Epidemie
La mancanza di contatto uccide i bambini
Non è un’iperbole: la mancanza di contatto uccide i bambini. Letteralmente.
Il mondo pandemico, con le sue mascherine, i suoi guanti, e sopratutto il cosiddetto «distanziamento sociale» può avere ripercussioni serie sulla salute delle persone, in ispecie sulla salute dei bambini.
L’assenza totale di contatto fisico avrà ripercussioni sull’infanzia non ancora calcolabili
Avrete notato tutti come, volenti o nolenti, le abitudini di tutti sono cambiate: nessuno si abbraccia più con la stessa passione di prima, né amici né parenti: e figurarsi, per quanto possa sembrare incredibile, il mondo ha appena abolito la stretta di mano.
L’assenza totale di contatto fisico – e con esso la trasmissione di emozioni e di senso di benessere gruppale – avrà ripercussioni sull’infanzia non ancora calcolabili. Tuttavia la Storia ci può aiutare a capire meglio la mostruosità della situazione.
Dobbiamo citare l’immane tragedia del dottor . Un’ecatombe da lui perpetrata, inflitta sulla popolazione, con i denari di una delle più orrende «Famiglie della Morte». Al dottor Holt si imputano una quantità massiva di morti infantili.
Il pediatra Holt riteneva che il contatto con i bambini, anche neonati, andasse limitato. Soprattutto non andavano cullati e tenuti in braccio: questo, secondo la sua teoria che ebbe un grandissimo successo negli USA di inizio Novecento, li avrebbe resi viziati.
Il pediatra Luther Emmet Holt (1855-1924) riteneva che il contatto con i bambini, anche neonati, andasse limitato. Soprattutto non andavano cullati e tenuti in braccio: li avrebbe resi viziati
Migliaia, decine se non centinaia di migliaia di bimbi, perirono di quel male che chiamano «marasma». Una piaga che investì tutte le classi sociali, anche i più ricchi, che come oggi, vogliono tenersi al passo delle nuove teorie educative.
La vera strage, però, fu – ovvio – negli orfanotrofi, dove l’imposizione della regola del non contatto fisico si sommava agli altri problemi tipici degli istituti.
Nel 1915, secondo uno studio, morivano nei primi 2 anni di vita dal 30% al 60% degli orfani istituzionalizzati negli USA. A Baltimora, moriva il 90%. Epperò, era un ospedale di Nuova York ad avere il primato, con il 100% della mortalità infantile sotto i due anni.
Solo alla fine degli anni venti alcune strutture «ribelli» trovarono il coraggio di rompere le regole e cullare e accarezzare i piccoli, così come guida la più basica natura umana. Il tasso di mortalità calò in modo impressionate. Le idee di Holt caddero dimenticate, ma, attenzione, non vennero condannate. Il motivo lo diciamo poco sotto.
Migliaia, decine se non centinaia di migliaia di bimbi, perirono di quel male che chiamano «marasma».
Le ricerche successive in merito all’istituzionalizzazione prolungata dei bambini sotto un anno di vita parlano chiaro. Secondo René Spitz, studioso del fenomeno del marasma infantile e della morte per depressione anaclitica , l’assenza di tenerezza e di amore incidono sul 60% dei bambini presi in esame, malgrado fossero nutriti e ricevessero cure igieniche e cliniche necessarie: tutti morti prima dei due anni di età.
In pratica, puoi nutrire e curare un bimbo, ma se non gli dai affetto, questo muore, e prima ancora di poter proferire verbo, o anche solo essere in grado di capire qualcosa dell’universo circostante.
Il dottor Holt non aveva probabilmente mai preso in considerazione la maternità nel Paese più disciplinato che ci sia, il Giappone: le mamme nipponiche abbraciano e cullano il bambino a più non posso, costantemente. Il bambino del Sol Levante, diciamo sino a 12 anni, gode poi di una libertà che il coetaneo occidentale si sogna. Eppure, non credo che il popolo giapponese possa definirsi come composto da individui «viziati».
Nel 1915, secondo uno studio, morivano nei primi 2 anni di vita dal 30% al 60% degli orfani istituzionalizzati negli USA. A Baltimora, moriva il 90%. In un ospedale di Nuova York ad c’era il 100% della mortalità infantile sotto i due anni.
