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Epidemie

Bill Gates loda la Cina per i lockdown e vuole lo spionaggio sanitario globale. Dichiarazioni sempre più sconvolgenti

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Bill Gates elogia la Cina per aver fermato il COVID  in anticipo, definendola una «grande benedizione». E non si tratta nemmeno dell’unica cosa sconvolgente proferita nella sua ultima apparizione pubblica.

 

Intervistato in un evento del gruppo Bloomberg, Gates ha fatto, al solito, affermazioni importanti. Pregno di significato anche il contesto: Bloomberg è, oltre che una testata finanziaria molto rilevante, uno dei fornitori principali della tecnologia per le transazioni di borsa.

 

Come noto, il gruppo è stato fondato dal miliardario ebreo americano Michael Bloomberg, ex sindaco di Nuova York per il Partito Repubblicano e candidato al ruolo di presidente nelle primarie dei democratici. Bloomberg secondo la rivista economica Forbes è il 21° uomo più ricco del mondo; Bill Gates invece è il quarto.

 

Bill Gates elogia la Cina per aver fermato il COVID  in anticipo, definendola una «grande benedizione

Gates ha poi ammesso che la bassa quantità di immunità naturale nella popolazione costringerà il Paese comandato dal Partito Comunista Cinese ad «aumentare drasticamente la copertura vaccinale» prima di togliere i lockdown.

 

L’intervistatore di Gates, il caporedattore di Bloomberg John  Micklethwait, ha notato che molte persone pensano che la Cina non stia dicendo la verità sui loro numeri di COVID, tuttavia si tratterebbe di un peccato veniale «anche se hanno mentito un po’, sono comunque incredibilmente bravi».

 

 

Gates ha quindi parlato della necessità di estendere globalmente il vaccino anti-COVID.

 

Egli si è lamentato del Terzo Mondo, perché alcuni «Paesi dell’Africa sub-sahariana in cui l’epidemia non è stata così visibile, la domanda per il vaccino è difficile da generare». Il mercato del siero mRNA va male in Africa, dice Gates, «ma faremo del nostro meglio su questo». Come riportato da Renovatio 21, Gates in Kenya ha affrontato anche le accuse di una associazione di medici cattolici per il suo ruolo nella diffusione di un vaccino che hanno sconsigliato.

 

Il ricco americano continua a ripetere: «questa pandemia non sarà l’ultima»

Sulle catastrofi dei vaccini Gates in Africa, che sono tangibili e riconosciute, Renovatio 21 scrive da molto tempo.

 

La questione è stata sfiorata durante l’intervista. Micklethwait ha chiesto a Gates se l’esitazione del vaccino potesse essere un problema globale in futuro, Bill ha fatto riferimento a «voci» sul vaccino contro la Polio che hanno causato non poco dubbi in tempi recente: perfino l’OMS ha ammesso che il vaccino antipolio ha causato un focolaio in Africa. Mentre il Gates respinge i dati scientifici che dimostrano che più casi di poliomielite sono attualmente causati dai vaccini sponsorizzati da lui e la sua fondazione che dal virus selvaggio, anche i media mainstream sono stati costretti ad ammettere questo fatto.

 

È stato quindi chiesto al magnate info-sanitario globale cosa può fare il mondo per prevenire un’altra pandemia. I lettori di Renovatio 21 ricorderanno che si tratta di una cosa che il ricco americano continua a ripetere: «questa pandemia non sarà l’ultima».

 

Gates ha risposto che le Nazioni devono impegnarsi in Germ games, delle «Olimpiadi dei germi» per finanziare più soluzioni per aiutare Big Pharma per la prossima epidemia. Come riportato da Renovatio 21, l’idea dei «Giochi infettivologici» è stata lanciata da Bill Gates qualche giorno fa, quando ha paventato  il pericolo del bioterrorismo.

 

Gates ha ammesso che il COVID è stato «un test interessante per la fiducia delle persone nei loro politici o nel loro sistema sanitario»

Interrogato sulla disponibilità o meno dei governi a spendere i soldi per finanziare un organismo di sorveglianza dell’Organizzazione Mondiale della sanità che Gates ha recentemente richiesto, il fondatore di Microsoft ha affermato che il denaro sarebbe «la migliore polizza assicurativa di cui si sia mai parlato».

