplicitamente il World Economic Forum, puntino verso il primo passo dell’ID digitale.

 

Come riportato da Renovatio 21 l’FMI ha già proposto di fornire credito ai cittadini in base alla cronologia del loro browser: possiamo darti danaro a seconda dei siti che visiti.

 

Un 30% di ogni Nazione occidentale preferisce ancora il contante. Ciò ci porta a pensare che serviranno shock programmati affinché  le Banche Centrali siano in emettano CBDC che vengano usati dalla popolazione.

 

Una recessione economica o un crash finanziario improvviso potrebbero servire all’uopo.

 

Ciò significa che le élite bancarie avranno bisogno di una crisi che danneggi il potere d’acquisto di più sistemi valutari per convincere le persone ad accettare un passaggio aggressivo a una società senza contanti prima del 2030.

 

Cosa significherà, il momento nel trapasso nella valuta digitale, lo sappiamo: il controllo definitivo dei governi sulle popolazioni sottomesse, pardon, «piattaformate».

 

Le CBDC darebbero alle banche e ai governi il massimo potere di influenza sulla popolazione, ispirando paura negli individui poiché considerano la minaccia che il loro accesso all’economia potrebbe essere interrotto in qualsiasi momento se dovessero dire o fare qualcosa a dispetto delle autorità.

 

«Banche e politici cercheranno di vendere CBDC come l’apice della convenienza e una transizione necessaria per stabilizzare l’economia. Quello che non menzioneranno è il livello pervasivo di controllo che guadagneranno nel processo» scrive Zerohedge.

 

Renovatio 21 ritiene che questo sia il vero tema fondamentale da discutere adesso: ovviamente nessun partito, nemmeno quelli antisistema che nemmeno riusciranno a raccogliere le firme, ci sta pensando davvero.

 

Il vero tema è la sottomissione bioelettronica che stiamo per subire. Tutto è già pronto. Anzi, abbiamo, senza troppo strepito, qualche esempio di sperimentazione partita in Francia, in Ucraina, e anche in Italia

 

 

 

 

Continua a leggere

Economia

«Un’inverno di spaventosa povertà»: la previsione dell’ex premier britannico Gordon Brown

Pubblicato

il

Da

L’ex primo ministro britannico Gordon Brown ha avvertito sul quotidiano Guardian del 6 agosto che il Regno Unito sta per affrontare un inverno di «spaventosa  povertà», con costi energetici alle stelle.

 

Sebbene sia stato un ex primo ministro del Partito Laburista, Brown ha esortato il primo ministro conservatore uscente Boris Johnson e i principali candidati conservatori del ministro degli Esteri Liz Truss e l’ex Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak a riunirsi per stabilire un bilancio di emergenza per affrontare la situazione

 

Johnson ha rifiutato.

 

Brown prevede che il continuo aumento dei prezzi del carburante metterà 35 milioni di persone in 13 milioni di famiglie, che costituiscono il 49,6% della popolazione del Regno Unito, a rischio di povertà in ottobre.

 

Questa, ha detto, è una «bomba a orologeria finanziaria… Non c’è nulla di morale nel fatto che i leader indifferenti condannino milioni di bambini e pensionati vulnerabili e irreprensibili a un inverno di estrema povertà».

 

Brown dichiara che se il trio di summenzionati Tory non agisce, il Parlamento dovrebbe essere richiamato per costringerli a farlo.

 

L’ex primo ministro britannico ha quindi raccontato al Guardian scene della sua contea di Fife in Scozia, che, secondo lui, gli ricordano scene di cui ha letto negli anni ’30: bambini denutriti, «pensionati che scelgono se alimentare i loro contatori dell’elettricità o se stessi» e infermiere che devono «fare la fila alla Banca del cibo».

 

Anche gli enti di beneficenza hanno difficoltà a soddisfare i bisogni delle persone, ha dichiarato.

 

«La Gran Bretagna sta creando una generazione emarginata di ragazzi e ragazze» la cui infanzia «comincia a somigliare a scene vergognose di un romanzo di Dickens».

 

Il previsto aumento del prezzo del carburante a gennaio lascerà il 54% della popolazione in povertà di carburante, ha avvertito.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Gran Bretagna sta considerando il razionamento dell’energia, mentre i piani per rallentare la chiusura della centrale nucleare di Hinkley Point B hanno trovato l’opposizione dei proprietari dell’impianto, il colosso francese EDF, a breve ricompletamente rinazionalizzato da Macron.

 

Già due mesi fa durante il finale del governo Johnson si era parlato di un inverno di blackout.

 

La stabilità sociale pare già muoversi verso il collasso, con scioperi generali programmati come non si vedeva da un secolo.

Due anni fa lo stesso Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, ora in lizza per il premierato, aveva dichiarato che l’economia britannica stava vedendo una «crisi più grande degli ultimi 300 anni».

 

Nel frattempo, dopo due anni di lockdown e repressioni pesantissime, il Paese continua il suo supporto forsennato alla guerra contro la Russia, l’estensione della NATO a Kiev e in Scandinavia, l’arresto di cittadini rei di aver condiviso suinternet un meme, l’uccisione di bambini comatosi.

 

Il solito tran tran della mortifera Albione – che ora, forte della plurisecolare filosofia eugenetica di cui sono imbevute le sue élite, farà morire di fame e di freddo il suo stesso popolo.

 

Il tutto mentre le fondazioni ambientaliste (cioè, appunto, antiumane) del principe Carlo prendono milioni di dollari cash dalla famiglia Bin Laden.

 

Continua a leggere

Più popolari