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Professore universitario 50enne gareggia con nuotatrici adolescenti
Un uomo di 50 anni è stato recentemente autorizzato a competere in una gara di nuoto destinata a ragazze adolescenti appena a nord di Toronto, generando un allarme tra i genitori che gli organizzatori finora hanno mostrato poco interesse a risolvere.
Il sito di informazione Rebel News ha riferito che durante la gara di nuoto Fall Classic del Richmond Hill Aquatic Center del 20 ottobre, uno dei 10 concorrenti in una delle gare, «Melody Wiseheart», era in realtà un 50enne professore dell’Università di York. Tutti gli altri partecipanti avevano 13-14 anni.
Gli organizzatori dell’evento inizialmente avevano negato che l’uomo avesse partecipato all’evento finché non è stato mostrato loro il suo nome su una copia del loro programma. Alla fine hanno ceduto, ha riferito David Menzies di Rebel News, «ma non volevano entrare in un dibattito su genere ed età». Secondo quanto riferito, i rappresentanti degli organi governativi Swimming Canada e Swimming Toronto erano «troppo occupati» per rispondere alle domande sull’incidente.
«Volevamo sapere se Nicholas poteva usare lo spogliatoio femminile e il bagno», ha scritto Menzies. «In particolare, nessuno dei genitori preoccupati ha voluto presentarsi davanti alla telecamera con le proprie giustificate lamentele. Ciò è senza dubbio dovuto alla nostra realtà prevalente cancel culture».
Swimming Canada ha rilasciato una dichiarazione alla testata True North, in cui affermava che l’uomo era stato in una «categoria aperta» senza limiti di età, anche se ha ammesso che «sembra certamente un’anomalia» dato che tutti gli altri partecipanti all’evento generale avevano 17 anni o meno.
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Un annuncio pubblicitario e sulla pagina dell’evento del Richmond Hill Aquatic Club presenta una società di fotografia che offre «immagini professionali di tuo figlio», lasciando presumere che l’evento fosse riservato a minorenni, riporta il sito pro-life canadese LifeSiteNews.
L’inclusione obbligatoria di individui con confusione di genere negli sport di sesso opposto è promossa come una questione di «inclusività», ma i critici notano che assecondare gli atleti transgender mina in primo luogo la base razionale originale per praticare atletica specificatamente per sesso, privando così le donne. atleti di riconoscimento e opportunità professionali o accademiche.
Negli ultimi anni ci sono stati numerosi esempi di alto profilo di uomini che hanno vinto gare femminili, e la ricerca afferma che la fisiologia conferisce agli uomini distinti vantaggi atletici che non possono essere completamente annullati dalla soppressione ormonale.
In un paper del 2019 pubblicato dal Journal of Medical Ethics, i ricercatori neozelandesi hanno scoperto che «i giovani uomini sani non perdono una significativa massa muscolare (o potenza) quando i loro livelli circolanti di testosterone sono ridotti al di sotto delle linee guida del Comitato Olimpico Internazionale» e gli «effetti indiretti del testosterone» su fattori quali la struttura ossea, il volume polmonare e le dimensioni del cuore «non saranno alterati dalla terapia ormonale»; pertanto, «il vantaggio concesso alle donne trans [uomini biologici] dalle linee guida [del Comitato Olimpico Internazionale] è un’ingiustizia intollerabile».
Di recente la federazione mondiale del nuoto così come la Federazione Mondiale di Atletica leggera (IAFF) avevano stabilito che non possono accedere alle gare femminili individui che hanno passato la pubertà come maschi.
Come scritto da Renovatio 21, la regola non farà altro che aumentare il numeri di ragazzini che assumono i bloccanti della crescita sessuale, che di fatto coincidono con i farmaci che si danno agli stupratori per praticare la castrazione chimica.
Vi è inoltre il tema degli spogliatoi. Costringere le ragazze a condividere strutture intime come docce o spogliatoi con membri del sesso opposto viola anche il loro diritto alla privacy, le sottopone a inutile stress emotivo e fornisce ai potenziali predatori maschi un valido pretesto per entrare nei bagni o negli armadietti femminili semplicemente rivendicando lo status di transgender.
Negli Stati Uniti, entrambi gli aspetti della questione sono stati evidenziati nel caso nuotatore William «Lia» Thomas dell’Università della Pennsylvania, che secondo quanto riferito conserva genitali maschili ed è ancora attratto dalle donne ma «si identifica» come donna lesbica.
Il Thomas ha iniziato rapidamente a dominare il nuoto femminile dopo essere passato dalla squadra maschile e ha causato disordini tra le sue compagne di squadra a causa della condivisione degli armadietti con loro. Eppure, secondo quanto riferito, la National Collegiate Athletic Association (NCAA) ha fatto pressioni sui nuotatori e sui loro genitori affinché non parlassero apertamente.
