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Spirito

La distruzione della Russia porterà ad una catastrofe per tutto il mondo. Il Patriarca Cirillo lancia un monito apocalittico

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Qualsiasi tentativo di distruggere la Russia potrebbe significare un disastro per il mondo intero, ha avvertito giovedì il capo della Chiesa ortodossa russa, il patriarca Kirill.

 

Parlando dopo una cerimonia religiosa che ha segnato la festa cristiana ortodossa dell’Epifania, il primate ha affermato che sia la comunità internazionale che la Russia stanno affrontando «minacce davvero enormi».

 

Secondo il Patriarca Kirill, la radice del problema è che alcuni «pazzi» credono che la Russia, che «ha armi potenti ed è popolata da gente fortissima… che non ha mai ceduto al nemico ed è sempre uscita vittoriosa, possa essere sconfitta nelle attuali circostanze».

 

Né sarebbe possibile, ha dichiarato il religioso, «imporre loro certi valori che non si possono nemmeno chiamare valori, in modo che siano come tutti gli altri e obbediscano a coloro che hanno il potere di controllare la maggior parte del mondo».

 

«Preghiamo il Signore affinché illumini quei pazzi e li aiuti a capire che qualsiasi desiderio di distruggere la Russia significherà la fine del mondo», ha ammonito il Patriarca di tutte le Russie.

 

Le osservazioni del Patriarca fanno eco a una dichiarazione dell’ex presidente russo Dmitrij Medvedev di giovedì, che ha avvertito quei Paesi che desiderano vedere Mosca sconfitta in Ucraina che le potenze nucleari come la Russia «non hanno mai perso un grande conflitto da cui dipendeva il loro destino». Se una tale nazione dovesse perdere una guerra convenzionale, potrebbe innescare un conflitto nucleare, ha ricordato l’ex presidente.

 

Come riportato da Renovatio 21, alla viglia del lancio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin aveva parlato di una escalation verso la guerra nucleare in Europa «senza vincitori».

 

In aprile Putin aveva avvertito i Paesi che stanno minacciando la Russia «dall’esterno» del conflitto parlando di «strumenti» di cui disporrebbe solo la Russia.

 

«Vorrei sottolineare ancora una volta che se qualcuno intende intervenire negli eventi in corso dall’esterno e crea minacce strategiche per la Russia per noi inaccettabili, dovrebbe sapere che la nostra risposta ai contrattacchi sarà fulminea» afferma Putin, che dispone di armi come i missili ipersonici che non sono ancora nella disponibilità degli USA.

 

 

«Abbiamo tutti gli strumenti per questo, del tipo di cui nessun altro può vantarsi in questo momento. E non ci vanteremo. Li useremo, se necessario. E voglio che tutti lo sappiano: abbiamo preso tutte le decisioni su questo argomento».

 

La realtà, che i vertici religiosi e politici russi hanno compreso ma quelli occidentali no (o forse lo hanno capito, ma non gli importa, e continuano a mentirci), è che non siamo mai stati così vicini alla catastrofe termonucleare globale.

 

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

 

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Pensiero

Mons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la notizia della realizzazione, con imprimatur dell’arcivescovo ambrosiano Delpini, di una chiesa dedicata a «fedi diverse» realizzata dall’archistar Boeri.

 

Il progetto è chiamato «Monastero Ambrosiano» e sarà realizzato da Stefano Boeri Architetti su commissione dalla Diocesi di Milano. Situato nel distretto tecnologico MIND (ex area Expo), sorgerà entro il 2029 come spazio di spiritualità, ricerca e confronto aperto al dialogo tra fedi diverse, culture e saperi del XXI secolo.

 

Per commentare il progetto para-sincretista, monsignor Viganò si affida alle parole santo vescovo milanese Ambrogio.