 

Si tratterebbe di una vera rete di spionaggio globale in grado di ottenere e diffondere informazioni in aree in cui i governi locali potrebbero non essere interessati a «sbandierare le informazioni». Una sorta di Intelligence sovranazionale che risponde ad una agenzia non governativa, l’OMS, di cui il Gates è uno dei primi finanziatori – per qualche mese, dopo il ritiro di Trump dell’OMS, Gates e le sue fondazioni sono risultati essere il primo «donatore» dell’OMS.

 

Il discorso è caduto sulla questione della privacy. Riguardo al fatto che le persone stiano consegnando le loro informazioni sanitarie personali sottoponendosi ai passaporti vaccinali, Gates ha ammesso che il COVID è stato «un test interessante per la fiducia delle persone nei loro politici o nel loro sistema sanitario». È vero. Come sostiene Renovatio 21, la pandemia è, in realtà, un referendum sull’abolizione della sovranità politica, economica, biologica.

 

Il guru Microsoft ha quindi attaccato gli odiosi no-vax: «una minoranza significativa nella maggior parte dei Paesi è stata condotta sulla strada della convinzione che non solo ci fossero rari effetti collaterali, ma che il vaccino non fosse stato adeguatamente testato fosse parte di una cospirazione malvagia» ha detto il Gates, la cui fondazione ha interessi nei vaccini prodotti da Big Pharma.

 

«In effetti, in molti, molti casi vengo citato come una mente in qualche trama malvagia»

«Statisticamente non abbiamo fatto come mi sarei aspettato», ha lamentato di Creso di Seattle. «In effetti, in molti, molti casi vengo citato come una mente in qualche trama malvagia. Non mi aspettavo niente di tutto questo. In qualche modo nella politicizzazione della vaccinazione e nell’aiuto alla protezione di altre persone, abbiamo fatto un passo indietro».

 

Verso la fine della conversazione, Micklethwait ha chiesto a Gates di delineare il più grande cambiamento sociale derivante da COVID diverso dai problemi sanitari.

 

Tornando al suo business primario – l’informatica – Gates ha spiegato che le persone si rendono conto di non dover «fare molti viaggi» o «andare in ufficio tutti i giorni» grazie a software come Zoom o l’imminente Metaverso di Facebook. Non è noto a più che Microsoft è stato uno dei primi investitori in Facebook già nel 2007.

 

Tuttavia, il potentissimo e ricchissimo Gates ne ha avuto anche per i capi di Stato.

 

Le molteplici, sempre più sconvolgenti interviste di Bill Gates rivelano che oramai i suoi impudici piani sono alla luce del sole

Ad un certo punto durante l’intervista, Gates ha sonoramente lamentato fatto che i partecipanti alla COP26 a Glasgow, in Scozia, si toglievano le mascherine durante i ricevimenti della conferenza sul clima. Qualcosa di inaccettabile per l’imperatore-dio dell’informatica, del vaccino e oggi anche del clima.

 

Come riportato da Renovatio 21, Gates da tempo sta investendo tempo e miliardi anche sulla causa climatica, scrivendo un libro e arrivando a tenere un comizio per 40 capi di Stato ad un evento alla Casa Bianca di Biden appena insediato.

 

Tra i suoi investimenti nel settore, anche quello del progetto di «geoingegneria solare», un progetto di oscuramento del sole tramite aerei che rilasciano in cielo di particelle di solfato in cielo.

 

Anche su questo progetto, riguardo al quale il professore capofila teorizza come conseguenza una grande quantità di morti sulla terra in termini «accettabili» nella lotta al cambiamento climatico – sono oramai cadute molte foglie di fico, tanto che ne tratta apertamente anche il New York Times dando voce agli scienziati dietro a questa follia degna del cattivo di un James Bond fantascientifico, una vera «mente in qualche trama malvagia».

Impudenza, hybris senza limiti. Sulla nostra pelle, sotto la nostra pelle, e su quella dei nostri figli

 

Le molteplici, sempre più sconvolgenti interviste di Bill Gates rivelano che oramai i suoi impudici piani sono alla luce del sole.

