Geopolitica
Cuba potrebbe attaccare Guantanamo Bay
Cuba sarebbe in possesso di centinaia di droni militari e che potrebbe puntare gli Stati Uniti in un contesto di crescenti tensioni tra i due Paesi, ma il presidente cubano ha affermato che l’isola non rappresenta una minaccia e non ha «piani o intenzioni aggressive nei confronti» degli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato dalla testata Axios, la nazione insulare avrebbe acquisito più di 300 droni militari e recentemente avrebbe iniziato a discutere piani per utilizzarli per attaccare la base statunitense di Guantánamo Bay, le navi militari statunitensi e forse anche Key West.
La notizia giunge dopo che il direttore della CIA, John Ratcliffe, si è recato giovedì all’Avana e ha messo in guardia i funzionari governativi locali contro l’instaurarsi di ostilità.
Secondo Axios, Cuba sta acquistando questi droni da Russia e Iran. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha pubblicato una risposta sui social media, scrivendo che «senza una giustificazione legittima, il governo statunitense costruisce giorno dopo giorno un caso fraudolento per giustificare la guerra economica contro il popolo cubano e la successiva aggressione militare»
Tuttavia, lunedì mattina, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha dichiarato in un lungo post su X che i piani riportati sono inesistenti, sottolineando che Cuba non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti, né per «nessun altro Paese».
Las amenazas de agresión militar contra #Cuba de la mayor potencia del planeta son conocidas.
Ya la amenaza constituye un crimen internacional. De materializarse, provocará un baño de sangre de consecuencias incalculables, más el impacto destructivo para la paz y la estabilidad…
— Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) May 18, 2026
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«Le minacce di aggressione militare contro Cuba da parte della più grande potenza del pianeta sono ben note. Tale minaccia costituisce già un crimine internazionale. Se si concretizzasse, provocherebbe un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili, oltre a un impatto devastante sulla pace e la stabilità regionale. Cuba non rappresenta una minaccia, né nutre piani o intenzioni aggressive nei confronti di alcun Paese. Non li nutre nemmeno nei confronti degli Stati Uniti. Il governo statunitense ne è ben consapevole, in particolare le sue agenzie di difesa e sicurezza nazionale. Cuba, che sta già subendo un’aggressione multidimensionale da parte degli Stati Uniti, è un membro degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno il diritto assoluto e legittimo di difendersi da un attacco militare, che non può essere logicamente o onestamente utilizzato come pretesto per imporre una guerra al nobile popolo cubano».
Mentre i cittadini cubani affrontano condizioni sempre più disperate, una nave umanitaria con a bordo rifornimenti provenienti dai governi di Messico e Uruguay è arrivata lunedì all’Avana nel tentativo di alleviare la crescente crisi sull’isola.
Questi sviluppi si verificano mentre i cubani sull’isola protestano contro i blackout che colpiscono tutto il territorio. Dal blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti, la nazione insulare sta soffrendo: non è in grado di eseguire interventi chirurgici, tenere acceso il condizionatore o riscaldare il cibo.
La base di Guantánamo nasce nel 1898, quando gli USA intervengono nella guerra d’indipendenza di Cuba contro la Spagna. Con la vittoria, gli statunitensi occupano l’isola e nel 1901 impongono l’Emendamento Platt nella Costituzione cubana. Questa clausola concede agli USA il diritto di intervenire militarmente e di affittare terreni per basi navali.Nel 1903 viene firmato il trattato formale per la base di Guantánamo.
Nel 1934 un nuovo accordo stabilisce che il contratto d’affitto può essere revocato solo con il consenso di entrambi i Paesi o se gli USA abbandonano l’area. Dal 1959 il governo di Fidel Castro considera l’occupazione illegale e rifiuta di incassare gli assegni d’affitto annuali di circa 4.000 dollari, ma gli USA restano in virtù del principio di perpetuità di quel vecchio trattato.
Attualmente la base di Guantánamo (complessivamente estesa per circa 120 chilometri quadrati) rappresenta la più antica installazione militare d’oltremare degli Stati Uniti. Funge da centro logistico strategico per la Marina Militare nel Mar dei Caraibi, supportando le operazioni di contrasto al narcotraffico e le missioni di soccorso umanitario nella regione.
Al contempo, la base ora contiene il famigerato centro di detenzione militare, aperto nel 2002, è ancora attivo ma quasi vuoto. Attualmente ospita solo 15 detenuti ad alto rischio (tra cui presunti ideatori degli attentati dell’11 settembre), molti dei quali si trovano in un limbo legale da oltre vent’anni senza aver subito un regolare processo.
La base include il Migrant Operations Center (MOC). A partire dal 2025, sotto la seconda amministrazione Trump, l’area è stata significativamente ampliata e impiegata per detenere e processare temporaneamente centinaia di migranti irregolari (soprattutto individui intercettati in mare o trasferiti dal suolo statunitense dall’agenzia ICE) in attesa di espulsione.
