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Uscite le prime pagine del manifesto della stragista transessuale

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Le prime tre pagine del manifesto della stragista transgender Audrey Hale sono trapelate alla stampa, a seguito di un attacco del 27 marzo che ha massacrato tre bambini di 9 anni e tre adulti alla scuola presbiteriana Covenant di Nashville (Tennessee), pochi giorni prima del «Giorno della Vendetta Trans» che era stato previsto per lo scorso 1° aprile. La donna fu uccisa dalla polizia arrivata sul posto. Un agente neutralizzò la Hale mentre continuava ad aprire il fuoco al secondo piano dell’edificio.

 

Fonti della polizia hanno detto al canale televisivo Fox 17 che i documenti sarebbero autentici e Freddie O’Connell, il nuovo sindaco di Nashville, si è detto «preoccupato» e ha chiesto al principale procuratore della città di avviare un’indagine sulle foto trapelate. I genitori di Hale hanno detto di non averli mai visti prima e di non sapere se fossero reali.

 

Il manifesto, che un funzionario aveva descritto come «astronomicamente pericoloso», doveva essere originariamente pubblicato a maggio, finché il Dipartimento di Polizia di Nashville (MNPD) non ha invertito la rotta dicendo che sarebbe stato pubblicato «presto».

 

Una settimana dopo l’inizio dell’ostruzionismo, la National Police Association (NPA) si è unita al governo metropolitano di Nashville e alla contea di Davidson nel fare causa per tutti i documenti relativi alla sparatoria del 27 marzo alla Covenant School, che era peraltro la scuola frequentata dalla stragista.

 

Clata Renee Brewer, residente nel Tennessee, che lavora con l’NPA, aveva intentato una causa il 5 maggio. Si tratta di almeno la seconda causa intentata per la sparatoria.

 

 

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L’FBI ha anche negato una richiesta per il manifesto di Hale, dicendo alla testata americana Epoch Times che il Codice degli Stati Uniti esenta dalla divulgazione «documenti o informazioni compilati per documenti o informazioni delle forze dell’ordine… ci si potrebbe ragionevolmente aspettare che interferiscano con i procedimenti di applicazione». Non è chiaro a cosa potrebbero riferirsi i procedimenti di esecuzione, poiché la principale sospettata, Audrey Elizabeth Hale, è morta sulla scena dell’attacco.

 

Nelle prime tre pagine trapelate al giornalista Stephen Crowder, è possibile leggere un odio di natura quasi razziale da parte della Hale.

 

«Oggi è il giorno. Il giorno è finalmente arrivato» scrive il 27 marzo, in una pagina titolata «Death Day», cioè «il giorno della morte».

 

«Non posso credere sia arrivato. Non so come ho fatto ad arrivare fin qui, ma sono qui. Sono un po’ nervosa, ma anche eccitata, sono stata eccitata per le ultime due settimane».

 

 

Quindi una riga che ha dato da pensare molti, e dato da rabbrividire: «Ci sono state diverse volte in cui avrei potuto essere beccata, specialmente nell’estate 2021». La ragazza ci aveva già provato? L’FBI non ha rilasciato il diario, perché avrebbe provato che la stragista era già entrata nel radar? Il trans-terrorismo confligge con la missione del Bureau di perseguire come domestic terrorists sostenitori MAGA e cattolici tradizionalisti?

 

«Niente di tutto questo ha importanza ora. Sono solo a 7 minuti di distanza. Non ci credo che lo sto facendo, ma sono pronta… Spero che le mie vittime non lo siano»

 

«La mia unica paura è che qualcosa vada storto. Farò del mio meglio per prevenire cose di questo tipo. (Dio fa’ che la mia rabbia prenda il sopravvento sulla mia ansia)».

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«Potrebbe durare 10 minuti al massimo. Potrebbe essere 3-7. Sarà rapido. Spero di avere un alto conteggio dei morti».

 

La pagina termina con la scritta, sottolineata, «Pronta a morire haha». In calce la firma, che pare essere Aiden, il nome transessuale che si era scelto la ragazza.

 

Altrove nel documento, è stato notato, si firma Audrey, il suo nome di battesimo, come nella pagina datata 2 marzo.