 

Tuttavia, come sappiamo, Gates se vuole il sole è in grado di oscurarlo – così come può controllare, sostiene Robert Kennedy, lo scambio di messaggi a livello globale.

 

Impudenza, hybris senza limiti. Sulla nostra pelle, sotto la nostra pelle, e su quella dei nostri figli.

 

 

 

 

 

 

 

Epidemie

Aumentano i decessi per Ebola in Congo

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Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, i casi di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale sono saliti a 782, con 181 decessi registrati, mentre il Paese combatte una rapida diffusione dell’epidemia in una regione dilaniata dal conflitto.

 

Domenica, il ministero ha segnalato 72 nuovi casi confermati e 29 ulteriori decessi nell’ultimo aggiornamento sull’epidemia di Ebola di Bundibugyo, portando il tasso di mortalità dal 21% al 23,1%. Ha inoltre affermato che 40 persone sono guarite da quando l’epidemia è stata dichiarata il 15 maggio. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non esiste un vaccino approvato o un trattamento specifico per la variante Bundibugyo del virus Ebola, sebbene siano in corso studi per testare potenziali candidati.

 

Sono stati confermati casi in 31 zone sanitarie distribuite in tre province orientali, incluse due zone recentemente colpite a partire dal 13 giugno. Il totale comprende 20 zone sanitarie nell’Ituri, dieci nel Nord Kivu e una nel Sud Kivu.

 

Le autorità hanno affermato che l’elevato numero di casi rilevati riflette anche una sorveglianza comunitaria più attiva, aggiungendo che la vigilanza del pubblico è «più necessaria che mai».

 

L’OMS ha affermato che la risposta si sta svolgendo in un contesto difficile, caratterizzato da insicurezza, crisi umanitaria e intensi movimenti di popolazione e commerciali.

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Il governo congolese ha annunciato lunedì di aver ricevuto dall’OMS una seconda fornitura di 16,5 tonnellate di materiale medico e logistico a sostegno delle squadre sul campo nelle zone colpite.

 

L’Ituri, il Nord Kivu e il Sud Kivu sono da anni afflitti da attacchi di gruppi armati e combattimenti che hanno provocato massicci spostamenti di popolazione. L’ufficio umanitario delle Nazioni Unite ha affermato che quasi un milione di persone sono state sfollate a causa del conflitto nella sola regione dell’Ituri, rendendo più difficile il tracciamento dei contatti poiché le persone fuggono dagli attacchi o si spostano frequentemente attraverso aree remote.

 

La Repubblica Democratica del Congo ha registrato ripetuti focolai di Ebola da quando il virus è stato identificato per la prima volta nel Paese nel 1976. L’ultimo è il diciassettesimo focolaio nella nazione dell’Africa centrale.

 

La malattia può causare febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa, vomito, diarrea, eruzioni cutanee, problemi renali ed epatici e, in alcuni casi, emorragie interne ed esterne.

 

Secondo i dati pubblicati dall’OMS, oltre 2.200 persone sono morte durante l’epidemia di Ebola del 2018-2020 nella Repubblica Democratica del Congo orientale, che ha colpito principalmente il Nord Kivu e l’Ituri ed è diventata la seconda epidemia di Ebola più letale mai registrata.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

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Epidemie

Ulteriore focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

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L’epidemia di Ebola di Bundibugyo si è estesa a un’altra zona sanitaria della Repubblica Democratica del Congo (RDC), portando a 26 il numero totale delle zone colpite a livello nazionale, secondo quanto riportato martedì dal Centro operativo per le emergenze di sanità pubblica (COUSP) del Paese.   Il 9 giugno, le autorità hanno confermato due casi di Ebola nella zona sanitaria di Tchomia, nella provincia di Ituri. L’area si trova sulle rive del lago Alberto, vicino al confine con l’Uganda, a circa 50 chilometri a sud di Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.   Con l’aggiunta di Tchomia, 18 delle 36 zone sanitarie dell’Ituri hanno ora registrato casi di Ebola. Le aree colpite includono Aru, Aungba, Bambu, Bunia, Damas, Gety, Kilo, Komanda, Lita, Logo, Mambasa, Mangala, Mongbwalu, Nizi, Nyankunde, Rimba e Rwampara.