 

«La Chiesa non cerca i vostri doni, perché avete adornato con doni i templi dei pagani. L’altare di Cristo rigetta i vostri doni, perché avete eretto un altare agli idoli; poiché la voce è vostra, la mano è vostra, la sottoscrizione è vostra, l’opera è vostra. Il Signore Gesù rifiuta e rigetta il vostro omaggio, poiché vi siete sottomessi agli idoli; poiché vi ha detto: Non potete servire due padroni» (Mt 6, 24)

 

Sono parole tratte dalla Lettera XVII di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, all’imperatore Valentiniano II (384 d.C.), paragrafo 14.

 

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Colpisce l’entusiasmo dell’arcidiocesi ambrosiana per il progetto in pieno stile mondialista.

 

«Il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 m², con 1.100 m² destinati agli spazi aperti: ispirato alla tradizione monastica cristiana, il progetto reinterpreta l’archetipo del chiostro come dispositivo spaziale e simbolico: un luogo introverso ma permeabile, in cui si articolano tre dimensioni fondamentali: cura, dialogo e ricerca spirituale» proclama il sito dell’arcidiocesi, che lancia anche un caloroso virgolettato dell’arcivescovo Delpini, già noto per la sua partecipazione allo storico incontro all’Ambrosianeum tra vertici della massoneria e prelati di alto rango, nonché per il racconto di barzellette sui gesuiti quando gli chiedevano delle decisioni di Bergoglio (che tanto piaceva ai massoni…).

 

 

In MIND, ha dichiarato monsignor Delpini «si incontrano conoscenza, ricerca, talenti, affari, divertimenti, la natura e la vita, l’Italia e il mondo. Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. La domanda invoca l’incontro tra scienza e sapienza, tra innovazione ed etica, tra tecnologia e umanesimo, tra profitto e solidarietà. (…) Così Milano scrive il suo futuro: non c’è convivenza, né pace, né bene comune senza Dio».

 

Non siamo molto distanti, immaginiamo, dalle salette di preghiera multifede degli aeroporti, che abbiamo visto sempre, in tutti i Paesi che hanno avuto lo stomaco (o l’ordine…) di metterle, vuote e logore.

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A questo punto due parole vanno dette sull’architetto, cioè l’archistar coinvolto: Stefano Boeri. Quello di Boeri può dirsi uno dei nomi centrali nella realizzazione della nuova Milano dei grattacieli miliardari (come il suo, premiatissimo, «Bosco verticale») costruiti dalle giunte piddine.

 

Il nome dell’architetto, onnipresente nella metropoli lombarda delle ultime due decadi e più (ha firmato pure importanti progetti di architettura d’interni e ristrutturazione per l’Inter, tra cui la riqualificazione degli spogliatoi della prima squadra a San Siro e la progettazione della Sala delle Coppe), era saltato fuori nelle turbine di inchieste al riguardo l’urbanistica sotto l’amministrazione Sala e rinviato a giudizio lo scorso gennaio.

 

Il Boeri, oltre che architetto di grande successo, è professore al Politecnico e pure direttore della prestigiosa rivista Domus. Il fratello maggiore del presidente INPS Tito Boeri e figlio della designer allieva di Marco Zanuso Cini Boeri (1924-2020) e del partigiano neurologo Renato Boeri (1922-1994).

 

Non tutti sanno che Boeri senior , dottore al Besta, fu tra i creatori nel 1989 della Consulta di Bioetica, che ha un roboante appellativo istituzionale ma in realtà è solo una onlus che promuove l’etica «laica»: sostiene il diritto all’autodeterminazione e ritiene eticamente ammissibile sia il suicidio medicalmente assistito che l’eutanasia attiva, qualora il paziente capace di intendere e volere ne faccia richiesta lucida e consapevole per porre fine a sofferenze intollerabili; ha promosso attivamente la «Biocard», una carta di autodeterminazione per consentire ai cittadini di rifiutare trattamenti sanitari (inclusa l’idratazione e nutrizione artificiale) in caso di perdita futura delle facoltà mentali; è favorevole all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale anche per coppie omosessuali e persone single; sostiene la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e la liberalizzazione della diagnosi preimpianto.

