Politica
La polizia israeliana strappa i pantaloni agli ebrei ultraortodossi
La polizia israeliana è intervenuta contro ebrei ultraortodossi che avevano bloccato un’importante autostrada nei pressi di Tel Aviv per protestare contro l’arresto di un renitente alla leva appartenente alla comunità ultraortodossa.
Mercoledì mattina, decine di manifestanti hanno ostruito il traffico in entrambe le direzioni sulla Strada Statale 4 a est di Tel Aviv, sedendosi sulla carreggiata e strisciando sotto i veicoli mentre le forze dell’ordine tentavano di disperderli. La polizia ha fatto ricorso a granate stordenti e manganelli contro i dimostranti, come documentano le immagini girate sul posto.
Alcuni agenti sono stati ripresi mentre trascinavano fuori dalla strada i manifestanti ultraortodossi afferrandoli per i vestiti, e a diverse persone sono stati strappati i pantaloni nel corso dell’operazione. Almeno cinque individui sono stati fermati sul posto, mentre circa otto manifestanti hanno riportato ferite lievi durante gli scontri.
הפרגוד: מפקד תחנת ב”ב/רמת גן סנ”צ יובל שביט קורע מכנסים לאברך בהפגנת הפלג בכביש גהה pic.twitter.com/pgySWsAVjc
— הפרגוד (@moshepargod) June 17, 2026
הפגנה בכביש 4: עימותים קשים בין המפגינים למשטרה pic.twitter.com/gzFBST7SFa
— כאן חדשות (@kann_news) June 17, 2026
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La Fazione di Gerusalemme, tra i gruppi promotori della protesta, ha espresso una ferma condanna contro l’operato della polizia del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, accusandola di «applicazione selettiva della legge» e di «violenza umiliante e incontrollata» nei confronti della comunità Haredi. Il gruppo ha promesso di portare la questione dinanzi all’Alta Corte di Giustizia qualora «questa condotta inaccettabile» dovesse persistere.
Ben-Gvir, che in passato aveva apertamente plaudito a pratiche di polizia repressive, ha rilasciato una dichiarazione misurata sull’incidente, affermando di aver tenuto una «riunione urgente» per garantire che la polizia utilizzi le granate stordenti solo in «casi eccezionali».
Nel corso della giornata, migliaia di ebrei ultraortodossi si sono radunati fuori dal carcere militare di Beit Lid, gestito dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dove era detenuto l’obiettore di coscienza. La manifestazione ha apparentemente suscitato timori che i manifestanti potessero fare irruzione nella struttura, con il conseguente dispiegamento di ulteriori unità di polizia militare e truppe per presidiarne il perimetro.
Sebbene il servizio militare sia obbligatorio per la maggior parte dei cittadini israeliani, sia uomini che donne, i membri della comunità Haredi hanno storicamente goduto di un’esenzione. Tale esenzione è terminata nel 2014, portando a ripetuti arresti di renitenti alla leva da parte delle autorità e a conseguenti proteste di massa. La situazione è ulteriormente peggiorata durante la guerra di Gaza, con la sentenza della Corte Suprema del 2024 che ha disposto la coscrizione di migliaia di ebrei ultraortodossi. Tuttavia, la coscrizione di massa dei membri della comunità è stata finora rinviata.
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Come riportato da Renovatio 21, a gennaio un adolescente è morto e altri tre sono rimasti feriti quando un autobus si è schiantato contro un gruppo di ebrei ultraortodossi che protestavano contro la coscrizione a Gerusalemme.
Come riportato da Renovatio 21, nei mesi precendenti l’esercito israeliano ha annunciato l’intenzione di arruolare forzatamente 54.000 studenti di seminario ultra-ortodossi.
Come riportato da Renovatio 21, dopo lunghe discussioni dell’opinione pubblica israeliana, l’anno scoro l’Alta Corte di Israele aveva stabilito che anche gli ortodossi devono essere arruolati nell’esercito dello Stato Ebraico. Nel 2025 centinaia di manifestanti ultraortodossi avevano bloccato una delle principali arterie stradale di Tel Aviv, Bnei Brak, per protestare contro la leva obbligatoria.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la rivista ebraica Ha-kom, rivolta agli ebrei ortodossi, aveva pubblicato una serie di articoli sulla demoralizzazione dei soldati israeliani.
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Immagine screenshot da Twitter
Economia
Crolla una banca, si dimette il presidente paraguagio. Quando avverrà lo stesso in Italia?