Come riportato da Renovatio 21, World Acquatics, la Federazione mondiale del nuoto (ex FINA) ha sospeso la categoria per i transessuali che aveva creato da pochi mesi per mancanza di iscritti.
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I trans stravincono pure i tornei femminili di golf
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I legislatori di Nuova York cercano di rilanciare i bagni pubblici gay: nessuno teme più l’AIDS?
Una nuova proposta lanciata nello Stato di Nuova Yorklegalizzerebbe il sesso nelle saune e nei bagni pubblici di tutta la città, abrogando una legge degli anni Ottanta che accusava questi incontri sessuali sfrenati di diffondere l’AIDS tra gli omosessuali. Lo riporta il New York Post.
Il senatore statale Erik Bottcher e il deputato Tony Simone, che rappresentano il West Side di Manhattan, zona considerata aperta alla comunità LGBT, hanno affermato che è giunto il momento di sostituire il vecchio e polveroso divieto sulle «saune per adulti».
«Dovremmo farli uscire allo scoperto», ha dichiarato Simone durante un’intervista la scorsa settimana, sostenendo che i bagni pubblici sarebbero più sani e sicuri se fossero regolamentati. «Faceva parte della cultura gay. Queste persone sono adulte. Il sesso è consensuale», ha affermato il Simone, che è il primo membro dell’assemblea apertamente gay a rappresentare il 75° distretto dell’Assemblea statale di Nuova York. Pure il Bottcherro, 47enne, è dichiaratamente omosessuale e che ha raccontato a favor di stampa di aver avuto pensieri suicidi quando al liceo era omosessuale non dichiarato.
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La legge vigente stabilisce: «Nessun locale può mettere a disposizione strutture per attività sessuali in cui si pratichino rapporti anali, vaginali o fellatio. Tali strutture costituiscono una minaccia per la salute pubblica». Tuttavia la nuova legge che la abroga riconosce che le saune sono state per decenni importanti luoghi di ritrovo per le persone omosessuali, prima di essere chiuse durante il picco dell’epidemia di HIV/AIDS per contenere i contagi e i decessi.
«Siamo nel 2026, non nel 1986: le pratiche basate su dati concreti, frutto degli ultimi 30 anni di ricerca nel campo della salute pubblica, dimostrano chiaramente che dovremmo abrogare il divieto di accesso a bagni pubblici e saune per adulti», ha dichiarato il deputato Simone in un comunicato stampa che annunciava il disegno di legge. «Le persone queer di Nuova York sono costrette a vivere nell’ombra… sappiamo tutti che questi posti esistono», ha affermato.
In effetti, diverse spa e stabilimenti termali nella Grande Mela sono già noti per essere luoghi frequentati da coppie senza scrupoli, con segnalazioni di incontri sessuali in pubblico allo Spa Castle nel Queens e all’East Side Club, una sauna aperta 24 ore su 24 a Midtown.
Allen Roskoff, veterano attivista LGBT che ha perso persone care a causa dell’AIDS, ha affermato che il divieto delle saune gay è stato un tema controverso nella comunità gay negli anni Ottanta, con molti omosessuali favorevoli e contrari alla chiusura. Tuttavia ha affermato che è giunto il momento del ritorno dei bagni pubblici. «Per decenni, le saune gay di Nuova York sono state parte integrante della vita omosessuale», ha affermato Roskoff, presidente del Jim Owles Liberal LGBT Democratic Club.
Il decano dell’attivismo omotransessualista neoeboraceno ha detto al NY Post che i bagni pubblici erano luoghi di socializzazione e di sesso, ma che erano molto di più. «Erano simboli della nostra comunità, della nostra cultura e della nostra lotta per i diritti civili e la liberazione sessuale. Ho trascorso gran parte della mia giovinezza in quei luoghi», ha detto il Roskoffo, raccontando che i leader politici hanno fatto campagna elettorale in quei locali e che artisti come Bette Midler e Barry Manilow vi si sono esibiti.
Roskoff sosteneva che si trattava di attrazioni turistiche, frequentate da omosessuali provenienti da tutto il mondo. «Uomini gay provenienti da tutto il mondo si recavano in questo luogo simbolo di Nuova York. È ora di scrollarsi di dosso la paura e lo stigma del passato e permettere la sua riapertura», ha affermato.
Il Bottcher e il Simone hanno inoltre sottolineato che ora esistono trattamenti efficaci per l’HIV/AIDS, come la PrEP, la PEP, i test di routine per l’HIV e altre strategie di prevenzione. «Le misure di emergenza di un’altra epoca non dovrebbero diventare politiche pubbliche permanenti», ha affermato Bottcher, presidente della Commissione Città del Senato statale, nella dichiarazione congiunta.