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Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Roger Kamba, al 9 giugno la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 635 casi confermati di Ebola.   «Il numero dei guariti sta aumentando, il tracciamento dei contatti sta migliorando – 61,1% rispetto al 56,4% di ieri. La risposta si sta intensificando. Stiamo monitorando ogni zona, ogni allarme, ogni segnale. La vigilanza non cala mai», ha dichiarato il Kamba in un post su X.   In un aggiornamento separato, il ministro ha annunciato otto nuove guarigioni, portando a 30 il numero totale di persone che hanno superato il virus.   La scorsa settimana, il ministero della Salute congolese ha riferito che 340 tonnellate di medicinali e forniture mediche sono state consegnate alle province di Ituri e Nord Kivu grazie a un progetto finanziato dalla Banca Mondiale, che si aggiungono alle 150 tonnellate già trasportate con il supporto dell’UNICEF.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.   Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora.   L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.   Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.  

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Ricercatori del NIH accusati di aver introdotto clandestinamente il virus del vaiolo delle scimmie negli Stati Uniti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Due ricercatori del NIH sono accusati di aver cospirato per contrabbandare negli Stati Uniti materiale biologico, tra cui campioni inattivati ​​del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa. I ricercatori lavorano in un laboratorio di biosicurezza di livello 4 nel Montana. Le accuse hanno riacceso il dibattito sulle procedure di sicurezza per la manipolazione di agenti patogeni potenzialmente pericolosi.

 

Due ricercatori dei National Institutes of Health (NIH) sono accusati di aver cospirato per contrabbandare materiale biologico, tra cui campioni inattivati ​​del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa agli Stati Uniti. I ricercatori avrebbero anche mentito alle autorità federali sul contenuto del materiale trasportato, secondo quanto emerge da una denuncia penale resa pubblica martedì presso il tribunale federale di Detroit.

 

Vincent Munster, dottore di ricerca, cittadino olandese e capo della sezione di ecologia virale presso i Rocky Mountain Laboratories del NIH a Hamilton, nel Montana, e Claude Kwe Yinda, dottore di ricerca, ricercatore camerunense, sono accusati di cospirazione per contrabbando di merci negli Stati Uniti e di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori federali.

 

Entrambi gli uomini lavorano in un laboratorio di livello di biosicurezza 4, il livello di contenimento più elevato utilizzato per la ricerca che coinvolge agenti patogeni pericolosi.

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Secondo i procuratori federali, i ricercatori sono arrivati ​​all’aeroporto metropolitano di Detroit il 25 gennaio, provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dove era in corso un’epidemia di vaiolo delle scimmie.

 

Gli agenti della dogana e della protezione delle frontiere (CBP) hanno interrogato i due uomini in merito a una grande valigia nera che stavano trasportando. Secondo l’accusa, i due avrebbero dichiarato agli agenti che la valigia conteneva apparecchiature diagnostiche e di analisi, ma gli investigatori hanno successivamente accertato che conteneva 113 fiale conservate in contenitori di polistirolo.

 

Le analisi effettuate su una parte dei campioni hanno rivelato la presenza del virus del vaiolo delle scimmie inattivato in 17 provette, del virus della varicella in una provetta e di DNA umano in altre due.

 

«A quanto pare, questi esperti del NIH hanno violato le nostre leggi contrabbandando agenti patogeni virali su un aereo di linea affollato, provenienti da un focolaio nella Repubblica del Congo», ha dichiarato il procuratore statunitense Jerome F. Gorgon Jr. annunciando le accuse. «Pensateci bene».

 

Le autorità federali hanno sottolineato che il caso verte su presunte violazioni delle norme in materia di importazione e divulgazione. I pubblici ministeri non hanno accusato gli imputati di aver rilasciato intenzionalmente agenti patogeni o di aver arrecato danno alla salute pubblica.