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Geopolitica
L’intera rete elettrica cubana collassa mentre il nipote di Castro cerca colloqui con Trump
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Geopolitica
L’ONU avverte di una nuova crisi bellica in Sudan
Il 3 luglio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha avvertito che la più grande crisi umanitaria al mondo potrebbe aggravarsi ulteriormente. Nuove linee di battaglia si stanno delineando intorno alla città di El Obeid, nel Sudan nord-occidentale, per una possibile ripetizione del genocidio e della pulizia etnica di El Fasher, avvenuti in ottobre. Intervenendo al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, Türk ha dichiarato: «Un’altra catastrofe per i diritti umani si sta consumando in Sudan. È un allarme rosso che deve arrivare sulle scrivanie dei Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo».
Forze delle Forze Armate Sudanesi (SAF) e delle Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare, stanno convergendo su El Obeid, una città di circa mezzo milione di abitanti e capitale dello stato del Nord Kordofan. I residenti locali segnalano già l’utilizzo di decine di droni per attaccare le infrastrutture, le scuole e persino le stazioni di servizio della città. Questi attacchi con droni hanno già ucciso almeno 20 residenti e ne hanno feriti oltre 40.
Sebbene nessuna delle parti coinvolte nel conflitto sia innocente, le Forze di Supporto Rapido (RSF) sono tristemente note per i loro attacchi sistematici contro i civili e per il deliberato accanimento contro i bambini. Le RSF sono sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), ma i veri mandanti sono a Londra. Il piano geopolitico britannico è quello di permettere che le atrocità continuino al fine di ridurre il Sudan a un’appendice coloniale.
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Un rapporto di Amnesty International del 1° luglio documenta in dettaglio gli omicidi, gli stupri, la riduzione in schiavitù e gli altri crimini contro l’umanità subiti dalla popolazione locale. Le cifre esatte non sono note, ma almeno 270.000 persone sono state uccise da violenze, fame e malattie.
Almeno 13 milioni di persone sono state sfollate, di cui 4 milioni hanno lasciato il paese. Si stima che 33,7 milioni di persone dipendano dagli aiuti umanitari e che 5 milioni vivano in condizioni di emergenza o di carestia.
Tredici milioni di bambini non hanno accesso alle aule scolastiche, poiché il 55% degli istituti è chiuso o distrutto.
Come riportato da Renovatio 21, a febbraio la missione ONU aveva detto in un rapporto che le azioni RSF durante l’assedio e la cattura della capitale del Darfur settentrionale, Al Fashir, mostrano «i segni distintivi del genocidio».
Come riportato da Renovatio 21, il comandante RSF, Mohamed Hamdan Dagalo, nel settembre 2025 ha prestato giuramento come capo di un governo rivale del Sudan.
Come riportato da Renovatio 21, la RSF aveva annunciato un «governo di pace e unità» parallelo ancora lo scorso febbraio.
Le stragi nel Paese non si contano. Due mesi fa si era consumato un orribile massacro a seguito di un attacco aereo ad un mercato. Settimane fa c’era stato un attacco ad un ospedale.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2024 le fazioni rivali sudanesi avevano interrotto i negoziati.
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Il conflitto ha casato già 15 mila morti e 33 mila feriti. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione umanitaria in Sudan come una delle crisi più gravi al mondo. Mesi fa la direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Cindy McCain, aveva avvertito che la guerra di 11 mesi «rischia di innescare la più grande crisi alimentare del mondo».
Gli USA sono stati accusati l’estate scorsa di aver sabotato gli sforzi dell’Egitto per portare la pace in Sudan.
Le tensioni in Sudan hanno portato perfino all’attacco all’ambasciata saudita a Karthoum, mentre l’OMS ha parlato di «enorme rischio biologico» riguardo ad un attacco ad un biolaboratorio sudanese.
Come riportato da Renovatio 21, il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader de facto e capo dell’esercito della nazione africana dilaniata dalla guerra, mesi fa è stato oggetto di un tentato assassinio via drone.
Il Paese è stato svuotato dei suoi seminaristi.
La Russia nel frattempo fa ha annunziato l’apertura di una base navale in Sudan.
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Geopolitica
Missili e droni su Kiev
#UPDATE 🇷🇺🇺🇦 Part 2 Residents in Kyiv report that secondary detonations are still ongoing following a Russian missile strike on what’s believed to be an air defense ammunition + production facilitiy. Administrative officials have canceled work in the district and asked people… https://t.co/GjvbaWsVeu pic.twitter.com/bbtqX9r2yR
— Heyman_101 (@SU_57R) July 6, 2026
🇷🇺🇺🇦🚨‼️ CRAZY FOOTAGE: Russia hit a missile storage facility. I’d guess it’s air defense missiles, and they fly around Kiev as secondary detonations. Insane footage. pic.twitter.com/bDhZ0pSc3L
— Lord Bebo (@MyLordBebo) July 6, 2026
Kiev Belediye Başkanı Vitali Kliçko, Ukrayna başkentine gece düzenlenen saldırıları Rusya-Ukrayna çatışmasının başlangıcından bu yana en büyük saldırılar bütünü olarak nitelendirdi. Bu yöndeki açıklamasını Telegram kanalında yaptı. Türkiye’ye gösterilen ise “Rusya’da oluşan… pic.twitter.com/YQCvhaSN9s
— Cem Kıran (@NARIKMEC) July 6, 2026
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