 

«Uccidi quei bambini!!!» scrive la stragista. «Quei crackers». «Cracker» è una parola di sapore dispregiativa dello slang americano usata per definire le persone con la pelle bianca. Questo particolare ha fatto dire a molti che la strage potrebbe avere una motivazione razziale.

 

 

La pagina è piena di odio nei confronti dei bambini che «vanno in scuole private eleganti, con quei pantaloni e zainetti sportivi eleganti, con le Mustang e decapottabili dei loro papini».

 

«Vaffanculo piccole merde. Spero di sparare ai vostri culi e cazzi deboli con i vostri capelli mocio di colore giallo Voglio uccidervi tutti piccoli bianchi!!!».

 

«Gruppo di piccoli froci, con i vostri privilegi da bianchi, Vaffanculo froci!»

 

La terza pagina trapelata è uno schema temporale dettagliato del «Death Day». Si parla anche di un «video finale» di 10 minuti che non risulta essere stato trovato.

 

La pianificazione, molto fitta, prevede voci interessanti, come la levata alle 6:30 messa come «desiderata», un richiamo non comprensibile ai «pelouche e cose che possiedo».

 

Da notare la parola «home», cioè casa, iscritta in un cuoricino tipico dei segni grafici dell’adolescenza femminile.

 

 

Le tempistiche non sembrano collimare con quelle della strage, e potrebbe trattarsi di uno dei numerosi schemi elaborati dall’assassina.

 

La pagina si conclude con un inquietante «Time 2 die», cioè «Tempo di morire», e la firma XXX, come usano fare le ragazzine nei diari e nei bigliettini, magari dopo un T.V.U.M.D.B.

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La sinistra americana ha subito detto che la sparatoria non sarebbe avvenuta se il Tennessee non avesse approvato leggi contro gli interventi chirurgici basati sul genere e i trattamenti ormonali per i minori.

 

Pochi giorni dopo i Campidogli di vari Stati dell’Unione hanno visto potenti proteste da parte degli attivisti trans. In particolare, al Campidoglio dello Stato della strage, in Tennessee, la protesta ha cominciato a fare il numero 7 con le dita, di modo da significare che l’assassina transessuale era la «7ª vittima» della strage. Avete capito bene: un’assassina di massa che entra in una scuola e uccide dei bambini piccoli è «una vittima».

 

Di fatto, pochi istanti dopo la pubblicazione da parte di Crowder, la censura si è abbattuta sui social. Facebook ha cancellato i contenuti, e anche Twitter ha cominciato ad etichettare le immagini del manifesto come «contenuto sensibile». Episodi di censura sarebbero stati registrati anche sul popolare forum Reddit.

 

 

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Crowder non ha rivelato come sia arrivato al manifesto, anche se il collega commentatore conservatore Alex Jones ha lasciato intendere ieri che il «governo locale» aveva fatto trapelare le pagine. Va ricordato che le autorità, la scorsa primavera, avevano annunciato che il manifesto sarebbe stato pubblicato a maggio. Poi, senza dare troppe spiegazioni, l’FBI decise di non rendere pubblico nulla.

 

Il giornalista investigativo Phil Williams ha definito la selezione delle pagine trapelate come «estremamente fuorviante», citando fonti che sosterrebbero che la Hale «odiava tutti». Crowder ha respinto la sfida con un appello a «pubblicare tutta quella dannata cosa allora!» Per qualche ragione, stampa e forze dell’ordine rifiutano l’idea, indicando che si tratta di materiale sensibile che appartiene all’investigazione – in pratica, invitano a guardare il dito invece che la luna. Il New York Times sembra stia preparando un hit piece, un articolo di killeraggio reputazionale, su Crowder.

 

In rete vi sono già diverse voci che giustificano l’eccidio.

 

Come riportato da Renovatio 21, molto significativamente la Hale poco prima del massacro aveva sparato alla vetrata della chiesa della scuola che raffigurava Adamo, il primo uomo.

 

Se le prime pagine del manifesto trans-stragista sono uscite, c’è da pensare che non usciranno invece i nomi dei farmaci che assumeva la ragazza. Primo fra tutti, andrebbe discusso il testosterone sintetico, che seconda la famosa aneddotica della roid rage potrebbe trasformare le personalità in senso aggressivo. Ma al di là degli steroidi, sarebbe rilevante capire quali droghe psichiatriche fossero state prescritte all’assassina.