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Politica
Trovato morto il ministro dell’economia bavarese anti-COVID
Il vice primo ministro e ministro dell’Economia bavarese Hubert Aiwanger è stato trovato morto in un hotel di Berlino all’età di 55 anni, secondo quanto riportato dai media tedeschi, che citano fonti di polizia e governative.
Il politico conservatore, che presiedeva anche il partito Freie Wähler («Elettori Liberi»), è stato trovato senza vita nella sua stanza all’hotel Neuer Fritz, nel centro di Berlino, mercoledì, secondo quanto riportato dal giornale Bild. La sua morte è stata successivamente confermata da dpa e da altri organi di stampa tedeschi.
Aiwanger avrebbe dovuto tenere un discorso all’inaugurazione della nuova sede del suo partito a Berlino quello stesso giorno, ma secondo quanto riferito avrebbe annullato la sua partecipazione a causa di un malore. Rimase in albergo e fu successivamente trovato morto dopo essere diventato irreperibile.
La causa della sua morte non è ancora stata accertata, ma secondo il Tagesspiegel la polizia non ha trovato alcun indizio di omicidio.
Aiwanger ha ricoperto la carica di ministro dell’economia e vice primo ministro della Baviera dal 2018, anno in cui il suo partito, i Liberi Elettori, ha formato una coalizione di governo con l’Unione Cristiano-Sociale (CSU) guidata da Markus Söder. Aveva guidato la sezione bavarese del partito dal 2006 e la sua organizzazione nazionale dal 2010. Lascia la compagna di lunga data, la politica Tanja Schweiger, e i loro due figli.
Noto per le sue critiche esplicite alle politiche dell’UE, Aiwanger ha spesso contestato Berlino e Bruxelles in merito alle normative economiche e alla politica energetica. Nel 2019 ha visitato la Russia per promuovere la cooperazione economica, opponendosi alle sanzioni che danneggiavano i rapporti commerciali.
Era anche un acceso oppositore dell’immigrazione incontrollata, chiedendo controlli alle frontiere più severi e politiche di espulsione più rigide. Nei suoi ultimi giorni attribuì i disordini che stavano sconvolgendo l’Europa occidentale in parte alle comunità di migranti scarsamente integrate e agli estremisti di sinistra, accusando i politici di chiudere un occhio sugli attacchi alla polizia. Il 31 ottobre condannò la situazione a Berlino, dove i negozianti avevano sbarrato le vetrine per timore di rivolte e saccheggi, chiedendo pene più severe per i responsabili.
Il politico bavarese in passato si era pronunciato a favore di una liberalizzazione del diritto di possedere armi e, con una certa decisione, si era opposto all’obbligo di vaccinazione. Dopo aver espresso pubblicamente dubbi riguardo all’efficacia e ai possibili effetti collaterali della vaccinazione contro il COVID-19, nel novembre 2021 ha dichiarato, tuttavia, di essersi vaccinato. In precedenza il suo scetticismo verso i vaccini aveva causato tensioni con la CSU.
Aiwanger era critico verso la cultura della cosiddetta political correctness, accusando soprattutto i Verdi di perseguire un’ideologia elitista politicamente corretta, lontana dai valori dei «cittadini normali». La sua retorica è stata criticata per una supposta vicinanza al populismo del partito Alternative für Deutschland.
Nell’agosto 2023, poche settimane prima delle elezioni statali bavaresi, il quotidiano Süddeutsche Zeitung affermò che Aiwanger, da studente diciassettenne, aveva scritto un pamphlet che banalizzava il regime nazista e chiedeva l’uccisione dei cosiddetti «traditori della patria» ad Auschwitz. Aiwanger negò immediatamente la paternità del documento, attribuendo la paternità di quel testo al suo fratello.
Il primo ministro bavarese Markus Söder pretese un chiarimento completo delle accuse e condannò fermamente il contenuto del documento. L’opposizione ne chiese le dimissioni, ma Söder lo confermò in carica. Il partito dei Liberi Elettori ottenne il 15,8% dei voti, in aumento rispetto all’11,6% del 2018, incrementando la propria rappresentanza da 27 a 37 seggi.
Nonostante rimanga la seconda forza politica della Baviera, il partito dei Liberi Elettori non è riuscito a entrare nel Bundestag alle elezioni federali del 2025, ottenendo solo l’1,5% dei voti a livello nazionale.
Immagine Stefan Brending CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
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Immagine Stefan Brending CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
Politica
Vance: elezioni perse a causa della guerra in Iran
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