 

È ancora più interessante sapere che l’architetto è quindi il nipote del senatore Giovanni Battista Boeri (1882-1957), avvocato membro del Partito Repubblicano Italiano, nonché – secondo le enciclopedia online e libri – massone iniziato il 26 dicembre 1903 nella Loggia Giuseppe Garibaldi di Imperia. Nel 1906 nonno Boeri divenne Maestro.

 

Sempre sul sito dell’arcidiocesi, il Boeri fa dichiarazioni che lasciano intendere in chiarezza il sostrato spirituale dell’operazione.

 

«Abbiamo inteso dare forma al nuovo Monastero Ambrosiano con un’architettura unitaria e aperta, che rappresentasse anche nelle sue spazialità l’abbraccio tra la nuova Chiesa, il prisma trasparente della Biblioteca delle Religioni e il chiostro triangolare del Giardino delle Fedi, posto all’incrocio tra il Cardo e il Decumano. Un monastero contemporaneo, pensato per rispondere alle esigenze di una società plurale e per promuovere coesione sociale, dialogo interreligioso e produzione di conoscenza».

 

Insomma, un luogo di sincretismo, anzi scusate, di «dialogo», parola abusa che forse abbiamo già sentito, un concetto portante di quei movimenti che promuovono il dibattito tollerante e costruttivo tra persone con idee politiche, religiose o sociali diverse. Il dialogo, dicono, è lo strumento principale per ricercare la verità e favorire la fratellanza universale, rifiutando il fanatismo. Il dialogo è, insomma «superamento dei dogmi», che poi sono proprio quella cosa tipica della chiesa cattolica.

 

Dove, in genere, si possono sentire questi discorsi sul primato del dialogo?

 

Ah, sì, ad esempio: «Il dialogo è il nostro pane consustanziale e viatico, è il cibo di cui i nostri fratelli si nutrono lavorando assieme nel rispetto della diversità». Sono parole da un’allocuzione del 2002 dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi.

 

Vi sareste aspettati di ritrovarle nella Chiesa di Milano? Certo, se consideriamo gli incontri semipubblici tra muratori e cardinali e tante voci striscianti su certi arcivescovi del passato, e pure se guardiamo in che stato versa il cattolicesimo meneghino (gestione cervelli conto terzi CL inclusa).

 

Vorremmo dire, però, qualcos’altro. Chi conosce Renovatio 21 conosce la nostra devozione ad Ambrogio. Per cui, non è che possiamo lasciare che si tocchi così il Santo vescovo di Milano.

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Il Santo non solo non tollerava le altre fedi (al punto di scrivere all’imperatore, che voleva punire i cristiani per una sinagoga incendiata a Callinico in Siria, dicendo che gli aveva dato fuoco lui stesso, Ambrogio), ma nemmeno variazioni eretiche del cristianesimo: Sant’Ambrogio estirpò l’arianesimo da Milano, e la cacciata degli ariani da parte del vescovo di Milano è uno degli episodi storici più celebri della città, a tal punto da essere entrato prepotentemente nell’iconografia e nella leggenda popolare.

 

Lo scontro tra Ambrogio e gli ariani culminò tra il 385 e il 386 con la cosiddetta «lotta delle basiliche»: l’imperatrice Giustina – madre di Valentiniano II e grande fiancheggiatrice dell’arianesimo, pretese che una basilica milanese (la Portiana) venisse ceduta agli ariani per i loro culti. Ambrogio si rifiutò categoricamente, affermando che le chiese appartengono a Dio e non all’imperatore.

 

Quindi, Ambrogio e la comunità cattolica milanese si barricarono all’interno della basilica per giorni. Per tenere alto il morale dei fedeli durante l’assedio dei soldati imperiali, Ambrogio compose e fece cantare per la prima volta i famosi inni ambrosiani.