 

È praticamente certo che ad un qualche punto della sua storia la ragazza fosse stata vista da psichiatri per il suo umore. Quindi ci chiediamo: è possibile che fosse sotto psicofarmaci SSRI, di quelli che, da bugiardino, potrebbero aumentare le idee suicidarie? A pensarci bene, l’intero suo quaderno sembra un lungo, dettaglioso piano di suicidio («Pronta a morire», «Tempo di morire»), un vero «suicide by cop», come chiamano gli americani quando una persona per morire cerca di farsi sparare da un poliziotto.

 

Tuttavia, ciò che il black box warning dei farmaci SSRI – cioè l’avvertimento evidenziato nel bugiardino – non rivela è che tale effetto paradosso (prendi la sertralina per stare meglio, ti ritrovi a progettare il suicidio) potrebbe non includere solo la propria morte, ma, in una torsione totale della mente e della morale, quella di altre persone (specie se innocenti, specie se care: pensate alle stragi in famiglia, dove vi è praticamente sempre lo psicofarmaco di mezzo), come in una prospettiva pantoclastica, apocalittica, di distruzione finale di ogni cosa: è il «Death Day» programmato nel diario-manifesto della Hale.

 

Al di là delle considerazioni eziologiche, è il fatto sociale a preoccupare: il transessualismo e la sua ideologia estrema non riescono ad essere stigmatizzate nemmeno ora, quando indizi aberranti possono portare a interrogarsi sulla sua portata, e sulla sua vera natura.

 

All’epoca della strage qualche commentatore americano la ha buttata là come provocazione sui social media: c’è un nuovo gruppo demografico da identificare come ceto in rapida crescita di tiratori di massa pro capite: la comunità transgender. «La demografia pro capite di sparatori di massa in più rapida crescita nella storia umana è la comunità trans» aveva scritto un utente su Twitter.

 

I numeri dei casi recenti non mentono: il tiratore di Colorado Springs si identificava come «non binario». Il tiratore di Denver si identificava come trans. Il tiratore di Aberdeen si identificava come trans. L’assassino di Nashville si identificava come trans. «Una cosa è MOLTO chiara: il moderno movimento trans sta trasformando gli attivisti in terroristi» aveva scritto su Twitter Benny Johnson.

 

Cercando di tirare le somme: la transessualizzazione della società in corso deve passare attraverso sparatorie di massa? Oltre che per la chirurgia amputatrice e gli ormoni dei bambini deve passare anche per la loro strage?

 

Il tutto senza che si possa nemmeno parlare del fenomeno?

 

Roberto Dal Bosco

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Candidato democratico gay fa anche il modello sadomaso

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Chris Gallant, candidato democratico al Congresso, ha posato come modello per un rivenditore di articoli BDSM mentre prestava servizio nelle Forze armate statunitensi; alcune fotografie lo ritraggono mentre ha rapporti sessuali con un altro uomo. Lo riporta il New York Post.   Gallant, apertamente gay e in corsa nel primo distretto congressuale di Nuova York contro il repubblicano uscente Nick LaLota, compare in scatti realizzati per il negozio fetish «Mr. S Leather» di San Francisco, con collari, cinghie, neoprene e attrezzature da bondage, scrive il tabloide neoeboraceno.   Secondo il NYP le immagini erano sul sito dell’azienda tra il 2011 e il 2020; alcune lo mostravano completamente nudo e impegnato in un rapporto sessuale con un altro uomo. Il periodo coincide con il servizio di Gallant nella Guardia Nazionale dell’Esercito.  