Chiaramente, il pediatra non sapeva che cosa diceva. Era forse vittima di un complesso di onnipotenza tipico di certi medici.
Ci si può chiedere come sia possibile che il nome di Holt, formidabile genio del male, infanticida di massa senza uso di pinze e pesticidi umani, non sia rimasto maledetto nei secoli dalla pratica medica o semplicemente dal sentire degli uomini.
Ebbene, per comprenderlo basta dare un’occhiata alla sua pagina Wikipedia, tutt’ora redatta in stile agiografico, quasi fosse un eroe. Il nome che spunta fuori è uno: Rockefeller.
Già nel 1891, la nota famiglia cooptò Holt nel Rockefeller Institute. Si fece strappare la promessa, pure, che il nostro avrebbe viaggiato per conto loro in Cina
Già nel 1891, la nota famiglia cooptò Holt nel Rockefeller Institute. Si fece strappare la promessa, pure, che il nostro avrebbe viaggiato per conto loro in Cina – cosa non di poco conto, considerando che 70 anni dopo Aurelio Peccei, uomo Rockefeller, riuscì a vendere a Deng Xiaoping la politica del figlio unico: la famiglia della morte pensa a lungo termine, e su più piste.
Presidente dell’Associazione Pediatrica Americana per due volte, divenne pure (!) presidente della American Association for the Study and Prevention of Infant Mortality (AASPIM), l’associazione americana per lo studio e la prevenzione della mortalità infantile. Cosa significativa perché nel suo primo discorso presidenziale, il nostro urlò la necessità del controllo delle nascite e dell’applicazione forzata dell’eugenetica:
«Dobbiamo eliminare gli inadatti tramite la nascita non tramite la morte. La razza deve essere effettivamente migliorata prevenendo il matrimonio e la riproduzione degli inadatti, di quelli che classifichiamo malati, i degenerati, i difettosi, e i criminali».
Presidente dell’Associazione Pediatrica Americana per due volte, divenne pure (!) presidente dell’associazione americana per lo studio e la prevenzione della mortalità infantile
Abbiamo idea che quando parla della sua contrarietà all’eliminazione degli inadatti «not by death» egli si riferisca a pratiche di sterilizzazione divenute, sulla spinta delle stesse forze, assai popolari negli USA del tempo (e non solo là: si chiama Eugenetica, ha avuto successo anche in Germania e in Svezia).
Il mostro Holt muore a Pechino nel 1924, dove i Rockefeller l’avevano mandato a tenere il semestre invernale nel loro Peking Union Medical College.
«Dobbiamo eliminare gli inadatti tramite la nascita non tramite la morte. La razza deve essere effettivamente migliorata prevenendo il matrimonio e la riproduzione degli inadatti, di quelli che classifichiamo malati, i degenerati, i difettosi, e i criminali» dottor Holt
In Cina, non solo poteva avere carne fresca per i suoi studi – i bambini cinesi, tanti e a buon mercato – ma non resisteva neanche alla ghiotta opportunità di esporre i medici cinesi alle sue teorie, cosa che interessava sia lui che i Rockefeller: i cinesi, prosperi e fertili, e senza il cattolicesimo fra le scatole (o quasi: del fallimento dell’evangelizzazione della Cina forse dovremmo ringraziare i gesuiti, ora a rimediare accordandosi con i cinesi persecutori e figlicidi ci sta pensando il gesuita Bergoglio, poco interessato al sangue dei bambini e ancora meno a quello dei martiri).
I cinesi, che tanto hanno dato al controllo delle nascite, proprio come ideato da Holt e Rockefeller, e che ora si sono presi definitivamente la scena del’eugenetica e pure anche della genetica, in ispecie quella dei virus.
Molte delle storie che fanno l’ossatura del nostro tempo si intrecciano, anzi: sono la stessa unica storia. La storia della Cultura della Morte, e del suo comando sul secolo XX e sugli albori del XXI.
Se i bambini muoiono, è perché è la Necrocultura, con i suoi sacerdoti e i suoi finanziatori, che dirige la nostra epoca
Se i bambini muoiono, è perché è la Necrocultura, con i suoi sacerdoti e i suoi finanziatori, che dirige la nostra epoca.