 

Di fronte alla straordinaria resistenza pacifica del popolo e alla successiva scoperta dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protaso (che rinvigorì il fervore cattolico), la corte imperiale dovette cedere. L’arianesimo a Milano perse così ogni spazio pubblico e politico, scomparendo progressivamente.

 

Quando vedete Ambrogio rappresentato col flagello in mano, vi è rappresentata questa lotta, questa intolleranza verso l’errore, il peccato, il caos.

 

Siamo dinanzi, ora, alla stessa situazione sia pure ribaltata: i nemici della Chiesa sono nella Chiesa stessa per sconsacrare, dissacrare, svuotare spazi sacri e creare spazi sacrileghi.

 

Cari milanesi, «cattolici» e «laici», siete sicuri che – in una situazione che ci pare proprio simile – il flagello di Ambrogio non possa tornare?

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine screenshot da YouTube

 

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Gender

Negata la cresima a ragazzino contrario all’ideologia LGBT

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A un ragazzino è stato negato il sacramento della Cresima in una chiesa «inclusiva» per aver definito «una sciocchezza» un evento omotransessualista.   Secondo quanto affermato dal vescovo Robert Mutsaerts, vescovo ausiliare della diocesi olandese di ‘s-Hertogenbosch, a un ragazzo cattolico è stato chiesto di ritirarsi dal percorso di preparazione al sacramento della Confermazione perché aveva definito «una sciocchezza» il Purple Friday (un evento a favore dei diritti LGBT nei Paesi Bassi).   Sul suo blog, monsignor Mutsaerts ha descritto un episodio accaduto in una parrocchia favorevole alla comunità LGBT, dove si era recato per amministrare il sacramento della Confermazione a dei giovani cattolici.   Il vescovo olandese ha ricordato di averlo «confermato altrove una settimana dopo». «Un ragazzo con un’opinione e un carattere. A quanto pare, questo non si addice a questa parrocchia tollerante, non esclusiva, inclusiva, aperta, accessibile, ospitale, generosa, accogliente, di mentalità aperta, comprensiva e accogliente», ha affermato.

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Davanti alla parrocchia sventolava una bandiera arcobaleno LGBT. «È una di quelle parrocchie che si definisce inclusiva, come è emerso chiaramente dopo la messa, durante la chiacchierata informale. “Siamo una chiesa LGBTQ, una chiesa arcobaleno”», ha ricordato Mutsaerts, citando le parole dei responsabili della parrocchia.   Tuttavia, il vescovo ha affermato che non erano particolarmente «inclusivi» nel sostenere la dottrina cattolica ortodossa sulla sessualità. Quando ha cercato di affrontare questi temi dopo la messa, «sono stato immediatamente messo alla tacere perché il mio punto di partenza non si allinea con la loro religione arcobaleno. L’inclusione si rivela non essere una porta aperta, ma un varco attentamente sorvegliato».   Recentemente, il vescovo Mutsaerts ha riportato gravi ferite in seguito a un incidente stradale. Ha subito la frattura di un gomito e del bacino, oltre a una lussazione dell’anca, ma è stato dimesso rapidamente dal reparto di terapia intensiva. Secondo quanto comunicato dalla sua diocesi, il vescovo ha lasciato l’ospedale e si sta riprendendo a casa.   Negli ultimi anni, il vescovo Mutsaerts è stato uno dei pochi vescovi a difendere con coerenza l’insegnamento della Chiesa e a denunciare gli errori moderni, in particolare la promozione dell’agenda omotransessualista.   Nell’ottobre del 2025, durante la Conferenza sull’Identità Cattolica, si unì al vescovo Athanasius Schneider, al vescovo Marian Eleganti e al vescovo Joseph Strickland nel guidare milioni di fedeli, di persona e virtualmente, in un atto di riparazione per il «pellegrinaggio LGBT» approvato dal Vaticano un mese prima. Durante quel pellegrinaggio, un gruppo guidato da una croce arcobaleno, tra cui molte persone con i loro «partner» omosessuali, vestiti con i colori dell’arcobaleno e alcuni sventolando bandiere dell’«orgoglio LGBT», aveva attraversato la Porta Santa della Basilica di San Pietro, alcuni indossando abiti e zaini con messaggi espliciti.   In un’intervista allo stesso sito era arrivato a dire di non obbedire al papa riguardo la Fiducia Supplicans.   Dopo acute critiche, il prelato neerlandese tre anni fa aveva abbandonato il processo sinodale.   Come riportato da Renovatio 21, negli anni monsignor Mutsaerts aveva condannato la teologia progressista come «pericolo interno» della Chiesa e sostenuto che l’aborto è la tirannia dei forti contro i deboli.   Il prelato neerlandese è stato vittima di un incidente negli scorsi giorni.