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Le foto non sono più visibili sul sito, precisa il NY Post, ma l’avvocato di Gallant, Sara Azari, ne ha confermato l’autenticità, spiegando che erano state scattate durante una «sessione fotografica privata e consensuale» con il suo allora compagno, e che Gallant era amico del proprietario di Mr. S Leather e aveva acconsentito all’uso di alcune immagini selezionate per i prodotti dell’azienda. L’avvocato ha aggiunto che in seguito Gallant aveva chiesto la rimozione delle fotografie quando iniziò a valutare una candidatura pubblica, e «Mr. S Leather» aveva acconsentito. Alcune immagini comparvero poi su siti di pornografia gay non affiliati, utilizzo che, secondo l’avvocato, il Gallant non aveva originariamente autorizzato.   L’avvocato ha poi sottolineato che il Gallante «non permetterà che fotografie relative a una relazione o a un impiego passati vengano distorte e strumentalizzate a fini politici o utilizzate per distrarre gli elettori dalle questioni importanti». Il Gallante, 37 anni, ha vinto le primarie democratiche a giugno con circa il 63% dei voti. Lo staff lo presenta come pilota di elicotteri, ex controllore del traffico aereo dell’ente aereonautico statunitense FAA e vigile del fuoco volontario.   Il Gallanto sostiene di essere apertamente gay nell’esercito da poco dopo l’abrogazione della politica «Don’t Ask, Don’t Tell» nel 2011, la legge federale introdotta dal presidente Bill Clinton per cui i superiori non potevano chiedere ai soldati il loro orientamento sessuale e i militari omosessuali e bisessuali potevano prestare servizio solo se mantenevano il massimo riserbo sulla propria vita privata.   Una controversia analoga si verificò in Virginia nel 2023, quando emersero i live streaming di atti sessuali della candidata democratica alla Camera dei Rappresentanti statale Susanna Gibson con il marito su Chaturbate, con richiesta di pagamenti per prestazioni specifiche. I rivali repubblicani inviarono poi agli elettori volantini sigillati contrassegnati come «contenuto esplicito» e «solo per maggiorenni», con screenshot e citazioni dai video.   Pazzescamente, il New York Times parlò di «leak di sex tape», come se fossero stati rubati dal telefonino della candidata, quando invece è chiaro che si trattava di video pubblici trasmessi in diretta pure con compensi. Parimenti incredibili fu la dichiarazione della stessa avvenente candidata che denunziò un’«invasione della mia privacy».   La notizia può terrificante è, tuttavia, che la Gibsona perse di stretta misura.

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Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si scoperse che un consigliere comunale «transdonna bisessuale» della città di Lynwood, nello Stato americano di Washington, aveva un account OnlyFans, oscena piattaforma nota per consentire agli utenti «creatori» la distribuzione di materiale autopornografico. Si discusse quindi della rimozione del seggio.   Per anni gli esponenti del Partito Democratico USA hanno avanzato l’agenda omotransessualista con lo slogan «fuori dalla camera da letto», sostenendo che non ci si dovrebbe interessarsi della vita sessuale dei cittadini: tuttavia, a quanto sembra, sono proprio gli stessi membri del Partito ad invitare il pubblico nella loro sfera sessuale per mezzo della pornografia.   Nella bizzarria a questo Renovatio 21 ricorda, al di fuori della sfera dell’erotico ed entrando in quella correlata del tanatico, anche il fenomeno, molto democratico ed americano, dei candidati alle elezioni morti che vengono pure eletti.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine Tom Morris via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
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L’app di incontri gay Grindr rischia un risarcimento milionario per la diffusione di dati sull’HIV

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Grindr, l’app di incontri LGBTQ statunitense, ha raggiunto un accordo multimilionario in una causa intentata in Gran Bretagna, in cui veniva accusata di aver condiviso le informazioni private degli utenti, incluso il loro stato sierologico (HIV), con società pubblicitarie senza il loro consenso.

 

L’intesa da 26 milioni di sterline (30,1 milioni di euro) copre le richieste di risarcimento presentate da circa 12.000 utenti in merito alla gestione dei dati personali da parte dell’azienda prima dell’inizio del 2020. Grindr contesta le accuse.

 

«L’accordo non prevede alcuna constatazione o ammissione di responsabilità», ha dichiarato Grindr in un documento depositato presso le autorità di regolamentazione statunitensi alla fine della scorsa settimana. Ciononostante ha riconosciuto «il disagio e la perdita di fiducia» espressi da alcuni utenti.