Questo fino a che glielo lasceremo fare. Il 21° secolo può essere il secolo della Vita: il nostro sacrificio è perché esso sia rigenerato nel segno del Bene.
Roberto Dal Bosco
Epidemie
L’ex consigliere di Fauci incriminato per l’insabbiamento delle origini del COVID
Un ex consigliere senior del dottor Anthony Fauci è stato incriminato per il ruolo svolto nell’insabbiamento dell’origine del virus COVID-19.
Nel 2020, il COVID-19 ha paralizzato il mondo, con i governi che hanno imposto rigidi lockdowni, causando conseguenze economiche e sociali devastanti per lavoratori, famiglie, strutture sanitarie e fedeli.
David Morens, 78 anni, che è stato consigliere senior di Fauci dal 2006 al 2022, è stato accusato di cospirazione contro gli Stati Uniti, distruzione, alterazione o falsificazione di documenti in indagini federali, occultamento, rimozione o mutilazione di documenti, e favoreggiamento, secondo quanto riportato dal New York Post.
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L’atto d’accusa, reso pubblico lunedì presso il tribunale federale del Maryland, elenca anche due complici non identificati che «hanno occultato, rimosso, distrutto e fatto occultare e rimuovere documenti federali per eludere il FOIA (Freedom of Information Act) e il FRA (Federal Records Act)», ha riportato il tabloide neoeboraceno.
«Morens ha supervisionato una sovvenzione, ormai tristemente nota, del NIH all’organizzazione no-profit EcoHealth Alliance, con sede a Manhattan, a partire dal 2014, che ha finito per dirottare fondi dei contribuenti statunitensi all’Istituto di Virologia di Wuhan per la ricerca sul coronavirus dei pipistrelli», ha osservato il New York Post.
Morens è accusato di aver utilizzato la sua email privata per nascondere le comunicazioni con i colleghi al fine di mantenere il controllo sulla versione dei fatti preferita da Fauci, secondo cui il virus COVID-19 avrebbe avuto origine naturalmente da un «mercato di animali vivi» vicino a Wuhan, in Cina, anziché dal laboratorio dell’Istituto di Virologia di Wuhan, dove Fauci avrebbe segretamente finanziato la «ricerca di guadagno di funzione», un’area di sperimentazione scientifica vietata negli Stati Uniti.
Nel maggio 2024, Morens ha testimoniato davanti alla sottocommissione speciale della Camera sul COVID in merito a un’e-mail che aveva inviato nel febbraio 2021, nella quale affermava di aver imparato a far sparire le e-mail dopo aver ricevuto richieste ai sensi del FOIA, secondo quanto riportato da Fox News.
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«Queste accuse rappresentano un grave abuso di fiducia in un momento in cui il popolo americano ne aveva più bisogno, ovvero nel pieno di una pandemia globale», ha dichiarato in un comunicato il procuratore generale ad interim Todd Blanche.
«Come affermato nell’atto d’accusa, il dottor Morens e i suoi complici hanno deliberatamente occultato informazioni e falsificato documenti nel tentativo di sopprimere teorie alternative riguardanti le origini del COVID-19», ha continuato Blanche. «I funzionari governativi hanno il solenne dovere di fornire fatti e consigli onesti e ben fondati al servizio dell’interesse pubblico, non per promuovere i propri interessi personali o ideologici».
«Non solo Morens avrebbe illegalmente occultato le sue comunicazioni, ma avrebbe anche ricevuto tangenti per farlo», ha dichiarato il direttore dell’FBI Kash Patel in un comunicato.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Epidemie
Il dipartimento dell’Agricoltura e l’Esercito USA iniziano la costruzione di un impianto contro un parassita carnivoro
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Epidemie
Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini
La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.
Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?
Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.
Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?
Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.
Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?
La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.
E cosa ha fatto il ministero?
Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.
Perché non si sono fermati?
Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.
Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?
Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.
Perché?
Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.
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Quali altri elementi vi sono in questo processo?
Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.
A cosa ha portato tutto questo?
Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».
Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?
Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».
Cosa è successo durante l’udienza?
Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».
Solo un ricatto?
Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.
Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.
Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.
I politici vaccinisti stanno cambiando idea?
Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.
Quale valore ha la Commissione in questo momento?
I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.
Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?
Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.
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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
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