«Le misure adottate al culmine della crisi dell’AIDS sono anacronistiche rispetto alla realtà moderna. La scienza è cambiata. La prevenzione è cambiata. Le cure sono cambiate. È ora che cambino anche le nostre leggi». Dall’inizio dell’epidemia di AIDS, oltre 100.000 cittadini neoboraceni sono morti a causa di malattie correlate all’AIDS.
I due politici, al pari di tanti attivisti omotransessualisti in tutto il mondo, tanno parlando di forme di cura della malattia che taluni ritengono inevitabile – qualora non si voglia rinunciare allo stile di vita di promiscuità assoluta (con saune e club gay, assieme ai cespugli e alle piazzole di sosta in autostrada a rappresentarne il teatro d’elezione) e di sesso perverso come nelle dark room et similia – se non addirittura desiderabile, come dimostra il fenomeno dei bugchaser e dei giftgiver: esistono omosessuali che vogliono apertamente prendere il virus e altri che vogliono darlo.
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Per quanto allucinante – il programma scandalistico-progressita Le Iene ci fece un servizio anni fa andando in cortocircuito – il fenomeno di epidemizzazione volontaria dell’HIV esiste e ci interroga sulle radici stesse dell’omosessualismo. Da una parte c’è chi tenta di giustificare razionalmente la scelta di ammalarsi dicendo che vuole farlo per non pensarci più e vivere con le cure (in Europa garantite dallo Stato) che adesso permettono di vivere a lungo – una malattia più trattabile del diabete, dice il luogo comune diffuso tra i gay; dall’altra è visibile un impulso di morte di tipo sadomasochista sia in chi riceve il male sia in che lo dà volontariamente.
Grande frequentatore delle saune gay a San Francisco, capitale globale LGBT, fu il filosofo francese Michel Foucault, che contrasse l’AIDS e ne morì. La voce secondo cui egli sarebbe divenuto per ragioni filosofiche un untore volontario del virus sono raccolte del libro di James Miller La passione di Michel Foucault (1983), dove però si dice di non averne trovato prove. Foucault era omosessuale e sadomasochista, frequeantore nella città nordcaliforniana dei club di perversione. Secondo la biografia di Miller, il Foucalto omprò l’attrezzatura tipica (giacca e cappello di pelle, manette, fruste, pinze per capezzoli, ecc.) e partecipò a pratiche che includevano bondage, fist-fucking e altri giochi di potere e dolore consensuali.
Il filosofo di Sorvegliare e punire non lo nascondeva. In interviste degli anni Ottanta (per esempio quella pubblicata su The Advocate, storica rivista dell’omosessualismo statunitense) ne parlò in modo esplicito e positivo: non lo vedeva come liberazione di una violenza nascosta, ma come invenzione di nuovi piaceri, lo definiva un’«impresa creativa» che erotizza parti del corpo normalmente ignorate e «desessualizza» il piacere (lo stacca dal solo sesso genitale), lo interpretava come un gioco strategico di potere in cui i ruoli (padrone e schiavo) sono reversibili e sempre negoziati, quindi come continuazione del suo pensiero filosofico sul potere.
Foucault è idoltrato oggidì anche in Italia da impiegati della greppia dell’Istruzione di Stato e da laureati di filosofia perditempo da essa sfornati.
Ulteriore frequentatore delle saune gay era, per motivi di studio, il dottor Anthony Fauci, che all’epoca si era lanciato nella ricerca del morbo che decimava gli omosessuali. Gli errori ascritti a Fauci sono di portata mostruosa: promuovendo come cura il farmaco anticancro AZT avrebbe cagionato la morte di migliaia di omosessuali. La storia è in parte raccontata nel film Texas Buyers Club (2013).
Come riportato da Renovatio 21, Fauci anche a quel tempo pontificava beato sui media sparando bufale a tavoletta, come quando disse che l’HIV poteva trasmettersi in casa senza contatto.
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Fauci era divenuto quindi una sorta di nemico pubblico del movimento omosessuale, con un attivista che arrivò a scrivergli una storica lettera pubblica in cui lo definiva «idiota e incompetente».
Secondo il libro di John F. Kennedy jr. The Real Anthony Fauci, il dottore avrebbe eseguito studi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.
Fauci, che è come lo definisce Robert Kennedy jr. il tessitore della narrazione pandemica era anche il socio di Robert Gallo, l’altro virologo connesso alla scoperta dell’AIDS. Montagnier e Gallo si disputarono la scoperta e la scienza dell’AIDS per anni. Anche in un ambiente non prono alle scenate, come quello dell’alta medicina, fu uno spettacolo poco edificante, tenuto in piedi anche da Fauci, che secondo alcuni ha favorito come ha potuto – con il potere sanitario che già accumulava – il socio Gallo. Alla fine, a risolvere furono, addirittura, i presidenti di USA e Francia, che siglarono una pace per le pretese scientifiche e soprattutto le questioni di brevetti e proprietà intellettuale.
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Mons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?
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