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L’azione legale è stata avviata nell’aprile del 2024 dallo studio legale Austen Hays presso l’Alta Corte di Inghilterra e Galles. Secondo lo studio, le informazioni presumibilmente divulgate includevano anche le date dei test HIV e l’eventuale assunzione di farmaci per prevenire l’infezione da parte degli utenti. È stato concesso l’anonimato per proteggere coloro che hanno intentato la causa.

 

In base all’accordo raggiunto il 2 settembre, Grindr pagherà 13 milioni di sterline entro la fine di quest’anno e altri 13 milioni di sterline entro il 31 marzo 2027. Gli importi dei singoli risarcimenti non sono stati specificati e le spese legali e assicurative saranno detratte secondo i termini pubblicati da Austen Hays.

 

Fondata nel 2009, Grindr era di proprietà del gruppo cinese di videogiochi Beijing Kunlun Tech durante il periodo coperto dalle denuncebritanniche. È stata venduta nel 2020 dopo che le autorità statunitensi avevano espresso preoccupazioni circa la possibilità che il governo cinese potesse accedere alle informazioni personali degli utenti americani. L’azienda ha dichiarato di aver successivamente rivisto il proprio programma per la tutela della privacy.

 

Nel 2018 alcuni ricercatori norvegesi hanno scoperto che Grindr aveva condiviso lo stato sierologico degli utenti con due società di analisi dati. Grindr ha quindi annunciato che avrebbe interrotto tale pratica.

 

In un caso separato, l’autorità norvegese per la protezione dei dati ha multato Grindr di 65 milioni di corone norvegesi (7 milioni di dollari) nel 2021 per aver condiviso informazioni personali a fini pubblicitari senza un valido consenso. Una corte d’appello ha confermato la sanzione nell’ottobre 2025.

 

Secondo il Consiglio norvegese dei consumatori, il tribunale ha inoltre ritenuto fuorviante l’assicurazione fornita da Grindr di non vendere i dati personali degli utenti a terzi per scopi pubblicitari.

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Come riportato da Renovatio 21, ancora anni fa l’app era stata criticava per un dato di profilo speciale: la presenza dell’HIV. All’altezza del 2018, Grindr indicava perfino se l’utente fosse sieropositivo o meno: la feature venne ritirata, perché i giornali sinceri e democratici rabbrividirono per mancanza di privacy sanitaria (cosa che adesso fa ridere…), senza capire che probabilmente dietro a questa nuova spunta poteva schiudersi il mondo dei bugchasers e dei giftgivers, coloro che volontariamente contagiano o si fanno contagiare con l’HIV.

 

Da Grindr deriva Tinder, la app di incontri usata dagli eterosessuali: anche quella è sicuramente stata causa di migliaia di disastri famigliari, perché può esporre la doppia vita di «cacciatore» di appuntamenti di un coniuge. Tuttavia Tinder, nonostante la disperazione che produce la promiscuità della hook-up culture («cultura del rimorchio») che ha generato, non è stato in grado di impensierire i servizi di Intelligence USA. Grindr, invece, sì.

 

L’importanza di Grindr va molto al di là degli incontri omofiliaci. Il mondo dei servizi insegna che sono quattro le leve da utilizzare per far fare a qualcuno qualcosa – come ad esempio tradire il proprio Paese: soldi, ideologia, ego, compromesso.

 

Grindr è potenzialmente un fornitore infinito di compromessi: quante persone possiamo beccare e ricattare? Quante possiamo avvicinare con una honey trap («trappola del miele») dove avvenenti agenti organizzano un accoppiamento per poi filmare tutto o bruciare il bersaglio gay non-dichiarato?

 

La possibilità che i suoi dati fossero usati per fini di ricatto verso migliaia (milioni…) di persone con lavori sensibili per il governo spinse Trump, allora presidente al primo mandato, a chiedere ai cinesi, che l’avevano comprata, di averla indietro. I cinesi, incredibilmente, obbedirono, ma non è chiaro se possano essersi sbarazzati dei dati.

