Geopolitica
Gli Stati Uniti stanno valutando il blocco totale del petrolio a Cuba
Gli Stati Uniti stanno considerando l’ipotesi di imporre un blocco totale sulle importazioni di petrolio verso Cuba. Lo riporta Politico.
La notizia di un possibile embargo petrolifero emerge mentre Washington, stando alle indiscrezioni, starebbe attivamente cercando esponenti del governo cubano disposti a contribuire al rovesciamento del presidente Miguel Díaz-Canel.
Il progetto è stato «auspicato da alcuni critici del regime cubano» all’interno dell’amministrazione del presidente Donald Trump e gode del sostegno del Segretario di Stato Marco Rubio, ha riportato venerdì Politico citando fonti anonime. Trump non avrebbe ancora deciso se dare il via libera al blocco, hanno precisato le stesse fonti.
La scorsa settimana Trump aveva già annunciato l’intenzione di interrompere qualsiasi spedizione di petrolio venezuelano diretto a Cuba, ma un blocco totale porrebbe l’isola in una «stretta asfissiante destinata a strangolare il regime», secondo le parole di una fonte.
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Cuba è soggetta a un embargo commerciale statunitense dagli anni Sessanta, ma l’isola non si trova di fronte alla concreta minaccia di un blocco navale americano dal 1962, quando il presidente John F. Kennedy impose una «quarantena» di 13 giorni per impedire l’arrivo di missili sovietici destinati alle forze armate cubane.
Dopo aver annunciato all’inizio di questo mese il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, Trump ha dichiarato che Cuba era «pronta a crollare». Il presidente statunitense ha invitato L’Avana a «raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi», senza specificare i termini di tale intesa. «Se fossi al governo all’Avana, sarei preoccupato», ha commentato il Segretario di Stato Marco Rubio alla NBC News il giorno successivo al sequestro di Maduro.
Il presidente Díaz-Canel ha respinto con fermezza le minacce di Trump, sottolineando che «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana» e che «nessuno può imporci le regole su cosa fare».
Come riportato da Renovatio 21, corre voce che l’amministrazione Trump starebbe lavorando per completare un’operazione di cambio di regime entro la fine dell’anno. Funzionari americani avrebbero organizzato incontri con esuli cubani e gruppi della società civile a Miami e Washington, con l’obiettivo di individuare un alto funzionario del governo dell’Avana disposto a «raggiungere un accordo».
Le fonti di Politico hanno confermato tale linea, affermando che la rimozione di Díaz-Canel è «al 100% un evento previsto per il 2026».
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Immagine di Utcursch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano
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Geopolitica
Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione
Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.
Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.
Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».
Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».
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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».
Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».
«E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».
Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».
«Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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