Geopolitica
La Croazia rifiuta l’ambasciatore israeliano
Il presidente croato Zoran Milanovic si è rifiutato di approvare la nomina del nuovo ambasciatore israeliano a Zagabria, motivando la decisione con le divergenze rispetto alle azioni del governo israeliano.
L’ufficio presidenziale ha reso nota la scelta lunedì. «Il candidato a ambasciatore dello Stato di Israele non ha ricevuto, né riceverà, il consenso del Presidente della Repubblica Zoran Milanovic a causa delle politiche perseguite dalle attuali autorità israeliane», si legge in una dichiarazione.
Israele ha violato le norme diplomatiche consolidate annunciando il nome del proprio ambasciatore prima che fosse approvato dal presidente croato, ha aggiunto. «Le pressioni pubbliche o politiche, in questo caso da parte israeliana, non modificheranno la decisione del Presidente della Repubblica».
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Il mandato dell’attuale ambasciatore israeliano a Zagabria, Gary Koren, scade alla fine di maggio. Il diplomatico israeliano Nisan Amdor, scelto lo scorso anno dallo Stato Giudaico per sostituirlo, arriverà invece in Croazia il mese prossimo come incaricato d’affari, una carica che non richiede l’approvazione presidenziale, secondo quanto riportato lunedì da Ynet.
Milanovic e Koren sono in disaccordo da mesi, con il presidente che ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo che quest’ultimo aveva rilasciato dichiarazioni in cui suggeriva che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) potesse condurre attività di spionaggio dall’interno dell’ambasciata iraniana a Zagabria.
«Non vogliamo infezioni e germi di altre persone in Croazia, né iraniani né israeliani», aveva dichiarato Milanovic a marzo dopo l’incidente.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha replicato accusando il presidente di aver usato «un linguaggio carico di odio nei confronti di Israele e del sionismo».
Milanovic ha a lungo criticato duramente il governo israeliano, accusandolo di aver commesso «crimini di guerra bestiali» nella sua operazione militare a Gaza.
Il presidente, definito «NATO-scettico» e pure «COVID-scettico» (nonché apostrofato dal suo sfidante come «barboncino di Putin») un anno fa ha stravinto le elezioni di riconferma.
Milanovic, che ha assunto la carica presidenziale nel 2020, ha guadagnato notorietà sia nell’UE che nella NATO andando contro la vulgata convenzionale su molte questioni. A giugno, aveva affermato che lo slogan «Slava Ukraini» («gloria all’Ucraina») ripetuto da molti funzionari occidentali non è diverso da quello degli alleati croati dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha denunciato come dannoso per l’immagine della Croazia.
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Milanovic aveva insistito sul fatto che la Croazia non era in guerra con la Russia e aveva criticato la decisione tedesca di inviare carri armati in Ucraina, criticando quindi il trattamento riservato dall’UE a Stati membri come Polonia e Ungheria e ha accusato Bruxelles di trattare la Croazia come un bambino «ritardato». Il presidente croato aveva in seguito dichiarato che la «dichiarazione di guerra» proferita dal ministro tedesco al Consiglio d’Europa costituiva una follia.
A fine 2022 il Milanovic aveva dichiarato che questa era una guerra degli USA condotta sulle spalle degli ucraini. Negli stessi giorni, la Croazia ha rifiutato di aderire alla missione di sostegno UE per l’Ucraina; lo stesso presidente prima della deflagrazione del conflitto aveva accusato Londra per le tensioni che stavano per esplodere in Ucraina. Il Milanoviccio aveva affermato che avrebbe rpotesttola Croazia dall’essere trascinata nella guerra di qualcun altro. Una posizione più volte ribadita.
Come riportato da Renovatio 21, durante il bienni pandemico il vertice dello Stato croato ne aveva avute anche per i media che spingevano per il vaccino a tutti i costi. Il Milanovic si era espresso contro il bombardamento israeliano dei civili di Gaza, dichiarando che si era molto oltre l’autodifesa.
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Immagine di Damir Sencar/HINA/POOL/PIXSELL/Social Democratic Party of Croatia via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Croatia
Geopolitica
La Turchia chiede all’Interpol di contribuire all’arresto di Netanyahu
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Geopolitica
Il Pakistan amplia i poteri del capo militare
Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.
La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.
La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».
Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.
Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.
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La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.
Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.
Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.
I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.
Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.
Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.
Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.
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Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.
Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.
Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.
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Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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