 

Ad ogni modo la cosa incredibile è che i cinesi accettarono l’ordine di Trump. Il gruppo Kunlun cercò un compratore per liberarsi dell’applicazione. Nel marzo 2020, Kunlun annunciò che avrebbe venduto la sua quota del 98,59% in Grindr alla San Vicente Acquisition LLC con sede negli Stati Uniti per 608,5 milioni di dollari. Il lead investor, Raymond Zage, viene dall’Illinois ma ha base ora a Singapore – un luogo dove gli interessi della Cina Popolare non sono sconosciuti.

 

È degno di nota, tuttavia, ricordare che vi fu un’offerta italiana per comprare Grindr. Ad offrire la non comune cifra di 206 milioni fu la software house milanese Bending Spoons, l’azienda scelta dal governo per l’app di tracciamento dei cittadini ai tempi del Coronavirus, la celeberrima «Immuni».

 

La startup risultava partecipata dalla holding H14 (che fa capo a Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi) e Nuo Capital, che è un fondo guidato da un ex top manager di Banca Imi, ma, si lesse sui giornali, «con capitale asiatico».

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L’app Grindr rappresenta una vecchia conoscenza dei lettori di Renovatio 21.

Oramai un lustro fa le cronache italiane riportarono che Grindr era stata usata nell’organizzazione del festino gay che incastrò in uno scandalo l’uomo internet di Matteo Salvini, che all’epoca disponeva di questa macchina social, invincibile ed invidiata, chiamata «la Bestia».

 

Come riportato da Renovatio 21. C’è uno Stato, una società che potrebbe essere stata ricattata, sputtanata, manipolata verso scelte fatali (di ampio respiro storico) proprio tramite il vizietto di chi utilizza l’app.

 

Su Grindr si dice che siano presenti quantità massive di sacerdoti. Il fatto è tornato alla ribalta di recente con il caso di un sacerdote USA, noto per le posizioni intransigenti verso lo sdoganamento cattolico di Sodoma, beccato sulla piattaforma. Ma anche in Italia sarebbero stati trovati consacrati di un certo spessore. Di uno in particolare, scriveva il Giornale, che raccoglieva il sussurro di Dagospia: «nella sua seconda vita si dava alle droghe (ecstasy, ma anche crack, Ghb e chetamina) e alla conquista di amanti (rigorosamente di sesso maschile) su Grindr». Una storia con parole che sembrano riemergere anche ora. L’uso intensivo della app di incontri gay da parte perfino dei seminaristi è raccontato da un libro del sociologo Marco Marzano, La casta dei casti.

 

Renovatio 21 ha ipotizzato che parte del rapporto tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese (che, al contrario, ha definitivamente bloccato le app di incontro omofile, sbocciata negli accordi sino-vaticani, potrebbe essere dovuta al kompromat da Grindr che i comunisti cinesi detengono su tanti consacrati segretamente omosessuali.

 

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Immagine di Ivan Radic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

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I trans stravincono pure i tornei femminili di golf

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Due atleti transgender vincono i tornei femminili di golf in Canada, facendo scoppiare la polemica nella provincia dell’Alberta. Lo riporta LifeSite.   Due transessuali stanno dominando i tornei di golf femminili canadesi, vincendo il Fort McMurray Club Championship e il Miskanaw Ladies Open 2026 e conquistando i titoli BC Mid-Amateur e Mid-Master in un solo giorno a giugno e un altro titolo ad agosto.   Women & Girls Alberta, un’organizzazione che si batte per i diritti delle donne basati sul sesso, ha condannato la decisione in un post su Facebook il 21 agosto e ha chiesto che il primo premio venga riassegnato alla «donna con il punteggio migliore».   «Women and Girls Alberta vorrebbe che il direttore generale e il capo professionista del Fort McMurray Golf Club spiegassero come sia possibile che un uomo partecipi e vinca il Campionato femminile del club?», ha scritto il gruppo. «Tutti sanno che gli uomini hanno un indiscutibile vantaggio fisico sulle donne… Si è pensato minimamente a come si sentono le donne a dover competere contro un uomo in una gara femminile?»

