Geopolitica
Erdogan chiama Netanyahu il «macellaio di Gaza»
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha commesso a Gaza una delle peggiori atrocità del secolo, lasciando il segno nella storia in modo sanguinoso, ha detto mercoledì il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante una riunione del gruppo parlamentare.
Nel suo discorso televisivo si è espresso contro l’operazione militare israeliana nell’enclave palestinese.
Erdogan ha criticato «le violazioni dei diritti umani e gli atti di guerra a Gaza» e «l’apatia della maggior parte delle nazioni occidentali», affermando che la Turchia «esaurirà tutti gli sforzi per ritenere il governo israeliano responsabile secondo il diritto internazionale e la responsabilità morale».
Il discorso ha fatto eco a una conversazione che Erdogan ha avuto martedì con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, quando il presidente turco ha chiesto che Israele sia ritenuto responsabile per aver continuato a «calpestare palesemente il diritto internazionale, il diritto di guerra e il diritto umanitario».
Erdogan ha sostenuto che la reazione di Israele all’attacco di Hamas sia stato «una sorta di genocidio, tagliando cibo, carburante, medicine, pane, elettricità, acqua e comunicazioni a 2,3 milioni di persone, costringendole in una prigione a cielo aperto di 360 chilometri quadrati».
«Netanyahu, che ha commesso una delle più grandi atrocità del secolo scorso a Gaza, ha già iscritto il suo nome nella storia come il “Macellaio di Gaza”», ha proclamato il presidente turco.
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Secondo i funzionari locali, la successiva campagna di bombardamenti e le operazioni di terra delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno provocato la morte di oltre 16.000 palestinesi, tra cui donne e bambini.
Netanyahu aveva risposto ai precedenti commenti di Erdogan secondo cui Israele era uno «Stato terrorista» affermando che il presidente turco «sostiene lo stato terrorista di Hamas».
Erdogan ha espresso il suo punto di vista secondo cui le azioni di Netanyahu a Gaza e la stampa che hanno suscitato stanno «alimentando l’antisemitismo e mettendo in pericolo la sicurezza di tutti gli ebrei insieme al popolo israeliano».
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni Erdogan ha dichiarato che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza.
Tre settimane fa Erdogan aveva accusato Israele di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UE) a Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».
Un ulteriore nodo arrivato al pettine di Erdogan è quello relativo alle bombe atomiche dello Stato Ebraico. Parlando ai giornalisti durante il suo volo di ritorno dalla Germania, il vertice dello Stato turco ha osservato che Israele è tra i pochi paesi che non hanno aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari del 1968.
«Andare avanti in questo senso è molto importante in termini di bilanciamento degli interessi strategici nella regione. Continueremo a fare pressione», aveva dichiarato l’Erdogano. «Le armi nucleari di Israele devono essere ispezionate al di là di ogni dubbio prima che sia troppo tardi. Lo seguiremo fino in fondo. Invito anche la comunità internazionale a non lasciar perdere questa situazione».
La settimana scorsa, con il cancelliere Scholz al suo fianco durante una conferenza stampa, Erdogan ha sentenziato che la Germania non può parlare liberamente di Israele a causa dell’Olocausto.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
Secondo un cablogramma diplomatico trapelato, la Finlandia ha chiesto riservatamente ai funzionari statunitensi di evitare di presentare i futuri impegni di sicurezza verso l’Ucraina come «simili all’articolo 5», avvertendo che tale formulazione potrebbe indebolire la portata della clausola centrale di difesa collettiva della NATO.
L’articolo 5 del Trattato Atlantico stabilisce che un attacco armato contro uno dei membri dell’Alleanza sia considerato un attacco contro tutti, attivando l’obbligo di una risposta militare collettiva.
Un dispaccio del dipartimento di Stato americano datato 20 gennaio, acquisito da Politico, rivela che il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen avrebbe messo in guardia i legislatori statunitensi in visita: utilizzare un linguaggio di questo tipo rischierebbe di confondere le garanzie assolute e vincolanti dell’articolo 5 con le promesse bilaterali che singoli Paesi potrebbero eventualmente offrire a Kiev.
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Valtonen avrebbe inoltre insistito sulla necessità di mantenere un chiaro «firewall» – una netta separazione – tra il sistema di difesa collettiva della NATO guidato dagli Stati Uniti e qualsiasi accordo di sicurezza futuro riguardante l’Ucraina. Secondo il cablogramma, analoghe preoccupazioni sarebbero state espresse anche dal ministro della Difesa finlandese in un incontro successivo.
Nel contesto dei negoziati di pace in corso, mediati dagli Stati Uniti, sul conflitto ucraino, diversi resoconti giornalistici hanno indicato che Washington avrebbe proposto garanzie di sicurezza «simili all’articolo 5» per Kiev come elemento di una possibile roadmap verso la pace, includendo la Finlandia – entrata nella NATO nel 2023 – tra i potenziali Paesi garanti disposti a difendere l’Ucraina in caso di nuova aggressione.
Tuttavia, già alla fine dello scorso anno il primo ministro finlandese Petteri Orpo aveva smentito tale ipotesi, dichiarando che Helsinki non intende fornire garanzie in stile NATO all’Ucraina e sottolineando una distinzione fondamentale tra impegni di assistenza e obblighi di difesa militare.
«Dobbiamo comprendere che una garanzia di sicurezza è una questione estremamente seria. Non siamo disposti a offrire garanzie di sicurezza, ma possiamo contribuire con misure di sicurezza. La differenza tra le due cose è enorme», aveva affermato.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
Trump: Putin «ha mantenuto la parola data» sul cessate il fuoco in Ucraina
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