 

Jennifer Runyan, agente speciale responsabile dell’FBI di Detroit, ha affermato che le accuse dimostrano che le credenziali scientifiche non esentano i ricercatori dalle leggi federali.

 

«Nessun ricercatore dovrebbe credere che la propria posizione, le proprie qualifiche o il proprio status professionale lo pongano al di sopra della legge», ha affermato Runyan.

 

Marcus L. Sykes, agente speciale responsabile dell’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, ha definito la presunta condotta «una violazione della fiducia pubblica» e ha affermato che il trasporto non autorizzato di materiale biologico «avrebbe potuto mettere a rischio la salute pubblica».

 

La denuncia afferma che Munster ha «categoricamente negato» di aver trasportato campioni biologici e a un certo punto ha detto agli investigatori che tutta la documentazione necessaria si trovava sul suo computer portatile. «Lo faccio sempre», ha affermato, secondo una dichiarazione giurata dell’FBI. Le autorità hanno affermato che Munster non ha prodotto la documentazione che sosteneva di avere.

 

Nessuno dei due imputati ha risposto alle email in cui si richiedeva un commento.

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Indagine del Congresso sui legami di ricerca passati 

Il nome di Munster era già stato menzionato in precedenza nelle indagini di controllo del Congresso relative alla ricerca sul COVID-19.

 

In una lettera del 2024, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), all’epoca membro di spicco della Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, indirizzata all’allora direttrice del NIH, Monica Bertagnolli, affermava che gli investigatori della commissione avevano esaminato documenti che, a loro avviso, dimostravano una collaborazione tra ricercatori affiliati al NIH, all’EcoHealth Alliance, all’Università del North Carolina e all’Istituto di Virologia di Wuhan in merito a studi sui coronavirus correlati alla SARS.

 

Nella lettera, Munster veniva citato come partecipante al lavoro insieme a Peter Daszak, Ph.D., dell’EcoHealth Alliance, al virologo Ralph Baric, Ph.D., dell’Università del North Carolina, e alla scienziata Zhengli Shi, Ph.D., dell’Istituto di Virologia di Wuhan.

 

La corrispondenza non ha evidenziato alcuna irregolarità, ma ha affermato che i materiali «indicano» un coinvolgimento in progetti di ricerca sul coronavirus attualmente al vaglio del Congresso.

 

Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che la lettera solleva ulteriori interrogativi sui precedenti legami di Munster con il mondo medico.

 

«Se la lettera è corretta, il casellario giudiziario di Munster probabilmente include gli episodi di importazione illegale e false dichiarazioni per i quali è stato arrestato, ma anche una corresponsabilità nella diffusione del COVID», ha affermato Ebright.

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«Approcci sperimentali di laboratorio»

In un post su LinkedIn pubblicato all’inizio di quest’anno, Munster ha fatto riferimento a un articolo sulla trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie (anche noto come mpox), «traducendo il nostro lavoro nella Repubblica del Congo in approcci sperimentali di laboratorio».

 

Munster e Yinda sono anche coautori di un articolo pubblicato all’inizio di quest’anno su The Lancet, in cui si avvertiva che la diffusione del vaiolo delle scimmie stava diventando una «minaccia globale».

 

Hanno affermato che i casi rilevati in diverse regioni suggeriscono una continua diffusione internazionale e hanno chiesto un’espansione della sorveglianza, un tracciamento dei contatti più efficace e ulteriori ricerche sull’efficienza di trasmissione del virus e sulla possibilità di una diffusione comunitaria sostenuta al di fuori dell’Africa.

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Il NIH «collabora pienamente con le forze dell’ordine»

Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso.

 

«La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato.

 

Le accuse emergono in seguito alle segnalazioni di una potenziale esposizione di un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) alla fine del 2025.

 

Funzionari federali hanno affermato che la perdita è stata contenuta e non rappresentava un rischio per la salute pubblica, mentre alcuni esperti legali hanno dichiarato a The Defender che questi casi sono «sorprendentemente comuni».

 

Munster e Yinda dovranno comparire davanti a un tribunale federale del Montana. In caso di condanna, rischiano fino a cinque anni di carcere.

 

Henrick Karoliszyn

 

© 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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