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In Alberta, la presenza di giocatori transgender che scalzano le donne dai tabelloni segnapunti ha scatenato un dibattito su una legislazione contrastante. Il disegno di legge C-16 del governo federale, approvato nel 2017, ha aggiunto «identità o espressione di genere» alla Legge canadese sui diritti umani come motivo di discriminazione vietato.   La legge dell’Alberta sull’equità e la sicurezza nello sport (Bill 29), tuttavia, stabilisce che le scuole, le leghe sportive provinciali e altre istituzioni debbano limitare la partecipazione agli sport femminili alle sole donne.   Fox News ha fatto notare che uno di questi trans, detto Veronica Ivy, «dominava il ciclismo femminile in Gran Bretagna» e non si scusa per aver sconfitto le sue avversarie. «Ai bigotti: continuate a essere arrabbiati e trovatevi un hobby migliore», ha scritto. «Siete profondamente malati e ossessionati dal molestare uno sconosciuto. Non mi farete smettere di esistere e di avere successo. Mi fate davvero pena. Avete la mia compassione.» Nessuno vuole che Ivy «smetta di esistere», ovviamente. Vogliono che smetta di giocare contro le donne.   Nel febbraio del 2025, il trans aveva annunziato su Instagram che sarebbe «tornato a giocare a golf a livello agonistico, lo sport con cui sono cresciuto fin da quando avevo 3 anni».   Come riportato da Renovatio 21, a Veronica Ivy l’anno passato è stato assegnato il trofeo del campionato di golf femminile a Victoria, nella provincia canadese del British Columbia.   Precedentemente nota come Rachel McKinnon, l’Ivy aveva guadagnato notorietà come il primo transgender a vincere un campionato mondiale di ciclismo su pista, assicurandosi il campionato mondiale UCI Women’s Masters Track nella fascia di età femminile 35-44 nel 2018 e difendendo il titolo nel 2019.   Non solo: nell’ottobre 2019 aveva stabilito anche un record mondiale nei 200 metri piani per le donne di età compresa tra 34 e 39 anni.   Nonostante la legge 29, sembra che i due transgenderri stiano giocando nel rispetto delle regole stabilite da Alberta Golf, l’organizzazione provinciale che governa il golf. Secondo la politica ufficiale dell’organizzazione: «Per le persone che hanno subito un intervento di riassegnazione di genere dopo la pubertà, si applicano le seguenti linee guida: I. Le persone transgender da uomo a donna, per competere come donne, devono presentare una documentazione medica che attesti che il processo di riassegnazione di genere è in corso da almeno un anno».   Secondo il transessuale Veronica Ivy, le sue avversarie dovranno semplicemente migliorare le proprie prestazioni. «Vedono solo che ho vinto qualche gara, senza verificare a che livello si trattasse», ha dichiarato Ivy a OutSports il mese scorso. «Sono passato dal gareggiare nel ciclismo su pista a livello mondiale, pur non essendo mai entrato nella nazionale o alle Olimpiadi, a competere per i titoli provinciali di categoria. Non sono ancora entrato nella top 10 del campionato nazionale canadese dilettanti. Cerco solo di dare il massimo, di essere un buon atleta. I transfobici sono patetici».

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Studi scientifici hanno ripetutamente confermato che gli uomini hanno un vantaggio considerevole rispetto alle donne nello sport e nell’atletica. Una recente ricerca pubblicato su Sports Medicine ha scoperto che un anno di farmaci ormonali «transgender» provoca «cambiamenti molto modesti» nei vantaggi intrinseci della forza negli uomini.   Secondo il sito SheWon.org, i transessuali avrebbero vinto centinaia di titoli negli sport femminili. La pagine web mostra centinaia di nomi di atlete superate in gara da transessuali in ben 29 discipline sportive: ci sono ciclismoatleticasollevamento pesinuoto, canottaggio, corsa campestre, golf, sci alpino, sci nordico, skateboard, surf, biliardo, perfino il poker.   Oltre all’ovvio vantaggio che un maschio biologico ha chiaramente sulle donne in sport come il nuoto o il sollevamento pesi, i principali esperti medici concordano sul fatto che gli atleti transgender hanno un vantaggio ingiusto rispetto alle donne biologiche anche dopo essersi sottoposti a una terapia di soppressione del testosterone.   Come riportato da Renovatio 21, il transessualismo sta divenendo un problema in quantità impressionanti di discipline praticate dalle donne: abbiamo visto casi per il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket…   SOSTIENI RENOVATIO 21
   
 
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