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Economia

Lo IOR registra i migliori risultati degli ultimi dieci anni

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L’Istituto per le Opere di Religione (IOR), comunemente noto come «Banca Vaticana», ha pubblicato il suo bilancio annuale per l’esercizio 2025 l’11 maggio 2026, rivelando risultati finanziari senza precedenti nell’ultimo decennio. Con un utile netto di 51 milioni di euro, in aumento del 55% rispetto ai 32 milioni di euro registrati l’anno precedente, l’istituto finanziario della Santa Sede è tornato a livelli che non si vedevano dal 2015.

 

In quanto istituzione appartenente alla Santa Sede , lo IOR ha versato al papa un dividendo annuo di 24,3 milioni di euro, con un incremento di oltre il 76% rispetto all’anno precedente, destinando inoltre ulteriori 600.000 euro a donazioni caritatevoli dirette. Unico istituto finanziario vaticano soggetto a vigilanza esterna e a regolamentazione finanziaria internazionale , lo IOR gestisce quasi 6 miliardi di euro di attività per conto dei suoi circa 12.000 clienti e i suoi bilanci sono sottoposti a revisione da parte di Deloitte & Touche.

 

Al di là dell’ingente volume degli utili, fonti vicine alla banca sottolineano la qualità di tali entrate. «Nei decenni passati, l’Istituto ha dovuto ricorrere a metodi più aggressivi per generare reddito», confida un funzionario che ha parlato a condizione di anonimato. «Oggi, dopo anni di riforme, i flussi di entrate sono più affidabili e meno volatili, il che ci consente non solo di aumentare i dividendi, ma soprattutto di rafforzare le riserve».

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La pubblicazione di questi ottimi risultati giunge al momento giusto per coronare oltre un decennio di lavoro svolto da Jean-Baptiste de Franssu, presidente del Consiglio della Soprintendenza dal 2014, il cui mandato – prorogato su richiesta di papa Francesco – si è concluso il mese scorso.

 

Sotto la sua guida, lo IOR è diventato redditizio e trasparente, recuperando in particolare oltre 17 milioni di euro sottratti illecitamente prima del 2014 e resistendo alle pressioni della Segreteria di Stato nel contesto dello scandalo immobiliare londinese, la cui segnalazione alla procura ha innescato il processo che ha portato alla condanna del cardinale Angelo Becciu e di altri otto imputati.

 

Jean-Baptiste de Franssu può quindi consegnare con serenità le chiavi dei caveau vaticani a François Pauly, cittadino lussemburghese, ex presidente della Banca Internazionale di Lussemburgo e membro del consiglio dello IOR dal 2024.

 

Eletto lo scorso dicembre e approvato dalla Commissione dei Cardinali a gennaio, assume la guida di un’istituzione riformata, in un contesto in cui Papa Leone XIV ha anche autorizzato i dicasteri vaticani a scegliere liberamente i propri gestori di investimenti.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Joy Ito via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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